Dopo la manifestazione del 7 giugno 2026 e i successivi vandalismi in Val Serenaia, i rifugi restano senza turisti. L’appello della gestrice del rifugio Orto di Donna: “Non lasciateci sole”.
Non lasciamole sole
di Eugenio Baronti
(pubblicato sulla sua pagina fb il 23 giugno 2026)
Dopo la vigliacca vandalizzazione di decine di auto parcheggiate in Val Serenaia, lasciate dai circa 300 partecipanti all’escursione guidata lungo la via delle cave, nei luoghi del calvario, della devastazione ambientale e della sistematica distruzione delle nostre Apuane, in compagnia di 3 consiglieri regionali del gruppo AVS, ci dicono che, a seguito di questo atto vigliacco di intimidazione di stampo mafioso, è prevalsa purtroppo la paura, con la conseguenza che si sono drasticamente ridotte le presenze di escursionisti, e questo rischia di mettere in crisi le gestioni dei tre rifugi, Val Serenaia, Rifugio Donegani e rifugio Orto di Donna, tre rifugi tutti gestiti da donne che hanno fatto una scelta di vita coraggiosa, un grande gesto d’amore per la montagna, non possiamo ignorarle e, soprattutto, non possiamo lasciarle sole.
C’è bisogno della solidarietà di tutti gli amanti della montagna ma non solo, di tutti i cittadini con un minimo di senso civico; c’è n’è bisogno adesso, subito e non deve limitarsi ad un semplice like, ma si dovrebbe prendere, prima possibile, una decisione semplice e piacevole, quella di passare una giornata di relax in quei luoghi, al fresco, di questi tempi cosa al quanto piacevole e desiderata, e mangiare ai rifugi. Una cosa che possiamo fare tutti, anche i più pigri, perché al Serenaia e al Donegani si arriva con l’auto, mentre per Orto di Donna serve una camminata alla portata di quasi tutti, però una volta arrivati ci si può deliziare il palato con un’ottima cucina e con un coniglio strepitoso (a chi piace). Forza amici e compagni!! Una solidarietà attiva che vi costa poco in termini di vil denaro, ma vi restituisce un giorno sereno di pace e relax e qualche ora di refrigerio da questa canicola. Avete tre mesi estivi davanti per manifestare la vostra solidarietà concreta. Non possono essere lasciate sole queste donne coraggiose!
“Di cento persone che c’erano di solito, ora ne arrivano dieci”
di Stefania Avanzinelli
(dalla sua pagina fb, 22 giugno 2026)
La montagna è passione, ma oggi abbiamo bisogno di voi.
Gestire il rifugio Orto di Donna per me non è mai stato solo un lavoro, è la mia vita. E’ la scelta di una donna, di un’alpinista, che ha deciso di mettere la propria energia al servizio di chi ama le Terre Alte.
Qui si impara a risolvere i problemi da soli: dalle fatiche quotidiane dell’approvvigionamento fino a sistemare con le mie stesse mani i dissesti delle strade d’accesso, senza aspettare aiuti che spesso non arrivano.
Tuttavia, le ultime settimane sono state durissime. Dopo i tristi fatti di inizio giugno, la paura ha preso il sopravvento e la Val Serenaia si va svuotando.
Il calo di presenze per noi, per Rebecca del Rifugio Donegani Alpi Apuane ed Elena del rifugio Val Serenaia, è drammatico.
Ma la montagna ci insegna a non mollare davanti alle pareti più difficili. Per questo, oggi non vi chiedo un semplice “mi piace”, vi chiedo di fare una scelta: NON LASCIATECI SOLE.
Venire a trovarci, in queste settimane non significa solo fare un’escursione, significa lanciare un segnale forte. Significa dire che le Apuane sono vive, accoglienti e libere. Significa sostenere chi, ogni giorno, garantisce la sicurezza e l’accoglienza su queste vette.
I sentieri sono qui che vi aspettano. Noi siamo qui, pronte ad accogliervi con il sorriso di sempre e un piatto caldo.
Facciamo vedere quanto è grande la comunità di chi ama la montagna.
Vi aspetto quassù, nella stupenda vallata di Orto di Donna.
“Qui si produce polvere”
(corteo a Orto di Donna il 7 giugno 2026, in 300 per la camminata)
di Jessica Quilici
(pubblicato su lanazione.it)
Al rumore incessante del filo diamantato che taglia le montagne, domenica pomeriggio (7 giugno 2026, NdR) in val Serenaia nel Comune di Minucciano si è sovrapposto quello delle chiavi che sfregiano le macchine di chi quell’ecosistema naturale cerca da decenni di proteggerlo. Non era un caso se l’associazione Apuane Libere (affiancata dalle sezioni CAI dei comuni interessati dall’attività estrattiva e da numerose realità ambientaliste) aveva scelto proprio l’area di Orto di Donna per convocare una grande manifestazione, la prima in assoluto ad aver visto la partecipazione di tre consiglieri regionali, ovvero Lorenzo Falchi, Diletta Fallani e Massimiliano Ghimenti di Alleanza Verdi Sinistra.
In questa valle di origine glaciale – infatti – negli ultimi anni “impera la polvere”, dato che come ricordato dagli attivisti “dal 2019 a oggi si è passati da due a cinque siti produttivi, consacrati quasi completamente all’industria mineraria del carbonato di calcio“, che rappresenterebbe l’80 per cento dell’attività di cava. Il tutto con grosse ricadute sull’ambiente, sull’inquinamento acustico, ma anche e soprattutto sulla qualità dell’acqua – e in questo caso quella della sorgente del Frigido – contaminata dalla marmettola (fango prodotto dall’estrazione) che fuoriesce dalle vasche contenitive e arriva giù a valle come denunciato (sui social e attraverso vie legali) dagli attivisti dell’associazione. A farla da ’padrona’ qui è la Kerakoll, società per azioni che produce malte e collanti per l’edilizia e che da quattro anni a questa parte detiene il 74 per cento di Migra, Una SRL che dovrebbe valorizzare gli scarti e occuparsi del ripristino ambientale nel Parco regionale delle Alpi Apuane, e che fino a quel momento vedeva il Comune di Minucciano socio di maggioranza.
Un’ulteriore “svendita” secondo gli organizzatori della passeggiata consapevole, a un privato che “guarda solo al profitto”, visto e considerato che le operazioni di ricoltivazione (anche se le montagne non possono ricrescere) sono state fatte (dove sono state fatte) buttando una rete su detriti e materiali di scarto dove “non ricrescerà mai nulla” e ch,e al contrario, “sono stati chiusi gli ingressi a grotte di interesse speleologico e la valle è una grande discarica di blocchi e detriti“. Piuttosto che parlare di una chiusura netta del comparto, gli attivisti chiedono in primis più controlli da parte degli enti competenti che dovrebbero vigilare sul rispetto della normativa che regola l’attività di cava: “solo con più ispezioni – dicono – l’80 per cento dei siti chiuderebbe perché ’senza violazioni alla legge’ non sarebbe più un’attività remunerativa“.
E qui subentra la questione della tutela dei posti di lavoro. Come ricordato durante l’escursione, negli ultimi sette anni si sarebbero persi 346 posti nell’intera filiera del marmo, per un comparto che (oltre a far registrare uno dei tassi più alti di infortuni anche mortali) oggi conta circa mille impiegati a fronte dei 16mila degli anni Cinquanta. Personale che, secondo gli ambientalisti, potrebbe essere “riconvertito” nelle immani operazioni di bonifica e ripristino (reale) dell’ambiente montano “polverizzato”. “Chiedere un ’estrattivismo etico’ sarebbe come chiedere a Dracula di non succhiare il sangue: è impossibile, è nella sua natura. Basterebbe, però, non dare a Dracula le chiavi del centro trasfusionale“. Chiavi che sarebbero custodite nel Piano regionale e nelle politiche dell’ente Parco che – tra deroghe e assenze di controlli – avrebbero secondo gli attivisti portato alla riapertura di siti dismessi e a legittimare “la distruzione indisturbata della montagna“.
Da qui anche il recente ricorso al TAR presentato da Apuane libere contro la ripresa delle attività in due cave nel Comune di Vagli di Sotto. Solo uno degli ultimi atti legali che l’associazione intende e vuole portare avanti con determinazione per salvaguardare “un ambiente unico al mondo”.
“Chi la fa la aspetti”
(social al setaccio per trovare gli autori dei danneggiamenti)
di Jessica Quilici
(pubblicato su lanazione.it)
Sono i social adesso a passare attraverso il filo diamantato degli investigatori, al lavoro per risalire agli autori dei danneggiamenti alle auto dei partecipanti alla ’camminata consapevole’ organizzata il 7 giugno 2026 da Apuane Libere nella valle dell’Orto di Donna. In quella zona, infatti, non esistono telecamere se non quelle del rifugio Donegani, puntate però su area privata. Continuano, nel mentre, ad arrivare le denunce dei presenti che, al rientro, hanno trovato specchietti rotti e graffi incisi sul proprio veicolo, in sosta a bordo strada. La stessa dove una ventina di persone riconducibili al mondo del marmo si era ritrovata alla partenza del corteo, per un contro-presidio annunciato a gran voce sui social, dove non sono mancate le intimidazioni agli organizzatori della passeggiata ambientalista.
“Chi la fa la aspetti” è uno dei tanti messaggi arrivati in risposta alla denuncia di quelli che in molti – consiglieri regionali presenti in primis – non hanno esitato a chiamare “atti intimidatori di stampo mafioso”. E’ attraverso queste “tracce” online che gli investigatori puntano, dunque, a dimostrare il nesso diretto – ritenuto più che plausibile – tra i contro-manifestanti del marmo presenti alla partenza del corteo e gli autori dei danneggiamenti scoperti al traguardo.
Nel mentre prosegue la scia di messaggi di vicinanza e solidarietà ai partecipanti della passeggiata consapevole. “Si è trattato di un episodio grave, estraneo ai principi civili su cui dovrebbe basarsi ogni confronto democratico sulla gestione di un territorio – è il commento del Club Alpino Italiano – Purtroppo la tutela dell’ambiente spesso si scontra contro interessi di pochi, che dallo sfruttamento di luoghi pregiati a livello ambientale ricavano i propri guadagni. Continueremo a seguire e sostenere le azioni di informazione in difesa delle Alpi Apuane, auspicando una forte presa di posizione da parte degli enti istituzionali preposti“. Dello stesso parere anche Legambiente, il Wwf Alta Toscana e parte della politica – già intervenuta con i rappresentanti di Avs – cui si aggiungono le parole di Rifondazione Comunista e della segreteria nazionale del Pd. “E’ necessario fare piena luce su quanto accaduto, individuare rapidamente i responsabili e assicurare loro le conseguenze previste dalla legge – ha detto Marco Furfaro – Chi pensa di zittire le persone con la paura commette un doppio errore: contro la legge e contro la democrazia. Perché ogni intimidazione produce una sola risposta possibile: più partecipazione, più presenza, più libertà“.
I commenti
Estratto dall’articolo di Redazione di noitv.it
(pubblicato su noitv.it l’8 giugno 2026)
Sulla vicenda stanno indagando i Carabinieri di Gramolazzo e di Camporgiano. Oltre ai carabinieri sui luoghi della manifestazione sono intervenuti anche agenti della Digos di Lucca. Il comune di Minucciano in una nota ha condannato in modo deciso quello che è accaduto: “Un episodio da stigmatizzare con forza; chi lo ha compiuto non raccoglie la minima solidarietà da parte della civile, educata e rispettosa comunità di Minucciano”, queste le parole del sindaco Nicola Poli.
Apuane Libere da tempo si batte contro l’estrazione del marmo sulle Apuane. Doveva essere una camminata pacifica per mostrare gli effetti dell’attività estrattiva nelle Alpi Apuane e aprire un confronto pubblico. Si è trasformata, invece, in un pomeriggio di rabbia e amarezza per i tanti partecipanti che, al loro ritorno, hanno trovato le proprie auto danneggiate.
La denuncia dell’associazione Apuane Libere: “Denunciamo con fermezza quanto accaduto domenica 7 giugno al termine della camminata consapevole organizzata nella Valle dell’Orto di Donna, che ha visto la partecipazione di oltre 300 persone tra cittadini, escursionisti, associazioni, rappresentanti istituzionali e consiglieri regionali. L’iniziativa si è svolta in modo pacifico e ordinato e aveva l’obiettivo di mostrare direttamente sul territorio gli effetti dell’attività estrattiva nelle Alpi Apuane e aprire un confronto pubblico sul futuro di queste montagne. Al ritorno dall’escursione, però, decine di partecipanti hanno trovato le proprie automobili vandalizzate. Ad oggi risultano oltre quaranta veicoli di numerosi cittadini provenienti da diverse parti della Toscana, danneggiati con graffi, rigature e altri danneggiamenti. Non consideriamo questo episodio un semplice atto di vandalismo. Da settimane la nostra associazione riceveva insulti e minacce sui social network in relazione all’evento. Nel corso della mattinata non sono mancati atteggiamenti provocatori e intimidatori nei confronti degli organizzatori. Quanto avvenuto successivamente ai danni delle automobili appare, quindi, inserito in un clima che merita la massima attenzione da parte delle autorità competenti.
Chiunque sia il responsabile materiale di questi danneggiamenti, il messaggio che fa emergere è gravissimo: tentare di intimidire cittadini che esercitano pacificamente il proprio diritto a frequentare la montagna, partecipare a una manifestazione pubblica e manifestare le proprie opinioni. Le Alpi Apuane non possono trasformarsi in un territorio dove il dissenso viene scoraggiato attraverso la paura e le intimidazioni. Nessuno dovrebbe temere conseguenze per aver partecipato a un’escursione, a una manifestazione pubblica o a un’iniziativa di carattere ambientale. Per questo chiediamo che venga fatta piena luce sui fatti, che siano individuati i responsabili e che i danni subiti dai partecipanti vengano integralmente risarciti”.
“Chiediamo, inoltre, una presa di posizione pubblica da parte della Regione Toscana – prosegue Apuane Libere – dell’Ente Parco delle Alpi Apuane, dei Comuni interessati e di tutte le istituzioni coinvolte nella gestione e tutela del territorio. Di fronte a un episodio di tale gravità non sono possibili ambiguità né silenzi. La straordinaria partecipazione registrata domenica dimostra che esiste una parte sempre più ampia della società che chiede trasparenza, legalità, tutela ambientale e un futuro diverso per le Alpi Apuane. Se l’obiettivo era intimidirci, il risultato sarà l’opposto. Continueremo a frequentare queste montagne, a documentare ciò che accade e a difendere un patrimonio che appartiene a tutti”.
E la presa di posizione di Andrea Tagliasacchi, presidente dell’Ente parco regionale delle Alpi Apuane, non è tardata ad arrivare: “Condanno con la massima fermezza i gravi episodi avvenuti in Val Serenaia. I danneggiamenti alle auto dei partecipanti alla manifestazione sono atti inaccettabili che colpiscono non solo le persone coinvolte, ma il principio stesso del confronto democratico. Nessuna divergenza di opinioni può mai giustificare intimidazioni o danneggiamenti. Chiunque deve poter esprimere le proprie idee e partecipare a iniziative pubbliche senza timori o pressioni. Esprimo piena solidarietà a chi ha subito i danni e auspico che venga fatta rapidamente chiarezza sull’accaduto, individuando i responsabili. Ancora di più e a maggior ragione, il Parco continuerà a svolgere il proprio ruolo istituzionale di garante e promotore del confronto e del dialogo, nel rispetto della legge e della trasparenza: il confronto civile è l’unica strada possibile per affrontare questioni complesse come quelle che riguardano il territorio delle Apuane”.
Il commento del CAI Toscana
A questa manifestazione, promossa dall’associazione Apuane Libere, avevano aderito, per il CAI, la Commissione regionale Tutela Ambiente Montano oltre a diverse sezioni e gruppi o singoli soci dell’area apuana. L’iniziativa faceva seguito a quella promossa dallo stesso CAI con molte altre associazioni lo scorso 24 maggio 2026 nella valle di Arnetola… Al riguardo di questo vero e proprio atto intimidatorio, più che vandalico… comprendiamo che sulla questione dell’escavazione in Val Serenaia, come in tante altre aree delle Apuane, la posizione delle associazioni che hanno a cuore l’integrità della montagna è ben diversa da quella che possono sostenere ed esprimere gli imprenditori e i lavoratori del marmo, ma rispondere con atti simili a una manifestazione pacifica è fuori da ogni logica di confronto libero e democratico e riconduce piuttosto a metodi intimidatori di ben altra origine e cultura. Decisamente, questo episodio evidenzia come una parte del territorio apuano sia trattata alla stregua di una proprietà privata entro la quale è abolita ogni manifestazione di dissenso all’escavazione.
L’intervista a Stefania Avanzinelli
(custode del rifugio Orto di Donna)
di Samuele Doria
(estratto dal pubblicato su ildolomiti.it il 23 giugno 2026)
[…] Non lontano dal rifugio si trovano falesie attrezzate con vie d’arrampicata e cavità dove vengono svolte attività speleologia… Il rifugio è un buon punto di partenza per l’ascensione delle vette delle Apuane settentrionali.
È già capitato che avvenissero atti di vandalismo in alcune zone frequentate dagli arrampicatori, spiega Stefania, ma qui da loro è la prima volta e non c’è motivo di ritenere che risuccederà.
“Il parcheggio è vuoto, e i passaggi al rifugio negli ultimi due weekend sono diminuiti moltissimo. La gente mi chiama e mi dice: ‘guarda, vorremmo venire, ma abbiamo paura di parcheggiare la macchina’. Di cento persone che c’erano di solito, ora ne arrivano dieci“.
“Ci sono posti dove vai a arrampicare e sai che ti sfondano le macchine, allora giustamente eviti di andarci. Ma lì è risaputo, lo fanno sempre. Mentre l’evento del 7 giugno 2026 è stata una cosa circoscritta a quella giornata, non è che da ora in poi sfondano le macchine. Però, a chi lo racconti? Come fai ad aspettarti che la gente si fidi? Come struttura io continuo a tranquillizzare la gente, ma capisco i timori della gente, specie in luoghi come questi dove il turista non è così ben voluto“.
Purtroppo, proprio temendo episodi simili, Stefania aveva chiesto che l’escursione fosse organizzata in altri periodi. “Mi trovo a dire, a malincuore, che la manifestazione andava fatta in un altro momento. In questo periodo era prevedibile succedessero certe cose: conosci i soggetti che girano, può succedere. E diventa controproducente, perché rischi l’abbandono“.
Laureata in beni culturali, Stefania mette sempre in primo piano la tutela del paesaggio, e da ventitré anni si considera una “sentinella” per le Apuane, tuttavia – in questo caso – si trova a dover contestare la scelta di un evento simile nel clou della stagione.
I rifugi interessati
Tre sono i rifugi della conca di Val Serenaia-Orto di Donna. Il rifugio Val Serenaia 1060 m è il primo punto di appoggio della valle ed è raggiungibile in auto perché situato sulla strada che porta alle cave. E’ gestito da Elena, assieme al campeggio di Val Serenaia. Anche il rifugio Guido Donegani 1150 m è raggiungibile in auto e situato sulla strada che porta alle cave. E’ gestito da Rebecca Lanfranchi. Infine, il rifugio Orto di Donna 1492 m è raggiungibile per sentiero o per strada di cava non accessibile a mezzi privati. Dal 2008 è gestito da Stefania Avanzinelli assieme al suo team e alle figlie Nicole e Nives.
C’è anche un interessante filo storico che lega queste tre strutture.
Il Donegani è il rifugio storico della zona, inaugurato dal CAI di Lucca negli anni Cinquanta e per decenni gestito dalla famiglia Lattanzi-Anchesi. Quando il vecchio rifugio di Orto di Donna (più in basso rispetto all’attuale) divenne inagibile, fu costruito il nuovo rifugio all’ex Cava 27, inaugurato nel 2002. Il Val Serenaia, invece, nasce dal recupero dell’antica casa dei guardiani delle cave.
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Come giustamente ti fa notare Antoniomereu gli esempi che porti, non reggono minimamente il confronto. Una pala eolica si puo sempre smontare e ripristinare il luogo come era prima. Voglio proprio vedere come fai a ripristinare una montagna, un passo, un versante, un vallone completamente devastato dall’escavazione. Prova ad andare al passo della Focolaccia tra il monte Cavallo e il monte Tambura, e poi mi dici come faresti a ripristinare l’enorme voragine che è stata creata per togliere il marmo e a ripristinare il versante sventrato dalla strada di arroccamento. Se ci riesci sei un ganzo da premio Nobel, vengo io in ginocchio a consegnartelo chiedendoti umilmente scusa e perdono per aver dubitato delle tue doti magiche. Ma ti potrei fare tanti altri esempi di cime che non esistono più, scomparse, frantumate, polverizzate come la cima delle Cervaiole al monte Altissimo a alcune cime intorno al monte Sagro .
Li conosci i numeri dei bilanci di certe aziende marmifere? Poveracce sono tutte in rimessa.
Lo sfacelo in corso in Toscana per estrarre marmo e derivati è imparagonabile ai tuoi esempi di protesta su siti sacrificabili per fabbisogni energivori,gli animi e gli ambientalisti che vi hanno partecipato potrebbero essere gli stessi e capisco anche il tuo ragionare , pero’ l’unicità delle Apuane e del suo divoramento sono fatto unico in Italia e anche al mondo.Vista la rarità e il pregio materico ,il dollaro conseguente ,politiche più o meno compiacenti,aggiungici menefreghismo ambientale sara’ impossibile nel domani ripristinare montagne livellate… altra cosa è smontare una pala e. o smantellare una centrale…rimane una considerazione restando all atto vandalico che un po di scagozzo questa manifestazione l ha fatta venire e non parlo di chi si e trovato le rigature…ma un futuro sereno si fatica a scorgere.
Bravo Fabio! Bravo Alberto!
Le Alpi Apuane sono l’UNICA catena montuosa sul pianeta Terra a essere demolita, pezzo dopo pezzo, anno dopo anno, miliardo dopo miliardo.
Complimenti agli amministratori della Regione Toscana! Costoro si vantano di essere difensori della natura…
Oltre che permettere il vandalismo, sono pure ipocriti. Anzi, bugiardi.
Non sono uno di quelli che si oppone a tutto, lo so benissimo che ci sono le bollette da pagare, le devo pagare anche io e non sono un riccone. E so benissimo che serve energia e da qualche parte va presa, ci sono scelte da fare e qualcosa va sacrificato e certamente non devono essere sempre i poveracci a farlo.
Ratman non fare il tonto che ci senti e ci vedi bene. Non spostare il problema su altri problemi, altrimenti fai come i furbi e opportunisti politici campioni a cambiare discorso.
Vai in val Serenaia poi ne riparliamo.
Non difendo gli ambientalisti, faccio un ragionamento oggettivo in base a quello che vedo e a quello che accade in quel luogo. Sono fatti e non discorsi di propaganda.
Come tutti anche TE e la tua famiglia, per vivere, degnamente e in salute, hai bisogno di energia ma anche di vivere in un luogo il più possibile sano. È un diritto soprattutto per quelli che fanno lavori di merda.
Fai o hai fatto un lavoro di merda?
Sei uno di quei poveracci di cui parli?
Sei un operaio che l’ha presa nel culo?
Sei un impiegato che la sta prendendo nel culo?
O sei l’amministratore delegato di qualche multinazionale del marmo e del carbonato di calcio? Quindi sei te che la mette nel culo agli altri…
Chi si oppone allo sfacelo
è di questi giorni la notizia di un paio di opposizioni molto nimby allo sfacelo dell’ecossistema
una verso l’installazione di un parco eolico dalle parti di orvieto
l’altra verso l’installazione di aree destinate alla produzione di elettricità tramite pannelli solari in puglia
e poi le considerazioni di quel metereologo paffutello sullo stretto di ormuz: alla faccia dei poveracci che non possono pagarsi le bollette per mettere i condizionatori.
insomma chi protegge l’ecosistema protegge il suo enessere ne quale fa entrare anche il panorama.
un tempo si cantava: come mai, come mai, sempre in c**o agli operai, ora i tempi sono cambiati, anche in c**o agli impiegati”o no?
Proprio perché venuti da chissà dove escluderei la lobby dei carrozzieri…più probabile la categoria sempre folta dei senza palle, pavidi anonimi.
Massima solidarietà a chi si oppone allo sfacelo sistematico di un intero ecosistema.
Sbraitano a caso ?!?!?
Ratman ma non dire stronzate. Vai a vedere come è ridotta la Val Serenaia, l ‘ Orto di Donna.
E per quale motivo si dovrebbe stare a casa e non protestare contro una devastazione?!?!
Stacci te a casa e chiuditi dentro a doppia mandata e tira giù le tapparelle delle finestre cosi non vedi manco la luce del sole che ti potrebbe illuminare il cervello.
Mah! È sempre difficile farsi una ragione delle azioni altrui, soprattutto quando confliggono con le nostre oppure semplicemente ci infastidiscono.
E per questo che qualcuno, probabilmente interessato in solido, ha deciso di infliggere danni ai partecipanti venuti chissà da dove ad una manifestazione “ecologista”, cioè a degli idealisti che in buona fede- gli idealisti ahimè sono tutti in buona fede – sbraitano a caso pur di non stare a casa.
Si potrebbe essere piu tolleranti, peccato che chi si sente dalla parte del giusto tenda a non esserlo
Ci sarebbe chi senza nessuna remora o problema etico costruirebbe in cima all ‘Everest un muretto di cemento di 2 metri per portare la cima a 8850m e ricominciare tutto da capo.
Sicuramente ci sarebbe, basta pagarlo!
a parte il motivo di perchè uno lascia l’auto o altro parcheggiato, questi sono atti che devono essere perseguiti dalla legge.
mi sento un pò dalla parte opposta ma, solo pochi giorni fà abbiamo subito un danno enorme da un gruppo di vandali ignoranti mentre facevamo dei lavori in quota nella zona delle Grigne
giorni per preparare e portare l’attrezzatura, trasporti con elicottero, lavoro pesante respirando polvere di perforazione, fissaggio degli ancoraggi e preparazione per la struttura, portare a valle tutto e sistemare……
Poi risali e trovi gli ancoraggi tagliati, i piedistalli spariti e buttati chissà dove….
un lavoro con mille permessi e documenti in regola rilasciati da un ente come un comune
non potete immaginare la rabbia, il fastidio, e tutto quello che può seguire.
nessun rispetto per le persone e per le proprietà altrui, tanto chi li becca? Tanto anche se fosse cosa gli fanno? Nulla rispetto a quello che gli farei io ma questo è un altro discorso
comunque complimenti a tutti quegli attivisti che riescono solo ad agire facendo vandalismo senza il coraggio di guardarti in faccio e di dirti il loro pensiero a quattrocchi. Troppo ignoranti per essere in grado di farlo. Vabbè grazie
A parte che nel processo avranno certamente, oltre al reato specifico , in più il capo di associazione a delinquere , perché si erano più di uno, si sono ritrovati per fare quella cosa scatta automaticamente quell’ aggravamento lì. In galera!! Mannaggia che non abito in Toscana e non posso venire a lavorare come spia per beccarli….
Al post numero 6 rispondo: Chi abita nella zona in Toscana , dovrebbe andare di sera nei bar, fingendosi un simpatizzante delle cave e attaccarsi a qualcuno che si vede che conosce molto i paesi e berci in compagnia finché non viene fuori qualcosa, qualche indizio o qualche nome. A quel punto correre dai carabinieri, senza se e senza ma! Questi atti mafiosi e queste persone vanno assolutamente assicurate alla legge e bisogna cercare di rovinarle anche economicamente nel processo, mangiandogli la casa se possibile (sempre nel rispetto delle leggi). Bisogna girare per i bar e le sagre ,come le spie, e poi arrivare a prenderli aiutando le autorità questi schifosi, bisogna braccarli! Detto con serenità….
Troppo buonismo, ovunque, verso i piccoli e grandi interessi ECONOMICI che ovunque rovinano vallate e monti. Questo attentatori , probabilmente mafiosi (o quasi) delle Apuane vanno implacabilmente scovati , processati e messi in galera, senza se e senza ma (nel rispetto delle leggi, ovviamente). Basta avere buonismo e pietà per la criminalità economica sempre più diffusa e pericolosa!
Potenza dei selfie, e l’importante è esserci.
Io non riesco a capire come fa certe gente a farsi portare in cava a mangiare e bere.
Ma non si guardano intorno?
Non vedono la devstazione che li circonda?
Come fanno ad apprezzare queste escursioni?
Se veniva organizzato un raduno di auto e moto da fuori strada, con degustazione in Cava del Lardo di Colonnata e Vino di Candia, non accadeva niente di tutto ciò, e i partecipanti venivano applauditi dai locali, residenti ed amministratori insieme
Frequentavo molto quella zona, tanti e tanti anni fa. Adesso ho qualche capello bianco in più, e sono “un po’ preso” da vicende ospedaliere. Appena mi rimetto e riprendo un po’ a camminare, la Val Serenaia e Orto di Donna con quelle Montagne meravigliose e i suoi rifugi saranno di nuovo tra le mie frequentazioni. Promesso. ❤️❤️❤️
Vero. Ma chi partecipava all’iniziativa, faceva una girata a piedi e basta, niente di più. Non credo qualcuno si aspettasse un trattamento simile.
E’ un peccato che, già conoscendo la statura morale della controparte, a nessuno gli sia venuta la malizia di nascondere qualche webcam nei pressi delle macchine… Almeno si potrebbe dare un nome e un cognome agli autori del vandalismo
La politica non fa praticamente nulla, è completamente asservita alla più grande devastazione ambientale europea.
Alberto, credo siano vere proprie minacce, fatte da mani a cui credono sia concesso tutto, o quasi, forse perché sono Cavatori
Sono solo atti di TEPPISMO???
Non tutti i residenti in zona dipendono esclusivamente dall’industria estrattiva, almeno spero. Ecco, gli altri che lavorano in altri settori, cosa ne pensano di questi atti di teppismo a danno di turisti/escursionisti? Le persone, ne parlano, se lo chiedono, oppure sono tutti del filone di pensiero “Padroni a casa nostra”?
Quanta ipocresia!!!