Salviamo il Vallone del Grauson

Salviamo il Vallone del Grauson
a cura del Comitato Salviamo il Vallone del Grauson

Il Comitato Salviamo il Vallone del Grauson ha lanciato la petizione Salviamo il Vallone del Grauson: uno dei valloni incontaminati della valle di Cogne corre il rischio di essere compromesso dalla costruzione di una strada. Le lettere di richiesta di concessione della servitù sono già state inviate ai proprietari dei terreni su cui è previsto il passaggio ed è quindi urgente intervenire. Il comitato Salviamo il Vallone di Grauson si oppone all’azione di Comune e Consorzio di Miglioramento Fondiario e chiede che:

– ogni progetto che possa favorire il passaggio di mezzi motorizzati, a partire dal Pian della Cretetta, venga bloccato e cancellato;

– l’intera area, già classificata come Sito di Interesse Comunitario, venga considerata a tutti gli effetti area di grande interesse naturalistico;

– si provveda a un adeguato controllo del territorio e tutela di un patrimonio comune.

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Premessa
Siamo a Cogne, perla delle Alpi della Valle d’Aosta. E precisamente nella sua frazione più alta, Gimillan. Dal Pian della Cretetta si ha uno dei panorami più belli sulla valle. Un colpo d’occhio che abbraccia dal Montzeuc alla Grivola fino al Gran Nomenon, al pollice di Punta Pousset, e, naturalmente, il massiccio del Gran Paradiso. Sotto, i Prati di Sant’Orso e Cogne. Alle spalle, un assaggio di quel paesaggio unico che è il vallone del Grauson. Un habitat straordinario che comprende praterie alpine, sorgenti, laghi e paludi d’alta quota, che conserva e protegge specie rare di fauna alpina, più di trenta rock glaciers, i ghiacciai di pietre, costituendo un patrimonio inestimabile di biodiversità e ricchezza floristica, e una risorsa paesaggistica già classificata come Sito di Interesse Comunitario (SIC).

Pian della Cretetta, quindi, è più di un pianoro panoramico ideale per le ciaspolate invernali, le brevi passeggiate e i picnic.  Gli abitanti di Gimillan lo attraversavano per raggiungere, superando l’alpeggio di Tchezeu e il ponte dell’Ecloseur, le baite estive degli alpeggi del Grauson, di cui fin dal XVIII secolo si ha notizia di una gestione collettiva e che ancora oggi fa riferimento alla Consorteria dell’Alpe Grauson. La storia del Grauson è una storia di antichi alpeggi usati durante la stagione estiva oggi abbandonati, ma è soprattutto la storia di una comunità che ha voluto preservare, insieme, parte della sua identità così indissolubilmente legata al territorio.

Cosa sta accadendo
È in questo luogo consacrato alla natura, patrimonio di tutti i residenti, abituali, temporanei e occasionali, che il Comune di Cogne e il Consorzio di Miglioramento Fondiario intendono costruire una strada che raggiungerà, in un primo momento, alcune baite private nel piano dell’Ecloseur, con l’intento successivo e dichiarato di arrivare alle Cascate di Pila, e, timore ancor più grande, al “Désot Grauson”, il Grauson inferiore. Nel giugno 2022, le lettere di richiesta di concessione della servitù sono state inviate ai proprietari dei terreni su cui è previsto il passaggio della strada (progetto depositato in Regione nell’agosto 2017), un atto che dice dell’urgenza di intervenire prima che il Consorzio di Miglioramento Fondiario disponga, per chi si oppone alla concessione, all’esproprio e quindi all’inizio dei lavori.

La preoccupazione è alimentata da una quanto mai “opportuna” variazione del Piano Regolatore che ha definito l’area come “area di futuro sviluppo agricolo”, (documento approvato infine dal Comune di Cogne nel novembre 2016), nonostante non esista, tranne un campo di patate comparso qualche anno fa, nessun’area coltivata, né la zona si presti a imprese di coltivazioni; mentre gli antichi alpeggi, oggi abbandonati, risultano affittati dalla Consorteria a un solo allevatore privato che sale con i manzi.

Le motivazioni addotte dai membri del Consorzio a favore della costruzione della strada appaiono strumentali. Riattivare gli alpeggi per la produzione di fontina sembra un progetto concretamente irrealizzabile, e non solo perché i pascoli dell’area interessata dall’eventuale strada non si possono considerare di alta quota e quindi non sono quelli indicati per una produzione di fontina da alpeggio, ma perché le vecchie stalle riattivate finora sono già state convertite a esclusivo uso abitativo e le poche rimaste non sembrano certo offrire lo spazio a un numero sufficiente di animali. Ugualmente strumentale è la richiesta di raggiungere le vasche di irrigazione, per la cui manutenzione non era mai stata prevista la necessità di mantenere attiva una strada, che, anzi, avrebbe dovuto essere completamente rimossa al termine dei lavori. Se mai, la sua mancata rimozione, e il continuo verificarsi di atti vandalici per l’abbattimento di un muretto antintrusione, costituisce un precedente indicativo su come strade e piste inizialmente realizzate per scopi strettamente funzionali, finiscano poi con l’essere usate in tutt’altro modo.

Perché è necessario mobilitarsi
Il timore più che fondato è quindi che dietro tali motivazioni si nasconda in realtà la soddisfazione di interessi di alcuni privati, banalmente un accesso “comodo” su 4 ruote alle proprietà oggi raggiungibili solo a piedi. La costruzione di una strada dovrebbe essere invece legata a una richiesta sostenuta da dati reali e verificabili sulle possibilità, sempre reali e verificabili, di “sviluppo agricolo” di quella zona.

Stupisce che questa azione sia in totale contraddizione con un contesto culturale e persino di economia turistica, che vede sempre una maggiore consapevolezza del valore del paesaggio, e della necessità di proteggere, con tutte le azioni possibili, un patrimonio ambientale e naturale che è di tutti. 

E stupisce, che un progetto così lesivo di un’inestimabile habitat di biodiversità, stia passando sotto sostanziale silenzio. Cogne si è inserita a pieno titolo nel progetto “Perle delle Alpi”, e si propone dunque come “località modello per un turismo di qualità rispettoso dell’ambiente”: è noto che una strada, per quanto ad accesso ristretto, porta automobili (quelle con il permesso, ma anche quelle “senza” come per altro dimostra l’esperienza del vicino vallone dell’Urtier), inquinamento, rumore, senza contare l’impatto in termini di panorama e di consumo di suolo in un territorio fragile e delicato. 

Pertanto si chiede
Per questo si chiede che ogni intento o progetto, di realizzare qualsivoglia strade o piste che possano favorire il passaggio di mezzi motorizzati, a partire dal Pian della Cretetta, venga fermato. Che l’intera area venga considerata, come è, area di grande interesse naturalistico, mettendo in atto condotte che, invece di costituire una minaccia, servano a preservarla e valorizzarla. E infine si chiede che si provveda a un adeguato controllo e tutela di quello che è a tutti gli effetti un bene collettivo.

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Per una buona lettura sul Vallone di Grauson: https://www.sherpa-gate.com/altrispazi/il-senso-di-una-montagna/

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Salviamo il Vallone del Grauson ultima modifica: 2022-11-19T05:09:00+01:00 da GognaBlog

4 pensieri su “Salviamo il Vallone del Grauson”

  1. 4
    Ghigo says:

    Quella piccola valle è uno scrigno di specie botaniche rare per l’intero arco alpino, relitti glaciali di straordinaria importanza conservativa. 
    Un ottimo compromesso da proporre potrebbe esser quello di lasciare costruire la strada (è un tratto di meno di 1000 m) e in cambio annettere tutta l’area al PNGran Paradiso. Vale anche per l’adiacente vallone dell’Urtier 🙂

  2. 3
    Paolo says:

    No Carlo, nessun “borghese foresto”, si tratta, come scritto nel bell’articolo, di gente del posto. Dopo 50 anni che frequento la Valle, devo dire che è effettivamente così, a differenza delle nuove generazioni di locali, molto più sensibili a certi temi. Forse perché vedono,il futuro con una prospettiva diversa, in cui si potrà vivere di turismo più sostenibile

  3. 2
    Carlo says:

    È sempre così: si privatizza un bene comune per compiacere qualche borghese foresto arricchito sfruttando gli altri. Al tempo dei romani venivano chiamati patrizi, poi nobili quindi faccendieri, borghesi, prenditori. Ma sono sempre gli stessi meccanismi e, purtroppo, a nulla serviranno comitati e/o petizioni.

  4. 1
    ALDO says:

    …mi sembra di rileggere la storia dell’obrobio val di mello…..sigh..sigh..
    occorre unità e tenacia….poi …si  vedrà… .

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