San Simone in val Brembana

San Simone in val Brembana
(l’invasione delle motoslitte in una stazione sciistica defunta)
di Marco Tiraboschi

San Simone è un’ex stazione sciistica chiusa non per l’innalzamento delle temperature, ma per il fallimento della società Bremboski in cui furono coinvolte le amministrazioni di Valleve e Foppolo. Storia di un passato che a San Simone ha lasciato in eredità macerie, edifici in rovina, impianti malridotti, uno sproporzionato bacino per innevamento artificiale abbandonato.

Uno scenario preoccupante che solo quando nevica viene almeno in parte mascherato, restituendo al luogo un po’ del fascino e della bellezza che lo caratterizzano.

Va detto che a dispetto di tutto ciò vi è una gran varietà di flora e fauna e che l’area, anche se viste le condizioni del parcheggio principale ingombro di rottami e baracche cadenti, fa parte del Parco regionale delle Orobie bergamasche.

Nonostante la chiusura degli impianti, se innevato, il posto ha continuato ad essere frequentato vedendo crescere il numero di frequentatori sino ad eguagliare i “tempi d’oro dell’epoca dello sci”. Ciò è stato favorito dalla presenza di due bar-ristoranti. Il primo è prospicente i piazzali di partenza degli impianti; il secondo è posto in quota e in inverno è raggiungibile solo a piedi attraverso alcune tracce battute con i gatti, giusto per favorire l’accesso al rifugio anche a chi non attrezzato per camminare nella neve fresca. Insomma, un grande successo decretato da famiglie, con bimbi, cani, slittini, bob, ragazzi con la tavola che si auto-costruiscono snow park con trampolini, semplici passeggiatori oltre che scialpinisti e ciaspolatori.

Un luogo in cui tutti coloro che volevano stare sulla neve, ognuno a modo suo in un allegro e civile disordine, avevano spazio per farlo liberamente e, come parrebbe logico pensare, senza traffico di veicoli a motore!

Ebbene quest’inverno, con l’avallo dell’amministrazione comunale di Valleve, è stata realizzata una pista palinata per motoslitte che, snodandosi per alcuni km, ha occupato oltre che piste e stradine anche alcune zone totalmente naturali (Lago Arale e limitrofi) che sinora erano state risparmiate.
Nei tratti in cui la pista si snoda sulle ex piste da sci sono presenti reti di protezione fisse fatiscenti, oltre che impianti a fune abbandonati e non controllati: è ridicolo che la pista per motoslitte sia stata pubblicizzata come “sicura”.

Lago Arale

Come purtroppo spesso succede, anche qui un Ente che dovrebbe agire in sinergia e con indirizzi dettati dal Parco consente un’attività fortemente nociva per l’ambiente; inoltre la pista, intersecando in diversi punti i passaggi utilizzati da tutti gli altri frequentatori, ha generato situazioni sgradevoli e potenzialmente pericolose.

Molto “colpito” da questa situazione, che da un lato svilisce e consuma porzioni di territorio fino ad ora integre e dall’altro priva della possibilità di godere della natura in modo sereno la grande maggioranza che non va in motoslitta, ho cercato di capire come fosse possibile.

Ho chiesto attraverso i canali ufficiali (PEC) all’amministrazione comunale di Valleve con quale atto avesse autorizzato la pista e all’amministrazione del Parco se fosse informata dell’esistenza di tale pista per motoslitte. Ho anche inviato esposto alla Procura della Repubblica di Bergamo.

La PEC inviata al Parco delle Orobie

Ad oggi dal comune nessuna nuova, solo la ricevuta. L’unica certezza sta nel fatto che la pista non è stata autorizzata con una delibera, mentre il dott. Davide Brumana, direttore del Parco, a due mesi dalla mia comunicazione ha risposto, con burocratica gentilezza e in modo seccato e piuttosto sibillino, di non sapere della pista e di avere “contattato” i carabinieri forestali e il comune. Esito e tempistiche di tali contatti non è dato conoscerli in quanto, come mi ha comunicato il direttore, io non ho la “tutela di interesse giuridico soggettivo” né sono portatore di “interesse legittimo” – legge 241/1990.

La risposta del Parco delle Orobie

Il 23 aprile 2025 mi sono recato di persona in comune a Valleve per capire se fosse possibile accedere a quella che pensavo fosse un delibera, quindi pubblica. Ho scoperto, invece, che la pista è stata autorizzata con una SCIA (segnalazione certificata inizio attività), per servizio noleggio motoslitte e snowtaxi. Quando ho chiesto di poter avere una copia del documento la segretaria me l’ha negata, rimandando ogni collaborazione a quando il Parco avesse dato risposta ufficiale, con la classica frase “Le faremo sapere”.
E’ chiaro che hanno usato un cavillo, perché esiste una circolare del parco riguardo alle motoslitte in cui è fatto espresso divieto dell’uso di motoslitte per diporto, ma non per servizio, lavoro, o trasporto clienti ai rifugi (vedi qui). Quindi se usi una SCIA per comunicare al comune l’inizio di un’attività formalmente lecita, come il servizio trasporto clienti al rifugio, il comune non ha l’onere del controllo e il giochino è fatto. C’è una forma di autorizzazione e senza controllo si fa quel che si vuole…

Mi sono deciso a rendere nota questa opacità di enti che sarebbero preposti a gestione e tutela di un delicato patrimonio di tutti. Un bene che invece viene svenduto a vantaggio di una minoranza roboante e inquinante. Rimane la piccola speranza che si sia trattato di una falla nelle procedure burocratiche, altrimenti il rischio che accada di nuovo, o che ancor peggio venga replicato in altri luoghi con lo stesso metodo, è davvero reale.

Alcune considerazioni vanno fatte in quanto le cose non avvengono per caso: l’uso di motoslitte sta diventando sempre più diffuso e invasivo praticamente in tutta la valle e, mai come quest’anno, molesto ed evidente.

I primi sono stati giovani del posto ma, vista la relativa impunità e il tam-tam dei social, sono stati seguiti da turisti motorizzati in cerca di brividi.

Come sempre in questi frangenti, Parco e comuni demandano ai 3 carabinieri forestali l’onere di controllare un territorio vasto e complesso. Verrebbe da dire che si tratta di una questione di ordine pubblico, gente da multare, cosa forse utile a reprimere il fenomeno al momento, ma logorante a lungo termine.

Non ho ricette per la soluzione di un problema che a me pare culturale prima che di ordine pubblico, ma credo che se istituzioni come il Parco e gli enti comunali amministratori della valle, in sinergia con le scuole dei comuni in cui il parco insiste, introducessero le tematiche riguardanti la natura e insistessero sulle opportunità per i futuri cittadini, forse si potrebbe ottenere un livello di civiltà maggiore di quanto non sia ora.

Credo di essere arrivato sin qui per via di quella che definisco indignazione, per non usare termini più appropriati ma volgari. Il Comune mi sembra connivente, mentre il Parco mi pare inadempiente: questo è solo un parere e lo posso sostenere solo con le impressioni che la situazione suscita. 

Ho fatto tutto questo senza avere alcuna competenza legale: non so come funziona un esposto, né se le mie richieste al comune siano legittime e quindi con obbligo di risposta.
Ma, data la situazione, credo che per avere maggiore consenso in loco bisogna tenere assolutamente conto della mentalità dei valligiani. Vorrei, dunque, sentire alcune persone che come me vivono qui e che sentono questa situazione come un grave sopruso, per poi magari portare più firme, ma soprattutto per non dare l’impressione che l’input a questa protesta venga percepito come qualcosa che parte dall’esterno.

C’è qualcuno che può coinvolgere un avvocato? Sarebbe questo il momento giusto che qualcuno con i requisiti corretti si facesse carico di andare un po’ oltre, per capire se questo sia un modello di sviluppo, una svista o un abuso.

Concludo con una considerazione personale. Ho pensato, prima di fare l’esposto e di scrivere le PEC, a quanto paradossale sia per me questa situazione. Ho sempre amato gli spazi liberi e la natura perché avevo la sensazione che lì finissero le leggi e le regole degli uomini che spesso mi vanno strette, e il solo pensiero di trovarmi nella posizione di essere io a chiedere il rispetto delle regole mi deprime. Ma forse il vero paradosso sta nel fatto che gli enti pubblici non rispettino normative e regole che altri enti (ma a volte anche loro medesimi) hanno emanato. Il tutto nel quasi totale disinteresse di chi dovrebbe controllare forestali e parco. E a farne le spese è la natura.

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San Simone in val Brembana ultima modifica: 2025-05-22T05:58:00+02:00 da GognaBlog

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16 pensieri su “San Simone in val Brembana”

  1. Speriamo che un avvocato o una associazione  si prendano a cuore questa causa e che si faccia un po’ di chiarezza, che vengano accertati eventuali abusi e soprattutto che si tuteli ciò che è patrimonio comune. Grazie Marco 

  2. Grazie per aver letto e risposto marco , nella prima parte ho accennato a capire di chi fossero le proprietà e se fosse tutto in regola per l’attività in modo da non fare di tutta l’erba un fascio , mentre per la questione della proprietà se uno nel pieno rispetto di tutto e tutti nel suo o per accordo su altri sviluppa un’ attività che può dare qualcosa al territorio , pubblicizzare anche il proprio paesaggio in maniera diversa e magari far raggiungere determinati posti a persone che  normalmente non ci riuscirebbero non mi sembra una cosa così tragica …

  3. Angelo giusto per farti innervosire ancora un po’ ti ricordo che le persone normali quando arrivano in un luogo in cui finisce la strada poi vanno a piedi e proprio a S. Simone la maggior parte ci vanno proprio per quel motivo, quanto a fare i padroni a casa nostra ti ricordo che io sono nato e vivo qui  e lavoro in montagna ,per me la valle è casa mia ma non mi sento padrone di nulla e soprattutto le montagne sono di tutti e meritano rispetto,le regole x la circolazione di motoslitte le hanno emanate regione e parco e i comuni sono tenuti a farle rispettare.chi batte la pista lo fa perché ha un ritorno non certo per gioco e a prescindere da chi sia il padrone le regole del parco valgono anche sulle proprietà private. È chiaro che il tuo modo di ragionare rischia di confermare alcuni pregiudizi che qualcuno, qui ,ha già espresso  e mi dispiace, nella speranza che tu possa cambiare prospettiva una volta che magari ti sarai adeguatamente informato ,ti saluto

  4. Un’articolo fatto per fare innervosire la gente normale . In primo luogo bisogna capire quei terreni di chi sono e poi da lì in avanti bisognerebbe capire chi spende i soldi per il mantenimento di quei percorsi aperti ,in fine se le cose sono regolamentate in maniera corretta con tanto di assicurazioni non vedo quelle sia il problema . Per quanto riguarda tutti i fan boy naturalisti a cuoi non piacciono i motori e  vogliono trovarsi il luogo incontaminato a loro fantasia  ricordo a tutti loro che per arrivare in quel posto avete usato mezzi a motore !!! E in più vorrei aggiungere di smetterla di andare a dettare legge a casa di altri.
    Mentre per il furbone che ha nominato le Dolomiti vorrei aggiungere che, nelle dolomiti in primis stanno mettendo divieti ovunque per limitare il selvaggio safari con pelli , ciaspole e qualunque attività svolta su neve deve essere accompagnata da guide o operatori e tutto ciò e dovuto al continuo menefreghismo di divieti e regole che delimitano zone e proprietà private e garantiscono l’incolumità del turista. 
    PS: io in montagna ci vivo e ci lavoro ,   a differenza di altri so come funziona tutta la giostra e se volete fare tanto i montanari e i naturalisti mollate la comodità della città con tutti i suoi servizi  , vendete tutto e compratevi una casa in montagna e cercate di lavorare anche in montagna e magari un domani potreste parlare. 

  5. . È per questo che se devo andare a sciare o arrampicare, molto meglio le dolomiti, con gente amante della loro terra che conservano e mantengono bene
    Di questo potremmo parlarne. Vivo nel Primiero  e anche qui i soldi piacciono molto a tal punto che a loro cospetto non c’è storia o pudore che regga! Questo , dopo l’evento “Black Out”, è il momento del cinema, che vede troupe cinematografiche usare questi luoghi per girare films – con cospique sovvenzioni Regionali-. Un regista venuto dalla capitale, si è messo in testa di girare una scena nella storica falesia sottostante il Castel Pietra, che prevedesse la costruzione di una via ferrata che intersega gran parte degli itinerari di arrampicata ( creati e a suo tempo praticati da nomi come Samuele Scalet , Manolo ecc). Chiesto il permesso al proprietario del rudere del Castello ( dietro compenso??) che lo ha concesso, in pochi giorni è stata terminata questa ferrata, che servirà per una scena e che dovrebbe essere rimossa a fine riprese. Quando verrà rimossa (di certo non con la stessa rapidità con la quale è stata creata), cosa rimarrà di tutte gli itinerari interessati? Possibile che non ci sia stato nessuno degli interessati, che contro il proprio interesse, spiegasse a questo Regista venuto dalla metropoli, quale oltraggio stesse perpretando??

  6. Però al 99% degli umani piacciono i motori, il rumore, odia la fatica, ha paura del silenzio e della solitudine.

    E gli stanno sui coglioni gli animali selvatici Soprattutto quelli con un certo carattere.

  7. Dimenticavo:
    Inutile chiedere spiegazioni a dirigenti e dipendenti pubblici, sono i primi a voler fare un giro in motoslitta!

  8. Marco sono dalla tua parte, però…
    Però al 99% degli umani piacciono i motori, il rumore, odia la fatica, ha paura del silenzio e della solitudine.
    1% ARRENDIAMOCI, SIAMO CIRCONDATI!!!
    Sopportare quello che piace alla massa è la nuova democrazia.
    Tutte le attività umane saranno supportate da un motore che brucia idrocarburi: spostarsi su strada, terra, neve, acqua, aria, merda, tagliare legna, spostarla, tagliare erba, zappare la terra, scopare foglie, mungere mucche ecc, ecc.
    Alcune cose saranno supportate da motori elettrici e da droni che rompono i coglioni pure loro.
    Pure per pisciare contro il muro prima o poi ci sarà un motore.
    E purtroppo non ci sarà una riserva dove confinarci.

  9. 6 @Marco mi dispiace non aver scritto ciò che volevo leggessi magari prima del tuo commento …che è cosa molto semplice; Grazie per non esserti girato dall altra parte,Grazie per sfidar la burocrazia con la stessa arma,ci vorrebbero più persone come te/lei per dare un esempio, per dare un segnale che non è tutto concesso che non è che per un tenore raggiunto puoi fare ciò che ti pare e piace ; l ambiente è di tutti uomini , piante , animali ,aria inclusa.
    Ma forse è tardi!

  10. Visto il tenore di alcuni commenti e non avendo intenzione di rispondere uno ad uno a questi od altri futuri e simili,ammetto di essere un valligiano e per di più ignorante visto che il mio unico traguardo scolastico è la IIIª media,tali commenti offendono me come chiunque viva qui e ho la certezza che non è un titolo di studio a mettere al riparo dalla stupidità di certe generalizzazioni,che rifiuto.La mia intenzione piuttosto è dare voce a chi  qui vive,lavora spesso come pendolare, studia  e naturalmente sente casa sua non in senso di proprietà ma di amore e rispetto e che sono portate a vivere come ineluttabili situazioni come quella che ho evidenziato , come dargli torto se sono le istituzioni a renderle plausibili. 
    Nella speranza di suscitare un dibattito e non sterili polemiche vi prego di astenervi da commenti offensivi

     

  11. Le valli bergamasche sono la zona dell’Italia settentrionale con il più basso tasso di scolarizzazione.
    Cosa vuoi pretendere da gente così?
     

  12. Due annotazioni:
     
    1) Bremboski sembra il nome di una fantomatica società sovietica, qualcosa di osciro e di los, che non poteva che finire nel suo fallimento.
     
    2) Per quanto io sia “contrario” allo scialpinismo sulle piste, anche quelle dismesse (perché non è “vero” scialpinismo, intendendo per quest’ultimo l’attività di muoversi in campo aperto, con tutti i rischi connessi…), preferisco di gran lunga che le piste dismesse siano utilizzate da “anomali” scialpinisti e/o ciaspolatori, piuttosto che dalle motoslitte ecc.

  13. Ma caro Sig. Tiraboschi, non so se lei sia bergamasco o meno, ma dovrebbe conoscere la legge non scritta delle valli bergamasche: qui è casa mia e faccio quello che voglio io. Ai valligiani bergamaschi fanno solo piacere i soldi, soprattutto a fondo perduto, e quelli dei turisti che spendono, il resto è aria fritta. Tutte le filosofie ambientali sono bazzecole, cose da suffragetta, e comunque a casa loro fanno quello che vogliono, con omertà diffusa. È come combattere contro i mulini a vento, non c è nessuna visione a lungo termine, ma solo il mero sfruttamento per soldi adesso. È per questo che se devo andare a sciare o arrampicare, molto meglio le dolomiti, con gente amante della loro terra che conservano e mantengono bene
     

  14. Un po’ come al passo Spluga, tutto intorno alla diga è continuo sfrecciare di motoslitte .
    Servirebbe un divieto come era stato fatto x le moto d’acqua sul lago di Como.

  15. Articolo chiaro, che accende i riflettori su una vicenda che tutti i diretti interessati avrebbero preferito rimanesse nell’ombra. Dall’amministrazione di Valleve non mi aspettavo nulla di diverso, visto i noti precedenti. Vedremo gli sviluppi, ma sono piuttosto scettico circa la possibilità di un miglioramento della situazione. Ormai la presa per il naso è la prassi normale; l’unico obbiettivo è il business… 

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