L’ultima fatica di Maurizio Oviglia si chiama Sardegna – le 100 più belle multipitch. Pubblicata nel febbraio 2026 da Pietra di Luna Edizioni, si pone nella lunga tradizione di guide di arrampicata, sia sportiva che alpinistica, di cui lo stesso Oviglia è meritorio titolare.
I cento itinerari sono distribuiti in tutta l’isola, con la sola esclusione del settore nord-ovest (Alghero e Capo Caccia) per il quale il motivo prevalente è la non sufficiente sicurezza offerta dal materiale con il quale le vie sono state attrezzate (non c’è l’autorizzazione a richiodarle).
Trenta sono le vie di grado 5; quarantadue quelle di grado 6; ventuno quelle di grado 7 e, infine, sette quelle di grado 8.
Ricordiamo che si definiscono multipitch quelle arrampicate sportive di più lunghezze di corda, in genere prive di tratti da proteggere con protezioni mobili perché già attrezzati.
Presentiamo qui la prefazione di Nicholas Hobley. Per dare un’idea di come ciascuno dei cento itinerari sia stato presentato, riportiamo il testo integrale con relative foto di Stella di Sangue, il 22° itinerario della guida (scelto casualmente).
Prefazione
di Nicholas Hobley
“Maurizio, che ne dici di un libricino sulle vie lunghe più belle della Sardegna? Magari una trentina, quelle assolutamente da non perdere? Riusciresti a scriverlo?” “Impossibile. Farei un torto a troppe vie, semplicemente non sarebbe giusto.”

È così, più o meno, che ha iniziato a prendere forma la guida che avete tra le mani adesso. Ad onor del vero, un libro di questa portata non viene certo da una domanda buttata lì, ma viene da molto, molto lontano. Nel caso specifico, le basi per quest’opera sono state gettate anni fa, più di 40 per la precisione, quando nel 1984 Maurizio Oviglia è partito da casa sua a Torino per fare il servizio di leva a Cagliari.
Maurizio è stato letteralmente stregato dalla Sardegna e dalla sua gente – Cecilia Marchi in primis, che presto è diventata sua moglie nonché mamma delle loro due figlie – e dopo essersi trasferito sull’isola di Ichnusa ha trascorso gli ultimi quattro decenni a scoprire ogni angolo di questo piccolo paradiso. Ad aprire nuove vie, a ripetere quelle degli altri, ma anche a documentare in maniera minuziosa, quasi maniacale, ogni nuovo monotiro, ogni nuova via lunga che nel corso degli anni hanno trasformato la Sardegna in una delle mecche mondiali per l’arrampicata.
Le varie edizioni della sua guida Pietra di Luna sono diventate le “bibbie” per chiunque volesse scalare qui e non è un’esagerazione affermare che ben presto Maurizio sia diventato uno dei massimi esperti in materia. Non c’è praticamente nessuno che conosce il mondo verticale sardo quanto Maurizio, che l’abbia documentato quanto lui, quindi chi meglio che lui per scrivere una guida best of?
A Maurizio evidentemente piacciono le sfide e, nonostante quella risposta “impossibile”, poco dopo è partito come un razzo, mettendosi a stilare un primo elenco delle vie sportive più belle. Subito dopo, incredibilmente, ha iniziato a togliere nomi. Sì, perché, vista la quantità di multipitch imperdibili, uno dei problemi principali non era scegliere gli itinerari da includere, ma quelli da escludere! Anche perché il suo intento – ancora più complicato ed affascinante – non era solo di valorizzare le vie più meritevoli, ma di proporre itinerari DOC sparsi su tutta l’isola, da nord a sud, da est a ovest.
Così, per creare una sorta di viaggio verticale “plaisir” per scoprire tutta la regione, spaziando dal ruvido granito della Gallura al fantastico calcare dell’Ogliastra, entrando nel cuore del Supramonte per poi portare alla luce lo schivo quanto regale Iglesiente. La guida, così com’è concepita, è ideale per chi visita la Sardegna per la prima volta, ma anche per chi la conosce già e vuole esplorare qualcosa fuori dalle solite rotte.
Dopo la lista (per sua natura soggettiva) è arrivato però il lavoro vero. Scrivere. Fotografare. Disegnare. Censire. Macinare chilometri per ripetere le vie. Verificare in loco che tutte le informazioni fossero corrette. Tiro per tiro.
Insomma, una ricerca immensa, certosina e meticolosa, durata mesi e motivata da una passione che onestamente va oltre il normale. Il risultato è, a mio avviso, per certi versi il magnum opus di Maurizio. Un distillato che attinge ad oltre 40 anni di esperienza arrampicatoria, una fonte autorevole ed imperdibile fatta per ispirare, per farvi sognare e, più concretamente, per accompagnarvi sulle vostre prossime avventure verticali. Buone arrampicate, buon mare, buona Sardegna!

22 – Stella di Sangue
Primi salitori: Maurizio Oviglia in solitaria, agosto 2000 (B).
Prima RP: Maurizio Oviglia e Simone Sarti, settembre 2000.
Difficoltà massima: 7b.
Difficoltà obbligatoria: 6c.
8 tiri: 6c, 7b, 7b, 6c+, 7a, 7a+, 6b+, 7a.
Chiodatura: S2 – Acciaio inox 316, catene alle soste.
Impegno generale: II
Sviluppo: 270 m.
Discesa: in doppia lungo la via, ultime doppie su Legittimo Bastardo.
Avvicinamento: 1 ora.
Esposizione: ovest.
Quota: 550 m.
Sole: dopo le 13.
Roccia: calcare.
Stile: placche tecniche e strapiombi a canne.
Richiodatura: richiodata completamente dalle Guide Alpine nel 2025.
Materiale necessario: 2 corde da 60, 14 rinvii, utile qualche friend piccolo
Documentazione: Pietra di Luna Trad & Multipitch.
Il settore più bello del Bruncu Nieddu è costituito da un grande pilastro verticale e strapiombante inciso da una netta fessura. Su questo settore si sviluppano alcune vie storicamente importanti, considerate tra le più belle e difficili arrampicate della Sardegna. Tra le vie moderne Stella di Sangue è forse la più abbordabile, una formidabile sequenza di tiri dal 6c al 7b per tutta la lunghezza della via. La sua apertura, avvenuta in solitaria (con la corda) mi costò 5 giorni totali di sforzi.
Avvicinamento: dalla Fontana Iscandula (vedi schede precedenti), seguire la sterrata fino ad una curva a gomito, poi in salita fino ad un quadrivio. Prendere la strada di sinistra e procedere fino a che la sterrata diventa ripido sentiero scosceso incontrando i primi bolli rossi e bianchi, raggiungere una grande pietraia e risalirla; proseguire sempre seguendo i bolli costeggiando uno zoccolo molto ripido e per terreno accidentato e ripide pietraie giungere al cospetto della parete sinistra del Bruncu Nieddu, dove sale Kundun. Abbandonare il sentiero segnato con segnavia bianchi e rossi diretto al settore sinistro in corrispondenza di una fettuccia in plastica bianca e rossa su un albero e traversare in quota fino ad una ripida e scoscesa pietraia che si attraversa in lieve discesa incontrando rari ometti e un cordino segnavia su albero; costeggiando poi le pareti, sempre per terreno ripido ed accidentato, si giunge alla base del settore destro del Bruncu Nieddu. Si può arrivare anche da Pedra ‘e Littu, senza salire verso la Punta Cusidore ma prendendo la strada più a sinistra e raggiungendo il ghiaione alla base della parete (ore 1, 1.15).

Relazione: Salire una svasatura nera di roccia un po’ sporca, poi piegare a destra su una rampa diagonale (6c) sino alla S1 (35 m). Traversare a sinistra ed attaccare una fessura strapiombante che, con scalata stupenda di continuità (7b), porta all’albero della S2, che permette una comoda sosta (30 m). Uscire nuovamente in strapiombo seguendo una bellissima linea di appigli diagonali (7b) e poi ritornando a sinistra su muro al bordo degli strapiombi, S2 (30 m), ritirata complicata. Proseguire più facilmente superando un diedrino un po’ ostico (6c+) e poi vari salti di roccia grigia (6a+) sino ad una cengia con alberi, S4 (40 m). Alzarsi sopra la cengia per un bel muro grigio (7a) che offre passi tecnici e impegnativi, S5 (30 m). Seguire un’esile fessura verso destra, superare un passo molto tecnico (7a+) e doppiare lo spigolo finendo in un diedro strapiombante. Risalirlo (6c) uscendo a sinistra alla sosta, S6 (30 m). Salire una serie di fessure (passo di 6b+) sino sulla crestina che costituisce il filo del pilastro. Risalirla elegantemente (6a) e sostare alla base della placca monolitica finale, S7 (30 m). Salirla con stupenda arrampicata su roccia grigia (6c, 7a) sino al termine della parete, S8 (35 m).
Discesa: in doppia lungo la via, ultime doppie su Legittimo Bastardo.
Storie: a chi mi chiede quale sia stata l’apertura più impegnativa della mia carriera, rispondo sempre che fu proprio su Stella di Sangue che raggiunsi i miei limiti fisici e mentali. Aprire in solitaria richiede uno sforzo psicologico enorme, specialmente se prolungato per tutta la giornata. Diversamente dall’apertura in cordata, non ci sono momenti in cui puoi rilassare il fisico e la mente, sei sempre in tensione. E con trapano e spit, è tutto enormemente più faticoso. Salire, bucare, recuperare il materiale, ridiscendere, risalire ancora sulla corda per togliere i rinvii. Per terminare la via impiegai ben cinque giorni, non consecutivi, in cui iniziavo all’alba e terminavo al tramonto. Al quinto giorno di apertura, per avere sufficiente tempo, dato che dovevo risalire tutte le corde fisse per più di 150 metri, dormii in una piccola tendina a Pedra ‘e Littu.
Mi svegliai frequentemente e mi pareva che il bosco intorno fosse vivo, talvolta mi sembrava persino di sentire dei passi, la solitudine mi stava pesando come un macigno. Quindici anni prima, alla Cresta dei Prosces, non era stato così. Ora avevo una famiglia e tante cose erano cambiate nella mia vita. Stufo di stare con le orecchie tese, alle quattro feci su le mie cose e partii verso la parete. Era l’ultimo giorno di apertura e arrivato alla base, alla fine della giornata, ero sfinito. Dovevo però ancora portare giù le corde e tutto il materiale lungo il ghiaione, non potevo più nasconderlo come avevo fatto le volte precedenti. Ormai c’era il sole e faceva già molto caldo. Lo zaino era un macigno e le mie gambe non reggevano più il carico. Fu l’unica volta che nella mia vita caddi ripetutamente, rotolando come una pietra nel bosco, in completa balia della gravità. Le foglie secche delle querce e la terra si mischiavano al sudore ed al sangue dei graffi, non ne potevo veramente più! La via mi aveva completamente prosciugato di ogni energia, tanto che rimase l’unica della mia carriera, che decisi di aprire in questo stile.
Altre vie: a sinistra si sviluppa l’impegnativa Legittimo Bastardo, recentemente richiodata (Maurizio Oviglia e Simone Sarti, 30 giugno e 5 luglio 2000, 7c, 7a+ obbligatorio, S3/S4).
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Bella guida acquistata (e autografata) dalle mani dell’autore in occasione della sua presentazione a un quantomai fantomatico festival dell’outdoor tenutosi a fine 2025 in quel di Baunei.
La presentazione di Maurizio è stata forse l’evento più vero e di spessore di quelli che ho visto.
La scelta casuale di descrivere Stella di Sangue per me non è affatto casuale. A parte che si tratta di una via bellissima, mi ha ricordato una feroce litigata con uno dei miei tre amici con cui eravamo andati a scalare a Bruncu Nieddu in una rovente giornata di giugno di una decina abbondante di anni fa. Morale della favola fu che abbandonai i 3 amici a Dorgali proponendomi di rientrare in autobus a Baunei e poi a S.Maria Navarrese. C’erano più di 40 gradi e la corsa del bus era stata soppressa. Giunsi a Baunei a notte fonda in autostop sciolto dal caldo. Il motivo del litigio? Non ve lo dico.
Uno di noi era il compianto Diego Zanesco.
Bella guida, complimenti.