Personalmente trovo tragicamente ridicolo il recente divieto di portare seco coltelli con lama superiore ai 5 cm. E’ naturale stupirsi anche di come non possano aver pensato alle forbici, oppure alle cordicelle con le quali strangolare le insegnanti o i nemici di strada. Invece di incominciare a risolvere (almeno con qualche serio tentativo) i nostri enormi problemi psico-sociali, il governo e i legislatori elaborano solo ulteriori divieti con sanzioni e pene sempre più rigide, pensando che il deterrente possa costituire l’unica soluzione ai drammatici fatti di cronaca. Continuo a pensare che se molto anticamente avessero vietato e punito l’uso dei bastoni e delle pietre con cui le tribù si massacravano a vicenda, l’umanità avrebbe tranquillamente continuato le usanze guerresche e si sarebbe comunque arrivati (magari pure prima) ai micidiali droni di oggi.
Chiedere una deroga per chi va in montagna significa accogliere acriticamente il decreto legge in questione, condividendone perciò più o meno supinamente l’elementare, infantile e populistica motivazione di fondo. Ma molti la pensano purtroppo così.
“Serve una deroga per chi va in montagna”
(il presidente del CAI contro il divieto di coltelli)
di Max Cassani
(pubblicato su lastampa.it il 31 marzo 2026)
Una deroga per le attività in montagna. È quanto chiede il Club Alpino Italiano in merito al discusso Decreto sicurezza, che tra l’altro prevede il «divieto di portare con sé coltelli pieghevoli con oltre cinque centimetri di lama, un meccanismo di blocco della lama stessa e una punta acuta». Un tipo di strumento molto diffuso tra gli escursionisti, come per esempio gli Opinel o i coltellini svizzeri. E, tra l’altro, anche molto utile in casi di primo soccorso o in altre situazioni che possono capitare nei boschi o durante le attività in quota.
Già un paio di settimane fa il presidente del CAI Alto Adige, Carlo Alberto Zanella, si era detto «letteralmente sconcertato» dall’iniziativa legislativa, stupendosi che «ancora una volta si decidano delle cose senza saperle e senza ascoltare gli esperti». In vista della conversione in legge del decreto, il 30 marzo 2026 il presidente generale del CAI Antonio Montani ha inviato una lettera formale al ministero del Turismo e ai capigruppo di Camera e Senato. L’intento è evidenziare «una possibile criticità» del provvedimento che potrebbe incidere negativamente su milioni di cittadini che praticano escursionismo e alpinismo in quota: «Il CAI condivide pienamente l’obiettivo di garantire maggiore sicurezza nelle nostre città – ha commentato Montani – tuttavia, auspichiamo che venga introdotta un’eccezione per le attività escursionistiche, alpinistiche e di soccorso in ambiente naturale. Da oltre 160 anni il Club Alpino Italiano promuove una cultura della montagna responsabile e consapevole. È in questo spirito che oggi chiede alle istituzioni di essere ascoltato».
Presidente Montani, perché ha sentito la necessità di chiedere una deroga al porto di coltelli pieghevoli in montagna?
«In realtà non ci sarebbe nemmeno il bisogno di chiedere una deroga. Basterebbe il buon senso o il riconoscimento del giustificato motivo in ambiente naturale. L’attuale formulazione dell’Art.1 del decreto introduce sanzioni severe per coloro che vengono trovati fuori dalla propria abitazione con strumenti a lama affilata o appuntita eccedenti determinate misure. Per un escursionista o un professionista della montagna tali strumenti non rappresentano, però, armi improprie ma dotazioni di sicurezza indispensabili per esempio per attività di primo soccorso, logistica o sopravvivenza».
Fungaioli e camminatori montani equiparati a baby gang che si accoltellano per le strade. Cosa ne pensa?
«Io capisco che nelle grandi città ci siano delle zone oggettivamente pericolose. Comprendo le ragioni del legislatore e l’esigenza di potenziare il contrasto alla violenza giovanile e ai reati in materia di armi, ma credo che il buon senso alla fine debba sempre prevalere. Come nel caso di Artva, pala e sonda per chi va con le ciaspole».
Cioè?
«È accaduta la stessa identica cosa. Per determinate gite e condizioni meteorologiche è ridicolo metterli nello zaino, come prescrive la legge. Un conto è andare fuoripista in ambiente di alta montagna, un altro passeggiare con le ciaspole al Parco Sempione a Milano o a quello del Valentino a Torino, in caso di nevicata. Andrebbero valutate le situazioni. Invece a volte si tende a essere più realisti del re».
Tra l’altro, in montagna il coltellino può essere utilissimo. Addirittura salvare vite. Rischioso, se mai, è non averlo quando serve?
«Guardi, io quando vado in montagna un coltellino svizzero me lo porto sempre dietro. È un’abitudine, non si sa mai quello che può accadere. A parte per recidere e pulire i funghi, può essere utile per tagliare corde o lacci, per i soccorritori, per gli alpinisti, i cacciatori o i pescatori. Banalmente la pinzetta del coltellino multiuso può tornare utilissima per rimuovere aghi o spine».
A prescindere dalla formulazione finale della legge, gli avvocati sostengono che l’escursionista potrà in ogni caso invocare il giustificato motivo o chiedere l’archiviazione perché portare un coltello in montagna è fatto penalmente insignificante.
«Senz’altro. Però nel frattempo si deve fare denuncia, c’è l’iscrizione nel registro degli indagati, si devono sostenere spese legali, perdere tempo, eccetera. Se il legislatore inserisce la deroga per l’utilizzo del coltello pieghevole in ambiente naturale, come è giusto che sia, diventa tutto più semplice».
Il commento
di Carlo Crovella
Anche io trovo ridicola l’estensione del divieto dei coltelli in montagna. Da che muovo i miei passi sui monti (e sono ormai 60 anni, forse anche di più!), ho sempre nella patta dello zaino un coltellino svizzero, con tanto di “attrezzini” (pinzetta, forbici, cacciavite, lima…) incorporati: è una mini officina per riparazione d’emergenza e vi sono ricorso centinaia di volte in tutti questi decenni. Quindi il coltello in montagna mi serve anche per altre esigenze rispetto a quella di tagliare la toma o sturare ‘na bouta’ di vino…
Però il punto è che risulta difficile inserire una separazione giuridica fra il divieto di girare con coltelli in pianura e quello in montagna. Purtroppo l’occasione fa l’uomo ladro, e non si può escludere che il coltello pieghevole nello zaino possa diventare, all’occasione, un’arma impropria da usare verso altri essere umani… Anche senza alcuna premeditazione, ma per sviluppi poco edificanti di discussioni che ormai scoppiano facilmente in montagna.
Vista l’aria che tira in pianura/città (vedi il recente accoltellamento di insegnanti, addirittura all’interno dell’edificio scolastico), io sono favorevole a un periodo (presumibilmente lungo) di assoluto divieto dei coltelli.
Il che si estenderebbe in automatico anche alla montagna. Seppur con una lacrimuccia nel cuore, per coerenza con il mio pensiero sono pronto a lasciare a casa il mio coltellino svizzero: infatti è meglio che le acque si plachino ovunque, perché oggi stiamo attraversando una fase sociale particolarmente violenta.
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Io ho ammazzato uno calpestandolo ripetutamente con i ramponi, perché avevo dimenticato la piccozza a casa.
Decreto fuori da ogni logica.
Se si vuole combattere la violenza minorile basta aumentare i controlli in contesti urbani e nelle zone maggiormente frequentate dai giovani, usando la legge già in vigore. Non c’era nessun bisogno di fare decreti o reprimere in questo modo. Chi reprime è chi non è in grado di risolvere il problema… è come se io castigassi mio figlio a non guardare la TV e, per sicurezza, la eliminassi da casa vietandola, di fatto, a tutta la famiglia.
Massimo Silvestri:
Circa 20 anni fa sono andato in tribunale a Milano ( ecomostro stile ‘900 che ci costa milioni di euro solo di riscaldamento) per un asta giudiziaria.
Essendoci andato in bicicletta da casa , circa 60 km, mi ero portato un marsupio con pezze, leve e una pompa di 20 cm.
La pompa ho dovuto lasciarla al piantone all’entrata.
Purtroppo siamo in mano a legislatori che pensano (forse) di risolvere le criticità con provvedimenti restrittivi.
La cosa grave è che non hanno neanche l’umiltà, prima di promulgare certe leggi, di confrontarsi con chi ha più competenze di loro.
La cosa ancor più grave è che probabilmente sono ben consapevoli di rivolgersi a un elettorato distratto e poco esigente.
Sono sempre stato un fan dell’Opinel, ne ho un paio anche sul Westfalia , secondo il dl viene equiparato ad una abitazione e quindi sono in regola ?
Ennesima propaganda demenziale della destra al governo
Signori volete farci una bella risata, roba da vignette che girano su WA?
Venerdi 27 marzo 2026 ore 9,00. Expocomfort in Fiera Milano. All’ingresso controlli di sicurezza. Ho la mia borsa di lavoro nella quale tengo il necessario per scrivere e all’interno alcuni strumenti di lavoro (metro di legno, metro flessibile, distanziometro laser e – udite udite!!! – un calibro metallico).
Il calibro è questa roba qui:
https://www.google.com/search?q=calibro+fotografia&oq=calibro+foto&gs_lcrp=EgZjaHJvbWUqCAgBEAAYFhgeMgkIABBFGDkYgAQyCAgBEAAYFhgeMggIAhAAGBYYHjIICAMQABgWGB4yCAgEEAAYFhgeMggIBRAAGBYYHjIICAYQABgWGB4yCAgHEAAYFhgeMggICBAAGBYYHjIICAkQABgWGB7SAQkxMTY1OWowajeoAgCwAgA&sourceid=chrome&ie=UTF-8#sv=CAMSZxowKg5LR1RGUkcwcHhYTkVlTTIOS0dURlJHMHB4WE5FZU06DkNuNUlQWlFBNDBnMENNIAQqLwobX3Y3WFNhYWFwS3NxRTl1OFBvWmFMLUFRXzYyEg5LR1RGUkcwcHhYTkVlTRgAMAEYByCeouLuDUoIEAEYASABKAE
Evidentemente un PERICOLOSISSIMO OGGETTO CONTUNDENTE CON IL QUALE AMMAZZARE QUALCHE ESPOSITORE ANTIPATICO.
Bene, nulla da fare. Ho dovuto lasciare al deposito bagagli una borsa di plastica con dentro mezza borsa (e pagare 5 Euro di custodia).
Non si sa se ridere o se piangere. Probabilmente piangere a dirotto.
Saluti.
Massimo Silvestri
“[…] il livello culturale delle masse non è elevato […].
In lingua italiana si chiama litote.
Anzi, nel caso in questione, “litotissima”.
Poi, Carlo, mi dispiace puntualizzarlo, ma il livello culturale delle masse non è elevato e sono certa che si trova d’accordo con questi provvedimenti.
Per favore, non ricominciamo con i voti!
La tendenza a reprimere non è squisitamente italiana, purtroppo, ma è diffusa in modo preoccupante in tutto il pianeta, e non da ora.
Mi rimarrà per sempre impresso la confisca di accendini e tappi delle bottigliette allo stadio e, allo stesso tempo, il volo di uno scooter dagli spalti durante una partita.
…classe politica eletta con la maggioranza dei votanti…
Si deve aumentare i votanti… è dimostrato che questo basta
Queste leggi che vengono partorite dimostrano l’imbarazzante livello della nostra classe politica.
La proibizione del possesso e porto di armi da parte dei cittadini onesti (banditi e criminali spiccioli se ne infischiano) e’ sempre stata la prima e principalissima caratteristica dei regimi totalitari e assolutisti – termini che indicano soltanto l’ assenza di strutture democratiche, ma sopratutto la pretesa dello Stato di regolare tutti i piu’ minuti aspetti della vita dei sudditi (per il loro stesso bene, ovviamente).
Per qhanto riguarda in particolare i coltelli, casi abbastanza estremi sono quelli dell’ uso delle bacchette come posate in Cina e Giappone, uso in larga parte riconducibile appunto a severissimi divieti sugli strumenti da taglio che potessero essere usati come armi.
Nel nostro caso specifico, si potrebbe forse dire che il crescente uso di coltelli nelle risse da strada e da osteria rappresenti un bel ritorno alla tradizione, visto che la cosa era comunissima nell’800. Pero’ si tratta invece di un prodotto di importazione, assieme alle gang sud-americane. Siccome di limitare l’immigrazione di elementi criminali nkn se ne parla nemneno, ecco la bella idea di proibire i coltelli.
Ignorare leggi idiote.
Si sono dimenticati la piccozza!!! Eppure e’ servita per uccidere Trockij
Si sono dimenticati la piccozza!!! Eppure e’ servita per uccidere Trockij
6. Daniele hai ragione, ma a proposito di quel periodo so per certo anche di gente (evidentemente malata), che abita nei pressi dell’inizio di sentieri, che faceva la spia e chiamava le forze dell’ordine per avvertirli che aveva visto gente. Un mio amico è stato chiamato in caserma dei carabinieri per questo motivo e sanzionato. Detto ciò, a parte quel periodo, non ho mai visto nessuno neanche per controllare raccoglitori di funghi con ceste stracolme o, molto peggio, chi imperversa con moto da trial assolutamente fuori legge sui sentieri. Non dimentichiamo infine che per perquisire una persona ci vuole un mandato di perquisizione.
Luciano Regattin, io spero che non succederà ma nei boschi giravano a sanzionare gente del posto che si allontanavano da casa durante il lockdown. Nei boschi veri, qui in valli spopolate dell’Appennino. Non nei parchi cittadini. Mi aspetto di tutto da certe oscenità.
Approfitto del commento di Crovella per rispondere. Risulta difficile separare? No, non lo si vuole fare. Non si vuole semplicemente vedere, è più comodo. Nelle città e nelle periferie la situazione è disastrosa e rimarrà tale. Sai perché? Perché controlleranno sempre gli onesti. E come successe durante il lockdown, qui nei boschi veri, quelli che circondano paesi di poche case nell’Appennino e nelle Alpi, gli sceriffi giravano a controllare e sanzionare che vagava in boschi sperduti. Controllori che avevano trovato un senso alla loro frustrante esistenza, ora avranno sicuramente l’ordine di controllare i coltelli negli zaini di escursionisti, ma anche fungaioli, tarufai, boscaioli… Non cacciatori a quanto pare visto che nello stesso disegno di legge si danno permessi all’attività venatoria che dire che lasciano perplessi è un eufemismo. Se per le forze dell’ordine è difficile distinguere lo scopo di un coltello nello zaino di un escursionista dallo scopo di un coltello nella giacca di un maranza nella metro spero vivamente che questo paese venga abbandonato in massa dai giovani seri e che vogliono un futuro. Mi viene da chiedere se c’è stato uno studio statistico sui reati all’arma bianca perpretati nei pressi di un rifugio alpino, tra cercatori di funghi o quant’altro ben conosciamo. No, non c’è. Avrebbe richiesto un lavoro a gentaglia strapagata. Una punizione collettiva, come quelle ingiuste che il maestro comminava a tutta la classe quando si voleva coprire l’alunno indisciplinato è la soluzione più semplice. Chiedo per un amico: i vari attrezzi da boscaiolo, dalla roncola e simili, come vengono considerati? Non si può essere gentili in questi casi. Da ragazzo due carabinieri mi avevano fermato in stazione perché avevo un moschettone appeso allo zaino. Oggetto contundente mi avevano detto. Li ricordo ancora con tenerezza….
Ma qualcuno pensa veramente che in montagna ci saranno dei controlli per verificare il possesso di un coltellino? Immagino i carabinieri che fanno irruzione in un rifugio: “Fermi tutti, mani in alto e adesso controlliamo gli zaini e i vestiti, nessuno si muova!”
È evidente che si tratta di un provvedimento populistico per accontentare una parte dell’elettorato e che mai nessuno effettuerà controlli. “Ma la legge va rispettata”. A volte è più utile una saggia disobbedienza civile.
Quello che stupisce è che ancora non ci sia una massa d’urto contro tutte le infamità di questo mondo.. e vengono a farmi la lezioncina sul coltello.
Ma per piacere.
Ho appena aggiunto al solito Opinel, un Martiini da 12,5 cm. di lama. Vediamo i controlli in quota.. Pagliacci che non fanno ridere da un pezzo.
Ma se faccio una custodia sul collare del cane e inserisco l’opinel e il cane lo tengo al guinzaglio, sono punibile lo stesso?
Se la cosiddetta sinistra tace sul giustizialismo della destra forcaiola, conviene sollecitare un intervento della Svizzera a difesa del libero mercato. Almeno nel mondo occidentale!