Soccorso a pagamento?

Nota di Alessandro Gogna e Carlo Zanantoni

Il Corriere della Sera, 2 febbraio 2015, dedica un articolo ai costi del Soccorso Alpino, incluso l’intervento dell’elicottero. Questi sono totalmente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, cioè per nulla a carico della persona soccorsa, in tutte le Regioni, ma con tre eccezioni importanti: Veneto, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta. Anche in Piemonte si sta pensando di addossare un costo alla persona soccorsa. In Lombardia il provvedimento è già pronto ed è al vaglio della Commissione Sanità; è però limitato ai casi non gravi, cioè a soccorsi richiesti per motivi che non siano di vera emergenza sanitaria.

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Ci sembra opportuno stimolare una discussione su questo punto – anche allargando un po’ il discorso come faremo – premettendo che in linea generale siamo d’accordo. Sembra strano detto da noi, cioè da parte di chi ha promosso la creazione dell’Osservatorio per la Libertà nell’Alpinismo (per chi non lo sapesse, l’Osservatorio si propone la difesa della libertà di affrontare i rischi dell’alpinismo).

Il motivo è, sostanzialmente, che la principale obiezione che la collettività solleva nei confronti dell’Osservatorio è legata alla ricaduta sulla società dei costi del soccorso e delle conseguenze sanitarie. Sulle spese sanitarie l’Osservatorio sostiene che è ragionevole farle sostenere dalla comunità, perché tali spese sono ridicole rispetto a quelle generate da tante altre forme di libertà che la società accetta. Ma sulle spese del soccorso un discorso di questo genere non vale, tanto più che con un costo modesto un’assicurazione le può coprire, a cominciare dell’iscrizione al CAI, che porta alla copertura di tali spese fino ad un massimo di 25.000 Euro. Dunque ci sembra giusto porle a carico dell’assistito; osserviamo però che questo massimale viene spesso superato, sicché ci limitiamo a suggerire che il CAI dovrebbe agire nei confronti delle società di assicurazione per ottenere a prezzi ragionevoli coperture più elevate di quelle attuali. Ci risulta infatti che tali società, considerando il numero relativamente poco elevato di coperture richieste in questo campo, non perdano tempo a considerare con la dovuta attenzione la possibilità di una riduzione delle polizze, che con gli alti numeri diventerebbero più appetibili. E gli alti numeri si avrebbero quando gli alpinisti sapessero che le spese sono a loro carico.

Naturalmente sarà importante che, anche in Lombardia, vengano attentamente valutate le differenze enormi che ci possono essere tra un incidente e l’altro, oltre che tra un incidente e una semplice richiesta di essere prelevati a mo’ di taxi. I ticket a carico degli individui soccorsi dovrebbero essere modulati sulla maggiore o minore necessità del soccorso e maggiore o minore gravità dell’incidente.

Usciamo ora dal tema proposto dal Corriere per estendere le considerazioni al più vasto tema dei costi sanitari degli incidenti alpinistici; desideriamo infatti non perdere occasione per misurarci con l’opinione corrente nel pubblico, critico nei confronti di chi affronta volontariamente un rischio. L’uomo della strada ammira Messner ma critica chi, a modesto livello, cerca libertà ed emozione nella sua attività alpinistica. È difficile fargli apprezzare gli aspetti culturali e formativi di questo impegno, per lo meno tramite queste poche righe; limitiamoci dunque a dire che i costi sanitari di eventuali incidenti sono risibili nei confronti di quelli dovuti alle tante libertà che la società civile ci consente. La prima reazione quasi istintiva di tanti alla notizia di un incidente: “E chi paga? Noi” dovrebbe far posto al ragionamento che ora si è fatto; tradisce semplicemente, in molti casi, il fastidio verso il “diverso”, male inserito in questa società “sicuritaria” che si va creando e rafforzando.

Per quanto riguarda i rischi per i membri del Soccorso, chiediamo a loro, finalmente, di far più spesso capire all’uomo della strada che anche loro sono alpinisti e quindi affrontano il rischio per solidarietà. E chiediamo ai loro capi di non insistere così spesso sulla critica a chi ha incidenti in montagna con un tono che li fa apparire come ridicoli incoscienti.

Ma dopo questo appello ritorniamo al discorso sui costi: sarebbe bello se il CAI potesse tacitare anche le indebite critiche suddette ottenendo che sia disponibile per chi pratica l’alpinismo un’assicurazione per le spese mediche a costi non proibitivi, che potrebbe includere morte e invalidità (di cui fino ad ora qui non si è parlato). Per gli istruttori essa è già disponibile.

Riassunto della situazione:

Costi del soccorso
Tutti a carico ASL (nessuno paga) in tutte le regioni ESCLUSE Veneto, Trentino, Val d’Aosta e forse fra poco Piemonte e Lombardia.
I soci CAI sono coperti fino a un massimo di 25.000 EURO

Spese mediche
A carico ASL

Polizza infortuni
Per i soci CAI: solo in attività sociale.
Per istruttori: anche in corso di attività propria.
A: morte 55.000 EURO, invalidità 80.000 / B: tutto raddoppiato se si pagano 3,80 (!!!!) Euro in più.

Chi è interessato, in questo documento PDF, può avere informazioni sulle assicurazioni disponibili in ambito CAI.

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Soccorso a pagamento? ultima modifica: 2015-02-06T07:00:23+01:00 da GognaBlog

26 pensieri su “Soccorso a pagamento?”

  1. 26
    micheke says:

    Forse sarebbe bene fare una considerazione; quanto una persona si infortuna chiama il 118 descrivendo la situazione. Sarà poi l’operatore della centrale operativa ad attivare i mezzi di soccorso che ritiene più opportuni e non l’infortunato che decide se fa arrivare un elicottero o un mulo. Pertanto nel caso arrivi una fattura per intervento elisoccorso a pagamento non essendoci poi stato ricovero è opportuno contestarla in quanto l’invio è stato deciso dalla centrale operativa.

  2. 25
    Alberto Benassi says:

    E se un alpinista con i contro…….i va a tentare una prima solitaria invernale , poi magari ha un problema e chiama il soccorso che fai gli chiedi i soldi perchè è stato un imprudente visto che era da solo?

    A Bologna i ristoranti devono esporre il menù con tanto di prezzi altrimenti il Comune ti multa. Ma poi se lo esponi ti fanno pagare la tassa perchè l’hai esposto.
    Spero che un giorno ci faranno pagare anche l’aria che respiriamo. Vuoi respirare?…Allora PAGA! altrimenti schinta!

  3. 24
    paolo de luca says:

    Tutti i governati della regioni Italiane dovrebbero porre fine alla totale gratuità delle costose operazioni di soccorso alpino facendo pagare al cittadino imprudente in emergenza le operazioni di salvataggio! ! Paolo De Luca Maestro di Sci e Accompagnatore di media Montagna Pietracamela ( Te ).

  4. 23
    giovanni says:

    sempre sull’argomento, interessasse, stamattina su Radiopopolare è andata in onda un approfondimento, con ospiti del Cai regionale e del servizio sanitario.
    a breve, oggi o domani, ci sarà il podcast della trasmissione
    http://www.radiopopolare.it/ascoltaci/trasmissioni-on-demand/intro/localmente-mosso/

  5. 22
    giovanni says:

    ok, andata:

    MILANO – Le attività di soccorso prestate in montagna e in zone impervie senza che vi sia riscontro di una reale situazione di emergenza, d’ora in poi in Lombardia, in caso di negligenza o assenza di necessità di cure, potranno comportare un esborso economico a carico del richiedente. E’ quanto prevede il progetto di legge di cui è relatrice Lara Magoni (Lista Maroni) e primo firmatario Francesco Dotti (Fratelli d’Italia) approvato oggi, mercoledì, in Commissione Sanità con il voto favorevole di Lega Nord, Lista Maroni, Forza Italia, NCD, Fratelli d’Italia e Gruppo Misto, contrari PD e Patto Civico, astenuti i rappresentanti del Movimento 5 Stelle.

    In particolare nel testo si stabilisce che gli interventi di soccorso e di elisoccorso in ambiente di montagna o in zone impervie comprensivi di recupero e di trasporto saranno considerati onerosi a carico dell’utente se non sussiste la necessità di accertamento diagnostico e se la prosecuzione di cure presso un Pronto Soccorso dovesse essere registrata con codice bianco: analoghe disposizioni saranno attuate anche nel caso l’attività di soccorso dovesse essere prestata a seguito di comportamenti imprudenti o negligenti da parte del richiedente. Certificare la sussistenza dei requisiti necessari a giustificare gli interventi di soccorso sarà compito della Centrale Operativa sede dell’elisoccorso che effettua l’intervento, in coordinamento con l’equipe di soccorso sanitario: l’eventuale compartecipazione alle spese potrebbe essere dovuta anche nel caso l’intervento di soccorso fosse effettuato dalla sola componente tecnico alpinistica. Come parametri di riferimento saranno utilizzate le linee guida del CAI (Club Alpino Italiano) sul comportamento in montagna.

    La Giunta regionale, entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge, sentiti l’AREU (Agenzia Regionale per l’emergenza urgenza) e il CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico), stabilirà con apposito regolamento il piano tariffario dei servizi di soccorso sanitario e non sanitario. In ogni caso il richiedente non potrà pagare più del 50% del costo effettivo del servizio e saranno esentati dal pagamento coloro che già allo stato attuale lo sono per le prestazioni sanitarie di pronto soccorso; per i residenti in Lombardia è prevista una ulteriore riduzione del 15% sul costo a carico.

    Nel Veneto già dal 2011 l’utilizzo dell’elicottero costa 25 euro al minuto se il ferito è grave (fino a un massimo di 500 euro), ma il costo può salire fino a 7.500 euro se il ferito è lieve. In Trentino Alto Adige chi chiama i soccorsi senza aver subito danni rilevanti paga un ticket di 750 euro. In Valle d’Aosta per richieste di soccorso immotivate o dovute a attrezzatura inadeguata il costo al minuto per l’utilizzo dell’elicottero è fissato in 137 euro.

    Alcuni Consiglieri di maggioranza e Dario Violi (M5Stelle), durante i lavori di questa mattina, hanno stigmatizzato la lettera inviata lunedì a tutti i Consiglieri regionali dalla Presidente del CAI Lombardia Renata Viviana, nella quale erano contenute alcune eccezioni e osservazioni critiche al provvedimento. “Questa lettera inviata alla vigilia del voto in Commissione –hanno evidenziato- si presta a possibili strumentalizzazioni politiche ed è poco coerente con quanto dichiarato sinora dal Club alpino italiano, considerando che in tutte le precedenti occasioni di confronto il CAI si era sempre espresso favorevolmente”.

    Le dichiarazioni di voto

    “Rispetto delle regole e più sicurezza per tutti. Il rimborso a carico dell’utente negligente deve essere considerato un deterrente per sensibilizzare le persone ad affrontare attività escursionistiche in sicurezza –ha spiegato la relatrice Lara Magoni-. Il recupero in zone impervie è caratterizzato da notevole complessità e costi elevati e comporta l’assunzione di molti rischi anche per i soccorritori. Inoltre i mezzi e le risorse umane impiegate in attività di soccorso non necessarie, sono inevitabilmente sottratte alla possibilità di prestare soccorso laddove in contemporanea dovesse invece verificarsi una situazione di effettiva necessità con gravi rischi per gli escursionisti coinvolti”.

    “Soprattutto nei mesi estivi –ha sottolineato Francesco Dotti- si moltiplicano le richieste di intervento in zone impervie da parte di escursionisti che, in alcuni casi presi da momenti di panico e di smarrimento, chiedono l’intervento della struttura di soccorso impegnando inutilmente personale e mezzi. In molti casi tali chiamate sono dovute a imperizia e superficialità. E’ bene pertanto introdurre misure che fungano da deterrente per queste situazioni, a vantaggio della tempestività degli interventi di soccorso laddove veramente indispensabili e urgenti”.

    “Questo provvedimento accoglie e fa proprie molte osservazioni e sollecitazioni che ci sono pervenute dai responsabili del CAI, del Soccorso Alpino e dell’Areu –ha evidenziato il Presidente della Commissione Fabio Rizzi-, cercando di favorire nelle persone che vanno in montagna maggiore consapevolezza e senso di responsabilità. Il testo potrà essere ulteriormente migliorato in sede di esame da parte dell’Aula, ma già costituisce un importante punto di partenza”.

    “L’azione preventiva di formazione è importante ed è riconosciuta e contenuta in questo provvedimento –hanno detto Fabio Fanetti (Lista Maroni) e Fabio Rolfi (Lega Nord)-: con questa legge non si introduce un nuovo ticket a carico di chi va in montagna, ma si vuole educare e responsabilizzare la gente che va in montagna ad assumere comportamenti idonei ed avere attenzione e rispetto per gli altri”.

    Dario Violi (M5Stelle) ha motivato l’astensione del suo gruppo evidenziando come le finalità educative e formative della legge dovevano essere maggiormente espresse e rafforzate, “mentre così il rischio è che questo provvedimento alla fine serva solo a fare cassa, prevedendo un costo di compartecipazione troppo elevato a carico di richiede l’intervento di soccorso”.

    Per Gianantonio Girelli (PD) “il progetto di legge approvato oggi dalla Commissione Sanità lascia troppi interrogativi irrisolti, è lacunoso e affida molti aspetti a successive regolamentazioni senza alcuna chiarezza, in particolare su cosa si intenda effettivamente per compartecipazione alle spese. Alla fine, così facendo, per risolvere il problema di qualcuno –ha aggiunto Girelli- si finisce con il crearne di nuovi a tutti gli altri”.

    Parere negativo è stato espresso infine pure da Jacopo Scandella (PD), intervenuto anche a nome di Umberto Ambrosoli e del Patto Civico, che ha sottolineato come “un costo di compartecipazione così elevato potrebbe disincentivare la chiamata dei soccorsi anche da parte di chi ha invece una necessità di cure reale e teme di non vedersela riconoscere dai soccorritori. Inoltre –ha concluso Scandella- non è giusto lasciare in toto la responsabilità di stabilire la sussistenza di una effettiva necessità ai soli volontari e soccorritori, e introdurre per legge il principio di negligenza nell’erogazione di un servizio pubblico costituisce un precedente pericoloso che in teoria potrebbe poi essere esteso anche ad altri ambiti”.

  6. 21
    elena says:

    Ho scritto al CAI per un dubbio… nel caso vi fosse un incidente tra due soci, chessò mentre arrampicano in falesia piuttosto che in palestra… e l’infortunato chiedesse i danni… il CAI copre qualcosa? la risposta è stata questa (ho mail archiviata disponibilie a chi la volesse):
    “Gentile Elena, la copertura di responsabilità civile per i soci è attiva esclusivamente durante le attività organizzate CAI.”
    Pertanto… LEGGERE bene cosa copre!!!!
    Sull’elicottero non mi esprimo… avete detto già tutto e di più!
    Un’unico pernsiero… gli italioti per riuscire a sensibilizzarli nell’ambito “usiamo il cervello” bisogna prima toccarli sul portafoglio… cosa brutta, vero… e per colpa di molti che appunto fanno sciocchezze senza pensare a dove stanno andando o cosa stanno facendo tanto arriva il soccorso… la scontiamo tutti!
    Pertanto… come detto… se non c’è un caso che il medico dica “ok, si è fatto male”… ma solo “oddio ho le bolle, ho freddo e mi son perso”… per questi ultimi… pagare! e cifra completa! visto che pare l’unico sistema per sensibilizzare…

  7. 20
    Blitz says:

    @ Cristina, purtroppo lo so bene che quella delle vesciche non era una battuta: ho un amico soccorritore della zona di Madonna di Campiglio e quando mi racconta certi interventi che fa non so se ridere o se piangere…

  8. 19
    Blitz says:

    @Daniele Piccini guarda che qua in Veneto e Trentino – Alto Adige già lo fanno: la squadra di soccorso redige un verbale in base a cui si stabilisce se si paga oppure no.
    Esempio: sei in mezze maniche a 3000 metri, non hai altro con te, e ti fai portare giù dall’ elicottero perché stai assiderando? PAGHI

  9. 18
    giovanni busato says:

    Segnalo una correzione da fare all’articolo del Corriere, in quanto lì sembra che il costo dell’intervento sia in ogni caso a carico dell’infortunato.
    In realtà l’intervento, in caso di emergenza sanitaria (ricovero o attestazione del medico del SUEM della gravità) è a totale carico del Servizio Nazionale, al pari di qualunque altro intervento sanitario sul territorio.
    In caso di emergenza sanitaria, la Regione Veneto, per particolari attività “ad alta intensità di soccorso” quali alpinismo, scialpinismo, ecc. (DGR 1411/2011) ha introdotto un ticket che può arrivare ad un massimo di 700 euro.
    Restano a carico della persona soccorsa ma ILLESA, tutti i costi, elicottero compreso, per un costo che può arrivare max 7500 euro.
    Rispetto a rapporto soccorritore-alpinisti, la percezione che ho dall’interno della struttura (a parte alcune manifestazioni di dissenso “a caldo” che, peraltro, rivolgiamo anche a noi stessi quando facciamo le stesse fesserie!!) è una grande comprensione e solidarietà agli alpinisti soccorsi, proprio perché anche noi siamo alpinisti e condividiamo la stessa passione e sappiamo benissimo che, a volte, ci si spinge oltre… ma questo è insito della natura stessa dell’alpinismo (e dell’alpinista).
    Giovanni Busato (vicepresidente CNSAS Regione Veneto)

  10. 17

    La proposta di Stefano, più che una provocazione, mi sembra un’ottima idea! Neanche tanto difficile da attuare, visto che siamo nell’era digitale. Andrebbe applicata soprattutto con quelli che vengono portati a valle illesi (i casi non sono pochi) perchè si erano persi, erano stanchi, avevano le vesciche. Come ho scritto altre volte, in un certo numero di persone che frequentano la montagna manca quasi completamente una cultura della stessa. E spesso non è neanche colpa loro.
    Vista l’aria che tira, però, consiglio a tutti una bella assicurazione. La quale, però, non ci mette al riparo da eventuali denunce penali, grande minaccia alla libertà di andare e rischiare in montagna.
    Buona giornata!
    P.S. Quella delle vesciche, purtroppo, non era una battuta.

  11. 16
    Daniele says:

    Sono entrato nel CNSAS circa 3 anni fa e posso dire che anche nella nostra Associazione la cultura in merito sta cambiando. Il soccorritore è sempre meno “l’eroe” che va a spada tratta di fronte al pericolo per salvare un infortunato. Piuttosto si sta insistendo su una crescita di professionalità, la quale implica anche una valutazione cosciente dei rischi per il soccorritore stesso che, di conseguenza, può anche rinunciare ad effettuare l’intervento se questo viene considerato troppo rischioso per sè stesso. Quindi mi sentirei di mettere un po’ a tacere le critiche sui rischi per i soccorritori.
    Analogamente, proprio per questa possibilità dei soccorritori di non intervenire quando sia troppo rischioso, chi frequenta la montagna deve sapere che il soccorso non è garantito e i rischi che ci si assume sono totalmente discrezionali.

  12. 15

    Piccola provocazione e perché no, una possibile proposta che volendo ed essendo considerata sensata, potrebbe essere raccolta dall’Osservatorio…:
    non essendovi alcuna possibilità di dare una valutazione statistica ai vari casi d’incidente, come si può desumere, sia dai vari commenti a questo articolo sia in altri contesti dove s’è discusso della questione, ed essendovi costituzionalmente un obbligo dello Stato all’istruzione dei suoi cittadini. Essendo la formazione culturale sull’argomento montagna in generale e sua frequentazione, pur avendo l’Italia un territorio montuoso per l’80% e presentando quindi una carenza da questo punto di vista che si può definire tragica.
    Perché invece di punire mediante esborsi vari (perché alla fine di punizione si tratterebbe o comunque così verrebbe percepito) che non creerebbero alcun beneficio se non quello di alcune entrate incapaci comunque di sostenere in toto lo stesso (i soccorritori stipendiati -elicotterista, medico, guide, ecc.- vengono ovviamente pagati anche in assenza di interventi, oltre a vari costi di gestione che non sono direttamente dovuti all’intervento stesso), non si tenta almeno una volta, in un Paese che guarda solo il lato economico e sta andando a fondo su quello formativo dei suoi cittadini, di dare avvio al sopperire di questa carenza?
    Per ogni intervento, chi viene soccorso sia obbligato a seguire dei corsi formativi sugli atteggiamenti più consoni da tenere in ambiente montano.
    Ovviamente come detto è una piccola provocazione, perché questo comporterebbe uno stravolgimento di una macchina che malgrado lamentele e proteste sta continuando a crescere, elargendo guadagni (stipendi vari ma anche guadagni dal punto di vista politico e d’immagine) vanaglorie di vario tipo e genere ed altri piccoli o meno interessi personali o di piccolo collettivismo…
    La disinformazione e la contro-informazione in questo Paese hanno raggiunto ormai picchi epocali ed ognuno di noi in diversi momenti e magari con diverse opinioni lo vede ogni giorno. La montagna fa parte di questo Paese e quindi non ne è scevra, anzi, ultimamente grazie alla sensazionalità data dall’ambiente lo vediamo spesso negli articoli catastrofisti che fanno enormemente comodo a chi non ha altro da scrivere…
    Perciò di chi la colpa di un atteggiamento spesso poco consono, quando veniamo bombardati quotidianamente da spot di eroi post-moderni che segnano record di ogni tipo con l’abbigliamento e le attrezzature del marchio di tendenza? Quando stiamo vivendo una società dove apparire viene scambiato con essere ed è ormai l’unica cosa che conta? Dove il selfie (che termine spiacevole…) è ciò che si è scambiato con la voglia di inteloquire e quindi scambiare opinioni?
    Non la imputo personalmente allo sprovveduto di turno che reputo piuttosto vittima di questo sistema che sta implodendo.
    Vado in ambiente dal 1974 quando a 8 anni varcai l’ingresso della mia prima cavità sotterranea e sia per fortuna che per capacità (presumo) condite assieme, non ho mai avuto bisogno di essere soccorso, anzi m’è capitato di prestarlo ed ho fatto parte per un periodo del Soccorso Alpino. Ho avuto occasione di assistere purtroppo ad incidenti tragici, come mi è capitato di essere testimone di stupidaggini che per puro caso non sono finite in tragedia, ma mai mi sognerei di richiedere che il soccorso montano venga pagato, anche (e non solo) perché non vorrei che come capita in alcuni Paesi degli USA se non sei assicurato rimani sulla strada o ti buttano fuori dall’ospedale…
    Un po’ più di civiltà credo che come italiani possiamo dimostrarla, dimostrando magari anche, che i soldi, per come è posta questa società, sono necessari ma sappiamo ancora riconoscere valori come quello della solidarietà che alla fine dei fatti danno sicuramente più soddisfazioni!

  13. 14
    Matteo Pellegrini says:

    Mi spiace ma stavolta non sono proprio d’accordo con te sull’idea di pagare anche solo in parte l’intervento dell’elicottero in casi di incidente in montagna.

    Anzi ritengo che pagare sarebbe un passo in più verso la mancanza di libertà in montagna, perché la logica evoluzione sarà non paghi (o paghi meno – visti i tempi che tirano) se hai il “patentino” di alpinista o sei con una guida o qualcos’altro del genere.

    Mi piacerebbe sapere quanti interventi ci sono all’anno sulle spiaggie, per esempio (visto 2 volte in 2 settimane in Sardegna, per malore probabilmente dovuto a colpo di calore), perché non vedo la differenza.

    Oppure quanti interventi all’anno ci sono sulle piste da sci e quanto costano. Piste da sci dalle quali peraltro si può portare a valle con tutto comodo “a mano” quasi qualunque incidentato.

    Per non parlare degli interventi in mare o sulle strade.

    Il problema, secondo me, è che noi alpinisti (si, vabbé, insomma…J) muoviamo pochi soldi e ancor meno interessi.

    E siccome nella vulgata siamo visti come degli alieni, dei pazzi, che fanno cose da pazzi e rischiosissime, non suscitiamo nessuna empatia (anzi).

    Togliere un diritto a chi va in montagna risulta quindi facile, perché nessuno penserà “potrebbe succedere a me” – come succederebbe se si pretendesse di far pagare l’intervento dell’elicottero al colpevole di un incidente automobilistico – e nessun comitato di albergatori/aziende turistiche/industriali/economisti si leverà a difenderci – come capiterebbe se si decidesse di far pagare l’elicottero sulle piste da sci o sulle spiagge.

    Quindi siamo il bersaglio perfetto per far vedere che si fa qualcosa e, incidentalmente, per togliere o limitare un diritto.

    Cosa che domani può sempre tornare utile: una volta che è passata una certa linea, anche solo in un caso limitato e particolare, è poi più facile farla prevalere dovunque e comunque.

    Un volta che hai tolto impunemente un diritto a qualcuno, o che glielo hai fatto pagare, è poi decisamente più facile toglierlo anche a qualcun altro o farlo pagare a tutti.

    Io mi ricordo ancora (e forse te lo ricordi anche tu) quando in un’altra era l’IVA è stata portata dal 17% al 20%, ma solo per i “beni di lusso”. Io ero un giovane impiegato e mi ricordo i comunistoni, i sindacalisti e gli operai con la bava alla bocca: “è giusto! chi ha la barca deve pagare”.

    A me sembrava una cazzata, perché prova tu a dare un definizione convincente di “bene di lusso”.

    E infatti adesso paghiamo tutti il 22% anche sulla farina (che il pane già cotto potrebbe essere definito facilmente bene di lusso).

    Secondo me rischiamo di essere il cavallo di troia delle liberalizzazioni e della monetarizzazione del soccorso (e magari in futuro anche della sanità tout court), altro che libertà in montagna!

  14. 13
    Alberto Benassi says:

    l’alpinismo costa troppo alla società??
    Allora i giudici della corte costituzionale che prendono più di 400.000,00€ all’anno!! certi burocrati che predono decine e decine di miglia di euri di pensione alla faccia di chi deve vivere con 600 miseri euri !!

    Questi quanto costano alla società??

  15. 12
    Stefano says:

    Come ha scritto Pier la nostra società accetta più o meno pacificamente di sostenere dei costi elevati per principio di solidarietà nei confronti di chi è colpito da una disgrazia o malattia. Anche nei confronti di chi ha una responsabilità evidente e consapevole di ciò che gli è successo. Perchè ci si accanisce soprattutto con gli alpinisti? Non sarà che il soccorso a pagamento è un ulteriore passo nell’affermazione che andare in montagna e accettare dei rischi è un comportamento socialmente inaccettabile?
    Fermo restando che evidenti abusi dell’elisoccorso devono essere combattutti, eventualmente anche con ticket o sanzioni; non però con la giustificazione che l’alpinismo costa troppo alla collettività

  16. 11
    Luigi Fantoni says:

    In linea di massima non posso che essere d’accordo su una formula che cerchi in un qualche modo di far sostenere costi a chi non necessiti realmente di soccorso (in particolare quando si parla di elicottero).
    Ma …. penso anche (non sono in realtà molto informato …..) che il servizio di elisoccorso il lombardia sia pagato con un costo fisso (mezzi, strutture, personale) i costi variabili sono le ore di volo (ma sono realmente variabili o appaltate a forfait ?) di queste ore di volo quelle in montagna sono veramente poca roba, di questa “poca roba” le ore per soccorrere chi non ne avrebbe bisogno sono un’ulteriore frazione ….
    Morale … ok valutare situazioni che facciano risparmiare alla comunità soldi, ma … non facciamo pagare a “tutti gli alpinisti” gli sprechi, la corruzione e la mal gestione dei servizi in Italia.

  17. 10
    GIANDO says:

    Certi ragionamenti andrebbero fatti con la testa e non con la pancia. La classica frase “E chi paga? Noi” l’ho sentita pronunciare anche da un italiano in occasione dell’incidente di cui fu vittima Michael Schumacher. Peccato, o per fortuna, che il malcapitato abbia rischiato di passare a miglior vita in Francia!! Della serie “l’ignoranza non ha confini”.
    Se devo essere sincero non me ne può fregar di meno di spendere due soldi per un’assicurazione (due soldi però perché se devo spendere la stessa cifra di una RC auto preferisco correre il rischio, considerando che in trent’anni di attività sono stato elitrasportato solo una volta per un incidente banalissimo occorsomi su un altrettanto banale sentiero).
    Francamente non sono d’accordo sul fatto che sia giusto assicurarsi per venire incontro al comune sentire. Allo stesso modo dovrebbe assicurarsi, tanto per fare un es., il tossicodipendente. Anche in questo caso vale, infatti, il principio del “se l’è andato a cercare”. No, questa storia non mi convince.
    E’ vero, ci sono persone che vanno in montagna non adeguatamente preparate ma mi piacerebbe sapere, dati alla mano, quanti sono gli incidenti e soprattutto quanti sono quelli veramente gravi e derivanti da impreparazione. Nel mio caso, per es., si trattò di uno scivolone, su classico sentiero, al termine di un sentiero attrezzato. Peraltro stavo ancora indossando tutta l’attrezzatura, casco compreso. La domanda è: se non l’avessi indossata sarebbe cambiato qualcosa? La risposta è NO ma per l’uomo della strada che passa il suo tempo libero al bar e a guardare la televisione, o per il giornalista di turno che deve sbarcare il lunario, sarei passato, comunque, per un imprudente succhia soldi della collettività. Per la cronaca, ero in Trentino e me la sono cavata con il ticket di 36,15 euro (avranno controllato se ero socio CAI? Boh, non lo so, a me non chiesero nulla).
    A fare della filosofia siamo bravi tutti così come a sancire dei principi che difficilmente trovano poi applicazione pratica a causa di un’infinità di variabili. Pertanto, l’unico ragionamento sensato che si possa fare non può prescindere da una valutazione dell’impatto economico sulla collettività, a mio parere assolutamente ridicolo.
    Ovvio che in certi casi verrebbe voglia di far pagare l’infortunato, non foss’altro per fargli comprendere che l’andare in montagna comporta rispetto, ma alla fine quanto esce dalle nostre tasche per il suo soccorso? Un euro all’anno? Credo molto meno. Se penso a quanti ce ne escono per pagare i vitalizi dorati di un manipolo di politici incompetenti mi vien da sorridere.

  18. 9
    Daniele Piccini says:

    Non ho mai sentito, dopo un incidente in montagna ” l’esperto del giorno dopo” dichiarare che era inevitabile, chi giudicherà quali sono i casi in cui si richiede il pagamento e quali no? Sarà istituita una scala di stupidità da 1 a 10 sulla quale richiedere i rimborsi? La maggior parte degli interventi avvengono per soccorrere persone inconsapevoli dei pericoli oggettivi e soggettivi in montagna ma proprio per la libertà che giustamente invochiamo e difendiamo dell’andar per monti, non possiamo limitare gli accessi né richiedere diplomi di sorta.
    I soccorritori sono dei volontari che mettono a disposizione meritevolmente la loro preparazione il loro tempo e la loro incolumità per i frequentatori della montagna a qualsiasi titolo e lo fanno ” a gratis” così secondo me deve restare.

  19. 8
    pier says:

    blitz,
    infatti io ho scritto che sond’accordo con lei e su un altro aspetto del discorso no e ho voluto estremizzare il discorso: se le libertà che ho citato (a cui penso si faccia riferimento anche nell’articolo, anche se non scritte) sono svincolate da ogni obbligo per l’adulto consenziente( mangia male, fuma, bevi, a quello che vuoi, anche peggio di un bambino.)nessuno ti dirà nulla se (ti/ci) causerai danni perchè tutti gli altri (la società) pagheranno per le tue scelte con cure mediche e tutto quello che serve (e mi sta bene, anche questo è il prezzo della libertà).

    allora, estremizzando, perchè non sono libero di andare vestito come voglio?
    non sono un troll,non voglio creare zizzania, ma applico al problema delle conseguenze logiche: oppure c’è libertà e libertà? ossia, per citare, c’è qualcuno che è più libero di me di fare quel che vuole della sua vita?
    (per rassicurarti, io vado coperto in montagna, uso le scarpe giuste e leggo bene il meteo 🙂

    ma è un discorso di principio.
    ciao

  20. 7
    antonio says:

    correggetemi se potete, ma quello che so io è che io soccorso che il cai paga è solo legato ad escursioni organizzate dalla tua sezione ed esclude se ti fai male per i fatti tuoi… non per niente sono stato iscritto al cai 27 anni e adesso non lo faccio piu..

  21. 6
    Blitz says:

    Pier se non ho capito male Francesca non ce l’ ha con chi parte attrezzato e preparato e gli accade l’ imponderabile, ma con chi scambia la montagna per il parco avventura dietro casa e non sa neanche cosa sta andando a fare e – per esempio – va a 3000 metri vestito da spiaggia e crepa assiderato (estate 2014 in Valle Aurina e alcuni anni fa sulla Civetta) o chi va in scarpe da ginnastica su terreno infame e si sfascia; non credo ce l’ abbia con chi parte preparato e attrezzato e magari si becca una frana o gli salta un appiglio e cade…

  22. 5
    pier says:

    Francesca, sono d’accordo con te ma anche no.

    sei libera, per es, di mangiare da mcdonald quanto vuoi (ed io non ti dico che DEVI mangiare più sano)
    e noi come società di pagarti le spese per ricovero infartuale, danni alla colonna per obesità, pastiglie contro la pressione alta etc etc
    sei lbera per es di fumare quanto vuoi (ed io non ti dco che DEVI smettere per evitare problemi), e noi (co società) di pagarti le cure per un tumore ai polmoni, salubri sedute termali etcetc
    sei libera di ascoltare la musica a palla (e non ti dico che DEVI abbassare per il tuo timpano) e no di pagarti le cure per la sordità precoce etc etc
    sei libera di bere alcolici tutto il giorno (e non ti dico che DEVI smettere) e noi di pagarti le cure per la cirrosi, un trapianto di fegato etc etc etc

    vorrei (voglio) essere libero di andare in montagna e contare sulla stessa solidarietà, senza essere trattato come un bambino e con prediche continue.

    sono troppo ingenuo?

  23. 4

    io concordo con ciò che ha detto Francesca. Purtroppo è anche vero che l’andare in montagna è divenuta una moda e un Bisness. Per cui son d’accordo di mettere un pagamento al chi si rende inprudente per non aver osservato certe regole di sicurezza.

  24. 3
    Alberto Benassi says:

    gli incidenti non avvengono sempre per stupidità o per imprudenza. A volte ci si impegna in cose molto impegnative e nonostante tutta la nostra preparazione e prudenza può succedere un incidente.
    Fare cose difficili e pericolose fa parte dell’essere alpinista.
    Sono stato nel soccorso alpino per 20 anni e l’ho sempre fatto pensando che un giorno ne potrei avere avuto bisogno anchio, visto che prima di essere soccorritore sono alpinista. Sinceramente non sono d’accordo con il soccorso a pagamento. Anche questa tendenza è un pò lo specchio di questa società: tutto è in base al denaro. Piano piano pagheremo anche l’aria che respiriamo.

  25. 2
    Francesca says:

    Io frequento la montagna,ci abito,sono iscritta al CAI da quando sono nata….e sono d’accordo che a chi si fa soccorrere per stupidità debba essere addossata almeno una parte dei costi,se vai in montagna ti DEVI vestire adeguatamente,DEVI informarti sulle condizioni meteo,DEVI fare gite,ascensioni,o qualunque altra cosa in funzione delle tue capacità…cioè DEVI USARE IL CERVELLO.

  26. 1
    Anonimo says:

    La storia dell’alpinismo è costellata di ascensioni limite e di soccorsi epici.Se si applicasse lo stesso criterio a chi si fa male e normalmente viene soccorso, in tutte le casistiche, non so quanti sarebbero veramente completamente a carico del S.S.N.!Personalmente non concordo, anche alla luce che (comunque), alpinismo ed escursionismo hanno un grande impatto ed indotto turistico.Tutto ciò gioverà solo al CAI, alle Assicurazioni ed ai produttori di materiale tecnico (vedi Artva).Si è voluta trasformare la Montagna in un grande luna park, ed ora ci si lamenta dei costi….e no!Parere personale, ovvio!

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