Al soccorso! Anzi, no!

Al soccorso! Anzi, no!
(un triplo quasi soccorso sul Pizzo Intermesoli)
di Lucio Virzì
(pubblicato su appennino.tv il 3 agosto 2021)

L’amico Paolo De Luca, maestro di sci e accompagnatore di media montagna, che risiede a Pietracamela (TE) ci riferisce un episodio che ha dell’incredibile.

Lunedì 2 agosto 2021, alle ore 17, alla centrale operativa dei Vigili del Fuoco di Teramo è giunta una chiamata di soccorso dalla montagna di Intermesoli di Pietracamela (TE) – Gran Sasso d’Italia, dove due ragazzi (con un cagnolino) risultavano dispersi.

I Vigili del Fuoco, impegnati dal giorno precedente con tutte le risorse per fronteggiare gli incendi nell’intero territorio della provincia di Teramo, hanno comunque inviato, nella zona di Intermesoli, il primo velivolo disponibile ossia un elicottero del corpo proveniente addirittura da Roma. L’equipaggio del velivolo dei VVFF ha individuato immediatamente i ragazzi ma subito è dovuto rientrare a Roma per effettuare rifornimento di carburante.

Il Pizzo d’Intermesoli

Nel frattempo si è liberato l’elicottero dei Vigili del Fuoco di Pescara: immediatamente i pompieri teramani hanno inviato nella montagna di Intermesoli il velivolo del corpo proveniente dalle zone degli incendi che hanno devastato Pescara e la Provincia di Teramo oltre a squadre via terra. Anche in questo caso gli aero soccorritori dei Vigili del Fuoco hanno individuato subito i due ragazzi e il cagnolino.

Non abbiamo bisogno di aiuto, raggiungiamo il paese di Intermesoli da soli” così hanno risposto i due ragazzi al comandante dell’elicottero dei Vigili del Fuoco del nucleo di Pescara che stava per verricellarli.
Naturalmente l’elicottero dei Vigili del Fuoco è rientrato all’aeroporto di Pescara in seguito al diniego di aiuto da parte dei due ragazzi.

Non è finita qui.
Mentre l’elicottero dei VVFF rientrava all’aeroporto di Pescara, nella zona della montagna di Intermesoli è stato inviato anche l’elisoccorso 118. L’equipaggio dell’eliambulanza della Regione Abruzzo ha individuato subito i due ragazzi con il cagnolino e anche in questo caso il pilota dell’elicottero 118 si è sentito dire dai due ragazzi che gli stessi non avevano bisogno di aiuto.

Fino a oggi, personalmente ero a conoscenza di un solo velivolo pubblico utilizzato come elitaxi ad ogni chiamata di soccorso alpino.
Tre elicotteri pubblici per andare a soccorrere due ragazzi, i quali rifiutano di essere aiutati, mi sembra veramente una esagerazione, uno sperpero di denaro pubblico“.

Abbiamo sentito al telefono un responsabile del servizio di soccorso dei VVFF: questi ha confermato le circostanze aggiungendo ulteriori, sconcertanti, dettagli.

La richiesta di soccorso è giunta telefonicamente tramite il comando dei CC di Pietracamela. La richiesta di soccorso che hanno ricevuto è arrivata da un gruppo di persone non definito disperso in zona Pizzo di Intermesoli.

Immediatamente il comando dei VVFF di Teramo si è attivato per una ricerca con un elicottero ma, poiché il mezzo più vicino era impegnato per incendi in zona Pescara è stato richiesto un mezzo a Roma. Nel frattempo è stato tentato un contatto telefonico con i dispersi, centinaia di chiamate, ma nessun contatto, i CC avevano accennato che il gruppo riferiva di avere i cellulari scarichi.

In mezz’ora l’elicottero da Roma si trovava in zona e cominciava la ricerca.
Trovandosi a corto di carburante veniva richiesto l’intervento di un altro mezzo che veniva distolto dagli incendi, e contemporaneamente venivano allertate le squadre di terra del CNSAS.

Il secondo elicottero dei VVFF giunto in zona, essendo ormai quasi sera e non abilitato alle operazioni notturne, richiedeva l’intervento del 118 con l’elisoccorso.

Ormai a sera, l’elicottero del 118 individuava due ragazzi con un cane in una zona priva di rischi e, abbassandosi gli chiedeva se avessero bisogno di aiuto: ricevendo chiara risposta negativa, si sono allontanati proseguendo le ricerche.

Dopo qualche tempo ritrovando i due, ed essendo ormai sera, hanno ripetuto la richiesta, questa volta accolta, ed hanno imbarcato i due con il cane quando erano a non più di 20 minuti da Intermesoli.

Successivamente è stato accertato che l’allarme iniziale era stato lanciato proprio da loro.

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Al soccorso! Anzi, no! ultima modifica: 2021-09-20T05:46:00+02:00 da GognaBlog

28 pensieri su “Al soccorso! Anzi, no!”

  1. 28
    Riva Guido says:

    SOS . . . SOS . . . SOS . . . SOS . . . SOS . . . SOS. Cercasi disperatamente oculista, bollino rosso!

  2. 27
    Roberto Pasini says:

    Sempre Riva. Ti faccio un esempio concreto. Il sentiero Roma. Quando fanno il trofeo Kima gli eventuali canali o traversi ostici vengono assicurati e gli atleti possono accontentarsi dei ramponcini. Fuori dalla gara io mi sono sempre portato i ramponi normali e a volte ho visto persone in difficoltà che si erano portate i ramponcini, ad esempio per salire al colle finale che porta alla Ponti. 

  3. 26
    Roberto Pasini says:

    Riva. La pratica dell’uso dei ramponcini nel trail running è ormai consolidata. Vengono usati anche su ghiaccio ma senza pendenze significative o quasi a meno che si tratti di solo nevischio e allora si può osare di più. Io ne ho due paia. Uno molto minimalista che va bene su terreni morbidi e uno più strutturato con punte più lunghe che uso ad esempio nei sentieri sassosi in discesa dove ci potrebbe essere qualche pezzo ghiacciato. Le punte sono minori di numero, più corte di quelle dei ramponi classici, non ci sono punte frontali ma non sono arrotondate, anzi. Devi stare attento quando li riponi nello zainetto. Infatti sono venduti in borsettine rigide. In molte manifestazioni sono obbligatori. Quando faccio il volontario uno dei compiti è proprio di controllare lo zaino ai corridori. Purtroppo succede oggi che molti runner, imitando i campioni, tendano ad andare in quota, su quel terreno intermedio tra alpinismo, escursionismo veloce e trail running spinto e li’ nascono i guai perché possono essere totalmente inadeguati e anche qualche top ha fatto figure di palta e sono dovuti andare a prenderlo. Non voglio fare pubblicità alle ditte ma se vuoi vedere come vengono “venduti” cerca in internet e guarda i siti dei produttori più famosi. C’è un’ampia gamma di modelli per vari usi.

  4. 25
    Riva Guido says:

    @ Pasini al 24. “Tutti i produttori di ramponcini specificano in modo chiaro che vanno usati in piano o su pendenze minime”. Su che tipo di terreno? Neve pressata o anche ghiaccio vivo? Io non ho mai letto quelle istruzioni perchè non li acquisterei mai. Hai mai osservato come sono arrtondate le punte di quei ramponcini rispetto alle punte dei ramponi tradizionali? Sono arrotondate per esigenze produttive.

  5. 24
    Roberto Pasini says:

    Luigi. Un ramponcino da trail pesa circa 300 g. Un rampone tradizionale superleggero circa 800 g., anche se costa decisamente di più. Molti (visto coi miei occhi) per 500 g corrono inutili rischi manco dovessero fare il record del mondo e 10o / 120 € di differenza non valessero un intervento del soccorso o i costi di un infortunio da scivolata. Tutti i produttori di ramponcini specificano in modo chiaro che vanno usati in piano o su pendenze minime. Chi ne fa un uso improprio o è un incompetente o un irresponsabile. Purtroppo. 

  6. 23
    Luigi says:

    25 settembre 2021
    3 escursionisti soccorsi sulla vedretta del Pizzo Redorta (Alpi Orobie)calzavano ramponcini e per questo non erano più in grado di muoversi . Di questo passo rischiamo davvero di dover andare in montagna muniti di patentino o cose simili.

  7. 22
    Riva Guido says:

    E’ la Democrazia, bellezza! Articolo n. 1 della più bella Costituzione del Mondo.

  8. 21
    Antoniomereu says:

    Nei primi anni 80 dopo eventi straordinari si comincia a pensare a un coordinamento centralizzato tra corpi di primo intervento  prende vita nel 91 a Bologna il 118 che piano piano diviene istituzionale e lentamente con la totale copertura territoriale entra nelle parole e nei gesti di tutti noi nella quotidianità fino all altro ieri 😉e ancor oggi..
    1980 —-1991 =113 +115+118/cnsan × variante tempo + Europa.
    {1991~2010=112 [2021]}+ bz e tn=10 rimanenti regioni senza numero unico ad oggi.
     

  9. 20
    bruno telleschi says:

    In Italia i problemi che dipendono dall’educazione dei cittadini si mescolano spesso con l’inefficienza dello stato. Il 112, cioè il numero unico europeo per le emergenze voluto dall’Unione Europea nel lontano 1991, fu introdotto in Italia solo a partire dal 2010. A quanto pare però, funziona solo in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Trentino-Sud Tirolo, Friuli, Toscana, Marche, Umbria, Lazio e Sicilia. Forse in Abruzzo aspettano le prossime elezioni!
     

  10. 19
    Antoniomereu says:

    17 @ Albert 
     
     
     
    mi sono informato l Eli pare sia arrivato alle 3 cime alle 7 del mattino con l inizio dell albeggiare che guardando bene le foto si intravede…
    Questo non cambia comunque nulla nella sostanza ma almeno il bivacco sembra ci sia stato …😏

  11. 18
    albert says:

    https://www.ecovicentino.it/asiago/70enne-si-smarrisce-in-malga-chiede-aiuto-e-anziche-attendere-i-soccorsi-torna-a-casa/
    I soccorritori sono molto pazienti e resilienti..ci sarebbe da gettare la spugna.!
    https://www.ecovicentino.it/asiago/enego/sette-ex-alpini-dellana-bloccati-sullortigara-salvati-in-serata-dal-soccorso-alpino/
    Non c’e’due senza ….3,…+1…+1…+1…https://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2021/09/21/news/si-perde-nella-notte-lungo-il-minazio-salvata-escursionista-americana-1.40726255
    tra qualche giorno inizieranno i soccoorsi ai cercatori di funghi, di castagne,  ai cacciatori e poi…le scivolate  su strati di ghiaccio occultati da foglie secche.

  12. 17
    albert says:

    http://www.lavocedelnordest.eu/tre-cime-di-lavaredo-spettacolare-salvataggio-notturno-dellaiut-alpin/
      Adesso per non portarsi un piumino   , viveri e acqua nello zaino ed affrontare un bivacco in parete  non estremo, si preferisce chiamare l’elicottero..tanto c’e’pure il riflettore per interventi notturni…

  13. 16
    albert says:

    notizia di oggi:soccorso a Sappada un CINQUANTENNE che essendosi perso, aveva indirizzato i soccorsi dicendo di essere “nelle vicinanze “di un laghetto per la pesca di trote di allevamento..INVECE ERA MOLTO MOLTO PIU’ IN ALTO E SPOsTATO AD OVEST IN ZONA DI ESCURSIONI IMPORTANTI E BIVACCO COLLOCATO A RIPROVA CHE NON ERA ZONA TURISTICA PER PASSEGGIATINE DA DIPORTO..  alcuni (con  tanto di panza ) non perderanno occasione e  diranno allora che “bisogna ristabilire la naja meglio  alpina”(ovvero tanto addestramento formale per le sfilate e poco o niente uso individuale  di carte IGM )O basterebbe “imparare le tabelline o l’ABC”con esempi ,da qualsiasi fonte?L’accesso “facile” alla chiamata di soccorso sembra autorizzare un ingenuo approccio..come viene viene.

  14. 15
    fabio pellegrini says:

    @Albert è vero, ci sta per l’amor di dio il supporto delle istituzioni scolastiche… però il vero fulcro educativo è la famiglia: i miei mi  fecero frequentare il CAI  e le guide alpine nonché corsi di vela da piccino nei centri della Lega Navale per avvicinarmi con cognizione di causa alla natura attraverso lo sport e l’aspetto ludico…solo così e affiancandoti a gente veramente esperta e capace ricevi le giuste nozioni comportamentali per andar per monti o mari…luoghi dove la condizione estrema è dietro l’angolo

  15. 14
    albert says:

    commento 13: dipende anche da scuola a scuola. Certe scuole a tempo prolungato schiantano gli allievi con tonnellate di schede  di esercizi e pure ne assegnano per casa (quizzomania).Altre chiamano esperti in vari settori e pure alpinisti, guide ecologiche ,sanitari , assitenti sociali, vigili urbani.. alcuni vengono gratuitamente altri vengono remunerati  con  appositi fondi  nel bilancio d’istituto..Potrebbero anche  educare i genitori, ma nemo propheta in patria, meglio altri personaggi carismatici  ed in gruppo di coetanei.Alcune scuole organizzano la gita nel parco  o escursione montana , o permanenza di piu’ giorni, anche se e’ difficile resistere a richieste per mega parchi gioco, citta’ del divertimento.Alle superi poi premono per capitali estere, e mai hanno visitato  dolomiti a poche ore di  pullman…e con una carta scala  al 1:25mila in mano neppure riescono a ricavarne i nomi delle cime.

  16. 13
    Fabio says:

    Manca l’educazione al confronto con la natura…manca la cultura dell’escursione, la preparazione preventiva della gita, corrisposte dagli eccessi dovuti a telefonino ammenicolo altamente deresponsabilizzante e l’innegabile interventismo quasi ossessivo della macchina dei soccorsi in questo caso. Un passo indietro tutti please

  17. 12
    albert says:

    “Essere ciò che si fa è realizzare la miglior sicurezza”….ma ai giovani concediamo di sbagliare, di accumulare esperienza.Lasciandoli gestire a genitori iperprotettivi, andrebbero  fino a 50 anni solo al mare e neppure in acqua..sempre “troppo fredda troppo mossa , digestione non ancora terminata…”Lo  sci al massimo su pistina baby per tutta la vita..arrampicata solo in palestra boulder alta max 2 metri con materassone alla base.
    Molti vanno in mountain bike poderose , vestiti ed equipaggiati al 100% come gli agonisti, ma per i cambi si regolano guardando  i numeretti apposti alle leve e non alle sensazioni del fisico,la dotazione di freni a disco poderosi..a volte li fa schiantare in discesa per mancanza di controllo..pensano sempre di salvarsi all’ultimo, con una stretta di mani.

  18. 11
    Danilo Heritier says:

    Una delle tante cose che non funzionano in Italia.Ho fatto parte del soccorso alpino. Ed ho visto già vent’anni fa questa concorrenza con i vigili del fuoco !! Ognuno dovrebbe fare il proprio mestiere.Per quanto riguarda questo caso, come tanti altri, bisognerebbe istituire una tariffa in base alle chiamate ( assurde!!) e di comodo di persone che in montagna non ci dovrebbero proprio andare.

  19. 10
    Paolo says:

    Brutto da dire, ma sempre più speso mi capita di pensare che, tra i vari enti preposti al soccorso, ci sia una sorta di gara a chi effettua l’intervento per primo e si prende il merito… Coordinare meglio i soccorsi farebbe risparmiare un bel po’ di soldini dei contribuenti.

  20. 9
    lorenzo merlo says:

    “Non esiste una risposta corretta e una risposta sbagliata”, chiarisce il Soccorso Alpino e Speleologico. Aggiungendo che, quando si voglia affrontare in solitaria itinerari di media e alta montagna “é opportuno seguire delle regole che riducono i rischi.”
    Concentrare l’attenzione sugli aspetti poi elencati nel pezzo, forma e conforta menti che esauriscono la sicurezza nella sua dimensione tecnica, uno strato di domopak sull’infinito che siamo.
    Vestirsi di rosso e lasciare un messaggio sulla destinazione, eccetera va da sé se la concezione della sicurezza è dedicata al come si va in natura, alla relazione con noi stessi e con ciò che stiamo facendo.
    Essere ciò che si fa è realizzare la miglior sicurezza.
    Eseguire un’intenzione è cosa disponibile ad essere inquinata da moventi estranei alla nostra condizione di fondo e del momento. Apre agli inconvenienti.

  21. 8
    Giuseppe Balsamo says:

    Non so se proprio il primo motivo, ma condivido.
    Grazie per la risposta, continuo tuttavia a non capire cosa c’è di male nel lasciar detto dove si va, nel vestirsi con colori visibili e nell’avere con sè un minimo di attrezzatura.
    Che la sicurezza non si concentri (solo) in questo (nè tantomeno sulla possibilità del soccorso da parte di altri) sono d’accordo, ma a me non sembra che l’articolo di montagna.tv da te citato lo lasciasse intendere.
     
    P.S. Forse dovremmo anche chiarire cosa intendiamo per sicurezza in questo ambito.

  22. 7
    lorenzo merlo says:

    La sicurezza concentrata sull’esterno a noi, sull’aquisibile quali materiali e saperi vari è il primo motivo degli inconvenienti. 

  23. 6
    Giuseppe Balsamo says:

    @3 Merlo, non ho capito cosa c’è che non va (se c’è) nell’articolo di montagna.tv che hai segnalato.
    In montagna ci vado quasi sempre da solo e alcuni di quei consigli li metto effettivamente in pratica (5 e 6 no: fuori sentiero ci vado eccome, e un’app di tracciamento anche no).
    Non baso certamente la mia sicurezza sul fatto che possa esserci qualcun altro che mi viene a recuperare, tuttavia può sempre succedere l’evento imprevisto (anche del tutto fortuito).
    Sempre se ti va di spiegare, naturalmente.
     
    P.S. Ci sono stato qualche anno fa (da solo) sulle due cime d’Intermesoli. Bell’ambiente isolato.
    Comunque in quelle zone gli elicotteri volano spesso. Fermarsi un poco a osservare la fauna nei pressi del saltino attrezzato che porta al Franchetti può aiutare a farsi un’idea dei possibili motivi.

  24. 5
    Davide says:

    Diciamo che un minimo di coordinamento è mancato a prescindere dal tira e molla dei due col cagnolino al seguito. 

  25. 4
    Antoniomereu says:

    L intera vicenda è comunque strana e sicuramente scoordinata, il primo Eli non poteva rifornirsi nei pressi in altro loco VV FF ?e comunque 5 minuti in più non erano sufficienti per accertare definitivamente la situazione. . . !?credo che qualche litro di margine ci sia ?O no?
    Ancora ;nel secondo volo é evidente una scarsa comunicazione tra vigili e soccorso alpino…peccato… sia per le risorse e sia per il solito al lupo al lupo gridato da gente ( senza  uno striscio) impreparata sia nella percorrenza dei monti sia nell uso del telefono che peraltro dopo 300 probabili  foto risulta scarico. 
    Tra parentesi i VERI alpinisti per orgoglio e verginità da curriculum spesso se la vedono da soli…senza mandare a rischiare altre vite e stare sulle spese 
    Solito sanj 
     

  26. 3
    lorenzo merlo says:

    Un ottimo decalogo per indicenti e soccorso venduto come sicurezza.
    https://www.montagna.tv/188277/in-montagna-da-soli-si-o-no/
    Drammatico puntare sulla sicurezza esogena. Le parti vanno invertite.

  27. 2
    Carlo Crovella says:

    E’ una delle inevitabili conseguenze del mito della sicurezza ad ogni costo, cioè della cosiddetta società sicuritaria: al minimo stormir di fronde, senza prendersi la briga di verificare fino in fondo, viene subito dato l’allarme quasi con un’ossessione che rimbalza di livello in livello (anche perché l’altra faccia della società sicuritaria è la “caccia alle streghe” a carico di eventuali responsabili di negligenze e superficialità nei messaggi: per cui, nel dubbio, fai partire cmq la procedura del soccorso, così nessuno ti accuserà…).  Episodi del genere vanno a scapito degli alpinisti “veri” che si troveranno “veramente” in difficoltà, per cui tali episodi vanno stigmatizzati senza indugio e con severità. Io, poi, sono uno che va per le spicce e, verso i due, mi prudono già le mani…

  28. 1
    albert says:

     Se sono minorenni,ci sarebbe da invocare educazione alla montagna a scuola.Comunque per le spese, rivolgersi ai genitori o ad assicurazione. anche perche’rimane un dubbio:negare di aver bisogno di soccorso e’stata idea loro o suggerita per sfuggire al conto alto?Presumibilmente contabili e legali sono al lavoro.

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