La campionessa di Speed Skiing: “Al 98% di pendenza le decisioni si prendono nell’arco di un respiro. La paura? Averla è fondamentale. Dal mio casco si vede pochissimo. Non sono d’accordo con la Vonn”.
Valentina Greggio
(la sciatrice più veloce al mondo: “toccare i 250 km è un’ossessione”)
di Flavio Vanetti
(pubblicato su corrieredellasera.it il 13 aprile 2026)
Questi sono i suoi attrezzi per un mestiere che si chiamava KL, chilometro lanciato, mentre ora è lo Speed Skiing: sci studiati dagli ingegneri della Dallara, l’azienda di auto da corsa; una tuta che non fa passare un filo d’aria, «una seconda pelle, ma di plastica»; spoiler per ottimizzare l’aerodinamica; un casco a cuneo con una mini-visiera «dalla quale non si vede un tubo», così ricco di segreti «che chi lo guarda o lo tocca — dice ridendo — deve essere poi ucciso» (noi l’abbiamo fatto, ma ci ha risparmiato).
Quindi, lo scenario: una partenza dalla sommità dei 1200 metri della striscia di Vars, Francia, dove ti ritrovi a tu per tu con il 98% di pendenza («A volte si parte più in basso e quel punto lo raggiungi calandoti con una corda») e con la prospettiva di superare i 200 orari in 6 secondi. Il tratto cronometrato è la media dei 100 metri finali. Ecco, miscelate e avrete il senso del record dei 248,270 km/h raggiunti da Valentina Greggio da Verbania, ora residente a Masera, 35 anni, anche alpinista, «tuttologa» dello sport, una ragazza spiritosa dagli occhi di ghiaccio: è la donna più veloce al mondo sulla neve.
Valentina, com’è il mondo dallo start della pista?
«È una vertigine bianca. Come direbbero i buddhisti, devo decidere nell’arco di un respiro. Aggiungo: trovando la carica migliore per scendere più veloce».
Preferisce il soprannome Vale Jet o Speedy Vale?
«Adesso tutti mi chiamano Vale Jet».
Nel 2016 era arrivata a 247,083: quel primato è rimasto lì per due lustri, bello e impossibile per tutte, perfino per lei.
«È strano che nessuna sia riuscita a ritoccarlo e che alla fine sia stata io a farcela, battendo me stessa».
Ha fermato il tempo o l’ha galoppato?
«Sono stati 10 anni impegnativi, alcuni catastrofici. Puntavo alla sopravvivenza, pensavo di smettere. Gli ultimi tre, invece, li ho galoppati sull’onda di cambiamenti decisivi. Quali? Uno su tutti: tornare al punto zero dopo aver provato soluzioni altrui che hanno creato solo pasticci. Ho poi capito che serviva un supporto: di qui il rapporto con la Dallara, una seconda famiglia».
È stata di nuovo paragonata a un uomo, Simon Billy, quello del record da 255,500 nel 2023. Quanto le procura gioia?
«Tutto è partito per gioco. Dicevano che vincevo perché le rivali erano scarse. Ho voluto dimostrare che sono forte io e allo staff della Dallara ho detto: “Dobbiamo battere gli uomini”».
Però non era d’accordo con Lindsey Vonn quando voleva competere con i maschi.
«Resto di quell’idea: gli uomini hanno un fisico differente. Ma per crescere osservo tutti, a maggior ragione chi mi sta davanti. Sto osservando molto Billy: ha avuto una stagione pazzesca, salvo rendere di meno nei giorni dei tentativi di record».
Valentina Greggio è femminista?
«Odio i maschilisti, ma non sono femminista. Rischio che la mia immagine sia usata a mo’ di bandiera? Già succede, però ho solo dimostrato che una donna può valere quanto un uomo in certe discipline».
Questo record chiude un cerchio o è l’inizio di un nuovo ciclo?
«Ci devo pensare: è passato troppo poco tempo e so che prima o poi dovrò smettere».
I 250 orari sono una sfida o un’ossessione?
«Non sono un’ossessione, so che posso arrivare a quel limite. Ma in questo sport tutto deve andare per il verso giusto. E devi saper sfruttare le occasioni: ho stabilito il record alle 14.30, non era mai accaduto che si partisse così tardi».
La Valentina di oggi quanto si sente diversa dalla ragazza di 10 anni fa?
«Ci sono differenze nel modo di allenarmi, nei recuperi, nella preparazione, sul piano mentale: sono più matura, vivo le emozioni in un altro modo».
Vedendo anche Federica Brignone, l’età della piena affermazione pare essere dopo i 30 anni.
«L’età anagrafica non corrisponde mai a quella biologica. Tutto si lega al punto di maturazione: lo si raggiunge con la calma e la serenità portata dagli anni».
Lo scorrere del tempo la intriga o la spaventa?
«Mi spaventa: sto invecchiando, dovrò smettere di “giocare”».
Dieci anni fa si arrangiava con lavoretti vari: maestra di sci e preparatrice atletica, ma anche bagnina e cameriera. Ora come va?
«Sono sempre maestra di sci, ma mi sono laureata in Scienze motorie e insegno a scuola. Non a tempo pieno, a causa dello sport: qua e là devo mettermi in aspettativa. Un tempo facevo troppe cose, ora so ritagliarmi spazi per me stessa».
Si sente sexy con quella tuta?
«Non ho idea. Ma quella tuta l’abbiamo tutte, per cui eventualmente siamo tutte sexy».
La femminilità dei 35 anni è diversa da quella di 10 anni prima? Poserebbe per un calendario?
«Parto dalla seconda domanda: non lo so, dipenderebbe da molte cose. Quanto alla femminilità di oggi, sì, è diversa. Ma mi piace sempre valorizzare il volto e il fisico: lo sport non deve stravolgere l’identità di una donna».
Una famiglia, dei figli…
«Ogni tanto ci penso, ma devo riflettere. Intanto il moroso aspetta… Come vive il mio sport? Be’, mi segue: è nella squadra. Non è più quello del 2016, meno male: lui era uno dei problemi».
Come interagiscono la Valentina dello sci di velocità e quella dell’extra sport?
«All’inizio non volevo che gli studenti sapessero dello sci di velocità, non cercavo la stima e la fiducia per quello. Nella vita di tutti i giorni voglio essere considerata una persona normale».
Dieci anni fa diceva che questo sport comportava sacrifici economici. Come va ora con il money?
«No money… (risata). Dai, va un po’ meglio: la Dallara, per dire, si fa carico delle spese tecnologiche. Noi dello sci di velocità dovremmo essere valorizzati di più? L’ormai ex presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, ha dato dei dilettanti a quelli degli altri sport, ma noi stiamo facendo di più di professionisti che fanno solo quello e guadagnano una paccata di soldi. Quindi che spunti Robin Hood per togliere al calcio e dare alle altre discipline».
Lei è del 1991, tra Federica Brignone, del 1990, e Sofia Goggia, del 1992: siete la Trinità azzurra delle nevi?
«Tutte e tre siamo sugli sci, ma il mio sport non c’entra molto con il loro: io vado diritta, Federica e Sofia devono curvare e saltare. Ammiro entrambe, per le vittorie ma anche per la capacità di ripartire dopo gravi infortuni: questione di mentalità».
Anche stavolta, mentre scendeva, si è chiesta quanto mancasse?
«No, la mente umana è incredibile: quest’anno sono partita più volte dalla vetta di Vars, mai mi era capitato nella carriera. È bastato a farmi scendere a velocità altissime e ad avere percezioni diverse».
Ha rifatto il sogno del 2016, che non volle rivelare prima del tentativo di record?
«No. E un po’ mi è spiaciuto, sarebbe stato di buon auspicio, ma ce l’ho fatta ugualmente».
Dice di cantare, mentre scende.
«Stavolta solo in una prova, non ricordo quale».
Per gestire la pressione usa rituali, trucchi, manie?
«Sono metodica e scaramantica, non voglio che ci siano elementi di disturbo: del tentativo di record non ho detto niente a nessuno».
Riesce a visualizzare il coraggio come un compagno?
«Se non è una persona fisica, è qualcosa che comunque esiste. Al Mondiale avevo dei problemi e non sapevo che cosa fare. Mi sono detta: “Lasci vincere la medaglia ad altre?”. Non mi è sembrato il caso. Allora l’ho chiamato: “Coraggio, vieni con me”».
Alla velocità si dà del tu o del lei?
«Sempre del lei. Come alla montagna. È un senso di rispetto da usare pure in auto».
Con la paura si stringe un patto di non belligeranza?
«Sì. Io riesco nasconderla in qualche mio angolo e a far emergere la grinta. Però avere paura è fondamentale; fa rimanere concentrati e nella realtà. Tra l’altro, ho paura di alcune cose, ad esempio di certi animali».
Ha una frase come motto: «Se puoi sognare, puoi farlo».
«È sempre vera ed è verificata. Non ho mai smesso di immaginare, anche nei momenti più duri. E sono arrivata dove volevo».
Il commento
di Carlo Crovella
“Speed Skiing”: fa ancora parte del concetto di sci?
Per quanto appassionato del KL (Kilometro Lanciato) di Cervina degli anni Settanta, da un po’ di tempo in qua ho iniziato a nutrire qualche dubbip in merito. Lo sci è arabescare sulla neve, mantenendo sempre il controllo di ciò che succede. Alle altissime velocità, mi sa che l’assoluto controllo è una chimera.
Ma sentiamo cosa ne pensa la lady indiscussa della disciplina, non a caso soprannominata “Vale Jet” e fresca reduce dall’aver registrato il nuovo record mondiale di velocità
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Grazia, ma cosa farnetichi?
Questa ragazza fa una cosa in cui è la più brava tra gli esseri umani di sesso femminile.
Ma lo sai quanto difficile è quello che fa? Hai una vaga idea?
Io mi auguro che questo sport riscuota sempre più interesse e gli atleti che lo praticano guadagnino milioni.
Inoltre questa ragazza si finanzia con lavori normali pur di mantenere vivo il suo sogno. I suoi allievi avranno da lei qualcosa di speciale di sicuro. Magari più di quanto possano avere da certi insegnanti. Magari no.
Forse non hai idea di cosa si tratti…
Nel “93 sulla pista di Les Arcs ho provato anch’io quello che allora si chiamava kilometro lanciato, raggiungendo i 149 km/h con un’attrezzatura noleggiata. Ai tempi si poteva. L’idea che la Greggio scenda a 100 km/h più veloce me la fa ammirare sconsideratamente.
Poi non ho capito la sua storia sulla garetta di corsa in cui non avresti accettato un premio in denaro. Potevi correre per tuo piacere senza iscriverti alla gara, no?
W lo sci di velocità, sport praticato da atleti originali, sicuramente appassionati e ancora genuini!
Non importa che l’aspettativa sia più o meno retribuita, ma che a rimetterci siano gli allievi, visto il sistema scolastico vigente, si ritrovano con un sostituto che farà un lavoro sommario, essendo temporaneo.
I piloti di Formula Uno sono strapagati per correre come dei pazzi in un circuito – mi pare molto simile allo sport della protagonista. Bellissimo che si impegni e riesca in una pratica, ma non necessario che la si paghi per farlo!
L’aspettativa può anche essere non retribuita ( sebbene in questo caso resti comunque un privilegio). Cosa hanno a che fare i piloti di Formula Uno?
Sig.Pitruzzella la Signora non ê l eroina del Sig.Cominetti ma il risultato dell’essere se stessa e in quello cui crede.Amen
Marcello, la tua super eroina dice che per guadagnarsi da vivere insegna anche a scuola, prendendosi delle aspettative che le permettano di giocare – poiché di questo si tratta.
Pensare di poter essere retribuita per questo mi sembra un po’ esagerato, così come accade per i piloti di formula uno.
L’unica volta in cui ho percepito del denaro per aver vinto una gara di corsa mi sono sentita spaesata, poiché sentivo fuori luogo essere pagata per qualcosa che facevo per divertirmi e che, per di più, non comportava molto sforzo.
14 e 15, lasciate stare il peyote che vi fa male.
Coetanei o meno, troppe persone sulle piste scendono al di la’ delle possibilità date dal loro controllo e dal traffico in pista , ed altri ne fanno le spese.
Del resto gli hanno detto che essere fighi è quello.
E’ l’effetto emulazione che è pericoloso. La società attuale spara questi esempi e nella massa alcuni si identificano. Capita nello sci come in mille altre risvolti della vita, anche oltre la montagna. Mi capita di vedere miei coetanei e anche 70-80 enni, che scendono a rotta di collo tutti carvati come se fossero in coppa del mondo. Io non invidio nessuno, meno che mai gli atleti, ma trovo ridicoli quelli che pensano di emularli.
Io credo che sia come intervistare i recordman di velocità sul lago salato e dire che è pur sempre automobilismo.
Io credo che sia come intervistare i recordman di velocità sul lago salato e dire che è pur sempre automobilismo.
248.74 km/h è ben lontano dai 250 citati.
Come dire 6º grado una via di 2º.
Per aggiungere quella “piccola” differenza ci vorranno anni di studi ingegneristici e una forse irraggiungibile motivazione psicologica!
Brava, e speriamo riesca ad insegnare ai suoi allievi ciò che serve per avere la sua forza.
Nessuno ce l’ha con chi va piano o disegna gli arabeschi sulla neve sciando.
Il commento “tutto compreso ” di Crovella, secondo me, non c’azzecca con l’articolo.
Sarebbe come se al termine di un’intervista a Hamilton uno dicesse: per me l’automobilismo è andare a fare la spesa con la Panda.
Lo sci ha diverse specialità e quella della massima velocità, piaccia o no, è una di loro. Ad esempio a me affascina molto sia dal punto di vista tecnologico ( avete presente cosa fa la Dallara?) che da quello psico-fisico dell’atleta.
Comunque per guadagnarsi da vivere, questa ragazza fa la maestra di sci e lì gli arabeschi li disegni eccome. Anche se la tua passione è fare i 250 km/h.
Non capisco proprio anche la questione dei vegliardi che vanno piano e si fermano a mangiare il panino o a sbinocolare le cime. Nessuno ce l’ha con loro ma non prendetevela con questa atleta ai massimi livelli perché fate solo la figura degli invidiosi anche un po’ zotici.
Bella la citazione: “Lo sci è arabescare sulla neve, mantenendo sempre il controllo di ciò che succede. Alle altissime velocità, mi sa che l’assoluto controllo è una chimera.”
Per i “romantici” della montagna e della neve in particolare, concordo pienamente.
Uno sponsor citava: “la potenza è nulla, senza controllo”.
E non è vero che il controllo vada in contrasto con la velocitá, con l’adrenalina di raggiungere certi traguardi.
Lo vediamo spesso in tutte le comoetizioni del caso.
Complimenti a Valentina per le sue grandi performance e la sua determinata, ma razionale perseverenza.
Nessuno dice che sciare a 250 kmh sia facile o banale , ma bullizzare chi usa gli sci per sciare è una bella stronzata..
Questa donna ha raggiunto un grande obiettivo ed ha praticamente eguagliato le prestazioni maschili come molte arrampicatrici sportive ; come qualcuno scrive qua sotto non è che se uno non fa’ la libera di coppa del mondo senza un legamento e con un ginocchio protesico , passando i successivi 6 mesi in ospedale sia uno sciatore mancato “Che non ci arriva all’uva”…
Dovrebbe andare a tenere dei corsi di formazione al ministero di Grazia e Giustizia, visto che la giustizia italiana è la più lenta d’Europa
Viva i vecchierelli che vanno piano, che si godono il panorama, che si fermano a scattare foto, magari stravaccandosi in un prato (se d’estate) o seduti sugli sci a binocolare le cime circostanti. Andare piano è un’arte e permette di tenere sotto controllo la situazione, rimanendo ben lontani dai pendii “enigmatici” e assaporando a puntino la discesa. Certo che ci sono anche gli sciatori che si spingono su livelli “estremi”, sia di velocità che di pendenza dei terreni, ma occorre essere in perfetta sintonia con tali performance. Sintonia fisica, mentale e motivazionale. Il rischio di performance come questa (e dello strombazzamento che l’attuale società ne fa, come per tutti gli sport considerati “estremi”) è che dalla massa non sia colto il contesto particolare in cui tali performance sono realizzate per cui si trasporti l’impostazione in una normale attività sciistica. Senza arrivare ai 250 km/h, molti sciatori “normali” per abitudine scendono al limite delle loro capacità di controllo, per cui non hanno margini di sicurezza: quando li vedo sfrecciare, mi rendo conto che non è casuale l’aumento esponenziale del numero di incidenti.
Si tratta di fenomeni raccapriccianti a testimonianza di un delirio tecnoscientifico privo di senso umanistico. “Quando la razionalità diventa hýbris” (Livio Cadè, L’errore fatale, AltriSpazi 2.5.26) è meglio rinunciare. Meglio disegnare arabeschi sulla neve (Crovella).
Non ho capito che dufferenza esiste fra KL e Speed Skiing, ho solo capito che si va sempre più veloci sopratutto grazie alle attrezzature, alla professionalità degli atleti e a piste come quella di Vars che permettono di essere sempre piu veloci. Che si tratti di sci non avrei dubbi, sempre che lo sci di oggi su pista sia ancora sci e non una disciplina che non ha più nulla a che fare con la sua storia. Grandissimi sciatori come Walter Amstutz e Leo Gasperl hanno scritto non solo la storia dello sci di velocità pura ma anche quella del vero sci.
Per fare i 250 all’ora sugli sci ci vogliono due palle così!
E mi perdoni la protagonista l’espressione maschilista.
Gli arabeschi di Crovella mi ricordano quei camminatori un po’ scoppiati che pur di non ammettere che vanno piano perché non riescono ad andare più veloci, ammettono di andare così allo scopo di volersi godere il panorama.
Che dire dei super G delle specialità alpine? Ci vogliono delle gambe e una forza che gli arabeschi è meglio lasciarseli per l’età senile. Anche perché altro non riesce di fare.
Brava, bravissima, Valentina!
La signora Valentina Greggio ha dimostrato a se stessa di saper fare qualcosa, non che le donne siano in grado di farlo.
Peraltro, per quanto possa riconoscere l’impegno e le capacità, per quanto mi.riguarda non vedo bellezza in questa pratica.
Mi piacerebbe chiedere ai suoi allievi, a scuola, che ne pensano delle sue assenze.
Il KL si faceva al Plateau Rosa…in area Suisse,la pista era battuta a mano si può dire,ricordo la preparazione,quando sostavo al Teodulo dal buon Bonino,uno dei gareggianti che andrai a trovarlo al lavoro,faceva il guardiano alla diga dei Sabbioni, Formazza ,aveva tracciato un improbabile pista di lancio su di una cima a fianco,se dovesse leggerlo,si ricorderà di certo.Altrj tempi brava la ragazza…Ossola uber alles