9.5 tesi luterano-scientifiche versus Milano-Cortina 2026 – 2

9.5 tesi luterano-scientifiche versus Milano-Cortina 2026 – 2
di Alberto Peruffo
(pubblicato su casacibernetica.cloud e su https://www.instagram.com/peruffo.alberto/)

(continua da https://gognablog.sherpa-gate.com/9-5-tesi-luterano-scientifiche-versus-milano-cortina-2026-1/)

6a tesi – 13 febbraio 2026
«I Larici a Milano sono morti per la seconda volta». Non torneranno più finché deliberata violenza sarà usata per risolvere le questioni cruciali. Il Potere non si sconfigge con il nudo Contropotere. Ma con percorsi e geografie autorevoli. 

Non «resteranno» i larici se non capiremo che la giustizia sociale e ambientale non è una lotta per il Potere, ma una lotta rigorosa di «altra natura».

Per questa Tesi molto provocatoria su Potere e Contropotere, nata dalle Giornate di Milano, sul campo, rimandiamo alla restituzione scritta per l’occasione dal titolo Non torneranno i larici. Neppure a Milano? Una riflessione antigeografica sui nostri poteri dopo il corteo e pubblicata su GognaBlog [nell’articolo troverete anche gli articoli di cronaca della stampa nazionale e la restituzione del CIO e di APE sulle Giornate di Milano].

«I larici a Milano sono morti per la seconda volta?» – domando. Il 7 febbraio 2026 l’astratto ed efficace simbolismo del corteo si è scontrato con scelte, fatti globali e scontri concreti.

Segue una breve cronaca e considerazioni a margine del grande evento “antiolimpico”. Un momento sicuramente indelebile per la città. Nel bene e nel male di queste Olimpiadi. Un successo come partecipazione e pluralità di voci e rivendicazioni. Notevole la performance iniziale. Tuttavia, per altra via, a mio parere, nel finale un’occasione persa per allargare la frattura sulla crepa olimpica. E sulla tossicità che essa nasconde, per trascinare il resto. Per produrre la faglia: una narrazione e un’azione definitivamente contraria.

Il corteo si apre con i Larici di Cartone. Un centinaio di sagome di alberi, per lo più gialli. Un gran lavoro preparatorio e performativo di APE [1], molto bello e suggestivo. Alle spalle, inizialmente, sicuramente più di 5000 persone, vocianti e festanti, varie soggettività, con diverse sigle. Legittime tutte le istanze. Le primarie: dalla salvaguardia della montagna, alla denuncia del Lariceto di Cortina e di tutti i mali del turismo del lusso e del consumo che sta distruggendo le Terre Alte, con le dinamiche delle città “basse”, le quali, Milano in testa, esportano il modello estrattivista per la messa a profitto dei territori, fino ad arrivare alla gentrificazione di interi quartieri con l’occasione delle Olimpiadi. Le laterali, non meno importanti: il genocidio di Gaza, la stretta securitaria, l’ingerenza blasfema dell’ICE trumpiano, lo sfruttamento dei corpi che tutto comprende, dagli atleti consunti ai cittadini usurpati dei loro spazi comunitari, derubati dei diritti primari alla salute e alla casa.

Circa a un terzo del percorso, il corteo si ingrossa. Confluenze da altre strade, poco prima di Piazza Lodi, soprattutto di studenti, portano la grande marea a superare, secondo la mia stima, le 7.000 presenze, per arrivare con grande probabilità alle 10.000 dichiarate. Qui il Lariceto viene spezzato. Al passaggio sopra la ferrovia si “sanziona” con una gran mole di petardi i binari, la metafora del loro concetto, mentre la via che porta allo studentato olimpico è bloccata dalla Polizia. Quando ci si ferma in via Benaco, sotto a un palazzo con impalcature, e viene steso uno striscione ICE OUT FROM MILAN, tra le migliaia di presenze, e poi in Piazza Ferrara, rivendicando il mercato “comunitario”, il Lariceto è ormai disperso, fagocitato dalle altre istanze, e girato l’angolo per piazzale Corvetto, nel viale che porta alla destinazione finale prevista, verso sinistra, è zeppo di forze dell’Ordine in tenuta antisommossa. Troppe. Chiedo ad un anziano milanese info sulla metro, da prendere alla fine. Preoccupato, mi dice che tutta la via che porta al Corvetto è deserta, con i negozi chiusi e crede che anche il metro sia chiuso. Poi accade quello che si sa. Gli scontri. Preparati. Da entrambe le parti?

Non so l’intenzione della Polizia (del Governo, che sappiamo violento e desideroso di appigli per decretare leggi securitarie, fasciste), non so neppure le intenzioni remote degli organizzatori (conosco le prossime, il cui tema primario è le Olimpiadi, oramai passate in secondo piano, sommerse dalle questioni calde che sappiamo, più che legittime), so solo che i Larici si sono dispersi e non ci sono più.
Pensando e agendo, da anni, collettivamente, in molti fronti civili, ho imparato che il Potere (il pre-potere, il potere tossico) non si sconfigge con il Contropotere, in uno scontro nudo e crudo, in una lotta di alternanze e di scambi reciproci di violenze (pirotecniche), quasi fossero riconoscimenti paralleli di esistenza, fatti di schermaglie scenografiche e coreografiche utili più allo spettacolo e quindi alle parti. Certo, si argina. Il Potere, invece, si sconfigge seguendo e costruendo percorsi autorevoli, densi non solo di storie di lotta e di conflitti, ma soprattutto di geografie e conoscenze dei territori, delle rogge, dei fiumi, delle pianure, dei campi, delle montagne, delle città, delle vie, dei quartieri, delle genti che li abitano e a volte qui sopravvivono a sufficienza. Senza avere voce da nessuna parte. Né tra i vivi, né tra i morti. Né dentro ai centri, né fuori dai centri. Per quanto “periferici e alternativi” possano o si dichiarino di essere.

I Poteri e i Contropoteri sono spesso chiusi (troppo) dentro alle loro stanze, ai loro compartimenti stagni, siano essi centri istituzionali o centri sociali, i quali tutti hanno la loro funzione e la loro dignità, ma che corrono il rischio che nella loro chiusura e reciproca schermaglia diventino solo centri di potere e di contropotere e che il loro reciproco riconoscimento ed esistenza avvenga solo attraverso lo scontro, fisico e violento, sia esso verbale o a mazzate. Come nel finale di sabato.
Non è che ci debba essere per forza un incontro amichevole tra “poteri” diversi; è buono che ci sia anche un sano conflitto costruttivo dei valori comuni e distruttivo delle derive, dei mali comuni. Delle parti tossiche. Soprattutto se un potere usurpa l’altro. Così facendo, anche se “nemici”, o meglio “avversari”, se si rispettano certi limiti (come vorrebbe il conflitto portato al livello di sport, nella competizione olimpica), si cresce e si vive insieme. Senza pestarsi, o ammazzarsi, sprecando energie e corpi inutilmente, in modo superficiale. Mettendo invece alle corde o in ginocchio l’avversario. Cercando quindi dei punti in comune, tipo il rispetto del Pianeta, delle corde che ci ospitano tutti. Belli o brutti. Forti e deboli. Comuni almeno nelle differenze.

Se invece avere Potere-potere significa solo questo, un riconoscimento basato sulla forza arrogante e prepotente alla base delle violenze fisiche e verbali, esso ha perso la sua funzione primaria positiva, quello di essere “possibilità”, spazio di possibilità per tutti, anche per chi è contro di te, perché quello spazio comune e libero per il confronto, senza mazzate, anche se critico e inospitale, solo esso è l’autentico spazio che giustifica la parola possibilità. Spesso è il potere istituzionale colluso con i profitti dei privati – come avviene per le Olimpiadi – che toglie questo spazio. Ed è giusto riappropriarsene. Occupare quello che è stato tolto alla comunità.
Ma perché questo avvenga – la possibilità del potere – servono sensibilità, sensi, orientamenti concreti, capire cosa fare agli incroci, scegliere la via. Come quando scali una montagna. Serve geografia. Servono geografie concrete. Non mazzate pirotecniche. Altrimenti quel conflitto non fa altro che alimentare il sistema, antigeografico per eccellenza [2].

Ecco una considerazione nata anche sabato: oggi come ieri, tutti i poteri contemporanei (non mi perdo nei passati), anche quelli meravigliosi dei centri sociali (per la meravigliosa potenza di gioventù che portano dentro), sono per lo più senza geografia. Senza geografie. O – fatta eccezione per realtà come APE – ne hanno poca. Quella ad uso operativo. Non conoscono bene neppure le proprie terre. Non vivono sul Pianeta, ma nel loro pianeta. Fatto a volte solo di strade utili al conflitto. E quando si tratta di girare a destra per andare in tangenziale, come al Corvetto, per imbastire un’infantile e probabile troppo concordata messa in scena con la Polizia, di grande impatto ideologico, ma anche tossico-climatico, forse si sbaglia strada, invece di girare a sinistra per far attecchire i Larici, per farli restare (anche nel corteo, non solo nella città), senza retorica di cura sociale e ambientalista: farli restare – non certo tornare – come concreto simbolo della violenza fatta dal sistema che si vuole combattere. E sconfiggere. Forse.

Forse si è persa l’occasione per alzare l’asticella del dibattito olimpico, perdendo l’orientamento del percorso iniziato, che dava una forte carica di “potere” positivo già acquisito nei mesi precedenti, per sconfiggere il Potere tossico delle Olimpiadi. Perché là fuori le Olimpiadi avvengono comunque e migliaia di persone le osservano senza conoscere le dinamiche cittadine, locali e nazional-identitarie. Le osservano anche con gioia e partecipazione, attirati dall’originaria radice libertaria e comunitaria per cui le stesse Olimpiadi sono nate. Come sono nate – di contrappasso al fallimento di sostenibilità di Milano Cortina 2026 e sempre in via teorica – le Utopiadi [3].
Sono nate per disarmare il Potere dalla sua millenaria tossicità.

Alla fine i larici, ormai dispersi, si sono persi del tutto. Provocandomi questa conclusione: i larici non torneranno più, non resteranno, non attecchiranno, se si sta dentro alla propria stanza, al proprio capannone, alla propria natura, alla propria bolla di pianeta, agonista o antagonista, che non è il Pianeta. L’«agone» purtroppo accomuna le parti chiuse. Le identità granitiche, statiche o statu(t)arie. Non torneranno i larici e neppure i prati se si dimenticano le geografie dell’altrove. Sia quello remoto, i Larici di Cortina, sia questo di prossimità, la triste città dove si vive, gentrificata e usurpata. Ma fatta di geografie concrete. Di genti e territori che assorbono tutte le tossicità delle nostre lotte. Anche quelle pirotecniche. Siano esse petardi o bombe di carta. O di ferro.
Le guerre e i genocidi attuali – fondate sulle identità granitiche e muscolari, astratte, antigeografiche, violente, climaticamente e socialmente pirogeniche, ossia che provocano innalzamenti tossici e incontrollabili delle temperature sistemiche – insegnano.

Post Scriptum artificiale

Così rispondono i computer, l’IA, l’intelligenza cognitiva collettiva artificiale, l’algoritmo tra potere e contropotere, alla domanda: «Torneranno i larici a Milano?» Clicca qui.

Note e fonti
1. Qui un’ottima restituzione delle Utopiadi e del Corteo del 7 febbraio 2026 https://ape-alveare.it/una-foresta-ha-attraversato-milano/.

2.
Su questo concetto di “antigeografico”, si rimanda alla 7a Tesi Antiolimpica appena scritta sul Bob Moderno, successiva a questa riflessione (che fa parte della 6a Tesi), come sport antigeografico https://casacibernetica.cloud/2026/01/15/9-5-tesi-luterano-scientifiche-versus-milano-cortina-2026/.

3.
Per un resoconto del corteo e delle Utopiadi si rimanda a https://cio2026.org/articoli/know-your-enemy-cronache-dal-corteo-nazionale-di-milano/.

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7a tesi – 14 febbraio 2026

Il Bob moderno è il contrario del divergere antico. È una folle corsa dentro a un budello di ghiaccio costruito ad hoc. È il simbolo dell’artificio che fagocita lo stesso concetto di Sport. Si può solo «servire la linea» per non sbattere «fuori» dalla propria follia antigeografica.

È il contrario del «deportivo» perché tutto è incanalato in un cunicolo di cemento, ghiaccio, legno, luce artificiale.

Foto: origine OA Sport.

Che il Bob contemporaneo, come altre discipline in ambienti (e con strumenti) estremamente artificiali, sia agli antipodi del concetto di Sport, come originariamente inteso, che non è il comunemente inteso, non ci sono dubbi.

Bisogna, tuttavia, fare un passo indietro e affidarsi ad altre scritture “luterane”, nel senso non convenzionate con il credo dominante. Riprendo qui un vecchio scritto concettuale dove ci si concentrava sulla radice della parola sport. «Di origine francese, desport (l’italiano diporto, portarsi da un luogo all’altro), bene conservata nell’inglesismo sport (e tutt’ora attuale nello spagnolo deportedeportivo) può essere avvicinata in italiano con il termine divertimento (dis-vertere, volgere in opposta direzione) e ancor più, ma meno comunemente, con il verbo divergere (de-vergere, volgere dall’altra parte). Lo sport è quindi divertimento, diversione; e quest’ultime non sono parole insipide, di scarso significato, indicando esse un volgere altrove, un divertirsi, il divergere dal solito andare, dal divenire entropico tipico di ogni sistema fisico; divergere significa umanamente creare nuove direzioni, nuovi ordini, nuovi equilibri da quelli soliti che caratterizzano la nostra ineludibile fisiologia di sostentamento [1]».

Qui abbandono il sottile discorso e riporto solo una conclusione declinata alla sport-non-sport (quasi a segnare la contraddizione e la deriva degli sport contemporanei) per eccellenza della montagna e non solo: l’alpinismo. Concludevo (ero io lo scrittore contro-accademico) nel 1997, liberando il concetto dalle sovrastrutture della competizione e dell’agonismo: «Ritorniamo al centro del discorso. L’alpinismo è uno sport. Anzi, non vedo quali sport possano incarnare i caratteri generali sopra descritti [lotta, azione, contemplazione, bellezza, fatica, passione pura, libertà dal lavoro, libertà negli spazi concreti, ecc.] se non quelli in cui esista veramente un altrove, un ambiente realmente altro dal soggetto sportivo e non una modificazione o una riproduzione di esso (l’agone) dettate dalle esigenze del gioco».

Capirete che uno sport dove tutto avviene dentro a un budello di ghiaccio, cemento, legno laccato, plastiche, vetroresine, luce artificiale, simil-ipogeo (e non ipogeo secondo quanto narrato dall’approssimatore Zaia [2]) – sopra a uno strumento senza il quale nulla sarebbe possibile – è tutto fuorché andare altrove. Non si vede e non si vive niente dell’esterno, dell’ambiente. Si corre dentro a una propria costruzione mentale e materiale. Una specie di masturbazione sportiva, dove certamente i sensi e gli equilibri sono al massimo, per non sfracellarsi dentro al cunicolo in cui si corre. Un cunicolo talmente osceno e clandestino all’occhio che da fuori lo spettatore non vede quasi niente ed è costretto a vedere tutto via schermo. Un puro e osceno spettacolo adrenalinico di curve, equilibri, sterzate invisibili e frenate su un budello artificiale. Nulla più.

Ecco così che il Bob diventa il simbolo dello sport che fagocita se stesso, e quello di Cortina a maggior ragione, se consideriamo gli abusi e i soprusi, i costi economici e i danni ambientali [3]. Lo Sliding Center Cortina, per quanto bello e “fico” possa sembrare, è la metafora della follia e della prepotenza dell’uomo, perché non solo è antigeografico, ma è pure anticlimatico (energivoro), ecocida (centinaia di alberi secolari sono stati abbattuti e tonnellate di cemento tossico usate), antidemocratico (costruito senza la partecipazione-consenso della gente, ma voluto con forza dai magnati dello sport consumistico). 

Lo Sliding Center Cortina è il monumento all’Accelerazione Umana verso il cataclisma climatico generato dall’arroganza della nostra intelligenza nei confronti della natura. Nulla di questo Centro ha rispettato i criteri della sostenibilità, in primis l’abbattimento selvaggio e illegittimo, per non dire illegale e violento, del Lariceto storico di Ronco. In secundis le tonnellate di cemento (chimicamente a rischio per gli acceleranti di nuova generazione) sversate sopra a una terra sacra per bellezza e fragilità, in prossimità della Sorgente del Lago Bandion. La maggior parte della pista è coperta da tettoie e da teli: lo sport di fatto è invisibile, mentre fuori la devastazione perpetrata è visibile al mondo intero.

Esso è quindi un monumento alla chiusura sistemica, dove il mondo là fuori – il mondo dove realmente si diverge e ci si diverte – non esiste più e dove si ha l’illusione di arrivare primi quando si è più veloci, pensando che quel premio possa compensare la dimenticanza della realtà concreta dell’esistere esposto al divenire, per suggellare invece la nostra illusione di non essere soggetti al tempo, agli spazi, al solito andare, alla consunzione, alla morte, alla lentezza con cui l’entropia mangia noi stessi, illusi conquistatori non dell’inutile [4], come gli alpinisti, ma dell’utile, della velocità con cui ci si consuma. Tutto alla massima velocità, fino alla morte. Dimenticando la lentezza e la bellezza del mondo.

Come controprova di questo sport chiuso e astratto dalla natura, ad alta densità di artificialità, la Tecnica ha ucciso l’Estetica, l’Adrenalina ha fagogitato il Gesto, ridotto ai minimi termini estremamente tecnici. Spesso nascosti nelle carene del proprio esercizio. E l’utile si è mangiato a colazione (prima di costruire), pranzo (durante la costruzione) e cena (manutenzione) l’inutile [5].

Ma lo Sport, in origine, è tutt’altra cosa.

Per questo il Bob moderno è diventato il contrario degli sport di montagna! Una giostra medioevale post litteram. Contemporanea. Con tutto il rispetto e i rischi, gli sforzi e le fatiche, degli atleti che in questa folle corsa si prodigano. Inconsapevoli della loro stessa mania. Di essere servi di uno spettacolo. Per sé e per gli altri. Servi di una linea già tracciata, dove si può alla fine solo frenare, o sterzare prima, per non sbattere fuori dalla propria follia. Antigeografica.

Parola di un Lutero alpinista.

Post Scriptum artificiale
Così rispondono i computer, l’IA, l’intelligenza cognitiva collettiva artificiale, l’algoritmo tra potere e contropotere, alla domanda: «Perché la Pista da Bob è antigeografica?» Clicca qui.

Note e fonti
1. Alberto Peruffo. Alpinismo Radicale, in Annuario Club Alpino Accademico, n. 97, 1999, pp. 49-53.
2. Belluno Press. Pista da bob Cortina. Zaia e la pista ipogea https://www.bellunopress.it/2024/02/26/pista-da-bob-cortina-zaia-e-la-pista-ipogea/.
3. Giuseppe Pietrobelli. Olimpiadi 2026, ecco l’impatto ambientale della nuova pista da bob a Cortina | Le prime foto a lavori quasi conclusi https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/17/olimpiadi-2026-cortina-pista-bob-impatto-ambientale-prime-foto/8127737/.
4. Secondo la classica definizione di Lionel Terray, I conquistatori dell’inutile, vv.ee.
5. Il Nordest. Pista da bob di Cortina: allarme al comune per gli enormi costi di gestione dell’impianto https://www.ilnordestquotidiano.it/2025/05/06/pista-da-bob-di-cortina-allarme-al-comune-per-gli-enormi-costi-di-gestione-dellimpianto.

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8a tesi – 17 febbraio 2026
Non tutto è oro quel che luccicaGli allori olimpici non dicono al mondo la parte nascosta. Belle le medaglie, ma quanto costano e costeranno alle comunità? Il debito morale, sociale ed economico di Milano Cortina è davvero «olimpico».

La parte più fortunata – «the best of humanity»! – si dimentica della parte più sfortunata, delle guerre, dei misfatti, dei soprusi. Non una parola – dagli atleti «dorati».

Foto: origine Galleria 7 febbraio 2026 di Federico Bevilacqua.

Come teologo della «liberazione dall’economia», non sono affatto un economista, ma so per certo che se si dichiarano inizialmente costi di 1,85 miliardi e poi se ne spendono oltre 6 [1], in modo poco trasparente, qualcosa non torna. Non torna specie nelle tasche dei contribuenti, mentre torna molto, di tornaconto, nelle tasche dei soliti noti: politici, appaltatori, costruttori, cavatori, immobiliaristi, speculatori di borsa, mafie più o meno esplicite del lavoro.

Tant’è che accanto alle bellissime e celebrate medaglie [2], dietro, ci stanno affari e costi non indifferenti per la comunità. Se tutto restasse dentro ad un limite di buon senso e salubrità dei territori, nulla di male, ma quando si cominciano a distruggere boschi, a scavare montagne, a costruire bacini di acqua per sparare neve a gogo, dai costi ambientali ed energivori enormi [3], senza permessi ambientali e violando le leggi del buon senso, le stesse Regole comunitarie (quelle di Cortina) e quelle istituite dai codici penali e civili – bastino come esempio i 118 milioni di euro per lo Sliding Center [4] e i 35 milioni per la cabinovia postuma di Socrepes (un vero fallimento) [5] – quelle medaglie, se silenti, senza dire una parola, si macchiano di omertà civile. Non ottemperano allo stesso Spirito Olimpico.

Se poi si sentono discorsi assai dubbi e scivolosi come quelli di Giovanni Malagò e della presidentessa del CIO che si dicono felici di avere qui, a Milano Cortina, «il meglio dell’umanità» [6], l’«eccellenza» [7], che alla fine dei conti diventa una eccedenza, cosa possiamo dire alla parte più sfortunata, alla decine di migliaia di morti per le guerre o i genocidi di Palestina, Ucraina, Russia, Siria, Cisgiordania, o dei paesi in guerra perenne dell’Africa post e neocoloniale, alle terre sfortunate che per secoli sono state preda delle parti più fortunate del Pianeta? E che oggi non sono presenti alle Olimpiadi? Possiamo citare il celebre e vergognoso assioma produttivista di Luca Zaia: «I pessimisti non fanno fortuna» [8]?.

O possiamo portare gli sfortunati a fare i banchetti olimpici di migliaia di euro a Cortina [9], portandoli in elicottero sulle piste [10] o a fare pranzi gourmet e apericene negli alberghi del lussomagari accompagnati dagli stessi atleti dorati? Prelevandoli dai barconi del Mediterraneo?

No. Non va bene così. Come dice Annalena Baerbock, nuova presidente dell’Assemblea ONU, intervistata mentre portava la fiaccola olimpica [11]: «lo Sport è sempre anche politica». E oggi, non sentire dire una sola parola da parte degli atleti sui retroscena del mondo [12], sui bambini morti in Palestina per fame e brutalità, sulle migliaia di soldati giovani arruolati per forza che stanno morendo nel confine russo-ucraino, una sola parola, fa davvero pena. Una pena olimpica. Che noi non dimenticheremo. A contrappasso del debito morale, sociale, economico di questa Olimpiade dei Fortunati.

Post Scriptum artificiale
Così rispondono i computer, l’IA, l’intelligenza cognitiva collettiva artificiale, l’algoritmo tra potere e contropotere, alla domanda: «Perché gli atleti delle Olimpiadi Milano Cortina non dicono niente sulle guerre e il genocidio di Gaza?» [13] Clicca qui.

Note e fonti
1. Luigi Casanova, Duccio Facchini. Oro colato, Altreconomia 2025, p. 13.
2. Olympics Official Site https://www.olympics.com/it/milano-cortina-2026/medals.
3. Stefano Pancini. Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, serviranno 2,4 milioni di metri cubi di neve artificiale: «Il doppio del volume del Colosseo» https://corrieredeltrentino.corriere.it/notizie/cronaca/26_gennaio_22/olimpiadi-invernali-di-milano-cortina-serviranno-2-4-milioni-di-metri-cubi-di-neve-artificiale-il-doppio-del-volume-del-colosseo-c376ca00-37f0-426d-9609-08695db5exlk.shtml.
4. Giuseppe Pietrobelli in GognaBlog. Cortina: l’impatto della pista da bob https://gognablog.sherpa-gate.com/cortina-limpatto-della-pista-da-bob/.
5. Fabio Gobbato. La grande beffa della cabinovia https://salto.bz/it/article/10022026/la-grande-beffa-della-cabinovia.
6. «The best of humanity» – il discorso di Kirsty Coventry https://www.olympics.com/ioc/news/ioc-president-s-speech-milano-cortina-2026-olympic-winter-games-opening-ceremony.
7. Il discorso di inaugurazione di Giovanni Malagò https://www.olympics.com/it/milano-cortina-2026/notizie/il-discorso-di-giovanni-malago-presidente-della-fondazione-milano-cortina-2026-alla-cerimonia-di-apertura-olimpica.
8. Il titolo di un libro pubblicato da Marsilio Editore nel 2022 denso di retorica “spannoveneta” e di informazioni poco attendibili, soprattutto sulla Regione di cui l’autore, Luca Zaia, è stato “governatore” per 15 anni.
9. Treviso Today. Le Olimpiadi dei ricchi: elicotteri, après-ski, ville venete e cene esclusive
https://www.trevisotoday.it/social/ricchi-olimpiadi-invernali-2026.html.
10. Marco Bonei in Alt(r)iSpazi. Le Olimpiadi dei super ricchi https://www.sherpa-gate.com/altrispazi/le-olimpiadi-dei-super-ricchi/.
11. Christoph Becker. «Sport ist immer auch politisch». Intervista in cui la politologa tedesca discute dell’esclusione degli atleti russi https://www.faz.net/aktuell/sport/olympische-winterspiele/olympia-2026-annalena-baerbock-im-interview-zu-politik-und-sport-110834161.html.
12. E quando lo fanno vengono squalificati, come il campione di skeleton ucraino, Vladyslav Heraskevych https://www.rainews.it/video/2026/02/milano-cortina-2026-il-cio-vieta-il-casco-con-i-volti-di-atleti-ucraini-uccisi-heraskevych-mi-spezza-il-cuore-029ac857-888e-42b1-bc2f-1f426850149d.html.
13. Sconcertanti le dichiarazioni del bobbista israeliano Adam Edelman https://lavialibera.it/it-schede-2558-olimpiadi_milano_cortina_tra_gli_atleti_israeliani_c_e_chi_ha_combattuto_a_gaza.

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9a tesi – 20 febbraio 2026
La barca planetaria sta affondando sotto il peso dei primati*, del meglio dell’umanità. Tutto è connesso: la grande festa, gli sponsor, la voce o il silenzio degli atleti, il cibo, il vino e le armi. La competizione senza catarsi è la morte della vita.

Compito dei Giochi è disinnescare la competizione per fare emergere la simbiosi dei viventi, soggetti per varie circostanze a dinamiche di confronto e di conflitto.

Foto: origine Verona Sera.

Nei riflessi degli occhiali di questi due competitori, rappresentanti del genere umano, appartenenti all’Ordine dei Mammiferi Placentati che il socius cumpanis philosophiae Linneo definì Primati, i “migliori”, dal latino Primates, coloro che sono «primi», si configurano infiniti vigneti di uva adamantina, in particolare della Regione chiamata Venetia, un tempo Repubblica Serenissima, oggi Res-comune tristissima, ospitante l’Olimpiade. Detta uva è divenuta monocoltura da primato, come la Glera per il Prosecco (che fu di Valdiobbadene), o per altre uve prelibate – Corvina e Garganega – che caratterizzano i vini di Valpolicella e Soave. Tali uve hanno invaso ogni dove. La loro produzione da prime della classe ha da soddisfare tutto il mondo, specie i superbi bevitori alla Festa dei Primati* [1], una festa così grande che la stessa produzione, intensiva, ha spremuto-estratto l’antica anima di terre bellissime, come quelle venete, tanto da metterle a rischio di divenire pestilenziali a causa dei moderni «pesticidi», tra cui, ultimo, ammorba l’acido trifluoroacetico (TFA), appartenente alla famiglia dei Forever Chemicals [2].

Il vino industriale – da primato – sta uccidendo il vino tradizionale – contadino, un vino originariamente da tavola e rituale, prodotto per necessità d’amore e di ragione, per passione e utilità frugale, come alimento di relazione con la terra e tra le genti. Parola di Lutero vignaiolo, nato da famiglie contadine e per nulla adamantine.

Ergo: tutto è connesso e, se connesso male, compromesso. Una particella di terra che offre da bere Prosecco a tutto il mondo [3] è costretta a subire trattamenti intensivi che uccidono le genti. Le avvelena. Solo per un semplice fattore di scala, di mensura, dimensione. Di logica terragna. Ah Perduto Amor, Aristotele dove sei? E tuo padre acquaiolo, Talete, nostro sommo maestro, dove è andato? E che dissero Eraclito e Parmenide davanti a un bicchiere di Bacco? Prima che Cristo illuminasse il cielo con lo strumento della croce! «Questo è il mio corpo»? «Questo è il mio sangue»? Per noi, miseri acini della terra!

Tutto è connesso, e assai complesso. Un tracciante delle connessioni contemporanee è offerto – a mo’ di collante universale – dalle nuove sostanze chimiche invisibili e inodori create dall’uomo per i suoi primati. I Forever Chemicals li troviamo non solo [4] nei pesticidi ad uso agroalimentare, ma pure nelle armi, nell’innesco delle bombe atomiche, nei proiettili ad uranio impoverito, nelle protezioni impermeabilizzanti e termoresistenti dei materiali che servono non solo alle guerre, ma anche agli sport, ai divertimenti, come nei tessuti goretex o nelle scioline al fluoro, oggi vietate grazie all’azione dei compagni protestanti [5] tardoveneti. Parola di Lutero, riformatore chimico e contro-alchemico.

Tutto è connesso e compromesso. L’ENI, che sponsorizza in prima fila le Olimpiadi, è da decenni ai primi posti per le alterazioni climatiche mediante l’estrazione e la produzione di combustibili fossili. La stessa impronta aziendalista si trova nella terribile MIT-ENI, joint venture tra MITsubishi ed ENIchem, multinazionali responsabili del più grande inquinamento contemporaneo delle acque potabili del mondo occidentale, penalmente riconosciute colpevoli di una produzione criminale [6] di dette sostanze, sversate indiscriminatamente e deliberatamente in ambiente, per moltiplicare a dismisura i profitti. Non solo: lo sponsor LEONARDO, che costruisce sistemi d’arma e di morte, utilizza il medesimo intruglio ignifugo da primato, prodotto per anni da MITENI per DuPont e oggi dalla Fu Solvay di Spinetta Marengo per Chemours.

E se queste ignobili sostanze che hanno inquinato le falde di mezzo Veneto fossero veicolate dai vigneti industriali socializzati che pescano dalla stessa falda, nel silenzio delle istituzioni che sponsorizzano le Olimpiadi, come comprovato dalla prestigiosissima Università libera Patavina, oggi di corte perché corteggiata dai Poteri [7], tra i cui banchi e saltimbanchi insegnò l’illustre compagno di scienza ed eresia, Galileo Galilei? Se così fosse, sarà grazie all’omertà collettivizzata, al perdono del soldo e all’indulgenza pagata al mercato ad ogni costo. In una corsa, competizione, senza fine.

Tutto è connesso e compromesso se non si alza la voce al cielo e si invoca la «catarsi» dal primato, dalla competizione. Alcuni riescono a trovare i primati perfino nel male, tanto sono “ottimisti e fortunati”, come l’Allegro Maestro Frustrato Olimpico che ai giornali disse, più o meno, a spanne: siamo i primi ad avere queste sostanze nel corpo, spannograficamente! [8]. Siamo primi anche nella loro Cura, del Male. Così da trascurarle perfino all’interno dei cementi che hanno caratterizzato la sua più grande opera fallita: la Superstrada Pedemontana Veneta, fatta passare per “autostrada”, addirittura olimpica, tanto che succhia denaro pubblico a milionate dai propri corregionali [9], inebetiti dallo spettacolo permanente a cui sono sottoposti.

Uno spettacolo olimpico. Cosa portano con sé gli acceleranti dei cementi [10] sparati a iosa tra le montagne di Cortina e le barricate di Milano, le grandi opere costruite in fretta e furia per il ritardo – morale, climatico, logistico – di queste Olimpiadi? Chiedetelo ai Sommo Maestri del Divertimento e delle Feste Olimpiche, tra un Prosecco e l’altro.

Se non c’è limite al primato, alla stessa consunzione etica dei corpi degli atleti, timorosi di alzare l’anima e la voce per non perdere il treno del primato, del cum-petere negativo e antropo-referenziale, se non c’è purificazione e liberazione dalle pulsioni egoiche e suprematiste dell’umano-primate, del migliore degli esseri, del presunto tale, la vita intera soccombe. La barca planetaria affonderà con tutte le carcasse morali e mortali, consunte e bisunte, degli stessi illusi athlos-atleti-atletici [11], i quali, dopo aver remato a manetta per una parte della vita, passeranno il resto della stessa in una insignificante deriva di se stessi e del proprio fragile cerchio post-olimpico. Poiché di questo «doman, vi è proprio certezza». S-parafrasando il Magnifico Magnate Fiorentino e la sua capitalistica – secca e prosecca – magniloquenza.

«Non fate questo in memoria di me» – dico io, Lutero, eretico dell’Olimpo, prossimo alla sua ultima e definitiva tesi. Così è, così non sia.

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Note e fonti
1. Qui Primati al “plurale” acquistano un valore semantico *all’ennesima potenza, “singolare”: Primate come Umano, dello stesso ordine delle Scimmie; Primato come massimo grado raggiunto nel vertice di un esercizio; Primato come record e risultato sportivo. Come vedremo il Presidente Zaia vuole essere primo in tutto, anche nella gestione del male provocato dallo stesso male, nel Veneto contaminato da Pfas.
2. I Forever Chemicals, i cosiddetti PFAS (sostanze perfluoroalchiliche – caratterizzate da un legame solidissimo tra Fluoro e Carbonio), sono stati trovati nei vini europei in grande quantità, soprattutto il TFA, Pfas ultracorto, grazie ad una grande ricerca paneuropea a cui noi stessi – «protestanti» – abbiamo partecipato https://www.pan-europe.info/press-releases/2025/04/study-reveals-alarming-surge-forever-chemical-tfa-european-wine.
3. In calce a questo articolo troverete immagini, connessioni e link sulla «Teologia del vino» prodotta dalla Regione Veneto, che ha reso impraticabili – alla vita e alla biodiversità – molte delle nostre colline https://pfas.land/2024/06/11/11-giugno-2024-la-questione-pfas-nel-veneto-oggi-sicuro-ovvero-omertoso-e-di-fatto-negazionista-dopo-10-anni-di-lotta-e-6-di-scuola-rendiconto-e-riflessione-analitica-sullanno-sc/.
4. Per un’ampia disamina di queste sostanze rimandiamo alla traduzione partecipata di PFAS land del migliore dossier tedesco in circolazione https://pfas.land/2021/08/30/30-agosto-2021-traduzione-di-what-matters-pfas-sono-qui-per-restare-il-documento-divulgativo-dellagenzia-ambientale-tedesca-tradotto-dagli-studenti-italiani/.
5. L’uscita dei PFAS dai tessuti sportivi, come Gore-TEX, è avvenuta grazie alla pressione di gruppi di lavoro e ambientalisti storici, tra cui Greenpeace e il Movimento No Pfas (nato in Veneto a fine 2016). Le stesse scioline sono state liberate dal fluoro dopo un’azione congiunta tra giornalismo d’inchiesta e attivismo “protestante” raccontata qui https://pfas.land/2020/01/11/14-gennaio-2020la-sciolina-assassina-un-caso-internazionale-prima-puntata-la-fabbrica-dellorrore-il-veneto-ancora-primo-a-produrre-e-tacere-morte-con-la-miteni-le-inaccettabili-co/.
6. Francesco Tedeschi. Inquinamento da Pfas, condanne per 141 anni ai manager di Miteni. L’impatto di una sentenza storica https://www.editorialedomani.it/fatti/pfas-sentenza-vicenza-miteni-condannati-avvelenamento-disastro-ambientale-kc6qh7jm.
7. Sul coinvolgimento dell’Università di Padova sulla ricerca PFAS esiste ampia documentazione in rete, come sul conflitto interno alle istituzioni per dare fuori – rendere pubblici – i dati sulla salute (come accertato dalla Missione Onu PFAS 2021), specie quelli alimentari (rilasciati dopo ingiunzione del TAR). Recenti analisi sono state fatte sui vini della zona rossa che pescano nella contaminazione storica (quella a base del terribile e cancerogeno PFOA). I risultati non sono confortanti – anche per ammissione delle stesse cantine sociali del territorio – e presto saranno resi pubblici. A lato, luteranamente, segnaliamo che al vertice di Medicina del Lavoro e consulente per la sicurezza alimentare presso l’OMS, la Regione Veneto ha nominato Angelo Moretto, tossicologo negazionista al soldo delle multinazionali https://lespresso.it/c/attualita/2023/7/20/angelo-moretto-il-negazionista-del-rischio-sanitario-dei-pfas-ora-e-esperto-delloms/2448 – come a dire, tutto torna ed è connesso nella «terra delle fortune»; degli altri.
8. Corrado Zuini. Pfas, Zaia vara i nuovi limiti in Veneto: “Più bassi della Svezia” https://www.repubblica.it/cronaca/2017/09/25/news/pfas_zaia_vara_i_nuovi_limiti_in_veneto_piu_bassi_della_svezia_-176471818/.
9. Federico Murzio. Pedemontana Veneta, buco da 54 milioni: la Regione copre i mancati pedaggi https://www.mattinopadova.it/regione/pedemontana-veneta-buco-54-milioni-mancati-pedaggi-l4vkbu2e.
10. Giuseppe Pietrobelli. “Pfas per costruire tunnel della Pedemontana Veneta”: inchiesta sull’opera scandalo. 12 indagati: “Sapevano delle falde inquinate” https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/10/18/pfas-pedemontana-veneta-inquinamento-falde-notizie/8165145/.
11. Il termine “atleta” ha un’origine significativa, dal greco athlos, che significa lotta. Ma se lo sport riducesse le persone ad essere solo dei lottatori, “nell’agone”, il mondo fuori svanirebbe, aiutato dal peso stesso delle competizioni. A tal proposito riporto un passo del testo luterano citato nella nota 1 della tesi 7, del 1997: «Il termine sport è invero soggetto a largo fraintendimento e spesso lo si riduce a sinonimo di lotta (athlos) nell’agone, a “roba da atleti”, ossia a quelle attività ricreative caratterizzate dall’agonismo e dalla competizione. Ma già in quel ricreative si intuisce uno spettro più ampio di significati, significati spesso riflessi e sottintesi negli idiomi comuni: “lo faccio per sport”, “l’essere sportivo” e via dicendo». Ergo finale, di nota e di tesi: l’autentico “spirito sportivo” – quello che le Olimpiadi vorrebbero celebrare – è la catarsi dalla contingenza atletica che l’essere umano porta con sé. La liberazione dal peccato originale, direbbero i cattolici. La nostra tara, dissero gli eretici, miei compagni, citati e defunti. La simbiosi dei viventi, verso un futuro di rispetto e libertà.

***
9.5a tesi – 27 febbraio 2026
La bellezza non salverà il mondo. Questa è l’ipotesi olimpica qui taciuta. La vostra eredità di superficie – nel silenzio del dolore del mondo, mai evocato – è una bolla di bellezza, di estetismo, di autocelebrazione, di pavida ipocrisia.

Nella morte delle geografie concrete emergono zone di sacrificio, ad alto e basso reddito, sotto il fascismo del dio Denaro e dello spirito santo di sua santità, la Finanza.

Foto: origine Vogue.

La bellezza non salverà il mondo. La mia ipotesi finale [1]. La bellezza, se non è accompagnata dalla giustizia, dal saper dire la parola giusta al momento giusto, non cambierà le sorti del mondo. È accaduto durante tutta questa Olimpiade. Anche nell’atto finale quando il Presidente Malagò e la Presidentessa del CIO [2] si sono nascosti dietro a una sequela di ringraziamenti, certamente legittimi, ma troppo autoreferenziali, troppo centrati sugli orgogli nazionali, le eccellenze atletiche o localistiche, addirittura facendo leva sul concetto di «sicurezza». Così ha detto Kirsty Coventry, di essere orgogliosa della sicurezza di questi Giochi. Che sicurezza, domando io? Quella della migliore parte del mondo che si autocelebra blindata dentro alle proprie arene, mentre l’altra sta marcendo là fuori, tra massacri, genocidi, conflitti? Quanto grande è l’ipocrisia di Malagò che dice, dal pulpito della sua Arena dorata costata più di 6 miliardi di euro, «un altro mondo è possibile»? Senza dire una parola sui bambini di Gaza, sullo stillicidio di giovani reclute, dei soldati russi e ucraini [3], che avrebbero potuto essere atleti e non carne da macello per il volere macabro dei loro dittatori politici? Dei nostri dirigenti politici omertosi, ossequiosi, compiacenti. Migliaia e migliaia di vite umane perse o a rischio, senza neppure una dedica, un pensiero, una citazione di dolore, in tutta l’Olimpiade.

Mi sarebbe piaciuto sentire da una medaglia d’oro, ma anche da una faccia di bronzo: darei in cambio questa mia medaglia per vedere cessata la guerra tra Russia e Ucraina, oppure, dedico questo mio oro alle famiglie e ai bambini di Gaza, Tel Aviv, Cisgiordania, Siria, che non vedranno mai la luce e la bellezza del giocare insieme, in pace. Invece no: zero assoluto, zero parole. Ecco perché anche tutta la bellezza italiana – il Roberto Bolle che balla appeso a un filo di nulla, dentro a una superficie di plastica riciclata, il suo tutù muscolare [4] – è una pavida bolla di ipocrisia, se non si dicono le parole al momento giusto. Quando tutto il mondo ti ascolta.

Non c’è bellezza senza giustizia, diceva la grande fotografa Letizia Battaglia, quando luteranamente parlammo di mafia e territori [5]. Di soldi e di sprechi. Di riti tossici e grandi opere, come quelle lasciate in eredità da queste Olimpiadi. Perfino il concetto di eredità è stato capovolto e manipolato. In eredità di chi o per chi? Di sua santità, la Finanza? L’eredità dovrebbe essere di opere compiute e funzionanti, “durante” le Olimpiadi. Invece no, saranno le opere ancora da compiere o da gestire con impegni economici esorbitanti. La Legacy anglosassone – perché usare la pregnanza latina della parola “eredità”, che porta con sé il peso sull’erede, farebbe vergognare ogni nazione, soprattutto se ad essa viene incollata la parola “sostenibilità” – è di fatto una montagna di denaro da spartire e da assorbire, per concludere l’incompiuto. Non si sa come e non si sa per quanto tempo. Se ne deduce che questa Legacy è contraria a qualsiasi concetto logico di sostenibilità. L’eredità di questa Olimpiade in termini di economia e sostenibilità è un fallimento [6]. La Legacy olimpica ha capovolto il concetto di eredità, sostenibile. Lo ha violentato, usurpato. Come ha fatto con i territori dove «l’attrarre fondi», senza rispettare le leggi di tutela dei luoghi, è stato l’obiettivo primario, diventando l’Olimpiade un mero pretesto economico speculativo.

Se dovessimo invece soffermarci sull’indubbia bellezza dello sport, il valore delle medaglie, al di là del loro vergognoso o incosciente – all’Achille Lauro – silenzio sul male del mondo, certo, è sempre alto e suggestivo il portato di significati positivi insiti nello sport per sua intrinseca natura. Sempre se riusciamo a liberare lo sport dalle derive e dalle gabbie della competizione e dell’agonismo forzato, che snatura le stesse discipline, lo stesso concetto di sport. Le immagini che più impressionano di queste Olimpiadi, per noi Luterani della Montagna, sono del norvegese Johannes Høsflot Klæbo che corre con gli sci di fondo, snaturando lo stesso concetto di scivolamento (a cui si dovrebbe applicare la differenza tra marcia e corsa per salvare lo stesso sci di fondo), o lo scialpinismo ridotto a un circuito di pista dove gli atleti fanno il contrario di ciò che fa ogni scialpinista: guardarsi attorno, diventare paesaggio, immergersi nelle montagne, entrarne dentro, sentirne il respiro. Lo Skimo snatura tutto ciò [7]. Conserva sola la tecnica e l’attrezzatura, la corsa e la discesa, forzate, ingabbiate, facendo capire meglio di qualunque altra disciplina come lo sport rischia di perdere il suo valore liberatorio quando entra in un agone, in un circuito, in una pista. Come quella da bob: la morte della geografia. Chiusa in un budello invisibile agli stessi spettatori. Cieco agli stessi atleti.

Concludo con la splendida scenografia dell’antica Arena di Verona, bellissima, vestita a festa e piena di colori e di soluzioni scenografiche e coreografiche degne della sua storia. Tuttavia, le parole dei presidenti citate sopra – che si dimenticano, credo di proposito e per competizione interna, di ringraziare, nominare, l’allegro Signore e Frustrato Olimpico, Luca Zaia, vero mentore di queste Olimpiadi Infernali [8] – le parole mancate, i contenuti forzati, grotteschi e retorici dello show, conditi sì di sani riferimenti storici, ma pure di sciovinismo nazionalista (con Fresu che scivola sulla tromba) e di giovanilismo incosciente, cosa lasciano di fatto al «nuovo mondo possibile»? La chiusura di Achille Lauro, quasi fosse quel vascello derelitto che il suo nome richiama, è invece proprio l’inno finale alla pavida ipocrisia di queste Olimpiadi, alla mancanza di coraggio dei dirigenti e degli atleti nello spendere una sola parola per la giustizia del mondo. Giovani, e pure vecchi, incoscienti, timorosi, che hanno sostituito il Roxy Bar di Vasco Rossi (uno che almeno era spericolato, nella musica, per quanto poco sobrio negli obiettivi), con l’autogrill.

Ecco la chiave di tutto: «ti chiamerò da un autogrill» [9]. Una pavida canzonetta d’amore, penosa, stile Sanremo, come messaggio di chiusura di queste pavide Olimpiadi. Ti chiamerò da un nonluogo: non dal Roxy Bar di Cortina o di Milano – per quanto osceni – ma dal nulla geografico in cui vivo e mi identifico. Noi teorici luterani asseriamo quindi: la morte delle geografie concrete istituisce le «zone di sacrificio ad alto e basso reddito» [10], in tutto il mondo. Questo, cari Olimpici, anche se non ve ne rendete conto nella vostra insana incoscienza, porterà al crollo del vostro bel sistema dorato. Di tutto il Pianeta. Al tracollo della vostra o nostra, effimera, superficiale, piccola che sia, o “grande, bellezza”.

L’ipocrisia e la grande mollezza o “monnezza” sociale seppelliranno tutto. Cosi fu, così sia, così sarà. Per omnia saecula saeculorum.

Post Scriptum artificiale
Così rispondono i computer, l’IA, l’intelligenza cognitiva collettiva artificiale, l’algoritmo tra potere e contropotere, alla domanda: «Perché le Olimpiadi Milano Cortina sono ipocrite?» https://share.google/aimode/O5gD8JaSrAMVph27Z.

Note e fonti
1. H-Ambient. Debutto di Trieste. La salvezza non salverà il mondo https://casacibernetica.cloud/2017/02/15/debutto-di-trieste-foto-e-video-di-h-ambient2/.
2. Olympics, Beauty in Action. Cala il sipario sui Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026: il racconto della Cerimonia di Chiusura a Verona https://www.olympics.com/it/milano-cortina-2026/notizie/cerimonia-chiusura-arena-verona-olimpiadi-milano-cortina-2026-come-andata-racconto.
3. Vincenzo Leone. ​​Guerra in Ucraina, le cifre impressionanti (e inesorabili) dopo quattro anni di conflitto aperto tra Kyiv e Mosca https://www.wired.it/article/guerra-ucraina-quattro-anni-russia-invasione-vittime-soldati/.
4. Giacomo Aricò. Roberto Bolle alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi 2026: l’abito muscolare fatto da stratificazioni di plastiche bruciate, ispirato alle opere di Alberto Burri https://www.vogue.it/article/roberto-bolle-cerimonia-di-chiusura-olimpiadi-invernali-2026-arena-verona-look.
5. Art Tribune. Letizia Battaglia – Non c’è bellezza senza giustizia https://www.artribune.com/mostre-evento-arte/letizia-battaglia-non-ce-bellezza-senza-giustizia/ Non c’è bellezza senza giustizia. Storico incontro tra Letizia Battaglia e Luisa Muraro https://casacibernetica.cloud/2015/06/02/inaugurazione-mostra-non-ce-bellezza-senza-giustizia-storico-incontro-tra-letizia-battaglia-e-luisa-muraro/.
6. Andy Bull. The Great Olympic lie: untold story of Winter Games’ huge environmental impact https://www.theguardian.com/sport/2026/feb/22/the-great-olympic-lie-untold-story-of-winter-games-huge-environmental-impact.
7. GognaBlog. Il debutto olimpico dello Skimo https://gognablog.sherpa-gate.com/il-debutto-olimpico-dello-skimo/.
8. Mountain Wilderness. Concorso “OLIMPIADI INFERNALI” – Fotografa gli impatti delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 https://www.mountainwilderness.it/editoriale/concorso-olimpiadi-infernali-fotografa-gli-impatti-delle-olimpiadi-invernali-milano-cortina-2026/.
9. Achille Lauro. Incoscienti Giovani https://lyrics.lyricfind.com/lyrics/achille-lauro-incoscienti-giovani.
10. Laboratorio Politico di Ecologia. ZSAR – Zona di Sacrificio ad Alto Reddito https://laboratoriopolitico.org/2024/07/27/zona-di-sacrificio-ad-alto-reddito-zsar/.

9.5 tesi luterano-scientifiche versus Milano-Cortina 2026 – 2 ultima modifica: 2026-03-05T05:23:00+01:00 da GognaBlog

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36 pensieri su “9.5 tesi luterano-scientifiche versus Milano-Cortina 2026 – 2”

  1. Lo sport
    Le gare sono eventi emozionanti: la lotta, il trionfo, la felicità dei vincitori, l’inno; normalmente mi commuovo. Gli atleti regalano e fanno condividere sensazioni intense.
    Per fortuna mondiali, olimpiadi finiscono: se non sei un praticante dell’attività,  sia il fondo, la libera, o i 100 metri, lo stile libero, dopo un po , anzi quasi subito, annoiano; meglio i giochi: calcio etc etc.
    Detto questo c’è da chiedersi se un qualsiasi genitore si auguri che sua figlia entri in un delirio di fanatismo mistico come la Brignone.
    Ma poi per cosa?
     

  2. 33 Concordo con Cominetti.
    Sono padre di una ex atleta e ne so qualcosa.

  3. @32 regattin
    Io di questo intervento di peruffo ho letto poche frasi qua e là.
    Contenuti prevedibili, il solito repertorio antiglobalista.
    Lei faccia come me: salti i miei interventi come io salto i suoi.
    Cordialità

  4. Il mio “poverini” riferito agli atleti era puramente affettuoso. In Liguria se ne fa un uso diverso da quello Veneto.
    Credo che il motivo sia legato a una povertà che in Veneto ha regnato molto più a lungo che in Liguria. Visto anche che sono nato a Genova fa famiglia veneta per metà e vivo in Veneto da qualche decennio.
    Insomma quel “poverini” significa che sono giovani e della vita devono scoprire ancora tante cose, avendo poco tempo perché gli allenamenti se ne prendono la maggior parte. Tra gli amici che frequento di più ho diversi ex atleti del massimo livello, specialmente dello sci, e posso garantirvi che si tratta di persone che fino in età matura hanno visto solo paletti e palestre. Logico che è difficile sviluppare una coscienza e una cultura che non vada oltre il vegetativo. C’è chi poi ha prepotentemente recuperato e, anzi, lesperiesportiva ne ha fortificato più aspetti del carattere, ma quando sei nel frullatore di coppa del mondo, mondiali e olimpiadi, hai davvero poco tempo, se non nulla, per una cosiddetta vita normale. Questo intendevo dire.

  5. ho letto un paio di frasi del suo scritto: una minestra è tutta salata, non solo il primo cucchiaio. 

    Il bue che dà del cornuto all’asino (com tutto il rispetto possibile per l’asino).
    “Scienticamente” spero sia un refuso.

  6. Come già sottolineato più volte, anch’io, Fabio, sarei più severa di Alessandro.
    Sono aumentati gli pseudonimi e, con loro, gli atteggiamenti aggressivi tipici del web.
    Tutto può cambiare, però.

  7. Oggi film come amici miei sarebbero impresentabili eppure l’aumento dei femminicidi giovanili è in aumento…. c’è da chiedersi se forse qualcosa è andato storto….non c’è tra nulla lo so…

  8. @20 peruffo
    I blog sono luoghi abitati dalla “parola” e dal linguaggio.
    E su questi temi che lei ha dato “scandalo”, non sulle sue azioni in campo ecologista, i cui meriti nessuno nega.
    Lei dice che nelle sedi opportune la sua prosa tende all’efficacia, ed è  tale fa ottenere risultati: bene.
     Ma in quelle sedi lei ha denunciato fatti concreti, scienticamente riscontrabili dalla chimica: fatta la tara dell’impegno morale della denuncia, che può ascriversi come merito, il resto è accaduto sul piano condiviso di un linguaggio comprensibile.
    Qui siamo nel divertissement, dello sberleffo dotto.
    Io che trovo stopposa e illeggibile tutta la scuola francese – Focault, Derrida – e ancor peggio le derive americane degli studi di genere o antisistema, ho letto un paio di frasi del suo scritto: una minestra è tutta salata, non solo il primo cucchiaio. 
    Qualcuno si è bevuto tutto il pentolone prima di capire che non gli piaceva: lei è il cuoco , mica il commensale.
     

  9. @21 Va bene Peruffo, mia conclusione impropria riguardo all’abolizione delle Olimpiadi. Ad ogni modo non sono l’unico a fare fatica a leggerti, dovresti rifletterci se davvero aspiri alla diffusione delle tue idee.  Anche semplicemente dividendo l”opera” in 3 o 4 articoli separati, per me si sarebbe captato molto piu interesse. Del resto la prima mazzata la da il titolo…   
    Riguardo al linguaggio, tu presenti l’articolo  “Esautoriamo l’autorita’” con: 
    “sconfiggere il pre-potere per disegnare un mondo nuovo «disantropocentrico»
    manuale teoretico di lotta politica scritto dai territori occupati dal capitalismo e da altre forme di prepotenza umana”
    E’ un linguaggio programmatico-militante, che sembra presentare uno strumento di intervento politico. Molte parole sono quelle tipiche usate in LC, PO, AO
    Magari “disantropocentrico”  e’ nuova e mi pare coniato per dare respiro alle istanze attuali… Ma la retorica del capitalismo che occupa lo spazio sociale e il disegnare un mondo nuovo viene direttamente dai 70 – perche’ negarlo? E’ il tuo linguaggio, perfino per la protezione delle vie dagli spit avevi scomodato il Molotov
    Cmq con tale premessa mi sono effettivamente astenuto dal continuare a leggere. Credo che quel tipo di linguaggio militante finisca spesso per sostituire l’analisi dei problemi concreti più che aiutarla. Ma ti ringrazio comunque per il confronto.

  10. – Chiunque può verificare da sé che nel forum nessuno viene censurato, tranne forse nei casi davvero estremi (= insulti triviali e cattiverie pesanti).
    – A mio parere si è anzi troppo tolleranti verso farneticazioni e livore. Il mio criterio di giudizio evidentemente è piú severo di quello di Alessandro.
    – Non sopporto chi si lancia contro qualcuno con accuse palesemente senza fondamento, a volte demenziali, e non ha neppure il coraggio di sostenerle presentandosi con nome e cognome.
    – Credo che il livello di litigiosità sia leggermente diminuito rispetto a una volta. Insomma, non piú botte (virtuali) da orbi. Dico bene o mi sbaglio?

  11. Giacomo Govi, quello che condanna sei te, mi sa. Con questa donna ho condiviso tanti momenti del fare costruttivo in quella dimensione in cui lei e altri possono trovar riparo da giudizi.
    Sebbene ci si permettano tante cose, questo non dovrebbe essere preso come un bar dove, al tuo commento, avresti certamente avuto una risposta in sintonia che ti avrebbe magari offeso. 
    Qui si cerca, come si può, di arginare le derive del web che danno tanto coraggio a chi sa che non guarderà negli occhi il proprio interlocutore.

  12. @20 Non è che politicizzi “tu” in questi scritti. Stamattina sono stato molto chiaro nell’esporre la tesi, non comprendo come tu non abbia capito. Io ho fatto esplicito riferimento al fatto che, nella vostra manifestazione dei larici a Milano, avreste dovuto evitare (cioè far sloggiare) tutte le altre istanze. sia quelle che alla fine sono risultate complessivamente “pacifiche” (ma vi hanno cmq inquinato con faccende tipo pro Pal, Askatazuna, NO ICE, Milano partigiana) sia quelle persone che, alla fine hanno innescato gli scontri. Nell’immaginario dell’opinione pubblica generale siete rimasti mescolati a tutte queste “altre” cose e l’istanza principe, quella del “NO Olimpiadi” è finita nel calderone complessivo  e ne è riuscita “sputtanata”. Dalla qual cosa derivano alcune conseguenze. Per esempio io sono smaccatamente “NO Olimpiadi” da almeno 20 anni, ma ho annusato il rischio di finire mescolato con quella feccia e quindi non sono venuto alla vs manifestazione., per scelta lucida (chissà quanti altri come me). Dall’altra, l’opinione pubblica generale, che è decisamente “grezza e sempliciotta”, vi ha mescolato sia con i vari pro Pal, Askatazuna ecc sia, peggio che mai, con quelli degli scontri finali. Il messaggio “NO Olimpiadi” è stato mescolato nel minestrone delle istanza considerare “del menga” e così non fate un buon servizio alla causa. Se non si fa attenzione a questo problema, si fa un danno alla casa “NO Olimpiadi” anziché sostenerne la validità.

  13. infine ultima//@Cominetti 19. A Marcello dico: che io non capisca un «cazzo» di Cominetti mi pare un po’ lubrico, ma possibile, visto le altezze che frequenta. Ammetto la mia difficoltà nel cogliere certe affermazioni riduttive, come “poverini” (usato magari in modo compassionevole, non denigratorio), o passare da “l’ambiente è forte” a teoremi sull’ambientalismo distinto tra città e montagna. Il fatto è che per me, che vivo tra collina, mezza montagna, tra città e montagne, dunque basso-basso come profilo di prominenza, faccio proprio come dici tu, Cominetti: non ho mai separato le due entità, provando rispetto per entrambe le situazioni. E mi sono alzato in piedi a difendere montanari e cittadini, quando hanno ragione, senza distinzione. Anzi, non sopporto chi va in montagna a fare il figlio dei fiori (mio vecchio mantra) e poi scende in città e fa il figlio dei liquami, che magari produce. Anche quando va in montagna, a fare l’alpinista. Stacanovista. Scivolando su nevi appena cadute. Tanto, torneranno i prati.Un saluto a tutti, ora devo andare. Sono in partenza. Ciao (leggerò magari in viaggio tra qualche gg)

  14. seconda risposta //@Govi 17. Riporto: « Abolire le olimpiadi non e’ realistico, e del resto neppure auspicabile» – Spiacente. Mai scritto di abolirle. Anzi. Di valorizzare i valori fondanti e magari riconfigurare qualche vecchia tara. Quindi il suo: «Non vado oltre… L’ulteriore pippone “esautoriamo l’autorita’”, con il suo linguaggio anni 70, per me e’ incommentabile» – mi sembra piuttosto fragile, perché, ammesso anche che sia un pippone (che lei non ha letto perché servono almeno un paio di giornate), degli anni 70 non ha niente. Supera quel linguaggio e gli autori più citati e seguiti sono autori che aborrirono quel linguaggio. Ne cito solo quattro, Latouche, Muraro, Bookchin, Haraway. Si rifà invece molto di più al linguaggio di fine secolo XX e inizio secolo XXI, che ha sviluppato l’ecologia sociale, la biologia evoluzionistica, che non ha niente a che fare con il vecchio marxismo, anche se non trascura la storia. Prima di giudicare impropriamente, legga e studi per lo meno la bibliografia. Vedrà che cambia opinione. E forse anche la sua pippa.
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    @albertperth 19/20. Quali sono gli amici suoi? Me li indichi, che sarei felice di conoscerli. Il fatto che lei mi accusi di scopiazzare è simpatico. Faccia un copiaincolla di qualsiasi mio pensiero strutturato e mi riporti dove l’ho copiato. Sarei felice trovare una copia. Visto la fatica in 40 anni di studio e di azione. Se invece lei parla di ispirazione o di percorsi omologhi, come dicono i biologi, nulla di nuovo sotto il sole. L’unica differenza è come mettersi al sole e avere voglia di prenderlo, magari indicando nome e cognome prima di giudicare o criticare. Di per sé, ai nickname non bisognerebbe neanche rispondere in un dibattito serio, dove con il nome e cognome (Alberto Peruffo, di Montecchio Maggiore, Vicenza, Italia) si attesta la propria responsabilità e credibilità. Ma qui faccio un’eccezione, perché molti nickname di GognaBlog sono simpatici, perfino intuibili e rintracciabili. Almeno come archetipi di nascondimenti, più o meno affascinanti.
     

  15. in breve rispondo 
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    @carlo 15. Nessuno politicizza (in senso basso, partitico) le questioni aperte in queste povere Tesi, fatte solo per innescare concetti (in un contesto editoriale specifico). Sono contestualizzate negli ambienti in cui vivo: il Veneto massacrato, che ha nomi e cognomi, di destra e di sinistra. Se poi altri lo fanno per partito preso, senza contestualizzare, non è affare mio.
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    @ratman 16. Esimio, le sue domande sono pertinenti. Alla prima rispondo: il mio linguaggio da lei valorizzato, in modo altamente satirico, e per questo la stimo, posso dire, sotto aspetti specifici e di altra struttura, sempre tuttavia provocatoria, incide nella vita del pianeta. Almeno per un po’. Se posso addebitarmi qualche merito, e solo per rispondere alla sua domanda: nei miei territori (il mio piccolo pianeta) ho fatto chiudere (con i miei compagni di lotta e gruppi di lavoro) e riconfigurare diverse fabbriche criminali che inquinavano qualche centinaio di migliaia di persone, fino addirittura a fare cambiare idea su certe produzioni chimiche e sull’efficacia delle agenzie di controllo (ARPA varie), senza contare i processi e le leggi in corso. Nel caso vostro, della montagna (il grande Pianeta), di esimi frequentatori della montagna, grazie al mio/nostro lavoro oggi, in tutte le gare, olimpiche e ordinarie, non si usano più le pericolosissime paraffine al fluoro (che hanno fatto ammalare e morire diversi skimen in Scandinavia) oppure piano piano, tutte le aziende stanno uscendo dall’uso del PTFE, in primis GORE-TEX (al quale iniziammo a fare pressione con il comitato scientifico di Greenpeace dieci anni fa). Mi fermo qui, ma le assicuro che stiamo avendo risultati anche su altri fronti. Alla seconda rispondo: può essere. Il crogiolo della prosa esiste, ed è per questo che raramente “scrivo creativamente”, e mi limito a scritture operative. Queste tesi sono un semplice esperimento. Vedremo come vanno. A prescindere da lei e da me, soggetti perituri.

  16. Caro Peruffo, sulle tue tesi posso in gran parte concordare, nonostante trovi l’esposizione un po’ noiosa e quindi poco efficace. Questo è ciò che provo, penso e dico.
    Su di me, i cataclismi e la natura che intendo, permettimi di dirti che non c’hai capito un cazzo.
     
    Ambientalismo (di cui sono convinto sostenitore ATTIVO) e terre alte sono un binomio che contrappone chi vive in città (con tutte le sue comodità) a chi invece vive sopra i 1000m. considerando queste due entità come separate. Sinceramente,  finché sarà così, sarà mia premura considerare ogni teoria come insostenibile e senza senso pratico.

  17. Grazia Pitruzzella, in quale autorevole consesso pensavi di discutere? Il gogna blog e’ un bar, con tutte le chiacchere del caso:  “Qui conosco una donna che lavora per la Leonardo, ma si vergogna a raccontarlo. Si fa, però, chiamare con un nome spirituale facendo la radical chic e ogni sorta di disciplina che la porti lontano da quella realtà.”
    Mi pare piu’ probabile che la poverina si cauteli per evitarsi pipponi o semplicemente sguardi di condanna

  18. @12 Grazie per la risposta. Mi sono riletto e provo a chiarire. Le tue battaglie sono reali e su temi reali, con motivazioni e principi che in parte condivido. Ma nell’analisi ‘sociale’ e nelle risposte che dai ai problemi per me manca realismo. Abolire le olimpiadi non e’ realistico, e del resto neppure auspicabile. 
    Non vado oltre… L’ulteriore pippone “esautoriamo l’autorita’”, con il suo linguaggio anni 70, per me e’ incommentabile.
     

  19. @Peruffo
    Condivido la sua idea di “scrittura come sport”: quello dialettico è un agone interessante ma di difficile e, per molti, impossibile frequentazione (tant’è che ricorrono all’arbitro per avere ragione).
    A lei, che maneggia con facilità tutto l’apparato retorico della neo lingua di matrice destrutturalista, chiedo:
    la compensazione  emotivo, spirituale che comporta  l’uso di questo linguaggio con e sue metafore millenaristiche, religiose quanto incide sulla pratica politica, sulle intenzioni reali di un miglioramento delle condizioni del pianeta?
    Il lettore cui lei si rivolge non rischia di essere consolato dalla sua prosa, autoconfermato nelle sue posizioni, e continuare a crogiolarsi nella sua disgrazia?

  20. Ne consegue che accettare nella manifestazione “NO Olimpiadi” anche altre istanze (pro Pal, Askatazuna, NON ICE ecc ecc ecc) ha trasformato anche solo la sfilata “pacifica” in una manifestazione anto governo in carica, modificandone profondamente la natura. circa gli scontri finali, si sapeva benissimo che sarebbero arrivati fli “sfascisti”, a maggior ragione dopo i fatti di Torino del 31 gennaio, cioè di pochi gg prima. Ergo: moltissimi (fra cui il sottoscritto) che sono sul piano ideologico contro alla Olimpiadi, NON gradiscono esser mescolati alle altre istanze e ancor di più al rischio di scontri. per cui le fila dei NO Olimpiadi risultano più “sottili” di quanto potrebbero potenzialmente essere e questo è un errore strategico di chi “vuole” davvero combattere il rischio Olimpiadi.
     
    Rischio che, a questo punto, non riguarda più l’edizione 2026, ma eventuali altre future edizioni: già si parla di Olimpiadi estive 2036 a Roma e Venezia (!). Chi vuole davvero “bene” all’ambiente fa in modo di mantenere “spoliticizzato” il dibattito, sennò diventa una contrapposizione “governo si” contro “governo no” (con voltafaccia ideologici sul tema Olimpiadi a seconda degli eventuali mutamenti di governo) e alla fine si termina, come sempre in Italia, a tarallucci e vini.

  21. invece confermo la mia convinzione che le battaglie ideologiche vadano tenute separate dal rischio di inquinamento politico, specie in termini pro o anti governo al momento in carica. Lo stesso vale (cito l’esempio solo per spiegarmi, non desidero entrane nel merito) per il referendum sulla giustizia. Chi, su questo punto, ragiona nel merito, che sia per il SI o per il NO, non si preoccupa del governo al momento in carica. Invece purtroppo moltissimi stanno prendendo posizione o per il SI o per il NO in conseguenza della simpatia o dell’antipatia verso l’attuale governo: c’è gente (Michele Serra) che lo dice apertamente. Siamo all’assurdo che dei partiti che avevano la riforma della giustizia (=separazione carriere) nel loro programma elettorale delle elezioni 2022, siccome ora sono all’opposizione parteggiano per il NO al fine di fare un  dispetto al governo in carica. Ci saranno magari anche casi opposti, sono entrambi sbagliati.
     
    Lo stesso vale per la posizione pro o contro le Olimpiadi, anzi a maggior ragione perché le recenti Olimpiadi NON sono state assegnate all’Italia mentre era in carica l’attuale governo, ma da governi di colore opposto (Renzi, Gentiloni e Conte 1). Quindi occorre che ciascuno di noi sia PRO o CONTRO le Olimpiadi a prescindere dal governo in carica, sennò cambiamo idea sul tema Olòimpiadi a ogni cambio di maggioranza.
     
    Io ho le mie idee precise sulle varie questioni ideologiche, es: sono stato da sempre NO Olimpiadi 2026 e sono da sempre SI separazione carriere dei magistrati e sono così a prescindere dal governo in carica nei vari momenti. Altrimenti siamo solo0 delle banderuole e le posizioni ideologiche ne escono sensibilmente svalutate di valore.
     

  22. FINALE
    @Ratman @Grazia. Ringrazio per la vostra comprensione. Ratman coglie il fulcro provocatorio. Il concetto di “religione” spesso è ridotto a dottrina, quando invece esso rappresenta un sentimento preziosissimo, il vivere sul limite, di fronte al mistero, o perlomeno rifletterci, come aveva ben intuito un nostro grande caro maestro, pure alpinista, Fosco Maraini. Da questa prospettiva ho scelto la forte provocazione “luterana” – in ambito di dottrine religiose – nei confronti del Potere, che invece quel mistero, il potere cattolico, lo vendeva a peso d’oro, con indulgenza e prebende, come è accaduto per il “mistero dello sport” durante queste insostenibili (almeno in fatto di  soldi e concetti) Olimpiadi. A Grazia, che ben intuisce il mio impegno e la mia fatica, e tutti i facili commentatori denigratori a priori, dico solo che i concetti delle tesi sono frutto di anni di impegno nei vari campi. Cito solo un passaggio: il concetto di Sport esce da articoli pubblicati tra il 1997 e il 1999 (ero molto giovane, 30 anni fa!) nella Rivista dell’Accademico per volontà del presidente Giovanni Rossi, che amava molto la mia scrittura, anche se formalmente non ero accademico (in quegli anni avevo un curriculum davvero tosto con grandi vie sulle Alpi, spedizioni e pure un ottomila in stile leggero, sotto l’attenzione di molti), per la mia particolare natura antiaccademica, ma cmq rispettosa delle accademie (che considero ancora oggi assembramenti molto rischiosi, tuttavia accessibili a fine carriera, se dimostri di aver avuto coerenza e valore, non certo da giovane, quando devi rompere ogni accademia e vivere là fuori… nella giungla della critica e delle montagne selvagge…).
    //
    Scusate il pippone, ma l’ho scritto senza fatica, in pochi minuti, e per vostro e mio puro divertimento concettuale. Anche lo scrivere può essere uno Sport… nel senso alto della parola. Buone cose a tutti.

  23. TERZA PARTE
    @Govi. A Giacomo sottolineo questo. Sono, credo, anche troppo realista, essendo in prima linea su molti conflitti civili che vedono morti, patologie, processi, carcere, drammi. Ho scritto queste tesi proprio per dare una lettura iperrealista della nostra realtà, mediante concetti e metafore che pescano o superano la realtà. Che nascono quindi da essa. Hai ragione nel dire che io spendo molte energie nel combattere il sistema. Talmente è il marcio che mi circonda, e il bene che vorrei lasciare ai miei figli, ai territori dove vivono. La mia questione sul tema Olimpiadi era: come possiamo noi combattere la propaganda di milioni di euro e di influencer delle Olimpiadi? Con quali azioni sul campo? Con la comunicazione? Cosa posso fare io? Ho fatto queste tesi perché sapevo che solo sul campo del concetto potevo in qualche modo demolire le premesse delle loro milionate di euro, investite in comunicazione. Non scrivo per creare opinione o consenso, ma per far cambiare opinione, offrendo nuovi concetti, scomodi, a volte difficili, perché stiamo parlando di complessità che noi stessi facciamo fatica a gestire. Con i concetti abbiamo vinto qualche storica battaglia, tutto qua. Che ha portato alle misure e alle leggi di cui tutti beneficiamo. Mi chiedi se ho un progetto di mondo? Certo, la trovi nei 30/40 anni di lotta civile e militanza culturale. Per gli amici attivisti l’ho trascritta nella seconda parte di questo pippone, appena pubblicato clandestinamente, perché pericoloso per chi non sa usare le mani. E il cervello >> https://ncpp.cloud/2025/10/13/esautoriamo-lautorita/ 
    //
    @long è incommentabile. Credo abbia una grande confusione storica e concettuale.
    //
    (devo aggiungere il finale, causa limite caratteri)

  24. SECONDA PARTE
    /
    Ancora @Cominetti. Scrivere poi: «Gli atleti, poverini, sono persone giovani che poco ci capiscono perché hanno passato la vita ad allenarsi e senza avere molto tempo da dedicare alla riflessione» mi sembra non tanto offensivo, che lo è, ma riduttivo. La dimensione dell’atleta non per forza preclude la dimensione della riflessione. Piuttosto la dimensione dell’atleta porta con sé la dimensione della competizione che può essere “esportata” anche nella riflessione, non più libera, ma chiusa nell’agone di una lotta. Anche tra filosofi, astratti. Esistono atleti filosofi e filosofi atleti. Chiamare poverino qualcuno dimostra inoltre un certo sentimento di arroganza, di superiorità: chi sei tu? La guida alpina illuminata? Che ha salvato il mondo lasciando la natura fare il suo corso? Senza un batter di ciglio contro le ingiustizie degli uomini? Tanto poi arriva il cataclisma, come la guerra in corso, o il virus, al tempo del Covid? Sperando che cataclisma, virus o altro sfiori di lato i tuoi beni, i tuoi cari, le tue montagne illuminate da candida neve su cui sciare?
    //
    @Telleschi. A Bruno dico, certo, ci può stare un capovolgimento. Ma qui la questione principale non è la bellezza, ma la giustizia. Ho avuto la fortuna di elaborare questo pensiero insieme con Letizia Battaglia, più di dieci anni fa. Ed arrivammo alla conclusione della “nostra tesi”, che aveva come priorità la giustizia, spesso coperta dall’ipocrisia della bellezza, soprattutto femminile, usata ad uso e consumo del maschio consumista. Quella tesi la lanciammo dai territori ipocriti del Nordest italiani, pieni di lustrini che ancora oggi coprono le mafie, bianche.
    //
     

  25. PRIMA PARTE
    Cari tt, giungo anch’io al vecchio e sempre valoroso GognaBlog e se posso, senza disturbare troppo, mi permetto di commentare alcuni miei valorosi commentatori (spezzo in tre parti, per rispondere a tutti).
    //
    Iniziamo da @Cominetti e dai pipponi, richiamati anche da altri. In primis, non sono io che ho voluto la pubblicazione qui, ma è una legittima e seria selezione (come fa da anni) di GognaBlog. Queste asserzioni provocatorie, storicamente fondate o ispirate, e per questo un po’ difficili se paragonate al consueto scrivere e arguire, sono nate per altri spazi editoriali e sono state instillate nelle menti dei lettori nell’arco di quasi 2 mesi. 10 tesi in sette settimane non sono così troppe per un progetto editoriale che doveva dialogare con i contestatori olimpici nell’arco delle Olimpiadi. Che poi GognaBlog abbia riunito tutto il complesso materiale, facendolo diventare un pippone, ci sta. Ma le tesi sono scritte a più livelli di approfondimento, proprio per chi non ama i pipponi. Dunque, almeno soffermarsi sulle tesi e il primo semplice commento mostrerebbe un po’ di buon gusto e rispetto, invece di sentenziare subito disgusto e riluttanza. Rispetto anche per il grande lavoro di GognaBlog, che certamente impiega tempo e ingegno a impaginare. 
    /
    Nel merito di questa affermazione: «L’ambiente è forte. Ogni tanto si riprende i suoi spazi con qualche cataclisma o qualche virus. E tutto va avanti» – ricorda la scellerata scelta del titolo di Ermanno Olmi nel film “Torneranno i prati” (di cui io capovolsi il titolo, pur essendo amico di buona parte dei partecipanti al film, uomini e artisti rudi degli altipiani). Come a dire: freghiamocene delle guerre e dei disastri per mano dell’uomo, tanto poi la natura fa il suo corso. Vedi: non è proprio così. Quando ti muoiono vicini di casa per guerre e avvelenamenti. O quando scopri che il primo finanziatore di quel film (contro la guerra, solo a parole), mediante Tax Credit, è Gianni Zonin, superbanchiere italiano – ora penalmente morto, dopo “nostra” rivolta – responsabile della militarizzazione di Vicenza, città che detiene il più grande arsenale di guerra d’Europa, almeno come forze cognitive e di comando.

  26. Non è  delirio ma un uso sapiente del discorso.
    L’argomentazione razionale o ragionevole si dissolve in una sorta di mantra. Suggestioni emotive prendono il posto degli argomenti: insomma, ancora una volta istanze legittime, prima ancora che giuste o sbagliate,  tentano di presentarsi come vere.
    Siamo nella sfera del “religioso”: ma lo dice lo stesso autore.
     
     

  27. Giacomo Govi, le tue son proprio chiacchiere da bar: ti basterebbe un minuscolo giro su internet per vedere che ciò che hai scritto non corrisponde al vero. Se non hai voglia di fare una ricerca virtuale, figurati scendere in piazza e batterti…

     

    Carlo, nulla nella vita è separato e tutto c’entra, sempre. Soprattutto in questo momento storico in cui, grazie a fratello google, tutto è alla luce, trovo necessario far emergere tutto il possibile, a costo – e sta già accadendo – d’essere immersi nel fango (per non usare altri termini più crudi).

    Certo che richiede impegno leggere Alberto, ma solo perché riga dopo riga, snocciola verità che sono un pugno nello stomaco che a me rimane per giorni.

    Qui conosco una donna che lavora per la Leonardo, ma si vergogna a raccontarlo. Si fa, però, chiamare con un nome spirituale facendo la radical chic e ogni sorta di disciplina che la porti lontano da quella realtà.

  28. Devo dire che questi pipponi deliranti fanno scappare la voglia di leggerli dopo   qualche riga.        
    Ha perfettamente ragione.
    Queste tesi deliranti sono solamente il frutto dell’odio politico di qualche frustrato, che non ha altro da fare se non andare contro a tutto e a tutti in nome di che cosa non si sa, se non di una questione pregiudizialmente politica. Forse preferisce l’appiattimento totale della società modello cina di Mao o unione sovietica? Pensare di eliminare le Olimpiadi è abominevole; forse o sicuramente vanno pensate e organizzate in maniera diversa e più sostenibili in senso ambientale ed economico. ma non abolite. Perchè rappresentano l’apice della volontà umana di dare il massimo di sè stessi (Nietzsche docet) e penso a tutti quelli atleti che passano la loro giovinezza ad allenarsi, a faticare, a superare le difficoltà della competizione. Certamente meglio di tanti frustrati che vivono invidiando gli altri solamente per il fatto di non essere alla loro altezza.
    Un grande merito di un uomo è anche quello di riconoscere i propri limiti e di cercare comunque di impegnarsi al massimo per migliorarsi. E questo vale sia nello sport che nel lavoro. 

  29. Il Cominetti post-covid e’ ruvido ma un po’ ha ragione sui pipponi.  Ma poi tutti ‘sti neretti… Anche per me illeggibile. La mia impressione e’ che Peruffo spenda molte energie contro il sistema sulla base di un suo immaginario totalmente privo di realismo.  E in qualche modo forse lo sa, ma gli va bene cosi’. Lui e’ quello delle battaglie, quello “delle molotov”, “lui scrive poesie” (cit.),  ma in definitiva ha un progetto di mondo da proporti in cambio?

  30.  
    Se la questione principale è la bellezza (“laTecnica ha ucciso l’Estetica”), conviene capovolgere la tesi di Letizia Battaglia: non c’è giustizia senza bellezza.

  31. questi pipponi deliranti fanno scappare la voglia di leggerli dopo qualche riga

    Liberissimo di non leggere simili “pipponi” per il motivo che preferisci.

    Ma “deliranti” perché?

  32. Devo dire che questi pipponi deliranti fanno scappare la voglia di leggerli dopo qualche riga.
    A parte questo, mi ritengo tra chi da decenni crede che i grandi eventi siano soltanto delle speculazioni amorali che semmai fanno male agli sport che vogliono ignorantemente spettacolarizzare.
    Gli atleti, poverini, sono persone giovani che poco ci capiscono perché hanno passato la vita ad allenarsi e senza avere molto tempo da dedicare alla riflessione.
    Insomma, tutto è funzionale a una vita codificata come in ogni campo, senza guizzi, senza sforzi per inventarsene una originale. Sentimenti e intenti appiattiti si sposano a meraviglia con la vita in batteria. Se non la pensi così sei considerato un rosicone, un fastidio. Però te la godi. L’ambiente è forte. Ogni tanto si riprende i suoi spazi con qualche cataclisma o qualche virus. E tutto va avanti.

  33. Infatti ho già ripetuto migliaia di volte che la partita è stata purtroppo persa nel periodo in cui era in forse l’assegnazione dei Giochi all’Italia, ovvero negli anni metà 2016-metà 2019. in quel frangente al governo nazionale c’erano Renzi, poi Gentiloni, (entrambi del Pd) e poi Conte 1, personaggi che oggi danno parte dell’opposizione all’attuale governo. Questo dimostra che tutta la politica, sia nazionale che locale, è a favore di eventi del genere, non solo l’attuale governo in carica. Se oggi avessimo un governo nazionale di sinistra, avrebbe osannato le Olimpiadi né più né meno di come è stato fatto dal governo di destra. Di conseguenza, ragionando ex post, aver lasciato che la manifestazione di Milano si trasformasse in una sfilata “anti attuale governo” è stato un colossale errore. Questo al netto degli scontri finali, che ovviamente hanno pesato ulteriormente, irritando una grossa fetta dell’opinione pubblica italiana. Il tutto ha dato un sapore antigovernativo alla manifestazione, mentre la “difesa dei larici” non è né di destra né di sinistra.
     
    La conclusione è che se vogliamo respingere le prossime Olimpiadi (o eventi analoghi) dobbiamo “spoliticizzare” il fronte del NO, altrimenti sarà sempre e solo un’azione infruttuosa, qualunque sia il colore dei futuri politici al potere. E di conseguenza tutte le considerazioni, fondate o meno, espresse in questo articolo come in mille altri testi anche di altri autori saranno destinate la fallimento.

  34. Se (convinti dei danni all’ambiente e degli sprechi di denaro pubblico) si vuole davvero “contrastare” i grandi eventi sportici come le Olimpiadi, di cui io chiedo da 20 anni circa l’interruzione o il totale cambiamento di format, è fondamentale presidiare questa istanza ed evitare che sia inquinata da altre tematiche, come è successo a Milano. Mescolare la proteste anti-olimpiche con questioni tipo Gaza, ICE, addiriturra con la presenza di striscioni “Milano partigiana” significa aver accettato che la manifestazione da “antiolimpica” diventasse “antigovernativa”. Il che è doppiamente sbagliato: 1) perché l’istanza anti-olimpica è trasversale sula piano politico e quindi può raccogliere, potenzialmente, molte adesioni, ma se le si dà una connotazione politica (in una sola direzione) e soprattutto antigovernativa, si perdono le adesioni di chi non condivide queste ultime; 2) perché le “colpe” di queste Olimpiadi NON sono specifiche del governo in carica, ma ti tutta la politica nel suo insieme. CONT.

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