La via Rück ‘n Roll al Mittelrück
di Fabrizio Manoni
Il Mittelrück 3363 m è una delle montagne simbolo dell’alpinismo ossolano. Soprattutto di quello degli ultimi 40 anni. Mittelrück significa roccia di mezzo ed è il nome walser con cui molto più comunemente gli alpinisti chiamano il Pizzo Loranco. Non è altissimo e visto da lontano la sua sagoma quasi scompare rispetto ai vicini 4000. Comunque i suoi 3363 metri sono di tutto rispetto, per intenderci è qualche metro più alto della regina delle Dolomiti, la Marmolada.
Il versante svizzero non riveste interesse per gli scalatori. Quello italiano invece presenta un salto roccioso considerevole. Già più di 100 anni fa il 15 luglio 1918 Aldo Bonacossa scalò con Adriano Revel lo sperone est, quello che oggi viene chiamato comunemente Cresta Lago Maggiore. Una scenografica cresta di 600 metri di dislivello. Molti di più di sviluppo. Difficoltà classiche su roccia di III e IV grado. Sul risalto finale un tiro di V grado. Una via famosa e nota a molti alpinisti.
Quella che attira di più l’attenzione degli scalatori odierni è però la grande parete est con il suo liscio e verticale scudo centrale.
Fu salita per la prima volta dalle guide e alpinisti valligiani Gian Franco Moroni, Gino Rametti e Dante Valterio il 25 giugno 1966. Il tracciato della loro via passa sulla destra seguendo un percorso logico anche sullo zoccolo, evitando ovviamente gli strapiombi e le placconate centrali dello scudo. Non so se la via sia mai stata ripetuta. Viene spesso battuta da scariche di pietre che partono dal cappello sommitale della montagna costituito da sfasciumi.
Dodici anni dopo, il 9 ottobre 1978 i forti e giovanissimi ossolani Graziano Masciaga (19 anni) e Roberto Pe (18) aprirono una bella linea sul margine sinistro della parete. I due giovani, dopo aver imboccato il canale che delimita a sinistra la parete, si portarono sullo spigolo dello zoccolo e poi dopo la grande cengia per un sistema di diedri rimasero alla sinistra dello scudo centrale. La via è oggi nota con il nome di via Diretta.
Il 14 e 15 agosto 1986 fu il momento del capolavoro della Direttissima ad opera di Roberto Pe e Marco Borgini. La via passa attraverso lo scudo della parete con un percorso elegante e di grande intuizione. Il tiro chiave è un 7b su spit di piccola sezione e piantati a mano. Il resto solo chiodi normali e protezioni veloci. È considerata la via alpinistica di alta montagna più difficile di tutte le Alpi Pennine e Lepontine, non tanto per le difficoltà tecniche, ma soprattutto per l’impegno generale.
Negli anni Novanta ci fu il tentativo di aprire un’altra via a destra della Direttissima da parte dei domesi Roberto Colli e Dario Bossone che rinunciarono credo a causa della qualità della roccia.
Ripetizioni da ricordare furono la prima invernale sulla Cresta Lago Maggiore da parte di Benito Giovannone e Franco Fontana nel 1976, la prima invernale sulla Diretta da parte di Carlo Tabarini, Maurizio Pellizzon e Dario Bossone, la prima solitaria della Diretta ad opera di Maurizio Pellizzon e la prima invernale della Direttissima da parte di Paolo Stoppini, Stefano Deluca e Pietro Garanzini. In questo quadro generale da tempo si parlava negli ambienti alpinistici ossolani della possibilità di aprire una nuova via. Dopo il tentativo di Bossone e Colli le idee si sono concentrate sulla porzione di parete compresa tra la Diretta e la Direttissima. I molti dubbi suscitati dallo spazio non molto ampio tra le due vie e la concreta possibilità che quello spazio fosse poco scalabile o di roccia non buona hanno dissuaso chi ci aveva fatto un pensiero. Era un po’ che volevo metterci le mani. Non facile trovare il momento giusto. Difficile trovare i compagni di cordata. Fino all’incontro con Luca Moroni e Tommy Lamantia. Alpinisti varesini che potrebbero essere miei figli ma che hanno maturato una grande esperienza su tutte le Alpi, in Himalaya e sulle Ande.
E allora in pochi giorni abbiamo trovato il giusto feeling e siamo partiti. Uno dei nostri obiettivi era quello di non andare a incrociare le due vie esistenti, e anche se in alcuni punti si avvicinano siamo riusciti a mantenere indipendente la linea. Ci siamo trovati anche in difficoltà nella scelta della linea tra liscioni inscalabili e (sullo zoccolo) fessure con intrusioni di lame instabili e pericolose. Quindi tra lo scalare brutte fessure e belle placche abbiamo cercato di usare il buon senso. Alla fine credo che sia venuta fuori una linea bellissima da scalare, quasi sempre su roccia buona, creando un unicum tra zoccolo e parete soprastante.
Sempre parlando di buon senso abbiamo deciso di mantenere un minimo di sicurezza cosi abbiamo attrezzato tutte le soste con doppio spit e anello di calata e sui tiri abbiamo aggiunto qualche spit solo dove non siamo riusciti a proteggerci con protezioni mobili. Nella parte bassa abbiamo aggiunto qualche spit di direzione per indicare la linea seguita. Quindi il nostro stile su Rück ‘n Roll è un mix sportivo avventuroso. Credo comunque rimanga una via più avventurosa che sportiva e l’ultimo tiro, un fessurone di 50 metri di 6c un po’ “scary” ne è la degna conclusione. Ai ripetitori il giudizio!
Mittelrück 3363 m (Pizzo Loranco), parete est, via Rück ‘n Roll.
Tommaso Lamantia, Fabrizio Manoni, Luca Moroni, agosto 2021.
500 m, ED+, 7b+ (6c obb.)
Relazione
1 tiro 45 m 6a+
Partenza in diedro fino ad arrivare allo spit, poi continuare in diedro con lame fino al traverso verso sinistra prima di una placca nera con spit. Su dritto per una bella lama poi leggero traverso a destra dove si trova lo spit. Da qui su dritto su placca lavorata fino alla sosta su terrazzino.
2 tiro 50 m 6b+
Salire in diagonale a sinistra verso lo spit, continuare in verticale per tacchette fino sotto strapiombi dove si traversa a sinistra fino a trovare un chiodo poi si ancora a sinistra su serie di cenge con spit. Qualche metro in diedro accennato seguendo lo spit, poi su dritto per placca tecnica dove si trovano 2 spit prima della sosta su terrazzo.
3 tiro 60 m 6b+
Dritto sopra la sosta a prendere fessure nette e bellissime che si seguono fino dopo al tetto. Si supera il tetto verso sinistra e si continua dritto su placca lavorata fino in sosta. Lunghezza trad.
4 tiro 60 m 5b
Partenza nel diedro sopra la sosta a sinistra poi seguire pilastrino sul lato destro dove si trova uno spit, uscire in placca lavorata facile, da qui si cammina per cengia erbosa fino sotto all’ultima breve placca dove si trova uno spit prima della sosta.
5 tiro 60 m 6a
Salire dritti su placche fessurate sopra la sosta per 20 m, poi su placca appoggiata lavorata fino ad uscire su cengia erbosa e poi dritti fino in sosta alla base dello scudo. Lunghezza trad.
6 tiro 25 m 7a
Salire per facile rampa sopra la sosta tendendo a sinistra, poi dritto verso una serie di tettini da superare fino allo spit, ribaltarsi sopra e reperire con passi delicati il secondo spit e poi su roccia più lavorata verso sinistra sino al terrazzino di sosta.
7 tiro 25 m 7a+
Attraversare verso destra su evidente fessura/lama fino ad una placca sormontata da un tettino. Superare la placca, passo duro sopra lo spit, per raggiungere una fessura sopra il tettino. Continuare più facilmente lungo un diedrino con spit che si segue fino al terrazzino di sosta.
8 tiro 50 m 7a+
Salire dritto sopra la sosta con passo difficile oltre lo spit e guadagnare il diedro accennato a destra che porta alle placche sopra. Salirle dritti obliquando a sinistra seguendo 4 spit fino alla sosta sotto al diedro arancione.
9 tiro 55 m 7b+
Salire a destra della sosta e entrare nel diedro, seguire 2 chiodi e uno spit fino alla sua fine e poi in verticale seguendo il diedrino con uscita su placca impegnativa con due spit fino alla sosta su terrazzino.
10 tiro 55 m 6b
Spostarsi a destra per circa 8 metri fino a raggiungere un diedrino verticale che si segue verticalmente fino a quando le fessure diventano cieche. Da questo punto si traversa in placca a destra fino a reperire una rampa ascendente dapprima verso destra, poi verso sinistra fino ad arrivare alla sosta. Lunghezza trad.
11 tiro 50 m 6c
Seguire la fessura che sale sopra la sosta verso sinistra per qualche metro, poi in verticale su fessure e diedri con arrampicata atletica impegnativa. Alla fine delle difficoltà si trova il terrazzino con la sosta. Lunghezza trad.
12 tiro 80 m circa III/IV
L’ultima parte per l’arrivo in vetta non è obbligata e si possono seguire differenti linee, attenzione che in vetta non si trova nessuna sosta attrezzata, nel caso si voglia scendere in doppia bisogna tornare alla sosta n. 11, altrimenti dalla cima si può scendere fino al Sonnigpass e poi dalla Ferrata del Lago Maggiore.
Per una ripetizione serve una serie completa di friend 0.3-5 e una serie di TCU.
Luca ringrazia: Ragni di Lecco, Crazy the original, Camp, Scarpa, Vibram, df sportspecialist, reload climb;
Tommaso ringrazia: Salomon, Suunto, BlueIce e df sportspecialist;
Fabrizio ringrazia: Salomon.
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Bellissima salita! Sono andato ad arrampicare ai bei tempi con Roberto Pe. Grande alpinista, per i tempi era un numero 1 in Ossola. Sul Mittelruck aveva fatto 2 capolavori. In quei anni era anche morto un nostro amico cadendo in solitaria sulla stessa parete.
Bravo Manetta!
Gli anni passano ma la tua passione ed il tuo fisico restano solidi come la pietra della tua Ossola.
Un saluto.