Sei milioni di poveri in Italia

In Italia ci sono quasi sei milioni di poveri, ma per nessuno sono un’emergenza.

In questo articolo Piero Sansonetti, giornalista da più di 30 anni, porta l’attenzione sul fatto che quasi un decimo dell’intera popolazione italiana vive in stato di povertà. Egli riporta che in solo un anno la nostra penisola conta un milione di poveri in più rispetto al 2019: sono passati da 4.600.000 a 5.600.000. Quasi 6 milioni di italiani, un numero superiore all’intera popolazione della Croazia, vivono sotto la linea della dignità umana.

Sansonetti si chiede: perché la tragedia quotidiana di 6 milioni di italiani si consuma senza che nessun media o ente d’informazione, tranne Il Giornale, ne parli?

Per quasi due anni, gli stessi media si sono impegnati ad aggiornarci giornalmente sul numero dei decessi e dei positivi alla SARS-CoV-2.

In Italia sono morte in tutto 130.310 persone di CoViD-19: età media di 80 anni.

Perché non si è parlato e, soprattutto, perché non si parla oggi dei milioni di persone ancora vive, tra cui migliaia di bambini e ragazzi, che sono sprofondate nella povertà? Degli italiani che vivono per strada, che non possono permettersi un pasto?

Ma è mai possibile che emergenze, sicuramente importanti, come il passaggio di governo, il braccio mortifero di un virus influenzale, i rifugiati politici, il diritto o meno di uccidere i ladri, il permesso di fare uscire i carcerati dal carcere se sono malati, la mafia o il processo a Silvio Berlusconi, possano oscurare in maniera cosi sistematica e brutale il fatto che un decimo dell’Italia sia in ginocchio, piegata dalla povertà? (Petra Gogna)

Sei milioni di poveri in Italia
di Piero Sansonetti 
(pubblicato su ilriformista.it il 18 giugno 2021)

Li avete letti i dati sulla povertà diffusi dall’Istat? Ieri, su questo giornale, ne ha parlato ampiamente monsignor Vincenzo Paglia. Ricordando gli insegnamenti di Primo Mazzolari, un prete del Novecento che teorizzava la Chiesa dei poveri già ai tempi di Pio XII, camminando controvento e precorrendo Angelo Roncalli e Jorge Mario Bergoglio. Le cifre sono da paura: il numero dei poveri è aumentato per la prima volta dal 2005, ed è aumentato in misura spaventosa: un milione di poveri in più. In un solo anno. Nel 2019 erano quattro milioni e seicentomila, ora sono cinque milioni e seicentomila. Quasi un decimo dell’intera popolazione italiana.

Fila al “pane quotidiano”

Mi ha colpito il fatto che la notizia non sia stata considerata da prima pagina da molti dei grandi giornali. Il Corriere, Il Fatto, la Stampa, il Messaggero. Tra quelli che Marco Travaglio chiama sempre i “giornaloni” (compreso il suo), l’unico che le ha dato risalto è stato il Giornale. Che è un quotidiano di destra poco avvezzo a occuparsi di argomenti classicamente di sinistra. Probabilmente lo ha fatto per la semplice ragione che il giornale è pieno di giornalisti, a partire dal nuovo direttore, e che quindi quando vedono una notizia tendono a pubblicarla. Magari a valorizzarla. Poi ognuno può interpretarla come vuole, ma questa è un’altra questione.

Ora, lasciando stare il disinteresse di gran parte del nostro sistema informativo per le notizie (basta ripensare a come ha del tutto ignorato “magistratopoli”, forse lo scandalo politico più clamoroso del dopoguerra), parliamo un attimo della politica. So bene che ha tante emergenze delle quali occuparsi. Non le sottovaluto. Negli ultimi anni, col passaggio al governo dei verdi, dei gialli e anche dei rosa, abbiamo scoperto che c’era un’emergenza spaventosa: il traffico di influenze. E poi un’altra emergenza: il respingimento in mare dei naufraghi. E poi un’altra ancora: il diritto da assicurare ai cittadini di sparare ai ladri e ucciderli senza commettere reato. Poi c’è l’urgenza di impedire ai carcerati di uscire dal carcere se sono malati, magari a poche mesi dall’estinzione della pena. L’urgenza di arginare l’offensiva stragista mafiosa, anche se i dati ci dicono che gli omicidi di mafia sono circa 10 volte meno delle ’uccisioni di donne da parte dei partner, e infine c’è l’urgenza delle urgenze: quella di processare Silvio Berlusconi.

Benissimo. E un milione di poveri in più? E comunque un numero di poveri che supera la misura dell’intera popolazione di Roma, Milano e Torino mese insieme, ed è superiore anche all’intera popolazione della Croazia? Pare che questa non sia un’emergenza. Ci dicono gli esperti che l’aumento della povertà è solo una conseguenza della pandemia e della crisi economica prodotta dalla pandemia. Già: ci ero arrivato da solo. In gran parte è frutto del lavoro nero che è sparito in tantissime aziende ed esercizi commerciali, senza lasciare tracce visibili, né casse integrazione, né assegni di disoccupazione: solo fantasmi. Ma fantasmi precipitati sotto la linea della povertà, cioè della dignità umana. È o non è questo, prima di tutti gli altri problemi, il problema essenziale del dopo-pandemia? Nel Recovery Plan ce ne siamo occupati? I partiti politici hanno presente questa circostanza della storia? Intendono occuparsene, preparare delle contromisure? Oppure ci limiteremo a star tranquilli, a dar retta a Luigi Di Maio che pensa di avere risolto il problema con una legge sul reddito di cittadinanza che è la più scombiccherata di tutte le leggi scombiccherate di riforma dello Stato sociale?

Lyndon Johnson, che magari molti di voi non ricordano più, ma che è stato un importante presidente americano, nel 1964 preparò un piano sociale, molto serio, per sradicare la povertà. Voleva davvero abolirla. La cosa non gli riuscì perché si impantanò nella demenziale guerra del Vietnam. Però il piano era una cosa molto seria. Prevedeva un reddito universale, che è una cosa molto più saggia e concreta, meno propagandistica e illusoria del reddito di cittadinanza. Perché non si basa sul clientelismo ma sui diritti universali. Costa? Certo, non lo puoi fare con la flat tax. Ma dal 1964 sono passati quasi sessant’anni, la guerra del Vietnam è finita da 50: vogliamo rimetterci mano a quel progetto?

Piero Sansonetti è giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all’Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.

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Sei milioni di poveri in Italia ultima modifica: 2021-10-03T04:59:00+02:00 da GognaBlog

55 pensieri su “Sei milioni di poveri in Italia”

  1. 55
    Carlo Crovella says:

    Seppur in ritardo di giorni e giorni, arriva un contributo indiretto del comico Crozza, che certamente non è missino, nel fornire una spiegazione sui fenomeni critici che caratterizzano i nostri gg: poveri o pseudopoveri, rabbia, astensionismo alle elezioni, rivendicazioni, disordini di piazza, recrudescenza estremiste. “Sinistra, dove sei?” A Capalbio, viene da dire, e non più davanti a Mirafiori
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/10/16/il-duro-monologo-di-crozza-sulla-sinistra-italiana-non-vi-e-venuto-il-dubbio-che-il-fascismo-sia-cresciuto-perche-vi-siete-dimenticati-di-difendere-i-lavoratori/6356843/

  2. 54
    albert says:

    Chissa’ perche’ il termine COOPERATIVA non ha piu’quel bel suono di un tempo. Eppure molte aziende in fallimento per motivi speculativo-finanziari sono state rilevate  dai dipendenti e hanno ripreso alla grande con autogestione  A scuola non insegnano  che fra le varie forme associative  ,” una società cooperativa è una società (abbreviata in Soc. Coop.) costituita per gestire in comune un’ impresa  che si prefigge lo scopo di fornire agli stessi soci  quei beni o servizi per il conseguimento dei quali la cooperativa è sorta.E’passata di moda sostituita da “start up”?Eppure potrebbe (salvo intrallazzi di finte cooperative che taglieggiano i soci costretti)  fornire lavoro e addestramento professionale a chi e’stato emarginato da altri percorsi. Altro fattore di poverta’  dovuto a disoccupazione e ‘ l’  orientamento dei giovani, in alcune zone molto efficace, in altre un proforma che si esaurisce con una riga  inascoltata al termine della terza media.Poi ci sono corsi gratuiti per figure professionali richieste ,ma ad iscriversi si presentano molti di meno rispetto al numero dei posti disponibili.  Dopo che molti  mestieri sono stati considerati di serie  B  adesso ci si accorge che mancano medici di base, docenti di alcune materie,  saldatori, muratori, autistidi  tir..Se e’ben vero che ogni scelta è emozionale,a volte e’meglio scegliere alternative a rispetto alla A in modo da evitare l’emozione delle tasche vuote.  Un figlio mi racconta:” a volte devo alzarmi presto per aiutare  a scaricare i furgoni e disporre poi lamerce negli scaffali secondo i dettami del Marketing”Rispondo:”pensa che così , pagato, puoi applicare i concetti studiati all’università ed anche dare dritte ai teorici  e pure risparmi la palestra dove sposti pesi senza un costrutto .” Chiaro che la poverta’ non puo’essere tutta eliminata cosi’ ,ma almeno diminuita.

  3. 53
    Alberto Benassi says:

    Pasini.
    Parli di sogni.
    Io sogno da una vita. E spero di non smettere

  4. 52
    Roberto Pasini says:

    Bertoncelli. Appunto.C ‘è comunque tempo. Se non sbaglio il Sole implode tra 3.5 miliardi di anni. Nel frattempo…..

  5. 51
    Fabio Bertoncelli says:

    Roberto, resisti! Fra cinquemila anni le cose miglioreranno.
    Forse.

  6. 50
    Roberto Pasini says:

    Benassi. Quel ragazzo era mio zio e mia madre mi ha messo il suo nome perché non me lo dimenticassi. Io ho una visione più minimalista di te. Non concedo affatto fiducia. Ne ho viste tante di schifezze, come sicuramente è capitato a te e a molti altri. Mi accontento di poco. Come ho detto in un altro post relativo al Parco della Val d’Aveto preferisco ci sia qualcuno nelle istituzioni che non salva il mondo ma su cui si può fare pressione per ottenere certi obiettivi specifici che ritengo importanti.,Non ho rinunciato ai sogni di gioventù, ci credo ancora, ma sono diventato prima adulto e poi vecchio e ho preso atto che i tempi della mia vita individuale non sono gli stessi del cambiamento sociale che speravo. Pazienza. Spero lo vedranno altri. Nel frattempo cerco di usare gli spazi che trovo. Ognuno gestisce lo scarto tra desiderio e realtà e il risentimento che ne consegue come gli viene più naturale. Il mio approccio non è il migliore e ha molti limiti ma finora non credo di aver fatto troppi danni, a me e agli altri. Che è poi la soglia minima di una vita decente: non fare danni e poi se ci riesci anche qualcosina di buono. Ciao

  7. 49
    Alberto Benassi says:

    Pasini. Roberto, questo rendere omaggio al sacrificio di questo ragazzo ti fa onore.
    Ma è  altresì vero che non si può far calpestare questo diritto/dovere da gente che non merita la nostra fiducia. Anzi che se ne approfitta.
    Quindi se ritieni che questo tuo dare  fiducia è rispettato e contraccambiato da una politca seria e rispettosa dei voti ricevuti. Mi sembra più che giusto che tu voti.
    Ma se così non è, non vedo perchè dovresti sempre e comunque.
    Penso che quel ragazzo capirebbe.

  8. 48
    lorenzo merlo says:

    Come dicevamo ogni scelta è emozionale.

  9. 47
    Roberto Pasini says:

    Merlo. Fai come ritieni giusto. Senza offesa  ovviamente. Io finché crepo continuerò a votare, scegliendo nel menù disponibile. Lo devo a un ragazzo, un alpino, che si chiamava come me ed è morto a 24 anni, ucciso a colpi di baionetta nella mia valle, dopo essere sopravvissuto all’inferno della Russia perché io potessi farlo. 

  10. 46
    lorenzo merlo says:

    Sono argomenti pro-voto che hanno soggiogato generazioni di indecisi.
    Al momento abbiamo circa settanta anni di annunci politici che si ripetono ogni volta con l’innocenza della prima volta.
    Riguardano gli aiuti al mezzogiorno finiti in niente o nelle tasche dei mafiosi;
    La lotta alla disoccupazione che non è mai diminuita;
    L’attenzione permanente sul Pil come solo indicatorie di riferimento sulle scelte politiche;
    La lotta alla corruzione, che ormai si più definire endemica e crescente;
    Quella all’evasione fiscale che come successo vanta qualche multa a poveracci senza scontrino;
    Ma le infrastrutture nel frattempo sono deperite e sono ora decrepite;
    La scuola non rende merito economico ai docenti e lavora per produrre soldatini predisposti ad allinearsi e coprirsi;
    Le carceri  straboccano;
    La giustizia – visto l’andazzo dei magistrati – solo di nome, fosse anche solo per la durata dei processi;
    E intanto gli aquilani che attendono di rientrare in casa.
    È un elenco che tutti posso allungare.
    Tutto ciò è alimentato dal popolo che ancora sottostà a quanto avete scritto quale motivazioni per spuntare il favorito.
    Con il crescere dei non votanti perdono ulteriore forza.
    La politica è vuota, mi pare che oltre a comedonchisciotte, il giornale del ribelle and Co, l’abbia detto anche Letta e perfino i Tg. Quella avete votato e quella avete alimentato. E la relativa democrazia.
    Senza offesa, naturalmente.

  11. 45
    Roberto Pasini says:

    Riva. Come ho già raccontato, una mia amica americana che ha girato il mondo e che ora vive qui, ha lottato per anni per avere la cittadinanza italiana. Io le chiedevo: ma che ti frega? Hai un passaporto americano che ti apre tutte le porte (quando si metteva in coda nella fila degli extracomunitari alla questura di milano, arrivava subito un poliziotto premuroso: no signora, venga di qua, per lei c’è un altro sportello), Perché voglio votare visto che vivo qui,lei mi rispondeva.  Ma che ti frega votare qui? Roberto in molti posti dove ho vissuto neppure questo possono fare, questa è stata la sua risposta. Ho imparato la lezione e me ne sono fatta una ragione. 

  12. 44
    Riva Guido says:

    @ Bertoncelli al 41 e 42 @ Pasini al 43. Non si può continuare a votare turando tutto il turabile, che non è infinito, perché si potrebbe finire col votare gli specchietti per le allodole. Anche io penso che i candidati devono essere oltre che intelligenti anche istruiti.

  13. 43
    Roberto Pasini says:

    Ognuno ovviamente ha le sue idee. Io ho votato a Milano. Non ero entusiasta ma ho votato. Ho dato la mia preferenza a dei giovani trentenni/quarantenni che ho seguito in questi anni che mi sono sembrati preparati e onesti e soprattutto non urlanti. Ho aspettative, soprattutto sulle giovani donne che a grande fatica cercano di farsi spazio nella gerontocrazia, ma sono aspettative realistiche e mi accontento. Credo che ognuno di noi, nel proprio schieramento, possa fare delle scelte selettive per dare spazio a chi può guardare avanti. Perché comunque i condizionamenti di sistema sono enormi, ma la qualità delle persone conta, non è necessario che siano eroi, basta che siano decenti e normali ( e abbiano studiato, ma questo è un mio pre-giudizio molto personale, me ne rendo conto, ma non riesco a superarlo perché è legato alla mia biografia di figlio di una famiglia che al massimo era arrivata alla scuola dell’obbligo).

  14. 42
    Fabio Bertoncelli says:

    Oltre che ingiusto, è soprattutto dannoso. Per noi.

  15. 41
    Fabio Bertoncelli says:

    No, non dobbiamo annullare il voto. E neppure astenerci.
     
    Dobbiamo votare ciò che riteniamo “meno peggio”. Altrimenti tratteremmo alla stessa stregua tutti i partiti e tutti i candidati. Il che è ingiusto.

  16. 40
    Riva Guido says:

    @ merlo al 38. La metà degli aventi diritto non ha votato. Chi, per una qualsiasi ragione, non vota, finisce esclusivamente con il facilitare enormemente il gioco ai finti sfidanti e al finto garante. Il non votare consente a chi ci dovrà governare di poter affermare furbescamente “Gli Italiani si lamentavano di noi, noi abbiamo dato loro ancora una volta la possibilità di cambiare, ma di nuovo ci hanno ignorati. E allora noi continuiamo per la nostra strada”. Che non è quella di tutti gli Italiani! Dobbiamo andare a votare, ma se vogliamo manifestare la nostra sfiducia verso chi ci vuole governare, dobbiamo annullare il voto per delegittimarlo.

  17. 39
    Roberto Pasini says:

    Perché il voto è costato lacrime e sangue ai nostri genitori. Perché in molti paesi al mondo è una chimera. Perché comunque non è tutto un “magna magna”. Perché qualcuno per bene c’è. Perché, insieme ad altre piccole azioni individuali, un grande viaggio verso un ideale è sempre fatto di piccoli passi, uno dopo l’altro, con tenacia e resistenza, come i passaggi di una via: vediamo intanto di arrivare alla prossima sosta avendo in mente la vetta. 

  18. 38
    lorenzo merlo says:

    Ma allora perchè alimentare votando? 

  19. 37
    Roberto Pasini says:

    Si parlava di rilevazione corretta della ricchezza reale come base per politiche redistributive corrette. Visto cosa succede appena tocchi il catasto e non riguardava la prima casa, è stato detto e ridetto. La rendita gioca un ruolo fondamentale in questo paese, non il reddito. Infatti come in ogni società basata sul patrimonio dominano le dinastie e non il merito, vedi ennesima emersione di come funziona la cooptazione nel mondo accademico. Altro che superamento del capitalismo. Qui siamo ancora a prima di Smith. Come aveva detto Ricolfi nel suo libro siamo in una società signorile di massa. Siamo sempre originali: la via italiana al capitalismo come c’era la via italiana al comunismo. Siamo i più furbacchioni, capaci di mescolare le carte con le parole per non far apparire il vero gioco sottostante. E ci va sempre bene, rinforzando così il comportamento. I più bravi venditori di se stessi al mondo immortalati da Toto’ che vende la Fontana di Trevi.

  20. 36
  21. 35
    Roberto Pasini says:

    “La vanita’ è il peccato che preferisco. Ci cascano sempre” Dice di noi il Diavolo, magistralmente impersonato da Al Pacino nel finale di: “L’avvocato del Diavolo”.
     

  22. 34
    Fabio Bertoncelli says:

    Ma che cos’è ‘sto bulacco?
     
    Insomma, caro il mio Cominetti, se qui ci mettiamo tutti a usare il lessico dialettale, alla fine non ci si capisce piú niente. Ci voleva tanto a dire che il Bassetti l’ha fatta fuori dal vaso? 👅👅👅

  23. 33

    Ho sentito dire spesso a Bassetti che lui fa il medico e lascia agli altri fare il loro mestiere. Con questa sparata, nella sua città, si direbbe che l’ha proprio fatta fuori dal bulacco.

  24. 32
    Matteo says:

    Grazie Lusa per la segnalazione: era da parecchio che non sentivo un’idiozia come questa!!
     
     

  25. 31
  26. 30
    Marco Lanzavecchia says:

    Ma i cinquestronzi non l’avevano abolita la povertà?

  27. 29
    Roberto Pasini says:

    Milano è un caso a parte. Ne abbiamo già discusse le ragioni storico-sociali. L’astensionismo diffuso è sicuramente frutto anche degli errori gravissimi di “posizionamento” dei gruppi dirigenti della sinistra negli ultimi anni, che ha sbandato tra vetero comunismo e socialismo liberale. Ma è anche frutto del cannoneggiamento continuo contro il “sistema” e la “falsa democrazia” “il sapere diminante e corrotto” che avviene in rete quotidianamente con la motivazione di promuovere il pensiero critico ed eretico.Quello che è successo sul tema Covid e vaccinazioni è stato solo la ciliegina sulla torta. Il processo di semina era iniziato ben prima e chi semina raccoglie. Ricordiamoci che per molti è la rete la principale fonte di informazione non il New York Times.E la rete, per fare soldi, polarizza, semplifica, intercetta il rancore e la rabbia, l’insulto e non il ragionamento. Lo ha rivelato la ex dirigente di FB proprio in USA proprio in questi giorni a proposito dei famosi algoritmi. La sinistra tradizionale e perbenista (basta guardare come parla, come si veste, e lo stile di vita di Letta)non può combattere questa battaglia. La Bestia è decisamente più attrezzata. Finora avevano beneficiato di questo lavoro di demolizione i partiti populisti, adesso neppure loro ce la fanno più. La famosa onda lunga non è un fenomeno fisiologico, è per alcuni un progetto politico, cosciente e voluto, in altri il frutto di ingenuità, di disagio, di comprensibile e sincera opposizione individuale ai mali del mondo, di volontà di tirarsi fuori alla ricerca di una salvezza di nicchia. Sono fenomeni già visti. Purtroppo la storia non fa sconti e tritura e strumentalizza anche ingenuità e onestà di sentimenti….non è un pranzo di gala, come si diceva. Io sono arrivato alla conclusione, proprio considerando questo astensionismo inquietante, che è tempo che ognuno si assuma le sue responsabilità, in particolare che dichiara di avere un certo passato. Gli altri, che poi sono sempre gli stessi che rinascono come l’araba Fenice sotto diverse forme, perseguano pure il loro progetto politico. Ci sarà qualcuno a fermarli, almeno lo spero.

  28. 28
  29. 27
    Carlo Crovella says:

    Pasini: credo che Milano, questa volta, sia un caso a sé: il candidato di CDX è stato completamente sbagliato… e Sala ha fatto convergere preferenze da origine differenti. Invece nelle altre città è capitato, almeno alle risultanze di ieri sera, il fenomeno che ho citato: affluenza superiore nei quartieri centrali, molto bassa in periferia. A Torino (fonte TG Regionale Piemonte delle 19,30 di ieri), il quartiere Centro-Crocetta (il quartiere dei radical chic che si sentono fighi e illuminati perché votano a sinistra) ha registrato affluneza fra 55% e 60% (cmq bassa: significa che più di 1 elettore su 3 NON ha votato), mentre quartieri in sofferenza come Le Vallette e Barriera di Milano sono stati sotto al 40% (cioè qui ha votato solo 1 elettore su 3). Lo stesso leggo per Roma ecc. In generale c’è molta attenzione per battaglie ideologiche, quasi nessuna invece per i nostri concittadini in difficoltà. Cinque anni fa il voto di protesta era confluito nei 5 Stelle, ora anche quelli hanno deluso e la protesta non va neppure più a votare (“che ci vado a fare, tanto che cosa cambia?”). Queste considerazioni, che apparentemente sono fuori tema rispetto al post, in realtà sono collegatissime.  Non a caso Piero Sansonetti, “vecchio comunista”, le ha centrate nell’articolo. E’ amaro dirlo, ma oggi l’intero asse politico se ne sbatte delle situazioni di fragilità e di sofferenza dei nostri concittadini in difficoltà. Quanto mi manca Berlinguer… 

  30. 26
    Antoniomereu says:

    Qui o i poveri sono 60 mln.oppure i 6 si nascondono bene…come i topi di Albanese Antonio.

  31. 25
    Roberto Pasini says:

    Crovella. Sto seguendo in diretta i risulti. A Milano non è così. Il municipio 1 ha il tasso di affluenza più basso: il 44 % circa contro il 47% delle periferie. Sulla base di informazioni assolutamente limitate, perché relative al giro personale di destra o sinistra, ho sentito spesso questo discorso: ma intanto dov’è la differenza? Cosa succede poi di concreto a parte le campagne stampa? È chiaro che Sala beneficia della disciplina della vecchia guardia, i barbogi come me, che anche in stampelle e turandosi tutti i buchi come le tre scimiette, compreso quello che non si nomina in società, seguiranno sempre il richiamo della foresta, anche se sempre più flebile e confuso per non rinnegare la loro vita e il loro passato. Umano, molto umano. 

  32. 24
    Roberto Pasini says:

    Riva. Guarda che lSTAT non calcola la soglia di povertà cosiddetta assoluta per confronto ma calcolando il costo al  valore monetario attuale dei beni considerati essenziali per un nucleo familiare. Se applichi il programmino puoi vedere ad esempio che per una grande città del  Nord per un nucleo di quattro persone tale valore è di circa  1600 € mensili. È qui che non mi tornano i conti: confrontando il valore dei redditi dichiarati e quello che vedo in giro a Milano, ad esempio. Un’ipotesi è che ci siano redditi non dichiarati e rendite da patrimonio che permettono un tenore di vita medio che appare certamente più alto dell’essenziale. 

  33. 23
    Carlo Crovella says:

    Mi pare che il dato elettorale odierno sia quello di un povertà della politica. Alle elezione amm.ve affluenza sotto al 50%. Ovvero si vince conquistando la maggioranza della minoranza degli aventi diritto. Chi è restato fuori? Cioè chi è rimasto lontano dalle urne? Pare (estrapolando i dati affluenza) le periferie, gli emarginati, i delusi M5S (a loro volta precedenti delusi dal sistema), cioè in una parola sintetica (anche se approssimativa) i sofferenti, i fragili e i poveri, mentre hanno votato soprattutto i cosiddetti “Zona ZTL”, cioè i residenti dei centri storici. Dov’è la ricchezza, dov’è la poverta’? Dov’è la destra, dov’è la sinistra? Dov’è l’elusione/evasione fiscale, dov’è invece il vero impegno sociale a sostegno delle fasce fragili?
     
    Di conseguenza, è chiaro che il vuoto politico lascia spazio ai tecnici. Li impone: Sua Maestà Draghi salirà al Colle e da lì innescherà un regime semipresidenziale, perché ogni mattina telefonera’ al Premier fantoccio per dettagli l’agenda della giornata. Sulle capacità tecnichr di Draghi possiamo stare tranquilli, ma il vuoto politico che emerge da queste elezioni non permetterà di trovare rapide soluzioni per i nostri concittadini in sofferenza. Il deficit non è di entrate fiscali (o non solo), ma di sane capacità  gestionali dei politici. Se non si colma questo deficit, sempre più fasce dell’ex ceto medio scivoleranno nella categoria della povertà o almeno dei salti mortali per arrivare a fine mese.

  34. 22
    Riva Guido says:

    Per poter dire che uno è alto di statura, ne serve uno che è basso di statura. Per dire che uno è ricco ne serve almeno uno che è povero. Senza i poveri i ricchi non esisterebbero.

  35. 21
    Roberto Pasini says:

    Solo il 6% dei contribuenti dichiara un reddito netto lordo superiore a 5o.000 € lordi e paga il 40 % dell’Irpef. 50.000 € lordi significano uno reddito mensile netto di circa 2400 € . Provate a confrontarla con il meccanismo di calcolo della povertà Istat per la vostra zona e magari avrete delle sorprese. È evidente che qualcosa non quadra. Come diceva il Berlusca, un altro che la sapeva lunga, basta andare in giro la sera in città per capirlo. 

  36. 20
    Roberto Pasini says:

    Questo è il programma di calcolo zona per zona. La questione non è tanto il calcolo della soglia di povertà ma l’attendibilita’ sui dati del reddito e del patrimonio. Ogni anno quando vengono pubblicati i dati delle dichiarazioni Irpef a tanti girano le palle. I dati sul patrimonio vero li conoscono le varie reti di private banking. L’Italia è uno dei mercati più ricchi per chi gestisce patrimoni. Una persona che lavorava con me è diventato responsabile commerciale di una regione del nord di un private banking tedesco top. Mi ha raccontato che ogni giorno è una sorpresa quando incontri potenziali clienti. 
    https://www.istat.it/it/dati-analisi-e-prodotti/contenuti-interattivi/soglia-di-poverta

  37. 19

    Forse mi è sfuggito, ma per essere definito povero, uno che requisiti deve avere?

  38. 18
    Roberto Pasini says:

    Caro Matteo, la maggioranza di questo paese è di destra, mi dispiace io sono figlio della mia epoca e parlo così, e anche la sinistra è piena di destra soprattutto quando tocchi il portafoglio, anche di poco. Ma non la destra sociale di cui parla Crovella, che è minoranza. Così è. Tutte le volte che qualcuno ha cercato di fare politica redistributiva ( il mitico coefficiente di Gini) e di mettere in piedi un sistema di censimento realistico della ricchezza è riuscito finora a realizzare solo piccoli frammenti in entrambe le direzioni: sistema di censimento e politiche. Tutto si tiene. Nei casi peggiori che abbiamo anche visto di recente è persino diventata una distribuzione di prebende. Aspettiamo dunque la palingenesi? Non fa per me. Io penso che valga la pena resistere, resistere, e continuare a provarci. Certo bisogna cercare di influenzare anche chi non ti piace, perché come ha detto Prodi, che la sa lunga, a parlare con San Francesco son capaci tutti, è col lupo che è difficile. E ormai lupi e conghiali sono dappertutto.

  39. 17
    Matteo says:

    Pasini dixit: “Solo così si possono impostare politiche redistributive corrette”
    e da quando in qua c’è qualcuno interessato a farlo?!

  40. 16
    Roberto Pasini says:

    What else? Per rispetto ed empatia e perché lo faccio dal tempo del Covid anch’io, non ho nominato un altro comportamento consolatorio (ma temo illusorio)  della mia generazione in questa fase del ciclo di vita. Predicare alla Luna e accapigliarsi, sostituendo internet alla cassetta di frutta di Hyde Park Corner e riempendo così l’ansia mattutina da risveglio precoce o l’insonnia notturna tipica del sonno frammentato dei vecchi. Se però fa star bene, va bene, assolutamente. Per me io vedo che, dopo una fase iniziale di relativa efficacia, è  sempre meno efficace.  Però, anche qui, ognuno funziona a suo modo. Buona settimana. 

  41. 15
    Roberto Pasini says:

    Sono i giovani che troveranno una strada nuova e alcuni ci sono in grado di farlo. Io sono ottimista. Per noi è troppo difficile andare oltre. Quello che possiamo fare di utile è mettere a loro disposizione i nostri errori e quel poco che siamo riusciti a fare. Senza rancori o rimpianti, solo con un pizzico di innocua nostalgia che colora con la luce rosata del tramonto anche la ghigliottina, come dice Kundera, che ha visto gli orrori di come si è finiti partendo da buone intenzioni “salvifiche”. Ogni epoca della vita ha i suoi compiti “evolutivi” prioritari. Passare l’eredità con generosità è quello della fase pre-terminale. What else? Chiudersi nel culto del proprio passato o del proprio io ipertrofico ed egoista, farsi i cavoli propri coltivando i propri piccoli piaceri? Non credo garantisca una felice uscita di scena… però ognuno cerca la sua strada ed è arbitro del suo destino. 

  42. 14
    lorenzo merlo says:

    Il sistema operativo contiene l’app delle fauci burocratiche e clientelari. E non è un bag: negli anni sarebbe stato eliminato.
    Qualche idea per andare oltre?
    Forse no per i nostagici del what else.

  43. 13
    Roberto Pasini says:

    Dal 1976 al 1986, come alcuni altri giovani idealisti ex sessantottini, ho lasciato la carriera accademica per lavorare nello staff della giunta Tognoli, un grande sindaco e una brava persona, recentemente scomparso. Un erede della migliore tradizione socialista ambrosiana. Uno dei progetti a cui ho lavorato è stata proprio la riorganizzazione dei nidi e delle materne comunali e delle scuole professionali sempre del Comune. So bene quanto sia difficile coinvolgere la burocrazia di mestiere  in progetti innovativi, anche quando hai alle spalle la tradizione di Maria Teresa d’Austria. È più facile distribuire i soldi a pioggia. Lavori meno e fai più contenti i potenziali elettori, ma non cambi la realtà. Questa è dunque la sfida, ancora valida dentro una prospettiva “socialdemocratica” , la lunga marcia attraverso le istituzioni teorizzata all’epoca dagli Iusos, i giovani della SPD, da cui proviene il forse futuro primo ministro tedesco, che ha come consigliere non a caso proprio la Mazuccato. Certo poi le cose in Italia sono andate diversamente, ma alcuni frammenti di quegli ideali io mi illudo siano ancora validi, ovviamente per chi appartiene ad una certa tradizione politica e ideale. What else? 

  44. 12
    Carlo Crovella says:

    Attenzione a non confondere i prelievi finanziari con l’effettiva concretizzazione delle misure di sostegno (in questo caso alla povertà, ma vale per mille altri risvolti della vita, politica e civile). Ovvero: un conto è procurarsi le risorse finanziarie, un altro conto è concretizzare all’atto pratico gli interventi. Nell’esempio da me citato (Novelli ecc), si tratterebbe di organizzare una rete capillare di asili gratuiti per garantire il diritto di lavorare alle “mamme”, perché on Italia  sono loro che si occupano dei figli, tara endemica della cultura italiana (in ogni caso anche se ci evolvessimo verso un modello di parità fra genitgori nella gestione quotidiana dei figli, gli asili servirebbero lo stesso per far lavorare anche i padri). E’ una misura sia di politica sociale che di azione contro la povertà: le mamme possono lavorare a tempo pieno e portano anche loro a casa uno stipendio pieno, la famiglia ha due stipendi e galleggia un po’ più facilmente. Per costruire tale rete capillare di asili gratuiti, occorre in primis prelevare le risorse finanziarie (e qui giustamente entra in gioco la ratio redistributiva citata da Pasini: guerra spietata all’evasione), ma poi occorre disporre della capacità dei politici di investire bene tali risorse verso l’obiettivo focalizzato. Cioè bisogna: esser capaci di trovare i locali, assumere le giuste figure professionali (che non siano maestri/e che picchiano i bambini, come purtroppo si legge con una certa ricorrenza), organizzare i giusti orari e i corredati servizi (mensa, inizio allo sport, ecc). L’Italia non ha quasi mai dato prova di esser capace a far tutto ciò. ci si perde dietro a battaglie ideologiche, giuste o sbagliate c he siano, e si perde l’efficacia pratica dell’attività dio governo (anche locale). Nota finale: pare che a Roma la maggior affluenza ai seggi sia stata quella dei cinghiali… 

  45. 11
    lorenzo merlo says:

    Forse Keynws non aveva idee su come e con cosa sostituire il capitalismo, ma era sulla punta di un iceberg appena staccatosi dalla banchisa.
    Ora ci sono fatti per tutti coloro che vogliono comprendere come il capitalismo non possa contenere la soluzione ai problemi che ha creato.
    Manca solo l’ultima parte per compiere la transizione verso società meno infelici, più umane. Manca solo prendere le distanze dal materialismo. Manca prendere coscienza che questo ha monopolizzato le menti e la loro creatività.
    A quel punto anche Keynes vedrà la soluzione.

  46. 10
    Roberto Pasini says:

    Sono d’accordo. La madre di tutte le battaglie è un accertamento realistico di redditi & patrimoni. Solo così si possono impostare politiche redistributive corrette basate su varie leve tra cui quella fiscale e contemporaneamente individuare davvero: poveri, semi poveri, a rischio povertà, chiagni e fotti, figli di buona donna. Impossibile tecnicamente? Nel 2021? Non scherziamo. Realistico? Su questo ho seri dubbi, perché la doppia morale è molto diffiusa, anche tra chi non te l’aspetti, con varie autogiustificazioni per attenuare la dissonanza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Da quanto se ne parla ? Nel mio comunello ligure di adozione è bastato un controllo anagrafico incrociato per individuare una cinquantina di persone che da anni non pagano l’IMU seconda casa con il giochino della doppia residenza, possibile dal punto di vista anagrafico per i coniugi ma non dal punto di vista fiscale. Un paio di giorni di lavoro di un impiegato per recuperare un bel po’ di euro. Senza un riferimento valido pagheremo coi soldi che ci danno o ci prestano i serramenti, i rubinetti, le biciclette, i cessi et similia a chi proprio non ne avrebbe bisogno, sotto la benedizione del beato Keynes. 

  47. 9
    Antoniimereu says:

    Qualcosa si stava discutendo sul reddito globale ad agosto in Scozia …che proverbialmente …ma a parte 1000 parolai in albergo siamo alla casella di pertenza. 

  48. 8
    Lusa Mutti says:

    Allora i poveri non ci sono solamente nei Paesi rimasti ancora comunisti……

  49. 7
    Carlo Crovella says:

    Torno a bomba sui “poveri” . Vivo a Torino da quando sono nato, ovvero da 60 anni e posso raccontare tutto della vita subalpina. Il nostro miglior sindaco? Senza dubbio Diego Novelli, a capo della prima giunta PCI (metà ’70). Lo dico da avversario politico, l’ho combattuto (aspramente, pur sempre in modo cavalleresco) nelle urne, ma so riconoscere le capacità e l’impegno. Novelli si tirò su le maniche e si “immerse” nella realtà della cittadinanza, specie quella marginale. Ricordo che non esitò a “cospargersi il capo di cenere” e andò a trovare di persona l’Arcivescono Pellegrino (altra celebre personalità cittadina del periodo, lo chiamavamo semplicemente Il Cardinale, lo era effettivamente) e gli chiese di aiutarlo (?!?) a trovare, nel patrimonio immobiliare curiale, delle location per organizzare degli asili comunali gratuiti (o quasi) a disposizione per famiglie di operai e piccoli artigiani. Erano gli anni in cui iniziava a diffondersi, seppur fra enormi difficoltà (che durano ancora oggi) l’occupazione femminile e offrire asili gratuiti favoriva le famiglie indigenti. Bene questo era la sinistra italiana, la vera sinistra. Oggi la sinistra sbandiera battaglie ideologiche valide solo a tavolino. Per esempio reclama a gran  voce, come fosse la panacea assoluta, la revisione delle rendite catastali, senza rendersi conto che il fenomeno impatta sull’indicatore ISEE di molte famiglie sul filo della povertà, che vivono in una casa di proprietà, magari modesta, ma di proprietà, per la nota propensione italica a comperare l’abitazione. Potrà capitare che molte famiglie si vedano esclude dalla graduatorie degli asili comunali, al seguito del rialzo automatico dei loro indicatore ISEE. Magari non si renderanno neppure conto del perché i loro bimbi non saranno ammessi agli asili… Ebbene chi ha immediatamente focalizzato il problema della correlazione fra revisione catastale e indice ISEE? Giorgia Meloni. Che poi lo faccia (almeno in parte) per opportunismo elettorale, sono il primo a riconoscerlo. Però anche lei ha un piede d’origine nella Destra Sociale. In ogni caso l’episodio, magari secondario in termini di conti economici, è fortemente significativo. Da chi si sentono rappresentati e difesi, oggi, i “poveri”? Vedremo se il Governo dei Migliori (?), ispirato da formazione presso i Gesuiti e BCE, saprà dissipare anche questa matassa. 

  50. 6
    lorenzo merlo says:

    Dedicarsi alla contingenza (diversa cosa è il qui ed ora), esaurirsi in essa non fa che alimentare la sorpresa dell’onda lunga. La questione è sistemica. Non puô prevedere venga risolta dal sistema che l’ha generata. 

  51. 5
    Roberto Pasini says:

    Quando vedi commemorato in Senato Emanuele Macaluso ti prende la nostalgia canaglia. Ma con quella non ci fai niente. C’è sempre un qui e ora. Certo devi guardare l’onda lunga che verrà ma poi devi timonare ora per ora, con l’equipaggio disponibile. Scusandomi con il grande Timoniere e riprendendo la discussione che si è sviluppata su un altro mega-post “ Il superamento di una crisi aggravata da un’epidemia non è un pranzo di gala, non è un’opera letteraria, un disegno, un ricamo, non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità”. Chi ha responsabilità di governo di grandi numeri non può applicare il principio della pecorella smarrita, fondamentale nella vita privata, ma quello della percentuale accettabile di danni collaterali. Amen. La nessa domenicale è finita e in molte città si va a votare. Un piccolo atto banale ma che in molte parti del mondo è una chimera. 

  52. 4
    Carlo Crovella says:

    Io sono molto critico (“a prescindere”, come diceva Totò) verso la sinistra in generale, ma in particolare verso la sinistra italiana dei giorni nostri, ormai solo più arroccata su battaglie ideologiche di stampo radical-chic. I cittadini italiani poveri, ma anche quelli medio-poveri (cioè la parte meno abbiente del cosiddetto ceto medio, falcidiata dalle crisi a ripetizione e in ultimo dalle chiusure anti-Covid) è stata completamente abbandonata dalla sinistra e non stupitevi se viene politicamente raccolta dalla destra, dove però esiste storicamente una corrente (la Destra Sociale) sempre molto sensibile agli interessi dei soggetti a rischio. Un tempo erano i fasci, oggi sono i quartieri degradati, le periferie abbandonate o anche solo i licenziati dalle multinazionale che arrivano, prendono (i contributi statali, spesso deliberati da governi di Centro Sinistra) e se ne vanno lasciando centinaia di famiglie senza il pane quotidiano. La famosa Embraco di Riva di Chieri, presso Torino, era una mia cliente professionale, girava abbastanza bene fin dai tempi in cui si chiamava Aspera (apparteneva alla grande galassia Fiat…), poi – dopo vagonate di finanziamenti pubblici – è stata vittimizzata dalla casa madre, multinazionale brasiliana che a sua volta appartiene alla Whirpool (altra multinazionale) e… la produzione è stata decolalizzata in Slovacchia. Ho recentemente visto immagini dell’interno del capannone, oggi completamente vuoto laddove 20 e passa anni fa – sotto ai mie occhi – rigurgitava di attività frenetica da parte di ogni dipendente: mi ha preso un magone a vedere tutto quel vuoto, magone secondo solo al “dolore” per i dipendenti e le loro famiglie (molte le ho conosciute di persona). Ma di chi è veramente la colpa? Della multinazionale “corsara” o dei nostri politici che le hanno permesso di agire così??? Facciamo i conti: quanti governi di destra (berlusconiani) ci sono stati negli ultimi 20 anni? Quanti, invece, di sinistra o centro-sinistra (da Prodi a Letta a Renzi a Gentiloni al Conte 2…)? La povertà in Italia ha mille sfaccettature, ma certo le responsabilità della politica sono una delle principali cause. NGuarda caso uno dei pochi che ne parla è Sansonetti, che io ho definito il “mio comunista preferito”, perché è un comunista della vecchia scuola (scriveva per l’Unità….). Ah, il buon vecchio PCI, che nostalgia…

  53. 3
    lorenzo merlo says:

    Le politiche occidentali di aiuto post-coloniale al terzo mondo si sono rivelate predatorie e invasive. Non più catene alle caviglie ma schiavitù debito-finanziario-monetaria.
    Le politiche assistenziali per il mezzogiorno – come avrebbe detto Jader – non hanno integrato le due Italie. Ci ha pensato l’opulenza, almeno per le ferite di superficie.
    Vista l’età, la ripetizione, la ridondanza degli interventi nazionali e internazionali on vedo come si possa ancora credere che il problema degli ultimi possa essere risolto da chi lo ha creato.
    Ci volevano i piddini e i loro dirimpettai, che cosa unica fanno insieme.
    I distinguo destra-sinistra sono la solita attenzione alla maretta mentre l’onda lunga arriva e travolge. E manco l’avevi sospettata.

  54. 2
    Roberto Pasini says:

    Il dato sulla povertà che è stato poco condiderato dai media va affiancato a quello sul volume e sulla distribuzione della ricchezza degli italiani che blocca la mobilità sociale e caratterizza la natura “dinastica” della nostra società. Interessanti anche le reazioni alla proposta di revisione del catasto. Chiunque parli di patrimoniale e di politiche redistributive, vecchie e tradizionali tematiche “socialdemocratiche’ viene sbeffeggiato e ridicolizzato come reperto archelogico del novecento. Nel 90% rimanente esiste una tale concentrazione mefitica di grandi e piccoli interessi che nessuno, neppure a sinistra, osa più sollevare certi temi e si preferisce un ribellismo parolaio e inconcludente, un anarchismo individualista e tardo-adolescenziale, che non produce nessun risultato concreto per chi sta in basso, lasciato ormai in gestione in certe zone del paese ai fasci, perché si’esistono ancora i fasci e se andassimo a votare ne vedremmo delle belle continuando a dire che non esistono più la destra e la sinistra e sparando quotidianamente su quei pochi rimasti nel mondo politico che non hanno perso la memoria delle radici, pur con tutti i loro limiti, ma questo passa il convento. Qui Rodi, qui danza dicevano gli antichi. 
    https://www.lavoce.info/archives/86640/ricchezza-sempre-piu-concentrata-anche-italia/

  55. 1
    lorenzo merlo says:

    Oltre al capitalismo, al liberismo e al materialismo vi sono altre ragioni?
    Aumenteranno o diminuiranno?
    Come saranno scientificamente conteggiati per far belli i governi?

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