Calcare del Sud… mon amour!

Calcare del Sud… mon amour!
di Matteo Giglio
(scritto nel 2014)

Come molti appassionati di roccia e di arrampicata, non mi astengo dal classico vizio di cercare pareti anche durante le cosiddette vacanze… periodo in cui una persona “normale” dovrebbe interrompere brevemente le attività che svolge tutto l’anno. Anch’io ho quindi visitato le classiche mete calcaree che molti ben conoscono: Kalymnos, Spagna, Thailandia e Sardegna. Mentre per le prime tre ho avuto un approccio classico, ripetendo le vie più note e scalando nelle falesie più frequentate, con la Sardegna ho avuto un incontro più insolito. Era il 2004 e mi sono ritrovato, spronato dalla vulcanica Anna Torretta, a trascorrere praticamente tutto il tempo a disposizione sulla vastissima parete di Orronnoro per aprire una via nuova: Issalada ‘e purpos (350 m, 7b max, 6c obbl.).

Matteo Giglio alla partenza del quarto tiro (6b) di Casadinas, con vista panoramica sulla gola di Badde Pentumas.

È stata una bella esperienza (17-19 ottobre), in un luogo estremamente selvaggio, con un orizzonte completamente diverso da quello cui ero abituato. Mentre ero intento a cercare di salire su muri verticali di calcare vergine mi sentivo quasi in colpa… come se non mi sentissi autorizzato ad aprire una via nuova in una zona mai visitata prima, togliendo magari il privilegio agli arrampicatori locali. Fortunatamente questi pensieri sono poi stati sommersi da quelli più pratici relativi alla chiodatura della via e dall’infinito spazio ancora a disposizione per aprire decine di vie nuove. Purtroppo da allora non sono più tornato in quelle zone, ma sono sicuro che hanno mantenuto intatto il loro carattere. A testimonianza di ciò ci sono le cronache alpinistiche, che riportano solo raramente aperture da quelle parti…

Questo è stato il mio primo approccio con gli spazi verticali del Mediterraneo: un’esperienza sicuramente da ripetere.

L’anno dopo l’amico Marco Spataro, reduce da un viaggio in Sicilia, mi aveva confidato: “socio, c’è tanta di quella roccia vergine da salire che non ci credi neanche!”. Allora le informazioni più aggiornate erano riportate in rete sul bel portale “freeclimbinginsicily.it”, un’indubbia fonte di ispirazione prima dell’avvento della fortunata serie di guide cartacee Di roccia, di sole (Massimo Cappuccio, Giuseppe Gallo – Ed. Versante Sud). A dire la verità, altre informazioni di carattere generale, legate all’arrampicata, si potevano trovare sul vecchio volume di Gogna Mezzogiorno di Pietra… un libro che ho sempre considerato come l’ombra del più noto Cento nuovi mattini e che, onestamente, non ho mai consultato con attenzione, tanto mi sembravano lontani i luoghi trattati.

Incuriosito dalle parole di Marco, ho quindi rispolverato il librone della Zanichelli ed ho scoperto lande infinite e selvagge dove, talvolta, spuntavano gole o pareti inspiegabilmente non ancora esplorate. Facendo un rapido confronto tra le informazioni dei primi anni ’80 (Mezzogiorno di Pietra) e quelle più aggiornate del web,, la sorpresa più grande è stata constatare che poco era cambiato. Alcuni luoghi classici (non tutti, tra l’altro) erano regolarmente frequentati ma le novità erano proprio poche.

Non restava che andare a vedere di persona… cosa che ho fatto nel 2007, portando in valigia trapano e fix senza neanche sapere dove li avrei piantati. Giunto in Sicilia, non ho impiegato molto per capire che il bagaglio per il rientro sarebbe sicuramente stato più leggero!

Un rapido giro di perlustrazione alla base della vasta parete nord del Monte Monaco, a San Vito Lo Capo, ha evidenziato solo un timido tentativo di via lunga nel settore centro-sinistro. Più a destra si presentava un muro verticale/strapiombante di roccia scura, la cui natura non era chiara: solida o friabile? Sfidando la sorte (e con un grande carico di ottimismo) il 24 settembre mi sono avventurato con Ilaria Iemmi – sempre dal basso, secondo la tradizione alpinistica cui mi sono sempre ispirato – alla ricerca di un passaggio logico e non troppo difficile. Il risultato è stato una bella via (anche a detta dei numerosi ripetitori), omogenea e divertente: La collina dei conigli (160 m, 6b+ max, 6a+ obbl.), dedicata alla simpatica colonia di conigli selvatici che vivono alla base della parete. A distanza di qualche anno, fa piacere sapere che a fianco sono stati saliti numerosi altri itinerari da parte di arrampicatori di tutto il mondo… significa che per una volta sono stato lungimirante (o semplicemente che ho avuto fortuna)!

Nel 200 sono tornato in Sicilia con le idee più chiare e ben intenzionato ad aprire una via sull’Addaura, sul versante nord di Monte Pellegrino a Palermo. Anche qui, bella parete visibile da lontano, solo un vecchio itinerario del mitico e indimenticato Roby Manfrè, Ombra silenziosa, da lui aperto da solo il 24 giugno 1993. Sempre con trapano e fix, dal basso, sono riuscito a salire prima con Federico Frassy poi da solo (11-12 giugno) una via relativamente impegnativa su roccia da buona ad “alpina”…: Chiacchiere e distintivo (180 m, 7b max, 6c obbl.). Mi piace sempre specificare, quando posso, l’origine dei nomi delle vie che apro; in questo caso mi riferisco a un’esperienza vissuta poco tempo prima e il tono è piuttosto polemico… quindi meglio non argomentare.

L’ultimo (per ora) capitolo personale per quanto riguarda le aperture di vie nuove in Sicilia è relativo a quella che considero una delle creazioni più impegnative, che mi ha assorbito notevoli energie fisiche e psicologiche. Al margine destro del versante nord di Rocca Busambra, nell’entroterra palermitano, si trova una parete quasi perfetta: liscia e verticale per 200 metri, senza neanche una via… praticamente una lavagna vergine su cui disegnare a piacimento il proprio percorso. È la Nord del Pizzo Campana 1220 m. Nel 2010 ho terminato Hystrix (200 m, 8a max, 7a obbl.), salita a più riprese e con compagni diversi (Massimo Farina, Anna Torretta, Livia Guarino): si tratta della prima e unica via presente sulla parete, liberata poco dopo dal mio amico tedesco Michi Wohlleben che ha confermato la valutazione stimata ma non salita per mancanza di tempo. Hystrix segue la linea di maggior debolezza della parete; altri percorsi sono possibili ma molto più difficili! Da qui il nome della via: la parete come un animale che cerca di difendersi dagli attacchi esterni chiudendosi in se stesso, difficile da addomesticare.

Le tre esperienze in terra sicula sono state molto intense e hanno indubbiamente lasciato ricordi indelebili nella mia memoria. La cosa stupefacente è stata rivivere la dimensione avventurosa che traspare dalle pagine di Mezzogiorno di Pietra; sono passati trent’anni ma il tempo, in certi luoghi, sembra essersi fermato. San Vito Lo Capo in pochi anni si è trasformata ormai in tappa fissa del turismo arrampicatorio europeo… con tutte le conseguenze relative alla frequentazione massiccia. Il resto della Sicilia verticale fortunatamente è ancora intatto ed è strano pensare all’estinzione dell’avventura (intesa come apertura di nuovi itinerari di arrampicata) sulle Alpi, quando al Sud esistono pareti inviolate di ogni difficoltà.

Il sogno continua, per chi vuole sognare.

Matteo Giglio su ghiaccio. Foto: Marco Spataro.

Badde Pentumas (Lanaitto) – Casadinas
di Matteo Giglio
(pubblicato su matteo-giglio.blogspot.com l’11 giugno 2023)

Durante la vacanza in Sardegna nell’autunno 2022 avevo “scoperto” la valle di Lanaitto e mi ero riproposto di tornare alla prima occasione utile. Questa si è presentata sei mesi dopo, in un periodo normalmente troppo caldo per scalare in quella zona ma non in questa relativamente fresca primavera. Siamo quindi tornati nella pittoresca gola di Badde Pentumas per scalare una via di Lorenzo Nadali, aperta ormai vent’anni fa ma che conta ben poche ripetizioni: Casadinas (180 m, 7a max, 6c obbl.). Si tratta dell’ennesima intuizione di colui che ha valorizzato le pareti della valle con una serie di itinerari uno più bello dell’altro. La via percorsa oggi non presenta difficoltà eccessive ma appartiene alla categoria delle salite “selvagge” dove è necessario mettere in campo un po’ di esperienza, oltre naturalmente alla giusta dose di tenenza, per riuscire a godere appieno della scalata. La chiodatura effettuata dal basso su quel tipo di roccia, solida e ricca di prese di ogni tipo, fa spesso dimenticare di piantare fix; i ripetitori si trovano quindi a dover fare i conti con una distanza tra le protezioni non proprio secondo gli standard falesistici, anzi! Nulla di preoccupante, comunque, per chi si approccia con la giusta mentalità.
Casadinas, che è anche il nome di un tipico dolce pasquale sardo, corre sul pilastro che delimita a sinistra la grande parete strapiombante di Badde Pentumas. È piuttosto corta (cinque tiri) e si rivela adatta per una mezza giornata. Le valutazioni assegnate sulle relazioni sono da prendere con beneficio di inventario; a parte la seconda lunghezza, che oppone una sezione più difficile anche se breve, il resto della via può essere definisto estremamente omogeneo sul 6c. Tutta da scalare, insomma.
Nonostante gli anni, i fix in posto originali (inox A2 Raumer, ovvero quelli non adatti in ambiente marino) sembrano ancora in buono stato. Sicuramente la lontananza dal mare e il tipo di roccia (per lo più grigia compatta) aiutano, ma è bene tenere comunque alto il livello di attenzione e non rimanere mai attaccati su un solo punto.

Il secondo tiro di Casadinas è quello più complesso e impegnativo (7a).

Materiale: corde da 60 m, 12 rinvii.
Esposizione: N, all’ombra fino al primo pomeriggio.
Avvicinamento: nel vallone di Lanaitto, poco prima di raggiungere le grotte di Sa Oche (dove c’è il bivio verso destra), proseguire dritto per qualche centinaio di metri. Al termine di una piccola discesa, posteggiare a destra in un esiguo spazio (2/3 auto). Proseguire a piedi verso destra lungo una larga traccia pianeggiante che si addentra poco dopo nella gola di Badde Pentumas. Percorrere il fondo affrontando qualche breve passo di secondo grado fino a giungere alla base della parete, visibile solo all’ultimo. Calcolare una mezz’oretta.
Discesa: è possibile scendere in doppia lungo una linea attrezzata a destra (guardando la parete) della via, ma è assolutamente consigliabile il ritorno a piedi dalla cima lungo il sentiero di discesa della via ferrata; il percorso è segnato con ometti e bolli rossi e riporta sulla prima parte dell’avvicinamento, non lontano dall’auto.

Calcare del Sud… mon amour! ultima modifica: 2023-07-15T05:31:00+02:00 da GognaBlog

Scopri di più da GognaBlog

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

2 pensieri su “Calcare del Sud… mon amour!”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.