Tavolara: il giudice ha detto sì: «Le escursioni si possono fare». Assolta la guida che accompagnava gli appassionati in vetta. La famiglia Marzano sosteneva l’inviolabilità della proprietà privata. Si chiude una vicenda cinquantennale, tanto fastidiosa quanto assurda, che costringeva a una pretesa clandestinità arrampicatori ed escursionisti.
Tavolara: per il giudice ora è aperta
di Marco Bittau
(pubblicato su lanuovasardegna.it il 29 giugno 2023)
Vincono gli escursionisti, le arrampicate fin sulla cima di Tavolara, a Punta Cannone, si possono fare. Lo ha stabilito il 28 giugno 2023 la sentenza del giudice di pace di Olbia, Emilio Floris, che ha assolto la guida ambientale ed escursionistica Massimo Putzu dall’accusa di aver invaso arbitrariamente la proprietà privata della famiglia Marzano, Vittorio e Loredana. Assoluzione piena, perché il fatto non sussiste. Se ci sarà un ricorso, si vedrà in Cassazione.
Il giudice ha riaffermato il principio – già invocato dal difensore di Putzu, l’avvocato Edvige Baldino – che le escursioni o scalate a Punta Cannone sono inserite da decenni nelle guide di tutto il mondo e che si contano migliaia di accessi sul sentiero ogni anno, soltanto negli ultimi dieci anni. Insomma, quasi un uso civico. In ogni caso, non si può parlare di “invasione” non essendoci recinzioni né cancelli, invece obbligatori per delimitare una proprietà privata. In pratica, le uniche recinzioni sono quella della zona militare e quella attorno alla villa. Per il resto, nulla. Sin dal principio la vicenda giudiziaria era apparsa grottesca.
L’escursione a Tavolara e l’arrampicata a Punta Cannone rappresentano una delle esperienze più frequenti da parte di appassionati di tutto il mondo, solitari o accompagnati da guide (Massimo Putzu è una di queste). Così accade da decenni. Un bel giorno però la famiglia Marzano, proprietaria di 450 ettari di terreno in cui ricade il sentiero che conduce alla vetta, dice stop e denuncia una guida ambientale escursionistica, Massimo Putzu, che da sempre organizza questo genere di escursioni (dal 1983 per la precisione, quarant’anni). Così Putzu finisce davanti al giudice di pace, accusato di invasione arbitraria dei terreni di proprietà di Vittorio e Loredana Marzano per effettuare escursioni a pagamento. La sentenza in realtà non stupisce più di tanto, visto che anche il pm Franca Cabiddu aveva affermato nella sua requisitoria che «non c’è nessun elemento che indichi la proprietà privata: né reti, né cancelli lungo i sentieri che portano a Punta Cannone».
Significa che anche per l’accusa la guida non ha commesso reati. Assoluzione, dunque, perché il fatto non sussiste. La famiglia Marzano, costituita parte civile, ha sostenuto fino all’ultimo le proprie ragioni. «I terreni attraversati dai sentieri appartengono alla famiglia Marzano dal 1934, l’imputato non poteva non sapere che erano proprietà privata – aveva sostenuto in udienza l’avvocato Antonio Asara, che assiste Vittorio e Loredana Marzano – Non si può raggiungere Punta Cannone senza passare attraverso la proprietà della famiglia. I sentieri sono sempre esistiti per il passaggio del bestiame, ma ciò non autorizza nessuno a fare della proprietà privata casa propria». L’avvocato aveva chiesto la condanna dell’imputato e il risarcimento dei danni. Il giudice ha detto no.
La tarra s’inna ridi candu unu dici chi e la soia
di Massimo Putzu
Il 16 agosto 2017 sono stato convocato dalla polizia locale di Olbia come persona informata dei fatti e non avevo idea di quali fatti dovessi essere a conoscenza. E’ iniziato un periodo di stress, non posso dire un incubo solo perché ci sono situazioni molto più gravi che affrontiamo nel corso della nostra esistenza.
All’inizio mi ha fatto sorridere… Quando ho risposto alla domanda della vigilessa, cordialissima: “Lei fa escursioni a Tavolara?”. Ho risposto: “Sì, certo e da tanti anni!”. La vigilessa: “Bene, da questo momento in poi io non posso farLe nessuna domanda se non davanti al suo avvocato, perché da adesso Lei, da parte dei Marzano, risulta indagato per occupazione di terreno”.
Devo dire che la cosa non mi ha sorpreso più di tanto, visto che la signora Loredana Marzano aveva più fotografie e video di me di quante ne abbia mia moglie, tutte rigorosamente scattate dalla sua sdraio sul pontile, mentre io con i miei clienti transitavamo sulla banchina militare, nonché demanio marittimo e non quindi nella sua proprietà. Da tanto tempo sapevo che se un sentiero attraversa una proprietà privata e viene percorso regolarmente da più di 20 anni, si consolida una servitù di passaggio e il proprietario non può impedirne l’accesso.
Su quel sentiero ci aveva messo i piedi anche Carlo Alberto di Savoia. Dal 1870 fino al 1950 a Tavolara si produceva la calce e nell’ultimo periodo si contavano 29 forni accesi e una settantina di abitanti, di cui una trentina di ragazzi che percorrevano quei sentieri per raccogliere le fascine di ginepro per alimentare i forni e relativi carri a buoi che portavano giù le pietre calcaree per la produzione della calce.
Sapevo che era un mio diritto salire in vetta, inoltre la divisione delle proprietà non era delimitata da nessuna recinzione: dopo aver scaricato i mappali catastali ho scoperto che violavo la proprietà di Marzano dopo un chilometro e mezzo di sentiero a circa 250 metri di quota. Questo signore si stava comportando come se fosse l’unico proprietario dell’isola, ma così non è, e in ogni caso avrebbe comunque dovuto concedere il diritto di passaggio.
Queste informazioni mi hanno convinto di essere stato accusato ingiustamente e quindi di andare avanti con una certa serenità, forte del fatto che il mio avvocato Edvige Baldino aveva improntato la difesa sul fatto che la proprietà non era recintata e quindi io non potevo sapere quando entravo nel loro terreno.
Poi vogliamo discutere del capo d’imputazione: occupazione di terreno! Questo reato prevede che l’occupante in qualche maniera impedisca al proprietario di fruire del suo bene. La famiglia Marzano non ha nessuna attività sull’isola: ha solo una villa distante una cinquantina di metri dal pontile e da una piccola spiaggia recintata con delle corde e con dei cartelli che indicano la proprietà privata della stessa. Ho sempre visto i Marzano e i loro ospiti prendere il sole o fare il bagno davanti a quel pontile dove tengono le loro imbarcazioni. Non credo che 8/10 persone che transitano sulla banchina militare possono in qualche maniera interferire con le loro attività, tenendo presente che su quella banchina passano centinaia di persone ogni giorno per raggiungere l’ultima spiaggia a est.
Mi preoccupava, e non a caso, che il risultato di questa causa in qualche maniera potesse impedire la fruibilità del sentiero non solo a me ma a tutti i colleghi e appassionati che volessero raggiungere la vetta: ho sentito fin dal primo momento il peso di questa responsabilità.
Quello dei Marzano era un attacco personale che, se avesse avuto effetto, si sarebbe esteso ai colleghi e a tutti gli altri (escursionisti, arrampicatori, ecc.), vista l’enorme disponibilità economica di questi signori.
Adesso sono più sereno, ma non nascondo che questa vicenda mi ha stressato dal punto di vista emotivo. Devo ringraziare il mio avvocato che fa escursioni e arrampica e che quindi conosce perfettamente la materia: ha capito immediatamente che non doveva difendere solo me ma il diritto di tutti di fruire di un bene che deve essere collettivo.
In Gallura si dice: La tarra s’inna ridi candu unu dici chi e la soia (la terra si mette a ridere, quando qualcuno dice che è la sua)!
Nel senso che quel pezzo di terreno ha sentito molte persone ripetere quella frase e tutte, ma proprio tutte, sono finite sottoterra.
Nota
Per maggiori dettagli su Tavolara vedi:
Il Re di Tavolara – 1
Il Re di Tavolara – 2
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In quanto escursionista, per giunta appassionato di contesti mediterranei, non posso che gioire per la possibilità di percorrere liberamente u terreni della Tavolara. Stride però che ci siano gli inneggiamenti alla violazione della proprietà privata, che nel nostro modello giuridico è un diritto reale molto ben definito e tutelato: vorrei vedere come reagireste, se entrassero abusivamente nella vostra abitazione. Sul piano giuridico questi proprietari hanno sbagliato a disinteressarsi attivamente per così tanto tempo di questa loro proprietà. I loro rogiti di acquisto risalgono agli anni Trenta. Quindi da tempo immemore dovevano cintare completamente i loro terreni ed esser rigorosi nella custodia esclusiva. Ora, dopo decenni di “vai e vieni” da parte di chiunque, i proprietari, per la loro negligenza, hanno consentito che si consolidasse una servitù di passaggio o almeno una consuetudine: a questo punto è arduo pensare di vincere in tribunale. La questione che Putzu esercita illecitamente la professione di guida è del tutto irrilevante nel caso di specie, cioè nel conflitto di interesse fra proprietari e Putzu medesimo. Ovvio che questa cosa va stroncata, ma non dai proprietari dei terreni, bensì dalla “vere” guide a tutela dei loro interessi: stupisce che le guide legittime non agiscano a tal fine.
Tornando al conflitto proprietari-Putzu, io ho la sensazione , non suffragata da prove oggettive , che tale conflitto verta sul principio dello sfruttamento economico del terreno, non sulla proprietà in quanto tale. A un certo punto i proprietari si sono accorti che le “presunte” guide si facevano pagare per accompagnar gente attraverso i loro terreni e immagino abbian chiesto un indennizzo, una specie di “affitto” (chiamiamolo così per capirci): d’altra parte se io – ipotetico imprenditore industriale – svolgo la mia attività produttiva dentro un capannone di proprietà altrui, non è possibile che non paghi l’affitto ai legittimi proprietari del capannone. Quindi il ristorno economico ha un fondamento concettuale: peccato, come ho accennato sopra, che probabilmente i proprietari si sono mossi troppo tardi. Putzu gli avrà risposto picche e da lì è nato il tutto.
Data la nota disponibilità economica della famiglia proprietaria, non pare che la questione “soldi” in senso stretto sia il vero cardine del contenzioso. E’ diventata una questione di principio: ai proprietari sta sulla balle che un qualsiasi individuo “faccia soldi” sui loro terreni. Di fatti, per quel che si legge in giro sull’episodio, non sembra che i proprietari siano ugualmente irritati verso gli escursionisti che si muovono “senza” la guida.
Infine l’affermazione che il luogo, in quanto bellezza naturale, debba esser godibile liberamente dalla collettività a prescindere dall’esistenza di una proprietà, non mi vede d’accordo. Se accettiamo la violazione del diritto reale di proprietà, allora tale violazione si estenderebbe ovunque, anche alla vostra abitazione. Ci sono dei procedimenti giuridici, che non conosco nei dettagli, per ottenere l’esproprio di specifici luoghi (come potrebbe essere questo), ma non vengono realizzati implicitamente per “sollevazione popolare”. Tocca alle autorità istituzionali preposte, in questo caso immagino la Regione Sardegna, impostare e portare avanti il procedimento, con tempistiche che notoriamente sono bibliche. In assenza di una vera soluzione del problema, resterà una situazione confusa, fonte solo di litigi o addirittura di altri contenziosi. Speriamo solo che non accadano incidenti al seguito di assenza di manutenzione sui manufatti, perché lì sì che scoppierà un bel casino giuridico. Per quel che mi risulta, il principio giuridico generale è che i proprietari sono responsabili della manutenzione dei manufatti presenti nella loro proprietà anche se affissi da altri… Però, dato il contenzioso in essere, figuratevi che rimbalzo di responsabilità ci sarà, con cause di decenni e decenni… brr, a esser sincero è questo risvolto che mi trattiene dal recarmi alla Tavolara.
Ho sentito parlare del problema in quanto vado spesso in Sardegna. Tavolara è un luogo magico, uno sperone di calcare in mezzo al granito della Gallura. Quest’anno ho salito due volte la ferrata degli Angeli alla punta Cannone. Parlando con alcuni alpinisti/escursionisti sardi mi dicevano di questo contenzioso, infatti quando ho chiesto chi fa la manutenzione della ferrata mi hanno risposto che ufficialmente non c’è nessuno. Di fatto ci sono alcune guide ambientali che accompagnano e gestiscono al meglio questi percorsi. La situazione è la solita anche sul più conosciuto Selvaggio Blu ma anche altre ferrate in luoghi straordinari. In teoria i percorsi attrezzati/ferrate dovrebbero essere realizzati/mantenuti dalle guide alpine o da CAI ma in Sardegna queste figure non sono presenti concretamente come sarebbe necessario.
Quindi sono le guide ambientali realizzano e mantengono questi percorsi accompagnando i clienti e sostenendo un turismo ambientale in crescita all’interno dell’isola non solo mare. Tra l’altro ho conosciuto alcune guide ambientali molto preparate e affidabili. Del resto l’ambiente della Sardegna è talmente particolare che se non sei del luogo non riesci ad andare da nessuna parte.
Concludo con il fatto che la legislazione italiana ma quella della Sardegna in particolare che ha lo status di Regione a statuto autonomo, sulle professioni di montagna, dovrebbe riconoscere ai professionisti della montagna all’isola uno status particolare e deroghe dove la guida ambientale escursionistica con opportuna preparazione ed esame, può accompagnare anche su percorsi attrezzati. Il problema dell’accompagnamento su territorio privato è solo rumore in quanto accompagnare sul territorio privato è la normalità su tutto il resto dell’Italia. E poi la montagna deve essere libertà.
Se la famiglia Marzano avesse voluto vincere la causa, avrebbe dovuto denunciare Putzu per abuso di professione di Guida Alpina. Infatti il Sig. Putzu accompagna i clienti su terreno alpinistico non avendone la qualifica.
Situazione diffusa sull’isola (ad esempio non succede lo stesso in Sicilia) e che le guide alpine locali, che oggi esistono, dovrebbero denunciare.
Ma come disse l’avvocato Piras a proposito del sequestro di Silvia Melis ormai tanti anni fa:
Nessuno si intrometta sulle faccende sarde!
Eppure la Sardegna è in Italia.
Da una parte rallegra leggere che sull’isola di Tavolara abbia vinto il buon senso, dall’altra preoccupa che i diritti siano affidati al buon senso e all’arbitrio dei tribunali. Il buon senso non è una garanzia sufficiente senza stabilire i confini formali della legge che tutti dovrebbero rispettare. In Svezia, per esempio, come accade in pochi e altri paesi: Scozia Finlandia Islanda Norvegia Estonia Lettonia Lituania Austria Boemia e Svizzera, la legge garantisce ai cittadini la libertà di muoversi liberamente nel territorio nazionale (allemansrätten) perché la natura è un patrimonio di tutti e non può essere privatizzata. In questo caso l’Italia non rappresenta quella civiltà di cui spesso e inutilmente si vanta.