Biblioteche contro la solitudine del web

Abbiamo costruito una società dell’individualismo e della competizione al posto di una sana: dell’empatia. La lettura è un ponte, un esercizio dell’alterità. Serve la volontà di uscire da noi stessi altrimenti rischiamo di calpestarci senza incontrarci.

Biblioteche contro la solitudine del web
di Silvia Avallone
(pubblicato su corriere.it/sette il 21 marzo 2023)

Di fronte al dilagare di episodi di bullismo per una visualizzazione in più sul web, d’intolleranza verso chi è percepito come diverso e viene bersagliato in chat. Di fronte al moltiplicarsi di atti di autolesionismo amplificati dalla rete, di depressioni provocate da un eccesso di giudizi e paragoni, penso che abbiamo costruito una società della solitudine e della competizione al posto di una società sana: dell’empatia.

Foto: Lapresse

Senza empatia, precipitiamo nella disgregazione, in un Far West dove l’unica legge che conta è quella del più forte: chi ha più seguaci e commenti, o chi, al di qua dello schermo, ha voti più alti, esibisce più successi. Per ottenerli, siamo spesso chiamati a trasformarci in fenomeni, a tradirci nel profondo e, insieme, a svilire gli altri. Perché è così che funziona l’algoritmo: a colpi di reazioni immediate, di pancia, che durano un istante. È così che funziona una realtà fondata sul vincere a ogni costo: perdiamo tutti. Partendo dal basso per affrontare un problema gigantesco, un piccolo antidoto da proporre ce l’ho: la lettura.

Per vivere – e usare la tecnologia – con empatia, si può aprire un romanzo e diventare un altro. Che tra le pagine non è mai un fenomeno, bensì una persona: restituita in tutta la sua invisibile verità. Un uomo può calarsi nei pensieri più intimi di una donna e viceversa. Un ragazzino può comprendere i sentimenti di un anziano e un anziano rivivere la giovinezza. Un cittadino benestante può scoprire cosa significa dormire per strada, e un adolescente di periferia può proiettarsi al centro del mondo.

La lettura è un ponte, un esercizio all’alterità. Una liberazione dalla solitudine per approdare a un’esistenza più vasta, dove non si vince e non si perde: ci si impegna a imparare, educare e solidarizzare. Poi è vero che la cultura ha un costo, e per molte famiglie può essere complicato renderla una prassi quotidiana. Ma dobbiamo ricordare che possediamo un luogo straordinario, gratuito, prova concreta di civiltà: la biblioteca. Sfruttiamola! Andiamoci noi e portiamoci i bambini, gli adolescenti. Organizziamo laboratori, pomeriggi d’incontro. Finanziamo le biblioteche scolastiche e teniamole vive.

Non servono risorse trascendentali. Serve la volontà: di uscire da noi stessi, dalla prigionia dell’apparire e del competere. Altrimenti rischiamo di calpestarci senza incontrarci, e di dare un pessimo esempio ai giovani che invece hanno bisogno di maestri. È la comunità l’unico luogo in cui possiamo fiorire e renderci utili. Da soli, possiamo solo implodere in un violento narcisismo che fa il paio con il suo contrario: il senso di non valere nulla. Ritrovandoci insieme, invece, con le parole giuste, ascoltando e condividendo storie, insegnamenti, cultura, possiamo ricostruirci. Entrare in una biblioteca, in questo senso, può essere l’inizio di una rivoluzione.

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Biblioteche contro la solitudine del web ultima modifica: 2023-07-16T04:46:00+02:00 da GognaBlog

6 pensieri su “Biblioteche contro la solitudine del web”

  1. Sono felice che si proponga la lettura come forma di evasione e arricchimento.

     

    Mi fa piacere ricordare che non è forte chi vuol prevalere sugli altri senza lealtà, semmai mostra debolezza.

    Sta a noi non alimentare queste dinamiche, abbandonando certi social – come ho fatto io stessa – o abbandonando una conversazione non appena percepiamo che non è costruttiva.

  2. Il web è nato per fare rete, come le cellule neuronali del nostro cervello. Come le interazioni di collaborazione  che di è scoperto avere le piante, gli esseri viventi più presenti al mondo e con esso in perfetta armonia da milioni di anni prima di noi. Che male c’è ad imitarle???

  3. A me sembra, invece, che il web possa aprire il mondo ed aprire al mondo. Incredibili le conoscenze che si possono acquisire con questo strumento di gran lunga più versatile di qualsiasi libro. La trovo una rivoluzione al pari della invenzione della stampa che ha permesso esplosione di cultura e conoscenza. Certo, come per la stampa si è dovuto imparare a leggere bisognerà imparare ad usare questo strumento. 
    Certo, come disse Eco ha dato voce a milioni di cretini, ma li ha rivelati e svelati per tali. Quale altro strumento ha permesso all’umanità di agire e interagire in modo così immediato e totale?? Senza contare l’utilità infinita che questa risorsa ha in campo medico e scientifico. Dobbiamo solo andare a scuola per imparare ad usarlo, in questo modo potremo firmarci opinioni e aprire la nostra mente come non mai. Si è soli solo quando si è ignoranti senza confronto

  4. Avoir un livre entre ses mains, le toucher, le regarder, le sentir…
    Déjà beaucoup de plaisir, avant d’en découvrir et savourer le contenu !

  5. Nei mesi estivi, frequento una piccola piscina. Niente di olimpionico, sarà lunga 20 metri. Faccio qualche vasca, ma vado più che altro per rilassarmi in un contesto molto sereno e silenzioso. Trascorro ore a leggere sul lettino. Ogni anno si forma un gruppettino di 4-5 appassionati lettori. Partiamo che siamo lontanissimi, i rispettivi lettini sono spesso agli antipodi del bordo piscina. Giorno dopo giorno ci si avvicina. In genere si parte dalla classica domanda: “cosa stai leggendo?” Da lì, passo dopo passo, nasce una specie di piccola comunità: ci scambiamo i libri, ne parliamo, insomma creiamo dei ponti. E’, in piccolissimo, un ambiente stile frequentatori di biblioteca. In questi gruppetti parliamo di letteratura generalista, non di montagna: dai romanzi classici (i francesi, i russi…) ai contemporanei. La cosa che mi ha colpito è che, in questi gruppetti di lettori, siamo tutti dei boomer, fra i 50 e i 65. Le donne sono lettrici molto più avide e molto più competenti.  I trentenni, ammesso che leggano romanzi, lo fanno su dispositivi elettronici. Sarà che non si distinguono rispetto a quelli che usano lo smartphone solo per chattare e postare foto idiote, ma non vedo nessun “ponte” creato dalla letteratura fra i 30enni. non è in limite della letteratura: è lo strumento che condiziona lo stile di vita. Chi usa e abusa dello smartphone, è più isolato. e’ un paradosso, perché teoricamente è connesso con il mondo intero. Ma nella realtà virtuale. Nella realtà reale, è più isolato.

  6. cara Silvia, quanta verità! Ritroviamo il piacere della lettura non mediata da uno schermo. E usiamo meglio quella, che ci è comunque utilissima. Con un gruppo di amici, che forse conosci anche tu, stiamo facendo un piccolo lavoro in questo senso, mettendo delle biblioteche minimali (progetto “I libri nel bosco”, casette di legno con cinque o sei libri) lungo i sentieri del Biellese orientale, in pratica lungo il Cammino di San Carlo. Un gesto semplice, speriamo nel senso che tu dici.
     

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