A cavallo di Carinzia e Carnia

Una vita d’alpinismo – 241A cavallo di Carinzia e Carnia (AG 2002-002)
(scritto nel 2002)

L’arrivo, dopo i ripidi e stretti tornanti da Pontebba, non è dei più entusiasmanti. Una nebbia fitta ovatta la ricerca del nostro albergo al Passo Pramollo e le ultime ore di un quieto sabato sera. Il mattino dopo, dalla finestra vediamo sciatori sfrecciare come ombre. Nulla sembra diverso da ieri, ma ci prepariamo ugualmente per conoscere le tanto decantate piste di questa Skiarena di Nassfeld. Alle nove saliamo sul primo impianto, poi ci gettiamo nella prima discesa: né Petra né Elena sembrano minimamente impressionate dal vento e dal nevischio che ci circondano. Non si vede a dieci metri, ma sciamo per tutto il giorno senza mai servirci due volte della stessa risalita. C’è stato però un momento magico: al Troghöhe, d’improvviso, una folata di vento scopre il castello roccioso della Creta di Aip, incrostato di ghiaccio come un Cerro Torre di casa nostra, e altrettanto rapido un raggio di sole ci fa vedere in quale posto meraviglioso in realtà siamo.

Dagli impianti al di sopra della Gartnersattel, panorama sullo Jôf Fuart, sullo Jôf di Montasio e sul seminascosto M. Canìn.

Basta davvero poco per far felici delle persone: dagli un’intera giornata di sole, quasi non se ne accorgono; dagli invece qualche minuto di respiro e si dimenticano perfino della prigione in cui sono.

La mattina seguente (4 marzo 2002) si rivela una favola reale. A quota 1900 m a sud della Gartner Sattel come per incanto la luce aumenta e un attimo dopo il cielo diventa azzurro e il panorama s’allarga di colpo sull’intera catena delle Alpi Giulie che ora sembra un’isola enorme, una terra emersa da un mare d’alabastro; alle nostre spalle la grande fortezza rocciosa del Gartnerkofel fa la guardia ad un altro tappeto bianco al cui fondo emergono il Monte Cavallo e la Creta di Aip. Non ricordo un momento così fortemente pittorico in nessuna delle mie scorribande alpine, doveva succedermi proprio qui, su questi monti che tanto poco conosco quanto molto mi attirano.

In salita verso il M. Cavallo di Pontebba, con lo sfondo dell’isolata Creta di Aip (Trogkofel); più lontano, a sinistra, la catena delle Alpi Carniche.

La magia dura qualche ora, il tempo di salire e scendere per alcune piste alla ricerca dell’immagine perfetta, quella che cattura la perfezione del primo momento: ma con la segreta convinzione che l’impresa non è possibile, perché nulla è più irripetibile dell’attimo, specie se vissuto assieme ai propri amori. E poi ci vuol altro che un artigiano dell’immagine come me: ci proverò con la penna, ma il risultato non è garantito, anche se è vero che il ricordo aiuta a creare.

Sepp Szöke e Gabi Brezinscak in salita al Monte Cavallo di Pontebba (Rosskofel).

La mattina seguente (5 marzo) mi avvio verso la vetta del Garnitzenberg (Monte Carnizze), ma a quota 1880 m mi accorgo presto che la vetta non è sciistica, almeno dalla cresta nord; poi il tempo si guasta e le montagne sono coperte da nubi veloci e grigie. Il giorno dopo è un altro di quelli da stare intorno al camino a raccontarsi le storie. In assenza del caminetto, decidiamo di fare un giro turistico a Hermagor e al vicino e ghiacciato Weissensee. La temperatura non è molto bassa, la crosta ghiacciata è insicura. Così nessuno pattina o scia su queste acque lunghe e strette che, così solitarie, ci comunicano una sorta strana di poesia: senza il conforto della calda luminosità del sole, questi luoghi rivivono la leggenda absburgica di cui sono permeati.

Dal Troghöhe verso il versante settentrionale del M. Cavallo di Pontebba (Rosskofel).

La Carinzia, il Land più meridionale dell’Austria, è la terra dei 200 laghi tra le montagne. Sul Weissensee ci si è sensibilmente avvicinati all’obiettivo di far coesistere turismo ed ambiente: lo ha riconosciuto già nel 1996 l’Unione Europea con il Premio Europeo per il Turismo e l‘Ambiente. Le rive del lago, somigliante ad un fiordo incassato a quasi mille metri di quota, sono intatte per due terzi. E questo non è poco se si pensa che la superficie è di 6,5 kmq. Accessibilità delle rive, ridestinazione di aree edificabili ad aree verdi, rinuncia ad una strada di transito per entrambe le sponde orientali, piano di riduzione del traffico, divieto di navigazione a motore privata, promozione della zona come polo per lo sci da fondo e gli sport su ghiaccio… sono solo alcuni punti di un progetto generale molto ampio. Tra i risultati immediati, oltre la conservazione del proprio aspetto romantico, è la potabilità dell’acqua, assicurata anche da un avveniristico sistema di canalizzazione circumlacuale. Il Weissensee, d’inverno, diventa un lucente specchio di ghiaccio, sul quale si pattina dalla notte dei tempi. Un campo da gioco (la più grande superficie ghiacciata naturale d’Europa) ideale per pattinatori dilettanti, ma anche per i velocisti. L’annuale maratona si disputa su una distanza di 200 km. Accanto ai giochi tradizionali su ghiaccio, come il curling o l’hockey, ecco affiancarsi la snow-bike e perfino il surf, il tennis e il golf.

in vetta al Monte Cavallo di Pontebba (Rosskofel).

Anche il giovedì dà poche speranze di bello, che è previsto solo per venerdì. Riesco a mettermi in contatto con una guida locale, il simpatico e forte Sepp Szöke, con il quale mi intendo in inglese e con qualche parola da me biascicata in tedesco. Se ho qualcosa in contrario che domani ci sia anche una sua cliente? Ma per carità, meglio, le foto vengono meglio. Allora, domani ci troviamo alle nove al Tressdorfer Höhe, e da lì partiamo. Sì, va bene, alle nove.

In discesa fuoripista dal Monte Cavallo di Pontebba (Rosskofel)

La mattina alle nove sono là puntuale, il cielo è azzurro, la gita al Monte Cavallo di Pontebba 2239 m, non lunga e faticosa sarà proprio bella. Alle 9.05 arrivano. Lui è un gigante, lei, Gabi Brezinscak, esile e timida. Sepp dà uno sguardo al mio equipaggiamento (da un “giornalista” evidentemente si aspettava peggio), soppesa il mio zaino pieno di macchine fotografiche e infine chiede se siamo pronti per partire. Poco dopo filiamo a grandi curve verso la conca di Mössern; da lì con un impianto saliamo alla Rudnigsattel 1945 m. Abbandonate le piste, traversiamo facilmente alla sella vera e propria, che ci apre la vista sul rosso Bivacco Lomasti e sul vallone a nord del Monte Cavallo; da qui alcune serpentine ci portano all’ombra del versante nord-est della nostra cima, forse la parte dell’itinerario più impegnativa, dove Sepp è costretto a fare pista sull’instabile neve di qualche metro ripido. Poi è di nuovo sole, dolci pendii a volte un po’ ghiacciati portano ad una vetta piatta con una grande croce. Il panorama è veramente vasto, rilievi e creste per la maggior parte a me sconosciute, ma di una bellezza toccante, selvagge. Ci stringiamo la mano nel classico “Bergheil”, un sorso di tè ed un morso di cioccolata, poi iniziamo una bellissima discesa, su una neve appena ammorbidita. A mezzogiorno siamo ancora al Tressdorfer Höhe, dove mi aspettano Petra, Elena e Guya al ritmo assordante del bar. Sono fiero di loro e, mentre le mostro ai miei nuovi amici, ordino birra per tutti i grandi e coca-cola per le bambine.

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A cavallo di Carinzia e Carnia ultima modifica: 2021-12-26T05:11:00+01:00 da GognaBlog

1 commento su “A cavallo di Carinzia e Carnia”

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    albert says:

    Magari avessimo in Italia un lago ghiacciato come il  Wiessensee che attira frotte di pattinatori ….o forse ve ne sono ma poco”valorizzati”.(Misurina?’  Fusina??Brajes??)… Infatti  non ci girano intorno tanti impianti..basterebbe ripulire il ghiaccio da strati di neve e mettere un responsabile che controlli sicurezza dello spessore…e qualcuno che oltre a sci noleggi pattini da ghiaccio  A Natale si vedono pistine  di pattinaggio  con  lame su base di plastica dura….mentre si trascurano piste per pattini a ruote in linea..utilizzabili tutto l’anno.Esempio di sballo https://www.youtube.com/watch?v=gi5cciviXwA
     
     

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