“A qualchedun ghe piase pì ròto che intèro”

E’ assai probabile che nel tempo aumenteranno le situazioni di conflitto come quella che oggi ammorba l’ambiente arrampicatorio veronese: ciò a causa della crescente popolarità che in tutta Italia sta acquisendo l’arrampicata. Alcune cifre: nel 2019 gli iscritti alla FASI (Federazione Arrampicata Sportiva Italiana) erano 40.000. Oggi i tesserati hanno superato i 100.000. Se a questo aggiungiamo la numerosa schiera di non tesserati e gli arrampicatori iscritti al CAI o ad altre associazioni, possiamo cominciare a intravvedere le dimensioni del fenomeno.

“A qualchedun ghe piase pì ròto che intèro”
La schiodatura
Mi perdoneranno gli amici veneti se mi permetto di tradurre nel loro stupendo e variegato dialetto un vecchio proverbio genovese “A quarchedun ghe ciù cao rutu che intregu”: è solo una constatazione obbligatoria al cospetto di litigiosità perenni e di rifiuti al dialogo, in qualunque campo.

Il tracciato di Mamma li Turchi sopra l’abitato di Canale

Nell’estate 2024 era apparsa la scritta Tourists go home: uno sfregio ad un masso di calcare dolomitico bene in vista delle colonne di escursionisti e turisti che dal rifugio Auronzo camminano verso il rifugio Lavaredo.

Ai primi di novembre 2024 è la volta di un Climbers go home che appare alla base di una via di arrampicata in Val d’Adige.

Il primo a darne notizia è il sito www.bergsteigen.com, che tratta le ultime novità alpinistiche austriache, tedesche e italiane. Ciò in quanto questa deturpazione si accompagna alla notizia che, di quella via (Mamma li Turchi), sono stati asportati i primi spit.

Mamma li Turchi è una via molto ripetuta perché di difficoltà contenute e di facile accesso: l’attacco è a pochi minuti dall’abitato di Canale di Rivoli. Aperta nel dicembre 2016 dalla cordata di Christian Confente, Simone Gianesini e Manuel Leorato, la via consta di 6 lunghezze con difficoltà mai superiori al 5c+. Dotata di spit ravvicinati aveva tutti i numeri per diventare una via di successo.

E’ curioso osservare come il nome di questa via richiamasse (ma non si sa quanto involontariamente) l’invasione della zona negli ultimi anni: dovuta alla vicinanza del casello autostradale di Affi (punto cruciale delle direttive Venezia, Milano, Brennero e Italia Centrale) e al ridicolo avvicinamento a piedi. Si arriva, si parcheggia e, anche prendendosela comoda, si può scalare già dopo una decina di minuti. Una situazione perfetta per i corsi (del CAI, delle guide alpine e di qualunque altro tipo di associazione più o meno abilitata), ma ovviamente anche per gli scalatori “della domenica” e “no big” amanti delle difficoltà blande e delle chiodature sicure.

La notizia della schiodatura si diffonde in rete molto rapidamente. Negli anni precedenti c’era stato in zona veronese qualche caso di schiodatura parziale, ma questa volte ne viene data per iscritto una motivazione per certi versi sibillina.

In difesa della Valdadige
A fronte dei fenomeni di sovraffollamento turistico che hanno stravolto la vita dell’abitato di Tessari, l’acritica riproposizione di modelli turistici dovuti a un’inflazionata “valorizzazione del territorio” da parte di alcune lobbies dei trapani veronesi impone il bisogno di mitigare la non-gestione dei flussi turistici attraverso azioni politiche a tutela delle comunità locali.

Nessuno di noi è infatti interessato al turismo che oggi siamo costretti a vivere a causa di un’inerzia decennale, di pensiero e di azione, che ha permesso il dilagare di iniziative individuali da parte di alcuni scalatori. Soprattutto attraverso la rete, Tessari è stata oltremodo pubblicizzata imboccando una strada per scelta, ovvero quella della promozione indiscriminata: noi non vogliamo che i nostri paesi vengano invasi ogni fine settimana e per questo vi recapitiamo la prima di una lunga serie di schiodature con l’invito a riflettere sulla non-gestione del turismo che ci state propinando, un invito esteso sia alle amministrazioni comunali, ma anche ai privati che in tutti questi anni con le loro azioni non hanno fatto altro che fomentare l’assalto a questi luoghi.

Confidiamo in un coinvolgimento attivo della popolazione, e non dei portatori d’interesse (guide alpine, operatori turistici, certa politica, ecc.), in scelte future a salvaguardia dei nostri piccoli paesi.
Sicuri del vostro ascolto, Nucleo Abitanti Rivoluzionari”.

Posteggi a Tessari in un weekend di media frequentazione

Al di là dell’evidente richiamo (anche se non si sa quanto voluto) ai Nuclei Armati Rivoluzionari degli anni di piombo, organizzazione terroristica di estrema destra, il volantino non cita né Mamma li turchi né Canale di Rivoli: cita invece Tessari, la vicina località dove in effetti nei weekend si verificano i più significativi episodi di sovraffollamento data la presenza di una grande quantità di itinerari facili o di media difficoltà chiodati in stile plaisir.

Questo, all’osservatore, fa porre la prima domanda: “Ai Tessari si potrebbe capire, magari vedendo oltre 100 automobili parcheggiate tra i vigneti, ma a Canale… perché?”. Una prima risposta potrebbe essere che Canale è molto meno esposto di Tessari allo sguardo di chi avrebbe potuto accorgersi della schiodatura in atto.

La motivazione è per certi versi sibillina perché non si comprende come la schiodatura di un itinerario in una zona non sovraffollata possa appoggiare ragionevolmente le rivendicazioni ambientaliste e sociali di cui parla il volantino.

Intanto le notizie al riguardo della schiodatura si precisano in fretta. L’11 novembre 2024 è ormai chiaro che su Mamma li Turchi manca la prima sosta e sono state asportate le piastrine della seconda lunghezza: così viene segnalato sul gruppo Facebook del Gruppo Rocciatori Valdalpone, con l’avvertimento che “la via non sarà percorribile fino a ripristino” (la Val d’Alpone è una valle veronese che confina con la provincia di Vicenza, NdR).

Non manca chi fa notare che l’itinerario è comunque agibile con una normale dotazione di protezioni veloci: vero, ma così si cambia sport…
Questa precisazione impone la certezza (non che prima ce ne fosse molto bisogno) che l’azione sia stata intrapresa non da sprovveduti abitanti di Tessari o Canale bensì da esperti arrampicatori.

Il più grosso nodo di discussione nei primi giorni si fonda proprio sulla ricerca dei responsabili anonimi che hanno dato corpo visibile ad un malcontento, per decidere se questo è dovuto a un attrito tra climber e comunità locali oppure tra climber e climber.

I commenti-1
Solo restando nell’ambito degli scritti apparsi a commento dell’articolo di Manuel Leorato Vandali vs Turchi, esponiamo una rapida carrellata di quelli più significativi precedenti al 5 gennaio 2025. I commenti presenti sono 265 (ma è stata cancellata senza pietà una dozzina di quelli più insopportabilmente aggressivi). Tra questi 265 ci sono comunque molti sfoghi rabbiosi con molteplici insulti reciproci tra le fazioni: però si può comunque desumere un dialogo, anche se con molta fatica. La scelta di queste citazioni è dettato dal puro desiderio di cronaca, con una selezione degli interventi che rispecchi la situazione, senza la pretesa di deviare la discussione in una direzione precisa. Molti commenti indulgono sulla non sopportazione dell’anonimato, qui intesa come assenza di firma agli scritti, non di sigla alla schiodatura. Per inciso, diciamo qui che l’Amministratore nulla può contro l’anonimato, perché chiunque può crearsi un account e-mail con nomi fittizi, raggirando con successo qualunque pretesa di accesso controllato.

Sarà stato qualche saggio uomo ormai stanco delle pericolose (nel senso anche letterale del termine) chiodature del gruppetto della Valdalpone.
Già: sono proprio loro i principali autori di questi over-climbing nella bassa valle dell’Adige, grazie alle loro chiodature sistematiche, a metro, di un numero sconsiderato di vie incredibilmente inutili e lontane solo pochi metri l’una dall’altra.
I ragazzotti dovrebbero fare un passo indietro e rendersi conto che stanno arrecando danno a tutta la comunità arrampicatoria
(Unopolemico, 13 novembre 2024, ore 7.58)”.

Asportazione di piastrina

L’affiancamento deliberato delle scritte dei vaccini – si sa benissimo chi le ha fatte, un orsetto lavatore anche lui complice di aperture seriali “per tutti” in stile Valdalpone – con questo atto politico e lecito (come è lecito aprire, lo è anche schiodare!) la dice lunga sulla malafede di Leoretto, che invece di fare un passo indietro come suggerisce il buon Unopolemico, o comunque di riflettere sull’accaduto, si indigna e promette di ripristinare la via (ma lo paga qualcuno?). Inoltre, si capisce molto delle sue doti alpinistiche quando ipotizza una schiodatura in corda doppia: Leoretto, ci spiegheresti come si fa a togliere ogni singola sosta calandosi dall’alto? Magari in Valdapone avete sviluppato nuove tecniche di discesa, tipo che ne so, l’anchor-jumping? (Gelido 3.0 , 13 novembre 2024, ore 10.27)”.

Egregio Gelido 3.0 rispondo a te ma anche a Unopolemico, che vedo siete pappa-e-ciccia.
Si parla di
chiodature sistematiche, a metro, di vie incredibilmente inutili.
Posto che tutte le vie sono inutili, nel senso etimologico (non servono a nulla, come l’arrampicarta e l’alpinismo), che differenza c’è con le vie della placconata di
Desiderio Sofferto o di Castel Presina? Con ciò intendo due posti storici, a 1 km di distanza dove si passa agevolmente da una via all’altra.
Cosa avrebbero di più pericoloso le vie
dei Valdalponi da quelle storiche, talora cementate/consolidate/sikate anche abbondantemente (e qualche volta malamente)?
Perché qualcuno, provocatoriamente definito
ragazzotto”, arrecherebbe danno a tutta la comunità arrampicatoria e dovrebbe fare un passo indietro?
Schiodare falesie/vie/tiri/soste senza accordo e senza dirlo pubblicamente non è atto da saggi, anzi. E’ da stronzi, anche in caso di palesi brutture (e non è certo questo).
E’ vigliacco e pericoloso, soprattutto se si tratta di vie lunghe
entry level.
Nel caso in oggetto è il frutto dell’antagonismo becero e livoroso di chi, ritenendosi investito per volontà divina del sacro compito di guru di un luogo, vede apparire un foresto che pretende di chiodare in quello che ritiene sua proprietà.
E della sua conventicola di fedeli seguaci, cui non frega un cazzo del over-tourism, della sicurezza altrui né della valle, ma solo che vengano riveriti e ammirati i loro guru e per riflesso loro, gli adepti e veri credenti.
La stessa, solita storia che è capitata ad Arco con Heinz Grill
(Matteo, 13 novembre ore 11.51)”.

Non giustifico ma provo a comprendere: per quale motivo ci indigniamo di una schiodatura e non di una chiodatura? Pensate all’impatto che hanno avuto su quei luoghi le vie dei vari Leoretti, eppure nessuno si è mai indignato perché tanto ci si va il fine settimana divertendosi e non si parla mai di quanto ferro ci sia in parete, delle centinaia di auto parcheggiate, del disturbo della flora e della fauna, del danno alla popolazione (che non ci guadagna nulla se non disturbo della quiete). E anzi ci si prodiga a pubblicizzare sui social in maniera indiscriminata (vedi vari gruppi tipo “Arrampicata in Valdadige” e così via) e ignara delle conseguenze a medio e a lungo termine in nome di una non meglio definita “libertà”. Ma invece, se uno o più schiodano, indignazione popolare! […] (Gelido 3.0, 13 novembre 2024 ore 14.24)”.

La scritta “Climbers go home” accanto alla scritta apposta all’attacco di Mamma li Turchi e cancellata con riga nera

C’è anche chi, non perfettamente al corrente, non sa che al gesto una motivazione è stata comunque data:
Sono anch’io critico verso la modalità con cui le aperture sono state divulgate (d’altronde purtroppo oggi funziona così), ma penso che se gli schiodatori avessero voluto fare un gesto davvero “politico” e dare un segnale, allora avrebbero dovuto motivare la schiodatura, perché altrimenti senza alcuna rivendicazione/spiegazione/motivazione questa azione corre il rischio di restare un dispettuccio, o “appropriazione indebita” (esagero, eh) di materiale, e non generare alcun effetto/riflessione, oltre all’“indignazione popolare” che comunque avrebbe sollevato.
Correndo il rischio di volare troppo alto, dico che “gesto politico” è quello di Mountain Wilderness del 1988 con lo striscione sulla funivia del Monte Bianco, o di Hayden Kennedy e Jason Kruk che schiodano la
Via del Compressore al Cerro Torre e lo rivendicano… mentre azioni come questa, con un generico “climbers go home” lasciato a mo’ di sberleffo, secondo me lasciano il tempo che trovano (Placido Mastronzo, 13 novembre ore 14.50)”.

Il primo volantino dei NAR

C’è pure chi (in genere estraneo all’ambiente veronese) è animato da genuina voglia di risolvere il dissidio con il dialogo:

Il problema del sovraffollamento delle falesie “di tendenza” è un problema reale.
Ormai le falesie belle e ben attrezzate fanno, anche giustamente, da ritrovo a centinaia di arrampicatori, soprattutto per il livelli medio bassi, che si sono moltiplicati negli ultimi anni e che frequentano certi siti come si frequenta una palestra o un locale alla moda che però sono attrezzati per accoglierli come invece non succede in ambienti outdoor. 
Si pone quindi il problema di regolare questi flussi sia per non arrecare disturbo ai residenti ma anche per gestire i parcheggi o più semplicemente per nascondere le olezzanti deiezioni umane di gruppi ravvicinati anche di cento persone.
Questa è la vera sfida del domani per le falesie più popolari che sono ormai assimilabili ad impianti sportivi a cielo aperto.
Gestire numericamente gli ingressi e i parcheggi? Forse.
Mettere e rendere obbligatorio l’utilizzo di wc chimici? Sicuramente.
Per la specifica questione e trattandosi della schiodatura di una via multipitch credo che il fatto si possa ascrivere alla solite beghe territoriali tra piccoli gruppi mentre la rimozione dei primi spit avvenuta in molte altre falesie penso possa essere più facilmente riconducibile al fastidio che può dare ai residenti la massiccia ed incontrollata presenza umana nelle vicinanze
 (Giovanni Massari, 14 novembre ore 8.59)”.

Mario Brighente

C’è chi insiste a presentare il gesto come un’azione voluta dagli abitanti (ma piccole sfumature gli sfuggono: è credibile?):

Vedo che il punto continua a non essere colto da tutti (eccetto Unopolemico e Gelido che come al solito si rivelano perspicaci): qui non si tratta di offrire servizi (bagni, parcheggi, ecc.), bensì di operare scelte turistiche lungimiranti, non a favore di un’attività praticata principalmente da semiaccattoni che girano in furgoni camperizzati consumando il territorio senza dare niente in cambio (ammesso che si voglia qualcosa in cambio da loro). Si tratta insomma di progettualità: che futuro vogliamo per i nostri paesi? Non di certo questa logica di progresso acritico ed esasperato con cui negli anni pagine FB tipo “Arrampicata in Valdadige” o gruppi di stelle alpine veronesi e austriache hanno indiscriminatamente promosso le scalate in valle (lucrandoci sopra), favorendo il proliferare delle vie dei Leoretti (con il mito di Arco in testa), vie che hanno ridotto Tessari a quello che è: si tratta ovviamente di persone dalle vedute molto ristrette, dei sempliciotti: e chi è contrario è doveroso che si faccia sentire, magari non si otterrà nulla, ma tant’è! Oppure il diritto ad esprimersi è solo degli scalatori? (Andrea Gelmetti, 14 novembre 2024)”.

Sergio Coltri

A questo punto intervengono “pompieri” (quella è la loro natura…) come Roberto Pasini che cerca di mediare suggerendo modalità sensate di dialogo:

Purtroppo anche su questo tema paghiamo la nostra endemica mancanza di senso di comunità e la diffusa litigiosità. Se ci fosse una maggiore focalizzazione su ciò che unisce e non su ciò che divide si creerebbero associazioni locali e nazionali che potrebbero raccogliere risorse, condividere regole comuni, coordinare i lavori di chiodatura e manutenzione. Cosa che accade in altri paesi. Anche da noi ci sono esempi positivi ma sono limitati e tende a prevalere il liberi tutti e tutti contro tutti. Per condividere bisogna che ognuno rinunci a qualche cosa e questo a molti appare un sacrificio troppo grande per la propria individualità è libertà. Così è: vantaggi e svantaggi di vivere e pure arrampicare nel nostro Bel Paese. Il blog è uno specchio interessante delle variegate tendenze che animano anche questa piccola sotto-comunità della comunità montagnarda: basta osservare e confrontare questa discussione a quella sull’esperienza di volontariato in Sardegna: tipo di interlocutori, stile di comunicazione, emozioni emergenti… (Roberto Pasini, 14 novembre 2024 ore 10.27)”.

Alberto Rampini

Da quello che ricordo la LAAC (Libera Associazione Alpinisti Chiodatori, NdR), che ora non so nemmeno se sia ancora attiva, durante le prime chiodature dei Valdalpone aveva provato a sensibilizzarli e in tutta risposta loro li avevano scanzonati aprendo vie come Mamma li Turchi e Balla coi Becchi, rispondendo sostanzialmente che facevano ciò che volevano avendo il favore del popolo arrampicatorio. Proprio a causa di frizioni sulle nuove aperture, alcuni “storici” tipo Sergio Coltri e la sua compagna Giuliana Steccanella si erano allontanati dall’associazione perché fervidi sostenitori della libertà dei Valdalpone di fare ciò che volevano. Ad oggi le osservazioni fatte al tempo, che non riguardavano certo la gelosia per l’invasione del proprio giardino come molti credevano, ma appunto le dinamiche che negli anni si sono poi avverate, appaiono molto più ragionate di tante altre e sarebbe interessante sapere cosa ne pensa oggi quella stessa LAAC, che a conti fatti non aveva tutti i torti e, a suo modo, ha avuto una visione lungimirante. Che questa schiodatura sia un’occasione di confronto? (Francesco Robol, 14 novembre 2024 ore 12.35)”.

Eugenio Cipriani

Io sono stato un socio dell’associazione LAAC. So che ora i pochi soci rimasti hanno tirato i remi in barca delusi dal codardo tradimento di APS e sembra si siano rotti le scatole di impegnarsi nel sociale quando poi ti tirano pesci in faccia (Arrampicata Verona APS, in modo colloquiale APS, è un’associazione di promozione sociale attiva sul territorio veronese con l’intento di promuovere l’arrampicata sportiva prendendosi cura del patrimonio “verticale” esistente che si è creato in 40 anni di attività, NdR).
Ricordo bene la questione di apertura dei nuovi facili itinerari sul Monte Cordespino. Ricordo bene l’incontro con Confente e Leorato, era stato suggerito loro di aprire vie nello stesso territorio con etica diversa, rispettando l’ambiente e evitando chiodature seriali di facili percorsi che avrebbero portato quello che hanno portato. Io sono totalmente convinto che la scelta più stupida da seguire sarebbe quella di addomesticare le pareti, rendendole preda di orde di principianti con tutti i rischi connessi: soccorso alpino sempre in allerta, abusi di parcheggio, sporcizia, poco spazio per gli animali selvatici e infine l’etica che viene a mancare. Ma sembra che ormai l’etica sia cosa antica e dimenticata… Aperture seriali, falesie con linee cambiate senza interpellare i chiodatori originali, chiodature seriali. E APS in questo moderno modus operandi è capofila, ne va orgogliosa grazie al suo potere. Quindi ai poveri alpinisti romantici non resta che schiodare di nascosto. Hanno il mio appoggio totale. Chi non si presta al confronto viene ripagato con azioni, avete poco da lamentarvi e sostenere che era meglio uno striscione o una conferenza. Si risponde al ferro con il ferro. Non so chi sia stato ma lo sostengo di brutto (Niccoló, 14 novembre 2024 ore 13.29)”.

Manuel Leorato

“[…] Vi riporto giusto un commento ormai datato dei Valdalponi nei confronti della LAAC, commento che potete tranquillamente trovare anche voi su fb: ‘i Rocciatori Val d’Alpone vogliono pubblicamente prendere le distanze dall’associazione LAAC di Caprino non condividendone l’etica e l’operato in Valdadige. Vie di difficoltà classiche in stato di abbandono e ricavato dei proventi delle guide che tutti noi abbiamo acquistato destinate per la maggior parte all’apertura di itinerari per soli big. Pensiamo che lo sviluppo dell’arrampicata e soprattutto dell’alpinismo sia diametralmente opposto all’operato avvenuto in questi anni, e che il fenomeno Valle del Sarca sia un esempio da seguire e non da ripudiare, come già pubblicamente esposto con i rappresentanti della sopra citata libera associazione. Cordialmente, gli apritori del GRV (Gruppo Rocciatori Val d’Alpone)’. Perché a volte si pensa che la gente sia gelosa o non sappia quello di cui sta parlando, ma per fortuna ci sono ancora quelli che non dimenticano, e per fortuna i social almeno in questo aiutano! (Riccardo Verzè, 14 novembre 2024 ore 14.27)”.

Christian Confente

Ancora buona volontà da parte di Giovanni Massari che insiste:
L’arrampicata è diventata una pratica sportiva di massa con tutti i pregi e difetti che la cosa comporta. Perché quindi non dare la possibilità a chi esce da una sala di arrampicata di ritrovare le stesse modalità all’aperto?
Falesie assimilabili ad impianti sportivi con roccia sana, chiodatura rassicurante, gradi europei e infrastrutture che ne consentano la fruibilità a carico dei comuni ospitanti credo potranno essere in futuro uno sbocco importante per questa attività in modo che tutti possano accedere facilmente all’arrampicata e, perché no, incidere anche sull’offerta turistica.
Allo stesso tempo ci sono e ci saranno sempre falesie o pareti più selettive dove si seguirà più fedelmente il solco della tradizione e dove andrà chi non troverà consona l’altra possibilità.
A ciascuno la scelta se praticare una o l’altra possibilità o magari entrambe; la schiodatura anche se legittima (io chiodo, tu schiodi) non può portare da nessuna parte…
Oppure qualcuno vuole dire agli altri cosa possono o non possono fare?
(Giovanni Massari, 15 novembre 2024 ore 11.21)”.

Gli risponde Unopolemico e non gli concede alcuno spazio:

“[…] Il problema delle già citate associazioni è che non lasciano nessuna libertà di scelta a nessuno: omologano TUTTO. Hanno stilato delle linee guida unilaterali, senza nessun confronto. Non coinvolgono gli apritori nelle richiodature. Non c’è più la libertà di creare o frequentare “pareti o falesie selettive, nel solco della tradizione”, per il semplice fatto che per APS non dovrebbero nemmeno esistere e si stanno prodigando per eliminarle con sistematiche spittature. 
Massimo Bursi ha provato a fare il Pilato di turno, lavandosi le mani con degli articoli (qui e qui) a dir poco ipocriti (e sappiamo benissimo che lui ce l’ha con Verona rock per altri motivi, più economici che altro), ma ci ha fatto solo una bruttissima figura. Il ragionamento di Massari avrebbe senso se APS, King Rock
(la sala di arrampicata di Verona, NdR) e Valdalponi fossero disponibili a mantenere certe aree inalterate… Ma così non è (Unopolemico, 15 novembre 2024 ore 11.28)”.

Rivolgendosi a Roberto Pasini, commenta in modo pessimistico anche Andrea Lanzoni:

A quanto so confronti fra le parti sono stati più volte richiesti, ma salvo qualche incontro fra chi ha le palle (e le ha sempre avute) di metterci la faccia e i pochi che a stento reggono il confronto, non si è cavato un ragno dal buco. A Verona, come anni fa successe con la pubblicazione della guida Monte Baldo Rock di Eugenio Cipriani e Cristiano Pastorello (https://kingboulderblog.blogspot.com/2012/11/lettera-aperta.html), si perpetrano le medesime dinamiche: muro di gomma, arrocco nel King Rock, intorbidimento delle acque al limite della diffamazione e ricerca di proseliti fra chi non sa. Il presidente attuale della LAAC, associazione che non è morta come molti credono ma vive ancora sul territorio (ovviamente per chi concepisce la sola attività trapanatoria è morta, ma vabbè li perdoniamo per il semplicismo) ha chiesto più volte un confronto pubblico fra i vari attori della scalata veronese, ovviamente senza ricevere risposta alcuna. Se finalmente avvenisse questo auspicato dibattito, se ne vedrebbero delle belle, ma a questo punto credo che la richiesta di chiarimenti debba venire dal popolo arrampicatorio, dalle centinaia di soci che pagano le rispettive quote ignari. Ma io, da semplice praticante che ha la fortuna di conoscere le persone giuste, mi sono convinto che purtroppo le cose andranno avanti così e nessuno sarà mai costretto a rendere conto delle proprie azioni (Andrea Lanzoni, 15 novembre 2024)”.

Ultimo della serie, un commento di Roberto Pasini, che riassume efficacemente la disputa:

Direi che dopo la lettura del comunicato su FB e dei commenti che vi hanno fatto seguito le cose sono abbastanza chiare. C’è un gruppo che ritiene sia ormai scaduto il tempo della ricerca della mediazione e ha deciso di passare all’azione con interventi di demolizione a forte impatto simbolico e comunicativo. L’obiettivo è fermare la spinta alle chiodature abbondanti di vie diciamo intermedie che attirano un numero elevato di arrampicatori con impatto significativo e non gestito sulle comunità locali. Il gruppo in questa sua azione si fa paladino e rappresentante degli abitanti o almeno di una parte più sensibile e reattiva al tema del sovraffollamento.

Su questa base poi si innestano elementi secondari e un po’ spuri da parte di qualcuno: disprezzo per i tapascioni dell’arrampicata, ostilità verso i foresti cittadini, riferimenti a piattaforme ideologiche che riecheggiano slogan del passato, forse anche rancori personali e locali… ma la sostanza resta quella: una risposta dura ad un processo che si ritiene in costante crescita e che viene giudicato come pesantemente negativo. I terreni di confronto sono dunque due:
1. la valutazione del processo in atto, quello che ho chiamato l’esondazione che si sta verificando in molti luoghi, soprattutto di comodo accesso dai centri urbani;
2. l’efficacia della strategia degli atti simbolici distruttivi al fine del raggiungimento degli obiettivi di contenimento del processo. Il resto sono questioni di colore a forte impatto emotivo (giramenti reciproci di palle) ma secondari
(Roberto Pasini, 20 novembre 2024 ore 11.59)”.

Nota
Nella sequela dei commenti abbiamo citato varie sigle, per le quali forse occorre fare un po’ di chiarezza.
Parlando di monotiri, ad oggi esiste un’associazione APS Verona che fa capo al King Rock, che si è presa l’onere e l’onore, non sempre condiviso, di richiodare vie a loro discrezione. Non essendo quest’attività condivisa con gli apritori e gli “storici” spesso è vissuta come imposizione piuttosto che altruismo. La LAAC ha fatto il possibile negli anni sul territorio, ma essendo priva di soci paganti e moneta sonante si è dovuta confrontare con dei limiti evidenti. APS Verona invece conta più di 200 soci paganti che nel loro tornaconto usufruiscono di scintillanti spit inox con tasselli del 12 già posizionati in maniera ascellare per la gioia di tutti. Sulle multipich il discorso è diverso: essendo terreno di avventura, sta all’apritore intervenire dove è necessario.

La squadra che ha richiodato Mamma li Turchi

Il ripristino di Mamma li Turchi
Sulla pagina fb Arrampicata in Val d’Adige Manuel Leorato il 5 gennaio 2025 esulta:

“Mamma Li Turchi è risorta! Ci abbiamo messo un po’ ma alla fine siamo riusciti a riunire il gruppo di lavoro nato dalla solidarietà sopraggiunta dopo i fatti che ben conoscete. Ora Mamma li Turchi è stata ripristinata completamente, nulla è stato aggiunto o tolto ed è conforme alla relazione pubblicata su Val d’Adige Plaisir (di Manuel Leorato e Christian Confente, Idea Montagna, 2024 – NdR).

Sono state posizionate inoltre nuove corde fisse dopo il canale di discesa ed una nuova cassetta per il libro di via comune a tutte le vie della parete.

Si ringrazia Giovanni Preghiera e il CAI Ferrara per il materiale donato, la cordata Gianesini-Brighente-Dal Cerè per la costruzione della nuova cassetta e la pulizia-spittatura di CatulloV. Daniele Dal Pozzolo di Viefacilipertutti e i ragazzi del team “Valdalponi”. Non ultimo Davide Melchiori a rappresentanza della proprietà e degli abitanti di Canale e Tessari, vera parte lesa della vicenda. Per concludere, ringraziamo Gelido e il fantomatico gruppo NAR per aver regalato non solo una grande visibilità a queste vie, ma anche una splendida giornata di amicizia e condivisione.

A nessuno sfugge la finale punta d’ironia, neppure a ildolomiti.it che lo stesso 5 gennaio 2025 osserva “Fare, disfare e poi rifare ancora. La richiodatura di Mamma li Turchi metterà il punto su questa storia?”.
No, non l’ha messo.

Alla base di Mamma li Turchi, ripristino del nome e cancellazione di “Climbers go home”.

La schiodatura del Leone di Nemea
L’8 gennaio 2025 compare un altro volantino dei NAR (Nucleo Abitanti Rivoluzionari) che ci comunica la schiodatura di un altro itinerario di successo, questa volta sito sopra Tessari anche se non tra i più comodissimi da raggiungere (non pochi minuti bensì “ben” 40’). Si tratta del Leone di Nemea, una via aperta tra l’ottobre 2017 e il gennaio 2019 da Mario Brighente, Christian Confente e Manuel Leorato.

Si tratta di 11 lunghezze di bella arrampicata con difficoltà non superiori al 6b e con 6a obbligatorio.

Ecco il testo integrale del volantino:
“La deriva populista dell’arrampicata
I danni ambientali sono reversibili, quelli sulla vita delle comunità irreparabili. L’oppio occidentale del tempo libero ci impone la perdita di identità a favore del benessere delle masse. L’unica via per le piccole comunità è decidere del proprio destino.
In seguito alla schiodatura della ‘via’ 
Mamma Li Turchi abbiamo assistito a un’isteria checcomane-collettiva da parte del popolo tessariano, particolarmente nutrito di caioti e arrampicatori dell’ultim’ora tremolanti per qualche piastrina mancante, affrettati nell’emettere giudizi sui probabili responsabili, vani conoscitori della storia della scalata in Valdadige, men che meno delle dispute fra gruppi di rocciatori nel corso degli anni. Vogliamo quindi rassicurare questi arrampicatori esaltati e fanatici: le piastrine che mancano qua e là non le abbiamo tolte noi, tutt’al più [è responsabilità] dei vostri colleghi rumegari.

I NAR si contraddistinguono infatti per opere di schiodatura totale di vie di arrampicata scelte per i motivi già esposti, i quali vanno oltre le antipatie personali; è dunque inutile che continuiate ad arrovellarvi il cervello sull’identità dei nostri fantomatici membri, non la scoprirete mai: per scomodare un noto adagio, ci muoviamo su questo territorio come pesci nell’acqua, ne conosciamo ogni piega e anfratto, agiamo quando meno ve l’aspettate prendendo tutte le precauzioni necessarie: la nostra identità coincide totalmente con l’azione di schiodatura degli itinerari prescelti. Attraverso tale atto sociale intendiamo ridurre, con l’auspicio di estirpare, le metastasi del mondo scalatorio veronese che da tempo cercano di estendersi anche in Valdadige e nel caprinese: lobby dei trapani, guide alpine, portatori di interesse, promotori del territorio: consideriamo questi soggetti degli usurpatori, la nostra antitesi, il nostro obiettivo.

Stavolta è toccato al Leone Nemeo, un ‘itinerario’ che tormenta da anni la popolazione di Tessari e i cui apritori, al pari dell’animale mitologico, possiedono una pelliccia insensibile al dialogo: pertanto, ugualmente a Eracle, solo la forza dei nostri martelli e chiavi ha portato alla sua definitiva sottomissione.

Presto colpiremo nel profondo del cuore, e ancor più duramente, coloro che pensano di agire indisturbati e intoccabili. Nel frattempo, cogliamo l’occasione per augurare a tutti un felice anno nuovo!”.
Segue la firma “Nucleo Abitanti Rivoluzionari”.

In calce al volantino i NAR tengono ulteriormente a tratteggiare la loro identità, definendosi:

“Gruppo apolitico e nonviolento, umile servitore del pensiero critico. Oppositore delle combutte fra guide alpine e portatori di interesse. Avverso al dogma della standardizzazione. Antagonista delle lobby dei trapani. Ostile all’ignavia e al democratismo prét-à-porter. Promotore di una gestione consapevole e previdente del territorio e dei flussi turistici”.

Il nome della via ripristinato

Ciò che si ricava da questa lettura è la certezza che la storia non è chiusa per niente, perché c’è la promessa di ulteriori schiodature e ulteriore “pulizia etica”.

Nell’articolo Degenera la situazione a Tessari apparso su pareti.it l’8 gennaio 2025, Andrea Gennari Daneri ce ne dà una lucida visione riassuntiva, anche se secondo noi si presta eccessivamente alla visione dei fantomatici NAR, prendendo acriticamente per buona la versione per la quale “In quel momento era risultato evidente che la misura era colma e che i residenti, evidentemente non alieni al mondo dell’arrampicata, avevano deciso di prendere in mano la situazione per riprendere in mano un po’ del proprio territorio”.

Gennari Daneri osserva anche che le chiodature seriali avrebbero potuto anche essere accettate se ci fosse stata “una pianificazione e un accordo con gli abitanti della zona, che finora avevano subito questa invasione dei terreni coltivati, passando dalle poche vie che c’erano negli anni ‘90, frequentate da poca gente, a questa ragnatela di spit piantati ovunque, andando a cercare la roccia tra una pianta e l’altra”.

Infine, dichiarandosi comprensivo verso quei “chiodatori storici del veronese che hanno visto crescere questa cosa a dismisura, certamente non approvando lo stile e le scelte dei luoghi, ma tollerando la cosa in nome della tradizionale anarchia che regola il mondo delle aperture alpinistiche o pseudo alpinistiche”. Una tolleranza decisamente esaurita, proprio come recentemente è successo nella zona di Rovereto alla falesia di Castellano (e questo non lo sapevamo) dove “schiodatori roveretani hanno recentemente fatto piazza pulita in soli due giorni di tutte le vie della falesia, incautamente pubblicata su una importante guida austriaca”.

Il libro di via

I commenti-2
Incominciamo con un commento firmato dalla new entry Apoca Tastasi, indirizzato soprattutto a Matteo (di cui ai precedenti commenti):
Non siamo troll, siamo in tanti o comunque molti di più di quelli che pensate (credi che certe cose si riescano a fare facilmente da soli?) e il nostro obiettivo è proprio prevenire una Valdadige-Monte Baldo in pasto agli interessi politici ed economici di molti attori che non proprio lentamente stanno cercando di inserirsi, forti dei numeri alle loro spalle (non c’è solo il caso Tessari ovviamente, basta guardare a certi rifugi in quota o alla promozione turistica che si sta tentando di fare, o ancora alle guide alpine che lentamente si ergono a cultori e custodi del luogo, alle neonate associazioni “che-esistono-da-sempre-e-siamo-noi-a-non-essercene-mai-accorti”). Se sapessi leggere l’avresti capito dal manifesto, e non sono cazzate ecologiste come pensi tu. Solo che noi ci vediamo lungo, come altri prima di noi ci avevano visto lungo anni fa e sono rimasti inascoltati. Ma finché ci sono quelli come te che ritengono tutto una cazzata e una scusa per nascondere beghe tra chiodatori non andiamo avanti. D’altronde sei nato e cresciuto nell’era dell’individualismo sconsiderato, non puoi certo capire se qualcuno è in grado di agire senza un tornaconto personale… (Apoca Tastasi, 8 gennaio 2025 ore 14.30)”.

Gli risponde Matteo:
Tu ti esprimi in maniera ben differente dalla serie di troll fin qui intervenuta… o almeno da alcuni di questi (nota che per almeno tre sono certo che siano la stessa persona). Detto questo, ti confesso (di malavoglia) che non sono certo nato e cresciuto nell’era dell’individualismo sconsiderato, ma sono decisamente un boomer, cioè semmai un’era di classi, lotte e ideali (più o meno malriposti).
Non era assolutamente mia intenzione definire cazzate le lotte in generale e quelle ecologiste in particolare e anzi una qualche parte l’ho fatta anch’io. 
Ma invocare l’ecologia o la salvaguardia dell’ambiente per Tessari e la bassa Valdadige riguardo all’impatto di
Mamma li Turchi o del Leone di Nemea, francamente, mi pare una cazzata.
Così come paragonare i rifugi in quota con la Valdadige, realtà incomparabili e sulle quali l’impatto della frequentazione e le fonti di inquinamento e degrado sono incomparabilmente diverse. 
Ripeto, finora nessuno ha chiarito il reale motivo del contendere ed è per questo che l’ipotesi della beghe tra i galletti del pollaio appare piuttosto credibile. Se sbaglio correggimi, ne sarò felice. Ma usa argomenti adeguati per essere convincente
(Matteo,8 gennaio 2025 ore 15.24)”.

Libro di via

Gli risponde Apoca Tastasi:
Nel gruppo non siamo tutti uguali e ognuno si esprime come può, ma ti assicuro che il 65% degli anonimi è una persona diversa dall’altra. Su ciò che chiedi penso di averti già risposto: noi facciamo la nostra battaglia, che come obiettivo ha una battaglia più grande, sebbene la nostra competenza sia limitata alle vie d’arrampicata o al mondo montagna più in generale, e lì ci muoviamo. Siamo infatti in molti, ma non così tanti da riuscire a occuparci dei grandi problemi: sono cose però già dette e ridette nei commenti precedenti, siamo stati chiari. Quindi il reale motivo del contendere è la visione miope di un futuro per le comunità valligiane che stanno vedendo la longa manus della non gestione del territorio, ben nota sul Garda e su certa montagna, avvicinarsi anche dalle loro parti. Questo mi pare chiarissimo. I toni impiegati e i nomi sono intenzionalmente provocatori, ce la ridiamo insomma consapevoli della miriade di commenti sui NAR e sugli anni di piombo. Ci siamo dichiarati apolitici e questo siamo, ma il nome ci piaceva. Punto. Cosa non è chiaro? sinceramente fatico a capirlo…

Poi: non siamo ecologisti, ma ci teniamo a preservare la vita e i ritmi delle piccole comunità, non volgiamo essere costretti a trasferirci dal caprinese, rivolese o dove che sia mettendo in affitto la nostra casa perché fra 15-20 anni la mentalità turistico-lacustre sarà arrivata anche da noi. Quindi non siamo ecologisti, stiamo solo lottando per i nostri diritti contro chi, come i Valdalponi, se n’è sempre fregato del dialogo prendendoci per il culo e facendosi forti dei numeri dei loro seguaci, la stessa dinamica che sta portando avanti APS Verona, che guarda caso si è legata con loro (sebbene a molti dei suoi membri i Leoretti siano invisi, ma la legge del consenso impone questo e pertanto si sono mangiati l’ennesima merda) (Apoca Tastasi, 8 gennaio 2025 ore 15.37 e 15.46)”.

Nota sulla prima ripetizione di Mamma li Turchi dopo la richiodatura.

L’autorevole opinione di Beppe Vidali
L’ultimo aggiornamento di questa diatriba è un’intervista fatta il 14 gennaio 2025 a Beppe Vidali da Andrea Gennari Daneri, cui rimandiamo per la versione completa. Ricordiamo che Vidali è uno dei padri storici della arrampicata libera e sportiva della parte veronese della Val d’Adige, assieme a pochissimi altri come Eugenio Ciprian, Sergio Coltri o il non veronese Alberto Rampini, quelli già attivi al tempo in cui nasceva, grazie a Manolo, Roberto Bassi e Heinz Mariacher il gigantesco comprensorio di arrampicata sportiva di Arco di Trento e della Valle del Sarca.

Come premessa Gennari Daneri riferisce che di certo nell’intervista il dialogo poteva essere sbilanciato in favore dell’arrampicata tradizionale, quella senza dubbio caldeggiata da Vidali; e che, quindi, aveva interpellato Manuel Leorato, in rappresentanza della parte avversa, ma questi aveva declinato l’invito, “non riconoscendo Pareti come tribunale adatto per mettere sul piatto le loro argomentazioni”. Eppure le domande a Leorato erano semplici, spaziavano dalla storia del loro gruppo, ai chiarimenti sulle tecniche da loro usate, fino ai possibili piani di manutenzione del loro operato (si sa che le chiodature la richiedono).

Agnieszka Jaworska alla base della via Mamma li Turchi, subito prima della prima ripetizione post-richiodatura

All’inizio dell’intervista Vidali ricorda che la prima via ad essere aperta sulla bastionata di Tessari è stata Danza Celtica, di concezione alpinistica anche se chiodata a spit. In zona esistevano le via aperte sul Trapezio da Eugenio Cipriani: anche queste, se pur facili (al motto ‘facile è bello’), erano caratterizzate da una limitata chiodatura, dunque oggi non adatte alle esigenze degli arrampicatori sportivi.

Dopo un rapido riepilogo di come il trapano elettrico abbia necessariamente cambiato le cose, procedendo da un tipo di via dove i passaggi non erano regalati data la relativa lontananza degli spit fino a vie sempre più difficili ma ben protette, Gennari Daneri gli chiede un parere sulle aperture al limite tra roccia e bosco, dove vengono rimossi quintali di piante e di terra per mettere in luce il buon calcare.

Per Beppe la parola “rumego” usata in senso dispregiativo (soprattutto nel vicentino, mentre a Verona si usa di più “scaranto o scrozo”), si presta bene a definire quei tipi di itinerari. “Se applicata alle pareti indica settori friabili, vegetati, ingrovigliati, ma viene usata anche nell’intercalare dialettale: ‘ravanar sul rumego’ significa ‘ma in che casino ti sei infilato?’, per evidenziare una situazione a dir poco evitabile”.
Vidali fa risalire questa pratica alla squadra coordinata da Heinz Grill in Valle del Sarca: “Non è detto che tutto quello che c’è sotto le piante è bello, e se Grill e soci hanno azzeccato itinerari degni di nota e resi popolari, non è così per i Tessari e la Roda del Canal”. Qui riaffiora la vecchia polemica tra Grill e Gennari Daneri/Rolando Larcher, ma Vidali non se ne cura e insiste sul fatto che non è possibile “chiodare facile per tutti” perché i fruitori hanno percorsi ed esperienze diverse, dal principiante, a quello appena uscito dalla sala indoor, dall’allievo di corsi a colui che pretende la sicurezza come se gli fosse dovuta.

Tracciato de Il Leone di Nemea

Afferma con certezza che il principiante oggi non possa essere approcciato al mondo dell’arrampicata in questo modo, invero assai comodo per gli organizzatori e quasi privo dei rischi relativi alla responsabilità. Così gli allievi tendono a confondere i propri limiti (che non conoscono) con i limiti della loro prestazione sportiva misurata solo su itinerari addomesticati.

Nel seguito dell’intervista Vidali nega che gli abitanti abbiamo mai espresso del malcontento, al massimo la richiesta di spostare una macchina per far entrare un trattore nella vigna… Il disagio si registra di più in coloro che frequentano quelle pareti, che però sono gli stessi che creano il problema…

E’ probabile che Vidali conosca le identità degli schiodatori, ma non si sbottona: si limita ad osservare che, dopo tutto questo casino suscitato, “il comune di Rivoli Veronese si è preso a cuore la questione e si è messo a capo di un progetto di outdoor che coinvolga anche l’arrampicata, costruendo le infrastrutture necessarie, ma rispettando le normali regole di tutela del territorio (proprietà private, siti di interesse naturalistici ambientali, ecc.)”. E aggiunge: “Vediamo ora se i trapani selvaggi si fermeranno!”.

Vidali poi prosegue con un interessante “distinguo” tra i chiodatori seriali (tralasciando però i professionisti). Ci sono i “falsi altruisti”, o egocentrici inconsapevoli: questi “non sanno cosa è la qualità” e sono “spinti dalla bramosia e dalla folla che dietro di loro li acclama come benefattori”. Poi ci sono gli “egocentrici dichiarati”, quelli che non rispettano le vie già esistenti pensando che la loro opera sia solo valore aggiunto. Il loro ego smisurato gli fa mitragliare di spit anche gli unici corridoi di roccia rimasti liberi. Infine ci sono i “visionari” che, irrequieti, sono continuamente sospinti alla ricerca di qualcosa di nuovo, qualche volta riuscendoci: ma quelle vie rimarranno tali o diventeranno altri siti popolari e affollati?

Vidali conclude il suo intervento affermando che, tutto sommato, la zona di Tessari è abbastanza limitata al confronto dell’enormità di terreno disponibile che offre l’intera bassa Val d’Adige, sia pur a prezzo di avvicinamenti più lunghi. Perciò auspica che la situazione non degeneri ulteriormente e che il fenomeno si arresti allo stato attuale.

Beppe Vidali

Il commento
di Drugo Lebowsky
(pubblicato sulla pagina fb Arrampicata in Val d’Adige il 14 gennaio 2025)

Comunque, a monte di tutto, l’intervista a Vidali è una chiacchierata con uno che ha esperienza di quasi cinquant’anni d’arrampicata alpinistica e sportiva e che ha creato vie secondo i diversi stili in tutta la valle e non solo. Ovvero uno con tanta esperienza alle spalle che intervistato ha espresso garbatamente le proprie idee, frutto di una esperienza di croda diversa da chi ha iniziato da molto meno tempo. Queste idee ovviamente possono essere condivise o meno, ma mi pare gratuitamente volgare che alcuni di fatto lo taccino di saccenza, di voler imporre un pensiero unico o di essere rimasto a un tempo che fu. Sinceramente non ravvedo gli estremi per tali critiche e mi pare che ormai al solito si ragioni, o meglio sragioni, da tifosi. Se non accogli con favore le mie tesi ti contesto a priori. Manicheismo di campagna. Tifo da stadio paesano. E infatti in tanti subito a spostare l’attenzione sull’opinabile schiodatura, che palesemente ha dato il La all’intervista, ma santiddio le idee espresse vanno oltre al singolo fatto.

Anche Leorato si è espresso in merito secondo il proprio metro. Peccato non abbia colto l’occasione per esporre più estesamente le proprie idee accettando l’intervista. Poi, de gustibus

“A qualchedun ghe piase pì ròto che intèro” ultima modifica: 2025-01-20T05:08:00+01:00 da GognaBlog

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229 pensieri su ““A qualchedun ghe piase pì ròto che intèro””

  1. Chi manovrava il flessibile a batteria nella quarta foto dell’articolo, era mancino.

  2. illustraci il tuo punto di vista sul narcisismo schiodatorio massimo, siamo tutto orecchi 

  3. NAR e RAD non sono interessati ad alcun dialogo e persevereranno nelle loro azioni distruttive: i concistori caioti li lasciamo organizzare a chi ha voglia di perdere tempo. Molto probabilmente sabato sera saremo su qualche via a divertirci 😉

  4. Il commento qui sotto è stato scritto da qualcuno che si finge me. Non ho mai confermato la mia presenza a codesta serata.
    Saluti 

  5. I miei fratelli-schiodatori del nar hanno organizzato una serata al malù bar di brentino (verona). Sabato 27 settembre alle 20.Hanno invitato anche il nostro amico gogna. Seguirà un piatto di pasta in compagnia.

  6. tu vedi di smetterla di rompere i coglioni con i tuoi commenti del cazzo, se non l’hai capito ne hanno tutti le palle piene di te. 

    Mah, beato te che hai tutte queste certezze! Consiglio maggior prudenza, la realtà potrebbe essere un po’ diversa, potresti svegliarti male da questo sogno.

  7. “se non l’hai capito ne hanno tutti le palle piene di te”
    Potresti avere anche ragione…considerando che quando parli di coglioni sei sul tuo!

  8. Non credo di averti mai incontrato

    ci conosciamo meglio di quanto credi, semmai un giorno ci dichiareremo, cadrai dalla seggiolina dei tuoi collaudi con la mascella aperta. Per il momento continuiamo a schiodare che ci viene bene, tu vedi di smetterla di rompere i coglioni con i tuoi commenti del cazzo, se non l’hai capito ne hanno tutti le palle piene di te. Ciao

  9. Non credo di averti mai incontrato ma di sicuro non mai parlato con te per più di un minuto.
    Non sopporto proprio l’infantilismo…tu continua a schiodare le vie del tuo nemico per continuare ad illuderti di valere qualcosa.

  10. ahahah è così facile colpire il tuo ego, quasi non mi diverto più. Devo dire che non sei cambiato di una virgola da come ti ricordavo Matteo P., mi chiedo solo come Alessandro faccia a frequentarti ancora (ma si sa, a Milano ci si accontenta con quel che c’è…). Sarebbe bello rivedersi prima o poi, magari capita l’occasione su qualche via tessarese, dove dovreste salire prima di me però, altrimenti poi ti tocca farla tutta trad e date le tue modeste capacità, non so fino a che punto ti potresti spingere 😉

  11. Se non riconosci le citazioni colte Parlapo Coetasi così magari nascondi un po’ la tua ignorantezza.
     
    Quanto alle vie senza spit, mi sa che tu non ne hai viste un decimo di quelle che ho visto io, Freschino

  12. Chiedo per un amico: chi di “voi” è Cindy e chi è l’orsetto ricchione?

    ecco il solito boomer sessista. Ti prego di utilizzare un linguaggio meno discriminatorio: tardo ci va bene, ma offensivo no! Noi ci teniamo a favorire le minoranze, per questo ci battiamo con chi va lungo su chiodini appoggiati alla roccia, contro le discriminazioni della generazione “disimplasir”, i disimpegnati dal trapano facile! Pubblicate una bella guida, il titolo ve l’ho già servito su un piatto d’argento! Disimplaisir: arrampicate scelte girandosi dall’altra parte. Sottotitolo: Ci sarà sempre un posto dove passare i nostri fine settimana, finché vivremo, gridando a debita distanza “Free Palestine!”.

  13. Ciao Giuseppe V., il nostro palcoscenico è la roccia, e da decenni ci esprimiamo solo ed esclusivamente lì. I palcoscenici mediatici li lasciamo a quelli che sulla madre pietra non hanno mai avuto nulla da dire, come te e Matteo, ridotti ad aprire a spit ovunque perché vi cagate sotto a fare mezzo metro senza il trapano a tracolla. Falliti.

  14. “…siamo molti…”
    Nel boschetto della tua fantasia c’è un fottio di animaletti un po’ matti, inventati da te.
     
    Chiedo per un amico: chi di “voi” è Cindy e chi è l’orsetto ricchione?

  15. Gelido, ma quanto avete bisogno di un palcoscenico? 
    Commentate a vicenda lo stesso post solo per attirare l’attenzione degli altri utenti.
    Mi fate morire, vi giuro!
    G.V.

  16. ti ostini a non capire: non siamo contro i nomi, ma gli atteggiamenti (in questo caso ego-chiodatori). Arriverà il turno anche degli altri se è questo che ti preoccupa, per ora quello che abbiamo dichiarato, abbiamo fatto, è solo una questione di tempo e risorse (siamo molti, alcuni disoccupati, altri pensionati, quindi tempo ne abbiamo da vendere). E staremo sempre belli nascosti, tranquillo: l’anonimato è il vostro terrore, il nostro più grande onore.

  17. Per ora l’unico nome che leggo io è Leorato a cui qualcuno schioda le vie, stando bello nascosto, bene attento a non farsi vedere, scegliendole nascoste se in val Lagarina o a un ora e mezzo di cammino in val dei Mocheni…

  18. anche questo ti è stato detto fin dall’inizio, ma tu noooo, lì a credere e sostenere che dietro gli pseudonimi ci sia un unico grande orchestratore. Siete veramente ridicoli. Ora che vi abbiamo schiodato una ventina di vie forse vi siete resi conto che siamo un movimento – anzi due: NAR e RAD, più alcuni fratelli isolati che stimiamo e sosteniamo apertamente. La composizione dei nostri gruppi è eterogena, l’ideologia unica. Stiamo riuscendo in quello che Matteo P. non è riuscito in sessant’anni: non girarsi dall’altra parte e andare a scalare. 

  19. UUUUUHHHH è tornato Matteo P., attenzione attenzione, siete pronti a dover spiegare ogni cosa nella maniera più elementare che ci sia senza la minima speranza di essere capiti? Matteo, ti immaginavamo sulla Flottiglia, o meglio ancora a scioperare, cosa che si addice maggiormente al tuo sessantennale disimpegno, così guadagnavi un giorno libero per andare a scalare da qualche parte. Dove sei di bello? che via? alééééé durooooooo

  20. Tardtteo, il nostro gruppo è vario ed eterogeneo, detto e ridetto e stradetto e ultradetto e megadetto, ma tu zero. Continua con i tuoi collaudini che sono lavori che ti si addicono di più (ripetitività, numerini, schemi semplici, alla portata dei disimpegnati del tuo calibro). Il lupo è un fratello, e ha tutta la nostra stima. Sulle motivazioni che lo spingono a schiodare, lasciamo parlare lui, noi non le conosciamo. Per quanto ci riguarda, “Cola” sul Baldo, altre vie a Tessari non ancora uscite, molti progetti in corso (anche in questo preciso momento, grazie all’impegno di alcuni affiliati…). Abbiamo messo in piedi l’opera di schiodatura più imponente della storia dell’arrampicata. Sempre e solo contro la mentalità sovraffollatrice, omologatrice, usurpante. Ma tu, fin dall’inizio di questa vicenda, oltre a rompere i coglioni con i tuoi ragionamenti da menteccatto, perseveri nelle incapacità cognitive. Un vero e proprio idiota il nostro Matteo P.

  21. P.S.: è solo un puro caso che anche questa via sia stata aperta da uno di quelli che voi di certo non prendete di mira, vero?
    E le altre 3 o 4 lì vicine? Niente?

  22. “Lagorai – Val dei Mocheni” 
    Ah, vedo che gettate il cuore oltre l’ostacolo e affrontate a viso aperto una delle mecche dell’overtourism più becero e sfrenato, osando agire le vostre eroiche imprese sotto gli occhi di folle sterminate…

  23. Lagorai – Val dei Mocheni 
    Parete del rifugio sette selle
    La via Bubba Ho-Tep è stata schiodata

  24. Pierlorenzo, tu sei sempre in prima linea in quanto a idiozia, ci regali da anni tantissime gioie grazie alla tua inadeguatezza. Ad ogni modo siamo felici: le attività come le aperture tessaresi meritano il livello più becero di discussione che ci sia, e questo era fin da subito il nostro obiettivo.

  25. Questo articolo ha suscitato i commenti più idioti da quando il gognablog esiste.

  26. Il vostro ritardo mentale è sconfinato: molto semplice, l’abbiamo sempre detto e rimarcato, a noi non interessa nulla del discorso spit/nospit trad e puttanate varie, lottiamo contro l’atteggiamento sovraffollatore e le teorie del sovraffollamento propinate dai mattei vari, che è cosa ben diversa. Non siamo per nulla interessati a temi etici ed ecologici inerenti alla chiodatura delle vie. Detto e stradetto, ma siete duri come il cemento armato, per questo i nomignoli da ritardati che vi meritate pienamente (tu Carlito, te lo sei scelto almeno da solo, ti riconosco la consapevolezza della tua limitatezza, mentre Matteo è tronfio e davvero stupido, tipico della generazione bellavita-disimpegno-radical anni ’60). Quindi Carlos, nessun accanimento contro gruppi di chiodatori, semplicemente sono loro che hanno favorito il sovraffollamento, non di certo i quattro tiri marci che c’erano prima, e le loro vie per questo verranno tutte schiodate. Qui non c’è terrorismo psicologico: come abbiamo già avuto modo di dire, non ci siamo fermati solo a Tessari, il nostro gruppo è eterogeneo e ha fatto proseliti anche fuori regione. Ti consigliamo comunque di farti una passeggiatina 200m a dx e a sx di “Pace”, e troverai il resto. Lo ribadiamo per l’ennesima volta a scanso di mentecatti (aka Matteo): l’interesse, fin dall’inizio e per sempre, rimarrà quello della difesa della vita delle piccole comunità dalle lobbies, dalle GA, dagli ego-chiodatori: in due parole: SOVRAFFOLLATORI, USURPATORI.

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