Accompagnare non è intrattenere

Negli ultimi anni anche il mestiere dell’accompagnamento in montagna sembra essere entrato nella grande centrifuga del marketing esperienziale. Non basta più portare le persone in un luogo bello. Bisogna vendere emozioni. Possibilmente intense, immediate e instagrammabili… Ma la montagna non sempre produce effetti speciali, non è un distributore automatico di illuminazioni interiori.

Accompagnare non è intrattenere
di Michele Comi
(pubblicato su stilealpino.it l’11 luglio 2026)

Non vendo emozioni. E forse è un bene.
C’è una frase che compare spesso nelle pubblicità legate alla montagna: “Ti faremo vivere un’esperienza indimenticabile”.
Ogni volta che la leggo provo un leggero disagio, non perché sia falsa, ma perché ormai sembra obbligatorio promettere qualcosa di straordinario anche per fare una semplice camminata.

Escursione immersiva, esperienza trasformativa, trekking esperienziale multisensoriale.

Negli ultimi anni anche il mestiere dell’accompagnamento in montagna sembra essere entrato nella grande centrifuga del marketing esperienziale. Non basta più portare le persone in un luogo bello. Bisogna vendere emozioni. Possibilmente intense, immediate e instagrammabili.

Da qui il turbine di parole più o meno a caso che rimbalzano tra web e social: experience, emozione, scoperta, spirito di libertà, alla portata di tutti, vero contatto con la natura, guide certificate, vivere. Mischiati con le immancabili formule legate alla commercializzazione dell’esperienza: idee regalo, experience, viaggi, con l’aggiunta di community, vibes, academy, journey…

Eppure, più passa il tempo, più mi convinco che la montagna funzioni esattamente al contrario, dove le esperienze migliori, quasi sempre, arrivano quando nessuno sta cercando di fabbricarle.

La dittatura dell’esperienza straordinaria è una iattura, perché quando tutto deve essere memorabile, ogni uscita deve “lasciare qualcosa” e ogni alba deve cambiarti la vita, la finzione diventa insopportabile

A volte una persona viene in montagna convinta di dover vivere un momento epico e torna a casa quasi delusa perché… ha semplicemente camminato, ha avuto freddo, ha fatto fatica, si è fermata a mangiare un panino guardando le nuvole. Che delusione.

Eppure il punto forse è proprio questo, perché la montagna non sempre produce effetti speciali, non è un distributore automatico di illuminazioni interiori. Ci sono giornate magnifiche che non insegnano assolutamente niente e giornate apparentemente insignificanti che rimangono dentro per anni.

Accompagnare non è intrattenere.
Negli anni mi sono reso conto che il rischio, per chi accompagna, è diventare inconsapevolmente un animatore turistico dell’outdoor, costretto a riempire continuamente il silenzio, garantire emozioni e, ancor peggio, eliminare ogni incertezza. Insomma fare in modo che tutto sia fluido, perfetto, consumabile.

Accade invece che un sentiero può essere monotono, si può sbagliare ritmo, ci si può sentire fuori posto e volte persino un po’ persi. Capita il giorno con scarponi bagnati, vento, silenzi imbarazzati, noia e attese…

Questi non sono problemi da correggere. Anzi, spesso è lì che succede qualcosa di interessante, dentro la montagna che non anestetizza, perché il valore di una giornata non dipende dalla totale assenza di attrito, anzi…

Una traccia ottimale, percorso e meteo azzeccati, prestazione compiuta e foto perfetta, non sono mai la realtà. Quella è un’altra cosa, un ambiente che ci obbliga continuamente ad adattarci, ad ascoltare, a cambiare idea. Ed è forse proprio questo il suo valore educativo più profondo, il fatto che, ogni tanto, ci ricorda che non controlliamo tutto.

Una proposta assai poco commerciale, che non promette trasformazioni immediate e non prevede colonne sonore motivazionali.

Alla fine credo che accompagnare significhi soprattutto questo, creare le condizioni perché qualcosa possa accadere, senza pretendere di controllarlo.

Del resto, le cose più importanti che mi sono successe in montagna non erano nel programma.

Accompagnare non è intrattenere ultima modifica: 2026-08-10T05:47:00+02:00 da GognaBlog

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19 pensieri su “Accompagnare non è intrattenere”

  1. Secondo me la questione si riduce all’oggetto del contratto fra guida e cliente.
    Se il contratto , come immagino , prevede l’accompagnamento in condizioni di massima sicurezza sui percorsi montani , tutto cio’ che il cliente vuole “instagrammare” di quella giornata , fa’ parte di una “nuova” richiesta da parte del cliente , e/o di un desiderio della guida di corroborare alcune aspettative del cliente che vuole ” spendere” la  gita sui social.
    E’ la stessa logica , customer oriented,  che porta in montagna le orate e i concerti.

  2.  Più Geologi e meno stelle Alpine.. le guide oggi con una mano fanno sicura e con l’altra scattano foto ricordo.

  3. Bell’articolo, fatto da una guida a tutto tondo; non solo tecnica ma anche conoscenza della montagna, della storia e della cultura montana, degli usi e costumi, della flora e della fauna. Tutto quello che può trasmettere al cliente creandogli emozioni, che non stanno solo nel lato tecnico della gita.
    E Michele in questo è un maestro, in nome di quel modo lento di andare in montagna, cogliendo gli aspetti più poetici della natura.

  4. Uhmm…articolo interessante ma anche l’ intervento di Anna è interessante. Uno chiede, giustamente, di non dover fare l’animatore da Club mediterranee o comunque l’evocatore di facili scenari per la delizia degli youtuber e degli Instagram. L’altra però, chiede sensibilizzazione e un pizzico di cultura che faccia apprezzare i contesti a chi di per sé non li ha potuti sufficientemente approfondire. 
    Ne pagliacci al servizio del circo Barnum del business odierno, nè spenti musoni antisociali ( che non dovrebbero mai fare lavori a contatto col pubblico), vien da dire. Hanno ragione entrambi.
    Il fatto è che dal lato della domanda, rispetto all’epoca classica, negli ultimi anni le cose stanno cambiando, e chi fa un lavoro come quello deve aspettarsi approcci ben più diversificati dalle persone ( pur spiegando, in quanto esperto, che le cose in montagna a volte vanno come ne hanno voglia, indipendentemente dal nostro desiderio. Forse andrebbe scritto prima di qualsiasi uscita, già dalla prenotazione…).
    É un mondo sempre più difficile, ma dobbiamo starci….

  5. Mi scusi signora Anna ma il suo mi sembra un discorso ambiguo e malizioso….non ho ben capito….l’amore ho sia più esplicita!

  6. Mi pare piu’ un’ansia da “guida che vuole i clienti che la pensano come lui”.
     
    Insomma, pare di capire che, come al solito, la colpa sia del Cominetti!
    Marcello, ti dichiari colpevole o innocente? 
    😀 😀 😀

  7. In cosa consiste l’intrattenere? Fare in modo che il cliente passi una bella giornata? Insegnare come ci si muove correttamente in montagna? Essere comunicativo ( magari anche simpatico ) col cliente? Se questo e’ intrattenere, per me si, la guida dovrebbe intrattenere. Personalmente non capisco bene la situazione del cliente che si aspetta chissa’ quale esperienza, e poi rimane deluso. Sta alla guida organizzare la giornata in modo che tutto sia chiaro e conforme alle richieste. Mi pare piu’ un’ansia da “guida che vuole i clienti che la pensano come lui”, che e’ anche legittimo, ma ci sta che i suoi colleghi non aderiscano necessariamente a questa visione…

  8. Scalo da anni, con guide dellAlto Adige, del Comasco e del cuneese: devo dire per la verità che ho sempre incontrato ottimi professionisti e che nessuno mi ha mai proposto di intrattenermi. Anzi, a volte ho penato parecchio a stargli dietro e mi si è fatto notare, in silenzio, il valore dell’esperienza di sentirsi piccoli di fronte alla montagna. Insomma, niente lotta con l’alpe, ma neppure Gardaland 

  9. …”Intense, immediate, instagrammabili!”…45 kg di stufetta di ghisa in schiena a tutti,guida compresa. …90 no, quello è un record da Mitta l’imbattibile.

  10. Chi nell’accompagnamento cerca solo la competenza e la sicurezza per affrontare un itinerario per lui impegnativo, non rimarrà deluso anche se trova una Guida un po’ musona ma in gamba (come lo sono la stragrande maggioranza delle GA) in quanto quel che conta è la salita. Per gli altri invece a caccia di emozioni forti e instagrammabili … pazienza 🤷🏻‍♂️ (giusto per non dire proprio un bel dannunziano “chi se ne fr …”).

  11. Sign.Anna se è interessata Le consiglio la Fondazione Angelini di Belluno
    Organizza interessanti corsi in loco con massimi esperti delle materie

  12. 5º commento.
    Giusta osservazione. Ma l’essere guida non prevede assolutamente le conoscenze da Lei citate.
    Il patentino non prevede esami  di geomorfologia, botanica, zoologia.
    Si corre il rischio di avere informazioni errate o incoerenti.
    Se è quello che cerca meglio titolate sono le guide naturalistiche regionali.
    Esaminate in sede regionale, non quelle aigae che pagano i corsi

  13. La crescita, sul tema “montagna”, deve avvenire per via individuale. Sennò non è vera crescita. Certo che a volte ci sono personaggi (genitori, fratelli, amici, istruttori, capigita, Guide) che ricoprono un ruolo determinante in tale cammino. Ma ciò avviene se la condivisione con il più bravo è lenta e protratta nel tempo. Diverso è il rapporto accompagnatore-accompagnato. Per accompagnatore oggi si intende quello di giornata, che ieri non conoscevi e da domani presumibilmente non vedrai più. Nella ns società l’equivoco della commistione fra accompagnare e intrattenere è facile che si concretizzi. Chi assolda una guida lo fa per passare una giornata divertente, ergo implicitamente richiede anche l’intrattenimento. e’ un grosso problema perché la commistione fra questi due ruoli molto diversi è uno dei tanti rivoli che alimentano i cannibali in montagna.. ci manco solo più che gli accompagnatori si mettano a organizzare aperitivi a premi in rifugio 8per i loro accompagnati) e il circo è completato… La colpa è degli accompagnati che evidentemente NON si divertono con il solo andare in montagna e quindi hanno “bisogno” di altri divertimenti aggiuntivi, ma certo che quegli accompagnatori che si prestano a questo modello fanno del male al mondo della montagna…

  14. Una brava guida sa come e quando dare una spiegazione, un’informazione o un suggerimento. 
    Certe guide combattono la loro insicurezza caratteriale parlando continuamente con tono falsamente entusiasta. In pratica si uniformano all’idiozia dilagante perché sanno che così avranno consenso dalla più parte degli utenti. Non educano sapientemente. Parlano.

  15. Tutto vero, ma c’è anche da dire che a volte una guida che ti fa apprezzare la geomorfologia della montagna, la geologia, il perché della piega della roccia, le particolarità della flora alpina, può “emozionare” perché ti fa notare o insegnare cose interessantissime che da soli senza spiegazioni non direbbero nulla. È un po’ come dire che in pinacoteca si deve saper apprezzare i dipinti senza guida, perché un dipinto emoziona già di suo. Io credo che una guida che sappia fare apprezzare cose che da soli non si è in grado di apprezzare faccia una differenza enorme.

  16. Alla natura possiamo solo adattarci.
     
    Gli slogan degli uffici turistici sono spesso partoriti da persone, spesso nate in montagna, che ne sanno poco o nulla. Il contatto con l’ambiente e soprattutto con le persone, ce l’ha la guida.
    Se quest’ultima agisce in modalità “animatore da villaggio turistico” la frittata è fatta: si educano le persone all’idiozia.
    Purtroppo accade sempre più spesso.
    Le parole di Michele Comi sono dettate dall’esperienza e dell’esplorazione di se in relazione al mestiere di guida. Come non essere d’accordo?!
    Un risultato programmato può solo essere frutto di una visione superficiale dell’argomento.  

  17. Me è come il discorso “ Vi sentirete come a casa!!” ….
    e allora statevene a casa..!!
    Ma purtroppo o per fortuna tutto cambia ed anche il “ turista “ è sempre più espressione del cambiamento…
    I professionisti dei vari settori che si interfacciano con “l’utente “ sicuramente possono anche “educare “ l’utente stesso “ ma
    non è da tutti….

  18. È probabile che chi si fa “accompagnare” in ambiente, dall’everest al parco di superga, voglia evitare il piu possibile “cose che non sono in programma”, altrimenti andrebbe da solo.

  19. Sono completamente d’accordo. La montagna è come la vita, ti trova intanto che pianifichi il domani. 

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