Alla ricerca dell’isola che non c’è

In occasione della Ocean Week a Milano, in piazza XXIV Maggio, si è tenuta la presentazione al pubblico del libro di Niccolò Banfi Alla ricerca dell’isola che non c’è. Assieme all’autore dialogavano Andrea Bariselli e Alex Bellini.

Alla ricerca dell’isola che non c’è
(prefazione al libro di Niccolò Banfi)
di Andrea Bariselli
(pubblicato su andreabariselli.substack.com il 23 maggio 2025)

Basta andare d’estate su una spiaggia affollata qualsiasi, per capire bene cosa sia il mare per noi Sapiens. Se osservate con attenzione, a un certo punto sono certo che noterete un bambino piccolo che, per la prima volta, mette i propri piedi in acqua. Sorride, gioca, salta le onde che arrivano placide a riva. Ascolta curioso lo sciabordio e il suo suono incantato. Ma l’entusiasmo lascia presto spazio a qualcos’altro, di misterioso, non appena alza lo sguardo verso l’orizzonte. Realizza che i suoi occhi stanno sì guardando, ma non vedono. Perché semplicemente è troppo vasto. Il mare, agli esseri umani, sembra sempre senza fine. Dove la linea del cielo e del mare si confonde, esattamente lì, come un miraggio, nella sua testa compare una sola e unica domanda: cosa c’è là?

Inizia quasi per tutti così il nostro rapporto con il mare e le grandi masse d’acqua. Con una domanda e una risposta da trovare. Poi cresciamo, impariamo a nominarlo, a descriverlo, a navigarlo. Ma quella domanda rimane, silenziosa, come una corrente sommersa: cosa c’è là?
Per alcuni diventa una sorta di alchimia e di condanna allo stesso tempo. La ricerca continua di significato si mescola a tutto il resto. Ne fanno un motivo di vita, quando la navigazione non è più solo spostarsi da un luogo geografico all’altro, ma diventa il simbolo di ciò che è oltre. Oltre l’orizzonte, oltre le mappe conosciute, oltre ciò che pensiamo di sapere di noi stessi. E così è stato per Niccolò.

Navigare per settimane o mesi in mare aperto – come racconta questo libro – non è solo un atto fisico. È un gesto rituale, un movimento interiore. È un modo per lasciare, passo dopo passo, le certezze della terraferma. È un affidarsi a qualcosa che non si può controllare. È, in fondo, un esercizio di fiducia.

Il mare è anche un grande connettore. Accoglie, separa, trasforma. Ci rende vulnerabili e ci obbliga a rivedere le nostre proporzioni. Ci mostra quanto siamo piccoli, eppure capaci di attraversare spazi immensi.
“Siamo come isole nel mare, separate in superficie ma collegate nel profondo”, diceva William James. E quando impariamo ad ascoltare il mare – con i suoi silenzi, i suoi ritmi, i suoi insegnamenti – scopriamo che non esistono davvero isole remote. Esistono solo punti di contatto ancora da raggiungere.

Queste pagine sono il racconto di un viaggio estremo, reale e simbolico. Non sono solo un diario di bordo, ma una mappa emotiva e sensoriale tracciata con il vento in faccia, il sale sulla pelle e il cuore aperto. Sono il tentativo onesto di rispondere a una domanda antica: quella di un bambino curioso con gli occhi all’orizzonte e i piedi nella sabbia.

E a ben riflettere, avventure come questa forse non hanno alcun senso. Ma proprio per questo passiamo la vita a cercarne uno: l’importante non è sapere, ma cercare.

Perché il mare, come la vita, non si lascia conquistare.
Si lascia attraversare.

Il libro invece lo trovate qui, e ne vale davvero la pena.

Alla scoperta dei segreti dell’oceano
di Vincenzo Petraglia
(pubblicato su wisesociety.it l’8 maggio 2025, aggiornato)

Milano, capitale del mare? Per quattro giorni sì. Dal 22 al 25 maggio 2025, il cuore urbano della città – la Darsena di Piazza XXIV Maggio – si è trasformato in un’inedita finestra sul mondo marino grazie alla quarta edizione della One Ocean Week, organizzata da One Ocean Foundation. Un evento gratuito e aperto a tutti, che quest’anno ha offerto un’esperienza immersiva e multidisciplinare all’interno dell’Ocean Sphere, una suggestiva cupola trasparente interamente dedicata al mare, piazzata proprio sul molo della Darsena.

Il titolo di questa edizione, “L’oceano che non conosci”, non era solo evocativo, ma è anche un monito. Nonostante gli oceani coprano oltre il 70% della superficie terrestre, solo il 5% delle loro profondità è stato realmente esplorato. Eppure, si stima che vi sia custodito l’80% della biodiversità del pianeta. La manifestazione milanese voleva allora contribuire a colmare questa distanza, raccontando un oceano fatto di scienza, cultura, economia e nuove opportunità. D’altronde, sottolinea Riccardo Bonadeo, presidente di One Ocean Foundation, “solo ciò che si conosce davvero si può proteggere”.

Il 95% dell’oceano resta inesplorato, eppure ospita ben l’80% delle specie viventi del pianeta.

Il mare in numeri e in azione
A inaugurare la manifestazione è stato il lancio italiano dell’Ocean Impact Initiative, il primo framework globale per misurare l’impatto dei settori economici sugli ecosistemi marini. Nato da una ricerca congiunta tra One Ocean Foundation, SDA Bocconi, McKinsey & Company e CSIC, questo strumento sarà successivamente presentato a livello europeo il 7 giugno 2025, al Blue Economy Finance Forum di Montecarlo.

A Milano, dibattiti, tavole rotonde e testimonianze di esperti come Stefano Pogutz e Divaldo Rezende, hanno affrontato temi chiave dell’economia blu: dal ruolo delle donne nella transizione sostenibile, alla necessità di una metrica per il “carbonio blu” nel Mediterraneo, fino ai casi virtuosi di imprese rigenerative come Slow Fiber.

Scienza, nuove generazioni, progetti virtuosi
Uno degli annunci di maggiore rilievo è stato quello relativo all’estensione in Sardegna del progetto Blue Forest, la più grande iniziativa di riforestazione marina del Mediterraneo per la tutela della posidonia oceanica, in collaborazione con l’Università di Sassari, Pirelli e Smeralda Holding.

La divulgazione scientifica ha trovato spazio durante la kermesse meneghina anche grazie a voci appassionate e trasversali come Marco SpinelliAndrea Morello (Sea Shepherd Italia), Giovanni Storti e Johanna Maggy, pronti a raccontare il mare da prospettive differenti ma complementari.

Grande attenzione anche ai più piccoli, con laboratori didattici ed esperienze educative curate da partner come Sea Shepherd Italia, Origamate e l’Acquario Civico di Milano: per favorire un “cambiamento educativo blu” al fine di coltivare la consapevolezza ambientale nelle nuove generazioni.

“Cibo blu”, arte e cinema… l’oceano dei sensi
Tra le novità di quest’anno, è emerso il focus sui “blue food”: alimenti marini sostenibili al centro di workshop, showcooking e dibattiti. Chef come Chiara Pavan, assieme a realtà emergenti come Blueat (che valorizza il granchio blu), AlgaUlisse e KelpEAT, stanno esplorando il futuro della nutrizione tra gusto, innovazione e tutela dell’ambiente marino.

La Darsena è diventata anche palcoscenico artistico e cinematografico. L’installazione “Oceanic Humanity” dell’artista Avvassena, realizzata in esclusiva per One Ocean Week, ha messo in dialogo radiografie umane e immagini microscopiche di plancton.

Gli incontri
Squali: tra caccia illegale e ricerca scientifica (23 maggio 2025)
Talk divulgativo su minacce, conservazione e studi scientifici sugli squali
Con Marco Spinelli, documentarista e divulgatore ambientale, e Ginevra Boldrocchi, ricercatrice Università dellʼInsubria e coordinatrice scientifica di One Ocean Foundation.

Un mare da salvare (24 maggio 2025)
Dibattito sull’importanza di preservare il cuore blu del nostro Pianeta
Con Andrea Morello, presidente di Sea Shepherd Italia, e Giovanni Storti, attore e divulgatore ambientale.

Onde narrative (25 maggio 2025)
Il potere dei documentari di connettere con l’oceano
Con Jaqueline Illy, divulgatrice scientifica e filmmaker, Roberto d’Amico, surfer e ambassador di One Ocean Foundation, e Flavio Paolo Graziano, fondatore di Ombrosa e ambassador di One Ocean Foundation.

A presentare e guidare gli incontri culturali è stata la biologa e giornalista Elena Gogna.

Il programma completo è disponibile sul sito ufficiale della One Ocean Week.

Alla ricerca dell’isola che non c’è ultima modifica: 2025-06-08T05:56:00+02:00 da GognaBlog

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4 pensieri su “Alla ricerca dell’isola che non c’è”

  1. Chi sa perchè…?

    Sarà perchè la mia nonna mi ha sempre detto: “occhio perchè in mare un c’è il paleo”…?!?!?

  2. Ho iniziato con il mare, come tutti i bimbetti, da noi l’estate, si andava al mare. Ci andavo anche con mio babbo quando faceva le mareggiate e il mare straccava sulla spiaggia i coltellacci. Se ne faceva a balle, coltellacci e conchiglie. La mia mamma ci faceva un sugo per hli spaghetti strepitoso. Ma poi il mare non mi ha conquistato, cosa che invece ha fatto la montagna, che quando guardavo il mare era lì vicina alle mie spalle. Chi sa perchè…?

  3. Sono nato e cresciuto nella camapagna di Camaiore a due passi dal mare e dalle Apuane. Faccio questa precisazione perchè Camaiore e Viareggio non sono Versilia.Ma questo è un altro discorso. Ti giri da una parte e vedi i monti, dall’altra e vedi il mare. Sali in vetta alle Apuane a abbracci il mare. È lo scirocco che d’inverno crea le buone condizioni per fare misto in Apuane

  4. L’idea del mare che hanno i milanesi è del tutto milanese. Come del resto l’idea che hanno della bicicletta, dello sci e della vita.
    Una vita basata sull’evasione e sull’avviare progetti.
    Sono nato a Genova e credo di avere imparato a nuotare in Versilia perché mio padre era là per lavoro. Dalla finestra di casa nostra a Genova il mare era lì davanti a meno di 100m in linea d’aria e credo che ogni bambino che lo guardasse fin dai suoi primi giorni di vita lo considerasse parte dell’arredamento. Lì c’è la cucina, là il bagno, la cameretta da letto e più in là il mare. Al contrario di un bambino milanese, si sarebbe meravigliato di non vedere il mare, se improvvisamente fosse scomparso. E Genova è tutta in salita, quindi è facile vedere il mare da tutti i quartieri. La vista-mare non è un lusso.
    Se scavo nei miei ricordi ci sono più le navi semmai che il mare inteso come spazio. Quest’ultimo era scontato.
    Sui milanesi che scendono in Liguria sono nate leggende.
    La “grandezza” meneghina mette in scena tutto. Anche l’Oceano e tra meno di un anno persino le olimpiadi invernali.
    Ho sempre trovato tutto questo un po’ patetico (ridicolo?) pur avendo tanti amici milanesi. Tra loro, quelli che mi sembrano essere felici, non vivono a Milano.

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