Oltre cento morti all’anno sul Monte Bianco

Proponiamo la lettura di questo articolo molto “approssimativo”, probabilmente perché è diretto a un parco lettori molto generalista e, quindi, superficiale. Da parte dell’autore c’è l’evidente ricerca del facile sensazionalismo, a cominciare dal titolo “Il cimitero del Monte Bianco”. Tra l’altro non c’è precisa distinzione fra i morti sul “solo” Monte Bianco e quelli dell’intero massiccio, né una chiara idea di cosa sia il tasso di mortalità, .

Oltre cento morti all’anno sul Monte Bianco
di Raphael Zanotti
(pubblicato su lastampa.it/aosta il 19 maggio 2025)

Monte Bianco, 4810 metri. Su quelle nevi bianchissime e immacolate, dove parla solo il vento, c’è un cimitero. Il 18 maggio 2025 uno scialpinista francese dell’Alta Savoia è morto durante una discesa sul versante nord. Aveva 44 anni. Il giorno prima era toccato a Davide Diuz Mazzina, conosciutissimo maestro di sci legato a Clavière, precipitato per 700 metri dopo essere scivolato durante la discesa lungo il Mallory-Porter.

Il vetta al Monte Bianco

Oltre 100 morti all’anno sul Monte Bianco
Il Re delle Alpi continua a mietere vittime. Lo fa ogni anno, con crudele costanza, anche se i confini tra Stati ci fanno perdere la dimensione della strage. Nonostante la sua altezza non stratosferica, è tra le 10 montagne più pericolose al mondo con oltre 100 morti all’anno considerando l’intero massiccio (questa è un’affermazione ridicola, non facendo alcun riferimento al tasso di frequentazione, NdR). C’è solo un’altra montagna, a quelle altitudini, con un tasso di mortalità che si avvicina a quello del Bianco: è l’Eiger, in Svizzera, con circa 64 morti, che però si concentrano sulla terribile e letale parete nord (altra panzana, non si sa dove l’autore abbia preso questo dato…, NdR).

Tutte le altre vette mortali sono Ottomila, con il triste primato detenuto dall’Annapurna I, in Nepal, che a causa di valanghe e pareti tecniche ha un tasso di mortalità del 27%: ogni quattro scalatori che lo affrontano, uno non torna a casa (il tasso di mortalità dell’Annapurna è sceso assai negli ultimi anni a poco meno del 20%, una cifra comunque enorme; mentre quello del K2 è del 13% e all’Everest si varia dall’1% al 3%, NdR).

Il pericolo nascosto del Monte Bianco
Ma perché il Monte Bianco è così pericoloso? Non parrebbe, a vederlo dalle nostre valli. Ed è proprio questo uno dei motivi: la sottovalutazione. Ogni estate, 20.000 persone tentano di raggiungere la vetta, ma la sua apparente accessibilità è una trappola micidiale. Molti alpinisti si avventurano tra i suoi crepacci senza guida, senza attrezzatura necessaria e sottovalutando il rischio delle scariche di pietre (in aumento con il ritiro dei ghiacciai), dei seracchi e del maltempo improvviso.

Secondo il soccorso alpino francese, oltre l’80% delle vittime non era accompagnato da guida. Anche alpinisti esperti, militari e guide sono stati vittime. Il rischio oggettivo è amplificato da condizioni climatiche instabili e da un “alpinismo da Instagram”.

Il Couloir du Goûter
Il Re delle Alpi ha anche un suo “cuore nero”: il famigerato Couloir du Goûter, ribattezzato “corridoio della morte” visto il suo altissimo tasso di mortalità. Si tratta di un canalone roccioso di circa 100 metri di larghezza che va attraversato trasversalmente per accedere alla cresta e raggiungere il rifugio Goûter. È uno dei più frequentati, il passaggio è breve, ma molto insidioso: la caduta frequente di sassi, l’instabilità del terreno dovuta a neve e ghiaccio che si sciolgono durante l’estate e l’assenza di protezioni naturali rendono la sua traversata un momento critico anche per alpinisti esperti.

L’incidente mortale di Davide Mazzina
Già, gli alpinisti esperti. Tra le vittime del Bianco non ci sono solo “escursionisti della domenica”. Davide Mazzina, il giovane morto la mattina del 17 maggio 2025, era in forma, allenato, un professionista della montagna. D’inverno maestro di sci a Tignes (in Francia), d’estate gestore insieme alla compagna di un rifugio a Sestrière, era dotato della prestigiosa certificazione Basi di livello 4 che lo rendeva formatore e allenatore di maestri di sci.

La discesa Mallory-Porter
Quando ha perso la vita era insieme a due compagni di sciata sulla discesa Mallory-Porter, una delle più famose dello sci ripido del massiccio. Ma anche una tra le più esposte: richiede neve trasformata, ottime condizioni di visibilità, nervi saldi e assoluta padronanza della tecnica. A volte, però, non basta.

Lo sci ripido è una disciplina che unisce sci alpinismo e alpinismo tecnico: si sale a piedi con ramponi e piccozza su pendii estremi per poi scenderli sciando con curve strette e controllate su pendenze tra 45° e oltre 55°. Non è freeride, né sci fuoripista classico: è un’attività che si svolge in ambienti glaciali, spesso in condizioni al limite della tenuta delle neve dove il minimo errore può trasformarsi in una caduta senza possibilità di arrestarsi.

Il Monte Bianco non perdona
Il Monte Bianco, con la sua fama e il suo fascino millenario, non risparmia. Mazzina non è purtroppo solo. Nel 2018 ha perso la vita Patrick Névé, guida alpina belga di grande esperienza, travolto da una valanga. L’anno dopo è toccato a due nomi di primo piano dell’alpinismo francese, Pierre Labbre e Max Bonniot, membri del Groupe Militaire de Haute Montagne e considerati tra i migliori alpinisti della loro generazione. Più indietro nel tempo, nel 1995, il gigante delle Alpi ha inghiottito uno dei miti dello sci estremo: Patrick Vallençant, tra i padri dello sci ripido moderno.

La montagna non fa distinzione, tra esperti e non e ricorda a tutti, anche ai più preparati, che sul Monte Bianco non si improvvisa. Mai.

Domande e risposte flash
1. Quante persone muoiono sul Monte Bianco?
Tra le 30 e le 50, cento se si considera tutto il massiccio.

2. Quanti corpi di alpinisti vengono ritrovati sul Monte Bianco?
Ogni anno vengono ritrovati corpi di alpinisti dispersi anche da decenni, spesso a causa dello scioglimento dei ghiacciai.

3. Dove si trova il Monte Bianco? È italiano o francese?
Il Monte Bianco si trova al confine tra Italia (Valle d’Aosta) e Francia (Alta Savoia). Non è né italiano né francese. Ci sono contestazioni sulla posizione della vetta, ma in pratica è su entrambi i territori.

4. Il Monte Bianco è la montagna più alta d’Europa?
Sì, con i suoi 4810 metri è la vetta più alta delle Alpi e dell’Europa Occidentale.

5. Quanto è pericoloso il Monte Bianco?
Molto. È tra le 10 montagne più pericolose del mondo a causa delle valanghe, della caduta sassi e dei cambiamenti di clima improvvisi (così come espressa, questa è un’affermazione ridicola, non facendo alcun riferimento al tasso di frequentazione. E’ vera invece se si specifica “montagne più frequentate”, NdR).
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Il tasso di mortalità
a cura della Redazione di GognaBlog
Il tasso di mortalità di una vetta è una misura statistica che indica la pericolosità di una montagna per gli alpinisti. Viene generalmente espresso con una percentuale, che è calcolata confrontando il numero di persone morte mentre cercavano di salire o scendere dalla vetta con il numero totale di persone che hanno raggiunto con successo la cima.
Ad esempio: Se 1000 persone raggiungono la cima di una montagna, e 40 di loro muoiono (durante l’ascesa o la discesa), il tasso di mortalità sarà del 4%.

Il commento
di Carlo Crovella
Ormai gli incidenti si susseguono uno dietro l’altro. Morti sul Monte Bianco e vette adiacenti ce ne sono sempre stati, ma la sensazione è che stiamo assistendo a una incontrollata accelerazione.

A mio parere in questo massiccio, che attira per il suo fascino, si accentua la perversa correlazione fra due fenomeni intrecciati: da un lato l’aumento esponenziale del numero di chi va in montagna, dall’altro l’aumento degli incompetenti e degli approssimativi, in una parola sintetica l’aumento dei “cannibali”.

Quando la percentuale dei cannibali cresce rispetto al totale e il totale lievita in assoluto, i cannibali esplodono di numero. Il mix che ne deriva è la causa prioritaria di questa sequenza di incidenti.

Contro un fenomeno del genere, non ci sono appelli che possano risultare efficaci. Eventuali interventi sono solo di altra natura: numeri chiusi, patentini, accompagnamento obbligatorio delle Guide, ecc.

Ma se ci addentriamo in questi ragionamenti, si alzano subito le proteste dei sostenitori che la montagna è libertà. Ebbene, se riteniamo che sia giusto lasciare le montagne “libere”, l’inevitabile prezzo da pagare è quello dell’aumento incontrollato delle vittime.

Oltre cento morti all’anno sul Monte Bianco ultima modifica: 2025-06-09T05:46:00+02:00 da GognaBlog

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14 pensieri su “Oltre cento morti all’anno sul Monte Bianco”

  1. Reti anticaduta necessarie su tutto il massiccio del Monte Bianco, dai Pirenei ai Balcani. E salveremo vite umane!!!

  2. Da ragazzo mi è stato insegnato che l’alpinismo d’alta quota è sempre stato pericoloso a causa delle condizioni meteo che possono cambiare molto rapidamente e credo che chiunque sia esperto la sappia. 
    Se poi gli incidenti ed i morti aumentano per colpa dei “cannibali”, pragmaticamente ed un po’ cinicamente  penso che l’unico vero problema siano i rischi che corrono quelli che devono andarli a soccorrere ed eventualmente i costi per finanze pubbliche. 
    Quello che eviterei invece è l’esposizione da parte di certi organi di stampa di questa sorta di macabra contabilità che sembra più una facile caccia al sensazionalismo che non una forma di informazione. 

  3. @ 10
    Il commento 4 è serissimo. Le reti anticaduta non sono altro che comuni reti antivalanghe a maglia fitta, da installare in parete a 40-50 metri di distanza l’una sopra all’altra, pari a una lunghezza di corda.
    Lascio all’ingegner Matteo il piacere di calcolare quante ne servano sulla parete est del Monte Rosa, dalla Capanna Marinelli alla vetta del Nordend e pure, beninteso, per la Punta Dufour.
    Cosí facendo, non rischieremo condanne penali, giacché saranno stati utilizzati tutti i piú efficaci e ultramoderni accorgimenti per la sicurezza del perfetto alpinista certificato CE.

  4. mi permetto un consiglio per facilitare la lettura dei commenti, a volte quasi più interessanti di certi articoli. Invertire la sequenza, altrimenti per seguirli occorre andare tutto in basso per poi risalire, un po’ scomodo… fatica a spianare 🙂

  5. Ma il commento numero 4 è serio? Spero sia sinceramente ironico, ma di questi tempi non si sa mai (dovrebbe caricare di più l’iperbole per togliere ogni dubbio).

  6. A me da l’impressione che certi giornalisti di una certa stampa, ormai decaduta nel prestigio, si affannino nel convincere i lettori della necessità di tenere tutti  e tutto sotto controllo. Uccidendo il senso della vita umana che è anche il mettersi alla prova con situazioni più o meno difficili ed ovviamente correndo qualche rischio (forse sfugge allo scrivente che il maggior numero di incidenti è quello domestico, ed allora? ….. le nostre case sono pericolose?, ed allora? …… a cosa vuole arrivare questo novello dell’ipercontrollo?).
     

  7. I cd “cannibali” crescono di numero. Più gente và tra i monti spinti dal crescente ambientalismo e molta più gente si sfama di social. Il “combinato disposto” di questi due fattori moltiplica il “cannibalismo montano”. Tra queste moltitudini agisce spietata la statistica che esige il suo tributo annuale di vittime. Facciamocene una ragione.Tra l’altro, parlando di “cannibali” ho ritrovato il termine leggendo in questi giorni “Piccole e grandi ore alpine” del grande Boccalatte (ho fatto una disceta fatica a procurarmene una copia). Credo che, a questo punto, il termine si connoti molto con l’ambiente montagnino torinese che viene descritto nei resoconti del Gabriele, spesso compagno di cordata del “Fortissimo”.
    Direi che lo possiamo coniderare (il termine “antropofago”) l’adattamento alle “terre alte” di “merenderos”, altro termine di coniatura sabauda.

  8. Il concetto mancante è appunto quello di statisticamente significativo …..
    Le basi della ststistica…..

  9. Il contesto alpinistico  è  costellato dalle attività più  disparate.
    La maggioranza di pseufoalpinisti non vede l’ ora di giocare con gli sci, senza rendersi conto della pericolosità  delle cornici, eccesso di neve, ecc, per   l’ irrefrenabile desiderio  del bianco ( neve); a mio avviso,  sotto quest’ottica, i morti aumenteranno sempre di più.Tolgo da  questa massa d’ incoscienti alcune eccezioni, perché  chi pratica la montagna d’ inverno( l’ Alpinismo è  un’ altra cosa però) non può  esimersi dalla pratica sci- alpinistica
     

  10. Mettere in sala o in salotto ma va bene anche in garage,
    il plastico della montagna più alta d Europa…fatto? Va bene carta , cartone ma per i più bravi sabbia e cemento misto sassi è il top.)
    Spargere come zucchero al velo un po di crocette da piastrellista…fatto?
    Raccogliere numeri ,cifre e condire con tutorial, guide e dilettanti…fatto?
    Ora prima della colla vinilica non dimenticarsi (MAI!)un po di montagna assassina, crudele costanza e per non far mancare la ciliegina un cimitero in quota d’ aria sottile.
    Muciaccia perdonami!

  11. I sindaci non possono stare a guardare inermi questa strage!!!
    Che usino i soldi del PNRR per mettere delle reti anticaduta e rendere più sicuro il Monte Bianco.

  12. L’affermazione più notevole di Raphael Zanotti:
    “Ma perché il Monte Bianco è così pericoloso? Non parrebbe, a vederlo dalle nostre valli.”
    mi pare dimostri piuttosto chiaramente che lui il Bianco “dalle nostre valli” non l’ha proprio mai visto, che il versante del Freney mette inquietudine a chiunque!
     
    Lo catalogherei alla voce “articolo inutile”

  13. Oltre cento morti? Come giustamente sottolinea la redazione le statistiche sono spesso farlocche perché confondono il dato assoluto con il dato relativo e non considerano il numero della frequentazione. Sono passato due volte indenne attraverso il famigerato couloir del Goûter: vuol dire forse che il tasso di mortalità è uguale a zero?

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