Andrà tutto bene, se ne saremo capaci

Andrà tutto bene, se ne saremo capaci
(Bisogno e Disponibilità. Sospetto e Solidarietà)
di Massimo Manavella

Abbiamo chiuso il rifugio Selleries martedì 10 marzo 2020. Oggi siamo a venerdì 17 di aprile. Quindi un certo numero di giorni son già passati, con tutta una serie di ipotesi, valutazioni e previsioni sul futuro possibile.

Partendo dalla considerazione che tutti, ognuno nel suo ambito, ci abbiamo rimesso un pezzettino di portafoglio ed essendo ben consapevoli che non è finita qui, anzi che dovremo preventivare di dovercene rimettere un’altra parte anche nel futuro prossimo, ritengo che sia utile, oltre che indispensabile, iniziare a imbastire qualche ipotesi sul nostro lavoro di domani e dopodomani.

Mi fa abbastanza sorridere quanto si è letto, nelle settimane scorse, a proposito di illusioni del tipo “… quest’estate sarà l’estate della montagna! “. Immaginare che la montagna sarà privilegiata nel post-covid rispetto al mare, perché i turisti saranno diffidenti verso le spiagge, mi pare piuttosto ingenuo e con poche capacità di valutazioni concrete. Oltre che apparirmi, un poco, offensivo nei confronti degli operatori di montagna, per il fatto che non ritengo sia professionale e serio dirsi gaudenti di eventuali disgrazie altrui.

Rifugio Castiglioni all’Alpe Devero

Focalizzando il ragionamento sul settore dei Rifugi Alpini ed Escursionistici, io non vedo troppe differenze e non meno difficoltà rispetto al settore degli stabilimenti balneari. Il rifugio, e l’angolo di montagna che lo ospita, può mettere a disposizione della sua utenza degli spazi limitati e, conseguentemente, anche servizi, per forza, limitati. Esattamente come su una spiaggia. Poi, ovviamente, ci sono stabilimenti balneari con molte attrattive e con una notevole ricchezza di proposte, proprio come esistono rifugi più essenziali e minimali, mentre ce ne sono altri più equipaggiati e con dovizia di offerte. Ma per tutte queste realtà, indistintamente, c’è il problema dello spazio che possono utilizzare: sempre e comunque circoscritto.

Alla luce di questa consapevolezza, entra in campo la possibilità e la capacità organizzativa dei conduttori: siano essi alpini o marini. Si sente parlare, per le spiagge, di separé in plexiglass e di distanziatori tra le sedie a sdraio. Dai rifugi, per contro, non si è ancora sentito granché. Noi quassù, qualche ipotesi con gli altri componenti del gruppo di collaboratori del Rifugio Selleries, la Banda come amiamo definirci, l’abbiamo fatta. Ed un po’ di idee al riguardo le stiamo gradualmente definendo.

Premesso che fino a quando non ci saranno indicazioni governative precise, su quelli che dovranno essere i parametri entro i quali ci potremo muovere e quindi lavorare, tutte le nostre ipotesi rimangono assolutamente aleatorie e modificabili. Partendo, inoltre, dal fatto che per la disinfezione, la pulizia e le sanificazioni, ad oggi noi abbiamo, esclusivamente, tre prodotti certificati ai quali possiamo fare riferimento, provo a spiegare a quali conclusioni saremmo arrivati, fermo restando al doverle adeguare nel momento in cui avremo direttive precise.

I prodotti di cui accennavo prima sono:
– Ipoclorito di sodio (cloro): per sanificare i bagni e le superfici in ceramica;
– Alcool denaturato (alcool rosa): per sanificare i vetri, i cristalli e gli schermi;
– Perossido d’idrogeno (acqua ossigenata): per sanificare le superfici in legno ed i tessuti;

Ognuna di queste sostanze avrà delle percentuali ben definite di diluizione per il corretto utilizzo.

Tutte le persone che lavoreranno al Rifugio Selleries dovranno essere dotate:
– di mascherina e guanti;
– di abbigliamento facilmente lavabile e sanificabile, da sostituire con frequenza;
– di calzature facilmente lavabili e sanificabili;

Rifugio Marinelli-Bombardieri al Bernina

Cambierà, quasi, radicalmente l’impostazione del servizio che proporremo. La sala da pranzo passerà dall’abituale novantina di posti tavola a 35 forse 40, a seconda delle direttive. Le camere matrimoniali, che al Selleries sono tre, rimarranno tali partendo dal presupposto che una coppia che dorme insieme a casa lo farà anche in rifugio. Le camere a sei posti letto, le utilizzeremo per tre persone, con riserva di usarle per più persone, nel caso in cui si tratti di una famiglia che a casa vive e dorme nello stesso alloggio. Diventa facilmente comprensibile che la disponibilità dei servizi che potremo offrire si ridurrà della metà, all’incirca.

Per il servizio di pranzo e cena saremo obbligati a richiedere una prenotazione obbligatoria. Sia per il diminuito numero dei posti che avremo a disposizione, sia per poter organizzare con efficienza il servizio di somministrazione. A proposito del quale ci organizzeremo con un self service, per evitare che i camerieri debbano girare fra i tavoli, con prevedibili possibilità di infrangere le normative sulle distanze minime. Quindi ai clienti verrà chiesto di utilizzare un vassoio che sarà loro fornito, nel quale verranno via via disposti i piatti con le varie pietanze. Con il pranzo nel vassoio i clienti potranno andarsi a sedere al tavolo loro riservato.

Per coloro che non avranno prenotato, non sarà possibile accedere alla sala ristorante e tanto meno alle camere. E nemmeno al bancone bar. Prevediamo di predisporre un sistema di somministrazione alimenti e bevande all’esterno, con vassoi e piatti da asporto che, al termine del pasto, i clienti riporteranno. Come servizio bar sistemeremo un bancone esterno, non essendo pensabili le code al bancone interno collocato nello stesso salone dove si trovano le persone prenotate per il pranzo o la cena. Tutto ciò nell’ottica di evitare ogni forma di assembramento. Per accedere ai servizi igienici chiederemo a tutte le persone “esterne” di utilizzare l’ingresso posteriore, per chi è pratico del Selleries la rampa che sale da dietro il rifugio, in questo modo eviteremo il via vai, nella sala da pranzo, delle persone “esterne” che avranno necessità di usare il bagno. Per i clienti “interni” l’accesso ai bagni sarà quello di sempre. In questo modo riusciremo a garantire, a tutti, la possibilità di utilizzo dei servizi igienici.

Per garantire anche all’esterno un servizio confortevole, stiamo valutando il noleggio di una tensiostruttura, in modo da poter fornire una sistemazione adeguata anche nel caso in cui inizi improvvisamente a piovere, oppure salga il nebbione umido. Tutti i pasti d’asporto verranno proposti in piatti compostabili, come compostabili saranno posate e bicchieri. Niente plasticume, insomma.

Il nostro personale si destreggerà tra interno ed esterno, per rendere ben organizzate entrambe le situazioni. In sala avremo una persona che provvederà ad accompagnare al tavolo prenotato i clienti e che si occuperà dei conti, un paio di persone al servizio self service ed una persona al bancone bar. All’esterno avremo una persona che provvederà a gestire la sistemazione ai tavoli, due persone al bancone: una per il bar e l’altra per la gestione dei piatti d’asporto. Ci sarà un addetto ai servizi igienici, per garantire un monitoraggio continuo di pulizia e sanificazione. In cucina l’organizzazione e l’impostazione rimarranno le medesime avute fino a prima della pandemia. Stesso discorso per la plonge, il locale lavapiatti. Fatto salvo, in entrambi i casi, l’uso delle mascherine e dei guanti, come per tutto il resto del personale.

Rifugio Luigi Pellarini al Jôf Fuârt (Alpi Giulie)

Un’altra valutazione che stiamo provvedendo a fare, in questi giorni, è l’acquisto di un generatore di ozono. Questo strumento servirebbe per una sanificazione efficace e, relativamente, rapida di tutti gli ambienti del rifugio, soprattutto di quelli con più ampie metrature, come ad esempio la sala ristorante. Visto che la spesa da affrontare è di una certa importanza, oltre a pensarci bene abbiamo bisogno di avere indicazioni precise dalle commissioni, preposte dal governo, a fornire le linee guida.

Ad oggi questo è il nostro piano d’azione, che, siamo certi, si evolverà e si modificherà ancora di parecchio.

A questo punto, però, un paio di riflessioni al riguardo, vi chiederemmo di concedercele.

Non ci piace affatto tutto ciò, vorremmo che fosse chiaro. Ma non potremo fare altrimenti: più o meno saremo obbligati a muoverci in questo modo. Quindi, cosa significa? Questo nostro piano d’azione significa la soppressione completa, seppur temporanea, di tutto ciò che è il rifugio, alpino od escursionistico, che tutti conosciamo da sempre. La condivisione, la famigliarità e la convivialità andranno a morire. Seppur temporaneamente. Le tavolate e le camerate condivise, quasi sempre, da persone che arrivavano estranee e ripartivano amiche non avranno alcuna possibilità di riproporsi. Seppur temporaneamente. Il buffet della colazione di fronte al quale ci si scambia le informazioni sulle difficoltà delle salite che si andranno, di lì a poco, ad intraprendere, oppure le personali impressioni sul tempo che farà lungo la giornata, non potrà più esserci e verrà sostituito da un self service. Seppur temporaneamente. La birra al bancone del bar, al rientro da una scalata o da una camminata, condivisa con persone incontrate per la prima volta, nessuno la vorrà prendere in considerazione: ammesso e non concesso che sarà ancora possibile un servizio di birra alla spina. Le cene dopo una salita in bici o a piedi, al buio od all’imbrunire ed il rientro nel cuore della notte saranno ben complicate, auspicando di riuscire a farle ancora.

Noi non abbiamo la minima idea di come fecero i nostri colleghi, all’epoca della Spagnola nel 1918 e dell’Asiatica nel 1957. Di come riuscirono a passare attraverso a quelle pandemie e di come riuscirono a venirne fuori. Come non abbiamo idea dei modi che ebbero, allora, nel rapportarsi i loro clienti. Ma ci permettiamo la certezza che, oltre alle direttive governative, noi rifugisti, OGGI dovremo far fronte ad una diffidenza diffusa tra tutti i nostri avventori. OGGI dovremo fronteggiare la paura sottile ed infingarda che si è insinuata, tanto inconsapevole quanto inesorabile, in tutti noi: montanari e cittadini, marinari e campagnini. Appena verremo liberati dalle paratie di contenimento, faremo come i polli d’allevamento che girano con circospezione a poca distanza delle porte spalancate del recinto, per poi, nella maggior parte dei casi ritornarvi dentro.

Al Selleries siamo molto preoccupati. Dell’oggi, del domani e del dopodomani. Perché abbiamo capito che non ne saremo fuori tanto presto.

A fronte di questa nostra preoccupazione siamo qui a presentarvi il nostro piano d’azione. Ma siamo, soprattutto, qui a dirvi che ci aspettiamo, oltre al vostro giudizio su quanto vi abbiamo descritto, anche la completa collaborazione di tutti coloro che saliranno. Quindi siamo qui a dirvi che abbiamo bisogno del vostro aiuto. E non solo estemporaneamente. Noi abbiamo bisogno che ognuno dei nostri clienti sia disposto a fare la sua parte. Perché se NOI abbiamo la responsabilità ed il dovere che darvi certezze e sicurezze, da parte vostra, VOI, avete la responsabilità di muovervi con la coscienza del prossimo. Ognuno di noi e di voi deve capire di dover fare la sua parte. Quindi verificare prima di muoversi da casa. Quindi di essere attrezzato con tutti i dispositivi individuali che gli competono. Quindi di essere consapevole delle sue condizioni di salute. Quindi di lasciare il bagno che ha usato nelle migliori condizioni possibili. In sintesi essere completamente responsabile per sé stesso, senza più demandare ad altri ciò che si deve fare in prima persona.

Abbiamo bisogno che i clienti del rifugio Selleries si ricordino, in ogni momento, da dove arriva la loro passione per la Montagna e quali sono gli ingredienti che la alimentano.

Le considerazioni “pago quindi pretendo” non saranno più di moda in questa nuova epoca. L’arroganza è passata a miglior vita. La fretta e la scortesia di coloro che vedono esclusivamente loro stessi non saranno più di casa, nel rifugio che gestiamo. Ai 2023 metri di quota dell’Alpe Selleries nel post-covid, non ci sarà più posto per coloro che non faranno della comprensione e della disponibilità il loro metro di misura. Ci spiace essere, magari, troppo troncanti, ma ci auguriamo di riuscire a farci comprendere, almeno un po’. Non è più tempo di parlare per mezze parole o per frasi di circostanza.

Noi quassù riteniamo che non ci sia altro modo per venire fuori, più o meno indenni, da questa esperienza. Tutti dovremo metterci del nostro, altrimenti non ce la potremo fare. Vogliamo, ripeto VOGLIAMO, poterci permettere la certezza che diffidenza, sospetto e delazione non diventino le componenti fondanti della nostra quotidianità. Noi crediamo nella condivisione, difficile ma non impossibile nemmeno di questi tempi, crediamo nella solidarietà, anch’essa difficile ma fondamentale, soprattutto, di questi tempi.

Dovremo essere in grado, tutti insieme, rifugisti, alpinisti, escursionisti e biciclisti, di organizzarci e regolarci. Senza sempre pretendere che le direttive ci cadano dall’alto. Non più imposizioni ma scelte consapevoli. Saranno necessarie delle limitazioni nelle frequentazioni e negli affollamenti, per poter stare alle giuste distanze. Sulla spiaggia di Finale Ligure come nei prati dell’Alpe Selleries. Il motto “liberi tutti” non potrà funzionare, questo deve esserci ben chiaro fin da subito. Con il nostro pic-nic dovremo valutare bene dove dirigerci e posizionarci. Stesso identico ragionamento per le scalate in Cristalliera ed in Orsiera. Facendo tesoro dei segnali silenziosi che la Natura ci ha inviato, quando eravamo chiusi in clausura.

“Da ognuno secondo le sue disponibilità a ciascuno secondo le sue necessità”, è una frase che pare riemergere dalla preistoria, come il virus d’altronde, ma che esprime un concetto, secondo me, più attuale che mai.

Andrà tutto bene, se ne saremo capaci ultima modifica: 2020-04-24T05:32:00+02:00 da GognaBlog

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261 pensieri su “Andrà tutto bene, se ne saremo capaci”

  1. @Matteo
    Grazie per la precisazione. Non ho avuto tempo (e voglia) di dedicarmi ai dataset, ma sapevo da altra discussione che l’avevi fatto tu e il tuo risultato mi sembra più in linea con quanto già si sapeva (effettivamente quelli dell’ISTAT avrebbero potuto mettere una suddivisione più fine – vabbè…).
    Però, perdonami ma non ho capito quale problema volesse sottolineare Grazia (tuo commento #97, riferito, immagino, al #95).
    Prima ho scritto che sarebbe bene citare anche le fonti, non citare solo le fonti 🙂

  2. Per Balsamo. Ho controllato Milano. Effettivamente l’impennata è marzo, ma molto più forte per gli over 74. Presto per un bilancio ma in alcuni luoghi sembra davvero una sorta di eutanasia.

  3. Per Giuseppe Balsamo “L’altra considerazione, che mi ha lasciato piuttosto stupito, è che le percentuali della fascia d’età 15-64 (che personalmente non considero affatto “vecchi”) generalmente non si discostano più di tanto da quelle che comprendono tutte le fasce d’età.”
    Dall’analisi dei dati parziali che avevo fatto io qualche giorno fa, questo effetto si evidenzia solo dove è più alto l’incremento percentuale della mortalità (dove ci sono più morti). Comunque, anche dove la mortalità è maggiore, i valori di mortalità sotto i 60 anni tendono a essere uguali alla media degli anni precedenti [nota: la suddivisione 15-64 tende a essere un po’ troppo “rusca” e a nascondere più che a mostrare]
     

  4. @Pasini “Ho controllato in Liguria…forse siamo stati fortunati?” questo credo sia proprio il problema che in qualche modo voleva sottolineare Grazia.
    Certe che finché se si ha il senso critico di un Lusa, prono a “bu’o punzone” a qualunque imbecillità, oppure il discernimento e l’apertura mentale nell’informarsi come qualcuno tipo Enri: “La tv ci ha fatto vedere”
    Intanto ieri un elicottero ha continuato a volteggiare dalle mie parti: una ventina di poliziotti sono saltati addosso a 10 ragazzi che, in bicicletta, distanziati con guanti e mascherina, andavano a omaggiare le lapidi dei partigiani.
    http://www.milanotoday.it/video/polizia-via-democrito-25-aprile.html
    Ovviamente erano pericolosi comunisti dei centri sociali e se la sono andata a cercare e “non possiamo mica permetterci che questa ggente mettono in pericolo la salute di tutti, signora mia!” 
    Continuo a essere molto, ma molto più preoccupato per il dispiegarsi di questa mentalità perniciosa, deresponsabilizzante, inquinata che per il Covid.
    Perché la gestione della società demandata ai questurini porta inevitabilmente, prima o poi, ad aver bisogno di un 25 aprile: non c’è nessun vaccino, solo prevenzione.
     

  5. Pasini,
    per valutare l’impatto sulla mortalità ho scelto volutamente i comuni dove gli effetti dell’infezione si sono manifestati prima e quindi, presumibilmente, dove il virus ha potuto circolare per più tempo indisturbato prima che venissero prese le misure di contenimento.
    Fa eventualmente eccezione Pesaro, che è stato ugualmente un focolaio importante (e dove ho qualche conoscenza personale).
    Non è mia intenzione fare ricerche sulle cause del perchè o del percome (inquinamento, 5G, malasanità, decisioni errate, sfortuna o altro). La mia considerazione è che, al netto di tutto, dove il virus ha circolato l’effetto è stato questo.
    L’altra considerazione, che mi ha lasciato piuttosto stupito, è che le percentuali della fascia d’età 15-64 (che personalmente non considero affatto “vecchi”) generalmente non si discostano più di tanto da quelle che comprendono tutte le fasce d’età.
     
    P.S. Milano sta a +65% per marzo e a +49% per aprile+marzo. E’ evidente il cambio di pendenza della curva a partire da fine marzo.

  6. È sempre possibile svolgere l’attività motoria in prossimità della propria abitazione principale quindi è falso quanti affermano che sono segregati e murati vivi in casa!  
    Risposta commento 91, : In Piemonte hanno stabilito la distanza di max 200 m. A meno di non percorrere, avanti ed indietro, il marciapiede sotto casa, rischiando di essere portati via per un T. S. O per presunta follia, siamo di fatto bloccati in casa.
    Per il resto il rifugiata, nell’articolo, giustamente, cerca di ipotizzare il prosieguo della sua attività lavorativa futura.  Il rifugio è anche un presidio del territorio ed è giusto che possa rimanere, magari anche con il compito di mantenere alcuni sentieri dietro corresponsione di indennità. 

  7. Altra domanda per Balsamo. Ho guardato anche Milano. Mi risultano per tutte le classi di età 4028 decessi gennaio – aprile nel 2019 e 4292 nel 2020. Sbaglio qualcosa? Ho applicato i filtri due volte perché non mi ritrovavo ma da’ sempre lo stesso risultato.

  8. Balsamo, grazie per l’interessante segnalazione del file ISTAT. Certamente i dati da te citati sono davvero impressionanti e dimostrano l’entità del pericolo. Però non è dovunque così: io attualmente mi trovo in Liguria da febbraio e ho controllato a caso tre comuni Genova e due del Levante vicino a me:Rapallo e Sestri. Gli incrementi sono molto bassi: forse siamo stati fortunati?

  9. È sempre possibile svolgere l’attività motoria in prossimità della propria abitazione principale quindi è falso quanti affermano che sono segregati e murati vivi in casa!
    Bar chiusi? Ti fai il caffè in casa con la moka. Parrucchieri chiusi? Ti fai da solo la zucca pelata. Estetiste chiuse? Le unghie te le fai da solo. Ristoranti e pizzerie chiusi? Segui i menù di Benedetta Parodi e gozzovigli a casa. Chiese chiuse? Segui il rosario di Lourdes su TV2000. Teatri e cinema chiusi? Vedi la tv.
    “Più città per pochi” come direbbe il buon Crovella.
     

  10. Tre gite in croce? Ammazza… ho iniziato a fare, portato dai miei, a cavallo del 1965… fai tu il conto. Lavoro molto, ma contemporaneamente leggo molto e scrivo molto, anzi moltissimo. Spesso le tre cose coincidono. Scrivo pipponi, articoli, relazioni, pareri, saggi, romanzi… Cmq seguite i suggerimenti di Gallese. Io già faccio cosi: ho preso le misure ad alcuni di voi, so che che tali pipponi non mi piacciono e non leggo neppure una riga. Tornado al tema centrale, direi che si può sintetizzare così: preso atto di quelle che saranno le regole davvero in vigore nei mesi estivi, ciascuno faccia come gli suggeriscono il suo senso civico e i suoi gusti personali. Io non penso che mutero’ la mia propensione a fare gite solitarie (o con mia moglie) in posti isolati, con o senza virus. Buonz domenica a tutti!

  11. Nella pagina dell’ISTAT con i dati (parziali) dei decessi nei primi mesi 2020, è comparsa la possibilità di visualizzare i grafici per i comuni presenti:
    https://www.istat.it/it/archivio/241428
    Questi dati comprendono i decessi per qualunque causa, quindi sono al di fuori della (a mio parere inutile) polemica dei decessi “con” e “per” COVID-19 e sulle linee guida sulla compilazione dei certificati.
    Ovviamente le altre cause non si sono fatte da parte a causa del COVID-19. Proprio per questo motivo, per valutare l’incidenza del nuovo evento, mi sembra significativo considerare l’incremento percentuale rispetto allo scorso anno.
    E’ possibile che la pressione sul sistema sanitario imposta dal COVID-19 abbia contribuito ad aumentare l’incidenza anche per le cause “altre”. Difficile (almeno per me) quantificarlo con esattezza in modo da scorporarlo dagli incrementi osservabili. Tuttavia, personalmente considero questo effetto di secondo ordine.
    Qualche esempio relativo al solo mese di marzo, per tutte le età e filtrando per la fascia 15-64 anni:
    Bergamo: +390% (tutti) +155% (15-64)
    Brescia: +203% (tutti) +217% (15-64)
    Lodi: +298% (tutti) +263% (15-64)
    Piacenza: +316% (tutti) +417% (15-64)
    Parma: +165% (tutti) +127% (15-64)
    Pesaro: +241% (tutti) +63% (15-64)
    Una precisazione sul significato delle percentuali: +100% significa raddoppio dei decessi totali rispetto allo scorso anno.
    Ciascuno si faccia la sua idea sul livello di pericolosità della COVID-19.
     
    P.S. Piccola nota sulle fonti.
    E’ corretto consultare e incrociare più fonti per verificarne l’attendibilità. Ancora più corretto (a mio parere) sarebbe citarle quando si fa una affermazione su unamateria che non si conosce, in modo che chi legge abbia la possibilità di verificare in proprio. Oppure specificare che si scrive per opinione personale.
    Scusate la digressione.

  12. Faccio un ultimo commento al numero 87 ma poi non proseguiro’ non essendo interessato a seguire pensieri che ritengo inutili. La tv ci ha fatto vedere anche i camion dell’esercito portar via le bare da bergamo a decine o no? 
    Io non sto dicendo che ci siamo dimenticati delle altre malattie ne’ valuto dal punto di vista medico. Dico un’altra cosa molto semplice. Lo sviluppo di questo virus, per la velocita’ di contagio,  mette in crisi le nostre terapie intensive (che per mille ragioni sono poche ecc ecc tutto gia’ detto). Ora, se si muore anche perche’ non ci sono abbastanza posti per essere curati come si deve, e’ evidente che dobbiamo cercare di contagiarci il meno possibile. Giusto? E per far questo il rispetto di quelle 3/4 semplici regole che ormai conosciamo a memoria e’ importante. E per uscire dalla situazione attuale e per evitare che torni e’ necessario metterle in pratica. Stop. Mi sembra semplice. Il che vuol dire che la nostra liberta’ non sara’ diminuita ma solo un po’ diversa. Se invece vogliamo a tutti i costi dividerci come fanno sempre gli italiani fra fazioni, tifoserie e cercare sempre il complotto o lo scontro politico sterile fate pure, non mi interessa.
    e tornando all’argomento di questa sezione, quindi, potremo andare in montagna anche senza rifugi.

  13. Caro Enri,
    una buona informazione presuppone l’attingere a più fonti.
    Leggendoti, mi viene da pensare che che tu sia perso, per esempio, le relazioni dei medici che, alla luce di autopsie (nonostante il diktat imponga la cremazione) si sia evinto che la causa dei decessi non è polmonite interstiziale, ma piccoli trombi, e che ai primi sintomi i malati possono essere curati tranquillamente a casa con farmaci di uso corrente e poco costosi.
    Perchè mai, sapendo tutto questo, dovremmo essere atterriti all’idea che i reparti di terapia intensiva potranno essere riempiti? 
    Lo sai, a proposito dello straripare dei reparti, che diverse strutture alberghiere avevano messo a disposizione i loro spazi e non sono neppure state prese in considerazione?
    E comunque, magari anche solo con strategie diverse da quelle seguite, per esempio, isolando i malati invece di trasferirli presso le RSA, sapendo che i soggetti over 70 erano a rischio, avrebbe potuto rendere meno pesante il conteggio dei morti.
    La madre di un mio conoscente si trova in casa di riposo. Qualche settimana fa accusava una febbriciattola ed è risultata positiva al covid19. Attualmente non ha alcun sintomo e il tampone è negativo. Mi spieghi, di grazia, perché non le è consentito di uscire dal reparto in cui l’hanno segregata e fare due passi al sole in giardino?
    State certi che se avessi un parente in una casa di riposo, andrei a prenderlo al costo d’essere arrestata.
    E a proposito delle decine di migliaia di morti, mi piacerebbe sapere quanti italiani sono scomparsi per infarto, ictus, tumore, infezioni contratte in ospedale, leucemie…oppure in questi due ultimi mesi le altre malattie dilaganti fino all’altro ieri hanno deciso di dare una tregua arrendendosi al covid19?
    Cosa debba succedere per vedere ciò che è accaduto, me lo domando sin dall’inizio, visto che i più si bevono in fiducia piena tutto ciò che viene trasmesso dalla televisione senza darsi la pena, non dico di pensare, ma anche solo di vedere.

  14. Carlo Crovella avrà le sue idee, con le quali spesso non sono d’accordo, ma è un uomo d’esperienza e capace di porre spunti, anche accesi e controversi. Chi si infastidisce non lo legga, oppure controbatta con sostanza. Senza offesa. 

  15. Sono d’accordo con Enri. Se Crovella si cuce le “mutande di latta”, per essere più tranquilli dovremo indossare quelle di ferro. Se il distanziamento è di un metro per diminuire il rischio forse tre è meglio. Doppi guanti e doppie mascherine.
    Per me il distanziamento è un imperativo e un modello da seguire per il prossimo futuro. Le chiacchere lasciano il tempo che trovano.

  16. Io sono fondamentalmente daccordo con Grazia. E sinceramente non ne posso più di un Crovella che è sempre impegnato a lavorare ma continua a trovare il tempo scrivere pipponi chilometrici nei quali ricordarci le sue tre gite e il suo modo di andare di andare in montagna..che niente ha di originale in quanto da anni praticato da molti di noi…..insomma basta con questa autopropaganda basata sul niente!!

  17. Grazia,
    questo virus non e’ mortale per il valore assoluto dei morti. Lo e’ in parte per la %. Lo e’ soprattutto per la rapidita’ con cui mette in crisi le ns terapie intensive. Questa e’ matematica e statistica. Se invece vogliamo fare i complottisti o peggio i politici, prego accomodatevi ma fate solo chiacchiere.
    ripeto, se decine di migliaia di morti le scambiamo per la propaganda di questo o quel governo ( qualsiasi colore abbia) vuol dire che viviamo sulla luna. E ci occupiamo dell’apertura o meno dei rifugi = viviamo sulla luna. Cosa deve succedere ancoraper vedere quello che e’ accaduto?
     
     

  18. Giorgio, 
    con tutto il mio impegno non arrivo a capire come non sia chiaro che siamo tutti asintomatici – e per questo dovemmo stare a casa?
    Ma la chiave non è che lo siamo solo per il covid19, ma per altri infiniti virus.
    Allora,  stiamo per sempre buoni a casa ad aspettare il santo vaccino che ci salverà da morte sicura? E quando si diffonderà un’altra influenza (come capita ogni santo anno da quando sono in questa vita), ce ne faremo un altro, e poi un altro ancora?
    Lo scambio si sta facendo sempre più astratto, complice la vita tra quattro mura e i riverberi della televisione, che ormai hanno anestetizzato il popolo italiano….
    Sono stata per tutto il mese di febbraio a Milano dove, per quasi tutto il tempo, sono stata impegnata con visite quotidiane a mio padre in ospedale. 
    Tornando in Sicilia, dopo il dovuto isolamento, ho incontrato tante persone.  Avrei potuto generare una strage, eppure a Zafferana è mancato solo un signore di 85 anni, che era già malato e che purtroppo non ho avuto il piacere di conoscere.
    Mi pare ovvio, vista la realtà che mi circonda – onestamente lascio perdere i dati proposti come se fossero noccioline a un popolo affamato – che qualcosa non va in alcune aree precise e, mi viene spontaneo aggiungere, il fantomatico virus non c’entra nulla. 
    Però, con tutta probabilità, arrivare ad ammettere questo è troppo violento per la mente umana, troppo duro sarebbe accettare che c’è qualcosa che sta andando al di là di una semplice malattia.
    E nel nostro non voler vedere, preferiamo rimanere chiusi a casa, convinti che, sì, hanno perfettamente ragione a dirci che dobbiamo limitare gli incontri, che non possiamo vedere i nostri cari, non possiamo andare a trovarli nelle case di riposo sapendo che potremmo non rivederli mai più, che dobbiamo per amor della salute pubblica rinunciare al nostro lavoro, alle nostre passioni, alla nostra dignità di liberi cittadini, alla nostra umanità.
    Preferiamo annichilire tutti i nostri sensi e abbandonarci al torpore. 

  19. Benassi: è ovvio che gli asintomatici dovranno rimanere isolati finché lo saranno.   Se hanno un minimo di senso civico avranno un buon motivo per applicarlo.
    Grazia: non si tratta necessariamente di tamponi ma anche di esami sierologici. È vero che sono soggetti a margini di errore. Io dico solo che gli sforzi andrebbero indirizzati per cercare di migliorarli e applicarli non solo ai malati.. I contagi continuano malgrado la segregazione, è chiaro a tutti che non danno i risultati sperati. Bisogna quindi provare in altre direzioni, cercando di neutralizzare gli  asintomatici. E finirla di tenere la gente a marcire nelle case, mangiando in modo spropositato anziché fare sport. Se il virus non se ne va da solo non c’è altra via.

  20. Una volta “scoperti” (saranno mica visitors?) gli asintomatici, che  facciamo li chiudiamo in un lager o li fuciliamo subito?

  21. Cmq, tamponi o non tamponi, spiegatemi che senso avrebbe attendersi intorno ai rifugi (vedi commento 62). Se mi organizzo con la tenda, vado a cercarmi un posto isolato e fuori dal mondo, mica vado a infilarmi in un campeggio stile Giovani Marmotte attorno ai rifugi. Per cosa, poi? Per avere un pasto caldo da consumare nella “mia” tenda? Ma mi faccio una minestra Knorr sul Camping Gaz! Oppure per avere i servizi a disposizione? Ma… se devo essere sincero, io (che complessivamente non ho paura del virus) sono proprio restio a utilizzare servizi comuni in un momento storico come questo…. Bah. Finché non ci saranno regole chiare, nessuno può capire se gli “piacera’” o meno il modo in cui si andrà in montagna nel prossimo futuro.

  22. Giorgio Daidola,
     
    lo vogliamo capire, una volta per tutte, che il tampone non è affidabile e soprattutto per le malattie infettive, come ha ammesso anche chi lo ha inventato? Non basta sapere che viene spesso effettuato almeno due volte?
     
    Vogliamo capire, una volta per tutte, che siamo asintomatici verso miliardi di virus e che fino all’altro ieri ce ne andavano a spasso per il mondo indisturbati senza timore di prenderci tumori e leucemie?
     
    Vogliamo capire, una volta per tutte – e qui sta il punto focale – che il problema sembra sussistere solo in Italia, visto che gli altri paesi stanno tornando alla vita normale?
    Di quali prove, di grazia, avete ancora bisogno?
    Un paio di esempi: 
    https://m.youtube.com/watch?fbclid=IwAR2ZomKewJYhOjvEHRUXOKDYRlegGQk_ZU1J-ksz2DZyBg778Q6kQQTdka0&v=srPyZ1vIc7c

  23. Panzeri, il 75 % dei contagi (dati ultimi del OMS) sono dovuti agli asintomatici. Piaccia o meno. Vogliamo capire una volta per tutte che la via da seguire è quella di cercare di scoprirli? Con analisi imperfette fin che si vuole  ma che danno comunque risultati essenziali e che possono migliorare investendo in questa direzione? Analisi costose se fatte bene (vedi Svizzera) ma sempre molto, molto più economiche (ci vuole poco a capirlo, non servono dati) delle vie seguite di blocco di tutto con norme sempre più assurde e distruttive?
     

  24. Daidola, ho notato che in Francia vengono fatti pochissimi test.
    Ho cercato una risposta al perché siano pochi, ma senza risultato.
    I test sierologici, ora molto sponsorizzati, servono a poco, ad avere conferme, però bisogna poi fare il tampone, che chissà se funziona bene.
    I tamponi danno la presenza del contagio attivo, ma non garantiscono l’immunità, magari si ha il virus senza presentare sintomi e bisogna rifarlo più volte.
    In Svizzera a un privato fare un tampone costa 200 franchi.
    Mi sembra che parlare di certezze con i test servano solo per tranquillizzare la gente.
     

  25. Ma dopo tutto questo dibattito, qualcuno l’ha capito o meno che il problema sono e saranno gli asintomatici e che investendo con assoluta priorità nei test per tutti  i presunti sani che intendono frequentare le montagne si risolve quasi del tutto il problema alla base? O forse non lo si vuol risolvere per raggiungere scopi inconfessabili?

  26. @69: concordo, anche perché è un isotopo del mio slogan. Io credo che se la montagna torna ad essere “scomoda” (no rifugi, no impianti, no strade…ma lunghi avvicinamenti, zainoni con tenda, isolamento…) ben pochi la troveranno attraente.
    ———
    Circa la mie proprietà visionarie, vi inviterei a leggere molti mie testi scritti già verso metà anni ’90 (e poi a seguire), dove prevedo a grandi linee molte evoluzioni successive nel mondo degli alpinisti: la sudditanza psicologia agli aggeggi tecnologici, il sistema di monitoraggio telematico dei movimenti in montagna, le formule “promozionali” e consumistiche per acchiappar clienti in montagna… Tutte cose che, più o meno, si sono poi concretizzate nei decenni successivi… Quindi fa bene Pasini a “temere” i mie vaticinii…
    Lo scrittore di fantascienza Isaac Azimov venne poco considerato (per non dire di peggio) quando pubblicò i primi racconti negli anni ’50 e ’60. Eppure le cose che aveva previsto in molti casi si sono avverate e in tempi anche moto rapidi. Per cui suggerisco a chi snobba con sufficienza le mie considerazioni (o, peggio,  si incazza nel leggerle) di fare tesoro e di aspettare: basteranno pochi mesi per capire che aria tirerà sia nel Paese che in montagna. E poi lì si vedrà: se la mia è tutta aria fritta, la realtà dimostrerà che è aria fritta, altrimenti… Nel dubbio io mi dedico a costruirmi le mutande di latta… Male non fa: alla peggio le riporrò nel cassetto. Buon weekend a tutti!

  27. Ognuno e’ libero di fare impresa, corretto. Ma si auspica in modo sensato ( e quante imprese con poco senso ci sono). Quando leggo che si potrebbero far dormire nelle camerate a posti alternati, pasti distanziati…. me ve lo immaginate? Quando arrivano in 10 o 20 al rifugio, il rispetto degli zaini fuori ecc?? Ma, conoscendo i luoghi e la gente, vi sembra possibile?? Siamo seri.
    non so, potranno produrre la colazione la cena, la gente dorme in tenda e si serve stile farmacie con la serranda….
    ma in ogni caso questo pone il problema piu’ profondo di come vogliamo andare in montagna. I rifugisti ci sono perche’ c’e’ gente che frequenta i rifugi. Personalmente preferisco alzarmi alle due di notte e fare tutto in giornata piuttosto che passare la sera e la notte in un rifugio albergo.  Il Gnifetti, per fare un esempio, in cui l’ultima volta che sono andato ho provato fastidio disagio e tristezza per il contrasto fra l’ambiente interno e la bellezza fuori. Non ci voglio tornare mai piu’ in un posto simile d pazienza se quelle cime quindi io non potro’ piu’ permettermele perche’ non sono kilian, Il problema dobbiamo porcelo pero’. Non possiamo parlare di ambiente, di rispetto per gli altri, se non siamo in grado di identificare i nostri egoismi e le nostre scorciatoie. E lavorarci su per migliorare almeno un minimo.

  28. Paolo Panzeri,
    qualunque numero di decessi imputato a questa malattia, non dovrebbe spingerci solamente tra le braccia di un vaccino sviluppato in pochi mesi senza misure di sicurezza, ma a pensare all’alto tasso di mortalità dovuto a malattie molto più gravi.
    Forse non avete avuto notizia di medici che hanno denunciato la procedura che vuole che in caso di dubbio sulla causa di morte, sul certificato venga scritto che è avvenuta per covid19.
    E neanche che un medico americano abbua denunciato che in Usa vengono trasmesse le immagini strazianti dei nostri ospedali, spacciandole per situazioni avvenute localmente.
    La quarantena sta mettendo anche a nudo la poca capacità degli italiani (visto che gli altri paesi stanno riaprendo) a leggere la realtà senza farsi influenzare.

  29. Frena, Enri: “pretendiamo rifugi aperti”? Chi l’ha scritto? 
     
    Obnubilati dalla campagna mediatica che ci accompagna da due mesi, abbiamo dimenticato d’essere un popolo libero che vive in una democrazia.
    Ritengo indispensabile che chiunque eserciti un’attività possa essere libero di aprirla al pubblico, questo nel rispetto della nostra dignità di uomini e cittadini.
     
    Oppure vogliamo lasciare il carro in mano a chi ha abbondantemente dimostrato di non essere all’altezza di guidare un paese durante una presunta emergenza? 

  30. Cioè, sono d’accordo su questo punto, commento 66 “Se invece il rifugio ci e’ dovuto perche se no non ce la facciamo allora interroghiamoci sul nostro modo di andare in montagna, sul perche lo facciamo e sul fine. Questo e’ il punto. Dopodiche il danno per i rifugisti e’ ovvio. Ma e’ un altro capitolo. Ma se il tema e’ che per un ns capriccio pretendiamo rifugi aperti allora non abbiamo capito nulla e, lasciatemi dire, temo allora che la nostra passione per la montagna sia davvero falsa. Dai, coraggio, mettiamo a nudo le nostre debolezze e facciamo chiarezza in noi stessi. 

  31. Da qualche giorno sono morte più persone americane per il corona che nella guerre di Korea: 52.000 contro 36.000.
    Nel mondo sono “ufficialmente” morte quasi 200.000 persone delle quali 26.000 italiani….. i numeri magari sono da moltiplicare per 2-3-4-5 volte a seconda delle politiche dei vari Stati e Regioni, non penso di più.
     
    In due mesi e si continua: così batteremo i morti per l’influenza !!!
     
     
    A me non sembrano numeri di poca importanza. tanto da dire che ne muoiano pochi e il vaccino non sia importante.

  32. Per Grazie commento 60. Non ho capito. Io sono per la massima liberta’ di poter andare dove si vuole ( tanto e’ che ho trovato insensato non poter fare camminata da casa propria da soli ma potendo fare tutto il giorno giri per macellaio fruttivendolo e supermarket) ma nel rispetto altrui. Come ben si e’ detto, i rifugi verrebbero ridotti ad alberghi non potendo piu essere cio che sono e cioe’ rifugi dove chi ha necessita’ trova comunque riparo se non la salvezza in caso di incidente. Se cosi sara’, per la sicurezza di tutti meglio dire che NON saranno aperti. E soprattutto sono per una montagna vissuta in modo etico: che vuol dire anche fare a meno di aiuti e aiutini, rifugi bivacchi funivie ecc.  Se invece il rifugio ci e’ dovuto perche se no non ce la facciamo allora interroghiamoci sul nostro modo di andare in montagna, sul perche lo facciamo e sul fine. Questo e’ il punto. Dopodiche il danno per i rifugisti e’ ovvio. Ma e’ un altro capitolo. Ma se il tema e’ che per un ns capriccio pretendiamo rifugi aperti allora non abbiamo capito nulla e, lasciatemi dire, temo allora che la nostra passione per la montagna sia davvero falsa. Dai, coraggio, mettiamo a nudo le nostre debolezze e facciamo chiarezza in noi stessi. Se per l’estate 2020 non saremo in grado di vivere una montagna piu’ spartana allora poniamoci davvero delle domande, anche a cominciate da quanto mi devo allenare e la dieta che devo fare per fare un 4000 senza barare. Perche di questo si tratta. 

  33. Caro Crovella, in realtà “più montagna per pochi” rischia di diventare “meno montagna per tutti” o persino “niente montagna per tutti”. A volte gli dei sono capricciosi e distorcono in modo inaspettato le nostre previsioni. Per questo che ti temo come aruspice. Scherzo ovviamente. Comprendo le tue preoccupazioni, avendo fatto il consulente per tutta la vita. La mia ex azienda occupa attualmente 43.000 persone a livello mondo. Pensa che problemi di occupazione hanno. Li ho sentiti e si stanno muovendo come stai facendo tu e i nostri rifugisti per gestire la situazione. Le linee d’azione sono tre: mantenere, stringere e allargare il rapporto con la base clienti con un’azione mirata e intensa di comunicazione; rivedere il portfolio dei prodotti/servizi offerti individuando tutti gli spazi di innovazione che paradossalmente l’emergenza offre facendo sorgere nei clienti nuovi bisogni; rivedere il modello organizzativo allo scopo di ridurre i costi, aumentare l’efficienza, adeguarsi alle normative e trovare nuove modalità di erogazione, accedere a tutte le possibilità di credito agevolato per finanziare la strategia di contenimento. Sono le stesse cose che con un linguaggio meno da consulenti stanno facendo Manavella & c. Il gioco è duro, ma c’è stato di peggio (pensa a cosa significa la giornata di oggi per molti) e poi sappiamo che quando il gioco si fa duro……esprimo a te e a tutti quelli che lottano sul fronte del business anche personale la mia vicinanza e la mia disponibilità al sostegno. 

  34. @61: guarda che, per scelta ideologica e coerfente, sono almeno 20 anni che pratico un alpinismo/scialpinismo in cui, salvo rarissime occasioni, vado in valloni isolati e dimenticati da Dio, dove normalmente non incontro esseri umani (e magari sono a 50-100 km da Torino). Ma il tema è stato ampiamente dibattuto a più riprese in articoli passati su questo Blog (ottobre 1019 e mi pare anche gennaio 2020) per cui ti invito a leggere tali articoli e relativo dibattito e a non riaprire qui la questione perché il tema chiave qui è un altro. Certo che le le due cose sono collegate, come dimostrano gli interventi che stanno arrivando anche in questo post. ecco il motivo del mio accenno. Ciao!

  35. Ben vengano, Paolo Gallese, le buone pratiche dell’andare in montagne che includano:
    – assenza di traffico di mezzi di trasporto in alta quota;
    – zero utilizzo di oggetti monouso in plastica e simili;
    – zero rifiuti sparsi ovunque;
    – zero fuoristrada e moto che percorrono sentieri;
    – zero mezzi di trasporto in alta quota (Etna docet);
    – rispetto (e non a caso non aggiungo “maggiore” poiché spesso è proprio mancante) degli spazi comuni;
    – rispetto per i gestori di rifugi;
    – solidarietà nei confronti di chiunque si incontri;
    – consumo di soli prodotti locali;
    – promozione del cammino e delle tecniche base di orientamento, uso di cartine e allerta soccorsi.
    Credo la lista possa essere ancora lunga.
     

  36. dal Corriere di oggi:
    Piano Cai per Rifugi: kit Covid e pernottamento in tenda tutt’intorno
    https://www.corriere.it/cronache/20_aprile_24/coronavirus-piani-cai-rifugi-termometri-notti-tenda-8564085e-8665-11ea-9ac6-16666bda3d31.shtm
    A me sinceramente fa un po’ ridere, ‘sta specie di città mobile intorno agli edifici. Personalmente quando vado con la tenda, mi cerco un posto bello isolato e lontano dalla folla. Però per chì ha piacere di avere un pasto caldo e dei servizi a disposizione… Sarà cmq una soluzione “scomoda” per chi è abituato ai rifugi stile alberghetto con mezza pensione stellata e magari docce calde… Vedremo.
     

  37. Enry ha fatto emergere una criticità in ambito dell’artico: “E se di notte tu arrivano 6 persone che si sono salvate da una bufera che fai, non li fai entrare”.
    Il rifugio è considerato al pari di una struttura ricettiva di aggregazione in una spazio chiuso.
    Se i gestori dei rifugi non potranno esercitare la loro attività nella stessa situazione si troveranno gli Alberghi, pensioni, bed&brekfast, ecc.
    Per quanto concerne le farneticazioni pseudo antropico ecologiste del farneticante oracolo Crovella “Più montagna per pochi“??? non voglio commentare.
    Cominci l’oracolo a levarsi dai piedi dalla montagna, almeno dia l’esempio.
     
     
     

  38. Ti ringrazio, Grazia, per la tua precisazione. Nel frattempo, trovo che Enri abbia in parte ragione, benché io non abbia mai gestito un rifugio e possa non rendermi conto di cosa significhi, non tanto in ragione dei costi, quanto delle responsabilità legali. Effettivamente, una cordata in difficoltà che si presenti inaspettata a rifugio “pieno”, può creare non poche responsabilità ad un gestore. Sono superiori le norme di distanziamento, o quelle relative alla prestazione di soccorso? Non mi riferisco qui ad un agire di buon senso, quanto al rischio concreto (in questo paese siamo abituati) di eventuali denunce.
    Il mio piccolo insistere sull’argomento “tenda”, da un punto di vista collaterale, non perché sia convinto possa essere una soluzione o una necessità, vuole riferirsi al considerare una serie di eventualità. Indiendentemente dal mio trascorso e dalla mia abitudine, d’altri tempi, di organizzare un’ascesa manco affrontassi la risalita del Baltoro (concedetemi un’autoironia), volenti o nolenti questa estate assisteremo ad un aumento di gente che farà uso della tenda, ne sono convinto.
    Questo provocherà problemi nuovi. Una diminuzione di introiti per i rifugi, che non vedono di buon occhio questa pratica, qualora diffusa; un concreto pericolo di smaltimento dei rifiuti (non tutti si prendono la briga di attrezzarsi anche per il recupero degli “effetti” della propria presenza); un possibile aumento di richieste di soccorso (un soccorso “a bassa intensità”, nei confronti di persone o gruppi che abbiano sottovalutato cosa significhi muoversi con pesi supplementari, o porre la tenda nei punti sbagliati).
    Al tempo stesso, si potrebbe porre la discussione su un problema di limitazione della libertà in montagna? O al contrario di una riappropriazione degli spazi aperti, rispetto alle variegatissime normative addirittura comunali? Come riflettere insieme su questioni come queste? Anzi, ha senso porsele? Oppure no?
    Ammettendo, nella migliore delle ipotesi, tanta gente in tenda, educata, attrezzata, responsabile (sarebbe bello potesse essere così…), la loro presenza potrebbe rappresentare un piccolo aiuto per i rifugi qualora, come comunità alpinistica, si facesse massa in tal senso? Ci si potrebbe auto sensibilizzare in questa direzione, di supporto e non di concorrenza, all’attività dei rifugi più alti?
    La tenda è un piccolo vaso di Pandora sul quale mi piacerebbe si riflettesse. Pur comprendendo chi, per limiti fisici, o anche psicologici, potrebbe non sentirsi più in grado di affrontare un ascesa in questo modo, tutto il mio rispetto.

  39. Beh… concordo in pieno con Enri (in particolare nel commento 57). 
    Però vorrei far riflettere tutti su un punto che mi è balzato all’occhio. Non vi siete resi conto che ciò che sta venendo fuori (oggi da Enri, ma ieri mi pare da Pasini) non è altro che… “Più montagna per pochi“???
    Quando ho pubblicato il relativo articolo sul Blog (mi pare fine settembre 2019 o primi di ottobre 2019)…. orribile dictu! si è levato una protesta di milioni di voci… Certo non potevo immaginare che sarebbe arrivata l’epidemia, ma il naso mi diceva che si stava già andando verso una montagna più scomoda e perciò meno frequentata dalla specie umana (che, se “occidentale”, detesta la scomodità…)…  Sei mesi fa io immaginavo che vi volessero 5-10 anni, ma la realtà sta viaggiando a una velocità che non ci immaginiamo neppure…

  40. Io trovo assurdo quello che tu dici. Non bastano migliaia di morti e meno 15 per cento di pil che mettera’ un mare di italiani sul lastrico alla fame per farci maturare un atteggiamento realistico e prudente? Siamo a maggio e ancora dentro un inferno e qualcuno pensa di aprire a luglio i rifugi che sono un concentrato di aggregazione? Ma non abbiamo capito nulla nel frattempo? Io dico che chiunque potra’ andare in montagna ma contando solo sulle sue forze ed avendo un comportamento rispettoso verso gli altri. Ma di aprire rifugi tra due mesi o anche prima mi sembra una follia.
    perche’ non ce ne e’ bisogno. Siamo in grado di andare in cima ad una montagna senza aiuti, ci andiamo. Se non siamo in grado ce ne scegliamo una piu’ accessibile. 

  41. Enri, 
    trovo piuttosto assurda la tua proposta di non apertura, considerando che la stragrande maggioranza della popolazione mondiale non è affetta dal covid19.
    O vogliamo continuare davvero a credere che ci ammaleremo tutti irrimediabilmente di questo virus e che l’unica salvezza sarà il vaccino?
    Proviamo a ripensare alle nostre vite al fine di metterci al riparo dalle vere malattie che attanagliano gli esseri umani negli ultimi decenni? 
    Ammesso che sia davvero possibile fare una gita in montagna dormendo in rifugio e che qualcuno ne abbia le forze economiche, lasciamo che ognuno decida per sé oppure vogliamo ancora lasciarci trattare come bambini? 
     

  42. Mi spiace per i gestori ma in una situazione come queste e, se va bene, con il problema di dover evitare l’ondata di autunno, non ha senso che i rifugi aprano. Aperti ma con distanze di sicurezza e sanificazione giornaliera? Ma siamo matti? E se di notte tu arrivano 6 persone che si sono salvate da una bufera che fai, non li fai entrare? Meglio dire subito che i rifugi NON apriranno. E cosi sappiamo regolarci. Vorremo mica aiutare il virus a tornare ( se mai usciremo dal mese odierno) solo perche’ sul gran paradiso Dobbiamo andarci e per andarci abbiamo bisogno del rifugio? Non se ne parla. Montagna solitaria, ognuno si arrangia ma non mettiamo la gente in condizioni di rischio potenziale. Io comunque ad un rifugio questa estate, anche se legalmente aperto non mi ci avvicno di certo. E mi dispiace per i gestori.

  43. Continuate a prendere come “nemico” tutto il coecervo delle misure “antilibertà”. E’ un grave errore concettuale, perché presuppone implicitamente che, appena verranno tolte le restrizioni, il nemico sparirà da solo e si tornerà tutti allo stile di vita di qualche mese fa. Invece le regole del prossimo futuro non le detterà il governo X o il governatore Y o la Lagarde della BCE o la Merkel… le regole le detterà l’evoluzione economica. Riporto il DEF (Documento di Economia e Finanza, cioè il “piano economico” del governo), reso noto pochi giorni fa. PIL Italia 2020: -8%; Deficit/PIL 10%; debito-PIL: 155%-160%. Ho poco tempo (proprio perchè, anche in questi giorni di apparente stasi io sto lavorando alle finalità illustrate ieri), quindi non intendo fare analisi più approfondite, ma ho dato una velocissima scorsa alle statistiche ISTAT-Banca d’Italia di ricostruzione della serie storica del PIL italiano dal 1861. Dal 1900 ci sono stati solo due risultati peggiori di quelli cui stiamo presumibilmente andando incontro: il 1927 (-12%) e il quadriennio 1929-32 (29 e 30: – 10% e -11%), anni a cavallo della “grande recessione” statunitense. Neppure gli anni di guerra (sia Prima che Seconda) hanno statistiche così pesanti (probabilmente perché le statistiche economiche erano paradossalmente sostenute dall’attività industriale per esigenze belliche: produzione di cannoni, carri armati, bombe ecc). Quindi è probabile che siamo di fronte a un cambiamento di vita che non riusciamo neppure a immaginare: questo vale sia per i grandi aggregati, come un’intera Nazione, sia per la vita dei singoli, dove le preferenze individuali degli anni scorsi (oserei dire: dei mesi scorsi) saranno completamente spazzate vie. Ognuno ha poi la sua situazione specifica: chi è single avrà esigenze molto diverse da chi ha un nucleo familiare che dipende da lui. Ognuno farà le sue scelte, ma se ipotizzate che, appena riapriranno le gabbie sul piano strettamente della libertà di movimento, si tornerà a vivere come abbiamo vissuto fino al gennaio scorso… beh, auguri!

    Questo è un sito di montagna e non è un sito di politica o di economia: quindi può apparire fuori tema fare questi discorsi. Tuttavia la crisi sarà talmente profonda e destabilizzante che le considerazione sull’andar in montagna vanno contestualizzate nel quadro generale, altrimenti si parla di cose che non esistono più. Io ho già detto che apprezzo moltissimo Manavella & C (e con loro tutti i Manavella d’Italia) perché hanno dimostrato che si sono posti il problema e hanno elaborato una strategia di operatività alternativa. Loro in quel modo, io in un altro, Forse altri in altri modi ancora. Cmq tutti quelli con questo approccio si stanno cucendo le “mutande di latta” per cercare di parare i colpi dei prossimi mesi. Basterà? e chi lo sa? Forse sì, forse no. Ma almeno, quando fra poche settimane si aprirà la partita, scenderemo in campo “preparati”. Ciascuno di voi dovrebbe porsi questa stessa domanda: siete preparati ad un’economia di stenti? Basterà aver fatto flessioni a iosa per combinare il pranzo con la cena? Forse sì, forse no, chi lo sa. Però a sbandierare ideologie ormai sterili di sicuro non risolverete i problemi, né quelli generali né quelli individuali.
    ———
    Sui rifugi in modo specifico: quelli raggiungibili in auto (o quasi), come il Selleries, forse pareranno meglio il colpo perché, paradossalmente, potranno contare su un flusso di turisti che fanno la gita fuori porta avendo come obiettivo pranzare al rifugio con polena e salciccia. Ma i rifugi alpini in quota? Quelli a 3-4 ore di cammino? Quelli che lavorano non sugli ospiti giornalieri, ma sugli alpinisti che pernottano per l’ascensione del giorno dopo? Uhmmm. Non dico che non ci sarà proprio nessuno, ma intrecciando le restrizioni di natura sanitarie (vedi programma Manavella) con le minor propensione alla spesa generale… quale giro d’affari genereranno i rifugi in quota? Ci sono costi “variabili” (es approvvigionamenti alimentari, ecc) che possono essere rimodulati ad un prevedibile ridotto numero di ospiti. Ma ci sono costi “fissi” che occorre sostenere indipendentemente dalla presenze (mi viene in mente: il generatore di energia, ecc…). Se io fossi un gestore di un rifugio in quota, oggi, mi farei il budget 2020 con molta attenzione: si rischia di stare su per 3 o 4 mesi (metà giugno-metà settembre) e, alla fine, tirando giù i conti, magari si scopre che i ricavi non sopravanzeranno i costi. Anche qui si inseriscono poi le variabili soggettive: se uno è single e fa il gestore perché ama la vita da eremita, magari gli va bene anche questo scenario. Ma se uno fa quello di lavoro e ci deve poi campare fino all’estate prossima (magari con moglie e figli…)…beh, occorre molto molto attenzione. come possiamo dare loro una mano? beh chi può, vada in rifugio più spesso del solito. Chi non può, come il sottoscritto…bhe, non metteteci in croce: io “sento” il dovere di preservare lo stile di vita dei miei figli prima di ogni altra cosa. Quando la crisi sarà passata, mi impegno a passare per una birra fresca al Selleries.

  44. In montagna possono accedere tutti ma non tutti possono accedere a tutte le montagne. Grazie al cielo ogni montagna e’ possibile ad alcuni ad altri no. Ma questo e’ un bene. Se qualcuno non puo’ viverla con tenda sulle spalle perche’ non preparato o acciaccato si accontentera’ di quello che puo’ fare. Chi non potra’ salire al rifugio con carico maggiorato per dormir fuori dovra’ ridimensionarsi. Per fortuna la montagna e’ cosi. Io da molti anni ho problemi ortopedici grossi e io solo so quanto mi pesa oggi provare a fare cio’ che anni fa consideravo una via da fare bendato o un’ascensione per bambini. Ma non per questo ho intenzione di prendere scorciatoie. Se questa estate per andare in cima ad un qualsiasi 4000 sara’ necessario o avere una gamba extra da 2000 e passa metri in una volta sola o comunque una bella schiena da zaino pesante, ben venga. Ripeto la cima non e’ il luogo piu’ importante ma da dove si parte e come si sale. E l’avventura e’ garantita. In questo io vedo solo del bene. 

  45. Buongiorno Paolo Gallese,
    intendevo dire semplicemente che non tutti sono abituati a portarsi anche il peso di tenda e sacco oppure alla vita spartana senza un letto e una camera.
    ————-
    Che si accenda dentro di noi il desiderio di liberazione!
     

  46. Grazie a molti di voi, mio figlio ora è spaventato, oggi mi ha visto fare un salto nell’allenamento.Da 60 trazioni scoppiando con 5 kg di gibbotto, oggi son passato a 77 , le gambe delle donne, quasi sereno, allungando i recuperi fra le 4 serie solo di 7 minuti.
    E ho fatto 10 sospensioni, 2 su falange, 2 su mezza falange, 3 su tacchetta e 3 su biditi, metà per 10 secondi e metà per 20 secondi, sempre col giubbotto da 5 kg.
    Una ROBA che non avevo mai immaginato nella mia vita !
    Mi verrà un fisico da atleta !
    Se non muoio di corona voglio proprio vedere che vie riuscirò a salire…. la tecnica e l’esperienza non mi mancano, forse la testa, ma non troppo. La gamba dovrò recuperarla, ma non l’ho mai avuta da pestaneve o portazaino.
    Viva l’isolamento !!! 🙂
    E ora faccio gli auguri a quelli che si illudono dell’esistenza della libertà.

  47. Al contrario Grazia. Se i rifugi non potranno ospitare abbastanza clienti, potremmo comunque supportarli con consumazioni da asporto, se ci manteniamo nei paraggi, autosufficienti per quanto riguarda l’alloggio. Non è molto, ma è qualcosa.
    Sul fatto che non sia per tutti, a cosa ti riferisci esattamente? Solo come chiarimento.
    Non intervengo sul tema delle misure di contenimento generali. Ne sul tema economico nazionale. 

  48. Veramente, Carlo, che non avrei avuto ospiti da portare in giro quest’estate l’ho capito ai primi di marzo, quando hanno dichiarato zona rossa  l’intero territorio nazionale senza che, ai miei occhi, fosse necessario.
    Già allora avevo compreso che le misure prese non avevano nulla a che vedere con un virus ed è a proposito di questo che scriviamo ornai da un paio di mesi. 
    Il fatto che Massimo Manavella e, come lui,  tutti quelli che lavorano nel turismo si spingano a immaginare un futuro lavorativo, per quanto imbrigliato da decine di regole che mettono a dura prova anni di impegno, non significa che non li sfiori il pensiero delle difficoltà che si troveranno a fronteggiare.
    Pensare a un futuro possibile serve a alimentare i sogni e le passioni che ci guidano da tempo, serve a tenerci ancorati alla realtà, piuttosto che naufragare nel mare in tempesta in cui ci hanno gettati.
    Personalmente, ci ho messo un po’ a capire quale potesse essere il mio posto e il mio ruolo nel mondo (ci è pure voluto un grave lutto in famiglia per illuminare la mia strada) e, dunque, fatico a credere che tutto quello che lentamente, anno dopo anno, ho costruito e alimentato, sia svanito o rischia di diventare un passato irrecuperabile.
     
     

  49. Perché la realtà spaventata, ma io non sono un imbonitore, non mi intetessa prendervi in giro per guadagnarr i vostri like. La realtà e’ questa. I decreti liquidità distribuiranno (ammeseo che riescano, perché sono potenzialmentr affossati dalla burocrazia) soldi che lo Stato non ha o, meglio, che forse oggi ha in cassa ma che sarebbero impegnati per altri pagamenti (a puro titoli di esempio: gli stipendi pubblici dei prossimi mesi). Il gioco drl governo si basa su una scommessa: che nel frattempo arrivino i soldi per pagare sia gli uni che gli altti. Da qui? Dall’Europa? Se si’, a quali condizioni e con quali tempistiche? Allora da nuove tasse interne? Quelle sui redditi non ono ipotizzabili. La patrimoniale? Intanto non la si vuole né la maggioranza né l’opposizione (perché in Italia e’ un suicidio politico: nessuno ti vota piu’) e poi i grandi patrimoni sono già ben sistemati, fiscalmente parlando. Una patrimoniale in Italia andrebbe sostanzialmente a colpire le classi medio basse (compresa la media borghesia) che, paradossalmente, ora sono le classi da aiutare e non da vessare. Allors nuove emissioni di BTP, in aggiunta rispetto alla normale sostituzionr del ddbito? Innanzi tutto bisogna vedere chi e come li sottoscrive (la ricchezza mondiale e’ calata del 30%-35% da inizio anno in tutto il mondo e poi tutti i Paesi hanno le loro grane economiche e terrsno i lork soldi principalmente per l’intetno, Cina e USA compresi ) e poi cio’ aumenterà la spesa futura per interessi sul debito che dovrà essere fronteggiata a cominciarr dalla Finanziaria 2021. Morale: quello che viene elargito oggi ai cittadini potrebbe esser ripreso con la prossima  Finanziaria. Ecc ecc ecc. Andiamo al sodo: di fronte a un quadro cosi’, che può fare il singolo? Anziche’ suicidarsi, io faccio cosi: gia’ da fine marzo sto sfruttando le settimane di stasi epet studiare nuove strategie future. Per esempio ho fatto un’analisi di aziende che, secondo certi parametri, potrebbero “sopravvivere” alla crisi e che ovviamente non sono ancora miei clienti. Ora ho un elenco che rimpinguero’ finché riesco. Appena si riaprira’, mi attacchero’ al telefono per cercare contatti chr possano evolversi verso futute collaborazioni. L’obiettivo è sostituore i clienti che non apriranno con nuovi evrntuali clienti. Ci riusciro’? Non ho la piu’ pallida idea. Forse si’, forse no. Ma almeno oggi ragiono in proiezione futura, mi preparo alla battaglia. Invece molti commenti dk questi giorni danno l’impressione di essere solo delle frignate ideologiche di protesta se, quest’estate, si potra’ o non si potra’ arrampicare o avere clienti da accompagnare in giro. E se ad agosto scoprirete che non batterete un chiodo? A quel punto chr farete. Beh… potrebbe essere tardi, almeno.l per l’estate 2020. Viceverss io ammiro la capacità di Manavella & C di aver affrontato il problema a priori, ristrutturando l’organizzazione logistica per l’estate. Ma il tema e’: arriveranno persone da riempire almeno la meta’ dei posti? La variabile chiave non e’ la libertà o meno di movimento, come vi concentrate tutti voi. La variabile chiave e’ quanta gente avra’ disponibilità per permettersi di andar in rifugio. Io ho gia’ deciso che per quest’estate non faro’ gite che prevadano il rifugio e mi limitero’ a uscite in giornata a breve distanza da casa, max 30-50 km   (in modo da spendere solo i costi della benzina, portandomi i panini da casa). Se saranno moltisdimi quelli che agiranno come me, chi piu’ convinto chi “obtorto collo”, la situazione di chi lavora in montagns non sara’ rosea. Qusmalcuno dei commentatori si e’ gia’ posto il problema di trovard delle alternative? Non so, cose tipo organizzare programmi come estate ragazzi o rimodularsi in attività collaterali o cose cosi… Questo e’ il vero punto nodale dk rutta la questione per chi lavora (in montagna e non solo). Chi non “vuole” porselo oggi, rischiera’ di non avere sufficiente lavoro nel prossimo futuro. Spero dj avet esaurientemente descritto la situazione. Andra’davvero cosi? Io nd sono convinto, ma solo la storia potrà dircelo con certezza. Buona notte a tutti!

  50. Ringrazio Roberto Pasini e Fabio Bertoncelli, sperando di non aver fatto di nuovo confusione! 🙂
    ———
    Paolo Gallese, tenda e sacco non sono per tutti e comunque non sosterrebbero l’economia delle Terre Alte di cui si parla nell’articolo proposto da Massimo Manavella, che gentilmente ha condiviso ancora una volta le sue riflessioni. 
    ———
    El pueblo unido jamás será vencido!

  51. In questo dibattito mi sento un po’ come le fragole su un arrosto di manzo. Ma… tornare a usare tenda e sacco?
    🙂 

  52. Dopo la fusione con Panzeri, avvenuta per Grazia ricevuta sulle pendici del sacro Etna,  ho completamente perso la testa e sono preda di tentazioni fortissime di seguire, invano, le orme dell’unico, vero, inimitabile bricconcello del blog che tanto ispirò a suo tempo i nickname di PM. Ogni volta che leggo le profezie sabaude,  la mosca che ormai  è dentro di me inizia ad agitarsi come impazzita. Succede che sul sacro colle di Superga le parole del nostro Crovella vengano ascoltate con grande attenzione ma poi realizzate in modi paradossali. Prima della fine dell’anno il “più montagna per pochi” risuonò possente e profetico, richiamando la purezza tetragona di Terminator. Purtroppo vennero chiamati in campo dall’oriente dei nefasti Re Magi ed è finita con “niente montagna per tutti”. Ora una nuova profezia si avanza. Torme di affamati scorrazzano in Corso Moncalieri alla ricerca di cibo e saccheggiano Peyrano, facendoci rimpiangere in luogo del pio Giuseppi l’indomito coraggio risolutivo di Jena Plissken. Come verranno trasformate dagli dei capricciosi queste parole? Sono terrorizzato. Tutto può succedere.
    Chiedo umilmente scusa a Carlo Crovella per questo “scherzuccio di dozzina” . Volevo solo alleggerire un po’ il clima del suo ultimo intervento che solleva problemi reali, magari in modo un po’ tragico, che non possono non preoccupano chiunque e ridimensionare certi discorsi sull’andare per monti.  Auguro a tutti i compari del blog un buon 25 Aprile. Coraggio amici, la Liberazione è vicina. Presto passeremo dagli Arresti Domiciliari alla Libertà Condizionata. Speriamo solo che il congegno elettronico che ci metteranno alla caviglia non pesi troppo, impedendoci di arrampicare o di correre. 😀😀😀

  53. Io invece dopo aver letto i commenti di Carlo a forza di ridere mi viene a far mal la pancia. 🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣

  54. Bell’articolo, semplice e genuino, a dimostrazione che l’intelligenza può servire anche all’adattamento concreto e creativo. Dopo molti articoli cupi e ignoranti, una pagina solare.
     
    Non posso però non replicare all’affermazione “Montagnier è uno dei pochi scienziati non corrotti o di parte o impreparati che ho sentito”; la mia deontologia me lo impedisce.
    Questa affermazione è un atto di fede, è tifo allo stato brado. Se si vuole credere a questa cosa, va bene: ognuno in cuor suo può credere in chi ha voglia di credere. Ma, come qualsiasi atto di fede, dovrebbe essere privato e personale, e non estensivo né condiviso.
    Come ripetuto sino alla nausea, la scienza permette in tal senso un po’ di rigore, che l’ha resa differente dalla santa inquisizione; i discorsi da bar possono diventare discorsi più seri, considerando il consenso scientifico.
     
    E come in altra occasione, provoco: io ritengo “Trump persona non corrotta, non di parte e preparata: Trump è il presidente della nazione più potente del mondo, un motivo ci sarà. Gli americani hanno cambiato il mondo e quindi io ci credo, a Trump: stasera convincerò tutti i miei cari ad iniettarsi 20mg di candeggina in vena, che secondo me Trump ha ragione, così si batte il virus. Ci aggiungo del mio, però, che mi sento Silvestriano: io suggerisco di attaccarsi anche due eletrodi alle orecchie collegati ad un alimentatore a basso amperaggio, la cui frequenza, simile al 5G, favorisce di sicuro il debellarsi del virus; inoltre lo farei al sole, che pure il sole aiuta, con la sua radiazione panica e di abbraccio”.
     
    I pochi interventi lucidi, fatti da Balsamo e Govi, sono stati smarriti nel vento. Più che leggere ed informarsi, mi pare si abbia voglia di scrivere animati dal confinamento del pensiero, e si abbia bisogno di alimentare la parte più facile da nutrire, la diffidenza ed il rancore, e la cosa è brutto segno. All’infelicità è semplice affezionarsi.
    Le storie piacciono di più della storia; le storie convincono, la storia annoia ed è difficile. Del resto, come non preferire gli alieni nelle piramidi, rispetto ad una equazione di secondo grado? Come non preferire le fantastiche avventure dei mondi quantici, invece che studiare la fisica dei quanti?
    Per leggere le tante chiacchiere qui fatte sino ad ora ci vorrebbe la storica tutina anti-cazzata di Robecchiana memoria (Radio Popolare, un covo di reazionari, anni 90). 
     
    E allora va bene. Viva tutto. Terra piatta, scie chimiche, lame rotanti, radiazione ultraviolenta, omeopatia, purificazione cosmica, sciamismo quantico (dai Merlo, che con questa ti ho dato il suggerimento per i prossimi tuoi 25 articoli, tanto l’alpinista Gogna te li pubblica tutti, totem e tabù, sia mai!), chip sottocutanei e virus artificiali fatti per sterminare bergamaschi che sono noiosi e lavorano troppo, viva tutto. Tutto uguale, la mia parola vale la tua.
    Lo ripeto: ognuno nel suo giardino creda a cosa vuole, ed è sacrosanto. Ma elevare le proprie fedi a paradigmi culturali ed a regole condivise con cui amministrare un paese, e pensare di voler ragionare sui propri atti di fede, ecco, questo è troppo.
     
    Buon 25 aprile. Ma forse, a pensarci bene, non è stata liberazione, anzi. C’è sotto Bill Gates, gli americani, e la vendita al dettaglio di candeggina. Altro che liberazione. E poi i partigiani, malvagi! Almeno i nazisti avevano delle belle divise, stilose. E poi tutti quei morti: io non ci credo, hanno contato male, e sicuramente molti di quelli morti stavano già per morire: di fame; e quindi altro che mano nazista, sono morti di fame.

  55. Carlo, dopo aver letto certi tuoi commenti (41), mi viene – non so perché – come un groppo alla gola. Quasi un senso di soffocamento. E poi tachicardia. Sbalzi di pressione. E infine tendenze suicide, che non ho mai avuto in vita mia.
    Oppure, al contrario, improvvisa voglia di fuggire da solo in un bosco, ululando “affangala” a tutto il mondo.
     
    Secondo te, perché? 😂😂😂

  56. Ho già scritto giorni fa che la crisi economica c’è gia’, solo che finora non ce ne siamo davvero resi conto per colpa dell’ibernazione mentale dovuta alla reclusione casalinga. Ma alla riapertura sarà evidente a tutti e durerà ben più dell’epidemia. Ristoranti, bar, negozi, cinema, teatri ecc ecc sono già chiusi dal 1 marzo (circa) e fattureranno un nonnulla d’ora in avanti. E’ un problema che riguarderà l’intera popolazione italiana e non solo chi lavora nel turismo dell’outdoor. Personalmente ho gia’ messo in conto che circa la metà delle aziende mie clienti o non riaprira’ o tagliera’ con effetto immediato i costi di consulenza (dove vengo registrato io): per cui io metto in conto un dimezzamento del mio fatturato 2020. Di conseguenza tagliero’ tutte le spese personali di tipo “voluttuario” e con elevata probabilità non effettuero’ alcuna vacanza questl’estate, sia per non intaccare la risorse a disposizione delle esigenze dei miei figli (studi ecc) sia perché ho scelto di garantire 6 mesi di retribuzione ai miei due collaboratori esterni con P.iva (nonostante il calo di fatturato dello studio). A naso il problema sara’ generale: neppure chi ha un rapporto di lavoro a tempo indeterminato (quindi stipendio sicuro) ne’ i dipendenti pubblici/pensionati possono considerarsi completamente al di fuori da ogni rischio. Di conseguenza: non voglio sminuire gli operatori economici della montagna, cui va la mia solidarieta’ (per quel che puo’ valere), ma nei prossimi mesi il Paese dovrà affrontare ben altri problemi che le doglianze degli appassionati di montagna, siano essi fruitori o lavoratori. I “morti”(figurati e non solo) della crisi economica nazionale saranno molto più numerosi dei (gia’ tanti) morti per l’epidemia di queste ultime settimane. Questo non è “pessimismo”: è realismo di analisi. Guardo il vostro sbandierato “ottimismo” e mi chiedo in che mondo viviate. Non vi rendete per nulla conto della gravita della crisi economica, che è mondiale (PIL cinese del 1 trimestre 2020: -6,8%). Gli eventuali errori del governo e delle regioni italiane si inseriscono in un problema mondiale che affossera’ tutti. Cosa fare? Tenere duro, tirate lz cinghia e farsi trovare pronti alla ripresa chd forse arriverà nel corso d 2021 e forse addirittura oltre. Occorre qui di adattare il proprio stile di vita alle nuove condizioni generali. Il dibattito “mascherine o non mascherine” scomparirà di fronte alla constatazione che nel prossimo.futuro potrebbero esserci letteralmente bande di affamati per strada, con possibili rischi di assalti ai supermercati. In tale scenario il dibattito se si potrà o meno far gite e a quali condizioni scomparirà del tutto. Ciao!

  57. Guido, 🙂
    ———————-
    Oggi pomeriggio parlavo con amici negozianti, ugualmente disperati è preoccupati: si parla di dover sanificare ogni indumento provato, senza contare che molti non vorranno più andare nei negozi preferendo acquistare su internet, con il risultato che nel giro di qualche mese si vedranno costretti a chiudere
    E qualcuno, come hanno fatto i cinesi per decenni, sarà pronto a comprare tutto.
    ——————
    Dove stiamo andando? 

  58. Per fronteggiare il calo delle entrate i rifugisti dovrebbero farsi pagare anticipatamente il costo del soggiorno che verrà rimborsato solo in caso di effettive condizioni atmosferiche che impediscano realmente il raggiungimento del rifugio e il relativo soggiorno. Così i furbetti magari ci fanno prima un pensierino e si liberano dei posti.

  59. GG, 
    io intendo cautelarmi, come ho fatto sinora, dall’insorgere di qualunque malessere e malattia curando l’alimentazione, praticando attività fisica, stando quanto più possibile all’aperto, favorendo le piccole economie, promuovendo gli scambi interculturali e gli stili di vita alternativi a quelli delle masse, con attenzione agli acquisti, ai materiali di cui mi circondo, ai piccoli gesti che fanno fiorire la mia vita.
    Di certo non aumentando distanze e prendendo precauzioni prive di utilità e significato. 

  60. La mia opinione è che questa situazione, se si protrarrà nel tempo, porterà forzatamente ad un cambiamento di abitudini nell’andar per monti.
    Il beneficio prevalente dell’attività in montagna è quello di “liberare la testa” e portare un po’ di serenità : se lo sforzo prevalente dovrà essere quello di cautelarsi (giustamente) da un eventuale contagio, credo che il rapporto beneficio/costi sia perdente.
    Naturalmente, tutto dipenderà dal livello di tolleranza di ciascuno e  dall’importanza che riveste l’attività in montagna nella propria vita.

  61. Paolo Pasini?
    C’era una volta un bel film dell’orrore (“La mosca”), tratto da un racconto omonimo. Lí si mescolarono i DNA di due esseri differenti. Ecco, all’incirca come in Roberto Panzeri.
    Scusate, Paolo Pasini.

  62. Panzeri, conosco le leggi di Cipolla 🙂
    Preferisco però applicarle ai comportamenti piuttosto che a una stupidità innata (il che, forse, è anche peggio).

  63. Paolo Panzeri,
    se pensi davvero che l’unica soluzione sia un vaccino, dovresti cominciare a fartene una serie che possano metterti al riparo da tutti i virus che ci sono in giro – una buona parte li hai già incontrati nel corso della tua vita.
    Hai vissuto su un altro pianeta? 🙂
    In sincerità, non ho mai preso grandi precauzioni per dormire in rifugi e ostelli, ma mi pare d’essere ancora intera, sempre che non sia una illusione lo stato di buona salute che mi accompagna da tutta una vita.
     
    Fabio è divertente! 😊 E anche Paolo Pasini lo è!  🙂

  64. Mi ero scordato i saluti.
    … … …
    Saluti da Fabio.
    Sing Sing. Reparto di massima sicurezza. 

  65. Paolo, sei murato in camera tua?
    Ti somministrano i pasti attraverso una finestrella?
    E per la pipí? A orari prestabiliti?
    L’ora d’aria in cortile? No, eh?
    … … …
    Benvenuti ad Alcatraz. Reparto di massima sicurezza. 😬😬😬

  66. Riva, io lo so, avevo letto”Allegro ma non troppo” del professor Cipolla. 🙂 
    Risultato:
    Fino a un mese fa non avevo mai creduto in quello che leggevo ! 

  67. A livello individuale si tratta di fare quello che abbiamo sempre fatto in montagna : procedure essenziali di sicurezza, attenzione, senso di responsabilità verso se stessi e gli altri e un po’ di attributi, poi vada come vada. È comprensibile che ha responsabilità di business deve cautelarsi anche formalmente: la burocrazia può essere più letale di un virus. Quindi se pensiamo di usare le strutture aiutiamo coi nostri comportamenti chi di montagna vive.

  68. Penso proprio che noi “over” fino al vaccino dovremo convincerci a girovagare da soli senza entrare mai in una costruzione, da nessuna parte sia, a gustarci nemmeno una mezza o una radler o una panche bella fresca: ombrello e giacca pesante per sicurezza.Il rischio che correremmo sarebbe per una buona percentuale la morte e per un’altra assai simile l’intubazione e la distruzione dei nostri polmoni, quindi direi un 50% futuro senza montagna se ci ammaliamo.
    Dopotutto cosa sono sei mesi a fare i bravi e gli ubbidienti ? 🙂 
    La montagna so bene che mi aspetta sempre e solo ora mi accorgo lentamente che posso sistemare tante cose ferme da decenni.Qui noto una interpretazione per me divertente: Le camere a sei posti letto, le utilizzeremo per tre persone…. Non sono tante le regolette da seguire, ma proprio non riusciamo a metterle tutte e sempre tutte insieme: qui si pensa forse solo alla distanza?!?!
    Il virus gira e impiega almeno un giorno prima di morire: possibile che non entri nei nostri cervelli ?????
    Immaginiamoci in una stanza chiusa cosa succede….  lenzuola, coperte, maniglie, appendini, finestre, ciabatte, lavandini, interruttori, stufe, sedie, …… 
    Poiché io non capisco, mio figlio da 10 giorni mi tiene rinchiuso in casa e mi minaccia dolorosamente se oso tentare di uscire 🙂 

  69. L’intelligenza è un dono che viene dato a tutti, gratis, alla nascita.
    Il problema sta nel farne buon uso.
     
    Cosa ho vinto ? 🙂

  70. Quiz per Giuseppe Balsamo al 21: per ogni italiano intelligente, quanti ce ne sono di non intelligenti? Dai, che è facile!

  71. Amo il pragmatismo di chi, abituato a vivere e a lavorare in condizioni tutt’altro che facili, evita il piangersi addosso, gli inutili lamenti, l’attribuzione della colpa a questo e quell’altro, il minimizzare e l’ingigantire, il parlare a vuoto di cose che non conosce, e si prepara semplicemente ad affrontare la situazione con lo strumento più potente di cui dispone. La propria itelligenza.

  72. Gli accorgimenti prospettati dal Gestore hanno la funzione di mitigare il rischi di contagio, tenendo ben presente che il rischio non si può eliminare.
    Alcuni comportamenti, anche involontari, dei fruitori potrebbero essere una variabile non trascurabile e non molto remota per avvalorare la non eliminazione del rischio.
    Caso: Utilizzo dei posti tavola sebbene ridotti all’interno del rifugio rispettando le distanze prescritte ai tavoli. Nel caso di avventori asintomatici durante la consumazione dei pasti questi per ingoiare bevande e cibi solidi dovranno inevitabilmente togliere la mascherina dalla bocca. Mettiamo il caso che vada loro di traverso il cibo o la bevanda e per espellerli inevitabilmente iniziassero a tossire il virus inonderebbe l’intera stanza.
    Caso: Utilizzo posti letto per pernottamento. Vale il caso sopra esposto.
    Caso: I bagni in comune, a seconda dei comportamenti dei fruitori all’interno degli stessi potrebbero rivelarsi potenzialmente settici poichè il virus può essere veicolato tramite gli escrementi alle maniglie delle porte, rotoli di carta igienica, rubinetti dei lavabi saponette e dispenser con saponi liquidi. (Anni fa al rifugio Benevolo al mattino avevo sorpreso un turista tedesco che si faceva il bidet sul lavandino dove poi altri usufruivano per lavarsi i denti).
    Rimane plausibile il servizio somministrazione pasti all’esterno all’aperto o sotto tendone.
    In caso di improvviso forte temporale e fulminazione quanti potranno accedere come riparo all’interno del rifugio? (Al rifugio Vittorio Sella in una giornata di agosto un forte temporale ha provocato un corri corri per rifugiarsi all’interno del rifugio ed eravamo stipati come sardine persino sulle scale con il gestore che chiudeva porte e finestre.
     
     

  73. … ingrassare la Gates & C grazie a nuovi vaccini.
    L’ingrasso è il punto 2.
    Il punto 1 è il controllo.

  74. Io spero ancora che abbia ragione il premio Nobel Montagnier, uno dei pochi scienziati non corrotti o di parte o impreparati che ho sentito, che ha detto che ci sono buone probabilità che il virus prodotto artificialmente se ne vada naturalmente. Come la maggior parte dei virus malefici che lo hanno preceduto, senza bisogno di ingrassare la Gates & C grazie a nuovi vaccini. Se non sarà così sarà meglio prendersi il virus e curarlo subito come una normale influenza con semplici medicinali appositi, che adesso, sulla base dell’esperienza, ora si sa quali sono. Una vita con le mascherine a tempo indeterminato proprio non mi interessa. Se andrò ancora in un rifugio voglio che sia un rifugio come una volta. Sarà solo un modo triste per accelerare per tutti la fine di tutto. Quando si va per montagne o per mari bisogna assumersi dei rischi, altrimenti meglio morire. Intanto prima o poi bisogna farlo. Per il bene di un’umanità per cui il conto alla rovescia è molto probabilmente già iniziato. P.S. Invece di buttar via tanti soldi massacrando l’economia e creando un odioso e innaturale sistema di distanziamento sociale, nella mia ignoranza da uomo della strada credo sarebbe molto più importante investire tutto, dico tutto, per rendere possibili tamponi o esami seriologici generalizzati. E farlo subito. Si tratta di una priorità assoluta. Isolando poi gli untori, giovani o vecchi che siano. Dopo mesi di pandemia mi sembra che al riguardo si vada a passi di lumaca. Io sono rientrato un mese fa, in piena pandemia, da oltre oceano, respirando in aerei strapieni con passeggeri senza mascherine, per decine di ore. Ho chiesto di poter verificare se sono o meno un untore asintomatico: mi è stato detto che non è previsto, che non è possibile e chissà se e quando lo sarà.

  75. Grazie, Guido!  🙂 Che ventata di buona energia!
    Mi sento proprio questo! 🙂
    Nel mio piccolo, farò di tutto per continuare a portare avanti i valori in cui credo.
    Tuttavia, per le persone come me che hanno già una piccola economia (soprattutto per scelta di vita) e che non lavorano da mesi, non sarà facile supportare i rifugi che, a mio avviso, si vedranno costretti ad alzare i prezzi, lasciando anche parte del personale a casa.
    Nota per i gestori: mi auguro che parallelamente alla proposta di stoviglie compostabili venga promosso l’utilizzo di piatti e bicchieri personali. 
     
     
     

  76. Buongiorno grazia, tu non sei né ottimista né pessimista, ma realista positiva (non al CV). I pessimisti sono quelli che remano contro, gli ottimisti quelli che vivono con la testa fra le nuvole, i realisti positivi quelli che invece vedono il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto e si impegnano quotidianamente per far sì che la qualità del mezzo pieno sia in continuo crescendo.

  77. Concordo con Pasini. Tra l’altro io non mi sento né impaurito né facente parte del gregge. Piuttosto: faccio una scelta responsabile di serietà.  Cioè: verificherò le future regole del gioco (alias le norme governative) e valuterò se mi interesserà o meno fare montagna finché ci saranno quelle regole in vigore (Lavazza: Il caffè è un piacere. Se non è buono che piacere è?). Probabilmente tali regole non incideranno quasi niente sul mio modo di fare montagna: come ho già raccontato, per indole, da decenni, faccio gite da solo o con mia moglie, su itinerari inconsueti e in valloni dimenticati. Ci sono posti così anche a 30-50 km da Torino, immagino lo stesso da qualsiasi altra città. Questo lo faccio in condizioni normali, figuriamoci adesso. E’ molto probabile, invece, che per quest’estate rinuncerò a quelle 3-4 gite in alta quota (ghiacciaio) che mi concedevo. Più che altro perché non mi va, ma solo per gusto personale, frequentare i rifugi con le regole che probabilmente saranno imposte. Ammiro moltissimo e rinnovo i complimenti a Manavella e ai suoi per la loro capacità programmatrice e dico che tutti gli operatori della montagna (rifugisti, guide, accompagnatori vari ecc) dovrebbero sfruttare le attuali giornate di stasi per organizzare diversamente la propria attività estiva. Ma io, per miei gusti personali, non penso che per quest’estate frequenterò i rifugi. Piuttosto utilizzerò la tenda. Non che sia felice di non utilizzar rifugi: spero in autunno di fare un giro in Cristalliera e poter poi bere una birra fresca al Selleries. Ciao!

  78. Roberto, se mi conoscessi sapresti che io sono un’ottimista di natura.
    Quel che sto esprimendo è puro realismo e senso pratico dettato da ciò che osservo, come è mia abitudine.
    Per quanto mi riguarda, i comportamenti responsabili di una comunità non si misurano nelle distanze e nell’uso di dispostivi inutili quanto opprimenti (soprattutto all’aria aperta e in montagna) dettati da qualcuno, ma nel rispetto reciproco (vedi commento n. 1), nella solidarietà, nella salvaguardia degli spazi comuni.
    Durante questi mesi ho visto guanti di plastica in ogni dove, carcasse di pneumatici fumanti, un egoismo senza scampo che ci vuole chiusi a casa senza curarci del vicino.
    Può essere auspicabile e buono ciò che sta accadendo e accadrà?
    Può darsi che i rifugi avranno quel tanto agognato ordine e “senso civico”, ma perderanno la loro vera natura di rifugio, quel luogo in cui potersi sentire protetti e accolti anche quando non eravamo attesi. 
    Accadrà, purtroppo, che il popolo, compresso per due mesi, finirà per accettare ogni sorta di regola pur di uscire, senza capire che entrerà in un’altra gabbia, ancor più regolamentata e opprimente. 
    Mi dispiace non mostrare esultanza al piegarsi del Selleries al nuovo paradigma, nonostante sappia che non ha alternative per sopravvivere, ma non mi è proprio possibile.
     

  79. Provo un grande rispetto per i gestori. Mi è piaciuto molto questo scritto. E ho letto con piacere ed interesse i vostri commenti. 
    Io sono uno di quei *selvatici” che bivacca in tenda e, dunque, ha sempre usufruito poco dei rifugi. Continuerò a farlo, sono onesto, per spendere poco, mangiando cose preparate da me.
    Ma mi pongo un dilemma, ricordando che sempre mi sono appoggiato alla gentilezza e a qualche piccolo servizio da rifugio, ottenendo sempre professionalità e attenzioni. Forse perché sapevano di quel selvatico figuro spettinato, che spariva in quota di notte.
    Anche nel mio piccolo mi adopereró per aiutare i rifugi a sopravvivere. Lo meritano e sono essenziali per tutti noi. 

  80. Grazia, mi dispiace non essere riuscito ad attenuare un certo allarmato pessimismo che mi pare di percepire nelle tue parole, ma forse mi sbaglio ed è una mia proiezione sul tuo sentimento. Le valutazioni su chi ci governa forse sono influenzate dalle esperienze personali. Nella mia esperienza di baby boomer ho visto governi ben più forti e pericolosi di quello di Giuseppi. Qui ognuno fa quello che vuole e tira l’acqua al suo mulino. C’è stata di fatto la secessione delle regioni di bossiana memoria e il centro è un mediatore di interessi diversi e contrastanti, spesso scavalcato. Almeno avessimo un governo forte con una solida legittimazione popolare capace di guidare il paese in questo momento! Comunque lasciamo perdere questo livello e torniamo alla montagna, dove sono d’accordo con Crovella che molto dipenderà dai comportamenti responsabili della nostra comunità, a prescindere da quello che deliberanno stato, regioni, comuni, comunità montane, etc.,,e dall’eventuale ridicolo e dispendioso gioco a guardie e ladri, come accaduto con i runner urbani.

  81. Va da sé che ai rifugi, così come ci vengono prospettati, andrà quasi esclusivamente un certo tipo di pubblico che, in linea di massima, non sarà guidato dalla passione e l’amore per la natura.
    I rifugisti sono pronti anche a questo?

  82. D’accordo con Matteo! 🙂
    Caro Roberto, non amo le etichette, ma definire questo governo semplicemente “debole” mi par riduttivo, anche perché così sarebbe facile essere indulgenti nei confronti di atteggiamenti e direttive. E io non lo sono per nulla.
    E poi proprio per rispetto di chi ci ha preceduti combattendo per la libertà, dovremmo mostrare la nostra dignità di uomini e cittadini – e invece vedo, più che altro, un gregge di pecore impaurite da un temporale.
    Nel giro di quindici giorni saranno imposte applicazioni, braccialetti, vaccini e regole di ogni sorta che plasmeranno le nostre vite.
    E tutto quello che sappiamo fare, a parte pochi coraggiosi, è guardare e cantare dalla finestra. 
    Ci rendiamo conto che l’abbraccio è diventato un gesto rivoluzionario? 

  83. “Noi non abbiamo la minima idea di come fecero i nostri colleghi, all’epoca della Spagnola nel 1918 e dell’Asiatica nel 1957. “ Non fecero proprio nulla, direi, e infatti nel primo caso i morti furono molti di più che nella grande guerra.
    Comunque secondo me la birra dopo un giro in Cristalliera è essenziale, a costo di mettere un interfono, appoggiarla per terra sul terrazzo e andarla a bere in mezzo al prato: cerchiamo di mantenere il senso delle cose essenziali nella vita! 🙂 

  84. Cara Grazia, visto che è un tema di questi giorni, mi permetto un piccolo riferimento familiare. Il partigiano della Divisione Beltrami di cui porto il nome, sottoufficiale degli alpini che aveva fatto la campagna di Russia, fu ucciso in combattimento a 22 anni in Valle Strona (VB) il 12 aprile del 1945 insieme a due suoi compagni, uno di 18 e uno di 19 anni. Non abbiamo di fronte una dittatura nazi-fascita, ma un governo debole, a volte un po’ confuso e in preda al panico, che cerca di affrontare scelte importanti a cui forse non era preparato. Anche noi siamo di fronte a scelte personali importanti, ma manteniamo il senso delle proporzioni. Altri hanno visto di peggio. Ogni tanto ricordare non fa male: amore per la libertà e disciplina non sono necessariamente valori antitetici e bisogna coltivare, con realismo, la speranza che molte persone non sono disposte a rinunciare alla libertà in cambio della sicurezza. Prima di noi, in tempi più oscuri, qualcuno si è ispirato a questa speranza per andare avanti anche quando sembrava prevalere il contrario tra la maggioranza del popolo. Scusa il pistolotto resistenziale, ma ogni volta ci penso in questi giorni anche negli anni normali ma in quest’anno non normale questa considerazione sul senso delle proporzioni mi fa da guida e mi fa pensare che dobbiamo dimostrarci all’altezza di chi ci ha preceduto. Una buona giornata spero colorata di un po’ più di ottimismo. 

  85. A linea guida irregimentate siamo arrivati a fare danni ovunque.
    Contenti sul nostro comodo divano.
    Tacevamo, la morale etica lo imponeva.
    In attesa le cose migliorassero.
    Neppure caporali.

  86. Mi compiaccio che ci siano individui così “responsabili” come Manavella (complimenti a lui e ai suoi collaboratori), capaci di saper organizzare la proprio attività futura adeguandola alle prossime (prevedibili) regole. E’ anche vero che per alcuni rifugi (principalmente in alta montagna) le cose diventeranno talmente complicate che… non so bene se si troveranno le soluzione operative. Più in generale: andrà tutto bene se ci sarà il massimo senso di responsabilità da parte di tutti, operatori e fruitori della montagna (questi ultimi a prescindere dall’utilizzo o meno dei rifugi). Se tutti staranno distanti, dentro e fuori dai rifugi, se ciascuno saprà calibrare la propria velocità di progressione (in modo, per esempio, da evitare di far combaciare più gruppi familiari), se si useranno sempre i dispositivi ecc ecc ecc… allora ne guadagneremo tutti, in termini che non verranno presi provvedimenti ancora più stringenti. Se, invece, la collettività degli alpinisti/escursionisti sarà a maggioranza superficiale e non diligente, magari in un secondo momento (esempio: al seguito di nuovi focolai riconducibili al rifugi X o all’escursione Y) verranno presi provvedimenti molto severi a scapito di tutti noi (esempio: divieti specifici di andare in montagna ecc). Questa dovrebbe essere la linea guida del nostro futuro comportamento. Buona giornata a tutti!

  87. Ieri sera ho letto con attenzione l’editoriale e la rubrica “peak&tip” della rivista del CAI, in cerca di segnali che ne evidenziassero la posizione o perlomeno le tendenze.
    Purtroppo ho trovato la frase “A tutti noi è richiesta una grande capacità d’adattamento alla situazione, fiducia nel nostro sistema sanitario e nelle scelte politiche attuate per contrastare il virus”. 
    Non posso fare a meno di pensare all’allineamento del Club Alpino alle politiche fasciste ai tempi di Mussolini.

  88. intanto ci sarà una bella scrematura che vi darà una mano per gli spazi. Gli over60 non ci saranno.
    Ci riunchideranno in casa perchè siamo fragili, da proteggere…naturalmente senza pensione poi moriremo di fame.
    Dove non  ci sono  riusciti la Fornero e Monti ci ha pensato il Covid

  89. Ringrazio ancora una volta Massimo e la Banda del Selleries per le loro riflessioni e proposte.
    Mi preme, però, sottolineare che ciò che sta sfuggendo ai più è che le direttive che verranno fornite non saranno affatto temporanee, ma diventeranno parte integrante della nostra vita per sempre, salvo ulteriori restrizioni.
    Mi duole constatare che è vero che la maggior parte delle persone sono spaventate da un possibile contagio, ma anche ribadire che molti come me non l’hanno mai avuto e per tutti noi sarà ancor più difficile accettare i nuovi paradigmi. 

  90. Lo sforzo di Manavella è encomiabile e a lui e a tutti i suoi colleghi va tutta la nostra solidarietà concreta e non astratta. Tuttavia tra noi frequentatori non professionisti delle terre alte credo vada fatto con franchezza e con coraggio un discorso chiaro. Possiamo applicare con il dovuto rigore tutti i protocolli che vogliamo, compreso il protocollo Burioni che sarà applicato in Ferrari (rilevazione della temperatura quotidiana, ogni giorno due mascherine, guanti e occhiali da cambiare ogni settimana, sanificazione due volte al giorno etc) ma la possibilità di contagio non viene eliminata. Questo soprattutto dove accede pubblico esterno che non puoi controllare. Una mascherina usata per più di un certo numero di ore non serve a nulla, così mi dicono. Tanto vale non portarla. Perciò ognuno fa le sue scelte. Se si vuole andare in certi posti è giusto adottare con buon senso alcune precauzioni di base che riducono il rischio, senza stressarsi troppo con procedure che possono avere solo un valore di facciata, poi però si accetta il rischio e “prepararsi all’impatto”. In fondo è esattamente quello che facciamo andando in montagna, anche a livelli non estremi. Procedure, attenzione e rischio consapevolmente accettato. Questo lo sanno, credo, anche le autorità che hanno deciso di aprire varie attività, ma un po’ ipocritamente non lo dicono in modo esplicito perché tendono a considerare i cittadini un po’ bambini. D’altra parte è inevitabile: se allevi conigli perché sono più facilmente governabili, non puoi pensare che si comportino come leoni quando il gioco si fa duro.  Noi non siamo bambini, ma donne e uomini adulti, non saremo leoni ma neanche conigli, dobbiamo guardare in faccia la realtà senza raccontarci balle rassicuranti. Se uno vuole ridurre al minimo il rischio di contagio se ne sta per conto suo o al massimo va un compagno sicuro, frequenta luoghi fuori mano ( è possibile con un po’ di creatività come altri hanno già osservato) e si rende completamente autonomo e aspetta che passi la nottata. Nel rispetto delle regole sociali, ognuno, come sempre, è arbitro del suo destino e della buona o cattiva sorte. 

  91. Le considerazioni “pago quindi pretendo” non saranno più di moda in questa nuova epoca. L’arroganza è passata a miglior vita. La fretta e la scortesia di coloro che vedono esclusivamente loro stessi non saranno più di casa, nel rifugio che gestiamo. Ai 2023 metri di quota dell’Alpe Selleries nel post-covid, non ci sarà più posto per coloro che non faranno della comprensione e della disponibilità il loro metro di misura.
    Ben detto, e ottime anche le riflessioni finali.
    Chissà che non ci sia la possibilità di rivedersi fra un po’.
    Forza, Banda del Selleries!

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