Cantieri scatenati

Cantiere al rifugio Santner, il CAI Alto Adige e l’AVS: “E’ uno scempio. Chiediamo alla Fondazione Unesco più coraggio, devono prendere una posizione”.

Cantieri scatenati
di Lucia Brunello 
(pubblicato su ildolomiti.it il 14 settembre 2021)

Vogliamo più coraggio dalla Fondazione Dolomiti Unesco. Sulle iniziative promozionali sono bravissimi, però quando c’è da scendere in campo per difendere l’ambiente, spariscono. Dovrebbero fare molto di più”. Sono queste le parole di Carlo Alberto Zanella, presidente del CAI Alto Adige, in seguito ad un recente incontro in cui lui e i presidenti dell’Alpenverein, CAI Veneto, CAI Friuli e SAT hanno incontrato Mario Tonina, presidente della Fondazione Dolomiti Unesco.

Lavori al Passo Santner

Durante l’incontro, Zanella e Georg Simeoni, presidente dell’AVS, hanno cercato di affrontare con Tonina anche il tema del Santner, il rifugio d’alta quota che presto verrà demolito per poi essere ricostruito interamente. I lavori sono già iniziati come si può vedere in questo post. All’incontro, però, non c’è stato il tempo materiale per farlo.

E’ vero che la Fondazione non ha potere vincolante sulla realizzazione del rifugio, ma deve esprimere un parere. Noi infatti chiediamo che prendano una presa di posizione, che si espongano su questi temi importantissimi per le nostre montagne”, dice Zanella. “Il progetto di rifacimento del Santner è un autentico scempio, totalmente inutile. E’ stato fatto perché alla base c’era già da tempo un progetto ben preciso e magari con ulteriori programmi futuri che possono generare paure e preoccupazioni per l’ambiente“.

Carlo Alberto Zanella

Il nuovo rifugio Santner, attualmente molto apprezzato per le sue piccole e caratteristiche dimensioni, secondo il progetto già approvato verrà ricostruito su 3 piani, e i posti letto verranno triplicati. Zanella: “La prima volta che il progetto è stato presentato a CAI e AVS per un parere informale, è stato respinto, così come anche la seconda volta dopo aver apportato delle lievi modifiche. Successivamente il progetto è stato approvato senza sentire più il parere di CAI e AVS e senza interpellare la Consulta Alpinistica in quanto, dopo la modifica delle legge effettuata nel 2014, i progetti di demolizione e ricostruzione e quelli di ristrutturazione, non dovevano più passare al vaglio di detta commissione. La cosa però assurda è che non si tratta di fedele demo-ricostruzione, bensì di un nuovo progetto a tutti gli effetti. Per questo doveva passare, a nostro avviso, in consulta“.

Lavori al Passo Santner

Questo è un modo di lavorare che ritengo inquietante, assolutamente non trasparente”, continua Zanella. “Non ha veramente senso ristrutturare in questi termini il Santner. Io non sono affatto contro le ristrutturazioni, ma c’è modo e modo di agire. Nelle Dolomiti sono molti gli esempi virtuosi, come il rifugio Antermoia, il Biasi al Bicchiere e il Fodara Vedla a Sennes”.

Il rifugio è stato chiuso per anni proprio perché la sua presenza non era essenziale a fini alpinistici, del resto pochi metri più sotto c’è il rifugio Re Alberto. Sono convinto che gli attuali gestori lo abbiano comprato perché sapevano esattamente cosa fare e come lo avrebbero ristrutturato”.“Trovo corretto che la Provincia aiuti economicamente i rifugi, ma qui qualcuno se ne sta approfittando“, prosegue. “Tonina ha rassicurato che la Fondazione farà qualcosa, ma non sappiamo cosa. C’è anche da dire che abbiamo ottenuto l’incontro solamente perché abbiamo fatto rumore sui giornali”.

Dello stesso identico parere è il presidente dell’Alpenverein, Georg Simeoni: “Si sta costruendo un rifugio che non ha alcun senso di esistere. Non sono state rispettate le regole, perché questo progetto doveva essere sottoposto al parere della Consulta alpinistica e anche alla commissione del Parco Nazionale Sciliar e Catinaccio, cosa che non è stata fatta“.

Georg Simeoni

Avevamo espresso parere negativo ben due volte, ma non siamo più stati interpellati“, continua. “Non stiamo parlando della ristrutturazione di un edificio, come lo vogliono far passare, ma della totale demolizione e ricostruzione triplicando la volumetria“.

Purtroppo temo che questa sia una battaglia persa, per tutti e soprattutto per la tutela dell’ambiente“, continua Simeoni. “Alla fondazione Dolomiti Unesco abbiamo chiesto maggiore attenzione su questi temi qui, anche se si tratta di qualcosa che non dovremmo chiedere e che dovrebbe essere scontata. Tutti noi, dei Club Alpini, abbiamo la sensazione che il marchio Unesco sia servito solo per incentivare il turismo e il traffico sui passi”.

Durante l’incontro, però, di Santner si è parlato poco. “Non avevamo molto tempo, e quindi abbiamo parlato di quello che volevano loro“, continua il presidente del CAI Alto Adige. Il fulcro del dialogo si è concentrato sul tema del traffico sui passi dolomitici. La Fondazione, infatti, è d’accordo sul fatto che si debba fare qualcosa per regolamentare il flusso di mezzi che, soprattutto durante i mesi estivi, percorrono i passi.

Mario Tonina

Per Zanella, però, non è tutto oro quello che luccica. “La mia paura è che stranamente se ne stia parlando adesso perché con i fondi del recory fund si costruiranno nuovi impianti di risalita. Temo che vogliano togliere gli impianti, non chiudendo i passi, ma semplicemente aumentare il numero si seggiovie, cabinovie e funivie in territori vergini ed incontaminati. In Veneto, Zaia ha ancora in cantiere il progetto del grande Carosello (qui articolo), e so che molti edifici e impianti di risalita stanno venendo acquistati proprio sui passi o in zone sciistiche“.

Spero in bene per il futuro, perché se andiamo avanti così non so davvero dove andremo a finire. Se i bellunesi sono furbi inizieranno a sfruttare il loro non avere nulla, solo natura e montagne incontaminate. La gente si è stufata di vedere tutti questi impianti di risalita. L’Alto Adige è diventato terribile, tra gare automobilistiche sui passi, nuove costruzioni, biciclette elettriche e ferrate che sembrano montagne russe“.

Almeno nel bellunese le malghe sono rimaste malghe e i rifugi sono ancora rifugi. Le nostre montagne sono sotto assedio, e ogni giorno ne sento una nuova, ma noi continueremo a parlare e a batterci per la montagna incontaminata. Del resto è proprio così che la maggior parte degli escursionisti la vogliono“, conclude.

Lavori alla stazione a monte del rifugio Coronelle

La posizione di Reinhold Messner e Almo Giambisi
di Lucia Brunello
(pubblicato su ildolomiti.it il 14 settembre 2021)

Secondo me non si tratta di una bella costruzione. In quel luogo non la si dovrebbe fare, e in ogni caso c’è modo e modo di ristrutturare”, questa la dichiarazione fatta da Reinhold Messner a ilDolomiti.it sul tema su cui in queste ultime settimane si sta discutendo moltissimo. Stiamo parlando del progetto già approvato e dei lavori già avviati di demolizione e rifacimento totale del rifugio Santner, a 2734 metri di quota, all’apice della parete ovest del Catinaccio nell’omonimo gruppo.

Come abbiamo illustrato in questo post, la nuova struttura sarà alta 3 piani, avrà 32 posti letti (circa il triplo rispetto a quelli di adesso) e sarà a forma di ‘tenda’. Una forma un po’ insolita, abbastanza distante dall’immagine più classica che tutti noi abbiamo del rifugio con il tetto spiovente.

Reinhold Messner

Per Messner, però, questo è un fattore di secondaria importanza. “L’architettura e il suo stile sono cambiati con il tempo“, dice. “Magari a quella quota il legno non è adatto proprio perché ci troviamo troppo in alto. Del resto anche io sul Plan de Corones ho fatto costruire il mio museo all’interno di una struttura particolare e molto moderna, che ancora oggi rappresenta un’opera interessante e di successo nel mondo dell’architettura”.

Mi auguro che il nuovo progetto sia accettabile“, continua. “Ma è anche vero che si tratta di un rifugio privato, e quindi i proprietari hanno il diritto di fare ciò che vogliono“.

Purtroppo quella zona del Catinaccio sta diventando veramente troppo battuta dai turisti, e queste scelte non fanno che portare in quella direzione”. Un discorso, questo, che facilmente si può ricollegare alla crescente presenza di auto e moto sui passi delle Dolomiti, e non solo. Anche su questo tema, Messner si era espresso in un’intervista (qui articolo).

In ogni caso non ho visto il progetto e non conosco la situazione nel dettaglio. Aspettiamo di vedere cosa diventerà”, ha poi concluso. 

L’opinione condivisa da molti, tra cui CAI Alto Adige e Alpenverein (qui articolo), è che una ristrutturazione, per un rifugio, sia più che lecita. Del resto in questi ultimi anni l’afflusso di turisti nelle Dolomiti è aumentato esponenzialmente, e le strutture si devono adeguare per riuscire a venire incontro a questo trend. Tutto sta, però, nel non superare i limiti dell’eccesso.

Almo Giambisi

Di questo stesso avviso è anche Almo Giambisi, alpinista e per ben 26 anni storico gestore del rifugio Antermoia e proprio per questo profondo conoscitore del gruppo del Catinaccio. “Sono favorevole ai miglioramenti ed evoluzioni negli ambienti di montagna“, spiega. “Non credo che i rifugi si debbano presentare come erano 50 anni fa“.

Non bisogna però andare all’estremo opposto e costruire dei veri e propri palazzi a quelle quote lì“. E conclude: “Non mi dico contrario, solo che si dovrebbe trovare una via di mezzo. Questo vale per il Santner, così come per molti altri progetti e in molti altri contesti nel nostro territorio“.

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Cantieri scatenati ultima modifica: 2021-09-19T05:46:00+02:00 da GognaBlog

21 pensieri su “Cantieri scatenati”

  1. 21
    Massimo Silvestri says:

    Con riferimento a post 20: leggere post 12, seconda parte.
    Saluti.
    MS

  2. 20
    Luciano Pellegrini says:

    LE DOLOMITI UNESCO… UN PATRIMONIO DA CANCELLARE!

  3. 19
    Massimo Silvestri says:

    Commento a post 15 di Geri Steve.
    Si forse hai ragione. Tuttavia mi rimane un dubbio: chi arriva a piedi al Passo Santner, dal Vajolet o dal lato opposto NON E’ il turista con le scarpette da tennis. Potrebbe esserlo se dietro alla demolizione e ricostruzione ci stessero altri progetti (ad esempio un impianto a fune che arrivi sino al passo) ma questo non mi sembra di averlo letto. L’assalto di persone non escursioniste potrebbe essere il caso delle Coronelle, ma non di sicuro del Santner. Ritengo che al Santner ci arrivino solo escursionisti attrezzati e con un minimo di preparazione tecnica e di cultura, per cui se questi disertano non solo il Santner ma tutto il Gruppo del Catinaccio vedresti subito cosa succede …. saranno tutti gli altri gestori della zona che andranno all’attacco ….
    Ciao.
    MS

  4. 18
    Lucien Fimon says:

    Leggo con passione e sofferenza tutti questi commenti  relativi al destino , segnato, del Santner e al futuro delle Dolomiti oltre che al DISAPPUNTO Condiviso sull Unesco ! Ed io , che nutro un AMORE SCONFINATO oltre che talvolta DOLENTE per queste creature rocciose, non riesco che aggiungere questa mia sconsolata considerazione  : il problema non è SOLO l’Unesco o gli ambiziosi architetti dei nuovi rifugi a DEVASTARE la BELLEZZA montana ma la TOTALE MANCANZA di RISPETTO e “cultura” ambientale delle migliaia di persone che in scarpette ginniche e blue jeans pensano di andare a Gardaland!! Ed il secondo problema è che nessuno si incarica di sensibilizzare questo modo di andare in montagna !  A cominciare , molto spesso ,  dai gestori stessi dei rifugi…. La mia sofferenza nel vedere tutto ciò mi ha costretto a cominciare ad andare sulle Dolomiti solo fuori stagione e con i Rifugi chiusi…… 

  5. 17
    albert says:

    NONSOLORIFUGi.Il salto dal trampolino con gli sci su base neve-ghiaccio o particolari ceramiche..non mi sembra pratica di grandi masse. Eppure  si cucca 26 milioni di euro per costruzione ,adeguamenti , per imminenti Olimpiadi e mettiamoci pure il Bob su pista..attivita’  di ordinaria pratica per bimbi e ottantenni.Piste ciclabili soffrono gli ultimi raccordi, polemiche urlate per adeguare alcune baite nel Lagorai ad una accoglienza minimale.

  6. 16
    Geri Steve says:

     
    CAPIRE GLI AVVERSARI E PORSI OBIETTIVI REALISTICI.
     

    L’UNESCO è stata fondata con condivisibilissime e fondamentali motivazioni, ma come la FAO e l’OMS, non è una organizzazione dell’ONU ma una Agenzia finanziata soltanto da alcuni stati. In sostanza, sono società per azioni che, nella migliore delle ipotesi farebbero ciò che richiedono gli azionisti, in proporzione ai loro contributi.
     
    Nella realtà sono costosi carrozzoni i cui burocrati hanno come finalità principale quella di accontentare chi li ha messi lì e di mantenere se stessi, quindi aperti a scambi di favori anche per finalità opposte a quelle istituzionali.
     
    Nella sua storia l’UNESCO ha condannato per “nazismo” lo stato di Israele invece di svolgere il suo compito di affrontare le colpe sue, delle organizzazioni palestinesi e dell’ideologia di annientare e cancellare l’altro; ha addirittura tenuto una conferenza su Wikileaks escludendo proprio questa e Assange.
     
    Mi sembra chiaro che i difensori del Catinaccio non siano in grado di invertire questi comportamenti, ma possono farli rientrare se sono in grado di manifestareclamorosamente il loro disgusto per ciò che fa l’UNESCO in totale contrasto con le sue finalità.
     
    Non si tratta quindi di attaccare per abolirli i siti “patrimonio dell’umanità” ma di denunciare che l’UNESCO invece di difendere il suo sito delle Dolomiti lo svende al mercato turistico.
    Geri
     

  7. 15
    Geri Steve says:

     
    IDENTIFICARE GLI AVVERSARI E PORSI OBIETTIVI REALISTICI
     
     
    Mi dispiace per l’amico Massimo Silvestri, ma la sua (giusta!) proposta di obiezione di coscenza ambientale non sarà efficace: chi ha in mente di lucrare sulla pseudo-ristrutturazione del “rifugio” Santner sarà contento di non avere l’ingombro della presenza sua e di altri alpinisti e riuscirà facilmente a riempire il nuovo rifugio di turisti-consumatori.
     
    I proclami di chi chiede “più coraggio” alla Fondazione dell’UNESCO che nè loro nè lei non hanno neanche il tempo per parlare dello scempio in programma, sono patetici.
     
    La guerra per la difesa del Catinaccio può essere vinta soltanto se si dà battaglia denunciando la corruzione di organizzazioni come l’UNESCO e di alcune istituzioni turistiche.
    segue

  8. 14
    albert says:

    Dopo una panoramica web agli altri rifugi attorno, non e’che  ci sia stata tanta ricerca stilistica adatta all’ambiente circostante, prevale il senso pratico, piu’ da geometra attento alla sostanza che da archistar. Con ampliamenti che si accostano come “na scarpa e on zoccol”

  9. 13
    albert says:

     Se un escursionista fugge da citta’ troppo densamente abitate con ogni angolo occupato da edifici in cemento o grattacieli invetro alluminio, facciate risvestite in pannelli metallici e fotovoltaici ec.,…e se li ritrova nello stesso stile architettonico in montagna, alla fine va in  Austria o  Slovenia dove trova tradizionali tipologie in case vacanza , alberghi e rifugi…un poco barocche con cascate di gerani dai poggioli, tetti in cotto o scandole( veri o fac simile)

  10. 12
    Massimo Silvestri says:

    Ribadisco quanto al post 1. Ho gia’ applicato il principio dalle mie parti per cui una zona sventrata da impianti di sci dopo gli anni 80 non mi ha piu’ visto per 30 anni. Facciamo tutti cosi’ che se non li si prende per i soldi non faranno nulla. Raccolta firme con testo in italiano tedesco e inglese.
    Per quanto riguarda Unesco stessa cosa: raccolta firme per togliere il sigillo Unesco alle Dolomiti. Nel mio capoluogo di provincia un intervento – scempio a meri fini speculativi finanziato dal Comune (parcheggio a pagamento in centro storico) sotto inchiesta e con seri problemi di compatibilita’ con il marchio Unesco.
    Saluti.
    Ms

  11. 11
  12. 10
    albert says:

    Ho visto con occhi le tende a struttura gonfiabile di Esercito e Protezione civile..perche’ non possono essere portate, gonfiate li’  su una piattaforma ed a fine periodo riportate a valle?? se ci sono arrivate le ruspe..

  13. 9
    Mino says:

    CC Bolzano Nr. 16582Gentili ospiti ed interessati ad un pernottamento in rifugio!A causa della gran mole di richieste che ci giungono normalmente, eravamo costretti di cambiare completamente il nostro sistema di prenotazione!Siamo semplicemente sopraffatti da circa 10.000 richieste via e-mail all’anno e non siamo più in grado di rispondere personalmente a tutte le e-mail che ci arrivano.D’ora in poi, le richieste di prenotazione di posti letto possono essere inoltrate ed accettate solo online tramite il nostro sito Web!Iniziamo con la registrazione delle prenotazioni ricevute per la stagione corrente da metà / fine febbraio e ci troviamo solitamente più di mille richieste. 
    Rifugio Locatelli.
    Questo è uno scempio il rifugio auronzo e la sua strada. 
     
    Io sto con i gestori. Fanno bene a demoricostruire. Vorrei vedere i detrattori stare 3/4 mesi lassù nelle condizioni attuali.
    La montagna è per tutti o quasi, non per pochi.
    Se austriaci e tedeschi avessero ragionato come voi nell’Ottocento non avremmo i meravigliosi rifugi che ora abbiamo.
    Poi la natura fa il suo corso e prima o poi un nuovo crollo mostrerà nuove meraviglie

  14. 8
    Riva Guido says:

    Visto quanti ancora abboccano propongo di modificare UNESCO in UN’ESCA.

  15. 7
    Antoniomereu says:

    Vi è tra gli scopi dell Unesco più il Promuovere che il preservare…cosa dobbiamo aspettarci?

  16. 6
    albert says:

     Se siamo arrivati al turismo spaziale per pochi eletti paganti,  con  impiego di chissa’ quanto propellente a testa, ormai cosa volete che  siano queste”innocenti colate”?. Dolomiti Unesco ha una nuova direttrice, la precedente Presidente  forse aveva inuito qualcosa e si e’ dimessa anzitempo o ha trovato di meglio??

  17. 5
    Enrico says:

    Nella mia Val d’Ossola si sentono spesso commenti del tipo: da noi i turisti vengono poco perché non abbiamo le strutture della Val d’Aosta o del Trentino. Oppure: non ci siamo fatti furbi ai tempi, ed ora da noi non c’è un cazzo. Ancora legati ad una mentalità anni ’60-’70 che avrebbe portato l’asfalto anche sui pascoli più alti ( qualche volta è successo). Pochi hanno davvero capito che il futuro non è portare la grande città in montagna (intesa come strutture edilizie e servizi), ma lasciando il meno contaminato possibile ciò che nei secoli è stato preservato. Ma a quanto pare, anche dalle mie parti son ben pochi a capirlo

  18. 4
    Giorgio Daidola says:

    Dolomiti Unesco agisce come fosse (anzi lo è… ) l’ufficio marketing per le Dolomiti del futuro: un lunapark cittadino in quota. La sua condotta strategica è stata fin dall’inizio in questa direzione. Pochi se ne sono accorti. I suoi silenzi su progetti di cementificazione in Marmolada e a Passo Giau sono solo gli ultimi significativi esempi al riguardo. È opportuno che tutti si rendano conto una volta per tutte che l’Unesco è l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura e che nei suoi fini c’è la “promozione del turismo” senza dire quale tipo di turismo. Questo la dice lunga: non si parla di preservare l’ambiente e la bellezza,  inutile quindi appellarsi ad un’organizzazione del genere.  L’Unesco con i suoi funzionari incravattati non è altro che un vergognoso paravento per giustificare le più turpi operazioni speculative e distruttive sulle montagne, di questo sembra che nessuno se ne renda conto. 

  19. 3
    albert says:

    Il demolito era piccolo, ma non sempre piccolo accompagna bello. Se poi accanto sorgevano appendici baracche di lamiera (sembra di vedere un cesso che  sta proprio sull’orlo  ma non si capisce dove scarichi,  d’altra parte iper frequentazione comporta bisogno di svuotamenti corporei e per fortuna la ferrata viene periodicamente igienizzata  da  dilavaggi temporalesci abbondanti))…era nello stile fai da te”siam omeni del fare” senza neppure un disegn,. Nella provincia promotrice dell’edilizia in legno, ( con trattamenti conservativi che pure non mancano )le strutture in cemento armato destano sospetti. Se proprio indispensabile ..avrei pensato a stuttura smontabile e rimontabile.Ma, appunto, sotto la zona abbonda di rifugi, li’ si vuole vendere un bene comune:la vista, il paesaggio e non appena lo si vende e valorizza  , sparisce. Tempo 15 giorni e da ottobre a maggio,la zona diventera’un semi deserto.Il distrutto rifugio pian de Fiacconi ormai nessuno se lo vuol demolire del tutto..e l’ eroica capanna di lamiera  su punta Penia , non e’che sia un bel vedere ma forse  se viene rimpiazzata ,qualche architetto farebbe pure peggio per apparire poi in qualche rivista specializzata, e riproporsi anche per altri clienti.

  20. 2
    bruno telleschi says:

    Nel frattempo sui grandi giornali imperversa la pubblicità della montagna. Soprattutto il Trentino promuove ogni forma di turismo per attrarre clienti da collocare ovunque, pure sul Catinaccio. Per una reale transizione ecologica sarebbe utile una bonifica amministrativa che preveda l’abolizione di ogni ente di promozione turistica a cominciare dal ministero del turismo e dagli assessorati regionali fino ai comitati comunali.

  21. 1
    Massimo Silvestri says:

    C’e’ un modo molto semplice per far rinsavire questi speculatori: aprire una campagna di boicottaggio di tutto il gruppo del Catinaccio da parte degli escursionisti. Dopo il primo anno quando il comparto turistico della zona avra’ accusato il colpo saranno proprio gli operatori a far recedere da queste iniziative. L’importante e” che la campagna parta subito prima che il danno sia irreversibile. 
    Saluti.
    Ms

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