La minaccia al Passo Santner e dintorni

Agli occhi di molti si presenta come l’ennesimo progetto non necessario, impattante dal punto di vista paesaggistico e ambientale. Un voler fare di più dove invece ci si dovrebbe accontentare del ‘meno’. Il progetto contestato realizzerebbe un edificio avveniristico a tre piani, posti letto triplicati. CAI e AVS: «Indignati». Intanto monta la protesta contro la demoricostruzione del rifugio Fronza. Via ai lavori della nuova cabinovia Tires-malga Frommer.

Sono terribilmente amareggiato e incazzatissimo. Per me questa è una autentica vergogna. Purtroppo davanti a tragedie come quelle dell’ Afghanistan questa è una autentica piccolezza, ma riguarda le nostre montagne ed il nostro ambiente e sfregiarlo impunemente in questo modo mi rende particolarmente incazzato (Carlo Alberto Zanella)”.

Ruspe al lavoro al Passo Santner, sotto al Catinaccio

La minaccia al Passo Santner e dintorni
di Davide Pasquali
(pubblicato su Alto Adige il 25 luglio 2021)

Un vero e proprio assalto al gruppi» del Catinaccio, come sostengono il Club alpino italiano dell’Alto Adige e l’Alpenverein Südtirol, sostenuti sia dall’Heimatpfegeverband che dal Dachverband für Natur und Umwelt. Mentre a livello internazionale si discute animatamente sull’opportunità o meno della costosa demoricostruzione in buona parte a spese pubbliche dell’ottocentesco rifugio Fronza alle Coronelle, oggi di proprietà delia Provincia, i privati intanto sorpassano sulla destra: la famiglia Perathoner, gestrice dell’Alpe di Tires, intende demolire e ricostruire il rifugio Santner ai piedi del Catinaccio triplicandone sia l’altezza che i posti letto, trasformandolo in un edificio avveniristico a forma di tenda a quota 2734 metri. Nel frattempo, a Carezza c’è l’intenzione di erigere due nuovi alberghi superstellati e a Tires sono ormai avviati i lavori per la realizzazione della nuova cabinovia da San Cipriano a malga Frommer, per ora priva di pista da sci ma dotata di pista da downhill per le mountain bike. Nel frattempo a Tires sono stati presentati progetti per tre nuove vie ferrate.

Il rifugio Passo Santner sul Catinaccio. Verrà demolito e ricostruito, passando da una dozzina a più di trenta posti letto, da uno a tre piani. Foto: Tommaso Forin.

Il Santner era solo un rifugio
Il Santner (realizzato nel 1956 dalla guida fiemmese Giulio Gabrielli), come ricorda il presidente del CAI Alto Adige Carlo Alberto Zanella, venne costruito al culmine meridionale della Croda di Laurino, soprattutto allo scopo di dare rifugio alle guide alpine nel caso dovessero intervenire in soccorso agli scalatori incrodati sull’impegnativa parete ovest, sopra la Berglerhütte. Per trascorrere la notte, da sempre escursionisti e arrampicatori usano soprattutto il Coronelle sul versante altoatesino, o il Re Alberto o il Vajolet o il Preuss sul versante fassano. Al Santner, la sera, i più salgono con un quarto d’ora di camminata dalle Torri del Vajolet per ammirare Bolzano al tramonto. Il rifugio, parzialmente risanato a inizio anni Duemila, era poi stato chiuso nel 2013 e riaperto solo nel 2019. Anche a riprova, fanno notare CAI e AVS, che non si facessero proprio affari d’oro. E’ più comodo, una volta terminata la via attrezzata del Passo Santner o la via normale al Catinaccio, ritornare a dormire giù a valle.

Il Catinaccio e il rifugio Passo Santner visti dai pressi della vetta della Croda di Re Laurino. Foto: Tommaso Forin.

La nuova struttura
Nd 2018 la famiglia Perathoner dà incarico al rinomato studio di architettura Senoner-Tammerle di Castelrotto (è loro il progetto di ristrutturazione dell’Alpe di Tires e del rifugio Petrarca-Stettinerhütte nel gruppo di Tessa) di progettare la demoricostruzione del Santner. I primi elaborati, con un sospiro di sollievo da parte dell’AVS che aveva avuto modo di entrarne in possesso, vengono respinti. L’intenzione è demoricostruire, alzare, ampliare posti letto. Oggi sono una dozzina, con l’ultimo progetto diventeranno 32 («Il primo progetto però ne prevedeva 42», chiarisce il presidente dell’AVS Georg Simeoni). Da un piano ora si passerà a tre, 11,8 metri di altezza. A quanto pare, il progetto sarebbe già stato approvato dal Comune di Tires, dalla Provincia, nonché dalla Fondazione Unesco. L’edificio, a poche centinaia di metri in linea d’aria dalle Torri del Vajolet, si trova infatti sia all’interno del perimetro delle Dolomiti patrimonio dell’Umanità sia in quello del parco naturale provinciale Sciliar-Catinaccio. Secondo quanto dichiarato al sito ildolomiti.it, i Perathoner ritengono indispensabile adeguare la struttura alle esigenze contemporanee, soprattutto per questioni di spazio: servizi non adeguati, magazzino piccolo, frigorifero mini, eccetera. L’Alpenverein questa settimana ha chiesto lumi a livello amministrativo, ma per il momento non sono arrivate risposte. «Se il progetto – cui sia noi che il CAI siamo profondamente contrari  – fosse stato approvato davvero, a nostro avviso rappresenterebbe un vulnus molto grave. Non si è nemmeno convocato l’Alpinbeirat, la consulta istituita per legge dalla Provincia e di cui facciamo parte». Già sufficienti gli attuali posti letto, sostengono le associazioni alpinistiche, assai critiche sia nei confronti della Provincia che della Fondazione Unesco. Tuona Zanella de CAI: «La nostra impressione è che l’Unesco non abbia portato alcun beneficio alle Dolomiti. Finora c’è stato solo questo: un aumento di traffico e di interessi da parte dei potentati economici, gli esempi recenti in Dolomiti sono innumerevoli».

Il rifugio Coronelle sotto al Catinaccio, oggi.

La nouvelle vague
Sia Simeoni (AVS) che Zanella (CAI) sono tutt’altro che estremisti dell’ambientalismo, contrari a oltranza alle innovazioni. Condividono, per dire, i recenti interventi provinciali per risanare in stile contemporaneo tre storici rifugi, catapecchie o minacciati dal pericolo slavine. Sono però stupefatti di ciò che sta accadendo a Carezza. È appena stato terminato un nuovo impianto con stazione a monte interrata, proprio sotto il Coronelle. Era prevista a corredo anche una torre in cristallo alta 18 metri, poi bocciata per l’opposizione delle associazioni alpinistiche. La torre però, raccontano ora CAI e AVS, si è ripresentata sotto altra forma: un nuovo moderno albergo di lusso per sciatori, da sfruttare quasi tutto l’anno al posto del rifugio Fronza alle Coronelle (la storica Kölnerhütte estiva, eretta a fine Ottocento dalla sezione Renania del DOAV, il Club alpino austro-tedesco, ampliata poi nel 1911-12 con un ulteriore dormitorio). «C’è poco da salvare », spiega la Latemar Carezza Srl della famiglia Eisath. «Conviene demolire e ricostruire». Un progetto da 13 milioni di euro. «Che pagheremo in buona parte noi», tuona Zanella. E Simeoni rincara: «Una partnership pubblico-privata di 35 anni in cui oltre il 40% dei lavori sarà a carico della Provincia, che poi dovrebbe versare oltre mezzo milione di euro l’anno come contributo di gestione. Una cifra folle. Fra CAI e AVS gestiamo 25 rifugi, per la cui manutenzione ordinaria, sentieri compresi, in totale spendiamo cinquecentomila euro l’anno». La nouvelle vague sarebbe questa: giù i vecchi rifugi, su alberghi con ogni comfort magari spa compresa, serviti da impianti, non tanto destinati a escursionisti e alpinisti, ma a turisti abbienti, sciatori in inverno, e-biker in estate. In questo si inquadra anche la nuova cabinovia da San Cipriano a malga Frommer. «I lavori sono già stati avviati, per ora solo pista da downhill, ma sappiamo come vanno a finire le cose, di solito», chiosa Simeoni. E Zanella: «Ci auguriamo che non chiudano la strada da Tires per consentire più introiti alla cabinovia ».

Intanto, dopo una prima bocciatura al Tar, si ritorna alla carica per un albergo di lusso con chalet diffusi a malga Angerle a Carezza (si pretendevano 230 posti, ora ci si accontenterà di 60). E in Comune a Vigo di Fassa si è chiesta una variazione urbanistica per un nuovo albergo di lusso a passo Costalunga, a fianco del Felicetti.

Il rifugio Aleardo Fronza alle Coronelle, oggi

L’attacco del DAV
«Non chiamatela più Kölnerhütte. Finora eravamo fieri che fra i tanti nomi avesse mantenuto anche quello di “rifugio Colonia”. Ma non vogliamo che ci sia alcun legame fra noi e questo progetto». L’indignazione per la paventata demoricostruzione del Fronza ha raggiunto la Germania. E non a caso. Il rifugio fu costruito dalla sezione Renania del DOAV. In questi giorni, sul sito del DAV di Colonia, oltre alla pubblicità di un libro sui primi 25 anni della Kölnerhütte appena uscito, c’è anche un duro attacco al nuovo progetto. Cui di sicuro non saranno sordi il milione e trecentomila soci germanici del DAV.

La Kölnerhütte nel 1913

Note
a cura di GognaBlog
Il presidente della Fondazione Dolomiti Unesco, Mario Tonina, contattato telefonicamente da ilDolomti.it per una battuta in merito, ha dichiarato però di dover “prima approfondire il tema“.

“Mi meraviglio dell’Unesco, che di certo in questi anni non ha fatto il bene della montagna”, dichiara a ilDolomiti.it il presidente del CAI Alto Adige, Carlo Alberto Zanella. “Ha aumentato il turismo, ha dato una mano alla politica non prendendo mai posizione sulle questioni importanti. Basta guardare il progetto del rifugio Coronelle, dove si capisce che ormai lo scopo non è più quello di offrire un rifugio per l’alpinista ma per chi scia o vuole vivere un’esperienza di lusso”.

“Lo stesso discorso si può fare per la nuova funivia di Tires”, continua. “Spero solo che non finiscano per chiudere la strada che porta a Passo Nigra così da permettere alla funivia di lavorare, vista la sua inutilità. Ma la lobby degli impianti a fune è potente e lo ha dimostrato in Trentino con ciò che è successo ai pulmini che andavano al Gardeccia. Trovo assurdo che abbiano bloccato le navette lì ma che queste continuino a salire in val Duron e in val San Nicolò (Cliccando qui potete leggere un approfondimento de ilDolomiti.it sulla vicenda)”.

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La minaccia al Passo Santner e dintorni ultima modifica: 2021-09-02T05:21:00+02:00 da GognaBlog

19 pensieri su “La minaccia al Passo Santner e dintorni”

  1. 19
    bruno telleschi says:

    Con il pretesto della transizione ecologica si prepara una catastrofe ambientale senza precedenti nella storia dell’umanità: le pale eoliche e i pannelli solari distruggeranno quel poco che resta della natura. Poi ci sarà l’invasione dei ultracorpi: automobilisti motociclisti e soprattutto ciclisti. Tutti rigorosamente elettrici!

  2. 18

    Riva ti sei sbagliato. Io sono ornitologo, non dermatologo.

  3. 17
    Riva Guido says:

    Usti! Cominetti di nuovo dermatologo.

  4. 16

    Ho visto la pubblicità di un’auto tedesca completamente elettrica che ha 640 cavalli. Gli slogan parlavano di eco compatibilità, silenziosità, la solita sicurezza, e le solite cose da imbroglioni. Per alimentare un motore così potente servono batterie dall’enorme capacità che per essere ricaricate necessitano di molta energia che per essere prodotta si inquina non poco e per cosa alla fine? Per andare al massimo a 130 all’ora sulle nostre autostrade?! Basterebbero 50 cavalli.
    I suffissi eco, green, sostenibile, bio e compagnia, ormai servono per abbindolare i pecoroni che haimè abbondano e crescono di numero soprattutto tra chi può spendere. Costoro non si fanno domande, pagano, ottengono e consumano a ritmi elevati e si mettono a posto la coscienza trincerandosi dietro ai suffissi che ho appena enunciato. Costoro sono i veri distruttori del pianeta, quelli per cui si fanno le guerre e si inquina in maniera cieca, inutile ed esagerata. E poi rafforzo sempre più la mia convinzione che dietro un’auto esageratamente potente e/o ingombrante ci stanno profonde insicurezze personali tra cui anche l’impotenza sessuale per i maschi e la frustazione per la mancanza del pene per le femmine, patologie che andrebbero curate con il buonsenso e non con i soldi.

  5. 15
    Critico says:

    I fruitori degli ristoranti d’alta quota, mascherati da rifugi, sono tanti e pagano bene. Camminano lungo i sentieri ed una volta raggiunto il rifugio vogliono soddisfare i loro desideri. Possono permetterselo, pagano e prendono. Il loro denaro mette in moto l’economia locale. Per evitare sensi di colpa, per raggiungere le partenze dei sentieri fanno largo uso di macchinoni hibryd. La decrescita felice la lasciano volentieri agli altri. 

  6. 14
    albert says:

    N4..il fatto e’che anche in tema di architettura,  i locali si fanno colonizzare da designer e architetti  estraneiche..volgliono solo diventare famosi..
    La forma a TENDA CANADESE  suggerisce  che lascino montare tende canadesi e al fine stagione estiva le rimuovano.Tante camerette  suggerisce il retro pensiero che servano a farsi delle belle sco**te in ambiente magico , ma con tutti i comfort.

  7. 13
    Stefano Pizzorno says:

    Eh si….come al solito Cominetti ha ragione! Parole tra di noi … fatti e azioni di altri! Triste futuro!

  8. 12
    albert says:

      Dalla prima foto,il nuovo rifugio in progettosipresenta  a prima a base triangolare rovesciato che non sembra avere stressato gli architetti. Sembra uno stile datato a tetto spiovente che abbonda invarie località.Enormi condomini a sviluppo triangolare, stipati di mini appartamenti ora in svendita, fonte di litigi tra i condomini propietari.Non sarebbe meglio tenere la strutture minimale e ,data la frequenza a picchi stagionali, aggiungere una casamatta rapidamente smontabile  di legno materiale che nella zona abbonda?

  9. 11
    Italo Mannucci says:

    Ho arrampicato a suo tempo con Giulio Gabrielli che amava queste cime e me le ha fatte amare. Ha costruito il piccolo rifugio Santner credo come un modo di continuare a essere presente anche quando gli anni si facevano pesanti.  I progetti che abbiamo visto sono  inqualificabili , e si aggravano addirittura con il rifacimento della teleferica di servizio tra il rif. Vajolet  e il passo Santner

  10. 10
    albert says:

    Lo scarico cesso in un canalone , avra fatto tanto ambientazione  da “rifugio vero”, ma  col tempo i rifugi si sono adeguati con biodigestori  alimentati energeticamente da pannelli solari. Esistono anche leggi  regionali.
    https://www.consiglio.provincia.tn.it/leggi-e-archivi/codice-provinciale/Pages/legge.aspx?uid=1431
    Nella zona non sarebbe l’unico rifugio..quindi si sospetta che voglia vendere uno scorcio , un’atmosfera particolare che gli altri non hanno..ovvero il paesaggio a fini di profitto privato, una delle tante forme di appropriazione di beni comuni. Se poi la foto delle torri del Vajolet scorcio  spigolo Dellago e’seriale in ogni casa ed albergo della regione, si capisce che  diventi  un bene da vendere a caro prezzo dal vero..non per tutti, per pochi eletti ;chi non”puo’ spendere”si accontenti delle cartoline… o come ognuno puo’ ,gratis:
    https://www.google.com/search?q=torri+del+vajolet&client=firefox-b-d&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=2ahUKEwiGgfPFq-DyAhXNGuwKHY_7BZgQ_AUoAXoECAEQAw&biw=1920&bih=927
     

  11. 9

    Bertoncelli,  la riminizzazione ha dei tristi precedenti liguri.
    Copio dal Corriere della Sera:
    Così nel 1994 l’allora sindaco di Rapallo, Gian Nicola Amoretti, riuscì a far togliere il termine «rapallizzazione», sinonimo di scempio paesaggistico e cementificazione selvaggia, dal Devoto Oli, uno dei più noti dizionari della lingua italiana. L’enciclopedia Treccani si spinge a spiegare un po’ di più: «Nel 1988 il Dizionario italiano ragionato, curato da Angelo Gianni, introdusse la voce riminizzazione per indicare lo scempio prodotto su quel tratto di costa dall’investimento turistico. In questo modo veniva messo a riposo il termine rapallizzare coniato nel 1974».
    A quando un “altoatesinizzare” o meglio “sudtirolizzare”?

  12. 8
    Nomefirmo says:

    UNESCO 
    Unico 
    Nemico 
    EsemplareEndemico 
    Scopo 
    Complicità Commerciale
    Organizzata 

  13. 7
    Simone Di Natale says:

    @ Placido
    Non sono convinto di quello che dici. 
    Sulla classe politica e su quella dirigenziale non ripongo più alcuna fiducia.
    Mi fido solo delle persone, nel senso che esistono politici e dirigenti in gamba che nel loro piccolo ambito riescono a fare la differenza, ma più il campo si allarga più la situazione degenera.
    Nel caso dei rifugi, dal momento in cui questi sono in mano a privati o comunque ad associazioni che hanno bisogno che il rifugio “frutti” la frittata è fatta perchè le attenzioni vengono rivolte a chi ha possibilità di spendere. 
    Ed oggi chi ha i soldi vuole la wi-fi, l’aperitivo, il menù ad alta quota e via dicendo…e chi non ha i soldi ambisce comunque a tale tipo di vita, magari commentando le foto sui social. Quindi anche grazie a queste persone vengono sotituite strutture come il Santner con degli alberghetti in alta quota.

  14. 6
    Fabio Bertoncelli says:

    Sapete voi che cosa sono Riccione, Rimini e la Riviera romagnola?
    Sapete voi che in urbanistica è stato coniato il vocabolo riminizzazione?
    … … …
    Prossima apertura: Rifugio Papeete.

  15. 5
    albert says:

     Che fine hanno fatto, sotto,in val di Fassa , i megaresort in cemento, sono decollati o falliti o stentano vivacchiando???  Altro centro Marilleva dal nome acchiappante Solaria( wow!wawwwwww!) fallito e all’asta .
    https://www.lavocedeltrentino.it/2019/07/22/lhotel-solaria-di-marilleva-va-allasta-giudiziaria-per-8-milioni-di-euro/
    https://www.google.com/search?q=mazzindi+Fassa+residence&client=firefox-b-d&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=2ahUKEwjU_NyF8d_yAhWjM-wKHVwrAFQQ_AUoAnoECAEQBA&biw=1920&bih=927
    AI TEMPI SPONSOR POLITICI CON OCCHI SGRANATI AMMIRAVANO I MODELLINI PLASTICO 3D …se pppò fffaaaaa!!!
    MI RACCOMANDO , SE IL NUOVO Santner ( gli eredi dell’alpinista Johann sono spariti?) PARTE, CENA IN CAMERA CON OSTRICHE FRESCHE RECAPITATE DA ELICOTTERO.LUNGO le ferrate , disporrei dei bagni oalmneno mini pisciatoi per maschi,altrimenti quelli la fanno sulla coda di ferratisti sottostanti.(fatto accaduto realmente quando ancora il Santner si vedeva allafine dell’unica ferrata molto frequentata in certi periodi e quindi lenta..con bisogni giunti al culmine irrefrenabile ma con gusto sadica nella direzione del getto.Peccato per la gestione delle  due fassane, chissa’ quanto hanno offerto.
     

  16. 4
    Alberto Benassi says:

    Avendo salito diverse vie sulla Croda e sul Catinaccio ho frequentato spesso questo piccolo rifugio . Un volta ci siamo rifugiati per un bel temporale  chi c’ha preso all’uscita della via Aliossa.
    Che tristezza pensare che diventerà un’altra specie di astronave che NULLA ha da condividere con quello che gli sta intorno.
    E’ incredibile come questa gente che ha avuto la fortuna di nascere e abitare  questi bellissimi luoghi, voglia  creare  infrastrutture faraoniche e impattanti che nulla hanno a che fare con questi luoghi e che tendono a far passare in secondo piano la bellezza naturale snaturandola.

  17. 3
    Placido Mastronzo says:

    Ormai è un assalto alla diligenza. Adesso tocca alle Dolomiti, ma purtroppo non penso che si fermeranno.
     
    @Di Natale (commento 1): i “soliti fighetti” si possono educare, SE c’è la volontà di farlo. Dovrebbero anzi diventare nostri alleati. Io piuttosto dirigerei i miei strali su chi fa la scelta, politica, di avallare certi scempi, sfruttando i fighetti prima come scusa e poi come vacche da mungere.

  18. 2

    È inutile, i sudtirolesi non sopportano le cose vecchie! Per loro l’auto con 20000 km va cambiata (anche meno), la casa dev’essere sempre più tecnologica di quella del vicino e l’albergo più sfarzoso. È una ruota inarrestabile ma gira, gira e rigira a velocità sostenuta. Non sono certamente tutti così, ma l’andazzo generale è questo, con buona pace delle istituzioni che sono capitanate da persone così. Mica si possono sbiancare i neri. Anche se un bresciano aveva inventato una crema all’uopo che ebbe un certo successo in Nigeria negli anni ’70.
    Poi Sull’UNESCO, mi ripeterò antipaticamente ma io ve l’avevo detto…
    E comunque si farà tutto, come sempre. Le proteste ce le facciamo tra di noi ma quelli cui sono indirizzate non le considerano affatto perché hanno da fare altro. Vedrete. 

  19. 1
    Simone Di Natale says:

    Ci ho dormito al Santner. Circa 20 anni fa, durante un giro, zaino in spalla, delle creste dolomitiche. Un rifugio vero, gestito allora da madre e figlia se non ricordo male. Cameretta unica e bagno esterno con lo scarico direttamente su un precipizio. Cena da rifugio un primo e un secondo senza scelta. Silenzio assoluto alla sera. Insomma un rifugio vero…che ora dovrá cedere il passo all’ ennesimo ristorantino con wi-fi per non fare mancare l’ aperitivo in quota ai soliti fighetti!!

     

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