Ceneri sul Rocciamelone
di Giuliano Bosco
Ho sempre trovato piuttosto curioso il nome “Rocciamelone” che la toponomastica alpina ha assegnato alla montagna più alta della Val di Susa e, con i suoi 3538 m, una delle più alte di tutto il Piemonte. Nulla da eccepire sulla radice “roccia” vista anche la natura del terreno in questione (tutte pietre dal rifugio e fino in punta), ma la desinenza “melone” la trovo decisamente singolare, anche considerando la forma piuttosto slanciata della suddetta cima.
Dalla “rete” emerge che l’origine del termine potrebbe essere celtica da “maol” che significa “sommità” in quanto vetta più alta della zona. Oppure collegata al nome ligure “molek” che si traduce in “sacrificio” (da intendersi come luogo di sacrificio… umano). Fatto sta che la versione in uso ai giorni nostri ha perso questi significati originari ed è rimasto solo quello che identifica il dolce ortaggio estivo, il quale, nella sua versione plurale, viene attualmente utilizzato piuttosto spesso anche grazie… alla nostra Premier. Disquisizioni semantiche a parte, il Rocciamelone è una gran bella meta la cui salita dalla normale valsusina, a dispetto della quota di tutto rispetto, è piuttosto semplice a parte l’ultimo tratto un po’ esposto ma protetto da corde fisse. Questa relativa facilità di accesso non impedisce, tuttavia, il verificarsi di incidenti anche mortali di cui una delle cause è sicuramente l’elevatissima frequentazione dell’itinerario. Un tributo statistico richiesto ai molti che si inerpicano sulla montagna, sicuramente tra le più salite d’Italia.
Siamo al 10 ottobre di questo 2023 che pare sia l’anno più caldo della storia, da quando sono disponibili i dati sulle temperature. Non è un gran che come news, sia per la notizia in sé e sia perché negli ultimi anni (purtroppo…) l’abbiamo sentita più volte e ormai ci siamo un po’ abituati. A conferma del nuovo “rovente primato” in questa settimana di autunno inoltrato non c’è una nuvola in cielo e le temperature sono assai più alte della media stagionale. Condizioni ideali per una salita al “Roccia”.
Questa punta, per i montagnard dell’area metropolitana torinese, rappresenta una sorta di “fratello maggiore” del Musinè. Posti entrambi sulla sinistra orografica della Valsusa vengono ambedue utilizzati spesso come salite di allenamento per preparare fiato e gambe ad altri e più ambiziosi obiettivi stagionali. La differenza è che mentre il Musinè, in virtù della sua quota modesta (poco più di 1100 m.), può essere salito praticamente tutto l’anno, il Rocciamelone, invece, si concede con relativa facilità solo in estate o in questo tiepido autunno diventando così un ottimo modo per chiudere la stagione estiva (d’inverno è una meta scialpinistica piuttosto impegnativa). Questo link tra le due montagne valsusine lo ritroveremo anche più avanti nel racconto, ma… niente spoiler, please.
Non ricordo quante volte ci sono salito, sul “Roccia”. Potrei azzardare una media di una mezza gita per ogni bollino sulla tessera nera con l’aquilotto dorato. I bollini sono 44… vabbè, lasciamo perdere che rischio un attacco di depressione senile…
Preparo lo zainetto con vesti leggere, in virtù del meteo clemente, e concordo con la moglie una partenza “mattutina ma non troppo” che non crei problemi alla preparazione pre-scolastica della medesima. Alle 6.45 sveglio la consorte e poi parto veloce lasciandole la colazione pronta e il gattone di casa “sfamato” con la sua dose mattutina di croccantini.
La tangenziale torinese è già “al completo” in tutte e 3 le corsie ma per adesso il traffico è ancora scorrevole. Rallenterà progressivamente fino al temuto “passo d’uomo” nel giro di una ventina di minuti. Imbocco più velocemente possibile l’uscita per l’A32 del Frejus che si presenta assai più “scarica” permettendomi di raggiungere in breve tempo l’uscita per Susa. Poco dopo l’inizio del paese si svolta sulla destra in direzione Mompantero e Rocciamelone. Salendo noto alcuni cartelli bianchi, tondi, bordati di rosso…che segnalano la chiusura della strada. Rabbrividisco…stai a vedere che mi gioco la gita. Mi rifiuto di fermarmi per leggere i dettagli della chiusura (tanto ormai sono qui…) e sperando nella buona sorte proseguo lungo l’interminabile stradina (una ventina di chilometri) che conduce al parcheggio de La Riposa. Nel tratto sterrato in alto passo vicino ad un cantiere stradale ancora inoperoso e che, molto probabilmente, è quello che produce la chiusura della strada. Più tardi ne avrò conferma e scoprirò che l’interruzione iniziava alle 8 di mattina e terminava alle 5 della sera; sono passato appena in tempo per evitarmi un allungamento artificiale della gita che già non è proprio brevissima di suo.
Arrivo al piazzale de La Riposa e provo a proseguire per parcheggiare quasi al termine della strada come faccio di solito, ma dopo una cinquantina di metri la strada è chiusa. Torno sui miei passi e mi rassegno a lasciare l’auto nello spiazzo con relativo allungamento del percorso. Il motivo della chiusura pare sia legato ad un incidente mortale accaduto a fine luglio. Una Multipla in manovra è precipitata dalla scarpata e il conducente non si è salvato. Capita, purtroppo. Nel parcheggio ci sono altre due vetture posteggiate ma nessun “umano” in circolazione. Mai successa una partenza solitaria in questo frequentatissimo itinerario. Salgo sfruttando le molte “scürse” (le scorciatoie in piemontese) e dopo 1 ora e 10 minuti arrivo a Cà d’Asti, rifugio collocato circa a metà della salita. Il nome ricorda il primo salitore del Rocciamelone che si chiamava Bonifacio Rotario d’Asti, ricco mercante astigiano che salì in punta alla montagna per un ex-voto nel lontanissimo 1358. L’astigiano in questo luogo aveva anche costruito un ricovero poi restaurato nel 1419 e successivamente impreziosito con una cappella nel 1798.
Siamo quindi in presenza di una delle prime salite documentate di una vetta alpina e di un rifugio che forse è il più antico delle Alpi. Tanta storia alpina per il “Rociamlun”.
Oggi il rifugio è chiuso, solitario, sprangato per “fine stagione” con graziose ante colorate.
Un riposino di 10 minuti e si riparte seguendo il sentierone che sale, con un lunghissimo mezza costa, il pietroso versante meridionale della montagna. Mentre salgo butto l’occhio sulla cresta sud che si acchiappa proprio partendo da Cà d’Asti e che mi riprometto sempre di salire una volta o l’alta…prima o poi…Dopo una mezz’ora arrivo alla stazione di monitoraggio multiparametrico dell’Arpa Piemonte a quota 3150 circa, alimentata con pannelli fotovoltaici piazzati “a mo’ di croce” e che controlla i movimenti della montagna legati ad una frana che si era attivata nel 2006-2007 sulla cresta sud (quella che io vorrei salire prima o poi…).
Dopo un’altra mezzora circa raggiungo un pilone denominato “la Crocetta” dove mi siedo comodo e aspiro lunghi sorsi d’acqua dalla cannula appesa allo spallaccio dello zaino. Avvisto due persone più in alto e di ciò mi rallegro. Non sono solo sulla grande montagna. Riparto e dopo poco arrivo al tratto finale attrezzato con corde fisse. Nel contempo raggiungo i due che mi precedono e realizzo che uno dei due è il mitico Fulgido Tabone, il gestore da più di 40 anni di Cà d’Asti. Pare sia salito sul “Roccia” più di 1200 volte e anche oggi aggiungerà una tacca al suo palmares. Spesso prepara in punta un tè speciale (ma non oggi che siamo in pochini) con degli ingredienti segreti che non rivela a nessuno. Gentilmente mi fanno passare ma solo perché Fulgido decide di rimanere insieme al suo socio che sale tranquillo. Altrimenti non l’avrei mai raggiunto.
Arrivo in breve allo spiazzo antistante la cappella-rifugio Santa Maria, pochi metri sotto la cuspide del monte. Ci ho messo 2 ore e 40 minuti dall’auto. Penso a quella volta che sono salito di corsa in 2 ore e 15 minuti. Ma praticamente non avevo zaino e poi… non avevo le 63 primavere attuali sul groppone… vabbè… cuntentumse (accontentiamoci, NdR).
Salgo in punta per le mie preghierine di rito e per dare un’occhiata al panorama. Sempre superbo. Mi soffermo sulla situazione del sottostante ghiacciaio che avevo percorso un paio d’anni fa salendo da Malciaussia, lago artificiale collocato nella testata della valle di Viù nelle valli di Lanzo. La massa glaciale si presenta sempre più sofferente con una costola rocciosa centrale che non mi sembrava ci fosse due anni fa. Anche questa dei ghiacciai che si riducono e si dividono, purtroppo, non è una novità… Ridiscendo allo spiazzo davanti alla cappella soffermandomi accanto al busto del re Vittorio Emanuele II, giusto il tempo… di dedicargli una vecchia canzoncina militare piemontese che mi ha insegnato mia moglie.
Testo della canzoncina:
“Ohi Vittorio, Vittorio Emanuele
se t’avejse bin pinsà
fè n’regiment d’fümele
e nuj lasene a cà”
(“Ohi Vittorio, Vittorio Emanuele
se ci avessi ben pensato
fare un reggimento di femmine
e noi lasciarci a casa”)
Nel frattempo sono arrivati Fulgido e socio e facciamo due chiacchere seduti sulle panche in pietra che pare siano state portate qui con l’elicottero, un giorno che girava per altri servizi. Il committente pensava ad un favore gratuito dell’elicotterista… pensiero… non ricambiato dallo stesso che pretese un solido pagamento per il trasporto… Il Tabone mi racconta poi di quando partí dal campo sportivo di Caselette, salí sul Musinè e poi continuò per cresta fino… in punta al Rocciamelone (due giorni di “munta &cala”). Oppure di quando il mese scorso, per festeggiare i suoi (mi sembra) 74 anni, è sceso dalla punta fino a Cà d’Asti in poco più…di 10 minuti (mantiene giovani… il Rociamlun).
Arriva un runner dall’aria “cattiva” intesa come attrezzatura e postura, non come carattere che si rivela invece piuttosto comunicativo. Si siede, controlla l’orologio e sbuffa. Ci ha messo 3 ore e 50 minuti, ma (anche lui) si ricordava di quella volta che ci aveva messo circa 3 ore. Siccome “la cattiveria” del personaggio non mi quadrava tanto con il tempo impiegato, gli chiedo da dove era partito. La risposta è raggelante. Mompantero! Significano 3000 (tremila) metri di dislivello. Adesso mi torna il quadro d’insieme. Boja faus… non ho mai fatto in vita mia una gita con 3000 metri di dislivello in giornata. Il mio record rimane il Piccolo Cervino da Cervinia che ne “cuba” per 1.800 di metri, poi addolciti dalla discesa sciistica. Anche lui (il runner) si lamenta degli anni che passano. Ne accusa una cinquantina. Al che gli rispondo un bel “ma sei giovane come l’aglio” (modo di dire piemontese per evidenziare un’età ancora “verde”… beh, diciamo più verde della mia). Ci consoliamo a vicenda, gli faccio due foto e, mentre riparte per la discesa, ci auguriamo a vicenda ancora tanti anni di belle salite.
Il socio di Fulgido mi fa notare di non aver mai visto, in molti anni di frequentazione del “Roccia”, il Tabone con le braghe corte come quelle… che indosso io in quel tiepido giorno d’autunno. Questione di stile… mi invita poi a risalire in punta per fare qualche foto a lui e al suo illustre socio.
Risalgo volentieri e i due compari mi fanno notare che sul pietrone a terra che separa la statua mariana dalla tavola d’orientamento sono sparse numerose ceneri. Mi dicono che, con ogni probabilità, si tratta di ceneri umane.
Ora, io non ho certo nulla da eccepire sulla pratica della cremazione. Ognuno è libero di decidere come gli pare circa il destino delle proprie spoglie mortali. Sarebbe, però, buona creanza che tale libertà non interferisse troppo con le vite degli altri. Personalmente confesso un certo imbarazzo a calpestare le ceneri di un defunto. Sarà una retrograda forma di rispetto ma l’idea di avere sotto i piedi i resti di una persona, anche se ridotti ai minimi termini dalla combustione, mi produce una sensazione sgradevole. Sinceramente mi rovina un po’ l’aulico momento di permanenza sulla punta del monte. Inoltre il territorio in questione non ha certo vaste dimensioni e, se voglio evitare il funereo calpestio, mi devo produrre in equilibrismi che francamente vorrei evitare. Forse il cinereo spargitore contava sull’azione del vento che disperdesse velocemente quelle grigie ceneri. Invece le stesse stazionavano là dove erano state abbandonate producendo i poco simpatici effetti prima descritti. D’altronde non voglio neanche immaginare la “simpatica” situazione di chi si trovasse sulla punta in questione e venisse investito dai mortali resti sollevati da una dispettosa folata di vento. E se nella stessa giornata si ritrovassero sulla stessa punta più “spargitori di ceneri” cosa accadrebbe ? Dovremmo forse rassegnarci a condividere l’esiguo spazio di sommità con una specie di cimitero di ceneri a cielo aperto ? Non sarebbe stato, forse, più opportuno che la volontà del defunto fosse soddisfatta individuando un luogo più appartato in cui operare la dispersione assicurandosi che tale operazione non lasciasse tracce visibili ai successivi salitori ? Forse è opportuno estendere la famosa frase “la tua libertà finisce dove comincia la mia” anche nella situazione post mortem…
Ridiscendo e mi siedo a consumare il mio frugale pasto e a fare due chiacchere con un altro salitore che nel frattempo era arrivato. Un pensionato delle PT, un “collega INPS”, altro che “umarell”, viva – viva la pensiun!
La giornata è veramente stupenda. Non una bava d’aria e un caldo sole di fine estate a scaldare le ossa e a conferire l’ultima lieve abbronzatura di stagione.
Dopo due ore di permanenza in punta (mai successo). Mi decido a scendere. Mentre divallo incrocio qualche altro salitore. Difficile stare soli sul “Roccia”. Passo veloce da Cà D’Asti (non veloce… come Fulgido…) e poi arrivo a La Riposa, inforco il “coche” e dopo un po’ arrivo al cantiere mattutino, questa volta operoso e quindi strada chiusa. Spengo il motore e aspetto. Dopo qualche minuto i due manutentori mi fanno segno di avanzare. Gentilmente mi hanno fatto passare. Li ringrazio felice e proseguo allegro, forse… un po’ troppo allegro… rombando sul bordo della strada tiro su un ramo e sento un rumore strano provenire dal fondo della vettura. Mi fermo per constatare il danno e vedo una crepa nella minigonna in plastica nera che corre sul bordo inferiore delle portiere lato guidatore. Vabbè, pazienza, se la trovo da un “ferramiun” (autodemolitore in piemontese) la cambio, altrimenti me la tengo così, come ricordo di una salita sul “Roccia”.
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Non c’è bisogno di uscire di casa. Rimanete alla vostra scrivania e ascoltate. Non ascoltate nemmeno, aspettate. Non aspettate nemmeno, state fermi e solitari. E il mondo si aprirà a voi, non può essere altrimenti.
Piacevole articolo che invita alla salita sul Rocciamelone, mi darei soffermata un po’ di più a descrivere il panorama visibile dalla cima.
“hai mai pensato di utilizzare anche i piedi?”
Non è l’uso delle dita che difetta, ma l’impiego dell’organo di controllo che è carente.
Ma quante ne spara mai? Comunque, mai rispondi a nulla, solo sproloqui. E insulti, come i tuoi amichetti che silenziosi, ci danno dei maiali. Sono caduti i Savoia, sono caduti gli Agnelli, rimanete solo tu e quattro muti amici tuoi. Non manca molto…
Piovono palle a nordovest. Di pongo.
Diffidare sempre dei sabaudi silenziosi. Il detto “torinesi falsi e cortesi” è appropriatissimo. La nostra natura profonda è la perfidia, non la simpatia né l’apertura verso gli altri. Il filone principale dei sabaudi è quello dei sabaudi di corte (come li chiamo io): stavano a palazzo intorno al duca, poi re. Sono abituati da secoli a ordire congiure o a difendersi da repressioni contro le congiure. Per cui dissimulano sempre, sono tutti sorrisini e complimenti, ma sotto sotto sono perfidi. Dopo che ti hanno salutato col sorriso, quando non li senti più, ti dicono dietro una cattiveria. In genere e’ una cattiveria arguta, perché l’intelligenza fa cogliere gli aspetti umoristici altrui, ma sempre cattiveria è.
Poi ci sono i sabaudi di trincea, quelli che combattevano le guerre, più abituati alla vita da campo e quindi meno cerimoniosi. Per tradizione familiare ed educazione io appartengo a questi. In quanto sabaudo, ho una natura dura e perfida, ma dico le cose pane al pane e vino al vino.
Per esperienza so che i sabaudi di corte sono molto peggio. Col semplice silenzio ti cancellano. Non c’è più la dinastia, che da un secolo e’ sostituita da una paradinastia industriale con analoghi cliché, ma queste realtà antropologiche sono endemiche: ammesso che spariscano, ci vorranno secoli.
Crovella, per quanto riguarda il “commentatori seriali”, beh siamo in compagnia. Te l’ho già detto, qualcuno (è agli atti) ha già fatto i conti. Ma tu, cancelli. E come sempre non rispondi quando ti beccano in castagna (si dice anche qui in Lombardia)
Si chiama maggioranza silenziosa, ma per quanto ne so potresti inventarti pure le masse che ti approvano. Tanto dati tu non li dai mai. Quanto al resto, mi piacerebbe vedere in faccia chi mi dà del maiale. Evidentemente siete educati ad insultare chi non la pensa come voi. Naturalmente da dietro uno schermo o ancor peggio nella vostra “intimità”… Bella gente davvero…
Le considerazioni dei quattro commentatori seriali danno per scontato che il mondo dei lettori del GognaBlog si limiti a chi, finito di leggere l’articolo del giorno, lascia sempre un commento come fosse la firma del suo passaggio. Da questo (errato) assioma deriva la loro convinzione che i lettori del GognaBlog siano tutti, meno uno, orientati in un certo modo e che colui che si contrappone (cioè il sottoscritto) sia l’unico controcorrente, per cui statisticamente l’unico in errore.
Invece esiste una foltissima schiera di gente che legge il Blog come se fosse una rivista cartacea e non lascia commenti, vuoi per abitudine vuoi per non farsi mescolare dal pollaio. Quest’ultima scelta è tipicamente torinese. Un sacco di miei conoscenti leggono quotidianamente: apprezzano articoli miei o similari e di conseguenza non elaborano feedback positivi su articoli o commenti antagonisti. In privato mi prendono perfino in giro per quanto tempo spreco con quelli che loro chiamano gli “ineducabili” (cioè i soliti commentatori seriali). Poche settimane fa uno mi ha detto “ma cosa stai lì perder tempo a dare il bucun ai crin?” (crin è il piemontese per maiali).
La platea dei lettori del Blog è molto più ampia di quanto possa emergere visionando n dai soli commenti. Gli articoli che non piacciono agli ineducabili suscitano invece l’interesse di lettori che non appaiono, ma che esistono. Chi monitora l’andamento delle statistiche lo sa bene e per questo diversifica la natura degli articoli.
Bosco, questo commento è meglio dell’articolo. Bell’analisi umana e spiritosa.
Crovella ‘stavolta si è superato. Il fatto che scriva qui con la sinistra mentre fa altre cose, spiega forse l’assenza di contenuti sensati nelle sue parole.
Differenza di vedute a parte, sembra che questa tecnica da “uomo solo al comando” sia una macchietta da teatrino parrocchiale.
Questo qui, essendo uno spazio libero dove esprimere pareri e raccontare storie, è proprio un grande esempio di democrazia perché tollera persino chi si autodefinisce orgogliosamente f……a.
Ma la Costituzione Italiana non considera il f…..mo e ogni sua manifestazione, illegale?
Forse il voler cambiare la Costituzione Italiana, più volte cavalcato da Don Crovellotte, auspicava una legalizzazione del suo credo politico.
Ma Sancho Panza non la pensa cosi. Cervantes si è scisso.
Magari una scopa nel didietro usata camminando in cerchi concentrici potrebbe servire alla pulizia dell’ufficio, mentre tastiere scorrono sotto le dieci dita e più telefoni si alternano, anche di sabato e domenica, alle varie orecchie e davanti agli occhi sfarfallano decine di quotidiani.
Ma facci il piacere, va là.
Ecco, ora ho capito meglio. E’ come quando parli faccia a faccia con una persona e questa continua a smanettare sul cellulare: maleducato, quanto meno. Come te: scrivi con la mano sinistra mentre fai altro con la destra: maleducato, quanto meno. Non so se un vero “gentiluomo” lo farebbe mai, tanto meno un “gentiluomo sabaudo”.
… E il fatto che tu scrivi su questo blog con la mano sinistra perché intanto fai altro è solo un altro segno del fatto che quel che ti interessa realmente è riempire spazi, pubblicare qualcosa: se lo fai con la sinistra, significa solo che non hai rispetto per chi invece legge e scrive davvero e che, come detto, lo fai solo come “ripiego”. Ma cosa fai poi, lo scrivi sul curriculum? Scrive e partecipa attivamente al GognaBlog…
Crovella, io sono quel che sono, ma cavoli se ci ho azzeccato!
Stavi facendo contemporaneamente altro. Tu, come sempre, riduci a bazzecole quel che non ti piace, piuttosto che ammettere, da appassionato di storia come ti sei descritto, di aver preso una cantonata.
A prescindere dal fatto che sabaudi come te, qui, ci sei solo tu… Ma magari credi di essere “in maggioranza” anche qui solo perché scrivi scrivi scrivi scrivi… Ti hanno già fatto le statistiche di quanto spazio occupi, rileggitele… Fai anche il gradasso che lancia le sfide, corretto per come sei: tanti nemici, tanto onore. Non è finita tanto bene, come saprai da appassionato di storia…
Devo dire onestamente che quando ho realizzato che l’articolo del Grande Ugo Manera sarebbe stato pubblicato prima del mio raccontino, un po’ mi sono vergognato … della serie “dalle stelle …”. Sono mentalmente abituato alle gerarchie (nn posso farci nulla … forse anche sta cosa è un po’ “da NordOvest” …) e per me (e credo nn solo per me …) l’apertura di una via nuova sulla nord del Breithorn vale diversi ordini di grandezza più di una salita estiva al “Roccia” per la “normale”. Poi, però vedo tanti (graditi) commenti, molti più di quelli raccolti da “Pan e Pera” e … nn mi sembra vero. Lo dico alla moglie la quale, con il consueto buon senso femminile, mi dice che è più facile che venga commentata una meta accessibile rispetto ad una dove ci vanno in “pochi-pochi-pochi”. Di mio ci aggiungo che il tema “ceneri” produce molte opinioni pro-cons oltre a commenti molto gustosi come il video del Grande Lebowki … con il mitico Drugo tutto infarinato con le ceneri dell’amico (senza, per altro, lamentarsi dell’evento … spetacul …). Se poi ci aggiungiamo, come “effetto trascinamento”, l’argomento dei simboli religiosi in montagna e i consueti commenti “Crovella vs ‘resto del mondo’ “ il gioco è fatto. Piccole soddisfazioni di un montagnino di modesto cabotaggio.
“[…] propensione a dimenticare, anche quanto dite voi stessi: la pietosa battuta sui piedi era già uscita tempo fa.”
Carlo, ricordavo perfettamente la battuta e l’ho replicata di proposito.
Però, in questi casi, uno come te che ripete le stesse cose per mille volte dovrebbe solo tacere. Ah, no… dimenticavo: tu lo fai per il nostro bene, perché non capiamo mai niente.
P.S. Non hai risposto: ci hai pensato o non ci hai pensato?
Anziché frignare sul taglio crovelloso di articoli e commenti, come se fosse dovuto da parte del Blog garantire ai lettori gli articoli di loro gradimento, impegnatevi a scrivere articoli in prima persona.
Vediamo cosa sapete cavar fuori. A giudicare dal contenuto e dalla forma dei vostri commenti (nonché dalla reiterata propensione a dimenticare, anche quanto dite voi stessi: la pietosa battuta sui piedi era già uscita tempo fa…), direi che da voi non ci si deve aspettare granché… Cmq, la sfida è aperta. Stiamo a vedere
Ha ragione Cominetti, nel commento di qualche giorno fa in cui affermava che Crovella, probabilmente, è un mitomane: i sintomi, in effetti, ci sono tutti.
Dispiace a questo punto che Alessandro Gogna, forse costretto dalla promessa “programmatica” di pubblicare ogni santo giorno, si ritrovi sempre più spesso a dare spazio a crovellate e a surrogati delle stesse, come nel caso dell’articolo qui sopra. I blog sono come i pastori tedeschi: 10 anni sono già un’età critica.
Carlo, hai mai pensato di utilizzare anche i piedi?
Intervengo in un articolo dove il tema è completamente diverso, perché sennò non la smetti. Quello che segnali è un rilievo senza particolare importanza. Come argomentavo nell’occasione, la logica dell’annessione nella UE dei paesi collaterali è la stessa da tempo immemore: servono come cuscinetti. La logica è la stessa nel passato, come nell’area Polonia-Rep Cekia ecc, e sarà la stessa anche per le prossime annessioni, dall’Ucraina ai rimanenti paesi ex Jugoslavia. Se il riferimento ai Paesi baltici è venuto male, addirittura errato (sul fronte della tempistica), dipende solo dal fatto che (come ho ricordato milioni di volte) qui scrivo “con la mano sinistra” (come si dice a Torino), perché in genere sono alla scrivania mentre lavoro (come adesso, sabato 30 dicembre, ore 14 circa) e magari sto compilando altri testi con la “mano destra” oppure parlo al telefono. Le cose però si capiscono, basta metterci un poco di buona volontà, a meno che si cerchi l’imprecisione solo per attaccare burilla, come dice il Commissario Montalbano. Di fatti solo tu, che sei un “tachiss” di natura, continui ad appigliarti su queste stupidaggini e le riproponi anche a distanza di giorni. Ma non ne cavi granché, perché come ho ti già spiegato a dovere, a Torino i tachiss (cioè: petulanti, appiccicosi, rompiballe, …) non li sopportiamo per nulla. Per quello che mi risulta, direi che i tachiss non sono apprezzati neppure a Milano…
Faccio notare che pur di intervenire e dare dei rimbambiti a tutti quelli che non la pensano come lui anche in questo post sulle ceneri al Rocciamelone, non ho visto (ancora?) risposte alle mie osservazioni sul North Stream, sui paesi baltici da 20 anni nella UE e non da far entrare, ecc. ecc. Avrebbe dovuto ammettere di aver scritto una castronata, anzi no, avrebbe come sempre svicolato sul stavo lavorando scrivendo telefonando bevendo il solito leggendo i giornali… Buon anno a tutti, anche alla bocciofila!
56 Crovella. Alla fine non ha resistito e ha lanciato anche qui il suo “insulto neanche troppo velato” e lo strale pontificatorio… Ma come, non è un tema di montagna e tu partecipi? Lasciaci morire tranquilli alla Casa del Popolo con bocciofila annessa.
Davide, sulla montagnetta di San Siro, di tutto, dalla A alla Z ma non credo ceneri umane… Quello sì sarebbe un insulto a un defunto! ;D
Mi commuoverei se dovessi trovare delle ceneri lasciate sulla cima di una montagna.Fosse anche la montagnetta di S. Siro.
Io non ho potuto non pensare a questa scena:
https://m.youtube.com/watch?v=WlfSPqXaask
Guadatevi intorno, al di fuori della Bocciofila Garibaldi in cui vi siete rintanati come fosse un protettivo utero materno, e vedrete che i parametri con i quali si identificano le “cazzate” sono diametralmente opposti rispetto ai vostri. Nella vita reale è in atto, da un bel po’, una rivoluzione copernicana e voi, ancorati a parametri “vecchi”, fate la figura di Don Chisciotte all’attacco dei mulini a vento…
“ma vedo che il filone nordoccidentale infastidisce in pari misura i lettori “non-nordoccidentali”, a prescindere dall’autore specifico del testo: evidentemente non è una questione di autore, ma proprio di forma mentis dei lettori. Se non si è cresciuti da queste parti, difficile comprenderci.”
Ma questo è un capolavoro! Giù il cappello!
Il capolavoro delle minchiate di Crovella.
Oddio santo, ma davvero hai scritto quella roba sulle ceneri?!
44 Forse perché l’argomento collaterale non è per molti collaterale. Mai pensato che gli “altri” potrebbero avere priorità e interessi diversi dai tuoi? E comunque, il post sul North Stream ne ha 78 di commenti, pur non trattando un tema di montagna. O forse questo, le ceneri, non ti piace perché non puoi pontificarci sopra?
Riassumendo: per disperdere le ceneri dove il defunto ha chiesto espressamente prima di morire (basta la voce o ci vuole la carta bollata o il visto di un notaio?), previa autorizzazione dell’autorità competente (Comune, Amministrazione Parco, Stato Italiano, padrone del posto prescelto), bisogna: a) tritare ulteriormente le ceneri perché non siano distinguibili frammenti troppo grossi che potrebbero essere umani b) sperare che il defunto abbia indicato una cima senza croci, cristi, madonne c) in caso di presenza dei suddetti manufatti, abbatterli in modo da sgombrare la vetta d) consultare il meteo ed attendere la prima giornata ventosa per una migliore dispersione e) sperare (pregare) che non sia a metà gennaio con un metro di neve f) individuato il giorno annullare ogni impegno lavorativo o meno per recarsi nel posto designato g) produrre documentazione fotografica che attesti la totale dispersione in modo da pubblicarla sul GognaBlog ed evitare spiacevoli incontri ai persone sensibili. PS – Mamma, quando muori, per favore non chiedere anche tu di essere sparsa al vento su un monte, grazie.
@ 50
Caro Alberto, grazie della precisazione! Mi inchino alla saggezza linguistica toscana.
P.S. Comunque, benché emiliano, già avevo qualche sospetto che una “crovellata” fosse molto piú devastante di una semplice bischerata. Chissà, forse avrei dovuto equipararla a una “cassanata”. 😂😂😂
“bischerate” non è sempre un termine dal significato negativo: ho fatto una cazzata = ho fatto una bischerata.Oppure non dire cazzate = non dire bischerate.
Altre volte ha un significato di divertimento, di leggerezza, di simpatia, di semplicità: andiamo a “fa du bischerate” tra amici. Dipende dall’ambito in cui viene usato. Comunque rende bene l’idea.
Ben diverso è “crovellate”. Quindi Fabio , io i due termini non li accosterei.
Inceneritore o termovalorizzatore, a discrezione degli interessati, e non solo per i defunti.
@ 44
Io non sono “nordoccidentale”. Io sono emiliano, e ancor prima italiano.
Il “filone nordoccidentale” non mi infastidisce. Invece mi infastidiscono le bischerate (vocabolo di origine toscana), meglio conosciute nel GognaBlog come “crovellate” (vocabolo di origine sabauda).
P.S. Il neologismo comparirà a breve nel vocabolario Treccani 2024.
39. “un simbolo religioso non può offendere nessuno, chi non è d’accordo passa oltre”.
Gentile Fulvia Maria, interessante questo modo di decidere per tutti cos’è giusto e cosa non lo è.
Invece di un pò di ceneri che la pioggia porterà via e faranno da ottimo fertilizzante, preoccupatevi piuttosto delle Apuane che vengono ridotte in polvere. Molta di quella polvere diventa marmettola che sigilla le falde acquifere e fa diventare l’acqua bianca come latte . Ma non è latte!!!
Le cime delle montagne non hanno bisogno di simboli.
Sono già un simbolo!!!
Ma con tutto il pattume che tutti i giorni respiriamo, per l’inquinamento da polveri sottili che sono nell’aria, vi state a preoccupare per un pò di ceneri disperse in cima da una montagna.
Andatelo a dire a quelli che vivono a Taranto intorno all’acciaieria e si respirano i suoi scarichi.
Incredibile come un articolo su un tema (spargimento ceneri), collaterale all’andar in montagna in senso stretto, generi oltre 40 commenti (finora) e uno legato alla nord del Breithorn arrivi a stento a 10 commenti. Si conferma che ciò che spinge la gente a commentare, anche su un blog di montagna, non è la montagna in quanto tale, ma l’attualità che vi ruota attorno.
Nessuna censura a mio carico: semplicemente in queste settimane sono impegnato in altre attività scrittorie e professionali. Non conosco direttamente l’autore di questo articolo (articolo che a me è piaciuto), ma vedo che il filone nordoccidentale infastidisce in pari misura i lettori “non-nordoccidentali”, a prescindere dall’autore specifico del testo: evidentemente non è una questione di autore, ma proprio di forma mentis dei lettori. Se non si è cresciuti da queste parti, difficile comprenderci.
Comunque io sono d’accordo con Veniero Venieri (6). Aggiungo questo: c’è una discreta cinematografia con spargimenti di ceneri. Due esempi: uno, il commovente, magnifico documentario di Max Lowe, Torn (alla fine, estremo saluto, le ceneri di Alex Lowe vengono disperse sulla cima di una montagna).
L’altro è questa scena qui: https://youtu.be/u44D3qKKGPU?si=InG9V0-ll38aAplr
Johnson, darsi un nickname, secondo me è idiota. Non credo tu abbia 12 anni.
Allora non fare la morale a chi ti prende in giro se te la cerchi.
Al bar ci siamo già e di calcio non ne so nulla, mi spiace.
Ciao Fulvia, io credo che chi dica che i simboli religiosi non dian fastidio, lo dica perché si immagina i suoi. Se sulle cime delle montagne avessimo solo simboli dell Islam, o buddisti, o altri, non saremmo così tranquilli. Siccome i propri non dan fastidio, ci si immagina che gli altri anche “vadano oltre”, perché si proietta l’accettazione sulle altre persone. Bhe, non è così. Per molti, anche per me, I simboli religiosi non hanno posto nelle montagne. Nessun simbolo. Ci sono le chiese per tali madonne e croci. Moschee per mezzelune e sinagoghe per i candelabri. Dire che le croci sono accettabili è solo un modo per dire che dobbiamo accettarle, il che è ben diverso. Ma solo perché piace a qualcuno e quel qualcuno le considera non dannose, non vuol dire che quella persona possa decidere come gli altri si sentano al riguardo. La montagna non ha dei.
Un abbraccio!
@#37 & @#38. Storpiare il mio nickname e “buttarla sul personale” denota la pochezza intellettuale dei vs argomenti e la vs incapacità a sostenere un dibattito educato, civile e pacato. Suggerisco di recarvi al bar a discutere di calcio.
Ho letto il piacevole racconto e condivido l’imbarazzo di dover calpestare ceneri umane per fare un percorso, lo stesso imbarazzo che provo quando al cimitero mi trovo costretta a calpestare le lapidi di chi è stati sepolti nella pavimentazione delle gallerie.parli di imbarazzo, non di fastidio perché trovo irrispettoso calpestare resti umani in qualunque forma siano. Forse questa attività dovrebbe svolgersi secondo regole più cobsobe alla circostanza. Per quello che attiene la presenza di lapidi, crocifissi e aktru simboli religiosi non credonl possano urtare la sensibilità di chi professa altri culti o non ne professa alcuno: un simbolo religioso non può offendere nessuno, chi non è d’accordo passa oltre.
Johnatan, ti ringrazio a nome di tutti per avercele ricordate, ma il fatto che non condividiamo certe regole – ribadisco che a mio avviso è una follia acconsentire a spargere le ceneri, per esempio, solo in un certo angolo del cimitero e non ovunque – non significa che non ne siamo a conoscenza!
Davvero buffo, come ha fatto notare qualcuno, che non ci si scocci per la presenza di croci-antenne-altari-panchine giganti, qr code, oggetti artificiali di ogni tipo – ma ci si offenda (!) per la presenza di ceneri.
Jonathan, ho le ceneri di mio padre su uno scaffale del mio fienile/laboratorio. Le tengo li perché mio padre non ha fatto in tempo a dirci dove voleva fossero messe perché non aveva nessuna intenzione di tirare le cuoia e perché era un appassionato di bricolage. Può andare?
@#33. Non comprendo l’obiezione che mi viene rivolta e suggerisco di informarsi sulle regole (legge dello Stato) che governano la cremazione in Italia. Le ceneri SONO il feretro cremato dopo l’operazione e sono ciò che ne resta (le ossa sbriciolate). La legge italiana, per quel ch’io ricordi, consente di conservare l’urna tumulata in una celletta al cimitero (con il nome, il cognome, le date di nascita e morte e la foto), oppure conservarla presso il proprio domicilio, purché in luogo decoroso (cioè non in cantina o nel pollaio, ad esempio), oppure disperderle nel roseto cimiteriale preposto per questa operazione, oppure disperderle in mare, oppure disperderle in altro luogo naturale, presumo dietro autorizzazione, diverso da parchi pubblici urbani. Generalmente, nei paesi civili la dispersione segue l’ultima volontà del morituro, nel luogo da lui scelto, oppure se si preferisce la cremazione alla tumulazione del cadavere, si tumula l’urna nel cimitero. In ogni caso, sono i familiari a scegliere la sorte dei poveri resti, perché sono loro che si rivolgono all’agenzia di Pompe funebri che si preoccupa della documentazione, con il beneplacito dell’autorità cimiteriale. Cordialità.
Grazie, Claudio, per aver tirato su il morale dei lettori demoralizzati come me! 🙂
Dimenticavo: un cartello all’inizio di una strada può voler dire qualunque cosa, dal divieto di accesso per lavori a tratti sdrucciolevoli se non pericolanti, che vi è una manifestazione in corso oppure un mercato, che quel giorno un’emittente televisiva farà riprese, e chi ne ha più ne metta.
Caro Johnson, non vedo come si possa designare – e accettare – un luogo preposto per le ceneri di un caro.
Nel film “Captain Fantastic”, che consiglio di guardare, le ceneri di una moglie e madre amata sono finite nel water di un aeroporto!
Ammesso che siano realmente le ceneri dei nostri cari che ci vengono consegnate – e su questo negli ultimi anni ho cominciato a nutrire forti dubbi – ricordo che in teoria sono unite a quelle del feretro in cui il corpo è racchiuso. In tutti i casi, io amerei spargerle in quella che ormai chiamiamo “natura”, ovvero un luogo più selvaggio e silenzioso possibile.
Consiglio anche la visione dell’incredibile film degli anni ’70 “Soylent Green”.
Piacevole articolo che parla del Rocciamelone, montagna cara ai torinesi e valsusini. Solleva, inoltre, il problema della dispersione delle ceneri in luoghi montani. Tralasciando l’aspetto burocratico/ legale, occorre considerare che la dispersione su una cima, soprattutto molto frequentata, non è certo una cosa ottimale. Meglio sarebbe individuare un luogo diverso. Magari discosto dalla vetta ed autorizzato. Diversamente si tratta di un comportamento un poco “egoistico”.
Poi ognuno ha le sue idee.
Pare che il filone delle crovellate sia giunto a sostanziale esaurimento (a meno che Gogna non decida di dare spazio, a questo punto, ad articoli di pura propaganda fascista): panico tra i lettori del blog!
Ma ecco che arriva il sig. Bosco, grande esperto di segnaletica e un po’ in fissa con le ceneri dei defunti (siamo già al secondo articolo in tema): abbiamo un candidato a raccogliere l’eredità di Carlo Crovella?
Eh, eh, eh: piano! Crovella è world class. Vedremo… ma il sig. Bosco promette bene. E poi viene dal Nord Ovest, quasi una garanzia.
Solo una piccola precisazione riguardo il (presunto) mancato rispetto della segnaletica. I cartelli come quelli incontrati, di norma avvisano l’automobilista che la strada che si sta percorrendo ad un certo punto sarà chiusa. Fino al punto della chiusura la strada risulta perfettamente percorribile. Questo anche/soprattutto a beneficio dei molti che hanno casa lungo la strada (i lavori in questione erano sul tratto sterrato molto in alto, quasi al termine della carrozzabile).
La decisione di non leggere il testo del cartello è stata presa decidendo di affidarmi … alla buona sorte e sperando che fosse possibile passare. Così è stato in quanto la strada veniva chiusa con orari specifici e io al mattino sono transitato prima che iniziasse l’orario di chiusura. Alla sera invece sono arrivato a “lavori in corso” e ho aspettato che i manutentori della strada decidessero gentilmente di farmi passare (peraltro senza che io chiedessi nulla). Quindi nessuna infrazione (almeno … in questo caso 😉).
@28. Evidentemente mi sono espresso male. Con quella mia frase citata, intendevo dire che lo scarso rispetto sarebbe nei confronti del defunto stesso, oltre che nei confronti di coloro che seguono. Quando verrà la mia ora, anch’io desidero essere cremato e “disperso”, ma nel vento. Finire come un mucchietto di cenere che potrebbe essere osservato e calpestato da chiunque mi sarebbe sgradito. Spiacente di essere stato frainteso.
24: cito: è segno di cattivo gusto e scarso rispetto per coloro che seguono, nonché del defunto stesso.
A prescindere che ne parli come se fosse una cosa che si ripete centinia, migliaia, milioni di volte. Ho 67, salito un po’ di montagne, letto molto: è la prima volta che sento una cosa così (e le esagerate reazioni)…
@25. Io non mi sono mai permesso di giudicare le ultime volontà dei defunti. Si rilegga con attenzione i miei post.
Inizialmente pensavo alla situazione post incendi scoppiati in val di Susa nei giorni scorsi…
Secondo la mia educazione e la mia etica, trovare Madonne e Cristi e croci sulle vette è di cattivo gusto e scarso rispetto per coloro che non credono. Almeno non giudicare le volontà dei morti… Quando ho “disperso” papà, non c’era vento e le ceneri son ricadute a terra… E allora?
@23. Secondo la mia educazione e la mia etica, trovare in cima alle montagne mucchietti di ceneri da cremazione umana è segno di cattivo gusto e scarso rispetto per coloro che seguono, nonché del defunto stesso. Ripeto : la dispersione al vento è altra cosa ed è consentita dalla legge italiana, per quanto mi risulta.
Ma perché poi? La croce è anche simbolo della morte di Cristo, no? E poi, tante menate che alla prima neve o pioggia tutto scompare… Togliete prima le croci, le Madonne e i Cristi che danno ben più fastidio che delle ceneri a terra… E se vi danno fastidio le ceneri, ricordatevi: “Ricordati, uomo, che polvere sei e in polvere ritornerai” Genesi, 3,19
@#20. La mia non è una previsione sull’aspetto delle ceneri umane, ma frutto di diretta esperienza. Infatti, ho visto con miei occhi nell’urna ciò che è rimasto della cremazione, prima della sigillatura. Ciò che rimane non sono che le ossa polverizzate e l’aspetto, il calibro, nonché il colore, sono esattamene ciò che si vede nella foto dell’articolo. Io sono certo che legge consente di spargere in mare o in altro luogo diverso dai consueti roseti cimiteriali preposti, però un conto è spargere al vento in cima ad una montagna, altro è sul sentiero o alla base di una statua o Croce.
Tra cappelle, rifugi, madonne, tralicci e corde fisse, mi sembra che delle ceneri sparse sulla cima siano il meno. Comunque si tratta di tracce naturali, che ogni vero amante della montagna dovrebbe apprezzare.
Keith Richards alla morte di suo padre si fece una canna con le ceneri.
Vegetti non trova intoppi per spargere le ceneri del padre in un luogo dove aveva combattuto durante la Resistenza.
Anche se diverse, trovo queste due circostanze ricche di buonsenso, cosa che l’articolo proprio non ha.
Johnson, non so a cosa si debba la tua precisione nel dettaglio delle ceneri umane, ma mi tocca confermare quanto ho scritto: sono impalpabili e svaniscono in men che non si dica, per di più in ambiente naturale.
Se davvero qualcuno lo ha fatto, concordo con il gesto e inorridisco per le svariate regole elencate e, ancor di più, per le dimostrazioni negative.
Onestamente mi pare più grave non fermarsi a leggere la segnaletica perché si ha fretta di arrivare in cima a una montagna!!
12 Johnson. Bastava non mettere una Madonna sul monte, sui monti… A prescindere, se il defunto ha espresso il desiderio di essere “lasciato”” in un preciso posto, al diavolo la burocrazia. Tanto più che la cremazione avviene a 800 gradi centigradi, rendendo le ceneri perfettamente sterili. Mi chiedo anche io come abbiano potuto stabilire che erano ceneri umane, visto che quelle di mio padre, che stanno sul Corniolo in Romagna, prima Repubblica partigiana d’Italia nonché luogo dove papà ha fatto il partigiano con l’8° Brigata Garibaldi, potevano essere, a vederle, quelle rimaste come brace dopo un qualsiasi falò… PS – Io ho chiesto al Comune romagnolo pertinente il permesso: subito concesso vista la forte memoria storica dei luoghi…
Ricordo , anche se poco nota, la Pierre Menue o Aiguille de Scolette che si sale dalla diga di Rochemolles che con i suoi 3506 m è una delle maggiori delle Cozie.
@#16 : Le ceneri da cremazione umana non sono così sottili da essere spazzate via dal vento facilmente. Esse hanno in realtà il calibro del sale grosso da cucina. Dalla foto dell’articolo, si evince che queste presunte ceneri sono disposte negli anfratti delle rocce di vetta e potrebbero anche essere state disperse il giorno precedente, per quel che ne sappiamo.
Ho smesso di leggere il racconto dopo la lamentela circa la presenza di ceneri (presunte) umane, unita alle lamentele dovute all’età: prima si felicita d’essere in compagnia e poi si rammarica delle tracce naturali lasciate? A qualunque età, io mi sento felice di poter salire in montagna, sempre più consapevole dei miei passi e di ciò che mi circonda.
Dalla mia umile esperienza, una volta sparse, delle ceneri non rimane traccia neppure al suolo, figuriamoci in pizzo a una montagna!
Condivido la correzione del 4 sulla Roncia
Il Roccia, come famigliarmente lo chiamiamo noi, rappresenta per chi frequenta le alpi piemontesi occidentali un punto di riferimento imprescindibile. Ho avuto la fortuna di salirlo una dozzina di volte in tutte le stagioni e in tutte le condizioni. Dalla prima volta, nel dicembre del 1979 alle due ultime salite notturne passando dai cinque tentativi invernali coronati con successo solo nel 2007 con condizioni di tempo e temperatura simili a quelle descritte nell’articolo. Per omaggiare il sempreverde Fulgido, col quale è sempre un piacere scambiare due parole, ricordo con emozione quella volta che portai due delle mie figlie in vetta nell’agosto del 2004. Ad un certo punto mentre riposavano al sole davanti al rifugio Santa Maria in lontananza vediamo salire un uomo che via che si avvicina notiamo portare una specie di gerla sulle spalle. Era il nostro Fulgido che portava la pentola per fare il tè per noi poveri umani. Tra un sorriso e una buona parola con maestria e competenza ci ha rifocillati di un tè dal gusto aromatico paragonabile alle squisite bevande che sanno fare nei lodge nepalesi. In più, quella volta, forse impietosito dalla presenza di due stanche ragazzine, come un prestigiatore ha tirato fuori dal suo cilindro dei gustosi e pregevoli gianduiotti di cui ci fece gentilmente omaggio. Auguro a Fulgido ancora tanti di questi bei momenti di condivisione.
“noto alcuni cartelli bianchi, tondi, bordati di rosso… che segnalano la chiusura della strada… Mi rifiuto di fermarmi per leggere i dettagli della chiusura e sperando nella buona sorte proseguo”
Ma come, un caiano sabaudo DOC che non rispetta i divieti!!! 🙂
Per un bauscia come me è moneta corrente…sempre andata bene finora!
@#3 : Non mi sorprenderebbe avere conferma che le disposizioni della Polizia mortuaria del Comune di Mompantero siano state disattese, forse anche per ignoranza, al fine di esaudire le ultime volontà del defunto. Certo che se fosse così, osservo che ci sono altri modi per disperdere le ceneri, nel rispetto della legge, senza lasciarle ai piedi della statua della Madonna.
Articolo molto piacevole da leggere e condiviso da me in tutti i contenuti. Nel giorno in cui sono salito sul Rocciamelone, il mitico Fulgido festeggiava la sua millesima salita sul monte. Mi ha fatto tanta tenerezza vederlo inginocchiato davanti alla statua della Madonna di vetta mentre pregava un pochino commosso. Grazie di aver pubblicato una foto recente di Fulgido!
Salve
L ‘ autore dell’ articolo è un medico legale? Come fa ad affermare quanto dichiarato?
Ceneri umane disperse?
Ritengo che prima di fare affermazioni come quelle che ho letto si debba avere prove.. altrimenti sono solo chiacchiere insulse e senza fondamento
che sicuramente non danno pregio a chi le scrive e gli levano credibilità.
Alessandro Giacoletto
Bell’ articolo, siamo amanti della montagna come tanti valsusini e non, il Rocciamelone è il nostro monte, amato, desiderato e percorso sempre con ammirazione, stupore e…gratificazione! Sì, perché ogni volta premia la nostra fatica con visioni meravigliose sempre nuove, albe, tramonti, sole o nuvole, piogge o temporali( pericolosissimi!), e incontri con gente d’ ogni dove o( sorpresa!) con animali stupendi,liberi,forti…quanto amiamo il Rocciamelone, bello percorrerlo anche di notte, da Foresto, o dalla Francia, o da Malciaussia…concordo con l’ articolista sul fatto delle ceneri: un po’ di rispetto per i morti …farebbe bene a loro e anche a noi che dando loro dignità ne riceviamo altrettanta. Lassù tanti trovano nuovo coraggio per vivere…lo capisce bene chi ama la montagna
Bel racconto , io sono salito 2 volte sul Roccia entrambe dal Tazzetti ,nel 1987 e 2001 , che fatica, e nel 2001 al 4 di agosto inspiegabilmente il ghiacciaio era in condizioni eccellenti tanto che ho fatto il tratto finale in cresta…prima metà su per la nord e ultimo tratto sono rientrato sul sentiero, bei ricordi
Articolo stucchevole, il cui miglior commento è il numero 6.
@4. Per la serie “non si finisce mai di imparare” 🙂
Senza alcuna volontà polemica, ma semplicemente per una corretta informazione, vorrei far notare che il Rocciamelone, con i suoi 3537 metri di altitudine, è la montagna più alta visibile dalla Val di Susa.
In realtà la più alta è la Roncia, 3612 metri (posta sullo spartiacque colle del Moncenisio, Roncia, Lamet, Rocciamelone), che, oltre a non essere visibile dalla valle, dopo il trattato di pace di Parigi del 1947 è, intieramente, in territorio francese, ma dalle cui pendici le acque scendevano e scendono tuttora in Val di Susa e, quindi, va considerata, fisicamente, valsusina.
Il Rocciamelone risulta essere, quindi, la seconda montagna per altitudine della Val di Susa.
Confermo che in base al regolamento di polizia mortuaria del comune di Mompantero è vietato spargere ceneri in vetta al Rocciamelone.
Ciao
Bel Racconto e bell’incontro,anche se a me sinceramente trovare un po’ di cenere non avrebbe dato fastidio.
Buone Camminate
Ho letto con piacere l’articolo e ringrazio l’autore. Sul Roccia ci sono stata una volta sola tanti e tanti anni fa; ricordo un mare di nubi straordinario dalla Crocetta in su, non c’erano le corde fisse sull’ultimo tratto e neanche ” le ceneri” e personalmente trovo di cattivo gusto la scelta di un luogo così frequentato. Spero che non passi come una moda!
Cristina