Come regolarsi per l’attività sportiva in montagna

Dopo il Dpcm del 14 gennaio 2021, il ministero dell’Interno risponde al quesito del Club Alpino Italiano.

Come regolarsi per l’attività sportiva in montagna
a cura della Redazione de Lo Scarpone

A seguito del quesito trasmesso in data 21 gennaio 2021 dalla Presidenza del Club Alpino Italiano, il Ministero dell’Interno, in data 28 gennaio 2021 [n°15350/117 (2)], ha inviato la seguente nota di riscontro:

“Si fa riferimento alla nota dello scorso 21 gennaio, con la quale è stato richiesto l’avviso di questo Ufficio in merito alla corretta applicazione delle disposizioni del D.P.C.M. del 14 gennaio 2021 in relazione allo svolgimento di attività sportive. Al riguardo, si richiamano gli orientamenti espressi con le FAQ recentemente pubblicate sul sito istituzionale www.governo.it (Sezione “Spostamenti”), nelle quali, con riferimento alla diversa classificazione dei vari territori regionali, viene precisato che:

  • in area gialla è possibile recarsi in un altro Comune, dalle 5.00 alle 22.00, per fare attività motoria o sportiva, purché si trovi nella stessa Regione o Provincia autonoma (quest’ultima limitazione è prevista fino al 15 febbraio 2021);
  • in area arancione è possibile recarsi in un altro Comune, dalle 5.00 alle 22.00, per fare attività sportiva solo qualora questa non sia disponibile nel proprio Comune (per esempio, nel caso in cui non ci siano campi da tennis), purché si trovi nella stessa Regione o Provincia autonoma;
  • in area rossa è consentito svolgere l’attività sportiva esclusivamente nell’ambito del territorio del proprio Comune, dalle 5.00 alle 22.00”.

La precisazione del Club alpino italiano
Alla luce di quanto pervenuto, la Sede centrale del Club alpino italiano precisa:

A) in area gialla l’attività motoria e quella sportiva hanno solo il limite del confine regionale o della Provincia autonoma;

B) in area arancione è consentita attività sportiva in altro comune, purché nella stessa Regione o Provincia autonoma, alla tassativa condizione che difettino, nel proprio comune, le condizioni perché l’attività stessa possa compiersi;

C) in area rossa l’attività sportiva è limitata al solo territorio comunale.

Ora – si precisa ulteriormente – poiché il quesito è stato formulato specificatamente con riferimento all’attività sportiva in montagna con tutte le modalità ivi puntualmente richiamate, ed il parere pervenuto al CAI non ne esclude, come invece accade per altre attività, la possibilità di espletamento, deve ritenersi che sia consentito lo spostamento al di fuori del territorio comunale (ma in ambito regionale) laddove:

1) non si risieda in area rossa;
2) il territorio comunale non sia “montano” e non consenta le attività sportive di cui al quesito posto, se in area arancione;
3) si risieda in area gialla.

Si sottolinea che, ad essere consentita al di fuori del proprio Comune, è solo ed esclusivamente l’attività sportiva e non la semplice gita o la passeggiata, e che lo spostamento deve  limitarsi all’attività stessa, con rientro nel proprio Comune immediatamente dopo averla praticata. Tutto ciò, naturalmente, nel pieno rispetto delle altre regole generali che attengono l’attività sportiva e cioè:

  • esercizio in forma individuale;
  • rispetto della distanza di almeno due metri;
  • divieto tassativo di assembramento.

«Questo chiarimento – osserva il Presidente generale Vincenzo Torti – consente, nel rispetto di tutto quanto precisato, di spostarsi dal proprio Comune per andare in montagna per fare attività sportiva in natura, ma starà a ciascuno di noi farlo con adeguata preparazione e correttezza di comportamento, per evitare che, in caso di abusi o gravi incidenti, non vengano imposte nuove restrizioni ad un’attività che per tutti gli amanti della montagna è essenziale».

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80 pensieri su “Come regolarsi per l’attività sportiva in montagna”

  1. Le scelte filosofiche sono molto personali e come tali non estendibile in automatico agli altri. Se per definirci “alpinisti” dovessimo assumere l’esclusivo parametro di chi ha scelto di vivere solo di montagna e/o solo per la montagna, restereste in quattro gatti. Sono alpinisti a pieno titolo anche quelli che in montagna ci vanno nel tempo libero (magari a sua volta non esclusivamente destinato alla sola montagna) a maggior ragione se studiano e approfondiscono il tema. Io mi considero un alpinista a tutti gli effetti. Anche perché di “cose” sul terreno ne ho fatte: però in questa sede non mi interessa stare a confrontare le “misure”.  La competenza e la capacità di analisi dei problemi sono del tutto indipendenti dalla scelta di vivere solo di montagna così come dal grado che si riesce a superare. Ne consegue che, come ci sono infiniti approcci all’alpinismo, così esistono infinite valutazioni sui risvolti delle tematiche inerenti alla montagna.
     
    Nel caso di specie, in questa fase storica, molto particolare, c’è una posizione ideologica che è più preoccupata dei riflessi sulla collettività che del diritto al divertimento individuale (sia proprio che di altri alpinisti). Non è tesi campata per aria, considerato che anche le istituzioni tendono a preferire questa ipotesi piuttosto che quella antitetica. Temo che anche le autorità politiche, nel dubbio, preferiscano stringere la morsa piuttosto che (al seguito di numerosi incidenti uno dietro l’altro) allargare le braccia dicendo “è stata una libera scelta di liberi cittadini”. In questa fase storica ci sarebbe un”ondata di polemiche incontenibile circa le ripercussioni sulla collettività di queste “libere scelte”. Le autorità non hanno voglia di trovarsi in situazioni del genere. Ci sono poi precise norme di legge che comportano esplicite responsabilità sulle autorità. Di conseguenza io sono convinto che meno si stuzzica il can che dorme e più si evitano irrigidimenti delle autorità.
     
    Il punto non è come ci comportiamo noi, che in montagna sappiamo muoverci,  ma come si comportano i “mediocri”. Quella è la variabile chiave. Da parte mia, ricordo che sono impegnato da decenni e decenni a “educare” (e-ducere) e ritengo di farlo bene perché ogni volta che incontro un allievo della ns scuola ricevo ringraziamenti e manifestazioni di gratitudine per come la scuola lo ha formato, in primis a livello di approccio mentale, facendolo crescere in modo tale che non sia un mediocre né come alpinista né come cittadino. Nella ns scuola sono passate centinaia e centinaia di persone, ma non certamente l’infinità di tutti quelli che affrontano la montagna. Sono moltissimi quindi gli individui che, purtroppo, hanno un approccio (alla montagna) “raffazzonato” e sono questi ultimi che, purtroppo, lasciano traccia dei propri errori.
     
    In conclusione mi pare che abbiamo sviscerato a fondo l’argomento, anche se temo inutilmente, nel senso che eventuali scelte politiche su nuove restrizioni o meno (sulls montagna) non sono di nostro appannaggio, in quanto competono a soggetti istituzionali che sicuramente hanno altri parametri su cui basare le loro decisioni. Per tale motivo non penso che il dibattito in questa sede possa portare ulteriori elementi di spessore. Staremo a vedere come si evolverà la situazione. Tra l’altro io non escludo che il rischio di una terza ondata Covid possa comportare, nelle prossime settimane, nuove restrizioni generali a prescindere dal tema “montagna”.

  2. “Così parlò Cominetti.”
    Marcello, bravo!
    … … …
    Qui io dico – e qui ridico – che l’alpinismo ci offre la possibilità di crescere un po’ filosofi e un po’ romantici, un po’ anticonformisti e un po’ distaccati dalle cose superficiali del mondo. Sta a ciascuno di noi saper cogliere questa opportunità.
     
    Altrimenti si esercita soltanto attività sportiva. Niente di male, beninteso, ma si sprecherebbe una grande occasione di vita.
    … … …
    Considerate per esempio il nostro Cominetti. Partito dalla venal Genova, sempre interessata alla bruta moneta, ora si libra ad altezze – anche spirituali – che pochi riescono a toccare.
    Non siete d’accordo con me? Non me ne importa.
     
    P.S. Marcello, ho parlato sinceramente, pur volendo tenere un tono scherzoso. Ho esagerato? Se c’è una cosa che in vita mia NON sono mai stato è l’adulatore.

  3. Chiedo scusa ai lettori del blog, se mi tocca sottoporli a discorsi che in parte escono dal tema dell’articolo. Essere alpinisti è qualcosa di ben preciso. Significa ANCHE avere impostato la propria esistenza sul fatto di esserlo. All’alpinista non interessa fare la gitina a bordo pista per non finire in ospedale nel caso si faccia male. L’alpinista vede in ogni uscita la possibilità di diventare una persona migliore sotto ogni aspetto. Non è detto che vi riesca ma dipende anche dalla base da cui è partito. La vita umana ha una durata limitata e uno lì dentro deve fare i conti con ciò che vuole essere e con ciò che vuole dalla sua vita. Non amo esibirmi per mettere in mostra qualità che che altri non hanno solo perché ho dedicato la vita intera a raggiungerle. Mi basta tenerle per me e semmai guardo con ammirazione a chi di qualità ne ha più di me, semmai. E queste qualità non sono di certo il grado di difficoltà, ma semmai un modo di affrontare l’esistenza che si insegna anche ai propri figli.
    Chi sa cosa sia giusto o sbagliato?
    Solo per fare un esempio, ieri stavo salendo una via di ghiaccio per me impegnativa e prima di un tratto difficile, non ho pensato che se fossi caduto sarei finito in ospedale già intasato da pazienti Covid, ma mi sono concentrato sul da farsi, sono partito e ho superato il tratto scabroso. Pormi dei dubbi, una volta deciso di mia volontà di affrontare quell’itinerario, mi avrebbe messo in una situazione di estremo pericolo. Sicuramente morirò per un mio errore ma finché posso cerco di impegnarmi al massimo per non farne. Ma siccome nessuno è perfetto…Tornando all’articolo è vero che la moltitudine è composta da frequentatori “deboli” che vanno educati, ma in questi interventi pare si voglia reprimerli più che educarli!
    L’affermare che bisogna fare attività a basso rischio crea, proprio nei più deboli e quindi meno competenti, un grande dubbio sul da farsi quando l’emergenza Covid sarà finita. I pazzi incoscienti non si fermeranno di certo di fronte alle raccomandazioni di chi fa a gara per darne, anzi ne saranno incoraggiati e si andranno a cacciare nei guai facilmente. Mi spiace dirlo ma la lezione più importante la da la natura stessa. Bisognerebbe vivere le cose in maniera più istintiva per rinforzarsi nello spirito e nel corpo. Io sono cresciuto così e devo dire grazie ai miei genitori. L’immunità di gregge verso valanghe e strapiombi non esiste, nonostante vi sia chi cerca costantemente di farci credere che esiste. E’ un po’ come Dio, ma questo è un discorso che si perde nella notte dei tempi.

  4. Devo purtroppo intervenire per correggere un’insinuazione completamente infondata sulla mia persona. Preciso che non mi considero un “non competente” di alpinismo (come erroneamente insinuato), né mai ho detto proprio quella cosa. Non sono certamente un alpinista di alto livello e, per correttezza, sono il primo a riconoscerlo pubblicamente. Ma fra alpinismo, arrampicata, scialpinismo, escursionismo, canyoning ecc ecc, e relative attività didattiche e organizzative (Scuole ecc), di montagna ne mastico da 55-60 anni continuativamente, per cui ritengo di poter parlarne a ragion veduta. D’altra parte i lettori attenti possono trarre la stessa conclusione leggendo anche solo uno dei tantissimi miei articoli (es quello sul Gran Paradiso di pochi gg fa), pubblicati da 40 anni continuativamente non solo su questo Blog (ma anche su riviste di alto profilo). Nei articoli emerge chiaramente che sarebbe impossibile da parte mia poter trattare sistematicamente contenuti del genere ad alto profilo senza saperli “maneggiare” adeguatamente.
     
     
    A parte l’ennesimo sconfinamento nella “personalizzazione” per voler sminuire le tesi considerate scomode (e rinnovo a Cominetti, ancora una volta, di smetterla definitivamente e di limitarsi esclusivamente ai contenuti), l’errore di fondo è questo: sfugge il concetto che la stragrande maggioranza dei frequentatori della montagna è costituita da alpinisti “mediocri” (se non addirittura incapaci o quanto meno impreparati) e non già da alpinisti esperti. In ogni caso, anche se tali “mediocri” fossero una sparuta minoranza (anziché la maggioranza numerica, come purtroppo accade), sono loro che, finendo coinvolti negli incidenti, lasciano purtroppo il segno. Dello scorso weekend qui in Piemonte è rimasta traccia mediatica solo dei tre incidenti mortali e non delle decine di persone che hanno fatto gite (“gitine”) con approccio maturo e controllato. Occorre quindi tarare i ragionamenti sulle squadre di coda della classifica e non su quelle che lottano per lo scudetto (concedetemi un’altra metafora calcistica). Quindi fa bene il CAI a esprimere considerazioni adeguate a correggere/prevenire il modo di comportarsi in montagna da parte dei più deboli. E così dovremmo fare tutti noi.: proprio perché siamo “!più forti”, dobbiamo preoccuparsi dei mediocri e insegnare loro a migliorare, iniziando dal modo di ragionare. Buona giornata a tutti!

  5. Cominetti. Anch’io ho avuto un sacco di dubbi prima di firmare. Forse sono un po’ influenzato dalla conoscenza della palestra e dei ragazzi di Rockspot. La palestra è enorme e ben frequentata e se vai al link vedrai che loro hanno studiato il problema con serietà e propongono che le palestre siano aperte rispettando certi protocolli di sicurezza. Io personalmente, con dispiacere, non ci andrei anche se tornassi a baricentrarmi su Milano, per mia scelta, fino al vaccino, ma li capisco e forse sono mosso da un sentimento senile di simpatia e di solidarietà verso i giovani che mi sembrano onesti nei loro intenti e che stanno subendo danni veramente notevoli. In  ogni caso non saranno gli appelli a generare le decisioni e spero di non aver troppo peccato di fiducia con questo piccolo gesto e di non dovermi pentire. Ciao

  6. Pasini, capisco la voglia di tornare in palestra a scalare. Lo faccio anch’io per tenermi in forma e mio figlio maggiore ne gestisce una, che trovandosi in Alto Adige è ovviamente chiusa più di quelle chiuse!Ma ci sono palestre e palestre. Qui siamo in pochi e, anche quando ci sono i turisti non si raggiungono mai casi di affollamento. Però si resta giustamente chiusi.Ricordo una volta di essermi ritrovato in una struttura piuttosto grande dalle parti di Brescia e fuori pioveva. Non avevo mai visto nulla di simile, ovvero, così tante persone concentrate in uno spazio inadeguato a contenerle. E dire che da giovane volevo battere, assieme a degli amici, il record mondiale di persone stipate in una cabina telefonica, che ai tempi era di 22 persone. Puzza di sudore, scritte fasciste sugli stipiti delle porte e un gestore/mangiafuoco che aveva da urlare rimproveri a tutti. Eppure tutti, a parte me, sembravano a loro agio nel trascorrere del tempo là dentro scalando a turno perché non c’era un attimo in cui ci fosse un solo appiglio libero. Un girone dell’inferno sarebbe stato più tranquillo.Ecco, a causa dell’esistenza di posti come quello, sono convinto che le palestre di arrampicata indoor debbano restare chiuse ermeticamente.

  7. Mi mette i brividi la teoria del non affrontare attività “tirate” in montagna a vantaggio di itinerari facili e bla bla. Oltre alla teoria c’è anche quel video del CNSA (perlopiù costituito da alpinisti mediocri e poco competenti, salvo rarissime eccezioni) che ribadisce lo stesso concetto.
    Quindi, ragazzi, appena saremo usciti dall’era Covid 19 e gli ospedali potranno accoglierci a braccia aperte (se tutti fossimo sani e non infortunati dovrebbero chiudere creando milioni di disoccupati che si riverserebbero per le strade saccheggiando i supermercati e protestando contro il governo perché la Sanità sarebbe stata sfortunatamente raggiunta e quindi l’omonimo ministero sarebbe costretto all’inesistenza perché inutile), potremmo finalmente lanciarci tutti in attività “tirate”, ad altissimo rischio e con leggerezza potremmo affrontare anche quello che è molto al di sopra delle nostre personali abilità. Il problema sta nell’incompetenza!
    Il buon Crovella non è competente in alpinismo (lo ammette con le sue affermazioni continuamente), il Cai e i soccorritori sono dei buoni samaritani che cercano di salvare il salvabile accontentando un po’ tutti nelle loro banali raccomandazioni che soddisfano la platea dei grandi numeri.Ma gli alpinisti non sono dei deficienti egoisti che salgono le montagne infischiandosene della pandemia. Non hanno molto tempo per discorrere, perché lo usano per prepararsi a non farsi male, prima di tutto, affrontando quello che ognuno si sente di affrontare.
    Come diceva il mio socio Cristiano Delisi dovendo definire l’avventura: una via di quarto grado in montagna per un principiante è un’impresa estrema, e può essere una grande avventura, ma per un alpinista preparato, allenato e con buona esperienza può rappresentare una noia senza un minimo di avventura.
    Non pretendo che tutti siano alpinisti espertissimi, ma neppure che mi si propongano soluzioni (quella dell’attività prudente quando si deve essere prudenti sempre) che danno solo fiato alle bocche di chi si vuole sempre erigere a paladino della verità. Più cose si dicono e più si possono dire cazzate, e sinceramente non se ne può più di ascoltarne così tante. Mi ci metto anch’io, perché nessuno è infallibile, neppure chi crede di esserlo, anzi, quello corre dei rischi enormi che se vissuti inconsapevolmente portano solo a conseguenze negative.

  8. Molti non condivideranno. Ognuno ha le sue opinioni e fa le sue scelte. Mi permetto di segnalare a chi fosse interessato la petizione per l’apertura delle palestre di arrampicata indoor. Hanno aderito 6200 persone. È stata promossa da Rockspot la palestra che io frequentavo a Milano. Ci ho pensato a lungo e dopo aver sentito anche alcuni amici che operano in campo sanitario ho deciso di firmare. Per favore non azzuffiamoci Grazie
    http://chng.it/Lxcf2w4c

  9. 71) I rumors parlano di Ilaria Capua alla sanità. Non mi pare proprio il tipo adatto nel senso che non intravvedo in lei le caratteristiche da te descritte.

  10. Per Arioti. Ti capisco. Io sono uno di quei privilegiati nati prima del 1950 che si è salvato, anche se poi di fatto ho continuato a lavorare dai 19 anni ai 69 anni per  mia scelta.  Per emendarmi dai miei scherzucci di dozzina, riprendo un approccio professionale. Draghi dal punto di vista delle competenze è la scelta giusta per gestire il problema del Recovery. Non è Monti e non è la Fornero, la cui base è sempre stata prevalentemente accademica. È sempre stato un economista a contatto con il mondo politico e ha sempre avuto ruoli a forte connotazione politica e per di più di carattere internazionale: dalla Banca mondiale alla Banca d’Italia, alla Bce. Ciò che gli manca è il lato di organizzazione sanitaria, che è l’altro problema strategico. Su questo terreno dovrà trovare una persona con le competenze giuste e non è uno scherzo. Ci ho lavorato abbastanza a lungo in passato e non è facile trovare una persona smart che sappia coniugare competenze sanitarie e capacità manageriali. Si trovano bravi scienziati, bravi clinici, burocrati e amministratori efficienti ma è raro trovare l’insieme delle competenze necessarie in un’unica persona: sia il sistema pubblico che quello privato, per motivi vari, non sono mai stati delle grandi scuole da questo punto di vista. La soluzione sarebbe una band, con un front man e dei bravi strumentisti dietro presi per la logistica dai maghi del settore che si trovano nella grande distribuzione e nell’ecommerce. Vediamo se sarà lui e cosa farà. Quando non si urla e ci si aggredisce, è sempre gradevole scambiare due chiacchere virtuali, qui al Gogna Bar, tra persone che hanno una passione comune, quando c’è brutto o alla sera. Buona giornata. 

  11. 66) Roberto, i torturatori peggiori sono proprio quelli che si occupano di sevizie a livello professionale.
    In ogni caso farei un distinguo perché il Recovery preferirei farlo gestire a Draghi piuttosto che ad altri imbelli (per non dire imbecilli).
    Memore dell’operato di Monti e della signora apparentemente fragile dal punto di vista emotivo, col viso solcato dalle lacrime più false della storia, sono però preoccupato per la pensione, che a 59 anni cominci a desiderare come una bella donna dopo una vita di onanismo.
    Da quando ho iniziato a lavorare me l’hanno allungata di ben 8 anni, inframmezzando il tutto con penalizzazioni economiche. Francamente sento di aver già dato.

  12. Per Benassi. Capisco le tue resistenze al Nuovo che Avanza?Avrei dovuto fare un esempio più accettabile e diffuso in un blog maschile e anzianotto:una bella visita urologica di controllo, meglio un freddo e distaccato professionista che un focoso e appassionato principiante. Ma adesso facciamo i bravi e torniamo ad essere seri altrimenti ci becchiamo un cazziatone come goliardoni maschilisti (bei ricordi di un tempo che fu). Ciao. 

  13. io comunque preferisco essere sodomizzato

    io invece prefersco di no. Nemmeno da un professionista. Perchè dovrei essere sodomizzato?!?!?

    se non ci sei mai stato non sei nessuno.

    Vero purtroppo. Montagne di serie “A”.
    Ma anche quelle di serie “B”  hanno molto da dire e dare.
    Come scrive Corona” ...messe in ombra da montagne alla moda, famose e frequentate, le neglette aspettano nel buo dell’oblio”
     

  14. Interessato a concentrarmi solo sui problemi oggettivi, ripropongo un link di ieri che temo si sia perso, agli occhi dei più, nel marasma del dibattito.  Si tratta di un recentissimo testo/video del Soccorso Alpino e del CAI.
    Frase topica: Finchè l’intera sanità è sotto pressione, scegliamo di frequentare la montagna puntando ad attività a basso rischio
    https://www.caiuget.it/cai/scegliete-una-montagna-meno-rischiosa-il-video-di-cnsas-e-cai/
    Questo è il messaggio da adottare in prima persona e da diffondere presso amici/partenti/conoscenti/allievi ecc ecc ecc.. Io ho usato immagini più caserecce: braccino corto, portare a casa la partita, ma il senso è lo stesso. Anzi forse nel mio caso è ancor più restrittivo: non solo limitarsi (per scelta personale) ad attività a basso rischio, ma affrontarle con un eccesso esasperato di prudenza. Nel dubbio, tornare indietro, anche su una strada pianeggiante innevata.
     
    Tutto ciò non per moralismo ma per tornaconto di tutti. Infatti se disgraziatamente si dovessero inanellare 3 o 4 week end con molti incidenti (a prescindere se mortali o meno), state certi che le autorità politiche si impauriscono e chiudono A TUTTI l’accesso alle montagne. Potrà avvenire con un  DPCM nazionale o con una serie di ordinanze regionali/comunali, ma il risultato non cambia (e non c’entra il cambio di governo). Pensateci sopra, come dice Zaia di Crozza

  15. Benassi. Caro Alberto, oggi piove. Si arrampica e si corre sul Gogna blog. In un certo ambiente Goldmann Sachs è come certe montagne per il mondo alpinistico: se non ci sei mai stato non sei nessuno. Poiché infinite sono le perversioni umane, io comunque preferisco essere sodomizzato da un freddo e competente professionista che da un inesperto e incompetente scappato di casa. Ognuno ha i suoi gusti. Buona giornata. 

  16. Che sempre allegri bisogna stare….perché adesso arriva il gesuita crucco/romano (forse), con il suo cilicio e il suo cesto di cipolle.

    ex Goldmam Sachs.

  17. Coraggio, vecchi e meno vecchi caproni. Mettiamo da parte l’ancestrale paura dell’omosessualità e tiriamo fuori la romantica fanciulla, dagli occhi luminosi e dalle rosee guanciotte, che sta sepolta dentro di noi. Cambiamo schema e mettiamo più  fiorellini nei nostri cannoni o spade, saremo più rilassati , sereni e tolleranti ( ogni intepretazione allusiva e maliziosa della metafora è pura responsabilità del lettore). Che sempre allegri bisogna stare….perché adesso arriva il gesuita crucco/romano (forse), con il suo cilicio e il suo cesto di cipolle.

  18. Hai ragione Roberto, ma mi darai atto che io espongo tesi oggettive, non attacco volontariamente. Chiaro che se vengo provocato, da buon schermitore, “paro e rispondo”: è un riflesso inconscio.  E uno schermitore non risponde per dare una carezza: per ottenere la stoccata, mentalmente, devi puntare dritto al bersaglio, altrimenti la stoccata non arriva a segno. Siccome non sono io che cerco bagarre, considero i tuoi consigli indirizzati agli interlocutori: se se ne stanno alla larga, non c’è motivo che io li attacchi e quindi non si innesta bagarre. Resta il concetto di fondo: le cose sgradite esistono in assoluto e gli attacchi ad personam sono solo la manifestazione immatura del desiderio di volerle cancellare. Ma non è così che cambia la realtà oggettiva. Ciao!

  19. 61) Ecco su Draghi mi trovi d’accordo.
    Ma il popolo su questo può farci poco a meno che non venga partorita una legge elettorale con ballottaggio come per i Comuni. Legge che per il momento nessuno vuole perché fa più comodo partecipare agli intrighi di palazzo.

  20. Non sono un moralista, ma un cronista, che peraltro è uno dei risvolti del mio ruolo professionale: guardo intorno e riferisco quello che vedo. Agisco così per la realtà economica, quella politica, quella culturale….ecc ecc ecc e, infine, anche per il mondo della montagna. Circa l’altro intervento, non hai neppure capito cosa intendo per personalizzare i commenti: non è circa raccontare cose su se stessi, ma nell’obiettivo di voler trovare delle falle dell’interlocutore per sminuire le cose sgradite che costui dice. Le cose sgradiste rimangono in ogni caso, perché esistono in modo oggettivo a prescindere da chi le espone, e mi sa che chi non si è ancora reso conto (di tale realtà sgradita) si prenderà una bella facciata nei prossimi mesi. Ci penserà Draghi…

  21. “Fight Problems, not People”. Una regoletta semplice e banale della psicologia popolare. Se applicata regolarmente farebbe tuttavia risparmiare tanto tempo ed eviterebbe di specare energie nella direzione sbagliata. Purtroppo siamo tutti Uomini & Caporali, ma ci si può provare. Interessante, dal punto di vista della psicologia sociale, il contrasto tra il Latte & Miele dei commenti sul trekking delle ragazze ( che ha visto persino qualche intervento femminile, oltre a rudi montanari inteneriti) e la Sfida & Attacco del conflitto classico tra galli aggressivi e attaccabrighe sulle regole. Sarebbe interessante provare a cambiare gioco e ruoli. 

  22. In questo genere di discussioni emerge quasi sempre che il problema non è costituito tanto dagli eventi in sè bensì dal giudizio morale che ne consegue.
    Ritengo sia lecito domandarsi cosa stia alla base del moralismo e personalmente un’idea me la sono fatta. Desiderio di affermazione nel ruolo di profeta, un gradino superiore al ruolo di esperto (anche se nella società odierna le due figure tendono a sovrapporsi).
    Ovviamente il moralista smentirà a spada tratta le mie conclusioni, un po’ perchè offuscato nella capacità di giudizio e un po’, soprattutto, perché si ritroverà scoperto con le mani nella marmellata.
    Meno male che c’è sempre qualcuno, come Marcello, a cui non manca la giusta ironia per buttarla in vacca. Soluzione ottimale che, da buon emiliano-romagnola d’adozione, condivido pienamente.
    Tengo a precisare che quanto sopra espresso ha valenza generale e non è riferibile a qualcuno in particolare anche perché di moralisti in circolazione ce ne sono parecchi.

  23. Tanto per chiarire
    Non sono io che che volgio personalizzare…non ne ho il minimio interesse.
    Se anche tu rileggessi attentamente i tuoi interventi vedresti che sei il primo a personalizzare parlando continuamente di cosa fai, come ti comporti e via dicendo.
    Viene quindi spontaneo notare delle forti contraddizioni ed in certi casi provarne fastidio.
    Nel caso specifico trovo scorretto il voler continuamente ribadire in modo più o meno esplicito che tu hai l’esperienza per poter fare i tuoi giretti di sci alpinismo (in luoghi e modi consentiti dalla legge per carità) mentre gli altri dovrebbero rimanere a casa…quantomeno avrebbero dovuto farlo coloro ai quali è capitato un qualsivolgia incidente.
    Ci vorrebbe un po’ più di umiltà, coerenza e rispetto per il prossimo…..e meno egocentrismo.
     
     

  24. Caro Simone, hai tutto il diritto di diffidare di chi ti pare (fondatamente o meno), ma lasciati dire che sei davvero molto disattento. Ho scritto più volte, in mille altri interventi ma anche in questo dibattito, che da un annetto in qua (cioè da inizio pandemia) seguo un rigido auto-lockdown, peraltro condiviso spontaneamente anche dai mie familiari. Per quel che mi consta, è scelta molto diffusa anche fra i mie conoscenti, quindi non è un “pallino” esclusivo della ns famiglia. Per quanto riguarda me, tale scelta si inserisce su uno stile di vita strutturalmente molto riservato e solitario, per cui devo dire che non c’è quasi differenza fra prima e dopo pandemia. In particolare sbagli completamente ad affibbiarmi la “pretesa” di potermi muovere in montagna. Figurati. Educato al motto “prima il dovere e poi il piacere”, come potrei avere delle “pretese”  contra legem? Nessuna pretesa da parte mia: se le norme del momento lo consentono, faccio gite (autolimitandomi in questa fase per i motivi citati); se non si può (per un DPCM, un’ordinanza  o altro), me ne sto tranquillo a casa dove ho miliardi di interessi da coltivare.
     
     
    Ti ho risposto più che altro che chiarire a te (e, a cascata, anche a tutti gli altri) che non si può né si deve “personalizzare” il dibattito. Cioè adeguare gli interventi “ad personam”, cercando difetti, contraddizioni, incoerenze ed altro nella persona che vi dice delle cose a voi sgradite, solo perché volete sminuire le cose a voi sgradite. Le cose sgradite sono sgradite ma esistono in assoluto: non è che “sparando” addosso a me cambiate la realtà.
     
    L’attuale realtà complessiva è di una gravità tale (spero che, ieri sera, tu abbia ascoltato il messaggio del Presidente Mattarella) che il diritto individuale di divertirsi in montagna è l’ultima delle preoccupazioni. Se poi tale diritto può addirittura entrare in conflitto, per i motivi più volte spiegati, con il sistema generale ora in ginocchio, deve valere la norma “ubi maior, minor absit”.
     
    Stai tranquillo che non ho necessità di esser difeso da nessuno, perché sono sufficientemente autonomo anche in tale contesto. Però ti invito nuovamente a evitare accuratamente di “personalizzare” su di me i tuoi interventi.
     
     
    Comunque adesso arriverà Draghi, così pare. Che dite? Sui movimenti individuali e tutto quello che ne deriva (rischio contagi ecc ecc ecc), lo vedete più permissivista di Conte? Staremo a vedere, ma io non escludo affatto che fra qualche mese tutti voi rimpiangerete quel “dittatore calpesta-Costituizione” che è stato Conte… In attesa di tale verifica, per ora auguro a tutti una buona giornata. 

  25. ricordati del proverbio su dove abbonda il riso…
    in Cina, direi.
    Per il resto quoto toto corde Simone.

  26. Io diffido sempre dei superuomini. Mi fido di più di chi si mostra umile. Non stavo ridendo di te ma provavo a farti capire, perdendo come al solito del tempo, che gli incidenti possono capitare a chiunque e quindi chi predica dovrebbe essere il primo a starsene casa. Tu sei uno dei tanti che dice agli altri di stare in casa ma rivendica per se la possibilitá di fare delle uscite….ho conosciuto mogli di guide alpine rimaste vedove perchè il marito è morto scattando una foto su una via ferrata che conosceva ad occhi chiusi…..ma chi credi di essere? È quando cerchi uno stolto guarda il tuo di sorrisi allo specchio….e ora aspetta che Gogna come al solito ti difenda…

  27. @51 ricordati del proverbio su dove abbonda il riso… Io sono sempre molto serio, non parlo mai a sproposito. Inoltre non mi piace chi cerca di prendersi confidenza con me. Meglio finirla qui, non trovi? 

  28. @49: tranquillo, ho adeguata esperienza per saper gestire situazioni anche più complesse di quelle. Il problema non riguarda le vecchie volpi, magari un po spelacchiate, ma che se la sono gia’ cavata in mille battaglie. Il mio “mestiere” mi sa far identificare i trabocchetti. Le considerazioni riguardano invece la miriade di persone che non hanno pari mestiere e rischiano di infilarsi, senza rendersi conto, in guai molto seri. Guai da evitare sempre, ma a maggior ragione in questo contesto generale. Buonanotte!

  29. Cannibali, squali….A Crovella, visto che sei molto coerente con le tue idee, in che categoria/animale ti definisci con una parola?Dai che siamo curiosi e ansiosi di farci una risata, vista la piega che, come ogni volta, prendono le discussioni sulla libertà, egoismo, cannibalismo, ecc. in epoca Covid… Stammi bene.
     

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