Pista da bob, le immagini dimostrano che non è una ristrutturazione: Cortina è una montagna ferita (e ora anche blindata).
Cortina: non è una ristrutturazione
di Giuseppe Pietrobelli
(pubblicato su ilfattoquotidiano.it il 21 aprile 2024)
Vista dal cielo, Cortina non è solo una montagna ferita, un bosco distrutto, un devastante cantiere a cielo aperto. È la confutazione iconica di quanto discutibile sia quello che hanno scritto i giudici del Tar del Lazio nell’ordinanza che non ha bloccato la costruzione della pista da bob “Eugenio Monti” per le Olimpiadi invernali 2026, come aveva invece chiesto Italia Nostra. L’hanno considerata una semplice ristrutturazione, che non altera l’ambiente. Un drone ha fotografato il movimento terra cominciato alcune settimane fa da parte dell’impresa Pizzarotti, che ha vinto l’appalto voluto dal ministro Matteo Salvini. Gli sbancamenti sono impressionanti, dove un tempo c’erano centinaia di larici secolari ora c’è solo la desolazione di ruspe, betoniere, camion che si muovono in ciò che rimane del bosco di Ronco. È stato spazzato via un parco giochi per bambini che il Comune aveva impiegato dieci anni per realizzare (spendendo un milione e mezzo di euro), è scomparso un percorso avventure sugli alberi, è stato smantellato il Bob bar.
Via libera dal Tar
I giudici amministrativi del Lazio, intanto, non hanno bloccato la pista da bob. Italia Nostra aveva presentato un corposo ricorso, riguardante sia il progetto originario (per il quale c’è stata una conferenza dei servizi nel 2023), che per quello “light” voluto dal ministro Matteo Salvini lo scorso dicembre. Secondo i giudici, “nel caso di specie, non si realizza ex novo un’infrastruttura, ma si procede ad una riqualificazione di una pista già esistente, atteso che, come noto, il progetto riguarda l’adeguamento della ‘Eugenio Monti’ ai fini dell’ottenimento delle omologazioni per ospitare le competizioni internazionali per le discipline di bob, parabob, slittino e skeleton”. In realtà il progetto, che costerà (Iva compresa) circa 150 milioni di euro, prevede l’eliminazione totale della vecchia pista, ormai inutilizzata da oltre dieci anni, e la costruzione di una struttura completamente nuova. Inoltre l’omologazione per il parabob è stata cassata da quando il Cio non ha previsto di inserire lo svolgimento di queste gare nel programma Paralimpico.
La definizione di una semplice ristrutturazione era indicata anche nel dossier di candidatura, ma si è rivelata non aderente alla realtà. In ogni caso il Tar del Lazio ha respinto il ricorso relativo al primo progetto e i motivi aggiunti riguardanti quello più recente. Non ha rilevato irregolarità nella procedura, né violazioni della normativa ambientale e paesaggistica. Il Tar ha così ribadito che l’opera non è soggetta né a Valutazione di Impatto Ambientale (Via) né a Valutazione di Impatto Strategico (Vas). Le immagini raccontano una realtà diversa da quella delle sentenze.
Montagna blindata
La montagna chiude per due anni e sarà controllata a vista dalla Polizia di Stato. L’impresa Pizzarotti ha chiesto al sindaco Gianluca Lorenzi di vietare il transito lungo le strade che corrono lungo il cantiere, perché il via vai dei camion è diventato incessante. L’istanza risale al 12 aprile e ha portato alla firma di un’ordinanza da parte di Dino De Betta, responsabile del servizio di polizia municipale. Il divieto di transito riguarda tutti, eccetto i frontisti di via Cadelverzo di Sotto e via Cadelverzo di Sopra, dalla cosiddetta curva del bob che si trova sulla Statale 48 delle Dolomiti, che conduce al Passo Falzarego, fino a località Cadin. La scoperta è stata fatta da alcuni ignari cortinesi che andavano a fare quattro passi, come di consueto, lungo le strade che si inerpicano nel bosco di Ronco. Sono stati fermati da alcuni poliziotti che li hanno identificati, chiedendo le ragioni della loro presenza. “Una semplice passeggiata”, hanno spiegato. Da adesso in poi, e fino all’aprile 2026 (data di cessazione dei lavori), non potranno più farla. Il divieto vale per tutto il giorno e per tutti i giorni della settimana. Solo chi abita da quelle parti può transitare. Un disagio preventivale, anche se non era previsto il controllo ferreo sull’area di cantiere. Evidentemente si temono presenze estranee, considerando l’attenzione che i lavori della pista da bob stanno suscitando nell’opinione pubblica, i cui ritardi, nonostante le rassicurazioni di Pizzarotti, sono già evidenti.
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I politici sono eletti dai cittadini, ma questo non equivale a dare loro carta bianca su tutto. I politici (specialmente se supini agli affari, quando non anche complici) hanno senza dubbio le responsabilità maggiori, visto che hanno più poteri del singolo cittadino.
Va comunque sottolineato che il compito dei cittadini (almeno di quelli responsabili) non si può esaurire con il semplice voto una volta ogni N anni.
Se la candidata NO PISTA DI BOB avesse vinto con 2660 voti, subito dopo la vittoria avrebbe detto: NI PISTA DI BOB, e dopo ancora un po: CON LE DOVUTE VARIANTI SI ALLA PISTA DI BOB, tempo 2 settimane: PISTA DIBOB ASSOLUTAMENTE!
La democrazia non è garanzia di scelte giuste. Basta pensare a Hitler democraticamente eletto. Sorprende comunque che i cortinesi abbiano accettato questo devastante e inutile impianto. Purtroppo ne pagheranno le conseguenze.
Solo le nuove costruzioni comportano un grande movimento di denaro, che è l’unica cosa che interessa ai profittatori ….
Lungi da me difendere Salvini, ma scaricare la “colpa” delle Olimpiadi 2026 sulla classe politica è un’ipocrisia. In democrazia, i politici sono eletti dai cittadini, che quindi devono assumersi la responsabilità delle scelte (anche “non votare” è una scelta: pochi capiscono che l’astensionismo rafforza numericamente chi vince nelle urne…). All’annuncio dell’assegnazione delle Olimpiadi, giugno 2019, tutti hanno gioito e Mattarella l’ha esplicitamente definita una “vittoria per l’Italia”. Nelle elezioni regionali venete del 2020, Zaia (sostenitore delle Olimpiadi) è stato confermato con il 76% (per il discorso astensionisti, vedi sopra). Nelle elezioni comunali di Cortina, giugno 2022, l’unica candidata, che si era dichiarate NO POSTA BOB, è arrivata terza con 660 voti. Lorenzi è diventato sindaco con 1.100 voti circa, il secondo (ora non ricorso il nome, ma anche lui SI OLIMPIADI) circa 900. I residenti sono circa 5.000: facendo rapidi conti, risultano circa 2.000 astenuti. Se essi avessero votato tutti per la terza, la NO PISTA, costei avrebbe vinto con 2.660 voti. Con i se e con i ma non si fa la storia, ma un Comune guidato (da quasi due anni) da un sindaco NO PISTA, qualche difficoltà in più (al progetto) lo avrebbe messo. Ergo, l’attuale scempio, peraltro prevedibile, non è “colpa” dei politici, ma è conseguenza delle scelte dei cittadini. Speriamo che lo scempio attuale lasci memoria nei cittadini, così che prospetticamente tutti RIFIUTEREMO fin dall’inizio le grandi manifestazioni sportive.
Rea tutto prevedibile ed evitabile. Purtroppo distruggendo la natura ci facciamo del male anche alla salute, la natura ci sopravviverà cmq…
Ah Salvini, Salvini per i tuoi interessi cosa stai combinando in Italia?!?
Come al solito:soldi nostri buttati,Torino docet!!!