Il Couloir degli Amori Perduti
di Andrea Parodi
Da alcuni anni ho in affitto un alloggio ad Entracque, nel cuore delle Alpi Marittime: dalla finestra della cucina si vedono le vette calcaree della costiera Servatun-Bussaia, montagne minori rispetto ai fronteggianti e ben più elevati gruppi dell’Argentera e del Gelàs.
Si tratta di pareti di aspetto dolomitico, dall’accesso assai ripido e faticoso, quasi sempre senza sentiero: dimenticate, ignorate e perciò oltremodo attraenti per uno come me che sogna ad occhi aperti esplorazioni e avventure sulle vette a due passi da casa.
Guardandole con la neve, mi diverto a cercare ipotetiche linee di salita su misto e, nei giorni scorsi, una veramente mi ha colpito: una sorta di canalone serpeggiante tra pareti verticali e arditi torrioni. Nelle vacanze di Natale il tempo è stato bello e freddo per parecchi giorni di seguito: condizioni ideali per smettere di sognare e provarci sul serio.
Ho proposto la scalata a Nico Abrate che sta al piano di sopra, e il 7 gennaio 2017 siamo partiti al buio… e abbiamo sbagliato subito il vallone di salita. Teste dure come siamo, il giorno seguente ci abbiamo riprovato, facendo tesoro dell’errore commesso.
Da Trinità di Entracque si deve andare a prendere un solco ripido e lunghissimo che porta all’attacco del canalone nascosto tra le rocce: 800 m di dislivello solo per l’avvicinamento, in gran parte con i ramponi ai piedi.
Intanto, dall’altra parte della valle, il primo sole faceva arrossire la Serra dell’Argentera.
Il primo sole sulla Serra dell’Argentera

Poi la scalata si è svolta in un ambiente fantastico: lunghi tratti su neve abbastanza assestata, qualche strettoia di misto delicato, fasce rocciose da aggirare, curve e diramazioni da individuare come in un labirinto.
La parte alta, assai aerea e panoramica su un costone ripidissimo, era coperta di neve abbondante e cedevole: assai delicata e faticosa. Infine una bellissima rampa di misto e l’ultima sosta finalmente al sole su un terrazzino erboso con rododendri (!) appena sotto la cresta sommitale.
Nico affascinato dall’ambiente fantastico ha iniziato una disquisizione sull’esistenza di Dio… Io preferisco lasciar parlare le foto.
Il problema è che, una volta in cima, non esiste una via di discesa comoda: la più diretta consiste nel buttarsi giù nel vallone che scende verso Roaschia. Mille metri di dislivello, prima nella neve profonda, senza ciaspole che in salita sarebbero state troppo ingombranti, poi superando il bastione della Cascata del Bussaia, per esili cenge con colate di ghiaccio.
Nico Abrate alla penultima sosta

Ormai al buio e sfatti di stanchezza, con i guanti ghiacciati e le mani doloranti, abbiamo proseguito a zigzag nell’impervia gola del torrente, risalito faticosamente il sentiero fino al Tetto Colla, e finalmente siamo scesi per la strada, stando attenti ai tratti ghiacciati, fino alla macchina dei disponibilissimi genitori di Nico, che ci sono venuti incontro: meno male che il telefonino prendeva…
La via l’abbiamo chiamata Couloir degli Amori Perduti, ma non chiedeteci perché: non ve lo diremo mai…
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Mi ha colpito questa frase:Nico affascinato dall’ambiente fantastico ha iniziato una disquisizione sull’esistenza di Dio… Io preferisco lasciar parlare le foto.
Poiché sto scrivendo un piccolo libro sul “Sentimento della Vetta” mi piacerebbe sapere quali sono le sensazioni, appunto i Sentimenti che provi/provate quando si raggiunge la Vetta. Quali sono gli elementi che ti danno gioia, c’è qualcosa di spirituale, un contatto intimo con il Soprannaturale? O semplicemente il piacere di aver terminato con successo una grande prova, di aver aggiunto un’altra pagina interessante al tuo carnet? Fondamentalmente quali sensazioni l’aver vinto fatica, rischi, difficoltà tecniche, il godimento dell’ambiente, ecc.
Grazie anche per una sola riga.
bella salita.
A dimostrazione che anche dietro l’angolo di casa: gli orizzonti non sono del tutto conquistati”…
Bella gita. Semplice scorrevolescorrevole il resoconto.
Montagne sconosciute per noi bolognesi ma molto doc!!
Buona serata
Bravi Andrea & Nico. Un saluto dai vostri dirimpettai del terzo piano di Entracque !!
Racconto.. fantastico , di un Alpinismo Storico
che fa sempre piacere leggere , e ammirare….! G.Carlo 5 /2 /016 ore 20.00
Piacevole racconto di una bella avventura: questo e’ vero alpinismo , e’ scoperta ad ogni passo e da emozioni forti.
L’andare per Monti come mi e’ sempre piaciuto, dove l’incontro con i gradi e’ il piacevole superarli senza soffermarsi, un alpinismo che tutti potrebbero fare ma che pochi fanno, il leggere questo creare invoglia la fantasia…la ricerca in montagna è incognito e magia…in quanto agli amori perduti, penso che tutti ne sappiamo qualcosa, a volte però perderli si è rivelato una fortuna.