Cronologia della via Gogna-Cerruti al Naso di Zmutt

Salite al Naso di Zmutt, via Gogna-Cerruti
(con aggiornamento del 18 aprile 2017)

1a) 14-17 luglio 1969, 1a ascensione, Alessandro Gogna e Leo Cerruti;
2a) 21-28 gennaio 1974, 1ª invernale, Edgar Oberson (Svizzera) e Thomas Gross (Cecoslovacchia);
3a) 1978, L. Hák, J. Kutil, V. Pavlíček (slovacchi) (Alpy – přehled výstupů – Český horolezecký svaz – ČHS) – fonte: http://www.horosvaz.cz/alpinismus/alpy-prehled-vystupu/;
4a) 17-25 settembre 1981 (con accesso indiretto, da destra), Boštjan Kekec e Roman Cerar (sloveni) (relazione su Planinski vestnik, aprile 1983, pagg. 243-244);
5a) 12-13 luglio 1982, 1a solitaria, André Georges (Svizzera);
6a) 17-18 luglio 1986, concatenamento in 24 ore di cresta nord-nord-ovest della Dent Blanche e di Naso di Zmutt (via Gogna-Cerruti), Jean-Marc Boivin (Francia) e André Georges (Svizzera);
7a) 23-25 agosto 1989, Hans Lanters e Roland Bekendam (Olanda), http://lahaye.ws/Blog/?paged=10
8a) 31 agosto – 1 settembre 2006, Simon e Samuel Anthamatten (Svizzera);
9a) 10 settembre 2010, in 14 h dal rifugio, Patrick Aufdenblatten (Svizzera) e Michael Lerjen-Demjen (Svizzera);
10a) 8-11 marzo 2011, 2a invernale, 1a invernale in stile alpino, Cédric Périllat-Merceroz (Francia) e Patrice Glairon-Rappaz (Francia);
11a) 3-5 ottobre 2011, Cyrille Berthod (Svizzera) e Nicolas Jaquet (Svizzera);
12a) 26-27 settembre 2014, 1a ripetizione italiana, François Cazzanelli, Marco Majori e Marco Farina;
13a) 31 ottobre – 1 novembre 2014, Sébastien Rattel, Julien Ravanello (Francia), http://www.gmhm.terre.defense.gouv.fr/spip.php?article301.

Il giudizio di Michael Lerjen-Demjen:
Ciao Alessandro! che onore! Come stai? Sì, abbiamo salito la tua via nel settembre 2010, in 14 ore dal rifugio. Nel 2012 la Servus tv voleva farci su un film, però Patrick (Aufdenblatten) non aveva tempo, io avevo solo una settimana. Siamo stati lassù con l’elicottero a filmare qualche lunghezza di corda con un mio amico argentino, ma faceva troppo caldo per scalare! Alla fine è venuta fuori una roba che non mi piaceva per niente, figurati che ero contento che le cose fossero andate così, è stata la dimostrazione che sono le montagne a fare le regole e non i cinematografari. Tornando alla tua via, io ho scalato molte vie sul Cervino, la Sud, la Bonatti, la Diretta alla Furggen, ma la tua è la più difficile e la più esposta! Mi tolgo il cappello! Spero di avere i coglioni come i vostri, ma i tempi cambiano e noi abbiamo delle previsioni meteo che voi manco le sognavate! Vorrei tornare sulla tua via l’anno prossimo e cercare di salirla da solo nel minor tempo possibile, l’obiettivo sarebbe fare tutte e tre le vie della Nord (Schmid, Bonatti e Gogna) in meno di 24 ore! Stammi bene e speriamo prima o poi d’incontrarci.
Michi

Da sinistra, Simon Anthamatten, Samuel Anthamatten e Michael Lerjen-Demjen al ritorno dalla prima ascensione dello Jasemba
Cronistoria-unnamed
Samuel e Simon Anthamatten
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Il giudizio di Simon Anthamatten:
Wow! Ricevo una mail da Alessandro Gogna! Scusa, ma la tua via del Naso di Zmutt è una pietra miliare nella mia carriera alpinistica, oltre che la logica evoluzione della via Schmid e della via Bonatti. La settimana scorsa, quando François (Cazzanelli) mi ha scritto per dirmi della sua ripetizione, semplicemente gli ho risposto: per me la via più elegante su questa montagna, grande François!
Caro Alessandro, prima di tutto grazie per la grande ispirazione. La Gogna-Cerruti è stata anche la mia prima volta sul Cervino. Poi l’ho salito un mucchio di volte, anche su una via nuova giusto accanto alla tua, ma per me onestamente è la tua via sulla mia montagna di casa a rappresentare la più bella avventura, anche per me che l’ho solo ripetuta. Dopo la via Schmid è la via più logica e di sicuro la più bella tra quelle del Naso!

Simon Anthamatten e Ueli Steck in vetta al Tengkampoche, Piolet d’Or 2009
Cronistoria-ueli-steck-simon-anthamatten-tengkampoche

Infognati a causa della neve
di Roman Cerar
Naso di Zmutt, VI+, 1200 m, parete nord del Cervino, via Gogna-Cerruti. Boštjan Kekec e Roman Cerar, 17-25 settembre 1981
(traduzione dallo sloveno di Luca Calvi)

In una notte stellata, alla luce delle frontali, io e Boštjan abbiamo attaccato le prime lunghezze della parete Nord del Cervino. Il nostro obiettivo era rappresentato dallo strapiombo di seicento metri su quella parete alta milleduecento metri che ancora non è stata scalata da nessun jugoslavo. Avevamo calcolato almeno cinque giorni, ma ciò nonostante c’eravamo portati dietro davvero poco cibo, visto che lo avevamo ridotto al minimo perché già ci eravamo caricati dell’attrezzatura da ghiaccio, dell’attrezzatura completa da scalate dure su roccia e anche dell’attrezzatura da bivacco. In tutto c’eravamo portati  due sacchetti di arachidi, cinque tavolette piccole di cioccolata, un sacchetto di uva passa, quattro zuppe e del the.

La prima giornata siamo riusciti a scalare quattrocento metri su ghiaccio nella parete inferiore, per poi andare a bivaccare alla terza lunghezza dello strapiombo. Da lì in poi la ritirata non sarebbe più stata possibile, in quanto non ci saremmo più potuti calare a causa dello strapiombo della parete. Per dormire avevamo soltanto un’amaca e la vera abilità consisteva nel riuscire a salirci sopra. Abilità peraltro inutile, perché il secondo giorno siamo riusciti a perderla, con il risultato che le notti successive le abbiamo passate per metà seduti, per metà appesi ai chiodi.

La seconda giornata, nonostante l’eccezionale difficoltà della parete, è andata alla grande e siamo riusciti a passare alcuni dei punti chiave della via. La terza mattinata, però, abbiamo dovuto vivere ciò che tutti e due temevamo di più: durante la notte erano arrivate le nuvole e poi aveva iniziato a nevicare.

Abbiamo continuato come se non fosse successo nulla, non fosse che a causa dei divertimenti  della nottata precedente la scalata si è trasformata in un vero e proprio incubo: oltre alla neve, infatti, abbiamo iniziato ad aver problemi anche con l’orientamento. Quando poi a Boštjan è saltato fuori un chiodo facendogli fare un volo di qualche metro, abbiamo anche scoperto di essere fuori via. Siamo quindi saliti per alcune lunghezze dall’altra parte, poi, quando ci siamo trovati su placche strapiombanti, mi sono reso nuovamente  conto di non essere sul giusto itinerario. Ho quindi provato a superare il tratto strapiombante sulla sinistra. Sono rimasto appeso ad un’enorme scaglia di granito, ma quando ho iniziato a tirarla, quella ha cominciato a muoversi.  Molto lentamente mi sono staccato e allontanato, giusto per vedere che eravamo nuovamente in una situazione senza via d’uscita.  Abbiamo passato la giornata a cercare la via giusta, ma senza riuscirci. Abbiamo poi passato metà della nottata a pensarci, per giungere poi alla conclusione che l’unica cosa che ci restava da fare era una traversata obliqua verso destra su terreno friabile ricoperto di neve. Cercavo gli appigli sotto la neve a mani nude, con il risultato che a causa del freddo dopo pochi minuti non sentivo più le mani e avevo la sensazione di averle infilate in grossi e spessi guanti. Dopo qualche ora sono finalmente riuscito a trovare il chiodo risolutore e mi ci sono appeso. Mi sono quindi massaggiato le mani per far tornare a fluire il sangue, ma assieme a quello sono arrivati anche i dolori. La scalata continuava ad essere parecchio dura, ma almeno non eravamo più in quella condizione senza via d’uscita come prima, dato che eravamo riusciti a ritrovare la via giusta, quindi, nonostante la nevicata, copiosa e incessante, eravamo ambedue di buon umore ed ottimisti. Abbiamo sfiorato la catastrofe quando sullo strapiombo mi è partito un chiodo facendomi fare un volo di sette metri e facendomi andare a sbattere con braccia e gambe contro la roccia. Sono subito dovuto ripartire da primo sullo strapiombo, nonostante la caduta, perché scambiarsi in quella situazione era impossibile. Ho guardato, vedevo che dalle ferite usciva sangue, ma non sentivo dolore, perché ero concentrato soltanto sul superamento dello strapiombo. Ho poi piazzato un chiodo nuovo nella fessura dove ce n’era già uno vecchio e poi, dopo averne piazzato un altro, sono riuscito a tirarlo fuori dalla roccia semplicemente tirandolo con la mano.

Sopra lo strapiombo ci siamo organizzati per poter star seduti, visto che la notte precedente l’avevamo passata in piedi.

Il giorno successivo ci siamo fatti ancora una lunghezza dello strapiombo e poi ci rimanevano per arrivare alla vetta ancora trecento metri di pendii ghiacciati. Solo in quel momento ci siamo resi conto che mentre eravamo impegnati sullo strapiombo, nel frattempo era caduto quasi mezzo metro di neve fresca, a causa della quale la parte superiore della parete era diventata eccezionalmente pericolosa, dato che tutta quella massa nevosa poteva partire verso l’abisso in qualsiasi momento. Nonostante i quattro giorni di scalata, comunque, la parte superiore della parete l’abbiamo passata piuttosto rapidamente. Siamo saliti uno dietro l’altro fino a quando, nella nebbia, abbiamo intravisto la croce ricoperta di neve dei 4505 metri del Cervino. Non ci rimaneva altro che la discesa lungo la via normale della cresta dell’Hörnli.

Sulla cresta il vento aveva spazzato via tutta la neve, il che ci ha permesso di raggiungere abbastanza velocemente la capanna Solvay (4004 m.), dove ci siamo fermati per la notte. Il mattino successivo, quando abbiamo provato a lasciare la capanna, ci siamo resi conto che era eccezionalmente pericoloso, in quando la parte inferiore, che è molto più appoggiata, si era trasformata in un unico pendio nevoso lungo il quale cadevano valanghe a ripetizione.

Eravamo spossati ed esausti, così abbiamo preso la decisione di chiamare i soccorsi via radio, dato che ce n’era una all’interno della capanna, dove poi siamo rimasti ad aspettare che ci venissero a prendere per portarci a valle quello stesso giorno. Per nostra fortuna nella capanna c’erano alcune candele, con le quali siamo riusciti a sciogliere neve per ottenere un po’ d’acqua. Non avevano più niente da mangiare e anche tra i rifiuti, che pur siamo andati a rovistare, non siamo riusciti a trovare nemmeno una briciola di pane.

A causa della nebbia, però, l’elicottero non è riuscito a venire a prenderci per ben tre giorni. Il terzo giorno, poi, grazie ad una piccola finestra nella nebbia sono riusciti a lanciarci un sacchetto con del cibo. Poi, quando ancora stavamo mangiando, di nuovo l’elicottero si è avvicinato, ci ha lanciato una corda, ci ha issati a bordo e poi ci ha portati al sicuro, a valle. Eravamo in salvo.

Sulla parete nord del Cervino abbiamo vissuto ciò che maggiormente temiamo tutti noi alpinisti:  il cambiamento del tempo, a causa del quale il piacere della scalata si tramuta nella dura lotta per la sopravvivenza.

Cyrille Berthod (dal sito http://cyrilleberthod.ch/) racconta:
Ecco un sogno di tanto tempo fa che si realizza, la salita della via Cerruti-Gogna al Naso di Zmutt, sul versante nord del Cervino.
Quest’estate si sono avute condizioni eccezionali su questa parete. Il cattivo tempo e le temperature fredde del mese di luglio l’hanno ricoperta di uno spesso strato di ghiaccio che ha permesso anche a sette cordate al giorno di salirla, condizioni assai rare per una parete in genere ben poco accogliente…

Quest’autunno le condizioni sono ancora al top e adesso c’è anche un bell’anticiclone. Ed è la volta della via Bonatti a sorprenderci: Michael Lerjen-Demjen e Patrik Aufdenblatten, due amici di Zermatt, la salgono in meno di 8 ore… nessuno l’aveva mai fatta senza almeno un bivacco!
Beh, adesso tocca a noi approfittarne. Chiamo Nicolas Jaquet e anche lui è dello stesso mio parere: la Schmid la conosciamo, la Bonatti perché no, la Gogna, grande obiettivo.

Finalmente ci decidiamo per la Gogna. Per noi questa è un’occasione in cui non possiamo sbagliare. Decidiamo di attaccare la via il primo giorno, bivaccare il più alto possibile e uscire in vetta il giorno dopo.
Il primo giorno tutto va bene malgrado qualche lunghezza su roccia cattiva e gli zaini pesantissimi. In serata raggiungiamo il nostro bivacco, una cengia innevata e a 5 stelle (dopo naturalmente aver scavato nella neve).

Cyrille Berthod
Cronologia, Cyrille Berthod

 

 

Sveglia alle 7, la scalata riprende. Le lunghezze dure si susseguono, la roccia non è sempre ottima, ed è meglio non perdersi su questa parete rovescia e strapiombante. Fa freddo e spesso ci ritroviamo le dita gelate. Del resto ce l’avevano detto, questa è la salita dove occorre mettere in pratica tutto ciò che si è imparato e dove fare tutto quello che ci hanno detto di non fare mai.
Usciamo finalmente dal muro sul fare della notte, troviamo un improbabile posto da bivacco che però migliora dopo 45 minuti di lavoro di piccozze.
Per la notte ci restano 4 farmers, qualche haribo Cola e un litro e mezzo da bere: ma questo ci deve bastare anche per domani! La bomboletta di gas è vuota, così non perdiamo tempo e ci richiudiamo nei sacchipiuma.

Ancora sveglia alle 7, per via del gas finito niente neve da sciogliere. Così iniziamo subito a salire il tipico terreno della Nord del Cervino, raggiungendo così la cresta di Zmutt, qualche vecchia traccia e quindi la cima alle 14. Da lì, rapida discesa per la cresta dell’Hoernli e giù direttamente a Zermatt a farsi una gigantesca panache. Grazie Nico!

 

François Cazzanelli, Marco Farina e Marco Majori raccontano la loro salita qui.

La cordata dei fratelli Anthamatten impegnata nella loro via nuova sul Naso di Zmutt (2008)
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Cronologia della via Gogna-Cerruti al Naso di Zmutt ultima modifica: 2015-04-06T07:00:34+02:00 da GognaBlog

8 pensieri su “Cronologia della via Gogna-Cerruti al Naso di Zmutt”

  1. Insomma, questi tre si sono presi la solita settimana bianca. Però, anziché sciare a Chamonix, si sono sciroppati tutto questo ben di Dio…

  2. …. in giornata…in tre…

    c’e’ da strabuzzare gli occhi a leggere certe cose. Mitici i primi salitori, mitici questi…

  3. Leo Billon, Sébastien Ratel e Benjamin Védrines hanno salito il 9 febbraio 2022 la via Gogna-Cerruti per terminare la loro trilogia delle direttissime su Cervino, Eiger e Grandes Jorasses in invernale.

  4. Ringrazio Alessandro per queste interessantissime informazioni di storia dell’alpinismo.
    Idem per lo scritto con fotografie su “Tutte le vie del Cervino (o quasi)”.
    E ora… “Tutte le vie del Monte Bianco”!

  5. Planinski vestnik-april 1983. Roman Cerar. p 243. (Slovenia).
    Zmutov nos, VI+, 1200 m, S stena Matterhorna 4505 m, plezala Boštjan Kekec in Roman Cerar, 17—25. 9. 1981.

    Probably the 3rd. ascent of the orute.

  6. Cosa commento? Posso solo ammirare, questa è roba per gli dei della montagna, non per comuni mortali.

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