El purtava i scarp del tennis

Scala la Grigna con le scarpe da tennis e un borsone al posto dello zaino: «Basta incoscienti in montagna»
di Barbara Gerosa
(pubblicato su Corriere.it, Cronaca di Milano, il 22 ottobre 2021)

Scarpe da tennis e un borsone da piscina al posto dello zaino. Con l’abbigliamento adatto al massimo per un pic-nic al parco, jeans e maglietta, si è messo a scalare la cima della Grigna Meridionale, 2184 metri di quota, la più nota delle vette lecchesi. Le immagini diffuse dal Soccorso alpino di Lecco immortalano l’«escursionista della domenica» mentre affronta in discesa il sentiero della Cresta Cermenati: senza scarponi e con un abbigliamento da passeggiata ai giardini pubblici. Se è arrivato vivo a valle è solo per un’immensa dose di fortuna: il minimo passo falso gli sarebbe stato fatale. «Ma in montagna non si scherza», è l’appello dei tecnici della stazione Valsassina-Valvarrone della XIX delegazione lariana del Soccorso Alpino, la prima in Lombardia per interventi effettuati e numero di volontari.

Basti un dato: ogni anno in provincia di Lecco si registrano più morti in montagna che sulle strade. Nei primi nove mesi dell’anno sui monti della Valsassina hanno perso la vita otto persone. Nel 2020, quando nemmeno ci si poteva spostare dal proprio Comune per la pandemia, erano state quindici. L’appello del Soccorso alpino è a frequentare la montagna con rispetto e prudenza. Indossando sempre l’attrezzatura adeguata.

https://video.corriere.it/milano/alpinista-incosciente-duemila-metri-grigna-scarpe-tennis/b64cff3c-32ff-11ec-a09a-b9f5a5e6bd67

Perché no? Facciano pure, tanto ci penserà la montagna
di Carlo Crovella

El purtava i scarp del tennis, el parlava de per lü
Rincorreva già da tempo un bel sogno d’amore.
El purtava i scarp del tennis, el gh’aveva dü öcc de bun
L’era il prim a mena’ via, perché l’era un barbun…

Così cantava Enzo Jannacci.

Sapete una cosa? Mi sono rotto degli innumerevoli moniti alla prudenza in montagna da parte di questa o quella autorità istituzionale. Ormai è assodato che è fatica inutile, sono parole al vento. Altrettanto mi sono rotto delle denunce da parte di questo o quel “benpensante della montagna sana”, a cominciare dal sottoscritto. Tutto fiato sprecato.

Tanto, i cannibali non vogliono capire. E allora inutile insistere, lasciamoli fare. La situazione si metterà a posto da sola.

Il dovere morale di chi ha responsabilità educazionali deve solo limitarsi a rimanere a disposizione degli interessati.

Caro allievo, ti interessa imparare come si va in montagna con la testa sul collo? Bene, eccomi a tua disposizione: ti offro il mio tempo libero, sia di domenica che nelle lezioni serali durante la settimana. Faremo gite ed esercitazioni insieme, ti insegnerò come si preparare lo zaino, come si programma un’uscita o un’intera stagione, quali comportamenti devi seguire, quali invece devi evitare, come devi ragionare sia a tavolino che sul terreno. Ti porterò a recepire la lucida capacità di saper rinunciare, per motivi oggettivi e soggettivi, e ti illustrerò come devi esser vestito e attrezzato contro gli imprevisti di ogni genere a provenienza…

Sarò a tua disposizione quasi in ogni momento, non solo durante le gite condivise. Su tua richiesta, ma anche senza, ti segnalerò i libri da leggere, le guide da consultare, con me imparerai i motivi per cui quella montagna vale la pena salirla e quell’altra forse meno. Capirai come muoverti, mentalmente prima ancora che materialmente. Se seguirai questo sentiero, ideologico e anche pratico, la passione non ti abbandonerà per la tua intera esistenza e, viceversa, dovresti contenere il rischio al tasso di fatalità che storicamente si quantifica nel 5%

Mettersi a disposizione è il vero ruolo dell’educatore in montagna. Solo quello: caro allievo se vuoi imparare, io sono qui. Ma se mi chiedi, io ti insegno come andare alla “mia” maniera: non puoi pretendere da me che io legittimi di farti andare in montagna libero di fare quello che vuoi. Se ritengo che il tuo approccio sia incoerente e sbagliato, te lo dico senza tanti peli sulla lingua.

Non ti va? Bene, incamminati per i fatti tuoi. Calza pure le scarpe da tennis, non mi preoccupo più di te, non sei più affar mio.

Sono stufo di tutti questi cannibali che infestano la montagna e “pretendono” di farlo perché reclamano il loro irrinunciabile diritto alla più ampia libertà.

In montagna non si è liberi. La Natura ha le sue leggi, fisiche, chimiche, biodinamiche, etologiche. Sono leggi spietate: “esse” privativa di pietas, non ci sono sentimenti, non c’è un senso dio protezione particolare. Se sbagli, paghi.

Il principio vale anche per gli individui della specie umana. Per la Natura non siamo diversi da un camoscio o da una lince. Se il camoscio sbaglia il salto, si sfracella. Se la lince non intuisce il pericolo nevoso, viene travolta dalla valanga. Nessuno di scandalizza. Perché il sapiens dovrebbe avere un trattamento particolare?

Se non capisci queste cose, caro indossatore di scarp del tennis, sei un cannibale incorreggibile. Finora me l’ero presa, incazzandomi per gli esempi che la cronaca sforna a ripetizione, giorno dopo giorno, senza differenza fra estate e inverno: gente sui ghiacciai con le infradito, altri che salgono in sci ad ore in cui si dovrebbe esser già scesi, cordate di quindici persone a zigzagare fra i crepacci in T-shirt, grappoli di arrampicatori sullo stesso chiodo…

Ma ora basta: non me la prendo più. Sono sempre stato un seguace delle teorie darwiniane: la Natura fa selezione, è inutile che ci giriamo intorno. La Natura è spietata. In Natura non esistono “diritti”, preteste, sentimenti, legittimazioni. Chi non lo capisce, peggio per lui.

Andate pure in montagna come vi va, ci penserà la montagna a rimettere le cose a posto. Basta aspettare e tutto ritornerà nella norma.

L’an truva’, sot a un mücc de cartun
Gh’an guarda’ el pareva nisün
L’an tuca’, ghe’l pareva che ‘l durmiva;
Lasa sta’, che l’e’ roba de barbun.
………………
El purtava i scarp del tennis…

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El purtava i scarp del tennis ultima modifica: 2021-11-13T05:24:00+01:00 da GognaBlog

113 pensieri su “El purtava i scarp del tennis”

  1. 113
    albert says:

    A proposito di calzature ,   si usa  e getta oppure si ripara? c’e’ chi dice che  riparare non conviene (in periodo di vacche grasse)oppure  si ricorre ,se ci sono, ai bravi riparatori cucitori incollatori (   il  g-20  che consiglierebbe ?). Vedi web:” corsi per calzolaio” ..una mano santa per chi non ha ingranato con licei, istituti tecnici , corsi professionali  fuori mercato del lavoro(di poco laboratorio e tanta teoria)che  danno lavoro e stipendio  solo ai docenti e personale.

  2. 112
    albert says:

     Trovate a 10 euro le ghette in pelle spessa grezza per saldatore..utili da sovrapporre per passeggiate( più snob winterwarden)su neve e ghiaccio , a protezione di  polpacci e tomaia da punte di ramponi. Per chi vuole appesantire e rifugge la leggerezza nel passo e vuol dare messaggi solo con l’esempio, sprando che  gli altri lo imitino e basta. Se poi si  soccorre qualcuno impantanato causa equipaggiamento inadeguato, contrattare almeno un caffe’, un grappino, un trancio di strudel..al piu’vicino rifugio  o bar di paese raggiunti  un avolta sani e salvi.

  3. 111
    Alberto Benassi says:

    105

    Nell’educazione da me ricevuta sia ironia che autoironia sono del tutto vietate. Bisogna esser duri, tetragoni, indistruttibili.

    sei sicuro di essere indistruttibile…???
    Ripensaci che è meglio.

  4. 110

    Bonino/Visentini, salvaci.
    Questo fa come Catenacci ma quello era un comico.

  5. 109
    Carlo Crovella says:

    Pasini. Nonostante io faccia l’istruttore di montagna da 40 anni, sono intrigato principalmente dall’aspetto educazionale sulle personalità degli allievi. La montagna è un pretesto per forgiare persone complete e mature. Se dovessi limitarmi a insegnare il nodino o l’ultima tecnica di ricerca ARTVA, avrei già restituito la patacca da tempo. Sarebbe una palla mostruosa. Invece  è molto bello prendere un giovane che è materia informe e portarlo ad essere un alpinista maturo, previdente,  completo (magari anchr più forte di me, senza nessuna invidia) e, grazie a tutto ciò, vederlo maturare come uomo, lavoratore, marito, padre… In linea teorica sarei anche disposto ad educare quelli che io chiamo cannibali, perché in fondo mi fanno tristezza. Magari sono così (cioe’ cannibali) perché non hanno avuto la fortuna di incontrare istruttori e “maestri” che li hanno segnati. Ma capita che, se offro la mano ai cannibali, me la mordono, adducendo il loro incomprimibile diritto alla libertà. E allora li lascio al loro destino. Ci penserà la montagna a spiacciccarli, come nella vita cittadina ci penseranno i cinesi fra 20-30 anni (a proposito: leggi “Fermate Pechino” di F. Rampini, a maggior ragione, per te milanese, dopo che e’ passato al Corriere…). Gli allievi che hanno piacere di esser formati da istruttori come me e i miei colleghi non mancano, anzi… Ho da lavorare almeno per i prossimi 40 anni. Buona Notte!

  6. 108
    Albertperth says:

    Bello il temperato d’acciaio come si definisce Panzer Patton eh eh..se non è tantino una proiezione più che da ..palla di lardo..suma capit..  sembra più la mamma di psyco..hai hai  la patologia affiora Cerea 

  7. 107
    Roberto Pasini says:

    Crovella. Io non promuovo nessuna ricetta o stile, o costume e abito di scena. Ognuno si regola come ritiene giusto e confortevole per lui. L’unica cosa che mi sento di difendere è il rispetto per chi, con modalità e stili magari diversi dai nostri, si impegna a condurre una vita decente, sforzandosi di non fare troppi danni agli altri e poi, se ci riesce, di fare anche qualche cosa di buono da lasciare. Tutto qui. Minima Moralia. E sarebbe già tanto. Ma ne abbiamo già parlato e litigato a suo tempo.  Non voglio ripetere lo schema. I miei rispetti, appunto. 

  8. 106
    Luca Visentini says:

    Bonino ogni tanto riappare, con tanto di nome e cognome veri, a difesa del mercato.

  9. 105
    Carlo Crovella says:

    Pasini. Nell’educazione da me ricevuta sia ironia che autoironia sono del tutto vietate. Bisogna esser duri, tetragoni, indistruttibili. Ho già raccontato che in ambito professionale mi chiamano Panzer division, Generale Patton, Tienanmen (guarda caso) ecc. Mio padre era ancora più duro di me, non cattivo ma inflessibile, coriaceo, d’acciaio. D’altra parte ha attraversato due guerre, occupandosi nella prima, lui appena 18enne, di madre e sorelle e nella seconda anche di moglie e figli piccoli (i miei fratelli).  Ha lavorato attivamentr fin oltre gli 80 anni: ha smesso solo perché è mancato. Non era per denaro, ma per il piacere di onorare i doveri esistenziali. L’assioma di fondo, un po’ di tutti i sabaudi, ma di sicuro di quella frangia cui appartiene la nostra famiglia, è “prima il dovere e poi il piacere”. In teoria il piacere non è escluso del tutto, ma i doveri sono talmente tanti (lavoro, famiglia, impegno civile, politico, culturale, volontaristico, sportivo ecc ecc ecc…) che quando li hai smaltiti tutti… è terminata la giornata e spazio per il piacere non c’è. L’indomani mattina, si ricomincia con i doveri, ecc. Per affrontare questa mole di impegni non c’è tempo né spazio mentale per ridere, scherzare, giocare, abbracciare gli altri, provate empatia e sentimenti ecc. Anche la montagna è impegno: a crescere, a imparare, a diventare più duro e coriaceo ancora. Per questo io non ho pietà (pietas) verso chi approccia la montagna in modo sciammannato. Scrivo da una 15ina di anni articoli della serie “più montagna per pochi”. La Montgna è una cosa seria e chi ci va in modalità scialla la svilisce. Meglio quindi ridurre la gente che bazzica per i monti.

  10. 104
    Matteo says:

    Temo che la parola ironia sia del tutto sconosciuta all’autonominato prototipo di sabaudità…
     
    Roberto, sei un lettore disattento, come tutti quelli che non sanno riconoscere i contributi costruttivi e con pervicace pregiudizio ideologico si ostinano a considerarti stupidi e sbagliati!

  11. 103
    Roberto Pasini says:

    Crovella. Non sapevo chi era Bonino e me ne guardo bene dal fare confronti. Tutti qui siamo un po’ dei “caratteri”. È inevitabile in una relazione puramente virtuale. Io personalmente cerco di proteggermi dal diventare troppo una “caricatura” prendendomi un po’ in giro da solo. Non mi viene difficile perché l’ironia è un meccanismo di difesa che ho coltivato con cura negli anni e finora mi sono trovato bene. Non mi ha danneggiato eccessivamente la mente. Spero, almeno. Però ognuno ovviamente fa’ ciò che crede e ciò lo fa sentire più a suo agio. Come esperienza personale di frequentazioni torinesi devo dire che il “carattere” sabaudo esiste effettivamente, anche se magari non ha certe caratteristiche un po’ estreme che tu ogni tanto dipingi. Io amo di più i ritratti sfumati, meno “espressionistici”, ma capisco che nei social le sfumature non hanno molto successo. Cerea. 

  12. 102
    giotex says:

    ahahha sapessi  sabaudo come lo si usa da noi invece

  13. 101
    Fabio Bertoncelli says:

    Come l’araba fenice, il mito di Bonino risorge dalle sue ceneri. Egli è un essere immortale. Corre voce che non esista neanche, che sia un’entità astratta (cit. Fantozzi rag. Ugo).
     
    Lorenzo, resisti!

  14. 100
    Carlo Crovella says:

    Per Pasini. Confondere Crovella con Bonino è il solito minestrone dei lettori disattenti, che purtroppo sono molto numerosi. I fatti risalgono al 2017-18 e ti lascio questo link per aggiornarti: https://gognablog.sherpa-gate.com/linterpretazione-dei-bonini/
    Bonino provocava e basta. Le differenze chiave sono due: 1) io esprimo idee che derivano dalla mia visione del mondo. Sono idee che dico qui come in qualsiasi altro risvolto della mia vita, compreso quello professionale e famigliare: quindi io “sono” così e non “faccio” così, come dava l’impressione di “fare” Bonino, per puro piacere di provocare e basta; 2) io non mi limito ai soli commenti, ma fornisco un contributo molto costruttivo al Blog. Nessuno ha piena percezione di ciò perché gli articoli firmati da me, che cmq non sono pochi, sono una minoranza rispetto a quelli  che prevedono un qualche mio coinvolgimento. Se scrivessi o trattassi solo cose stupide e sbagliate, prima o poi si estinguerebbe la mia capacità di contribuire al Blog.
     
    Sabaudo in senso sociologico non ha nulla a che spartire con la definizione della Treccani. Spesso parlate di cose che non conoscete. Sabaudo come lo si usa da noi indica un’altra cosa, indica un sottogruppo di torinesi. In particolare indica un certo tipo di formazione su cui veniamo plasmati. Siamo militareschi, fin dalla culla. Se vi aspettate di esser “lisciati” dai sabaudi, cascate male. Siamo rigidisdimi e severi con noi stessi, figurati con gli altri. È pero’ vero che ci sono due tipi di sabaudi: quelli silenti, che a naso sono circa i 3/4 dei sabaudi totali, e quelli schietti, che dicono le cose in faccia, senza peli sulla lingua. Io appartengo a questo sottoinsieme, probabilmente perché anche mio padre era così. Secondo i canoni italici, io sono antipatico, ma almeno sono chiaro e netto. Diffidate invece dei sabaudi silenti, perché vi sorridono in faccia, ma poi in separata sede vi stroncano con una perfidia inimmaginabile per i canoni italiani. La causticita’ è infatti una caratteristica profonda dei sabaudi: quelli schietti la esternano subito e in un qualche modo la scaricano senza altre code. Quelli silenti, che vi sorridono in faccia, la accumulano e la scaricano “dopo” con gli interessi.

  15. 99
    Gengis Khan says:

    Drugo,drugo,drugo…………percentuale sugli utili ce l’ha più di uno
    scommetterei,diciamo un panino con porchetta,che per mantnere aklto il livello ci sono pure i doppioni,totò e de filippo,gianni e pinotto,due nomi una faccia……….
    azzardo il numero dei partecipanit fissial talk,20-30 persone che girano e diventano 50 coi falsi
    le prove non ho ma……….basrta girare un op’ i blog

  16. 98
    Drugo Lebowsky says:

    Sicuramente sarà già stato detto e mi sarà sfuggito, ma adesso perfino io l’ho capito: il C.C. ha una percentuale sugli utili del blog.
    Lui non è così. Recita bene per creare dibattito e mantenere alta la frequentazione quotidiana.
    Recita… Sperémo….

  17. 97
    Menelao Leman says:

    Dal vocabolario Treccani:

    sabàudo agg. [dal lat. tardo Sapaudus, Sabaudus, abitante della Sabaudia cioè della Savoia, regione storico-geografica della Francia sud-orientale]. – Della Casa Savoia (o Casa Sabauda), la dinastia che ha regnato in Italia dalla costituzione del Regno d’Italia (1861) fino all’istituzione della Repubblica (1946): monarchia s.; stemma s.; tradizioni sabaude.

    Tutto il resto è noia.

  18. 96
    Roberto Pasini says:

    Matteo. I 7 vizi capitali dei social che abbiamo individuato (Versione moderna della vecchia formula SALIGIA del catechismo) sono diffusi e riguardano ciascuno di noi. Nessuno escluso. Non sono caratteristici di un unico “carattere” o personaggio. È vero che ognuno poi si “specializza” nell’esercizio di due o tre dei vizi, come accadeva già con i vecchi vizi capitali. Confessiamoci regolarmente e pentiamoci tutti dunque, caro fratello. I catechisti in prima fila.

  19. 95
    Matteo says:

    Caro Roberto, un buon catechista dovrebbe sapere che i vizi capitali sono sette.
    Di mio ci aggiungerei la Presunzione e, last but not least, la Pirlaggine.
     
    Ovviamente questi vizi per il Sabaudo rappresentano le sette virtù teologali.

  20. 94

    I commenti 65 e 66 vengono smentiti al 90% dalle parole di Icio Dall’omo nel video riportato nell’articolo di oggi La rosa spinosa. Non si può giudicare ciò che non si conosce. 

  21. 93
    albert says:

     volendo..chi vuole trova ancora nuovi di fabbrica( anche e-commerce) gli scarponi in pelle (groppone, vacchetta, pieno fiore , gallogalusser ecc )intersuola tripla in cuoio e lamina acciaio e tripla cucitura goodyear,opzional  vitine in vero ottone , grasso speciale allegato.. Produzione  ditte nazionali o francese o tedesca..per non parlare di modelli su misura artigianali austriaci..  Tra un modello  robotizzato incollato vulcanizzato  in catena di montaggio e questi ci sono ore di differenza  forza lavoro e speriamo che ci siano ancora scuole che tramandano l’arte.Ci vuole un mutuo..visto modelli da 400 EURO ED OLTRE..poi pero’ci si puo’esibire,  come avere una specie di Ferrari , o Maserati, o Porsche  o Bugattì ai piedi. Vista vetrina  di pianura :ritornano di moda le pedulette stile soft rigidino a lacci  piatti rossi accuratamente intrecciati senza arrotolamenti (allacciatura laboriosa da ripetere stile   zen)..costano un occhio!

  22. 92
    Roberto Pasini says:

    Fabio. Grazie della delucidazione. Questa persona era dunque anche lui una figura della Fenomenologia dello Spirito: il “Bonino”. Mi mancava la quinta P ed eccola spuntare nella notte: Provocazione. Come sai noi catechisti siamo ossessionati dalle classificazioni: i sette peccati capitali, le tre virtù teologali….tutte manifestazioni della ben nota sindrome ossessivo-compulsiva. Adesso che ho trovato il quinto peccato dei social posso dormire tranquillo. Buona notte. 

  23. 91
    Fabio Bertoncelli says:

    Roberto, Bonino è un tizio che frequentò il forum due o tre anni fa. Era un provocatore di eccezionale virulenza e capace di eccezionali castronerie: una miccia accesa in un deposito di munizioni. Il popolo del blog – alpinisti ed escursionisti, caini e non caini, vecchi e giovani, comunisti e fascisti, cristiani e atei – lanciò il suo grido di protesta al Grande Capo: “O noi o Bonino”.
    Dopo averci tormentato per un anno o forse piú, Bonino scomparve misteriosamente. Nessuno sa che fine abbia fatto, ma gli incubi ci perseguitano ancora. Vedi per esempio il povero Lorenzo.
    Insomma, come disse quel tale (o quasi), un fantasma si aggira per il blog.

  24. 90
    Roberto Pasini says:

    PS. AMORE non fa parte della triade, è solo un inciso gentile verso la madama o madamina che accompagna il sabaudo in vacanza. Mi sono dimenticato il trattino. 

  25. 89
    Roberto Pasini says:

    @88. Accontentati. Come direbbe un vero sabaudo “ La libidine è qui, amore, pane, sudore e giunduia e sei in pol position”. Dal film “Vacanze di Natale in Valsusa”. 

  26. 88
    lorenzo merlo says:

    Solo uno che mi manca sempre di più.

  27. 87
    Carlo Crovella says:

    Aggiungo un particolare che mi è venuto in mente: tendenzialmente un sabaudo non assolda una guida alpina. Per una questione di principio: sta sul suo terreno, non  va oltre pur di fare lo smargiasso (come probabilmente farebbe un bauscia). Torniamo al sabaudo: se la sua natura è quella del quatrogradista, preferisce fare una via di IV per conto suo, piuttosto che prendere una guida per fare una via di V o VI. Per cui e’ molto molto raro che un sabaudo prenda la guida: io personalmente non l’ho mai fatto e, a memoria, non mi risulta che nessuno del mio giro di sabaudi l’abbia mai fatto in decenni che andiamo in montagna. Invece puo’ capitare che sia un torinese a prendete la guida, ma allora non è un sabaudo. Attenzione quindi alla differenza fra torinesi e sabaudi: se li confondete tout court, rischiate il minestrone. A ri-buonanotte

  28. 86
    Roberto Pasini says:

    Chi è Boninoooooo? Un parente di Emma?

  29. 85
    lorenzo merlo says:

    Anzi 2. 

  30. 84
    lorenzo merlo says:

    Ridatemi Boninoooooooooooo.

  31. 83
    Roberto Pasini says:

    @81. E la Madonna… alle tre P che ho già citato (Polarizzazione, Paranoia, Proiezione) qui si aggiunge la quarta: Personalizzazione (dell’attacco), anche se è forse solo una variante più spinta della Polarizzazione. Qui si vuole alzare il rating del blog nel campionato dei social….Ale’….si sale di grado, malgrado l’eta’ suggerirebbe di stare più bassi per prudenza. Ma capisco, l’ambizione della sfida è irrefrenabile in qualcuno, non molla mai. 

  32. 82
    Carlo Crovella says:

    Guardate che i sabaudi non hanno nulla (ma proprio nulla) a che fare con i Savoia, l’ho già spiegato mesi fa su questo Blog: siete disattenti. Altrettanto vero è che i sabaudi non coincidono perfettamente con Torino. I torinesi di oggi non sono, in genere, sabaudi. Ecco perché vi capita di conoscere torinesi molto diversi dai sabaudi. Oggigiorno i sabaudi sono una piccola enclave dei torinesi. Ma i sabaudi possono essere anche non strettamente torinesi, cioè risiedono anchr fuori To. Per farmi capire: non tutti i milanesi sono bauscia e non tutti i bauscia sono milanesi (ne ho conosciuti della Brianza e della Lomellina). I bauscia ovviamente sono molto diversi dai sabaudi, anzi praticamente opposti, ma hanno questa caratteristica in comune, quella che ho descritto sopra. Prima di parlare, informatevi. Un giorno scriverò un prontuario sull’essere sabaudi, ma ora non ne ho voglia. Tale prontuario sara’ molto interessante perché i sabaudi in genere vanno in montagna, cioè praticano alpinismo/scialpinismo o escursionismo. Quindi è roba pertinente a questo sito. Quanto al mio cognome vi tranquillizzo: è piemontesismo. Infatti ci sono due ceppi di Crovella: uno pugliese-napoletano, molto numeroso in quelle zone, e uno invece piemontesismo, di nicchia (praticamente.io non conosco quasi altri Crovella, se non di striscio). Il Crovella piemontese deriva dal piccolo agglomerato di Crova (Crovella=cui ‘d Crova, cioe’ quelli di Crova), che si trova vicino a Chivasso (circa 20 km da To). Per divertimento io e mio fratello abbiamo ricostruito i vari rami della famiglia, per es consultando gli archivi parrocchiali, si risale di secoli. Il ceppo si è inurbato nella metropoli a metà 800. Poiché la sabaudita’ è una categoria dello spirito, viene trasmessa silenziosamente con l’educazione impartita. Si giovano fanno cosa facevano i padri e lo si fa nel modo in cui lo facevano loro. Per chi non è un sabaudo vero (magari pur essendo torinese), questo risvolto è arduo da capire. A dimostrazione che i torinesi solo in minima parte coincidono con i sabaudi e, viceversa, si possono trovare dei sabaudi anche fuori dalle mura cittadine. Non fate più confusione, mi pare che la delucidazione, seppur sintetica   sia esaustiva. Buona notte a tutti.

  33. 81

    Sig.. Crovella, io conosco diversi torinesi ma nessuno è come lei. Fortunatamente per loro, aggiungo.
    Inoltre non mi venga a fare le filippiche sui Savoia e l’essere sabaudo perché porta un cognome di chiara origine partenopea. 
    Conosco invece molte persone, che per farsi accettare nel luogo dove sono immigrate, disprezzano le loro origini e assorbono velocemente le caratteristiche peggiori del luogo che li ospita. 
     

  34. 80
    Roberto Pasini says:

    La “sabaudita’” è una categoria dello spirito, che è legata solo in parte alle sue origini territoriali. Come la “napoletanita’” . È diffusa con maggiore frequenza in una certa zona, ma si può trovare ovunque. Ci sono “napoletani” anche nelle zone dei miei avi, ai confini con la Svizzera.Uno sceneggiatore di fiction direbbe oggi che è un “character”, una volta si diceva una maschera della commedia. Poi dipende dall’abilità dello sceneggiatore che scrive i testi fare in modo che resti un “carattere” e non diventi una “caricatura”. Un pubblico un po’ attento sa riconoscere la differenza 😀 

  35. 79
    Simone Di Natale says:

    @ Giuseppe Penotti
     
    Mi scuso se ti sei sentito offesso.
    Ma do per scontato che la stragrande maggioranza dei Torinesi prenda la mia battuta per quello che è. A me Torino e i torinesi sono sempre piaciuti proprio perchè mi hanno sempre dato una impressione molto diversa da quella che vuol dare di se’ il maestro di vita anti cannibali.

  36. 78
    Fabio Bertoncelli says:

    Sabaudi über alles.

  37. 77
    Carlo Crovella says:

    Non tutti i torinesi sono sabaudi, anzi… la maggior parte dei residenti a Torino ormai non sono più dei veri sabaudi. I sabaudi sono un substrato molto particolare, difficile da definire con precisione, non c’è una tessera di iscrizione. Inoltre non tutti i sabaudi sono simil crovelliani, per cui questi ultimi sono un di cui del di cui sabaudo dei torinesi. Ma quando ci incontriamo, ci riconosciamo al volo, anche senza esserci mai visti prima. Che sia in montagna, in Piazza Castello, sulle acque del Po, i sabaudi più profondamente tali si riconoscono a pelle. A chi non capita, significa che non appartiene al girone più ristretto.

  38. 76
    Matteo says:

    Tutti in piedi per Giuseppe Payns Penotti!

  39. 75
    Giusepe Penotti says:

    72. @ Simone Di Natale.
    Prego di non fare di ogni erba un fascio. Dia a Crovella quel che è di Crovella e lasci stare gli altri poveri sabaudi costretti ad essere Crovellizzati nel sentire comune…   😉

  40. 74
    Carlo Crovella says:

    @67. Il riferimento allo Squid Game è pertinente. Se non erro è un’invenzione coreana, ovvero viene da uno di quei paesi destinati a dominare il pianeta. Io ho visto dal vivo gli sciabolatori della nazionale coreana: fanno letteralmente paura per la durezza e la deternibazione dei loro visi. Altro che robot, sono davvero disumsni: 20-30 anni fa manco esistevano come scuola schermistica, ora dominano a mani basse le gare mondiali. Altro che liberta’, amicizia, empatia… ma Squid Game, appunto. Occorre prepararsi, chi non si preparerà sarà “eliminato” come nel gioco. Non è che questa “preparazione” dipenda solo da come uno va in montagna. Ma il modo di andare in montana può essere uno dei campi in cui prepararsi al futuro che verrà. Ovvio che ben altri campi sono molto più rilevanti: la preparazione culturale e professionale, la determinazione caratteriale, la saldezza dei legami famigliari più intimi, ecc. Queste cose insegno, già da tempo, ai miei figli, ai ragazzi della Onlus di intattenimento, agli studenti dei corsi di formazione professionale e, infine, anche agli allievi dei corsi di montagna. Perché anche l’andar in montagna può dare il suo piccolo contributo caratteriale. Non vi va? Ma per carità, fate pure, avete ragione: continuate ssvivere come Alice nel paese delle meraviglie. Da un po’ di tempo ho deciso che ai cannibali della montagna non offro più disponibilità didattica, al massimo aspetto di leggere l’articolo sui giornali. Lo stesso, mutatis mutandis, per il problema più generale. Ognuno sarà responsabile delle sue scelte.

  41. 73

    Non ripetere sempre le stesse cose, dai. Montagna scuola di vita non ti ha insegnato molto, si direbbe.
    I tuoi principi di non esistenza sono applicabili  secondo me, solo alla montagna che non è affatto tutto quel tempio di saggezza che il Cai e similia le hanno appioppato in 200 anni. La montagna sono sassi, in certi casi dei bei sassi.

  42. 72
    Simone Di Natale says:

    Certo però sti’ sabaudi…..non sono stati capaci a tenersi una nazioncina come l’Italia, nonostante abbiano inventato loro il canotaggio l’alpinismo, la disciplina nel lavoro e nella vita di tutti i giorni….e continuano a volerci insegnare come gira il mondo…..forse sarebbe meglio si fermassero un attimo a pensare a se’ stessi, prima di voler insegnare agli altri…

  43. 71
    Matteo says:

    Dovete andare in montagna con i pantaloni alla zuava e gli scarponi grossi, perché sennò come resisterete ai carrarmati di Tienammen al servizio degli sceicchi arabi che fornendo loro il petrolio vogliono vendicare Roncisvalle e l’assedio di Vienna stuprando le nostre donne.
    Ogni spit uno stupro, ogni scarpa da tennis una bruciante sconfitta.
    Solo lo scarpone di cuoio, i calzettoni di lana, l’odore di maschia ascella e la riverente adorazione per il caiano da rifugio che racconta i suoi truculenti aneddoti, vate, vestale e sacro depositario della verità, solo questo potrà salvarci dall’abisso.  Il tutto rivestito di sabauda modestia nella vita e come nelle ascensioni: la vita è dovere, i diritti non esistono, lavoro per la mera sopravvivenza, ascensioni per elevare lo spirito e mai più di III+, essendo il IV- riservato ai Veri Alpinisti Caiani Certificati, i cosidetti “vaccini”: coloro che rappresentano l’unica possibile salvezza in ogni campo.

  44. 70
    Alberto Benassi says:

    PARTE SECONDACosì come sui monti, chi sbaglia paga, anche tutti i giorni, e sarà evidente entro 20 o 30 anni al massimo nella vita di tutti i giorni. I “nuovi” popoli (i cinesi, gli indiani, gli arabi) ci domineranno

    e allora???
    noi abbiamo dominato loro per secoli.
    Adesso è cambiato il turno.
    Se fossi in te mi vestieri da crociato

  45. 69
    Alberto Benassi says:

    Tutti i nostri cosiddetti “valori”, che sono tutte cose immateriali (morale, empatia, diritti, sentimenti, amore e perfino odio… ecc ) in natura non esistono. Le abbiamo inventate e codificate, specie nello Strato di Diritto europeo, ma non esistono in quanto tali.

    Crovella
     
    non sono cose inventate.
    Semplicemente sono sentimenti che proviamo.
    Chi si e chi no
    Te NO!!  di sicuro.
    Te non avevi bisogno del “grafene”  per essere ridotto ad un robot, ci sei nato.

  46. 68
    giotex says:

    dai carlo!!! che centra guerra e pace e i grandi classici…C’e’ chi puo leggerli e chi non ha le capacita’, mica uno che non riesce leggere guerra e pace e’ un cojone!!! ho un amico, ha fatto a stento la terza media. Proprio non era portato per la scuola, a 14 anni e’ andato in fabbrica…lavora da 35 anni, sul lavoro e’ bravissimo…ha anche aperto una fabbrica sua con una decina  di dipendenti. E’ sempre stato bravissimo a fare sport e infatti sembra una polisportiva, arrampica forte, scia, bici, sempre forte…pero’ probabilmente non so neanche se e’ capace piu’ di scrivere con una penna, figurati se e’ capace leggere guerra e pace!!! il tuo commento e’ offensivo

  47. 67
    Roberto Pasini says:

    Mamma mia. Tra carri armati cinesi, arabi frustatori, Big Pharma, Grande Reset, dittatura sanitaria, vaccini contenenti grafene e mostriciattoli….questo blog sta diventando un concorrente di Squid Game. Ogni volta che lo apro me la faccio addosso. Sarà meglio per consolarsi tornare a leggere le Vite dei Santi di Montagna e i manuali devozionali che giacciono impolverati qui in sacrestia. Buona settimana. Tegn dur, diceva il Senatur. 

  48. 66
    Carlo Crovella says:

    PARTE SECONDA
    Così come sui monti, chi sbaglia paga, anche tutti i giorni, e sarà evidente entro 20 o 30 anni al massimo nella vita di tutti i giorni. I “nuovi” popoli (i cinesi, gli indiani, gli arabi) ci domineranno. E’ scritto: è lì che si sta producendo la nuova ricchezza, mentre in occidente si consumano i risparmi accantonati in passato. E’ solo questione di tempo. Pensate forse che il monarca saudita, re assoluto di un sistema dove le donne adultere vengono lapidate e gli omosessuali frustati, rispetterà lo stato di diritto occidentale? Ma ‘sto par di balle. Al massimo lo conserverà a favore dei suoi concittadini, mentre gli occidentali saranno gli schiavi per mantenere i nuovi dominatori. Se non saranno i sauditi, ci penseranno i cinesi. I carriarmati di Piazza Tienanmen presidieranno le nostre strade. Cosa c’entra tutto questo con la montagna? Apparentemente niente, ma in realtà il rapporto è molto profondo. Chi è astuto inizia già a corazzarsi pro futuro, anche in risvolti della vita del tutto collaterali come arrampicare. E’  su questo terreno ideologico che ci si “sveglia”. Servono anche I Promessi Sposi e serve cogliere la volo il parallelismo con il tema “vaccini-no vax”.  Se non li cogliete sarete i primi a esser spazzati via. La legge darwiniana è spietata: i deboli non sopravvivono, in montagna come nell’esistenza comune. Avete ragione a strillare contro il mio ingenuo tentativo di farvi ragionare: tempo sprecato. Non lo sprecherò oltre. Vi piace crogiolarvi nella vostra caciare da “volemose bene”? Fate pure: ci penseranno i carriarmati di Tienanmen…

  49. 65
    Carlo Crovella says:

    PARTE PRIMA
    In natura la libertà non esiste. Non solo in montagna, in assoluto. E’ un’illusione umana, quella nostra attuale è figlia in gran parte dell’Illuminismo (“Liberté, égalitè, fraternité”). Tutti i nostri cosiddetti “valori”, che sono tutte cose immateriali (morale, empatia, diritti, sentimenti, amore e perfino odio… ecc ) in natura non esistono. Le abbiamo inventate e codificate, specie nello Strato di Diritto europeo, ma non esistono in quanto tali. Una pietra esiste, un pendio nevoso esiste. I (cosiddetti) valori umani non esistono. Neppure nei rapporti fra gli individui tali valori esistono in modo fisiologico. Li abbiamo immessi, ma la natura non li prevede. Forse un leone “ama” la leonessa quando si accoppia? No. Forse un leopardo “odia” la gazzella quando la azzanna alla gola per poi nutrirsi? No. Allora bisogna imparare a metabolizzare questa legge di fondo. La montagna è scuola di vita perché, imparando a muoversi adeguatamente sul terreno, cogli l’essenza darwiniana dell’esistenza. Andare alla cazzo in montagna è l’opposto di questa regola aurea. Bisogna che interrompiamo questa cosa “contro natura” (montagna alla cazzo). Nell’interesse degli individui. Leggere Guerra e Pace costruisce e corazza molto di più che arrampicare in jeans. Se non lo si capisce, si è cannibali non solo sulla roccia, ma in assoluto. CONTINUA

  50. 64
    Fabrizio says:

    50 La Scuola di Alpinismo nasce a Trieste in Val Rosandra nel 1929 ad opera di Emilio Comici assieme a Benedetti, Opiglia, Barisi, Stefanelli e Prato, validi arrampicatori del GARS Gruppo Alpinisti Rocciatori Sciatori della società Alpina delle Giulie

  51. 63
    Roberto Pasini says:

    Regole e/o norme ? Faccenda complicata. Tutto sta a capire cosa si intende per regole. Regole non significa norme. Può significare “indicazioni” “ suggerimenti”. Dai ricordi di studio mi è venuto fuori il titolo di un’opera di Cartesio: Regole per la guida dell’intelligenza. Infatti lo stesso articolo citato, dopo il paragrafo Regole, contiene altri paragrafi che contengono un sacco di “regole” che secondo l’autore dovrebbero ispirare l’arrampicata, “regole”che non sono dettate dalla natura, ma sono il frutto dell’interpretazione soggettiva umana.  In ogni caso nell’arrampicata ci sono anche “norme” di salvaguardia che riguardano ad esempio la costruzione di attrezzature e sono norme che hanno una loro ragionevolezza. 

  52. 62

    L’ho trovato! Era su questo stesso blog: (l’intero articolo è qui https://gognablog.sherpa-gate.com/flash-di-alpinismo-4/#comments )
    Nessuna regolaVietato vietare (Padova – scritta storica sul muro de La Casa dello Studente)”. Ossimoro sessantottino che mi piace sia per la sua intrinseca ambiguità semantica sia per il suo profondo significato.“Almeno quando vado in montagna, non voglio regole!” e posso accettare solo le leggi imposte dalla natura che percepisco avere una valenza superiore all’uomo.Esempi di limitazioni che non sopporto: […]“In montagna si va con le braghe alla zuava”.“In montagna si parte presto”.Ammetto che c’è molto del vero nella regola del partir presto, ma anche perché i vecchi non erano allenati e non avevano sviluppato l’arrampicata in velocità!In generale però è bellissimo infrangere tutte queste regole e, a posteriori, molto a posteriori, mi sono reso conto che avevamo sostituito quelle regole con nuove regole improntate sulla velocità e sulla leggerezza dell’abbigliamento.Ho sofferto molto a scendere ripide forcelle detritiche dolomitiche in scarpe da ginnastica e anche andare a sciare con jeans anziché con la tuta impermeabile mi sembra un’idiozia, ma, si sa, nelle rivoluzioni il pendolo si sposta troppo velocemente da una parte all’altra prima di trovare un suo punto di equilibrio. Oggi abbiamo finalmente trovato l’abbigliamento giusto, comodo, piacevole e soprattutto caldo anche se non necessariamente “griffato”.E’ bello pensare che ci sia un’attività dove le regole del gioco siano veramente poche e soprattutto guidate dalla natura e non imposte dall’uomo e dalla sua umana necessità di regolamentare, sistemare e imporre una norma ad ogni aspetto della vita.Vestiti come ti pare e corri ad arrampicare!

  53. 61
    Roberto Pasini says:

    La Cresta Cermenati in estate è proposta come un itinerario per famiglie. Finisce in cima alla Grignetta dove il mitico Guido, dall’abbronzatura full body, aveva aperto il suo “mini-bar”, rifornito con la sua gerla. È dunque una continuazione dei Piani Resinelli e delle sue “bellezze” , di cui abbiamo già parlato. Quindi la foto dell’”uomo  con la borsa”  è perfettamente in linea con la situazione. Ci sono ormai degli itinerari facili e consolidati, dove si vedono file di persone che come formichine operose salgono e scendono ogni giorno, soprattutto d’estate ma non solo. Tra questo popolo di Dio in cammino, che non c’entra con gli alpinisti e gli arrampicatori,  si trova di tutto.  Questo è uno dei fenomeni su cui riflettere da vari punti di vista. Non è nuovo, ma ha assunto caratteristiche quantitative decisamente pesanti. Si può sperare che la selezione sfoltisca, ma io non ci conterei visti i numeri. A parte un certo orrore morale che personalmente la cosa mi suscita, trattandosi di persone perbene, padri e madri di famiglia, rispetto alle quali non mi sento superiore da nessun punto di vista perché ho frequetato la Parravicini in epoca giurassica e ho fatto quattro cosette dopo. Chi ama la montagna e contemporaneamente anche un pochino i suoi simili (oddio, non proprio tutti) deve porsi il problema: come gestire il fenomeno. Siamo al solito tema già più volte discusso. Chiudere/proibire o cercare di gestire? Presto dovremo affrontare un altro fenomeno, ad un livello un po’ più elevato dal punto di vista tecnico: i Climbing Park che stanno nascendo in giro. Quindi io cercherei di fare discorsi più specifici su regole, educazione e sicurezza rispetto ai diversi ambienti e fenomeni. Il mondo montagna si è ormai frammentato e segmentato e richiedi approcci e soluzioni specifiche. Anche se capisco che noi del blog tendiamo a prediligere quell’impianto più generalista, ideologico o ideale,  che ha caratterizzato le nostre giovinezze. Basta scendere un po’ con gli anni e l’approccio è molto diverso, almeno nella mia esperienza.  Però con un po’ di sforzo anche noi dinosauri possiamo imparare a danzare e mettere al servizio dei problemi del presente una grande tradizione. Qui Rodi, qui adesso salta dicevano gli antichi. Amen. 

  54. 60

    Crovella quando scendi con i piedi per terra abbandonando non so dove i tuoi deliri di infallibilità, sei anche ragionevole e dici cose sulle quali è facile essere d’accordo.
    Poi però ti ri-infili nel parallelismo vaccini-no vax e allora lì ti dai la zappa sui piedi perché metti troppa carne al fuoco e quindi è facile cadere nella retorica dell’involuzione rigida e cieca. 
    Che la natura punisca chi la sfida imprudentemente è risaputo ma è altrettanto vero che tra noi c’è chi arriva a scoprire certe cose con i suoi tempi e modalità. Tu vorresti, forse inconsciamente, che tutti fossimo irreggimentati e uguali così da disporre di chiunque in maniera facile e immediata, anche per quel che riguarda la montagna che è un ambito artificioso perché tradizioni e consuetudini (specialmente da noi) le hanno attribuito un ruolo che non è lo stesso che ha nel resto del mondo.Infine, leggere i classici della letteratura (io leggo molto ma ho sempre detestato i romanzi d’ogni genere, e ne ho letti eh) è cosa positiva ma non lo è credere che quella sia l’unica formazione umana possibile solo perché ce l’hanno sempre propinata così. Insomma, ha ragione Comi: la mancanza di evoluzione personale prescinde dall’aver osservato ogni dogma classico, anche per andare in montagna. Ciao.

  55. 59
    Fabio Bertoncelli says:

    “[…] (ma cosa mi metto a fare metafore che tanto non le capite minimamente?”
     
    E voi, brutti ignorantazzi, che aspettate? Leggete subito I Promessi Sposi! E vergognatevi. E pure io, imbecille, che non avevo compreso il parallelismo ideologico.
    Per fortuna che c’è Carlo a indicarci la retta via.

  56. 58
    Carlo Crovella says:

    L’attuale societa’ che ci avvolge è quella del tutto e subito. “Voglio fare montagna! è un mio indiscutibile diritto!” E via subito in montagna con quello che hai sottomano (jeans, scarpette, infradito…). Oggigiorno non si sa più aspettare, si rifiuta la gavetta, l’imparare passettino dopo passettino. Non solo in montagna, ma in tutto. Per esempio non si leggono più i grandi romanzi che tanto istruiscono, per esempio i russi, i francesi o  i Promessi Sposi (ma cosa mi metto a fare metafore che tanto non le capite minimamente? Vedi parallelismo ideologico fra modo di approcciare la montagna e tema vaccini-no vax). Cmq la Principale caratteristica, ma non l’unica, dei cannibali è l’improvvisazione. Quindi non è una questione di materiale costoso, ma di forma mentis. Se hai la testa giusta, al limite puoi anche andare in montagna con le scarpe da tennis. Però il problema è che Chi va in scarpe da tennis quasi mai ha la testa giusta. Apprendere la giusta testa per la montagna richiede tempo, moderazione e pazienza: ecco perché non piace nella società attuale. Ma la montagna non è cambiata e applicherà sempre le sue leggi. Chi è impreparato pagherà di persona.

  57. 57
    Luigi says:

    Chiedilo a Keinwunder ….
     

  58. 56
    Riva Guido says:

    La gggente non sanno più quello che vogliono, vivono secondo i menù offerti dai social, contribuendo alacremente al loro ampliamento. Questi, che praticano ogni volta un’attività diversa, per potersi almeno attrezzare adeguatamente dovrebbero essere dei Paperoni. Roba per pochissimi. Quindi rassegniamoci a tutto quello che si vede in giro, anche sulle montagne, sperando ogni volta che qualcuno finito fuori luogo non ci cada sulla testa.

  59. 55
    albert says:

     facendo parlare i numeri, il Cnsas ha a disposizione dati  statistici sui casi di incidente dovuti a  X ”      x: scivolata inciampo  caduta = perdita equilibrio nel passo “ecc eMa poi sottocategoria distinta tra( x1  con calzature da montagna) e (x2 con calzature da passeggio basse) non trovo ? altrimenti si discute sulla base di ipotesi . https://www.cnsas.it/2020/04/06/i-dati-record-2019-piu-di-10mila-missioni-di-soccorso-in-montagna/
     il dato 2019 e’che il 46, 2 % degli incidenti e’dovuto a cadute e scivolate, altro dato https://www.neveappennino.it/news/autunno-incidenti-cnsas/ casistica cercatori di funghi (con stivali?con sneachers, con scarpette da ballo?), compresi deceduti, per calzature inadatte.Poi nei dettagli non riesco a trovare dati, “calzatura inadatta.”.  e’ termine vago si applica sia a calzature basse che scarponi da sci di plastica con suola posta su ghiaccio vivo bagnato.Un collega guida Alpina diceva che in paese con marciapiedi ghiacciati  si sentiva di passo piu’sicuro con scarpette dalla suola  di gomma tenera e zigrinata che con il carrarmato..ed anche l’industria ha messo a punto mescole speciali….ramponcini, chiodi di tungsteno avvitabili..

  60. 54
    Carlo Crovella says:

    Nel commento 48 mi sono dimenticato di citare la Scuola di alpinismo Parravivini, il cui substrato ideologico-organizzativo fu, anche in quel caso, quello della SUCAI (Milano ovviamente). Al tempo, il sistema SUCAI si estendeva a tutte le sezioni. Dopo la guerra, alcune SUCAI sono ripartite e altre no. La SUCAI Torino, molto robusta fin dalla ripresa, ha raccolto l’eredità scialpinistica di certi accademici torinesi d’ante guerra (per un’analisi piu’ precisa rinvio ai miei articoli pubblicati anche su questo blog). Quanto alla mia torinesita’, state tranquilli che e’ indiscutibilmente DOC: se asserite il contrario, è solo perché non conoscete davvero i “sabaudi”. Buona serata.

  61. 53
    Prof. Aristogitone says:

    Lo scialpinismo lo trovo antiestetico. Ingrossa le cosce. Meglio il biliardo.

  62. 52
    Carlo Crovella says:

    Intervengo per amor di precisione storica. Proprio in quel tipo di articoli che scrivo da tempo (e cmq nella mia complessiva analisi storica generale) chiarisco da sempre che l’attività didattica degli accademici torinesi iniziò fin dai primissimi anni ’30 in varie modalità non  ancora ufficialmente istituzionalizzate (es raduni estivi in rifugio ecc), si coagulo’ verso meta decennio in un “corso di arrampicamento”, che si evolse poco dopo in vera e propria scuola di montagna a 360 gradi (cioè non solo arrampicata), inizialmente senza nome e poi dedicata (39) a Boccalatte, ma sempre con Direttore Giusto Gervasutti. Dopo gli anni della guerra l’attività  didattica torinese riemerse in vari modi fino a strutturarsi definitivamente a cavallo del 1950 nelle due scuole del CAI Torino, operative da allora senza soluzioni di continuità: quella di alpinismo (intitolata a Gervasutti) e quella di scialpinismo (SUCAI). Io sono coinvolto in quest’ultima dal 1975 circa (inizialmente come allievo, ovvio). In più, da inizio anni 90 frequento anche l’altra scuola torinese di scialpinismo (quella dell’Uget perché mia moglie ne fa parte), che ha più o meno lo stesso approccio. Si vede che l’impronta torinese è quella lì, con una sigla o l’altra non importa.

  63. 51
    albertperth says:

    Considerarsi un elite ci potrebbe stare, ognuno nel suo piccolo proietta quest’unicità che pensa di avere in qualche  campo tra i più disparati. meglio di me in  questo campo non ce ne sono. Poi la proiezione sfugge, diventa eccessiva, costante incontrollata e sfocia in una patologia. A questo punto collide con il principio sono gli altri ad essere patologici non io. Sig.Crovella hai hai!!Lasci perdere il Sabaudo pensiero Lei centra poco con l’omonima casa,ma neanche con il Cavour,l’è pi Monsù travet il Pautasso pendolare che vive di una proiezione eccessiva. Cerea

  64. 50
    Matteo says:

    Alcuni fatti per provare a decostruire un po’.
    La scuola Gervasutti è del 1948: essendo ben in attività negli anni ’30 sarebbe stato un po’ prematuro intitolargli una scuola.
    Nel 1937 nacque a Torino la scuola del GUF che venne intitolata a Boccalatte dopo la sua morte nel 1939  [tutto questo si trova in un bel articolo su questo blog a firma C. Crovella]
     
    Il 1936 è invece l’anno di fondazione della scuola Agostino Parravicini del Centro Alpinistico Italiano di Milano.
    Quella della Società Alpina delle Giulie non lo so.

  65. 49
    lorenzo merlo says:

    Cervel del tenis?

  66. 48
    Carlo Crovella says:

    A Torino è nato il CAI (Sella), è nato lo sci italiano (Kind), e, ampliando l’orizzonte, è nato il cinema italiano, la RAI, l’automobile italiana (almeno come grande industria di serie) e mille altre cose. A Torino è perfino nata l’Italia (Risorgimento) e non so se per noi sabaudi sia stato davvero un bene. Tornando alla montagna, a Torino, negli anni ’30 (ambiente degli accademici ecc) è nato il concetto di scuola di montagna (con evoluzioni sia nel campo alpinistico che scialpinistico), unico altro esempio più o meno coevo (ma parallelo e indipendente) è quello di Trieste. E’ ovvio che abbiamo una “certa” tradizione di élite, specie nel campo della didattica della montagna. E ne siamo consci e fieri. D’altra parte i 7 decenni di attività d’alto livello sono oggettivi e lo dimostrano. Per quanto riguarda il tema cannibali, ho già detto che, rispetto a poco tempo fa (quando aspiravo a educarli), ora sono implicitamente contento che vadano in montagna a muzzo. Prima o poi la selezione darwiniana rimetterà a posto le cose, riducendo il numero dei frequentatori delle montagne. Basta aspettare.

  67. 47
    Giotex says:

    Capisco che per praticare sci d’alpinismo dei pantaloni che tengono l’acqua siano importanti, però su quel sentiero le scarpe da ginnastica , se si sa un minimo muoversi  bastano e avanzano…ci sono situazioni e situazioni..

  68. 46
    albert says:

       Su noto sito di offerte usato sicuro ho comperato a prezzo conveniente un paio di rigidones di marca, pelle e plantare in cuoio e triplice cucitura e nota suola. Acquisto errato da parte del venditore, nuovi in scatola originale. . Una  sana passata di grasso in ambiente caldo naturale , assorbimento , pelle risorta  e lucidata . Appositamente scelti 2,5 numeri in piu’della mia misura aderente. sarebbero poco sicuri ma…Poi: aggiunta di soletta di sughero, li adopero con calzetto di spugna antivescica e calzettoni di lana infeltrita..e col gelo sono iperisolanti e con calzata giusta e consentono  camminata con rullata. Sono una sorta di mini ciaspole,e vanno benone su neve dura o battuta  mentre chi usa le ciaspole su tali  fondi per esibire l’acquisto e sentirsi green,  ne ha piu’ un disagio nel  cammianre a gambe larghe che un vantaggio antisprofondamento. Acquisto collaudato  a gradi  – 5 in passeggiata nel bosco innevato del  Aansiglio.. La pietra scartata e’diventata ecc.ecc.Qualche esperto mi avrebbe rimbrottato..”ma che fai troppo larghi..troppo lunghi..ci balli dentro..”     Volendo ci sono atacchi per sci escursionismo adattabili a qualsiasi scarpa da trekking o scarpone o sneacker detti x -trace pivot.

  69. 45

    Me è logico che la montagna è spietata (S privativa per chi non l’avesse capito) e gli errori si pagano se non si è adeguatamente preparati, attrezzati, ecc. Nessuno obietta su questo semplice parametro proprio perché di logicità lampante. E’ il modo con cui si pone certa gente che irrita il libero arbitrio di ognuno, anche di uccidersi o di mettersi nei guai. Ognuno è libero di scegliere a quale “scuola” rivolgersi per fare ogni cosa, sia a quelle convenzionali ritenute più o meno valide che a quelle “della strada” sicuramente più istintive e più rischiose. La libertà si paga in ogni contesto naturale e/o sociale, ma sono fatti di chi la vuole praticare finché non interferiscono nella libertà altrui. Anch’io condanno verso me stesso chi va sul ghiacciaio in infradito semplicemente perché è inopportuno ma non mi metto di certo a fare la guardia a ogni accesso e non vorrei ci fossero controllori perché la nostra società è volutamente organizzata per lasciare questa libertà a chiunque.
    Poi ‘sta storia della scuola di scialpinismo migliore d’Italia, severa, sabauda e bla bla, c’ha un po’ sfondato le palle. Tutto quest’essere pieni di sé credendo di essere gli unici a professare il giusto credo fa cadere nel ridicolo anche i migliori propositi. Il fatto che siano in molti a volerne fare parte non significa automaticamente che sia il meglio che c’è. Un po’ come gli stadi che riempiono le gradinate di sciamannati non significa che là dentro si consumino riti perfetti.
    Come ha scritto Michele Comi qualche commento fa, è la “mancanza di evoluzione personale” a meravigliare e anche a preoccupare, perché chi fa così e ne è convinto, diffonde un’involuzione costante in chi inconsapevolmente vi si affida perché neofita che fa restare le cose dove sono sempre state senza il beneficio del minimo dubbio. E i dubbi è meglio averli se si vuole evolvere e occorre guardarsi attorno continuamente senza accettare come unici i dogmi di chi li ha sempre praticati perché incapace anche solo di aspirare a livelli superiori di capacità e di intelligenza.In pratica: la mediocrità va bene per non creare discriminazioni ma l’avanguardia di una qualsiasi attività o ambito si evolve proprio grazie all’unicità e a talenti universali sempre più fortificati da quelli che precedevano. E’ così semplice! Ma forse è sbagliato…

  70. 44
    Giotex says:

    OT adesso la Bocconi fa schifo.. i ragazzi bocconiani che vengono da noi a lavorare sono un disastro e assunti solo per vie “traverse”, una volta forse era diversa

  71. 43
    Carlo Crovella says:

    Le riflessioni vanno divise su due piani di ragionamento distinti. Il primo riguarda cosa insegniamo nella nostra scuola torinese di scialpinismo. E’ ben chiaro:  seppur col sorriso sulle labbra, l’imprinting è uno solo. La scuola esiste da 70 anni, è la più rinomata d’Italia nello scialpinismo, ogni anno giriamo 100 allievi e abbiamo sempre la fila fuori. Chi si iscrive “sa” a cosa va incontro. E’ come per la Bocconi: se ti iscrivi sai cosa troverai. Non è la Bocconi che si adegua a te, sei tu che devi recepire lo spirito bocconiano, sennò aria. Nel nostro caso: vuoi andare in montagna con i jeans? Da noi non si fa e ti spieghiamo perché. Se vuoi continuare, quella è la porta. Se è onnipotenza, non è del solo Crovella, ma coinvolge un organico istruttori di oltre 50 persone. La filosofia è la stessa da 70 anni, pur rinnovandosi in termini tecnici. A noi piace così e non vedo perché dovremmo cambiare: la gente si iscrive da noi proprio perché “cerca” quello che insegniamo. Altro discorso è quello che ho affrontato nell’articolo. Finora mi ero incazzato di fronte alla marea di cannibali in giro (NOTA: la foto della Grigna è solo lo spunro per una riflessione di ampio respiro). Data la nostra mentalità, non riusciamo a comprendere i cannibali: ci verrebbe da educarli ad andare in montagna “come si deve”. Lo faremmo per il loro bene, mica per il nostro. Ma da un po’ di tempo sto cambiando idea. Andate pure in montagna come vi va, tanto ci penserà la montagna a regolare i conti. In montagna non esiste la libertà: le leggi della natura sono spietate (S privativa), non comprendono cose come empatia, sentimenti, comprensione, perdono ecc. La legge della natura è che se sbagli, paghi.  Se il camoscio sbaglia il salto, si sfracella. Se l’alpinista coinvolto in una bufera indossa i jeans, ci resta secco.  Ecc. Noi insegniamo a muoverci in modo adeguato alle leggi della natura. Volete fare diversamente, in nome della libertà? Fate pure: è musica per le mie orecchie. Sono 15 -20 anni che sostengo che c’è troppa gente sui monti. Se, oltre a rendere i monti meno “comodi” per avere meno gente, lasceremo agire anche la selezione darwiniana (“chi non si adatta alla montagna, non sopravvive”), io non impedisco di certo questo meccanismo. Però la pelle in gioco è la vostra… io non trovo molto illuminata la vostra posizione…

  72. 42

    Ciao Luca, sapevo che la Kosterlitz veniva bonariamente “ridicolizzata” in vari modi. Se non sbaglio Davide Marnetto la saliva e scendeva “faccia a valle” ovvero dando la schiena alla roccia! La salita con le Crocs (quegli zoccoli olandesi di gomma) è di pochi giorni fa, per quello l’ho citata, ma chissà quante altre maniere ci sono state.
    Io credo che per molti il Cai sia una forte motivazione a fare quello che il Caiano medio ritiene essere il limite assoluto. Questo è il più grande merito che gli riconosco!
    Poi si, ha il merito di avvicinare alla montagna chi non sa dove sbattere la testa, cosa che io non approvo affatto perché fare proselitismo per una causa simile è una contraddizione e un danno, ma vabbè. Sono anch’io socio del Cai e ho ci fatto anche l’istruttore, quindi so di cosa parlo.
    Nel Cai penso ci siano anche persone in gamba, un po’ come nell’esercito, ma sono mosche bianche.

  73. 41
    Matteo says:

    Ossignùr, ma io sono sempre andato in Grignetta (e non solo) con le scarpe da tennis!
    Il borsone no però, mai, anche perché mi rompe le balle anche il sacchetto del super in città…
     
    Sarò mica un cannibale anch’io?
    Ieri però alle 13.41 era all’ottavo tiro, mica a scrivere sul gognablog…

  74. 40
    luca mozzati says:

    Ogni tanto non resisto a sparare il mio commentuzzo. Carlo Crovella, mai una riflessione storica, solo stolidi attacchi carichi di livorosa presunzione: che dire di Cozzolino sui Fachiri, coi scarp de tennis, o di Pierluigi Bini che ridicolizzava caiani e ragni ? O del suo compare vecchiaccio, con le buste della spesa piene di sedani a agli? Piantala di sentenziare, che il rischio è una cosa soggettiva, e dipende in buona parte dalle nostre capacità. O meglio sentenzia che vivacizzi il blog e le chiacchiere da bar. E’ comunque e giustamente raro vedere qualcuni in Grignetta d’estate coi Trango super makalu (ammesso che esistano), tranne ovviamente qualche caiano di stretta osservanza, sofferente sotto il mostruoso zaino d’ordinanza. Ricordo nel 1975 , a 17 anni, mi presentavo con il socio alla sezione del Cai di Milano, dove una sera alla settimana venivano estratti da apposite celle frigorifere le sacre vestali dell’alpinismo. Era uno spasso ridicolizzarli con le nostre spavalde boutade sulle nostre irriverenti imprese, mentre gli sventurati arcaici surgelati ribollivano ascoltando quello che non sarebbero mai riusciti a fare. Per limiti mentali e schemi insopportabili prima di tutto. L’incapacità, la sfortuna o l’errore possono fregare chiunque, ma perché sentenziare sempre su quello che fanno gli altri? Pensa quanti fessi ci sono al volante: forse ci vorrebbero scuole guida con istruttori coi calzoni alla zuava e i ramponi nello zaino (e non nel borsone da piscina!)
    Cosa poi c’entrino i vaccini lo sai solo tu, ma forse vorresti
    lo scarpone pass per andare in montagna
    Una nota di microstoria per Marcello Cominetti : non so cosa siano le Crocs, ma alla fine dei Settanta il modesto Gabriele Beuchod la scalò, ovviamente slegato, con le Clarcks (lo fotografai)
     

  75. 39
    Nicola Pech says:

    Crovella, a me sembra che ormai siamo al delirio di onnipotenza (commento n 34). Fai un bel minestrone con i no vax e la libertà di morire per giustificare la solita pippa caiana dell’ “approccio rigoroso e severo” alla montagna. Passi che la predica tu la faccia ai tuoi allievi ma non credi di essere un po’ patetico a pensare che in tutti i contesti tu possa salire in cattedra a fare l’educatore? Ma hai visto che tra chi ti ha risposto ci sono guide alpine e alpinisti con decenni di esperienza alle spalle? Pensi che siano tutti stupidi, cannibali e incoscienti? 

  76. 38
    albert says:

    31) se per ogni  scampato a incidente rischiato in gioventù,( ma pure la maturità e vecchiaia non sono esenti da pirlate),ci fosse un ex voto…un testo come “i Miracoli diValmorel “di Buzzati sarebbe grosso  come l’enciclopedia Treccani + enciclopedia Britannica+ecc.
    Se per ognuno che va in montagna dovessimo conoscere pensieri, emozioni,motivazioni..dovremmo mettere  occhiali neri da saldatore e tappi di cera nelle orecchie, si scoppierebbe daltroppo come un Big Bang.Meglio un “tieni tutto per te”, non postare .
    Quindi meglio farsi i fatti propri e non dover rendere conto..intanto l’industria della calzatura non si accontenta..ci sono  i 5-fingers varie tipologie, i guanti grippanti..i Tom Perry.  Continua la ricerca tecnologica e..basterebbe non dover gettare o dover riparare scarponi e scarpette  anche seminuove che si scollano spontaneamente, scarponi da sci che si frantumano in scaglie dopo qualche annetto(ed alcuni furbastri li offrono pure in vendita occasione con foto che li esibiscono come nuovi ..in scatola originale tenuti in magazzino invenduti per decenni..ma si scollano ugualmente)
    Arriveremo ad uno spray che rende un nudo piede umano grippante come la zampa di un geko e termicamente isolato come quella di un ghepardo delle nevi e resistente come uno zoccolo di  stambecco???Nell’attesa meglio portrarsi sia scarpe da avvicinamento che scarponi, non dimentichiamo calze antivescica, cerotti e crema balsamo per piedi.

  77. 37
    Fabio Bertoncelli says:

    Carlo, le proteste di queste settimane sono contro il lasciapassare, non contro il vaccino. E non c’entrano nulla con le scarpe da tennis.

  78. 36
    Roberto Pasini says:

    Sbatti il mostro in prima pagina. Esageruma nen…non si potrebbe stare un po’ più attaccati ai fatti. Qui abbiamo un breve video, ripreso col telefonino da dietro per non avere grane, di uno che scende dalla Cermenati. Un po’ sommario, diciamo così, nell’attrezzatura, ma niente di poi così folle rispetto al contesto. Non c’era neppure il classico cagnolino o il marchio Hogan in bella vista sulle sneaker.  Non sappiamo neppure a che punto della discesa è stato fatto e se il tizio è davvero arrivato in cima o si è fatto solo un giretto. Qualcuno manda il video, anonimo ovviamente (non c’è alcun simbolo ufficiale ed è evidente il motivo) al Soccorso Alpino di Lecco che ci fa sopra un discorso pedagogico, giusto e sacrosanto per carità, forse in previsione dell’inverno, che purtroppo in Grigna ogni anno frega col ghiaccio e la neve nei canali un certo numero di persone, ma un po’ esagerato rispetto al fatto in se’. La giornalista del Corriere ci fa sopra il solito pezzo di colore altrettanto esagerato: “un miracolo che sia sceso a valle vivo”. Ma di cosa parliamo? Della Cermenati d’estate? Possibile che si debba mescolare tutto e fare un gran casino emotivo-educativo su una base così fragile? Non si favoriscono così le cause a cui si crede. Anzi, si ottiene l’effetto opposto. C’è sempre questa idea che le persone sono un po’ primitive, sciocche, credulone e facilmente manipolabili e influenzabili con storie di paura e di disgrazie o di salvezza.  Oddio, un po’ è vero, ma non è che tutti sono proprio bambinoni. Comportamento genera comportamento: se tu continui a comportarti con loro come bambini resteranno sempre bambini. E questo vale anche per altri argomenti delicati su cui abbiamo superato i 350 post e sui quali pertanto preferisco tacere. L’orco, il drago, il lupo malvagio, il salvatore, la fatina buona, la pillola che con un poco di zucchero va giù e tutto passa, lasciamoli al mondo delle fiabe e trattiamo le persone come adulti se vogliamo che si comportino da adulti. 

  79. 35
    Mario says:

    Gentile Crovella, nessuno qui ha diminuito la tua posizione di educatore ad oltranza , a differenza delle tue povere considerazioni nei confronti altrui in cui tiri pure in ballo argomenti e posizioni sulle quali sembri poco ferrato. Mi curerei  dei tuoi numerosissimi aspiranti allievi …. sottraili al tragico destino che attende gli ” ineducati”  liberi viaggiatori dell’alpe che vogliono semplicemente essere lasciati perdere. Amen

  80. 34
    Carlo Crovella says:

    Molte di queste posizioni mi ricordano, mutatis mutandis, gli strilli dei “no vax” contro la (presunta) dittatura sanitaria e a favore della liberta’ individuale. Ma libertà di fare cosa? Piero Sansonetti, “il mio comunista preferito”, dice esplicitamente che la libertà invocata dai “no vax” è la libertà di morire  mentre il vaccino anti Covid è la libertà di vivere. Trasportando questa metafora alla montagna, possiamo dire che l’approccio rigoroso e severo corrisponde al vaccino anti Covid, mentre la superficialità e l’improvvisazione corrispondono alla libertà di morire invocata dai “no vax”. La maggior parte delle scuole di montagna (in teoria tutte) insegna l’approccio rigoroso e severo. Non potremmo essere una scuola se non offrissimo questa ipotesi, solo questa ipotesi, scartando le altre. Nonostante ciò (o forse proprio grazie a ciò) facciamo “cose” di rilievo, molto divertenti e di un certo peso tecnico e didattico. I numerosi decenni di attività alle spalle, le centinaia di allievi formati, la fila di nuovi allievi desiderosi, ogni anno, di iscriversi testimoniano che la via maestra è solo quella lì. L’alternativa costituita da scelte individuali anticonformiste non fa “scuola” e invece espone i poco esperti a forti rischi. Ma ne vale la pena? Bah… Buona domenica a tutti.

  81. 33
    Dubbioso says:

    Potrebbe trattarsi di una foto fatta apposta per alimentare la discussione sui “turisti” in montagna non dotati di attrezzature idonee. Il tipo ha poi calzato scarponi e riposto la borsa e le scarpette in un capiente zaino.
    Oppure si tratta di una persona che ha “sgamato” i congiunti dicendogli che andava solo in palestra e poi é andato sui monti. Chissà…? 

  82. 32
    tore panzeri says:

    che bello quando chi ti faceva una foto era un tuo amico/a perché richiesta o così all’improvviso, dove risultava meglio.
    se ognuno si facesse gli affari suoi a volte si starebbe meglio, si meglio come una volta

  83. 31
    Michele Comi says:

    Mai un suggerimento che mostri un minimo accenno di evoluzione personale e sociale. Cosa pensa il tipo in maglietta, cosa sa, cosa lo spinge, quanto è consapevole del suo comportamento? E se fosse un novello Messner? Un Honnold delle nevi?
    Se c’è qualcosa di insopportabile è il giudizio sprezzante da parte di chi ha raggiunto qualche abilità in montagna di fronte agli errori compiuti dai neofiti delle cime.
    Se noi cosiddetti “esperti” ricordassimo i nostri giorni di apprendistato infarciti di sbagli di ogni tipo, forse eviteremmo di giudicare chi fa cose stupide, così come accade a chiunque muova i primi passi nei terreni d’avventura.
    Imparare dagli errori è indispensabile come la libertà di trovarsi in ambienti difficili.

  84. 30

    Pochi giorni fa (ma forse era già successo e non l’avevano detto) è stata salita la fessura Kosterlitz in valle dell’Orco con le Crocs.Negli anni ’80 questo boulder rappresentava un esame di scalata in fessura che ogni scalatore degno di questo nome doveva avere salito.Le Crocs sono anche molto comode per certi avvicinamenti con zaini (o borse 😉 pesanti, ma tutto è relativo, tranne la rottura di maroni delle solite ramanzine caiote a senso unico e col paraocchi. Davvero una delle peggiori cose scritte su questo blog. Peccato.
     

  85. 29
    Angelo says:

    Se non avesse avuto il borsone questa persona sarebbe passata inosservata . Le scarpe da tennis, ora dette di avvicinamento, sembrano di uso comune con la bella stagione sul sentiero Cermenati. Forse nel borsone aveva tutto quello che possedeva!

  86. 28
    Fabio Bertoncelli says:

    Signori, a questo mondo ciascuno è libero di farsi del male come meglio crede. A lui la scelta.

  87. 27
    Luca says:

    Dimenticavo, senza rompere il ca. a nessuno 🙂

  88. 26
    Luca says:

    @Giotex, per la cronaca Ettore ha pure fatto l’invernale alla via del Togn ai Carbonari in jeans, con bivacco in parete… 

  89. 25
    Massimo says:

    Certo, quando il terreno è asciutto con le cosiddette scarpe da tennis si va ovunque, più leggeri e a volte più sicuri che con un paio di vecchi scarponi. Poi il borsone: a parte il modo di portarlo che differenza c’è dallo zaino???

  90. 24
    Antoniomereu says:

    Certo Albert 16 @che non è assassina!!! Come non lo è nessun ambiente in cui non ci sia una guerra in corso! 
    Diviene assassina certo nel tenore di articoli nelle parole dei vari giornali e giornalisti che devono usare aggettivi per calamitare attenzione. Questo è cannibale!
    Una volta andava di moda il proverbio …” non è l abito che fa il monaco”…se il signore in foto non fosse sconosciuto ai piu ma al contrario un alpinista da te citato staremmo tutti zitti.
     

  91. 23
    Roberto Pasini says:

    PS. A proposito di scarp del tennis. Non so se avete mai visto o provato un paio delle nuove scarpe con piastra al carbonio per il trail running con cui oggi salgono o scendono roba ben più tosta della Cermenati. Meno sicure di un paio di scarponi? Dipende da quella che i fisioterapista chiamano catena cinetica posteriore di chi le indossa. E questo vale anche per gli scarponi. 

  92. 22
    Roberto Pasini says:

    Sul tema delle buone regole di prevenzione primaria da applicare in montagna e da insegnate sono d’accordo. Poi esiste la libertà di scelta ovviamente, compresa quella di non applicarle per vari motivi. Personalmente nel pezzo giornalistico mi ha infastidito la superficialità dell’informazione e l’uso strumentale e un po’ sensazionalistico della foto. Ogni volta che mi capita di leggere sui media generalisti qualcosa che un po’  conosco sempre più spesso mi infastidisco. Un po’ meglio con i media specializzati. Penso che nel proprio piccolo si debba reagire alla superficialità, alla esagerazione e alla strumentalizzazione emotiva a fini che non c’entrano con il fatto specifico. Purtroppo i nuovi media social sono spesso anche peggio, tranne poche eccezioni che si sottraggono al ricatto dei click.

  93. 21
    Giotex says:

    Ettore  ha aperto una via in San lucano con i jeans…daiiii cazz.. sei proprio un cittadino. 

  94. 20
    Luca says:

    Questo uomo si è fatto tra andata e ritorno 9 km e 900 metri di dislivello con una borsa da piscina (presumibilmente non vuota) in mano. Giù il cappello davanti a questa prestazione atletica!  🙂
     

  95. 19
    Massimo says:

    Tutti professori! Ma tanto un passo falso si può fare anche con gli scarponi e i bastoncini. Questo individuo era tanto preparato “mentalmente ” che non aveva bisogno di “materiale”. Come sentiva lui la montagna in quel momento nemmeno Messner nel 1978…

  96. 18
    Carlo Crovella says:

    Ovvio che esiste una incomprimibile percentuale di fatalità che a volte coinvolge anche i superesperti preparatissimi e attrezzatissimi. Ma l’approccio cannibalesco sta proprio nel rifiutare a priori l’approccio meticoloso e di testa. Nel mio ambiente, i discorsi, che ho letto sotto, sono quanto meno incomprensibili. Nel campo dello scialpinismo, il corrispondente delle “scarpe da tennis” potrebbe essere presentarsi a una gita indossando i jeans, anziché pantaloni da sci adeguati. Agli allievi che si presentano con i jeans, la prima volta li sgridiamo con affetto, spiegando loro perché è sbagliato. Se lo fanno una seconda volta, non stiamo neppure a discutere: restituiamo la quota di iscrizione e li registriamo come ILC (Invitati a Lasciare il Corso). Per la cronaca: in decenni che mi occupo della scuola, casi del genere sono stati pochissimi (a fronte di centinaia di allievi iscritti). Metodo e rigore è l’assioma di fondo. Nonostante tale clima, abbiamo sempre avuto la fila di gente che vuole imparare da noi come si va in montagna. Ogni anno resta sempre fuori qualcuno perché fissiamo dei limiti. I feedback degli allievi sono sempre stati positivi: pochi mesi fa mi è capitato di incontrare in città uno che è stato allievo 30 anni fa. Mi ha riconosciuto lui: eravamo in tenuta professionale , giacca a cravatta, e per me sarebbe stato davvero arduo riconoscerlo, dopo così tanto tempo. Mi ha detto: “Crovella, ci tenevo proprio a ringraziarti, perché tu eri il diretto del periodo in cui io ho frequentato da allievo. Da voi ho imparato un modo serio di andare in montagna e continuo a seguirlo a 30 anni distanza, anzi ho educato i mei figli alla montagna proprio come voi avete educato me.” . Questo approccio non è esclusivo della nostra scuola. Anche l’altra scuola torinese di scialpinismo ha un approccio uguale, lo so perché ne fa parte mia moglie e la frequento anche io.  Si vede che è il marchio di fabbrica torinese. Tuttavia non ricordo che i nostri allievi, quando poi fanno gite private, vadano in giro “da cannibali”. Noi continuiamo a proporre questo modello. Oggi, in altri contesti, si preferisce  sacrificare questo approccio in nome della libertà? Ma fate pure, come ho detto ci penserà la montagna a rimettere a posto le cose.

  97. 17
    Mario says:

    1) e 16 )  del tutto esatto 

  98. 16
    albertperth says:

    Gnaro Mondinelli scendeva in inverno dal Grignone in scarpe da runner…noi si arrampicava in Val Di Mello esattamente anni 70 e giù di li , in adidas buon grip..scendevamo dalla Doufur  con ski e pantaloncini …..L’avvocato Quaglia ..grande …saliva e scendeva con una gamba sola d’inverno in Grignone  domandare a F.Brevini..Allora cosa è più pericoloso  quello che è nella foto  o chi la pubblica senza saperne nulla del contesto  peggio ad erigersi a moralisti del bel pensiero..chissà cosa avrebbero detto del Maestri che scendeva disarampicando..poi la montagna non è mai assassina essendo priva di momenti riflessivi.. sono i frequentatori che più o meno scientemente su di essa si suicidano.

  99. 15
    Antoniomereu says:

    Quoto in pieno il commento nr.1 (Lorenzo Merlo)
    …da lì a Val-assassina il passo è breve anche con scarpe griffate.

  100. 14
    Mario says:

    Da come si muove nei pochi fotogrammi del  filmato preso dal fisico e di turno  il soggetto è uno sufficientemente tosto nel  muoversi per fregarsene degli educatori e bacchettatori . Il fisico non pare da ultrarunner ma chissà…. La sacca poi basta mettersela in spalla a mo’ di zaino, le scarpe non si vedono. Quel  che si vede bene è il triste ricatto dei  saccentoni da accademia  che  : ” la montagna è severa e bla bla bla”…. E bla. 

  101. 13
    Paolo Gallese says:

    E poi, secondo me, quello è uno che sa il fatto suo. E dubito che la foto l’abbia fatta qualcuno del soccorso alpino.
    Sta portando su o giù del materiale. Magari è uno che lavora.

  102. 12
    giotex says:

    o bella!!! a parte che ho visto gite sociali del cai che te le raccomando!!!  mi ricordo di aver incontrato una corrierata di 50 persone allo sbaraglio sul sentiero attrezzato del cornetto sulle piccole dolomiti, erano 30 anni fa ma ancora ricordo le borse dell’esselunga  e tante pedule improponibili; avevano pero’ tutti la felpa con il quagliotto, nel frattempo le cose sono sicuramente cambiate. Pero veramente, che ne sappiamo se nella borsa aveva una giacca a vento. Poi stigazz…quel sentiero li mica e’ una ferrata, ormai e’ una trincea che va giu’ un metro da quanto e’ frequentato, una pista da motocross dopo una gara, le scarpe da tennis bastano e avanzano, la leggenda narra che dei forti a lecco facessero la ferrata della medale in infradito per fare scena e mariacher che via si era fatto con i moonboot? e i rigidoni con cui i boscaioli girano H24 7X7 sono piu sicuri di un paio di scarpe da tennis in montagna? 

  103. 11
    Roberto Pasini says:

    Solo per la precisione informativa che spesso manca negli articoli di giornale riguardanti cose montagnarde.  Sta salendo o scendendo dalla Cermenati. Chi conosce la Grigna sa di cosa si parla. Il percorso più frequentato e purtroppo scassatissimo e pieno di sassi rotti ma niente di più d’estate. D’inverno altro discorso. Settimana scorsa e’ morto uno al Caminetto Pagani, a quanto risulta uno attrezzato giusto e del posto. Certamente difficile da capire ma ci può stare. Il Pagani è un’altra cosa e sappiamo che la distrazione  può fregare chiunque. Sulla Cermenati d’estate però bisogna impegnarsi molto per farsi male seriamente, a parte le caviglie. 

  104. 10
    Raffaele says:

    Basta che si renda pubblico un filmatino qualunque per suscitare commenti e scatenare reazioni nel pubblico passivo, osservatore comunque non adeguatamente informato.
    Siamo proprio servi dei “mass-media”. A me il tipo è pure simpatico…

  105. 9
    albert says:

    Coltiviamo il dubbio:nella borsona con  manici puo’darsi che tenga scarponi e vestiario, chi puo’giudicare? Puo’darsi che la foto sia stata scattata all’uscita di impianti di risalita, che appena pochi metri sotto ci sia un rifugio..che aspetta dal borsone forme di speck..la verità fotografica e’ la piu’ manipolabile o interpretabile a capoccia..Personalmente ho un paio di simil sneackers che invece sono toste di tomaia  detta cordura e con suola ultra adatta a  roccia.Per ultimo puo’ darsi che il tipo abbia una prioricezione particolarmente sensibile ed allenata.

  106. 8
    KK says:

    Ma va bene, vanno in montagna con le scarpette e senza giacca a vento, cadranno e si congeleranno, fanno immersioni in costumino, andranno in ipotermia, scalano il Mortirolo con la Graziella, finiranno spompati o spalmati, ognuno è LIBERO di fare quello che vuole…ma poi non deve PRETENDERE di essere soccorso in tempo zero, prima di tutti e soprattutto a AGRATIS🤪🤪. Passando davanti all’infartuato, all’incidente sul lavoro, all’anziano caduto o al bambino investito. Magari mettendo a rischio la vita dei soccorritori (pure volontari avolte 😈)

  107. 7
    Giovanni Baccolo says:

    Anche io mi sono stufato di queste bacchettate allo sciagurato di turno. Ma non perché siano parole buttate al vento, sono proprio antipatiche. Ci sarà pure un intento educativo, ma giudicare e sentenziare su una foto senza contesto è l’essenza di tante cose che non mi piacciono: superficialità, faciloneria, ricerca del consenso facile e sterile, sensazionalismo. Per insegnare ci vuole educazione, non censura e gogna (g minuscola eh!).
     
    C’era un tale in Val di Mello che si sparava placche disumane e sprotette in espadrillas (uno dei miei idoli). Come anche altri hanno già commentato, la frequentazione delle montagne è piena (per fortuna) di eccezioni che rendono le sparate dei moderni catoni davvero stucchevoli.

  108. 6

    Sarà, ma il tipo con la borsa a me è simpatico. Le scarpe non si vedono, ma anche se fossero da tennis? In Grigna d’estate con gli scarponi rischi di inciamparti. 

  109. 5
    albert says:

    Un dubbio: negli anni 1980 o giù di lì, non vi fu una  congregazione anarchica di forti arrampicatori in scarpe da tennis di  tela e suola di para in morbido caucciù ?Poi annusarono l’odore di lire e poi anche euro e passarono al servizio di collaudo e consulenza per vari modelli di   scarpette slick o scarponi per varie ditte sponsorizzatrici?? Da scarponati con rigidones , capito’di soccorrere ed indirizzare gruppetto di giovani  spauriti in scarpette simili,zona Latemar,  rimediammo gratitudine e una cena pantagruelica offerta dai genitori in ansiosa attesa  dissolta dal ritornio dei  pargoli sani e salvi.Il giorno dopo li accompagnammo assieme ai genito ripaganti nel negozio calzature di un nostro amico, caldamente e spudoratamente consigliato.

  110. 4
    Nicola Pech says:

    Ma davvero basta una foto per mettersi sul piadistallo e giudicare? Cosa ne sappaimo dell’uomo in scarpe da tennis? Sono davvero le calzature che fanno la differenza? Ho incontrato per anni in Valgrande l’ormai mitologico Gianfri che si muoveva estate e inverno a piedi nudi, con l’agilità e l’istinto di un camoscio. Siamo sicuri che basti un’occhiata all’attrezzatura per incasellare alpinisti e “cannibali”?

  111. 3
    Paolo Gallese says:

    Anche io sono per la selezione naturale lasciata alla montagna. Anche io mi arrabbio. 
    Però ripenso a certe volte, a certi soccorsi prestati con sollecitudine a persone onestamente ignare e spaventate. 
    Ricordo anche certe corse in discesa, ridanciani, dopo la concatenazione di varie vie sulle Spalle del Gran Sasso, con le scarpette da arrampicata nello zaino e quelle da tennis ai piedi, fregandocene di ogni regola, sicuri della nostra esperienza. 
    A volte condanno, come un sommo poeta. Altre volte ricordo la mia incoerenza e le mie cazzate.
    Chi è senza peccato…

  112. 2
    albert says:

    Purtroppo esistono individui che non hanno avuto un buon rapporto con qualsiasi tipo di”scuola”e vogliono(https://www.zanichelli.it/ricerca/prodotti/una-betulla-per-la-pio-appunti-per-insegnare-la-fisica-o-per-tentare-di-dimenticarla) agire solo sulla base di proprie “esperienze”. Paradosso descritto in uno dei raccontini surreali della raccolta: Un giovane vuol fare di pura testa sua e arrivare a volare.Prova con vari tentativi e macchine finche’ arriva alla sua geniata, una specie di aereo.. con elica mossa da un  elastico prima avvolto . Al top delle sue invenzioni, ormai vecchioarriva a inventare  che il miglior  elastico da avvolgere si ricava tagliando le camere d’aria di aerei a  reazione, che gli regalano dall’aereoporto vicino casa quando le sostituiscono.Sta avedere che tra qualche tempo introdurranno a scuola  in ora di educazione civica e fisica l’addestramento teorico e pratico alla montagna .Al mio paese lo fanno con collaborazioni di soci CAI e  guide..a partire dalla primaria.Stapure a vedere che i novax metteranno a punto pratiche  alternative ai vaccini , partendo da anticorpi  o sieri ottenuti dalle capre di una particolare vaieta’  e li chiameranno”caprini”.

  113. 1
    lorenzo merlo says:

    Cannibale è chi pensa che: “Se è arrivato vivo a valle è solo per un’immensa dose di fortuna: il minimo passo falso gli sarebbe stato fatale. «Ma in montagna non si scherza».

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