Giappone: Monte Fuji come Venezia

Il boom dell’ascesa ai 3.776 metri dell’iconico vulcano. Sito Unesco dal 2013, ha visto più che raddoppiati gli escursionisti, in sei anni. Con il ritorno del turismo internazionale post-covid, si vedono ingorghi umani da downtown. E pensare che l’agenzia delle Nazioni Unite aveva raccomandato di controllare i flussi.

Giappone, Monte Fuji come Venezia
(“A milioni sulla vetta, a rischio ecosistema e vite umane”)
a cura di afp
(pubblicato su www.repubblica.it il 9 settembre 2023)

Sentieri come colli di bottiglia, dove le persone faticano a transitare. Minacce per l’ambiente. Rischi per la stessa incolumità degli ospiti. Il Monte Fuji, tra le icone più ammirate del Giappone, è l’ennesima – seppur verosimilmente non ultima – vittima dell’overtourism.

Patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco dal 2013, il vulcano, nonché cima più alta dell’arcipelago nipponico, con i suoi 3776 metri, la montagna che è il cuore di un parco nazionale – Fuji-Hakone-Izu – è da sempre meta turistica molto ambita dai giapponesi. Ma la riapertura delle frontiere mondiali post-pandemia, abbinata al basso valore dello yen – ha indotto nel Paese del Sol Levante un movimento di turismo internazionale come non si era mai visto. Creando problematiche nuove – nella sostanza e nella forma – in una terra isolata e giocoforza autarchica come poche altre tra i Paesi ad alto tasso di sviluppo economico. La difficile gestione dei freerider, gli sciatori estremi che quest’inverno hanno preso d’assalto le nevi di Hokkaido e delle Alpi Giapponesi, creando problemi di sicurezza sulle piste mai affrontati prima è solo il più eclatante dei casi.

Nel caso dei sentieri, la questione è principalmente di quantità. “Sulla vetta – racconta all’agenzia di stampa France Presse Koki Karija, studente locale 22enne, intervistato poco dopo la discesa – l’affollamento era incredibile. C’era un numero tale di persone che non si poteva andare avanti”. “Più volte mi sono detto che sta diventando pericoloso”. 

Il vulcano ha i problemi di Venezia e dell’Everest
Relativamente accessibile, il Fuji, che nelle (non molte per la verità) giornate limpide si ammira da Tokyo, a un centinaio di chilometri – o, più da vicino, percorrendo la linea ferroviaria veloce per Kyoto –, dopo Yokohama, è un sito relativamente accessibile e non particolarmente difficile – altitudine a parte, ma non siamo ancora a livelli estremi – da ascendere, e anche per questo sta diventando la vittima della sua stessa fama. Un caso non dissimile da quelli di Venezia o di Bruges, della stessa Machu Picchu o addirittura dell’Everest. “Penso che il Fuji sia uno dei grandi motivi di orgoglio del Giappone – racconta Marina Someya, una locale di 28 anni che sta salendo in vetta – facendo notare che ci sono “molte persone, molti stranieri”, lungo il cammino in questa, che, essendo il trekking praticabile solo in estate, è di fatto la prima volta che il sentiero è accessibile anche ai turisti internazionali dai tempi della pandemia.

Il boom dopo iscrizione a Lista Unesco
L’iscrizione del vulcano e del suo parco nazionale alla lista del Patrimonio Unesco fu accompagnata dalla raccomandazione di tenere sotto controllo i potenziali flussi di escursionisti in arrivo. Tutto inutile: il numero di visitatori dei sentieri dell’area protetta è più che raddoppiato dal 2012, per raggiungere, nel 2019, un picco di 5,1 milioni di visitatori, secondo le autorità di Yamanashi, una delle due prefetture sul cui territorio giacciono le pendici della montagna. Con la folla è inesorabilmente cresciuta la pressione sull’ambiente: dal ricorso massiccio ai generatori di elettricità alimentati da motorini diesel, alla continua sfilata di veicoli che portano acqua o rifiuti.

“Il monte Fuji urla” la sua richiesta di aiuto, ha riassunto poco tempo fa il governatore di Yamanashi, Kotaro Nagasaki. La prefettura ha provato a proibire il parcheggio delle auto a motore termico ai piedi della montagna, ma ciò non ha impedito ai 90 pullman medi giornalieri di portare, quest’estate, orde di turisti. Ci sarebbe l’idea di arrivare a forme di numero chiuso sul sentiero, ma Yamanashi è il primo ad ammettere la sussistenza di problemi di ordine legale nell’attuazione di un simile provvedimento

Numeri chiusi e vie ferrate
Alla fine “la campagna di sensibilizzazione ha permesso di ridurre il numero degli arrivi”, al punto che le misure sono state soppresse sul nascere, si felicita Masatake Izumi, il “Mr. Fuji” della prefettura, sottolineando i maggiori rischi da caduta sassi o frana che il sovraffollamento comporta. E mentre il dipartimento annuncia, per la stagione che va a concludersi, numeri molto vicini a quelli del fatidico 2019, l’esperto pensa alla creazione di una strada ferrata, il solo modo a suo avviso di tenere sotto controllo i transiti.

Al di là del caso Fuji, con i flussi di ospiti internazionali ormai ai livelli pre-pandemia, il governo di Tokyo guarda con crescente preoccupazione alle conseguenze dell’overtourism, tanto da aver preannunciato misure “per l’autunno”.

Tornando al vulcano, Rasyidah Hanan, trentenne malese interpellata ad avventura conclusa, ha spiegato di essere favorevole a un “filtraggio” dei turisti, dopo aver osservato che “certi non erano chiaramente preparati”, essendo “vestiti troppo leggeri rispetto al freddo” e concludendo che alcuni “non avevano proprio una bella cera”. 

Dieci ore di trekking, e c’è chi ci va a fine lavoro
Ad oggi, alla partenza del trekking gli escursionisti si procurano un diritto d’accesso (facoltativo) che costa 1000 yen (6,30 euro). Con quello ricevono un libretto (in giapponese, ma con un QR code che dà accesso alla versione in inglese) che contiene le raccomandazioni su equipaggiamento e il consiglio di cercare riposo in uno dei rifugi. “Certi si presentano ai piedi del Fuji dopo il lavoro e salgono per tutta la notte – sottolinea Izumi (per la cronaca, il sentiero sale per 1.400 metri di dislivello e si percorre mediamente in 6 ore, più 4 per la discesa) – e non si fermano, perché il loro scopo è di andare ad ammirare l’alba dalla vetta. “Queste persone sono frequenti vittime di malori, dovuti ad esempio all’ipotermia, molti devono essere trasportati verso i punti di soccorso”, dice ancora l’esperto.

Ai piedi della montagna, escursionisti e passeggiatori della domenica affollano le numerose bancarelle che vendono noodles, gelati e magneti da frigo con l’immagine del Fuji. Tra due enormi edifici di negozi e ristoranti, spunta la caratteristica forma di un torii, i classici cancelli rossi eretti all’ingresso dei santuari shintoisti. Questo luogo di culto, quasi del tutto nascosto, è l’unico indizio della dimensione spirituale dell’area, che per secoli ha attirato pellegrini e continua a farlo: le infrastrutture che accolgono gli escursionisti “vanno contro l’atmosfera spirituale della montagna”, nota la presentazione Unesco dedicata al Monte Fuji.

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Giappone: Monte Fuji come Venezia ultima modifica: 2023-11-18T05:24:00+01:00 da GognaBlog

24 pensieri su “Giappone: Monte Fuji come Venezia”

  1. Se l’umanità non risolverà il problema della sovrappopolazione terrestre, prima o poi provvederà la Natura.
    Alla sua maniera.
     

  2. D’accordo con Carlo Crovella.
    Ma la vedo dura. In Africa ci sono nazioni (ad es. Nigeria) in cui le donne hanno mediamente 6 figli, e comunque la natalità sta crescendo in quasi tutti i paesi del mondo.  Frenare la natalità e portarla a 2,1 figli per famiglia  è un’utopia.  Non trovo soluzioni.

  3. 9, spiritoso regatin, me ne sono accorto da solo, grazie.
    Dico solo che il sapiens deve tornare a fare quello che ha sempre fatto: morire a 50 anni

  4. Mi permetto di riportare il mio ricordo, di quando sono salito sul Fuji, la notte fra il 30 giugno ed il 1 luglio di 10 anni fa. Ero in Giappone per lavoro e sono partito da solo, dopo cena; anche se me la sono presa comoda, ho dovuto aspettare (fra un paio di rifugi e poi in cima) l’arrivo dell’alba. La cosa che mi colpì di più è che i tanti che salivano la notte con me (99% giapponesi) erano anche più anziani di me. Ed è stato piacevole scambiare due parole con loro, molti dei quali salivano la notte del 30 giugno da decine di anni. Spero che le cose non siano radicalmente cambiate, era una specie di processione, più che una scalata e ne conservo un piacevolissimo ricordo. Ovviamente sarebbe stato diverso in una salita in una qualsiasi altra montagna del mondo…

  5. Altri elementi significativi rilevanti che influiscono l’assalto alle icone globali negli ultimi decenni: Piu’ persone che possono sostenere i costi delle escursioni/salite; Trasporti piu’ veloci e agevoli da punto A a punto B; Equipaggiamento funzionale, agevole, compatto; Metereologia e comunicazioni sofisticate.

  6. A chi parla, sempre il solito ignorante di economia, sociologia, etc. di troppa ricchezza nella popolazione gli farei guardare questo grafico… alla faccia del ” è la conseguenza di un eccessivo sovrappopolamento, nello specifico su strati sociali medio-alti” 
    https://twitter.com/michele_geraci/status/1725905669319012805
    E vergognati di tanto in tanto… 
    Va a fare le prediche da altre parti va.. 

  7. “Carlo, questa cosa che si vive troppo la vuoi andare a esprimere agli ultracentenari sardi […]? Attendiamo il tuo resoconto al ritorno!”
     
    Resoconto: botte da orbi.
     

  8. Carlo, questa cosa che si vive troppo la vuoi andare a esprimere agli ultracentenari sardi, che vivono in maniera molto naturale e al riparo dai “bisogni” del mondo occidentale? Attendiamo il tuo resoconto al tuo ritorno!

  9. Marcello, l’UNESCO è solo uno dei grandi business di questo pazzo tempo storico.

     

    La situazione dipinta sul Fuji mi ricorda moltissimo gli scenari di Etna Sud, la stazione turistica che include il Rifugio Sapienza e la stazione di partenza della funivia.

  10. E’ vero che ci sono mete trendy e altre assolutamente no. Io frequento, per scelta lucida, delle montagne a 35-40 minuti di auto da Torino. Sono montagne un po’ neglette, per questo poco battute. Proprio in un’escursione solitaria nel giorno di ferragosto (non 2023, qualche anno fa) in tutta la giornata ho incontrato solo tre solitari (“Buongiorno”-“Buongiorno”: per un totale di sei parole “umane” dette/sentite in tutto il giorno) e uno stambecco in vetta.
     
    Ma, come ho ripetuto mille volte,  il problema del sovrappopolamento NON è il piacere (o meno) del singolo, bensì l’impatto antropico sull’ambiente. Io non vado più da un bel po’ ad arrampicare sui Satelliti del Trident (affollatissimi d’estate perché serviti dalla funivia di Courmayeur) e anche in questo caso per una mia scelta lucida: detesto l’affollamento e preferisco nadare in luoghi meno belli ma molto meno frequentati.Quindi a titolo individuale, ilproblema si risolve.
     
    Difatti il problema che mi sta a cuore NON è quello del fastidio individuale,  ma un altro di importanza capitale: cioè che, a prescindere dalla felicità o meno del sottoscritto, il sovraffollamento in assoluto “danneggia” l’ambiente, nel nostro caso specifico le montagne. Ma il discorso vale per ogni luogo e per ogni contesto ambientale: mare, laghi, colline, brughiere…. e poi, a prescindere dalle attività outdoor (che sono un’inizia collaterale della intera umanità sul pianeta), il problema riguarda l’ambiente nella sua totalità, cioè il pianeta Terra.
    E siccome noi umani viviamo su questo pianeta, se lo roviniamo, ci diamo la zappa sui piedi, cioè roviniamo la  “casa” in cui abitiamo e questo potrebbe costarci caro. Molto caro.

  11. 11. Se scrivo “Carlo” non mi riferisco a te, dopodiché bastava leggere per capire che mi riferivo al commento 8. 
    Quanto al tema del sovraffollamento su alcuni luoghi, è un po’ anche la conseguenza della pecorizzazione delle masse: tutti in un’unica direzione. Molti individui, la maggior parte, preferiscono aggregarsi alla massa piuttosto che scegliere luoghi altrettanto interessanti, ma per vari motivi poco frequentati. Ne è un esempio anche il turismo da cronaca nera, roba da paranoia collettiva, ma se non ricordo male se ne era già parlato qui sul blog. Quindi per chi ama la montagna tutta, non vedo alcun problema, basta saper scegliere la metà.
    E in ogni caso, anche avendo a disposizione solo quel giorno, quest’anno nella settimana di ferragosto, con una giornata magnifica, ho trovato solo 8 persone in cima al Civetta, evidentemente non è abbastanza trendy.
     

  12. @9 sei tu che sei piuttosto distratto…. Qui sul Blog, in diverse riprese,  su come piegare la dinamica demografica ho spiegato le mie proposte almeno 100 volte (“è agli atti”).

  13. @8 Te lo ripeto solo per cortesia, poi ti lascio perdere: per cui aguzza le capacità sennò non focalizzerai mai i dati del problema. Le cause dell’aumento antropico negli ultimi decvenni sono entrambe: più nascite mondiali e, parallelamente, allungamento della vita media. E’ probabile che fra le due cause la seconda abbia influito di più.
     
    Ma è irrilevante individuare la causa colpevole dell’aumento antropico. Ti spiego perché. Accertato che crescere oltre ai livelli attuali (mondiali) è demenziale (per lo sfruttamento dell’ambiente fino al rischio di crack generale), occorre ridurre progressivamente il numero di Sapiens viventi sul pianeta.
     
    Ci sono due strade: 1) Si lascia senza controllo il trend delle nascite e allora, per compensare, occorre “uccidere” dei viventi (o direttamente, esempio fucilazioni a sorteggio, o indirettamente, esempio rinunciare alle ultime evoluzione della scienza medica, per cui chi ha dei problemi di salute, anziché sopravvivere e guarire, come accade oggi grazie a tale scienza medica, finisce la sua esistenza in breve tempo). 2) agire esattamente all’opposto: non “tocchi” nessun umano vivente (significa: ognuno morirà quando il Destino ha stabilito la sua ora) e allora, per compensare, devi stringere al massimo la variabile delle nuove nascite.
     
    Attenzione: per “nuove nascite” non intendono “embrioni già fecondati e in fase di sviluppo negli uteri materni”. Sto parlando di un’altra cosa, molto differente: di entità che non esistono proprio, neppure a livello di embrione, per cui sono di fatto dei “non viventi”, essere di cui abbiamo una vaga idea ma in realtà è un’idea astratta, perché, ripeto, non esistono proprio. Quindi con tale scelta, non si “uccide” nessuno, né fra i viventi sul pianeta né fra gli embrioni fecondati che stanno già sviluppandosi.
     
    Ecco il punto chiave: fra 1) uccidere dei “già viventi” (anche 80-90enni…) pur di mantenere il diritto di venire al mondo ad entità che neppure esistono e, all’opposto, 2) non concedere tale diritto alle suddette entità che non esistono pur di non dover “uccidere” umani esistenti e viventi, io mi schiero senza dubbio per la seconda scelta. Credo fermamente che sia più degna sul piano etico che giuridico, nonché più perseguibile su quello operativo.
     
    Preferite il contrario? Mi dissocio, ma almeno siate coerenti: iniziate ad organizzare la lotteria per l’estrazione dei bussolotti… E poi a chi capita, capita.

  14. Carlo, ma l’acqua calda ti hanno avvertito che è stata scoperta o devo darti un link alla notizia? E ora che sappiamo che si vive oltre 50 anni (non me ne ero accorto) che cosa proponi? 

  15. Ai primi del Novecento la vita media era 35 anni. Siamo diventati così tanti perché ne sono nati di più o perché chi nasceva non moriva??

  16. Le problème démographique est sûrement le premier à résoudre ;
    les autres problèmes en résultent.
    Mais comment faire, sans y perdre la liberté ?

  17. L’ UNESCO è come un re Mida, ma al contrario tutto ciò che tocca e vuol proteggere e quundi salvaguardare diventa  merda…

  18. Dopo aver ascoltato attentamente la tua conferenza di pochi giorni fa , in cui hai toccato tematiche sulle quali sono completamente d’accordo, non sono necessari ulteriori e retorici commenti. Ciao Grandissimo

  19. Che fette di salame avete sugli occhi! Che la causa del sovrappopolamento sia o meno l’allungamento della vita individuale è irrilevante.  Il problema è il saldo attivo nati-morti: quel saldo attivo ogni anno si aggiunge allo stock di esseri già viventi sull’intero pianeta per cui lo stock complessivo aumenta, anno dopo anno. Fra pochi decenni, sarà insostenibile.
     
    Per domare la dinamica demografica, dobbiamo prima ridurre a zero il saldo attivo e poi addirittura invertirlo (cioè avere meno nati rispetto ai morti annui). Per annullare/invertire il saldo attivo ci sono due strade: o fuciliamo a sorte dei viventi, mantenendo invariato il numero delle nascite (più che altro lasciate al caso), oppure non intacchiamo i viventi (salvo quelli che muoiono perché è la loro ora, non perché così ha deciso qualcun altro) e controlliamo invece il numero delle nascite.
     
    Io credo che chiunque, con un minimo di sale in zucca, propenda per la seconda ipotesi, specie per i paesi del Terzo mondo, che sono quelli che alimentano e alimenteranno sempre di più (in assenza di controlli) i flussi delle nuove nascite (l’Occidente, specie europeo, è già da tempo in un trend di fisiologica denatalità.
     
    Se non si interviene in assoluto, la dinamica demografica creerà solo disequilibri strutturali che a un certo punto diventeranno incorreggibili. Di tali  problemi l’overtourism è il meno rilevante di tutti: è però sintomatico che, se il problema del sovrappopolamento è arrivato anche ad attività collaterali della vita, significa che il problema del sovrappopolamento è molto serio e grave. Se non interveniamo, in un futuro non lontano, ci mancheranno letteralmente le risorse di base, come l’acqua o l’aria, e moriremo a frotte non per decimazione programmata, ma per legge darwiniana della Natura. Se siamo davvero una specie intelligente (come millantiamo di essere),  dovremmo governare a priori il problema, cercando di anticipare gli effetti negativi e, anzi, invertendo i trend. Se non vogliamo farlo, ci riveliamo una specie stupida: le specie stupide (cioè quelle che non sanno evolversi in funzione delle condizioni), ai senso delle leggi darwiniane, in Natura non sopravvivono e si estinguono.
     

  20. Lo voglio ripetere ancora: non sono i nuovi bambini il problema, ma il fatto che si vive oltre 50 anni. Non è mai successo da quando il sapiens è uscito dall’africa 300mila anni fa

  21. Tutto il mondo è paese. Anche il Giappone sta sperimentando i contracclpi del sovrappopolamento. Numero chiuso, prenotazione obbligatoria, tournover, accesso a pagamento, fino a veri e propri divieti (assoluti/parziali/temporali ecc) saranno i passi successivi. E’ inevitabile, sul Fuji come a Venezia e, domani, nei comprensori sciistici alpini o addirittura sulle singole vie di arrampicata delle nostre valli. L’overtourism non è un fenomeno a se stante, calato dal cielo in una realtà planetaria a lui incoerente. E’ invece una delle tante manifestazioni dell’aberrante società del Terzo Millennio: è la conseguenza di un eccessivo sovrappopolamento, nello specifico su strati sociali medio-alti (economici e culturali).  Ma non c’è differenza, alla radice del problema, fra le vere e proprie guerre che esploderanno (quanto meno acuite, se non addirittura innescate dal sovrappopolamento) e l’overtourism. Ho già descritto come piegare la dinamica demografica nel medio-lungo termine, per cui non la ripeto (“è agli atti”).

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