Libera e le associazioni che promuovono la campagna Open Olympics non vogliono rovinare la festa delle Olimpiadi, ma proteggere l’evento da chi vuole trasformarlo in occasione di lucro.
Gli occhi di don Ciotti sulle Olimpiadi
di don Luigi Ciotti
(pubblicato su lavialibera.it il 1° luglio 2025, da lavialibera n° 33, Giochi insostenibili)
Proprio mentre scrivo le montagne delle Dolomiti, che mi sono particolarmente care perché lì affondano le mie radici familiari, rivelano aspetti di fragilità troppo spesso taciuti o minimizzati. Una frana ha travolto l’abitato di Borca di Cadore, per fortuna senza danni alle persone. Sempre lì, nel 2009, un’altra frana aveva causato due vittime, e malgrado ciò la zona era stata presa in considerazione come possibile sede di alcune strutture del villaggio olimpico per Cortina 2026. La montagna che frana ci manda dei segnali importanti, prima di tutto sullo sgretolamento dell’etica pubblica che mette a rischio l’integrità dei territori e la vita di chi li abita. Segnali che vanno raccolti, ascoltati, analizzati. Perché la montagna oggi si rivela un ambiente particolarmente vulnerabile, che chiede attenzione e protezione.
Gli appuntamenti sportivi internazionali ci vengono sempre raccontati nei loro risvolti positivi: la vetrina che offrono, i ritorni economici legati al turismo, lo sviluppo di infrastrutture destinate a restare. Poco invece si parla dei fattori problematici, come ha scelto di fare lavialibera in questo numero, e prima ancora le associazioni promotrici della campagna Open Olympics 2026, nata per rivendicare trasparenza sull’evento. Non si tratta di voler “rovinare la festa” che le Olimpiadi rappresentano come qualcuno ci accusa, semmai di proteggere quella festa da chi vuole trasformarla in una pura occasione di lucro.
Insomma, non vogliamo lasciare che le Olimpiadi “facciano la festa” a una porzione stupenda delle nostre Alpi e ai prossimi bilanci delle amministrazioni locali. Quindi bene lo sport e i valori sani che esprime; bene l’occasione di amicizia fra i popoli, tanto più in un periodo delicato come questo sul piano dei rapporti geopolitici; bene l’investimento di soldi pubblici se gestiti correttamente. Male invece, malissimo, se le Olimpiadi si trasformano in una gara incontrollata ai profitti, non soltanto di natura lecita.
Quale impatto?
Controllo, ecco la parola chiave. I report di Open Olympics (leggi qui l’ultimo) sono un esercizio innovativo e coraggioso di monitoraggio dal basso della gestione pubblica di un grande evento. Il passato ci insegna che l’esecuzione di lavori così ingenti, in un lasso di tempo così breve e in un ambiente così delicato, apre le porte agli appetiti criminali, oltre che a scelte frettolose e poco oculate. Secondo l’ultimo rapporto della Direzione investigativa antimafia (Dia), nel 2024 in Lombardia sono state emesse ben 50 interdittive antimafia, una delle quali riguarda una società edile, riconducibile alla ‘ndrangheta, impegnata nella realizzazione di un parcheggio inserito nel piano delle Olimpiadi.
Un altro dato desta allarme: il 60 per cento dei progetti legati a Milano-Cortina 2026 non ha previsto una valutazione d’impatto ambientale in fase iniziale. Come possiamo sapere che queste opere saranno sostenibili sul lungo periodo, e non invece uno sperpero di denaro che richiederà ulteriori risorse per rimediare ai danni prodotti?
La montagna ci parla in un linguaggio che non tutti sono in grado di decifrare, almeno finché non si traduce in episodi drammatici. A comprendere questo linguaggio e tradurlo sono le persone che la abitano, la studiano, la difendono. Sono proprio queste realtà che hanno scelto di unirsi a Libera nell’attività di monitoraggio, per dare voce alle loro comunità preoccupate e agli elementi della natura in pericolo: i boschi, le acque, la fauna, i ghiacciai. Abbiamo voluto giocarci anche noi la nostra oIimpiade, facendo squadra in una corsa contro il tempo per ottenere trasparenza. Non cerchiamo medaglie: l’unica vittoria, se arriverà, sarà l’aver sottratto terreno, in senso reale e simbolico, all’avanzare della corruzione e degli interessi criminali.
Investimenti sospetti
Da quando è stata resa nota l’assegnazione delle Olimpiadi a Cortina, abbiamo visto crescere gli investimenti nella zona: nell’immobiliare, nella ristorazione, nelle strutture ricettive in certi casi acquistate in contanti “per fare prima”. Sappiamo che le mafie hanno creato agenzie di servizi per riciclare il denaro sporco. Mentre il rapporto della Dia dice che i cantieri in corso e programmati “potrebbero rappresentare un’occasione per le consorterie criminali interessate a inserirsi nelle procedure di assegnazione delle gare”. Ormai è una prassi consolidata: il denaro chiama denaro, e i miliardi delle Olimpiadi hanno rischiato e rischiano di trasformarsi in banchetto per il ventre grasso del malaffare.
La novità siamo noi, cioè questo “noi” che tiene insieme grandi sigle storiche dell’ambientalismo e piccole realtà locali, il mondo dell’alpinismo e quello dell’economia solidale, chi studia le tradizioni montane e chi fa innovazione sociale. Tante “maglie”, una sola squadra; tante sfide, un solo obiettivo: dimostrare che il bene comune si promuove attraverso un impegno altrettanto comune, allargato e consapevole. Basta fatalismi, basta deleghe. Basta lamentarsi quando i danni sono stati fatti, e la frana dell’irresponsabilità si è abbattuta su persone e comunità.
Non serve spostarsi all’ultimo momento, sperando di non essere travolti: bisogna agire prima, con tempismo e coordinazione. Bisogna mettere l’accento sull’informazione, sulla prevenzione, sul rigore nei controlli. Perché se non tutte le frane di ghiaia e massi si possono schivare, almeno la sassaiola di scuse – “non sapevamo”, “non credevamo”, “non ci eravamo accorti” – quella sì che si può evitare.
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Ma i cittadini dove sono ? Tutto bene? O sono sommersi dai soldi sporchi che girano per Cortina e fanno finta di nulla? Ormai riescono a digerire anche i sassi e delle montagne e della loro natura non gliene frega nulla!
Evidentemente “aceri” è un errore (di digitazione? di rilettura? di fretta? di correttore automatico? boh), ma, per quel che mi risulta, pure “abeti” è errato o quanto meno impreciso. Gli alberi centenari abbattuti per la nuova pista da bob si Cortina risultano dei “larici”. Non sono stato di persona e quindi non posso testimoniare visivamente la natura degli alberi in questione, ma tutta la bibliografia in merito parla di larici. L’assonanza fra larici e aceri è probabilmente all’origine del mio errore. Dopo di che: cosa cambia? L’irreversibile danno ambientale consiste nel fatto che hanno abbattuto degli alberi centenari, poi che fossero abeti, larici o addirittura aceri non fa nessuna differenza. Vi concentrate a guardare il dito e perdete di vista la luna, tipico di ha i paraocchi.
Ma di che parla questo poi. Se proprio loro han dismesso colonie e centri parrocchiali lasciandoli, quando è andata bene, a topi e vandali ed iniziando la desertificazione che tutti aborrono???
“più che di interventi sospetti (e qui mi tocca dar ragione a Crovella […]”
Caro Riky, sta’ attento. Se si incomincia a dar ragione una volta al nostro Carlone, poi non si sa come finirà la storia.
Magari, trascinato dall’onda dell’entusiasmo, potresti diventare membro onorario del Regio Circolo Sabaudo di Torino…
più che di interventi sospetti (e qui mi tocca dar ragione a Crovella, in tutto il mondo dove ci sono soldi ci sono arraffoni, è intrinseco in qualunque opera), parlerei di sport che ormai sono anacronistici e dovrebbero essere esclusi dalle Olimpiadi.
Degli abeti/larici della pista da bob poco mi interessa, non è il punto (ovvio che non son contento, ma è un falso obiettivo).
Un contadino quando crea un prato da sfalcio “rubandolo” al bosco fa lo stesso.
O un imprenditore per il nuovo capannone.
Il punto è: bob e skeleton esistono ancora? O sono ormai poco più che discipline per pochi eletti al mondo?
Inutile prendere un antidolorifico quando il dente è da buttare…
(toglierei anche la combinata nordica che raccoglie solo gli “avanzi” dei due sport rendendoli comunque poco interessanti)
Crovella, dove hai visto aceri sulla esecranda pista di bob? Erano abeti, essenze di montagna!
Quanto a Don Ciotti, il suo gaintervento è lucido, ma tardivo.
Bellissimi propositi, ma sembrano non tener conto del fatto che l’occasione (= ogni grande evento sportivo) fa l’uomo ladro. E’ una prassi consolidata che vale ovunque nel mondo e per qualsiasi “occasione”.
Il guaio di queste Olimpiadi è che si sommano i danni economici alla collettività (= ruberie e sprechi di ogni sorta) con i danni ambientali, che sono pressoché irreversibili. Il bosco d’aceri centenari, abbattuti per ristrutturare la pista da bob di Cortina, non ricrescerà più o, se lo farà, impiegherà almeno cento anni almeno per tornare com’era…