I giovani imparino il sacrificio

Il neuropsichiatra, autore di 80 anni di follia. E ancora una gran voglia di vivere (Rizzoli), difende la “funzione sociale fondamentale dei vecchi” e commenta la parole di Mario Draghi: “Basta dire che ‘i più giovani devono avere spazio, poverini’. Devono piuttosto impegnarsi di più e assumersi responsabilità“.

I giovani imparino il sacrificio
(Altro che dar loro di più!)
Intervista a Vittorino Andreoli
di Linda Varlese
(pubblicato su huffingtonpost.it il 22 agosto 2020)

 “Compiere 80 anni è una notizia piacevole, perché la vita è sempre un’esperienza, per quanto difficile e qualche volta poco simpatica: è una grande avventura”. Vittorino Andreoli ha raggiunto, come ci racconta, “la tappa non anagrafica, burocratica”, ma “personale” in cui “ognuno si chiede che cosa ha fatto, quale è il senso dell’essere stato faticosamente al mondo e quale è il senso che ha lasciato”. Per questo ha scritto un libro 80 anni di follia. E ancora una gran voglia di vivereedito da Rizzoli, in cui ripercorre la sua esistenza, in maniera umile (“lei mi conosce, lo sa come sono fatto”), come “un nessuno che racconta i propri 80 anni. E mi raccomando scriva vecchio, non parli di terza età”.

Vittorino Andreoli, scrittore e psicopatologo. Torino, 3 ottobre 2014. Foto: Leonardo Cendamo/Getty Images.

Professore, ci spiega nel suo libro che un “vecchio” non è solo memoria storica e racconto. Che a 80 anni non si esauriscono i propri compiti…
Ma scherziamo! Neanche per sogno! La vecchiaia è nuovo periodo dell’esistenza, un nuovo capitolo di un libro. Di solito se un libro è bello, è anche il capitolo migliore perché ci sono delle risposte, si capisce meglio tutto quello che è accaduto prima. Difendo la vecchiaia e raccomando ai giovani di salvaguardarla. Una società che considera i vecchi solo un grande peso economico è una società che non ha capito nulla. Penso che il vecchio debba ritrovare la propria identità in questa società senza tempo, senza passato né futuro. E mi sembra una domanda che non è tanto una risposta per me, ma che serva a capire quale è il significato della vita di qualunque uomo.

A proposito di giovani, permetta una domanda. Mario Draghi recentemente ha detto che il futuro delle giovani generazioni è a rischio, che bisogna dar loro di più e riportarli al centro dell’attenzione della società. Che cosa ne pensa?
Penso che Draghi sia un ottimo economista e una persona perbene, ma con questa frase abbia dimostrato voglia di giovanilismo. I giovani non hanno un ruolo diverso dai vecchi. Probabilmente si riferiva al debito che ricadrà su di loro, ma i vecchi non hanno responsabilità: è una frase che può essere mal interpretata. Come a dire che i vecchi, 25% della popolazione, tolgono ossigeno ai giovani. Non è così, è ora di finirla. 

E com’è?
I vecchi hanno una funzione sociale fondamentale e se si nega questo vuol dire che una società è ridotta a lavoro, produttività ed economia. E se questa è la percezione del dottor Draghi, ma non credo sia così, allora è in errore. Ma poi, mi permetta, le pare giusto questo tempo che mette in contrapposizione giovani e vecchi? Ha un senso secondo lei? A 80 anni c’è un capitolo nuovo dell’esistenza: una visione del mondo, una modalità di rapportarsi agli altri diversa. Si ama la pace, non la lotta per la carriera. Pensi che bello: non ho da rendere conto a nessuno. Non c’è competizione con i giovani, non avrebbe senso. Non si fa del bene ai giovani dicendo loro che devono essere messi al primo posto e che vanno aiutati. Non mi fraintenda: amo profondamente i giovani, ho dedicato loro gran parte della mia vita e continuo anche oggi. Per questo parlo così, perché voglio il loro bene.

Quale è allora il messaggio da lasciare loro?
E’ ora di finirla di dire che “devono avere spazio, poverini”! Devono impegnarsi, per fare in modo di avere una vita esemplare come quella di alcuni vecchi. Devono assumere forti responsabilità, perché la società è in grave pericolo. E’ una società che ama ancora la guerra e ci sono venti di guerra, che distingue in maniera abissale i ricchi dai poveri. E’ una società in cui esistono persone che non hanno nemmeno la possibilità di crescere, non di arrivare ad essere vecchi. Devono assumersi la responsabilità di guidare una società. E per farlo non basta avere le macchine e i soldi, ma una profonda preparazione, senso di responsabilità e sacrificio, una parola che non si usa più.

In che modo il suo libro può aiutarli?
Non voglio essere un esempio, ma soltanto far loro vedere i sacrifici che ci sono stati nel corso di una vita di un uomo qualunque come sono io, di un vecchio di 80 anni come me. Pensi che i miei primi 5 anni di vita li ho passati in guerra, ad esempio.

Come possono imparare il sacrificio?
Abbiamo bisogno che questi ragazzi non guardino se possono avere il posto fisso e la macchina: devono porsi come protagonisti del futuro. Il problema è che non hanno più la percezione del futuro: finiamola di fare l’elogio della giovinezza, perché è un periodo difficile, soprattutto oggi che devono governare una società governata malissimo dagli adulti, però, non dai vecchi.

Durante l’emergenza Covid, questa contrapposizione fra giovani e vecchi è emersa con più prepotenza. Soprattutto, in certi casi, si è visto il disinteresse dei giovani che nei giorni più bui hanno manifestato anche egoismo. In molti non si preoccupavano di diffondere il contagio, perché a morire erano per lo più i vecchi…
E’ stato una delle cose più spiacevoli, questa discriminazione anagrafica: vuol dire non avere ancora capito che il tempo non è quello misurato dall’orologio, ma c’è un tempo psicologico. Pensi ai grandi vecchi di cui noi raccontiamo ancora quello che hanno fatto. E’ possibile che in una società scientifica si ritenga ancora la vita del vecchio una candela che lenta si spegne?

Come è la vita di un vecchio?
Il cervello di un vecchio produce neuroni! Siamo cioè capaci di rinnovare il nostro sistema del cervello. C’è una sessualità, è bello dire un eros, del vecchio, certamente con caratteristiche diverse. Quindi l’età della vecchiaia è un’età fondamentale per una società anche se non è produttiva nel senso banale del termine. E’ uno scandalo che questa società che nasce nella Grecia antica, una delle più grandi società, sia arrivata al punto di adesso. Io ho 80 anni e siccome non produco valgo meno di uno di 30? Le sembra possibile? Dovremmo dire che Socrate vale meno dei suoi allievi. Ma lo scandalo è stato anche un altro durante l’emergenza Covid.

Quale?
Non avere posto la vita al primo posto. Essersi domandati se privilegiare l’ossigeno polmonare o l’economia. L’essersi chiesti se è più importante la vita o quanto quella persona può produrre.

Alcuni potrebbero obiettare che se non c’è produzione, c’è povertà e che se c’è povertà è a rischio anche la vita…
Povertà è ancora vita, questo per favore lo metta! Io non produco, allora non ho diritto all’ossigeno? Mi meraviglia un po’ la sua domanda, non si può fare un confronto fra ossigeno e denaro. La vita ha un tale significato… non faccio il poeta, so benissimo quali sono le difficoltà dei giovani e li ho sempre difesi, ma non è possibile creare attorno a loro un’atmosfera ovattata. Questo non significa amare i giovani, ma considerarli dei consumatori, renderli vittime di un mondo che guarda solo al denaro. Mi faccia dire un’ultima cosa.

Prego.
Degli economisti non se ne può più, bisogna vedere l’umanesimo, non l’economia e l’economia è parte dell’umanesimo. Un’economia che non sia dentro a dei principi, non è un grande valore.

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I giovani imparino il sacrificio ultima modifica: 2021-02-23T04:51:49+01:00 da Totem&Tabù

15 pensieri su “I giovani imparino il sacrificio”

  1. 15
    albert says:

    Il sacrificio da imparare, e’quello che ti cade addosso o bisogna andarselo a cercare, anzi te lo devono imporre per “allenarti”, con una lista di “comandamenti-regole”affisse ad un gazebo di un qualche  istituto,a catechismo ??
    Sembra quasi che se non hai patito una guerra, un servizio militare duro, un “collegio”o una “caserma” una “survival in Alaska o foresta del Borneo nudi  “tipo quelli mediatici proposti in tv, non sei abbastanza “resiliente”.
    Esistono anche , seppure non in tutte le realta’ locali, associazioni sportive, culturali, artistiche, organizzate  o liberamente costituite attorno ad un nucleo di attivita’ ecc cui i giovani son liberi di aderire o andarsene dopo un approccio. I compiti  che un ‘attivita’ comporta ( puntualita’ , pulizia,  rispetto)    da un certo punto di vista sembrano doveri, ma ai giovani  incentivati ed attratti sembrano piaceri. Vale  anche in ambiente di studio  e lavoro.
    Dalla nostra esperienza coniugale, abbiamo capito che  i “vecchi” non sono tutti uguali.Certi si trascinano al bar con mascherina pendula, sigaretta  e mezzolitro sempre davanti,  altri  sono ricercati e valorizzati…e apprezzati dai giovani che  alcuni formatori  “fasulli”vorrebbero sottomettere con la manfrina del dovere.
     Ho un lontano ricordo liceale.La Professoressa ci assegno’ un  tema su ”  Vita come realta’ del dovere e il contrasto col sogno del piacere”..poi si mise a fumare una sigaretta leggendo il giornale.Per buscare la sufficienza ed oltre ,  il dovere verso i genitori mi spinse a mentire  spudoratamente.Sul dovere imparai di piu’ nella collaborazione   con genitori e fratelli alla gestione della famiglia, cucina compresa, nei campeggi di gruppo autogestiti estivi in montagna e poi nel lavoro scelto.

  2. 14
    lorenzo merlo says:

    Il sostegno delle tradizioni entro le quali siamo cresciuti è venuto meno. La misura d’uomo è scomparsa. Al suo posto avvertiamo la solitudine. La esorcizziamo con scelte fugaci e via via più compulsive. Più o meno come in burrasca pronti a sopraffare per un brandello di fasciame a cui aggrapparsi. Mancare di avvertire l’autoreferenzialità delle ideologie piccole e grandi ci terrà lontani da terra. Ovvero dal nostro centro. Il solo in grado di muoversi sereno nel caos. 

  3. 13
    Antonio Arioti says:

    Volente o nolente bisogna abituarsi alla complessità o, per meglio dire, al caos.
    Non siamo abituati a ciò e quando Lorenzo parla di frullatore digitale lo prendo alla lettera, forse sbagliando.
    Quella del frullatore, meglio ancora del frullato, mi pare comunque una buona immagine per farsi un’idea della situazione che i nostri pronipoti dovranno affrontare.
    Sono convinto che sopravviverà e prospererà solo chi saprà adattarsi all’incertezza o meglio ancora a basare le sue certezze sull’incertezza in modo da potersi dimostrare duttile in ogni situazione.
    D’altronde lo stesso Darwin diceva che non sopravvive né la specie più forte e nemmeno la più intelligente bensì quella che meglio si adatta ai cambiamenti.
    Già nell’era analogica bisognava dimostrare capacità di adattamento, figuriamoci in quella digitale peraltro ancora agli esordi.

  4. 12
    lorenzo merlo says:

    Solo la consapevolezza di aver compresso la vita entro un ordine permette di accedere fuori dall’autoreferenziale confine del mondo. Mi sa che siamo lontani dall’evento dell’avvento. 

  5. 11
    albert says:

    In “Full metal Jacket”gli addestrati ed inquadrati vengono tenuti in scacco da una giovane con le treccine, nemmeno in divisa.
    Il presentatarm potrebbe essere motivato spiegandone il significato e lo scopo  e non imposto come comando,(fai  cosi’ altrimenti sarebbero guai).Mai capitato al sottoscritto.Poi ho capito che un buon addestramento formale, una sfilata, una parata permetteva al comandante di far carriera o ricevere encomi.Pero’ a seconda del suo stile di comando ed addestramento , certe compagnie si divertivano , altre mugugnavano e malsopportavano.
    Bisogna spezzare il nesso dovere e sacrificio e crere invece il legame motivazione e soddisfazione personalelee di gruppo per” il ben fatto”.Primo Levi in”Le chiavi a stella”:
    «Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono.»
    Appunto bisogna adoperarsi che il previlegio si estenda…e per aumentare gli stantiprodigiosi nell’educazione dei giovani.
    Ai miei nipotini stressati da un apprendimento papagallesco delle tabelline, malsopportato, ho spedito link con canzoni filastrocca delle tabelline e schede colorate e giochi interattivi. In altre culture le insegnano a base di steccate sulle nocche in caso di imprecisioni.Idem vale per i precetti religiosi o i doveri civici.

  6. 10
    Carlo Crovella says:

    Se il “buono” sta nell’antrimorale, o quanto meno nell’assenza di morale e di moralismo, preferisco mille volte essere un moralista, perbenista, “militarista”, addirittura un (pseudo) fascista. L’attuale società, liquida come la definisce Bauman, è lo sfascio più completo. Mille volte meglio il presentatarm. Tutti i miei allievi, alpinistici e non (es junior professionali) mi sono solo grati per l’impostazione che ho dato loro in decenni e decenni. E questa impostazione verte sull’assioma basilare del “dovere” che comporta un collegato spirito di sacrificio. Una società che neghi questi due elementi di base non regge e va incontro (come in effetti accade) ad un processo di liquefazione. Contenti voi…

  7. 9
    lorenzo merlo says:

    In ambito relazione/umanistico l’applicazione di protocolli bidimensionali è sì addestrativo quanto mortificante della creatività e della vita ricreata.
    Se devo addestrare un reggimento al presentatàrm il protocollo fa il suo servizio.
    Applicato alla vita fa danni. Relazionali appunto.
    A meno di identificare la vita con la morale.
    Allora chi lo applica sarà sempre dalla parte giusta e il problema non emerge.

  8. 8
    albert says:

    Non e’ da escludere  il “provare piacere nel dovere” . Se non è proprio possibile, concatenare attimi di piacere alternati a fasi di dovere. Spesso ai giovani si propone il”dovere fine a se stesso” in nome di una gratificazione molto di là da venire, forse mai.
    Esempio scolastico:”Il Teorema di Pitagora”
    Puo’essere imposto       1-come regola e formule  e poi una sfilza dei soliti problemi perchè “serve a non si sa cosa , forse solo a passare l’anno”,2- puo’essere  intrododotto chiedendo” secondo voi con 2 quadrati  si puo’ formare un solo quadrato?”e fuori forbici e carta e si divertono e imparano.
    Idem, ad esempio , con un corso di sci a giovani .  A seconda del coinvolgimento e della motivazione usati dai maestri, continueranno migliorando contenti e felici o abbandoneranno presto.Idem per escursionismo, alpinismo, latino, collaborazione nelle faccende domestiche.
    Spesso  si abbina dovere ed onore, ma non si motiva …oppure sono solo parole usate da chi vuole dominare ottenendo l’altrui obbedienza e non ha un briciolo di empatia e carisma…e magari poi usa la punizione piu’ che la gratificazione (che non e’ solo materiale, neppure nell’addestramento degli animali amici).
     
     

  9. 7
    Carlo Crovella says:

    Una delle regole di base, anzi “la” regola di base dell’educazione che ho ricevuto (e, sia chiaro, ringrazio di averla ricevuta, perché mi ha corazzato alla vita) è: “prima il dovere e poi il piacere“. E’ l’opposto del paradigma attuale nella nostra società e lì sta la radice della crisi in cui sguazza l’Occidente. I nostri giovani, oggi ovattati e riveriti, nel prossimo futuro saranno spazzati via dai loro coetanei cinesi, indiani, asiatici e dell’Est Europa… (in un domani, neppure tanto distante, dai giovani africani). E’ scritto nella realtà, basta saperla leggere (certo ci vuole acutezza e lucidità).
     
    Io ho educato i miei, di figli, trasmettendo loro i parametri in cui credo, ma non posso da solo educare tutte le nuove generazioni occidentali. La colpa è quindi anche di chi, oggi, ricopre il ruolo di genitore. Il cattivo istruttore di montagna, quello che non imposta adeguatamente l’allievo e lo lascia crescere in modo sbagliato, crea i presupposti perché costui (l’allievo) si schianti in montagna. Lo stesso vale, a livello sociologico, nell’Occidente degli ultimi decenni, almeno dall’anno 2000, forse anche da prima.

  10. 6
    albert says:

    https://sinistrainrete.info/articoli-brevi/17840-lorenzo-merlo-dall-oro-al-piombo.html
    questo l’ho pescato nel cassetto web e letto volentieri…fino all’ultima riga.Lo passerò  a giovani figli e parenti che sono immersi  fino al collo in
    ” pezze di burocrazia, una società allo sbando ma definitivamente controllata, una dote piena di preoccupazioni e vuota di futuro”
    a volte preoccupazioni create artificialmente…imponendo perfezionismi in cose banali e distogliendoli da politica, sindacato, cultura, natura, affetti.
    Ad esempio li fanno arrovellare su abbinamenti di cibi e vini, disposizioni  di merci secondo leggi del marketing, occhio alle scadenze per uno scooter  , oppure altri giovani che,  per 2 minuti di visita medica che  dedicano alla persona-paziente ,  se ne devono cuccare 15 di compilazione moduli al pc.
     Altri giovani scolari in DAD, bombardati  da valanghe di lezioni , schede, verifiche ,occhio a non farti scoprire dalla webcam che ti distrai ..che ansia, neppure un tempo morto..pronti per il lavoro a distanza.
     

  11. 5
    albert says:

    Piu’ che insultare , basta non acquistare,  non leggere o  cambiare canale quando intervistano certi-autore+personaggio mediatico in parecchi  passaggi in diverse reti tv .Una solo pseudo intervista   in  fascia orario prima serata vale a spanna  30 mila copie vendute–circa il costo della prima tiratura esplorativa poi per le ristampe si vedra’come ha risposto il mercato..Chissà quanti altri libri validi mai sponsorizzati  sono ammucchiati tra le rese dell’invenduto.Ben venga sempre piu’ l’e-book, almeno non occupa posto in casa…e  costa pure meno.Cosi’ non si piange troppo sulla eventuale bidonata presa. Quanto alla materia economica, abbinata a studio del diritto-dovere, magari ne insegnassero i fondamenti a scuola.Invece mi e’capitato di conoscere studenti di istituti tecnici, costretti a sorbirsi tutte le forme di rima della poesia italiana e pure le figure retoriche,in maniera  talmente pedante che… nemmeno loro compagni del liceo classico.

  12. 4
    lorenzo merlo says:

    Sì. Mi chiedo se il frullatore digitale permetta a iniziative minori, fossero anche di istituzioni, di porre veti, di essere ascoltate, di controllare in parte la barra.
    Non lo è stato in epoca analogica.
    Diversamente saremmo saggi da millenni.
    Forse la storia è l’unica verità.
    Dove la corrente del frullatore ci porti e cosa ci faccia fare è incomprensibile e a volte inammissibile solo dagli umani, ma del tutto necessario per la storia.

  13. 3
    Claudio Foresti says:

    Andreoli con la sua verve critica, estrosa, spigliata ci dice in sostanza che in questo caos del nostro mondo dobbiamo sempre allargare l’orizzonte dei nostri punti di vista. Significa che dobbiamo pure fare dei distinguo tra il mondo ovattato costruito artificiosamente e l’avanzamento della nostra civiltà. Che i giovani debbano responsabilizzarsi è fuori discussione. Non scordiamo però che l’ambasciatore assassinato ieri in Congo aveva 43 anni e che è stato un giovane molto impegnato nel volontariato. Esempi ce ne sono una miriade. Si tratta di mettere anche, da parte di noi adulti, in risalto i modelli giusti e le idee giuste che culturalmente devono permeare la nostra società. Si tratta di capire come uscire dal caos culturale nel quale siamo finiti. In esso si stanno formando modelli nuovi di società e nella società. Dobbiamo analizzarli e capirli per non buttare il bambino con l’acqua sporca. Di questo bisogna discutere e molto. Grazie Andreoli.

  14. 2
    Matteo says:

    E’ fantastico, ragiona come Crovella!
    I giovani “devono assumersi la responsabilità di guidare una società” e “devono porsi come protagonisti del futuro” però poi “si è visto il disinteresse dei giovani che nei giorni più bui hanno manifestato anche egoismo. In molti non si preoccupavano di diffondere il contagio, perché a morire erano per lo più i vecchi” 
    Praticamente devono prendersi la responsabilità di ossequiare e fare come vogliono i vecchi (quelli che hanno i soldi, le leve del potere e comandano, ovviamente)

  15. 1
    lorenzo merlo says:

    Non solo vecchio ma pure stupido. Basta con questi ciarlatani.

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