I Perotti, guide del Monviso
di Carlo Crovella
(pubblicato su Meridiani Montagne n. 118, settembre 2022)
Più una montagna è carismatica, più gli scudieri sono fedeli e simbolici. Il Monviso, il Re di Pietra, fra i suoi fedeli scudieri può vantare i Perotti, il cui soprannome occitano è Farina.
Una dinastia di guide iniziata con Giovanni, nell’ultimo quarto dell’Ottocento, quando la professione aveva contorni indefiniti ed erano i montanari più capaci e intraprendenti ad accompagnare i “signori” sulle vette.

Questo Giovanni ha avuto due figli: Claudio (detto Farina, dal soprannome di famiglia) e Giuseppe (detto Pin). Claudio, nato nel 1864, è salito 550 volte in vetta al Viso (come normalmente viene abbreviato il Monviso, NdR). Nel 1897 fece parte della squadra che ha scortato il Duca degli Abruzzi nella seconda salita invernale del Viso. Nel 1905 Farina ha iniziato la gestione Perotti del rifugio Quintino Sella (appena costruito), ininterrotta fino al 1976, quando è passata ai Tranchero, ancora oggi gestori del Sella.

I figli di Claudio sono tre: Giovanni (nato nel 1899), 640 volte in vetta al Viso, raggiunto per la prima volta a 5 anni in una gerla sulle spalle del padre; Quintino, così chiamato perché nato in rifugio (nel 1906); Claudio junior (1918) detto Visolotto, purtroppo scomparso alle Rocce Founs nel 1939.

Quintino, 749 volte in vetta al Viso, ha gestito il rifugio Sella fino al 1976, quando ha terminato anche l’attività di guida. E’ scomparso nel 1990. È forse il più rappresentativo dei Perotti (ma gli altri non scherzano affatto): soprannominato dai francesi Il pipistrello, per la sua leggiadria sia su roccia che su ghiaccio, a lui si devono alcune prime di rilievo, come la salita (agosto 1936) del Canale Perotti, una delle uscite superiori del Ghiacciaio pensile sulla parete nord del Monviso.

Invitato ad Abiès nel Queyras per promuovere le ascensioni sul Viso, venne coinvolto nell’attività alpinistica del vicino Delfinato. Fra il 1934 e il 1939 realizzò molte ascensioni in quel massiccio, annoverando un centinaio di salite in vetta alla Meije.
Se non altrimenti impegnato, Quintino trascorreva l’intera stagione estiva al rifugio Sella, con ritmi da vero montanaro. Ad eccezione della domenica, accompagnava i clienti ogni giorno di tempo buono, tornando in rifugio per pranzo. Nel pomeriggio scendeva con la mula a Crissolo per far provviste e risaliva per cena. Prima di spegnere le luci, nella cucinetta accoglieva, per quattro chiacchiere di montagna, gli amici presenti: da Ernesto Bano a Michele Riva, a don Natale Gottero, a Germano Coccolino e mille altri. Una specie di cenacolo, alla buona ma “eletto” fra personaggi che davano del “tu” al Re di Pietra.
Il figlio di Quintino, Aldo, ha imboccato altre strade, pur essendo salito, da giovane, una decina di volte sul Viso. Laureato, è impegnato nella realtà operativa della Val Po: è stato Sindaco di Crissolo – ora è Vice Sindaco – e Presidente della Comunità Montana. Ma non ha abbandonato l’attività alle falde del Re di Pietra: la famiglia gestisce il rifugio Albergo Pian del Re, costruito nel 1874 su iniziativa del Comune di Crissolo, ma divenuto privato nel 1909 grazie al nonno Claudio (Farina).
Nell’intero massiccio del Viso si registrano 36 prime ascensioni compiute dai vari Perotti: un vero attestato di fedeltà e di grande amore per le montagne di casa.
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Una cosa ricordo di Quintino Perotti, anno 1970, al mattino con 4-5 bustine di tè faceva almeno una decina di litri della bevanda. Così ti sentivi leggero…
Suo figlio Aldo, anno 1975 nell’albergo di Pian del Re, a cui avevamo chiesto notizie sulla cresta est del Visolotto (la Ceradini), ci disse che lui su di lì andava a caccia di camosci e, qualche secondo dopo, che c’era molto IV° e anche abbondante. Ma forse, il genepì della bottiglia sul tavolo era particolarmente buono.
Fa conoscere personaggi altrimenti difficili da rintracciare al di fuori del loro campo d’azione.
Bell’articolo, che conduce la mente al tempo che fu, e interessanti le fotografie storiche. È però un po’ troppo corto.
Carlo, la prossima volta fallo di almeno diecimila parole. A Meridiani Montagne dovrai dire: “O cosí o niente”.