Il Gruppo Rocciatori Ragni di Pieve di Cadore

Il Gruppo Rocciatori Ragni di Pieve di Cadore
(a 80 anni dalla fondazione)
di Marcello Mason
Foto dell’Archivio “Gruppo Rocciatori Ragni”
(pubblicato su Le Dolomiti Bellunesi, Natale 2025, aggiornato)

Ripercorrere gli avvenimenti legati a questo sodalizio alpinistico significa intraprendere un affascinante viaggio a ritroso nel tempo, in grado di riportare idealmente il lettore ai giorni ormai lontani in cui un gruppetto di amici cadorini – in realtà poco più che ragazzi – decise di inerpicarsi lungo i fianchi dei vicini monti.

Stemma del Gruppo Rocciatori Ragni di Pieve di Cadore
Da sinistra, Lino Cornaviera, Ugo De Polo, Renato Frescura.
1941, rifugio Chiggiato. Da sinistra: Italo Da Col, Maria Strocchi, Roger Petrucci Smith.

Neanche a dirlo, ciò era avvenuto con il piglio tipico dell’età, fatto di incontenibile esuberanza e passione, pur nella chiara consapevolezza – per averlo appreso dai padri – di quanto severo fosse quel mondo fitto di incognite, dai repentini mutamenti atmosferici accompagnati da temporali e bufere, frane e valanghe. Il desiderio principale, nella loro spontanea aggregazione, era di imparare a conoscere i luoghi più segreti della montagna e ripercorrere gli itinerari già tracciati dai pionieri, considerando nel contempo la ricerca di nuove e ancor più impegnative vie.

È perciò spontaneo rievocare i loro iniziali passi con la simpatia che meritano le attività tese all’intima scoperta della montagna, mai disgiunte, come si vedrà, dalla valorizzazione della componente umana, ossia il piacere impagabile dell’amicizia e della solidarietà. Valori che, del resto, erano emersi con evidenza sin dal loro primo incontro. Una comunione di intenti strettamente imparentata, a ben guardare, con il motto caro ad Alexandre Dumas «Tutti per uno, uno per tutti», da poco adottato dai cugini ampezzani, per lo più dei bòce come loro, che nel 1939 avevano dato vita a un gruppo chiamato “Società Rocciatori e Sciatori Scoiattolo”, destinato ad assurgere ben presto a vasta, quanto meritata notorietà.

1944, da sinistra: Lino Cornaviera e Renato Frescura, prima invernale alla Torre dei Sabbioni.
1945, da sinistra: Giordano Fornasier, Duilio De Polo, Enrico Cortellazzo, Arturo Fornasier.
1983, i componenti del Gruppo Rocciatori Ragni di Pieve di Cadore.
1994, da sinistra: Arturo Fornasier, Enrico Cortellazzo, Camino Tabacchi, Roger Petrucci Smith, Sandro Da Re, Camillo Toscani, Pietro Genova, Lanfranco Cattel.
2018, il Gruppo Rocciatori Ragni di Pieve di Cadore.
2021, il Gruppo Rocciatori Ragni di Pieve di Cadore.
1987, Monte Antelao, Via Sogno California. Da sinistra, Mauro Valmassoi e Maurizio Dall’Omo.
Ferruccio Svaluto Moreolo in vetta all’Ama Dablam (Nepal).

Non un anno a caso, in quanto contemporaneamente qualcosa di importante stava muovendo i primi passi anche a Pieve di Cadore. Più esattamente a ridosso di piazza Tiziano, dove un’ideale macchina del tempo ci permetterebbe di osservare una graziosa brunetta non ancora ventenne, Maria Stracchi, nella sua Bottega dello Sport. Pure lei ama intensamente la montagna, tanto che il negozio non tarda a trasformarsi in luogo d’incontro di quanti hanno il medesimo interesse, come Italo Da Col – destinato in seguito a divenirne il marito – o personaggi insoliti, come Roger Petrucci Smith, uno spilungone di origini scozzesi, dalla simpatia e talento alpinistico non comuni, giunto temporaneamente in Cadore con la famiglia.

Ma l’ambiente vede pure la presenza determinante di Arturo Fornasier, Gemolo Cimetta, Renato Frescura, Enrico Cortellazzo, Duilio e Ugo De Polo, Piero Genova e Lino Cornaviera. Ragazzi fiduciosi nel futuro, benché – è impossibile nasconderselo – non poco preoccupati da quegli anni destinati ad accompagnarli dolorosamente fino al settembre del 1945, ossia alla conclusione della guerra. Anno che, nel loro caso, coinciderà appunto con la fondazione ufficiale del Gruppo Rocciatori Ragni di Pieve di Cadore.

Ma è pur sempre tempo di severe ristrettezze, delle quali sono inevitabilmente dimostrazione l’abbigliamento e le attrezzature con le quali questi ragazzi salgono sui monti. Eppure eccoli lì senza un soldo, ma felici lungo i fianchi delle Marmarole o impegnati sulla familiare Torre dei Sabbioni. Protagonisti di scalate che non di rado si svolgono anche nel periodo invernale, in un’epoca in cui si arrampicava quasi esclusivamente nella bella stagione. Purtroppo appena due anni dopo, nell’estate del 1947, per una serie di motivi culminati con la tragica caduta di Gemolo Cimetta dal Campanile Dimai nel gruppo del Pomagagnon, l’attività giunge ad una prima stasi. Sono sintomatiche, al riguardo, le parole di Lanfranco Cici Cattel, all’epoca confidate agli amici: “Ho difficoltà a trovare compagni… ” in grado di sottolineare la crisi ormai nell’aria.

Ma ad aggravare il quadro fattosi sempre più fosco, concorrerà successivamente quel giorno d’inverno del 1955 in cui Duilio De Polo esce di pista con il suo bob, perdendo la vita. Va ricordato infatti che nel periodo invernale i Ragni si cimentavano anche con la “guidoslitta” (bob su strada), per cui era nato il “Bob Club Ragni”, divenuto in seguito “Bob Club Pieve di Cadore”. Così come del resto era presente l’attività sciistica, con la partecipazione a varie competizioni. Fatto sta che, con la scomparsa di chi era stato fondatore e anima della “Società Rocciatori Ragni” (così era denominata all’epoca), si conclude il primo importante periodo dell’associazione.

In seguito, ai fini della rinascita, si riveleranno fondamentali uomini come Urbano Bano Tabacchi (anche in veste di Presidente del gruppo), Marco Bertoncini, Diego Tabacchi, Angelo De Polo, Gianpietro Genova, Luigi Ciotti, Dario Sacchet e Piero Valmassoi. Ulteriore entusiasmo porterà inoltre l’organizzazione dei corsi di roccia, consentendo nel contempo l’emergere di nuovi quanto promettenti elementi. Un altro aspetto rilevante è costituito dall’arrivo a Pieve di un autentico fuoriclasse dell’alpinismo, Ignazio Piussi, giunto nel paese cadorino per impegni lavorativi, rimanendovi un decennio in quanto dipendente dell’Enel, sino a trasferirsi, nell’ultimo periodo, nel vicino paese di Pozzale.

Duilio De Polo
Ferruccio Svaluto Moreolo
Lanfranco Cici Cattel
Lucia Del Favero sulla via Biasin al Sass Maòr
Marco Bertoncini sulla Via dei Ragni al Pupo di Lozzo
Mauro Valmassoi sulla Via del Bicentenario alla Torre Dusso
Piero Valmassoi
Renato Frescura
Ugo De Polo

Grazie al suo talento, carisma e generosa disponibilità egli avrà modo di stabilire un forte vincolo con i Ragni, mettendo a disposizione la personale esperienza e riuscendo a stimolarli sino al raggiungimento di livelli tecnici quanto mai elevati. Saranno giorni realmente indimenticabili per quanti ebbero modo di legarsi alla sua corda. Di tale importanza che, al ritorno di Ignazio dalla spedizione in Antartide, Pieve deciderà di assegnargli la cittadinanza onoraria.

Gli anni successivi si rivelano non meno interessanti, segnati dall’affermarsi di Antonio Mereu, Ferruccio Svaluto Moreolo, Renato Peverelli, Luigi Ciotti, Maurizio Dall’Omo, Ernesto Querincig, Andrea Gracis ed altri ancora. Quanto al simbolo sociale, esso rimarrà invariato, rappresentato dal ferro di una piccozza, il ragno a sette zampe che si muove nella ragnatela ed il sole.

In quella fase dai grandi fermenti fa la sua momentanea apparizione un altro alpinista del tutto fuori del comune come Renato Casarotto, con il quale i Ragni hanno modo di arrampicare in più occasioni. Sarà tutt’altro che un rapporto a senso unico perché, se è vero che il vicentino porta un importante contributo di esperienza, è altresì innegabile che in quei giorni i Ragni hanno l’opportunità di dimostrare quali siano le loro capacità, sia sotto il profilo tecnico che umano. E quando di lì a poco la vita deciderà che le strade sarebbero state diverse, ciò costituirà un autentico dispiacere per ognuno, nella constatazione della fine di una parentesi segnata da forti emozioni e incredibili scalate: in una parola, del magico momento vissuto assieme.

Frattanto si prende atto con viva soddisfazione dell’ingresso nel gruppo di nuovi appassionati della montagna dal grande talento, come Mauro Valmassoi di Domegge, ma anche della continua conferma delle rare capacità di Ferruccio Svaluto Moreolo, Maurizio Dall’Omo e Giovanni Zanettin, ognuno destinato a lasciare, a sua volta, indelebile traccia di sé. Non è possibile, inoltre, in questa inevitabilmente frammentaria ricostruzione della storia dei Ragni, non accennare a due ragguardevoli figure femminili che hanno caratterizzato quei giorni: Lucia Del Favero e Anna Sommavilla, entrambe affermatesi armoniosamente in virtù della loro singolare passione e indiscussa bravura. Illuminante al riguardo, senza nulla togliere alla formidabile Anna, è riportare quanto sosteneva lo stesso Urbano Tabacchi: “Lucia può essere considerata una sorta di Dall’Omo al femminile…“. Due persone, insomma, che sarebbero sicuramente piaciute a Luisa Fanton, attiva nei primi decenni del ‘900 e tuttora ricordata come scalatrice di ottimo livello nonché precorritrice, assieme ai fratelli, del moderno alpinismo cadorino.

Di pari passo, sempre più forte è divenuto lo spirito di appartenenza al Gruppo e quindi la profonda amicizia in grado di amalgamare i componenti, autori di vie alpinistiche dal grande fascino. Basterebbe al riguardo pensare agli itinerari dedicati ai compagni caduti o venuti frattanto a mancare, come nel caso dell’indimenticato Urbano Tabacchi, per oltre vent’anni presidente del Gruppo, scomparso nel 2018, alla cui memoria è stata dedicata la Via Urbanin sul Monte Ciaudierona, aperta da Alex Pivirotto, Angelo Dolmen e Flavio Fiori, o al sentiero attrezzato “Urbano” sulle Crode di San Pietro e Croda Mandrin, entrambi nel gruppo dell’Antelao.

Non va poi scordata, parlando del Gruppo Ragni, come del resto degli Scoiattoli di Cortina, dei Caprioli di San Vito di Cadore e delle altre simili aggregazioni formatesi nel tempo, la loro generosa disponibilità espressa nel soccorso alpino. Fin dall’inizio era apparso, infatti, evidente il margine di rischio presente in tale attività; un incidente nel corso delle scalate, per le più svariate ragioni, era purtroppo un’eventualità da mettere in conto: poteva capitare a chiunque e in qualsiasi momento. Per tale ragione lo spirito di solidarietà era stato avvertito come elemento imprescindibile, non scordando che nel dopoguerra, in particolare, la mancanza di mezzi adatti obbligava a fatiche immani, così i tempi stessi d’intervento finivano per dilatarsi al punto che non di rado, riportato a valle l’infortunato dopo tanto penare, i soccorritori dovevano prender dolorosamente atto del decesso del medesimo.

Da sinistra: Flavio Moretto Fiori (attuale presidente del Gruppo Ragni) e Alex Pivirotto.
Da sinistra: Urbano Tabacchi, Roberto De Martin, Mauro Valmassoi.

Molti furono quindi i casi in cui l’impegno dei Ragni nella zona di competenza (Antelao, Spalti di Toro e Marmarole), a sostegno delle guide alpine e di alpinisti esperti, si rivelò fondamentale. Tutto ciò sino all’istituzione del CNSAS, risalente al 1954: successivamente, infatti, un cambiamento epocale sarebbe stato costituito dal progressivo utilizzo dell’elicottero, nonché della telefonia mobile, contraendo drasticamente i tempi di intervento.

Un percorso quindi, quello dei Ragni di Pieve, che come inevitabilmente avviene per ogni associazione, sarebbe stato segnato sì da stasi e momenti di crisi, seguiti però dal loro puntuale superamento: una storia prestigiosa, insomma, costellata di innumerevoli quanto importanti riconoscimenti pubblici, attribuiti ad un organico deciso a portare avanti con costante determinazione i valori nei quali credeva profondamente. Talmente numeroso esso appare, alla luce anche del recente ingresso di nuovi componenti, da non poterli purtroppo citare uno per uno.

Perciò, a quanti giustamente desiderassero approfondire l’argomento e la conoscenza dei tanti avvenimenti, nonché dei loro protagonisti, si suggerisce senz’altro la lettura del libro La storia del Gruppo Rocciatori Ragni di Pieve di Cadore attraverso il quale l’autore Paolo Bonetti ha saputo ricostruire in modo organico e coinvolgente i molteplici episodi che hanno segnato tale avventurosa epoca.

Mentre il terreno d’elezione dei Ragni rimarrà prevalentemente quello cadorino, ripercorrendo itinerari classici, ma anche aprendo molte vie sulle Marmarole, Spalti di Toro, Sorapiss, Antelao e Civetta, gli orizzonti si faranno a un certo punto ancora più ampi, considerando monti lontani e assumendo le dimensioni tipiche di spedizioni e ascensioni extraeuropee. Come nel 1979, l’anno della ricostruzione del Gruppo, con la partecipazione ad una spedizione in Bolivia, salendo l’Ancohuma, superba montagna che raggiunge i 6427 m. O con la spedizione veneto-friulana in Groenlandia orientale nel 1984, occasione in particolare per aprire una via nuova su un appicco nei pressi di Angmagssalik, raggiungendo complessivamente 10 cime inviolate, aprendo 15 vie nuove e percorrendo due ghiacciai inesplorati. Successive spedizioni alla volta della Groenlandia Orientale, Nepal, Aconcagua, Patagonia e Turchia, Iran e Alaska, vedranno puntualmente la presenza di componenti del Gruppo Ragni e il loro conseguire risultati prestigiosi.

Il tempo, insomma, ha dato ampia testimonianza di un sodalizio estremamente vitale che non ha mai visto venir meno lo spirito di solidarietà tra i suoi componenti, grazie anche a presidenti come appunto Urbano Tabacchi, vero pilastro del Gruppo nella rifondazione del 1979 o, in anni più recenti, al mai scordato Ferruccio Svaluto Moreolo, Alex Pivirotto, Angelo De Polo e attualmente al giovane Flavio Fiori, affiancato da Pivirotto nel ruolo di vice-presidente: due nomi, questi ultimi, talmente noti da non necessitare di alcuna presentazione, costituendo da anni un’affiatata cordata espressasi ad altissimo livello in innumerevoli scalate.

Urbano Tabacchi e Mario Bruno Ciotti
1973, Cima Foralosso (Gruppo Antelao). Da sinistra: Angelo De Polo, Piero Valmassoi e Ignazio Piussi.

A rendere ancora più apprezzabile l’attività del Gruppo Ragni è quel non essersi mai chiuso in se stesso, stabilendo anzi un ammirevole clima di amicizia al suo interno, totalmente privo di protagonismi, al punto che le naturali differenze di capacità personali e caratteriali, presenti del resto in ogni realtà, non hanno mai costituito rivalità di sorta, tutt’altro. Grande attenzione poi, come si è visto, è stata riservata all’organizzazione di attività che coinvolgessero particolarmente i giovani, ad esempio promuovendo corsi di arrampicata per bambini e ragazzi, avviandoli quindi a loro volta, con ammirevole lungimiranza, alla scoperta della montagna attraverso l’alpinismo.

Quanto mai condivisibile allora, nel rievocare e riassumere la bella storia dei Ragni di Pieve, appare oggi la considerazione di Ernesto Querincig, componente egli stesso del Sodalizio, nonché a lungo suo segretario: “Il vero valore è costituito dal gruppo e il sodalizio è perciò ancora ben vivo grazie all’impegno di molti soci, alle attività alpinistiche e sociali nei confronti dei giovani e soprattutto per merito di un profondo legame di amicizia in grado di unire idealmente i giovani fondatori dei primi anni Quaranta ai giovani degli anni Ottanta, diventati frattanto vecchi Ragni, sino ai nuovi attuali componenti…“.

Ecco quindi arrivare l’appuntamento con gli ottant’anni di vita dell’associazione, festeggiati ufficialmente sabato 20 dicembre 2025 con una serata commemorativa presso la Magnifica Comunità di Cadore a Pieve di Cadore. La festa è stata caratterizzata dalla semplicità e dal riserbo che hanno sempre contraddistinto questi uomini ai quali la montagna ha saputo donare impagabili esperienze, vissute tuttavia senza vanto alcuno. Certo, nel momento del ripensare con comprensibile orgoglio agli avvenimenti che ne hanno segnato la splendida storia, per loro è stato spontaneo riandare con affetto anche ai compagni di un tempo, ai tanti giorni che li hanno visti arrampicare fianco a fianco, condividendo ogni emozione. Ben sapendo che la loro attività è destinata a non esaurirsi mai, trovandoli puntualmente in cammino in direzione della montagna, verso un mondo eternamente capace di incantarli.

Il Gruppo Rocciatori Ragni di Pieve di Cadore ultima modifica: 2026-02-18T05:29:00+01:00 da GognaBlog

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1 commento su “Il Gruppo Rocciatori Ragni di Pieve di Cadore”

  1. D’habitude, je n’aime pas les araignées, mais celles-ci sont sympathiques !

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