Reazioni viscerali all’idea del presidenzialismo
Il presidenzialismo e i prigionieri della Costituzione
(fatta con le regole del poker)
di Paolo Guzzanti*
(pubblicato su ilriformista.it il 21 agosto 2022)
Perché il presidenzialismo in Italia e soltanto in Italia provoca delle reazioni profonde e con un alito da guerra civile?
La ragione è semplice: la nostra Costituzione è stata concepita fondamentalmente per impedire che un nuovo Mussolini, o anche semplicemente un uomo dalla soverchiante personalità e capacità, potesse far ripetere all’Italia qualcosa di simile a ciò che era accaduto fra il 1922, quando Mussolini ricevette l’incarico di formare un governo di coalizione e il gennaio del 1926 con la disfatta dei deputati e senatori che per due amni si erano ritirati per protesta dell’Aventino.
La dittatura fascista in Italia fu una curiosa dittatura costituzionale, dal momento che il re come capo dello Stato fu coautore e complice di tutti gli atti del suo “capo del governo” (questa era la dizione usata) comprese le leggi razziali del 1938 e la partecipazione alla guerra tedesca.

Anche l’epilogo della dittatura fu un unico nella storia. Il fascismo cadde formalmente e realmente in seguito ad un voto di sfiducia di un organismo costituzionale quale era il Gran Consiglio del Fascismo già incorporato nello Statuto Albertino.
La guerra era stra-persa all’inizio dell’estate del 1943 e Mussolini era andato a incontrare Hitler per dirgli che non aveva più armi né mezzi, e chiedergli pezzi della contraerea perché era imminente il già annunciato (con lanci di volantini) bombardamento su Roma.
Hitler rispose che non poteva certo privare il suo esercito delle armi per difendere Roma e che se l’Italia si fosse arresa lui ne avrebbe compreso le ragioni ma avrebbe proceduto all’occupazione.
Il bombardamento avvenne il 19 luglio con aerei corazzati come navi e ben armati, dunque senza scorta di caccia, ed emerse la totale inabilità dell’aeronautica italiana di avvicinarsi ai bombardieri americani.
Quello fu il momento atteso da Vittorio Emanuele e dai gerarchi dissidenti per presentare un ordine del giorno da discutere e votare con cui si sarebbe restituito al re il comando militare delle forze armate, esautorando Mussolini, il quale si presentò al Gran Consiglio depresso, con l’uniforme spiegazzata, con momentanei scatti d’ira, ma rassegnato.
L’ordine del giorno passò, a tarda notte il duce tornò a Villa Torlonia rimproverato dalla moglie Rachele che gli dette dell’imbecille per non essersi comportato come avrebbe fatto Hitler, e al risveglio si vestì in abiti civili per andare a Villa Savoia dal re cui intendeva spiegare che non era successo nulla di grave, soltanto un malinteso.
Quando fu al cospetto del re e prima che potesse dire qualsiasi cosa il sovrano gli annunciò di averlo sostituito con il maresciallo Pietro Badoglio.
Mussolini cadde di nuovo in una profonda depressione accasciato su un divano di vimini coperto di cuscini estivi. Chiese che ne sarà dei miei cari e il piccolo re gli disse di star tranquillo, era già stata salvaguardata l’incolumità di tutti compresa la sua, di Mussolini, per il quale era pronta un’ambulanza piena di carabinieri per portarlo in un luogo sicuro, tacendo sul piccolo dettaglio che Mussolini era agli arresti.
Il resto della storia non riguarda il tema del presidenzialismo ma quello che era accaduto all’inizio, durante la fine della dittatura costituzionale (ci fu poi il supplemento di dittatura repubblicana a Salò in cui Mussolini fu una marionetta di Hitler nell’Italia occupata) che era stata reale: nessun colpo di Stato all’inizio – la marcia su Roma del 1922 fu una fragorosa manifestazione di piazza concordata con la Corona – e nessun vero colpo di Stato alla fine – benché si trattasse evidentemente di un complotto – perché il fascismo italiano cadde su un voto di fiducia.
Quando si scrisse la nuova Costituzione l’Italia era sottomessa al potere politico e civile del principe Eugenio Pacelli col nome di Pio XII e poi al potere politico di chi aveva vinto la guerra: gli Stati Uniti rappresentati dalla Democrazia Cristiana e l’Unione Sovietica rappresentata dal Partito Comunista e anche dal Partito Socialista.
Il risultato fu una Costituzione ideata in modo tale da scoraggiare o impedire l’avvento di qualsiasi leader dotato di un proprio potere personale.
Si potrebbe dire che la nostra Costituzione è costruita con la mentalità delle regole del poker. Un gioco in cui teoricamente non puoi mai essere sicuro di avere in mano il punteggio più alto perché esiste sempre la possibilità di un punteggio maggiore del tuo.
La dizione italiana “presidente del Consiglio dei ministri” non esiste in alcun’altra democrazia del mondo. Essa significa che il capo del governo è una specie di presidente dell’assemblea condominio che ha avuto l’incarico di trovare una maggioranza con cui formare un governo.
Un “presidente del Consiglio” (che non è un “capo del governo”) non è un “premier” o primo ministro, non ha alcun potere di nominare o revocare ministri. Può proporli: va dal capo dello Stato e gli dice: Signor Presidente, avrei compilato, alla buona una lista di persone che mi sembrerebbero adatte.
“Vedere?”, chiede il capo dello Stato non eletto dal popolo ma da un Parlamento che, nel frattempo, è forse anche andato a casa. Riflette e poi dice: questo va bene, anche questo, ma quest’altro non mi pare all’altezza e lo sostituirei con questo nome fidatissimo. E poi, andando più giù….
Questo accade in modi e tonalità diversi secondo l’umore e la personalità dei capi dello Stato. Nella preistoria della Repubblica erano tutti democristiani, sia il capo dello Stato che del governo. I democristiani avevano bisogno di piattezza assoluta perché il loro patto interno prevedeva la rotazione degli scialbi e degli indifferenti.
Gli italiani una mattina accendevano la radio per il radiogiornale e apprendevano che “questa mattina l’onorevole Mariano Rumor si è recato al Quirinale per rassegnare le dimissioni da Presidente del Consiglio dei ministri”.
Era tutto in famiglia. Sotto un altro. All’estero ridevano di noi, sbagliando: era sempre lo stesso governo di un unico organismo multicefalo, in cui si praticava il rito voodoo dell’alternanza: un giorno a te, un giorno a me.
I guai cominciarono quando politici non democristiani come Giovanni Spadolini o Bettino Craxi imposero che la Dc cambiasse gioco e cedesse occasionalmente la poltrona di Palazzo Chigi.
Ricordiamo benissimo che cosa accadde in Italia quando fu chiamato in servizio il generale Charles de Gaulle che quasi da solo aveva fatto la resistenza ai tedeschi piazzandosi a Londra dove non era simpatico a nessuno. Successe il finimondo in casa democristiana dove capirono che un sistema del genere avrebbe fatto a pezzi il potere della Dc.
Una carovana di politici si mise in viaggio verso Colombay-Les-Deux-Eglises per chiedere al generale se avesse potuto scrivere una nuova Costituzione. Fu allora creata la storiella del collaboratore di De Gaulle che disse “Bisognerebbe fucilare tutti gli imbecilli” e De Gaulle sovrappensiero che rispose “Vasto programma”.
Cominciò così la Quinta Repubblica che funziona – rispetto alla nostra – in maniera splendida e non troverete un solo francese, non importa quanto di destra o di sinistra, che abbia il minimo rimpianto per la vecchia Repubblica che era più o meno come la nostra attuale.
All’Eliseo si alternano conservatori come Giscard e progressisti come Mitterrand e in più, oltre al Presidente che governa, c’è anche, come ai tempi del re, un suo primo ministro che nessuno si ricorda mai come si chiama.
In Italia una tale discussione è scoraggiata a priori.
Si considera chi parla bene del presidenzialismo, di una delle tante forme possibili, come di un poco di buono, un mascalzone con probabili ambizioni cesaree, un nuovo duce, o Führer, o conducator, o Volodia (Stalin) o Grande Timoniere (Mao), in ogni caso, uno che evoca la metafora di colui che guida: nei tram tedeschi resiste la scritta “Non parlare al Fuhrer”.
*Paolo Guzzanti, giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.
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Tutto è sempre emendabile. Ma nella parabola in precipitazione non ci sarà lo spazio per recuperare al danno umanistico compiuto.
La catastrofe sarà sfruttata da chi ne avrà il potere. Nella convinzione di essere liberi perché possono andare a sciare, gli uomini saranno poseidonie spinte dove necessario. E si adatteranno. Fino a morire. Senza ver conosciuto la vita.
Stiamo a vedere e il tempo ci dirà cosa accadrà…
Occuparsi del dito presidenzialismo (e di qualunue altro) e non vedere la luna.
https://www.inchiostronero.it/il-mondiale-lha-vinto-il-denaro/
Quoto la perfetta sintesi di cominetti 😃
vedo con piacere che chi identifica con il suo fiuto infallibile cinquantenni verbosi per i nuovi rampanti trentenni che anelano alle sue riforme mi colloca oltre che fra i cetacei, nell’area PD. Non posso che sorridere.
apprezzo anch’io spesso cio che scrive placido, pur non facendo mai merenda (e non sapendo chi sia).
Balena spiaggiata sarà lei!
Cannibali sabaudi dell’Assietta, fuoco!
Caiani e caioti fuori le palle e non fate battute anni ’70 come fa il vostro Istruttore titolato che ce l’ha con chi fa battute anni ’70.
Balene spiaggiate di tutto il mondo, unitevi! ✊✊✊
@43 Placido Mastronzo. Sinteticamente.
1) nel tuo penultimo intervento insinui che l’acme del nostro paradigma è avvenuto 90-100 anni fa, sottinendendo quindi che siamo “fascisti”. La destra verso la quale stiamo dirigendoci non ha nessun collegamento con il Ventennio. L’ho spiegato stamattina. Il tuo, come quello di altri, anche fuori dal blog, è un modo vecchio di ragionare, da secolo scorso, ormai. Allora, 30 anni fa e oltre, si pensava destra=fascisti. Riproporlo ancora è obsoleto. Pensa a Letta: ha condotto una campagna elettorale su uno slogan “vecchi (votare noi PD perché loro sono il male, cioè i fascisti) e vedi ben come è finita.
2) Quesione compagno di merenda, riferito vuoi a MG vuoi ad altri, oltre che a te: è perché vi vedo tutti insieme nel sottoinsieme delle balene spiaggiate, tanto su argomenti generali come questo, quanto su quelli specifici della montagna. È questo che vuoi accomuna ai miei occhi, così come vi accomuna il fatto che io vi consideri (come faccio verso tutte le balene spiaggiate, blog o non blog) solo dei vuoti a perdere. Siete irrecuperabili.
Quindi nessun complotto, ma anche se esistesse un ipotetico complotto contro di me, la cosa mi mi lascerebbe del tutto indifferente. Ne ho viste nella vita, che non è certo una stupidaggine del genere che mi intimorisce. Stame bin.
“Non riuscite proprio a comprendere che è cambiato tutto”
Ringraziando ogni inesistente divinità di qualsiasi ordine e grado, io dico che per ora non è cambiato nulla.
E visto il livello intellettuale e l’incapacità già evidenziata nel primo mesetto dei quattro scappati di casa che compongono l’attuale compagine di governo, prevedo che ben pochi reali cambiamenti avverranno!
Certo l’imbarbarimento civile, intellettuale, morale ed economico aumenterà un po’, ma non credo che potranno fare più che tanto.
E nemmeno che dureranno troppo a lungo
Crovella, a parte che sono sinceramente curioso di capire quali sarebbero i “parametri da secolo scorso” secondo i quali ragionerebbe chi non è d’accordo con te, spero sia superfluo farti notare che ciò che conta non è il saluto romano, il fez, la marcetta commemorativa, la collezione di memorabilia del ventennio, ed altre scemenze del genere (almeno finché non sconfinano nell’illecito). Se veramente vi volete liberare da certi “fenomeni da circo”, come li chiami tu (anche se immagino che al momento di recarsi alle urne facciano molto comodo anche loro), penso facciate solo bene… però se il lifting riguarda soltanto la facciata e non la sostanza, poco cambia.
A mio parere, finora i provvedimenti e le esternazioni di questo governo “puzzano” di restaurazione, quindi personalmente non vedo tutta questa novità.
PS
Un’ultima precisazione: anche se spesso sono d’accordo con quanto scrive MG, NON ho il piacere di conoscerlo, né personalmente, né attraverso canali digitali; pertanto definirlo mio “compagno di merende” è errato.
Anche se, in ogni caso, si tratta di fatti miei (e di MG), che NON riguardano né te né altri lettori del blog, ci tengo a precisarlo per due motivi. Il primo è la correttezza. Il secondo è che una persona della tua cultura sicuramente non ignora l’origine dell’espressione “compagni di merende”, e quindi vorrei sgombrare il campo da qualsiasi equivoco: tra me e MG (o altri) non esiste alcun complotto (o accordo, o quel che vuoi) teso a “darti addosso” qui sul blog. Se intervengo, lo faccio esclusivamente di mia iniziativa.
SPERO DI AVER CHIARITO UNA VOLTA PER TUTTE.
@ Placido Mastronzo. Vedi, oltre all’ironia stile anni ’70 e all’innegabile comunanza di stile espressivo, anche tu compreso, come il tuo compagno di merende MG, nello stesso comparto delle balene spiaggiate.
Non riuscite proprio a comprendere che è cambiato tutto, profondamente. Ragionate ancora con parametri da secolo scorso e pensate (come scrivi esplicitamente) che il paradigma che propone la nuova destra sia ancora quello di 90-100 anni fa, incentrato su saluto romano, fez e marcia commemorativa a Predappio. Certo, purtroppo c’è una schiera di residuali svitati che si macchiano di tali scemenze, ma sono solo pochi fenomeni da circo che ( a noi impegnati in modo genuino e convinto) fanno un danno incalcolabile, proprio perché offrono ai “vecchio ragionanti” come te il pretesto per darci, più o meno velatamente, dei “fascisti”, pensando di screditarci agli occhi delle giovani generazioni (cosa che ormai non avviene più).
Nulla di più inadeguato alla realtà che noi stiamo costruendo, verso un obiettivo che è, largo circa, quello del Partito Conservatore britannico: serietà, rigore, ordine. Certo, di strada ce n’è ancora tanta da fare (lo dimostrano anche gli attuali problemini in sede di Legge di bilancio), ma abbiamo messo in moto la macchina. Il trend è imbastito, arrivare in vetta (= essere a tutti gli effetti come i Tories) è solo questione di tempo.
Non sto affermando che questo nostro modello sia in assoluto “la” soluzione ai problemi sul tavolo, sto sottolineando che questa è la “nostra” proposta per contrapporci ai problemi del Terzio Millennio.
E’ però una proposta accattivante, specie agli occhi delle nuove generazioni, quanto meno lo possiamo dire a livello elettorale e/o di sondaggi. Certo se guardo al disfacimento del PD (area ideologica di riferimento di gran parte delle balene spiaggiate), direi che non c’è confronto a livello di stato di salute fra i due bacini politici, elettorali e ideologici. Di qua, dove sono io, ora come ora, c’è fermento, c’è voglia di fare, di cambiare, di costruire. Di là, da voi, c’è l’assenza totale di vita, c’è l’ibernazione assoluta, c’è solo un terrore folle che vi spinge a non voler cambiare nulla. Ecco perché affermo che quelli che a parola si definisco, oggi, “progressisti” sono invece dei conservatori irriducibili, che hanno perso il contatto con la realtà e, di conseguenza, si sbattono agonizzanti come balene spiaggiate.
Le balene spiaggiate sono inoltre quegli individui che non colgono minimamente le osservazioni e i desiderata delle generazioni più giovani, per esempio tutto quanto espresso dal commentatore Stefano (tra l’altro, quanto a righe occupate non scherza neppure lui, ma io non lo critico affatto, anzi gli faccio i complimenti: significa che “sente” proprie le cose che esprime e che cose da dire ne ha tante… Continua così!).
Care balene spiaggiate, più restate imbalsamate a esser convinti che il vostro paradigma anni ’70 sia inattaccabile perché costituto dagli “ideali più belli del mondo” e più perderete contatto con le giovani generazioni. Giovani che oggi sono tali, ma che fra 10,20,30 anni costituiranno la spina dorsale della società italiana… Li state perdendo, anzi li avete già persi, ed è in questo punto che si condensa il vostro status di balene spiaggiate. Trattasi di fenomeno ormai irreversibile.
“A latere, ho come la sensazione che la politica ambientalista delle sorelle d’Italia, e loro soci, non sia esattamente in sintonia con quanto ci viene quotidianamente propinato nei commenti del GognaBlog. “
Caro il mio Placido, sbagli: il problema è che tu operi un’indebita confusione tra “ambiente” ed “economia”.
L’economia è santa e intoccabile, non va mai messa in discussione. Come non si può mettere in discussione il profitto, lo sviluppo, il PIL e la stabilità.
Quindi la politica ambientalista può solo essere quella del singolo e della sua colpevolizzazione, cioé quella dell’autolimitazione, verbosamente predicata dal nostro eroe.
Non c’è alcuna contraddizione…miopia, magari o totale stupidità, ma non contraddizione.
Ammesso sia vero, fa un po’ sorridere che a dirlo sia uno che ha come riferimento un “paradigma” che ha raggiunto il suo (si fa per dire) acme tra gli 80 e i 100 anni fa.
A latere, ho come la sensazione che la politica ambientalista delle sorelle d’Italia, e loro soci, non sia esattamente in sintonia con quanto ci viene quotidianamente propinato nei commenti del GognaBlog. Se però la mia sensazione fosse errata, allora sarei il primo a rallegrarmene.
Carlo, forse rimarrai stupito ma sulla cinquantina… ho recepito le tue puntualizzazioni specie sul cambiamento radicale su tutti gli aspetti socio-culturali, etc.
Ovvio anche che se Fdi (che ho votato) fa un cambiamento in senso presidenziale chi l’ha votato non puo’ lamentarsene. Questo è chiaro. Ciao.
@34 Stefano. Mi permetto fare solo una precisazione sul punto “aver votato FdI (si scrive così e non FDI)=essere già a favore della riforma presidenziale”. Non è stato così automatico, certo. Ovvio che le motivazioni che, a settembre, hanno spinto in tale direzione (non solo a favore di FdI, ma anche altri partiti della coalizione) sono altre. Altrettanto ovvio che a settembre c’è anche un “voto di protesta che va a provare nuovi player” (la nostra sfida sarà cercare di convincere tali elettori a fermarsi definitivamente da noi).
Quello che io ho detto è diverso. Ho detto: sia come partito FdI che come coalizione abbiamo esplicitamente messo nel programma elettorale la riforma in senso presidenzialista. E’ un obiettivo di legislatura, per cui non credo che se ne parlerà proprio domattina, ma neppure fra 5 anni: direi a naso intorno a fine 2023 e 2024. Il punto è che nessuno dei nostri elettori del settembre scorso potrà (a discussione avviata sul presidenzialismo) rinfacciarci che non glielo avevamo detto. E’ scritto apertamente sul programma, è uno dei 5 punti del programma sintetico di coalizione. Per cui chi ci ha votato a settembre 2022 è stato ovviamente il benvenuto, ma sapeva benissimo cosa stava votando, su questo come su tutti gli altri punti. Se non gli andava il presidenzialismo, doveva votare per altri partiti.
Mi pare poi che fai un accenno che non basta la riforma presidenzialista. Hai perfettamente ragione e difatti stiamo “lavorando” per un cambiamento molto profondo del modello socio-politico-economico-culturale. Non mi far riscrivere tutto, che poi qualche “fenomeno” salta su a protestare che scrivo troppo… Mi pare di aver detto a sufficienza nei commenti di ieri. Il succo è: la riforma presidenzialista cambia le carte in tavola e richiede un cambio totale delle regole del gioco. Questo secondo “cambio” arriverà col tempo, forse addirittuta passetto dopo passetto, chissà..
Stefano una curiosità, se posso permettermi: quanti anni hai? A naso dico a cavallo dei 30, forse anche di meno. Ci ho azzeccato?
Il punto è rilevante, nel senso che le balene spiaggiate che spesso imperversano qui pensano che la società sia rimasta imbalsamata ai tempi loro e non si rendono conto che il cosiddetto “paradigma” dei giovani italiani è significativamente cambiato. Io ho 61 anni, non cambio le mie idee solo perché sono anagraficamente vecchio, ma la lucidità sta nel comprendere che le nuove generazioni (che saranno le generazioni portanti dell’Italia fra 10.20, 30 anni) hanno un paradigma molto diverso. Per questo è necessario cambiare le regole del gioco. Ciao.
Esempio di ciclone che vortica oltre confine e che rende l’aggiornamento della Costituzione un fatto irrilevante.
Il mondo a dimensione digitale in mano a pochi rende un analogico intento nazionale poco più di un cioccolatino a fine magnata.
Parlando di luna invece, non so se ancora sfugge dove guardare per vedere nella gestione della comunicazione della protopandemia e nella guerra in corso due buoni test di cui nell’articolo.
https://www.sinistrainrete.info/politica/24503-jonas-toegel-guerra-cognitiva-la-nato-sta-pianificando-una-guerra-per-le-menti-delle-persone.html
Faccio ulteriori precisazioni:
L’Europa molto difficilmente sopravvivera’ perché è altamente probabile che si creeranno profonde spaccature, se non l’avete capito siamo la vittima sacrificale dei giochi tra le grandi superpotenze (in decadenza e future). Il fatto di non avere un debito in comune come un vero stato federato come gli Usa non fa altro che ci siano continui interessi contrapposti che si acuiscono nei momenti di shock (c’è la fazione che vuole i tassi bassi per contenere il debito, e quelli che gli vogliono alti per bloccare l’inflazione).
Bisogna capire che le Unioni, Federazioni, Stati federali nascono sempre quando a) siamo all’inizio di un ciclo di crescita economica, vedasi gli Usa nel 1700, oppure quando siamo all’apice… vedasi la UE nel 1950 e seguenti, ma queste non sono destinate a durare in eterno e quando l’economia presenta il conto ecco che quello che era un saldo legame diventa una disputa senza soluzione pacifica. La storia lo insegna ma anche un grande economista che fu tale Fitoussi. Quando va tutto bene si allacciano i rapporti quando va male sorgono i conflitti perché quando va tutto bene cresce tizio di 1000 ma io cresco di 100, quando va male tizio vuol sempre crescere di 1000 mentre tu cresci di -10 e quel -110 è stato tizio che te l’ha preso per restare sempre a 1000.
Credere poi che cambiare la forma di gestione (presidenzialismo si o no, Carta Costituzionale rinnovata integralmente) si risolva il debito del 400% pubblico e privato sul Pil, che abbatta il livello di DIS COESIONE sociale che si è creato in questi decenni e specie in questi ultimi 2 anni, la burocrazia, sradicare le lobby, etc. è da gente che non ha capito come funziona il mondo (è come quando i politici dicevano che cambiare la legge elettorale migliora la gestione, ma figurati siamo in piena legge ferrea dell’oligarchia di Michels), di credere che frequentare qualche politico di saperla lunga è semplicemente ridicolo.
Notoriamente i collassi delle civilta’ sono generati dalle scelte della classe dirigente della vecchia civilta’ e sono loro in quanto elite decadente in senso paretiano che non comprendono quello che sta accadendo e non comprendono la natura umana e ad ogni buon conto non riescono a fermare il declino fisiologico (mi spiace se qno di loro legge ma è così, è la storia che lo insegna non è un giudizio mio, ma (anche) di quello che ho appreso presso l’universita’ STATALE) (mi basti pensare ad una cosa banale come il price cap sul Gas ove TUTTI gli esperti sono contrari perché se metti un cap al prezzo ovvio che l’altra controparte non ti da piu’ la materia prima, bell’affare hai fatto…).
Qui signori non vi porto “ma ho delle conoscenze politiche che” oppure “ma non vedete nell’aria che è cambiato qsa” (si ci saranno tante mucche che scoreggiano di meno tra qualche tempo, questo vero), vi do gli eventi che determinano la fine di un ciclo e il perché di questa fine. Si possono aggiungere anche tante altre cose ma direi che gia’ quel che ho detto è sufficiente e forse troppo, so gia’ che mi pentiro’ di avere scritto, l’ho fatto solo grazie ad una mail di una persona di nome Alessandro.
Buona giornata
Bisogna capire che ogni civilta’ ogni impero, cresce perché ha “spodestato” la vecchia elite e il vecchio sistema, per sistema intendiamo TUTTO. Sistema politico, economico, finanziario.
Quando si ha a che fare con economie con natalita’ in crollo, con domanda satura, con debiti al 400-500-600% Pil, con l’ammontare finanziario che non ha piu’ nessuna congruenza con la parte reale e credere che tale sistema stia in piedi c’è qsa che non va. Altri segnali sono la totale decadenza morale e spirituale (anche a Roma prima di decadere vi erano un pullulare di sette, decadimento della morale, del buon costume, etc.), la burocrazia e la morale politica hanno raggiunto livelli inauditi (basti pensare questi ultimi 3 anni con il covid, in cui si è incitato alla delazione (tipico nell’antica Roma in Decadenza) in cui ci mancava solo che l’amministratore del condominio emanasse dcpm ed eravamo a posto).
Cio’ detto è altamente probabile che lo tzunami sara’ il fisiologico default dei debiti che vi ho gia’ accennato, questo avviene con GUERRE sovente che servono a GIUSTIFICARE QUESTO COLLASSO dove il politico addita l’avversario la causa di tutto (cosa che non è vero, al massimo la spallata). Qui pero’ quello che bolle in pentola è che sta finendo un ciclo economico, giuridico e istituzionale che ha le sue origini 300 anni fa con la rivoluzione industriale e la seguente rivoluzione francese è in soldoni la fine della cultura occidentale (quindi anche giuridica basti pensare al code Napoleon, alle Costituzioni novecentesce, etc.…altro che presidenzialismo!!!). Perché il magnetudo è superiore al 1929 (dove lì fu un evento legato all’AZIONARIO e non ai BOND)
Basti pensare che solo in 9 mesi vi è stato un crollo del valore dei debiti pubblici e azionari che non vi è stato in 300 anni, mentre per quanto riguarda solo le obbligazioni è pari a altre due date (guerra di Successione Usa e un’altra che non ricordo, devo riprendere il grafico).
Quindi quando si parla di REVISIONE COSTITUZIONALE TOTALE E IN SENSO PRESIDENZIALE rido di gusto perché il cambiamento sara’ ben piu’ drastico.
Personalmente do per certo che le Repubbliche democratiche oggi presenti non ci saranno più. La forma poi di governo fatto da rappresentanti del popolo ha raggiunto livelli tali di deterioramento sempre piu’ evidenti (vedasi legge ferrea dell’oligarchia di Michels). Perché con il collasso del debito la classe dirigente verrà spazzata via come nella storia accade.
E’ abbastanza evidente all’uomo attento che si sta cercando di fare una transizione il più possibile pacifica e controllata anzi pianificata ma se guardo alla storia e alla natura umana, mi sorgono forti dubbi che andrà così.
Inoltre questo si innesta anche sul fatto che il ruolo di guida del mondo passerà dagli Usa alla Cina quindi semmai andiamo verso un esportazione del modello Cinese.
L’argomento è molto interessante e ringrazio Gogna per averlo messo e stuzzica in me quello che ho appreso, mi auguro che l’uditorio silente o meno possa fare delle riflessioni e unire i puzzle che sono sparsi nella societa’ odierna ma dove il puzzle completo è ben delineato nel futuro.
Crovella devo purtroppo ribadirlo (purtroppo perchè come intelligenza ne ha ma come persona non ci farei nemmeno un pranzo, mentre con altri che la pensano diversamente da me volentieri tipo Giovanni, Fabio, Marcello, Luciano) anche in ambito politico e di diritto pubblico ha ragione. Evidenzio questi elementi dove ha ragione e poi evidenzio altri dove con altissima probabilita’ rimarra’ deluso dei suoi ragionamenti. Lo dico sia perché occorre (riparto con la solita litania), avere conoscenza della storia, della sociologia, dell’economia, di andamenti grafici dei mercati finanziari, etc. per capire dove siamo ORA e non essere il semplice amico dell’onorevole, del segretario di tal partito oppure pure essere amico di Mattarella in persona su altro intervento spieghero’ il perchè.
Crovella ha ragione quando parla di
Tsunami
Revisione delle regole e degli assetti istituzionali
Di Darwin
Sulla sopravvivenza in senso stretto
Dove ha torto…
In una semplice revisione (in senso presidenziale o giù di lì)
Nel dire che siamo in un mondo globalizzato (caro mio, è già finito il mondo globalizzato, si sono formati schieramenti ben netti, i commerci sono crollati, le catene di approvvigionamento sono interrotte parzialmente e preparati ad un’interruzione ben più radicale)
Nel pensare che l’Europa sopravvivrà unita (qui ci sono lacune storiche ed economiche)
Nel dire che votando FDI si è votato in senso presidenziale cioè l’elettorato ha votato per tale forma, affermazione tutta da dimostrare (manco fosse a conoscenza delle intenzioni dei milioni di persone che hanno votato Fdi, per il mio insieme di conoscenze, NESSUNO DI QUELLI CHE è ANDATO A VOTARE HA VOTATO PER IL SISTEMA ELETTORALE che sia di Fdi, di Lega, di M5S, etc, ma bensì per la gestione pandemica, per la motivazione economica, per la view diversa della società che FDI porta ma non certo per il presidenzialismo)
@ 32 Merlo – domanda retorica
@31 Crovella- te l’ho già detto una volta, aggiungere dati anagrafici che l’utente non intende diffondere è condotta scorretta e che può diventare parecchio dolorosa. Chiedi ai giuristi che frequenti a casa e fuori.
anyway ti metto un link, a mio avviso comprensibile anche da chi considerava le supergratton delle gran scarpe…
https://www.dirittodellinformatica.it/privacy-e-sicurezza/privacy-sicurezza-focus/la-diffusione-di-dati-personali-sui-social-network.html/
MG a parte, che condivide il punto 5 del commento no.14, non c’é altro sugli altri quattro punti.
Allora mi chiedo dove sbaglio?
Qualcuno ha la risposta?
@19 Ginesi. Se adesso salta fuori che la Costituzione è un “simulacro svuotato”, che vi importa se verrò riscritta???
E’ ovvio che la riscrittura non è un semplice esercizio di stile. Si interverrà profondamente nei contenuti. Sicuramente fra gli attuali principi costituzionali alcuni saranno ripresi, ma altri no e invece ne verranno aggiunti di nuovi.
Ma la grande differenza non è nell’elenco dei principi costituzionali, bensì nella ratio che sorreggerà il modello. Abbiamo bisogno di uscire dalla palude in cui stiamo affogando e quindi dobbiamo spostarsi verso un modello più dinamico, più flessibile, più moderno
Matteo, mettiamola cosí: io non ho alcuna intenzione di perdere ulteriore tempo con una persona spocchiosa, spesso offensiva, che farfuglia non si sa che e ha la pretesa di avere ragione, sempre e comunque, senza neppure riflettere sulle opinioni altrui quando divergono dalle proprie.
… … …
Solo un consiglio: comprati un testo di diritto costituzionale, leggi la Costituzione, studiala, riflettici.
Poi riprova.
@27 Matteo. Non mi sembra né uno né l’altro. E’ un’osservazione oggettiva e puntuale: se cambi la natura della carica presidenziale, non cambi un persona fisica con l’altra, cambi proprio le regole del gioco. Dell’intero gioco.
Non ci va Einstein a capirlo.
@ Benassi. quelle battutine di Renzi, che fanno parte della sua natura di toscano, anzi di fiorentino abituato agli intrigio come se fosse ancora ai tempi dei Medici, sono battute di facciata. Le trattative ci sono, stai tranquillo. E’ vero che la politica è il campo del continuo divenire e quindi ciò che ciascuno dice oggi può non esser più valido fra sei mesi, un anno, due anni… ma se ci basiamo su dati di fatto, la conclusione è quella che ho descritto stamattina.
*”Il punto è che cambiano le regole del gioco.”
L’uso dell’indicativo presente è solo un uso sbagliato dell’italiano oppure il frutto dell’incapacità di distinguere il reale dai propri sogni?
@18 Cominetti. Ti ho già detto infinite volte che apparteniamo a mondi completamente opposti, addirittura conflittuali. Io ti appaio “matto” e tu mi appari completamente “squinternato di testa”.
Il punto su questo tema (ma in realtà non solo su questo tema…) è che sei tu che vivi in un mondo tutto tuo. Non ti rendi conto di cosa c’è davvero nella realtà. Come ho detto solo più i circa 60enni (forse anche di più) con idee in voga negli anni ’70 continuano a pensarla come voi, ma appartenete ad un insieme circoscritto che non aumenterà e quindi destinato a scremarsi pian piano. Sono quelle che io chiamo le balene spiaggiate. L’immagine rende molto bene l’idea: siede impelagati nella sabbia, vi muovete come ossessi, ma non riuscite più a tornate in acqua e il sole pian piano vi prosciugherà. Non è il caso di fare polemiche con voi: basta aspettare.
Io parlo con soggetti che vanno dai 20 ai 35 anni, oppure con 40-50 enni e ti assicuro che nessuno ha più voglia di mantenere il regime in essere. La voglia di cambiarlo profondamente supera ogni paura per i cambiamenti. Lo dicevo un anno fa, sei mesi fa… ma mancava la prova elettorale, Ora l’esito delle elezioni di fine settembre c’è. Ribadisco che nel nostro programma (sia di partito che di coalizione) abbiamo esplicitamente inserito la riforma presidenzialista. Quindi chi ci ha votato “sa” che quello è un nostro obiettivo. La coalizione ha la maggioranza in Parlamento. E tu dai del matto a me? Ma guarda che sei tu che sei completamente fuori dal mondo, aggiornati.
Bertoncelli, i tedeschi NON scelgono il capo del Governo e NON sanno chi ha vinto la sera delle elezioni…
Gli americani la sera delle elezioni sanno chi ha avuto più voti e chi ha vinto: e spesso non coincidono affatto. E in realtà non hanno scelto né l’uno né l’altro, ma sono stati imposti da una minoranza con meccanismi farraginosi, truffe e accordi occulti.
Io chiamo frutto stupido e pericoloso il credere che il sapere chi ha vinto la sera delle elezioni, garantisca la governabilità, risolva tutti i problemi e sia una necessità vitale per la democrazia.
E tu dovresti imparare a leggere meglio.
@22 La Meloni è il Presidente del Consiglio in carica nell’attuale forma costituzionale, perché non potrebbe essere Presidente “esecutivo” della Repubblica nel nuovo modello istituzionale?
Forse non avete ben chiaro cosa sarà il Presidente esecutivo eletto in modo diretto dai cittadini. Parlo non della persona, ma della carica.
Non sarà il sostituto della carica al momento ricoperta da Mattarella (carica che sparirà). Sarà un Premier pienamente esecutivo, risiedente a Palazzo Chigi (e non al quirinale, che diventerà solo sede di rappresentanza e museo a tutti gli effetti), in carica per l’intera legislatura e con poteri anche di rappresentanza della Nazione (unica eredità dell’attuale istituzione).
Cambia proprio il modello politico-istituzionale, ecco perché il varo del presidenzialismo diretto è il primo passo verso una riforma molto profonda del modello socio-politico-economico-valoriale.
In ogni caso, Giorgia Meloni è allo stato attuale la Presidente in carica del ns partito (FdI) e per definizione è, al momento, in automatico la candidata a cariche esecutive del Paese. Infatti così è stato dopo le elezioni del 25 settembre u.s. (nostra cadidata per Palazzo Chigi, dove è diventata anche, ma in un secondo step, la candidata dell’intera coalizione di centro-destra perché FdI ha preso più volti degli altri partiti). Nell’ipotesi di prossime ed eventuali elezioni “presidenziali” dirette, la Meloni sarà in automatico la nostra candidata. Se, in quel momento, ci dovesse essere un altro Presidente del ns. Partito (ipotesi che esiste, ma poco realistica per i prossimi 10 anni), allora sarà costui il nostro candidato per Palazzo Chigi.
Ma il problema della persona è irrilevante sul punto. Il punto è che cambiano le regole del gioco.
«A Fabio Bertoncelli vorrei chiedere perché mai “Alla sera del giorno delle elezioni il popolo ha il diritto di sapere chi ha vinto e chi ha perso, e chi sarà il capo del governo.”considerando che paesi come Belgio, Olanda, Germania o Svezia mi pare se la cavino benino pur mettendoci talora settimane o mesi a formare un governo dopo le elezioni…A me questa “necessità” di definire chi ha “vinto” e chi ha “perso” pare il frutto (stupido e pericoloso) di una propaganda tesa a svuotare di senso il confronto politico, cioé la politica e la democrazia stessa.»
… … …
Matteo, io ricordo bene il mercato delle vacche dell’era democristiana.
Nella successiva epoca delle elezioni politiche con Prodi e Berlusconi speravo che la situazione fosse un poco migliorata: se non altro era il popolo, non i mandarini dei Palazzi, a scegliere il capo del governo. Però mi sbagliavo: il mercato delle vacche ferveva sotto le braci. Ne fece le spese Prodi, per esempio.
… … …
Il confronto politico lo decidono gli elettori nelle urne. Sono loro che hanno tutto il diritto di scegliere la maggioranza di governo e il capo del governo da cui vogliono essere governati: è ovvio! Si chiama democrazia.
In caso di errore, almeno sarà stato il popolo a essersi sbagliato e pagherà per i suoi errori. Non dovremo pagare sulla nostra pelle per i misfatti e le ignobili castronerie di un ex ministro degli Esteri che pare una barzelletta vivente, di un ex ministro della Salute che pare un kapò, di un ex ministro dell’Istruzione con i suoi demenziali banchi a rotelle, di un ex presidente del Consiglio dei ministri che governa inventandosi i famigerati DPCM (non esistono nella Costituzione!), di un ex ministro di nome Cesare Previti, di un ex presidente della Repubblica che intriga affinché un suo favorito sia eletto presidente del Consiglio.
Ciò che tu chiami frutto stupido e pericoloso di una propaganda ecc. io lo chiamo sovranità del popolo, come si legge nell’articolo 1 della Costituzione.
La quale Costituzione viene invocata quando conviene, ma è calpestata in modo criminale se diventa scomoda a lorsignori.
Molto d’accordo con Matteo. Anche nel passo iniziale Guzzanti propone una lettura riduttiva e funzionale alla sua tesi:
“La ragione è semplice: la nostra Costituzione è stata concepita fondamentalmente per impedire che un nuovo Mussolini, o anche semplicemente un uomo dalla soverchiante personalità e capacità, potesse far ripetere all’Italia qualcosa di simile a ciò che era accaduto fra il 1922”
Come se la scelta presidenziale fosse in principio da preferirsi a quella parlamentare, ma non fattibile per evitare ricorsi storici…
Ma poi Crovella quale cavallo di razza vedrebbe “al comando” ? Salvini? La Meloni? Se stesso? Suvvia…
Senza tener conto dei palesi errori della lettura “storica” di Guzzanti, errori direi voluti e funzionali alla propaganda delle sue tesi, l’affermazione del medesimo Guzzanti:
“La dittatura fascista in Italia fu una curiosa dittatura costituzionale, dal momento che il re come capo dello Stato fu coautore e complice di tutti gli atti del suo “capo del governo”
mi pare in assoluto un’ottima ragione per evitare assolutamente una Repubblica Presidenziale e la squalifica intellettuale e morale di chi la voglia sostenere.
Sopratutto in considerazione del fatto, che benché possa essere vero che:
“Il fascismo cadde formalmente e realmente in seguito ad un voto di sfiducia di un organismo costituzionale quale era il Gran Consiglio del Fascismo già incorporato nello Statuto Albertino.”
ma perché succedesse si dovette passare attraverso vent’anni di dittatura e una catastrofica sconfitta.
A Fabio Bertoncelli vorrei chiedere perché mai “Alla sera del giorno delle elezioni il popolo ha il diritto di sapere chi ha vinto e chi ha perso, e chi sarà il capo del governo.” considerando che paesi come Belgio, Olanda, Germania o Svezia mi pare se la cavino benino pur mettendoci talora settimane o mesi a formare un governo dopo le elezioni…
A me questa “necessità” di definire chi ha “vinto” e chi ha “perso” pare il frutto (stupido e pericoloso) di una propaganda tesa a svuotare di senso il confronto politico, cioé la politica e la democrazia stessa
Se è per quello Renzi ha anche detto che farà cascare il governo Meloni.
Quindi…porta altri esempi che è più sicuro.
E…”stai sereno”….Ahahahah
“Purtroppo quando si vive una situazione esclusivamente dal suo interno, se ne ha una visione distorta”
CAro Cominetti qui più che altro si vive all’interno di se stessi, e del proprio mononeurone dall’ego smisurato, parlando a vanvera (e decisamente troppo) di cose che si conoscono poco, pensando di essere il centro del sistema solare.
“balene spiaggiate, tsunami e quant’altro” credo siano il grave problema di un mediocre in tutti campi (basta leggere quel che scrive di montagna) che sparge sul web l’immagine di se stesso che vorrebbe gli altri avessero di sé (e che, con quel che scrive, crea invece sempre più ridimensionata).
Il risultato, effettivamente è un pò quello del matto del turchino, ma dopo un paio di fiaschi.
Concordo con Merlo sulla circostanza che finché la spinta di chi detiene il potere economico sarà in una precisa direzione, ogni riforma (basta guardarsi intorno) avrà sempre una connotazione peggiorativa rispetto al punto – già assai grave – a cui siamo arrivati.
é il principio della rana bollita, ma se uno si mantiene lontano dai telegiornali e dall’informazione precotta, non faticherà a vedere quale stretta già vi è stata solo rispetto a venti anni fa.
Peraltro se il nostro costituzionalista non spiaggiato avesse le basi minime culturali sul tema, ben saprebbe che vi sono autorevoli studiosi che sostengono che la costituzione repubblicana (che peraltro detta principi generali essenziali,, almeno in buona parte, che è assolutamente stolto riscrivere) è ormai un simulacro svuotato di qualunque pratica attuazione (basterebbe vedere quanto siano stati bistrattati gli artt. 3, 4, 11, 21, 32 in occasione dell’ultima “emergenza”, fenomeno che stiamo facendo diventare strutturale).
Per chi avesse voglia di riflettere fuori dagli schemi su questi tempi (non c’entra nulla con la costituzione) consiglio “le non cose” di Byung-Chul Han.
buon natale dalla spiaggia dei cetacei incazzati…
Questo se la canta e se la suona.
Vi ricordate il matto del Turchino?
Uno che era andato a quel programma di Enzo Tortora a dire che avrebbe risolto il problema della nebbia sulla pianura padana? Voleva abbattere le montagne intorno al passo del Turchino, nell’appennino Ligure, per creare una corrente d’aria che avrebbe spazzato le nebbie.
Gli abitanti delle frazioni intorno al passo insorsero spaventati perché sembrava che il progetto avesse un seguito.
Non se ne fece nulla e la nebbia venne diradata (da un po’ di anni è più rara di una volta) dalle mutate condizioni climatiche o da chissà che cosa.
Purtroppo quando si vive una situazione esclusivamente dal suo interno, se ne ha una visione distorta. Solo guardandola da fuori e confrontandosi si può essere, almeno un po’, giusti e provare a fare il bene comune.
Diversamente si farnetica.
Per quanto riguarda la “sola” riforma verso il presidenzialismo, sottolieno che essa (cavallo di battaglkia della destra non da ieri) è stata epslicitamente inserita nel programma elettorale sia del partito FdI, sia in quello sintetico (5 punti) della coalizione di centro-destra. Gli elettori che hanno votato detti partiti, l’hanno quanto meno “accettata”. Il risultato delle elezioni del 25 settembre sono legittimi e sotto gli occhi di tutti.
Per varare il presidenzialismo in Parlamento (cioè senza un successivo referedum confirmativo), occorre la maggioranza dei 2/3. Se avete assistito all’intervento del Sen. Renzi al seguito della richiesta di fiducia da parte dell’On. Meloni (parliamo quindi di fine ottobre, meno di due mesi fa), Renzi, pur dichiarandosi all’opposizione del Governo per la gestione ordinaria, ha fatto trapelare che sarà disponibile per le riforme. Con Renzi, ci sarà Calenda, visto che sono “collegati”. Non ho il numero di seggi sotto mano, forse non basterà per avere i 2/3 con assoluta certezza, ma intanto ci si avvicina molto. Poi può darsi che l’eventuale esplosione del PD a marzo 2023 (ipotesi prevista da non pochi politologi) aprirà nuovi scenari fra i banchi delle Camere…
Ribadisco, a scanso di equivoci, che queste mie ultime considerazioni riguardano (almeno per il momento) la sola ipotesi di una riforma in senso presidenzialista.
@ Merlo. Due piccole precisazioni.
1) Innanzi tutto il nostro obiettivo strutturale non è limitato a “modificare” la Costituzione, ma a riscriverla da capo. Nel testo conseguente alle riscrittura sicuramente verranno riproposti alcuni “valori” della Costituzione del ’47-48, ma l’impianto sarà profondamente diverso.
2) Hai ragione che, nell’attuale mondo globaslizzato, occuparsi della piccola e marginale realtà italiana è una scemenza. Bisogna ragionare quanto meno a livello europeo (e parlo di Unione a 27 e non di sola area euro). Ma due cose: a) intanto da qualche parte dobbiamo iniziare e a noi italiani viene immediato pensare di iniziare dall’Italia e poi estendere l’esempio a livello continentale; b) sono già in essere contatti a livello continentale, in modo tale da preparare una evoluzione che riguardi tutta l’Europa. Dati i tempi di un obiettivo del genere (tutta l’Europa), a titolo personale, io mi accontento di vedere una “nuova” Costituzione italiana.
@ Ginesi. Combatti pure per le tue idee, cim mancherebbe. Ma sei come quel soldato giapponese che, rimasto isolato in un’isola del Pacifico, quando lo hanno trovato negli anni ’70 credeva ancora di essere in guerra con gli USA.
Tu, come altri, appartieni ad un insieme socio-politico ed anche elettorale che io chiamo le “balene spiaggiate”. Vivete ancorati ad un paradigma che ha raggiunto l’acmé negli anni ’70-un po’ di ’80. Non rileva l’oggettiva validità o meno degli ideali, ma la loro applicabilità ad un mondo che è completamente cambiato. Di quest’ultima cosa non vi rendete conto. Per tale motivo, a differenza di altri miei colleghi che (per affetto o per chissà quale altra motivazione…) io NON perdo tempo a cercare di convincervi. Mi dedico invece ai giovani di età 20-35, anche intorno ai 40, perché l’allungamento della vita ha anche allungato le fasi esistenziali e i 40-45enni di oggi sono i 30-35 di quando ero ragazzo io.
Per quanto riguarda voi, le balene spiaggiate, vi considero “vuoti a perdere”: oggi siete un insieme non ancora irrilevante numericamente, ma non più capace di aumentare: gli odierni 40enni, che salvo rarissime eccezioni NON si riconoscono nel vostro paradigma, quando avranno 60-70 non vi sostituiranno numericamente, perché alimenteranno altri insiemi socio-politici, con idee diverse dalle vostre. Quindi l’attuale insieme delle balene spiaggiate è destinato a scremarsi, giorno dopo giorno, per legge di natura, fino a diventare totalmente irrilevante (anche sul piano numerico) o addirittura a sparire del tutto.
Per cui io non perdo tempo a fare “campagna elettorale” con le balene spiaggiate.: vi considero, come ho detto, dei vuoti a perdere. Tanto le riforme costituzionali si varano o in Parlamento (maggioranza dei 2/3) o con referendum confirmativi, laddove occorre la maggioranza numerica dei favorevoli, assodato il quorum partecipativo del 50% più UNO degli aventi diritti. Di conseguenza, se non vi convinciamo (a voi balene spiaggiate), è probabile che finirete nel 49% contrario o astenuto e vi dovrete piegare alla forza dei numeri.
E’ evidente che, una volta terminato il nostro attuale lavoro (di cui il passaggio al presidenzialismo non è che il primo passettino…), faremo le mosse giuste che eventualmente chiameranno i cittadini alla urne solo quando saremo ragionevolmente sicuri di avere adeguato consenso. Non sprechiamo le carucce invano.
A quel punto la vostra contrarietà sarà irrilevante, finirete appunto fra i contrari/astenuti, ma che io immagino non superiori al 49%. Inutile quindi stare a perdere tempo, oggi come oggi, a cercare di convincervi.
1. Art.1. L’Italia è una repubblica vassalla fondata sullo sfruttamento ordoliberista dell’individu*
2. Solo in questo modo vedo possibile l’auspicato aggiornamento della Costituzione adeguato ai tempi globalisti fondati sul mercato dei potentati.
3. Nessuna legge elettorale permetterà di uscire dal tumorale stato di fondo delle cose.
4. Il degrado è tale che occuparsi di aggiornare la Costituzione è come guardare al meteo italiano senza occuparsi delle alte e basse pressioni che le campeggiano intorno e nel mondo.
5. Senza la volontà di liberazione dal capitalismo tutto è un palliativo dalla facciata sostenibile che nulla modificherà al precipitare terminale in cui siamo. Pardon: dal diversamente progressista stato in versiamo.
“A tapparsi occhi e orecchie ci si autocondanna. Infatti chi guarda a valori che hanno 75 anni, senza porsi la domanda se modificarli, non avrà possibilità, il nuovo lo spazzerà via. È legge di vita”
un abito buono per tutte le stagioni, dal nazismo al maoismo.
si chiama semplicemente combattere per le proprie idee, cercando si salvare la dignità dell’uomo.
Peraltro mi pare che di vecchio, con le tue idee stantie sulla montagna caiana e la rigida vita sabauda, qui ci sia prima di tutti tu.
ora profonditi pure nelle tue prolisse disamine, le preveggenza alcolica ventennale, et cetera.
io mi dedico a qualcosa di più interessante.
Chi è attaccato con le unghie e con i denti a ideali e parametri ormai obsoleti, sia in montagna che nella vita generale, non comprende neppure che sta arrivando uno tsunami. Non e’ il singolo, Crovella o non Crovella, che cambierà lo scenario, ma generazioni intere, probabilmente scompaginando il tuttoin moo irreversibile. Assisteremo ad una applicazione delle teorie darwiniane: sopravviverà (metaforicamente, ma, chissa’, forse anche in senso stretto) solo chi saprà adattarsi al nuovo quadro. E allora perché non pensarci già in anticipo rispetto all’onda dello tsunami? A tapparsi occhi e orecchie ci si autocondanna. Infatti chi guarda a valori che hanno 75 anni, senza porsi la domanda se modificarli, non avrà possibilità, il nuovo lo spazzerà via. È legge di vita.
Talvolta occorre seguire strade nuove per arrivare alla meta agognata
“Visione e coraggio sono doti fondamentali in tutte le attività umane”
Certamente. Così come è certo che visione coraggio vadano applicati ai fini e non ai mezzi.
finché non avremo capito quello, potremmo anche continuare a perdere tempo a parlare se sia meglio il presidenzialismo o la repubblica parlamentare.
Visione e coraggio sono doti fondamentali in tutte le attività umane, politica in primis.
Chi non fa per paura di sbagliare, non avrà mai la possibilità progredire in meglio.
Noi siamo figli di questa mentalità che permette, a chi sa interpretare nella maniera adeguata il suo ruolo nel meccanismo, di vivere indisturbato delle sue rendite di posizione, indipendentemente dal merito.
Finché non si scalzera’ questo sistema con scelte coraggiose, possiamo solo perdere tempo a discutere della carriera di Guzzanti.
PS Guzzanti è (a mio avviso) un pessimo giornalista e non ha alcuna competenza specifica in materia.
far parte di commissioni parlamentari è semplicemente conseguenza (purtroppo, e sempre più spesso) di far parte del parlamento, ormai sempre più affollato di incompetenti.
Crovella, risparmia parole. ne gioverà il tuo pseudo programma politico.
ogni volta che sprechi milioni di lettere per ribadire all’infinito il solito elementare (e infondato concetto) che esprimi da secoli, apporti colpi mortali alle tesi che vuoi sostenere
Circa Guzzanti, ricordavo male su Commissione Antimafia, e per chiarezza riporto qui sotto le Commissioni parlamentari di cui ha fatto parte. Se non è zuppa, è pan bagnato. Dargli dell’incompetente non è appropriato
Paolo Guzzanti
Componente degli organi parlamentari:
XIV COMMISSIONE (POLITICHE DELL’UNIONE EUROPEA)
dall’11 febbraio 2009 al 14 marzo 2013
III COMMISSIONE (AFFARI ESTERI E COMUNITARI)
dal 21 maggio 2008 al 6 febbraio 2009
DELEGAZIONE PARLAMENTARE PRESSO L’ASSEMBLEA PARLAMENTARE DELLA NATO
dal 24 giugno 2008 al 14 marzo 2013
È certo che uno dei maggiori problemi dell’Italia è la governabilità. Se non si hanno i numeri, non si può governare. Senza un governo forte la nave procede senza guida e poi si arena o affonda, come sta accadendo da almeno trenta anni al nostro disgraziato Paese.
Come assicurare la governabilità (obiettivo sul quale spero che si sia tutti d’accordo) e al contempo rispettare il principio sacrosanto della rappresentanza parlamentare?
Vi è piú di una possibilità:
1) Repubblica presidenziale.
2) Repubblica parlamentare, con legge elettorale maggioritaria (all’inglese).
3) Repubblica parlamentare, con legge elettorale a doppio turno (alla francese).
4) Repubblica parlamentare, con legge elettorale proporzionale ma con premio di maggioranza.
Personalmente la repubblica presidenziale non mi convince. È rischioso accentrare troppo potere nelle mani di una sola persona. Costui potrebbe essere uno statista degnissimo oppure, al contrario, rivelarsi un incapace o perfino un despota o un pazzo.
A mio giudizio è meglio mantenere la repubblica parlamentare, con una sola Camera, e un sistema elettorale all’inglese o alla francese. Quale dei due? Considerate le caratteristiche del popolo italiano, forse sarebbe meglio un sistema a doppio turno, cioè col ballottaggio, come in Francia, e con l’elezione diretta del capo del governo. Per di piú non servirebbe neppure una modifica della Costituzione, ma solo una nuova legge elettorale.
La riduzione a una sola Camera (riduzione comunque non fondamentale per assicurare la governabilità) richiederebbe però una modifica costituzionale.
In ogni caso, qualunque cosa si decida, bisogna abbandonare la palude in cui stiamo sprofondando. Il sistema elettorale in vigore favorisce enormemente i giochi di partito, i ricatti delle cricche, l’immobilismo totale.
Alla sera del giorno delle elezioni il popolo ha il diritto di sapere chi ha vinto e chi ha perso, e chi sarà il capo del governo. Chi vince deve avere la forza per governare. Alla conclusione della legislatura si conosceranno meriti e colpe del governo, e il popolo potrà decidere chi votare nella legislatura successiva sulla base di tali meriti e colpe, e non in base a ideologie di partito. Non si potrà piú ricorrere allo scaricabarile, come ora.
E in caso di crisi di governo? Ebbene, il governo naturalmente può essere sfiduciato dal Parlamento, ma in tal caso si deve tornare al voto: è il popolo (non il presidente della Repubblica) che deve decidere da chi vuole essere governato!
Le riforme sono “politiche”, cioè concepite, portate avanti e deliberate su terreni “politici”, non tecnici. Al massimo i tecnici intervengono all’ultimo, per concretizzare “tecnicamente” il volere politico (volere politico, non partitico).
La Costituzione, che era partita come la più bella del mondo, oggi come oggi è obsoleta proprio perché è cambiata la base socio-culturale. La popolazione è ormai costituita da una maggioranza di Crovella e non di Calamendrei. E tale trend è destinato a intebnsificartsi, in un futuro neppure così lontano: sempre più Crovella e sempre meno Calamandrei. Di conbseguenza il vostro arroccarvi su posizioni “vecchie” è antistorico ed è ciò che fa male al nostro modello socio-politico-culturale-economico. Fa male perché, allo stratro attuyalke, siete un freno evolutivo, siete un ostacolo che rallenta (quanto meno nella tempistica) il varo che ciò che serve davvero alla nostra società occidentale. Il problema non è solo italiano, coinvolge l’occidente, in particolare l’Europa (mentre gli USA hanno da sempre una maggior snellezza istituzionale, cui corrisponde una maggior competizione interna).
Non solo in termini di eventuale nostra riforma costituzionale (di qui il presidenzialismo è il primo tassello), ma in generale nella vita attuale tutta si è orma verificata una rivoluzione copernicana. Ovvero: i veri progressisti sono, oggi come oggi, i conservatori perché paradossalmente è ascrivibile a questi ultimi l’attuale desiderio di modificare il quadro.
Al contrario coloro che, esplicitamente o fra le righe, si dichiarano progressisti, e forse in passato lo sono stati all’atto pratico, oggi sono attaccati con le unghie e con i denti a modelli e parametri “vecchi”.
Hanno timore dei cambiamenti, perché percepiscono che tali cambiamenti metteranno in discussione le loro rendite di posizione. Con quest’ultimo concetto (rendite di posizione) non intendo esclusivamente valori economici, ma lo riferisco a un concetto ampio, in senso lato.
A voi, cosiddetti “progressisti” (e oggi “conservatori” nei fatti) il nuovo vi fa paura perché temete di esserne travolti: in effetti è probabile che andrà a finire proprio così.
Il punto è che, cretino o non cretino il Crovella di turno, i numeri socio-culturali stanno girando in quella direzione. Se non lo capite, sarete davvero travolti. Se in montagna non sai leggere nel cielo i segnali di arrivo del brutto tempo, non ti stupire se la tempesta ti becca in piena parete. Le conseguenze? Staremo a vedere.
Di coseguenza è davvero da stolti, oggi come oggi, non saper far altro che strillare istericamente contro gli “incompetenti tecnici”, quali Crovella o Guzzanti (Guzzanti incompetente ?!? Se non prendo un abbaglio di memoria, Paolo, quando era in Parlamento, è stato Presidente della Commissione Antimafia. Vabbè che abbiamo avuto anche ministri come Toninelli – uno dei tanti motivi per cui sentiamo il desiderio di forgiare meccanismi che scremino la qualità di chi manovra il vapore, nei vari ruoli – ma considerare Guzzanti un completo incompetente è proprio da stolti totali). Buona domenica a tutti!
E il problema di questo paese è che ormai, anche a livello alto, vi sono infiniti Crovelli e nessun calamandrei.
ma è certamente voluto.
Ecco, cio che preoccupa è proprio che gente come crivella e guzzanti si occupino di diritti. Materia in cui, con ogni evidenza, non hanno alcuna competenza.
si puo discutere sulle idee. Ma è del tutto inutile se sotto non vi è una comune base tecnica.
come discutere se un tiro sia 6a o 6b con uno che non sa scalare.
in ultimo, questi soloni ben sapranno che non è carto la costituzione che insabbia alcunché, semplicemente gli ultimi scampoli ancora formalmente in vigire arginano la svolta totalmente neoliberista che prevede lo sfruttamento e la sottomissione totale di molti a servizio di pochi.
Una riforma verso presidenzialismo è il primo tassello di un discorso molto più generale, finalizzato ad ammodernare il modello socio-politico-culturale-economico dell’Italia (ormai insabbiata in una palude che ci sta inghiottendo).
Sono anni che, fra i miliardi di interessi che coltivo, collaboro ad un progetto che punta, nella piena legittimità, ad ammodernare la Costituzione. In tale consesso io non cono certo un “capocordata”: tendenzialmente (in senso metaforico) faccio le fotocopie e porto i bicchieri d’acqua ai soloni che conducono i ragionamenti. Però a forza di ascoltarli, ho affinato ulteriormente le mie convinzioni e, a volte, fornisco anche dei contributi al dibattito.
Non è un consesso esclusivamente composto da individui “detrorsi“, tutt’altro. Per evidenti motivi di riservatezza, non posso accennare ad alcun nome, ma se lo facessi, molti lettori farebbero un salto sulla sedia e forse avrebbero un infarto. Accenno a questo risvolto per sottolineare che l’esigenza di modificare in profondità il modello uscito dalla macerie della Guerra appartiene ad un sentiment trasversale. Se non cambiamo il modello, vecchio di 75 anni (!), scivoleremo sempre di più nelle sabbie mobili.
Di tale eventuale obiettivo molto ampio e generalizzato, non c’è dubbio che la riforma presidenzialista è il primo tassello. Concretizzato questo, il resto verrà di conseguenza.