Il punto di attenzione

A seconda di dove si posa l’attenzione sorge la realtà corrispondente. Scoprirlo è un passo evolutivo. Quando qualcuno sa come pilotare la nostra, non scopriremo mai come fa l’illusionista a tirar fuori conigli dal cilindro.
C’è una vignetta che dice: “Non c’è nessun pericolo. Le macerie sostengono la facciata”.  In pratica significa che, nonostante tutto stia crollando, qualcuno non se ne accorge.

Il punto di attenzione*
(*Punto di attenzione è preso dal gergo impiegato da Marco Baston in La soglia dell’energia
di Lorenzo Merlo
(scritto l’11 dicembre 2020)

Primo argomento
Distratti da qualche sirena è facile inciampare: è esperienza comune. Nel nostro caso ci sono due argomenti – che poi convergono e si rafforzano – a sostegno del diritto d’errore.

Il primo dei due è il punto di attenzione.
Dov’è posto? Dove risiede? Cosa punta? Da chi o cosa è rapito? Cosa lo contiene?

Ogni comunicazione tende a rapire il nostro punto di attenzione per realizzare i propri scopi. Anche quella della serie Stiamo lavorando per voi e simili.
“Qual è il senso della vita?” “Non so. I computer sono fuori uso”. La distanza da noi stessi è il prodotto dell’inseguimento delle chimere dei falsi valori.

Ecco, se ognuno sapesse dove si trova, a cosa è vincolata la nostra attenzione vedrebbe anche come questa, sia collegata al guinzaglio che ci limita i movimenti, prioritariamente intesi come creatività o come libertà di pensiero e di sentimento. È un’osservazione, una presa di coscienza, che possiamo realizzare per riconoscere quanto sia, più che semplice, banale. Tuttavia è generalmente poco adottata. Effettivamente non è gratuita, richiede dedizione.

Per toccare il suo segreto ci vorrebbe poco. Basterebbe che a scuola o a casa se ne sperimentasse la verità. Immediatamente aggiorneremmo lo sguardo sul mondo. Vedremmo che non è come descritto dai sussidiari, né corrisponde a quanto ci dicono gli esperti. Vedremmo che lui, il mondo, è sempre determinato dal nostro punto di attenzione. Che quello descritto dalle consuetudini è una sorta di zoo spacciato per savana.

La distanza progressiva dalla dimensione umana è uno dei prodotti della società dello spettacolo.
La scoperta del punto di attenzione. (Fonte: Internazionale)

“Basterebbe”, tanto per dire. Se avessimo maestre e genitori consapevoli del punto di attenzione del suo significato per l’equilibrio e la centratura dei bambini, ovvero delle future persone, non saremmo a parlare del suo banale segreto.

Esso non è relativo a ciò che facciamo ma allo spirito che domina il fare. Spesso è occulto a noi stessi e, sostanza, è la vera motivazione delle nostre scelte.

Questo, come tutti i segreti, per quanto elementare si riveli a presa di coscienza compiuta, è opportuno rimanga tale, occultato tra le pieghe del tabarro del mago. Non c’è infatti sufficiente saggezza a disposizione per renderla sociale, realmente formatrice di persone compiute? Evidentemente è meglio tenerci alla larga. È meglio distrarci, mettere in campo diversivi che ci portino a guardare altrove. E non servono nomi e cognomi per riscontrare l’ipotesi. Basta osservare gli uomini, il loro comportamento vincolato al punto di attenzione fisso sull’importanza personale, sull’invidia, sull’orgoglio, sul potere, sul culto di sé. Salvo quello della madre, quale ego opera per amore incondizionato, per la crescita del prossimo?

“Provo ad ascoltare la mia coscienza, ma trasmette solo pubblicità”. Primi tentativi di recuperare se stessi. (Fonte: Internazionale)
“Ma no, neanche quello è peccato. Mio Dio, ti devi essere preoccupato da morire”. Senza emancipazione c’è mortificazione. (Fonte: Internazionale)

Ricchi della consapevolezza del punto di attenzione, osservando il mondo, se stessi, le relazioni, le scelte, le reazioni e così via, indurremmo un cambio di registro dell’intera cultura. Cambierebbe tutto, tra cui la concezione dei consumi. Ciò che prima era vissuto come un bene, un valore, un diritto, poi, diviene chiaramente una dipendenza e un’assuefazione, con tanto di bugiardino che ne elenca le controindicazioni: Socialmente, un controllo; Nazionalmente, una mutamento di identità; psicologicamente, un’alienazione  da sé; culturalmente, una perdita dei saperi legati al territorio e alla vicenda umana; evolutivamente, un’ulteriore castrazione; eticamente, una devozione ai valori posticci ed egoici; spiritualmente, una mortificazione della conoscenza.

Succede quindi che il punto di attenzione possa, non solo vincolarci alla giostra delle consuetudini, ma farcela vivere come verità. Se non t’indebiti e non sgomiti per guadagnare, non consumi. Almeno come il vicino. Almeno per chetare l’invidia verso il diretto interlocutore; per cercare di non perdere autostima e benefit.

“Le regole dei Saldi.
1. Un paio di stivali da duemila euro al 50 per cento sono comunque degli stivali da mille euro. 2. Se i saldi sono una trappola per allocchi, i presaldi a invito sono il club degli idioti. 3.Nessuno sconto potrà rendere plausibile l’acquisto di un set per fonduta. 4. Far trapelare il tuo interesse per la maglietta che ha in mano qualcun altro è il modo migliore per convincerlo a comprarla. 5. Chi si è sempre chiesto come sia l’inferno, può passare la giornata in un outlet durante i saldi”. Nessuna precisazione. (Fonte: Internazionale)
“Non farci caso, vogliono intrattenerci con l’attualità per farci dimenticare il presente”. Il mago deve aver sbagliato qualcosa. (Fonte: Internazionale)

Secondo argomento
Dunque, la questione numero uno è il punto di attenzione.

La due, riguarda la magia. Non quella vera di Ermete Trismegistus, di Eliphas Levi, Paracelso, Cristo e Buddha, ma quella spettacolare di Silvan, del Mago Forest e del suo amico Oronzo.

Anche mettendosi d’impegno non si capisce come il coniglio possa uscire dal cilindro, l’uovo dall’orecchio e la valletta sia mezza di qua e mezza di là.

È necessario riprendere il concetto del punto di attenzione. Sappiamo che un mago è un buon mago se il suo fare porta la nostra attenzione dove utile, affinché la sua magia possa sorprenderci.

L’attenzione alla prestazione e alla tecnica indotta dalla cultura dell’avere, riduce l’accesso, assai più ricco, di una relazione con sé, l’ambiente e il terreno. Specularmente e in modo direttamente proporzionale accade per la crescita personale. (Fonte: stilealpino.it – Michele Comi).
Prima della consapevolezza provocata dalla legenda, cosa diceva il disegno se non qualcosa di una delle nostre categorie disponibili? Che il mago ben conosce.

Viceversa, consapevoli dei requisiti affinché la sorpresa possa accadere, di come questa implichi che qualcosa ci ha portato a guardare dove utile alla sua insorgenza, disponiamo di una carta in più nel repertorio delle nostre azioni.

Una carta a doppio servizio. Il disegno della figura ha la forma del diversivo. Al contrario del jolly che ha valore sostitutivo, il diversivo ha potere fuorviante. Messa in campo, attira e sposta l’attenzione dei giocatori-interlocutori. Si accomoda in tutti mazzi, è disponibile per tutti i giochi, si presta a tutti i tipi di relazione. Inclusa quella con se stessi. Nessun regolamento le riduce il valore potenziale. Lo può fare solo chi l’ha in mano. Come anche può esaltarlo. Ma non basta. Esso, il valore potenziale, dipende molto da noi che una volta messa in campo ne vediamo o meno, il significato, l’intento.

“Com’è stata la tua giornata?” Probabilmente si da la responsabilità dell’inconveniente a qualcuno. In questo caso sarebbe l’ennesima occasione persa per imparare qualcosa di utile a ridurre il rischio che l’inconveniente si ripeta.
“Sorridi.” E pure sorridiamo.

Essere in grado di vedere con precisione dove si trovi il proprio punto di attenzione, implica svestire la cosiddetta realtà dalle sue innumerevoli vesti e maschere. L’alto costo energetico risparmiato, permette nuotare controcorrente e arrivare alla sorgente degli archetipi e dei simboli. Permette di trovarsi. Di disintossicarsi. Di individuare la nostra natura, sola bussola in grado non subire le declinazioni magnetiche delle forme, delle chimere, delle ideologie, delle morali, dell’interesse personale. La sola che può svelarci la nostra direzione autentica. Che può mettere in evidenza quanta energia sprechiamo per lottare dentro il quadrato dell’Io. Ovvero, quanta creatività, cioè vita, ci sottrae. Non è tutto. Permette quindi di gestire noi stessi. Di condurci all’equilibrio e di offrirne esempio.

Gli interessati all’argomento ritengono l’emancipazione nei confronti del punto di attenzione un momento dell’evoluzione personale. Se il mondo ci appare in funzione di dove questo si posi, a trucchetto svelato ci si risparmia molta pena, molta vita non vissuta se non nella miseria spirituale. Viceversa, perderne il controllo o non averlo mai avuto, significa essere in balia dei nostri stessi sentimenti, delle nostre cieche reazioni.

“Descrivi la nostra relazione in due parole”. “La nostra cosa?” Il punto di attenzione a volte si posa dove ci crea dispiaceri.
“Esci dal tuo vecchio te stesso”. Evolvere è possibile.

La convergenza
Ecco, i sentimenti e le sue complici, le emozioni. È qui che avviene la convergenza di tutte le forze. Al loro interno si trovano i meccanismi di comando del punto di attenzione. Vederlo, riconoscere le ragioni dei suoi spostamenti, consapevolezza dopo consapevolezza, è il servigio che possiamo renderci e rendere.

Sapere cosa significhi punto di attenzione, è coltivare le doti del mago che c’è in noi. Lo fa la mamma per controllare il proprio piccolo. Le basta mettere in campo un argomento che ne tocchi la sensibilità. La madre buona lo fa per gestire gli interessi del bimbo, la cattiva per gestire i propri. Ma, consapevolezza permettendo, lo facciamo tutti quando il nostro scopo lo chiede. L’alternativa, è l’inconsapevolezza di come si sposti il punto di attenzione è inaccettabile. In quel caso, non ci saranno difficoltà a restare legati a un guinzaglio di cui non conosciamo il padrone, fossimo anche noi stessi.

“Distruggeremo il mondo per denaro”. Il mago, anzi il re, è nudo.
Non si potrebbe aumentare il dosaggio? Ho ancora qualche emozione”. Gradualmente, con il sistema Chomsky-rana bollita, saremo ancora più estranei alla nostra autenticità. La guarderemo con sospetto, la vivremo con disagio, ne invocheremo il silenzio. Il mago ci sapeva fare. (Fonte: Internazionale)

Tutti siamo stati noria da qualcuno o da qualcosa. Solo poi, e solo a volte, ce ne siamo resi conto. Che fesso! Ci diciamo. Come ho fatto a crederci, a non accorgermi?

Può accadere tanto per il bene quanto per il male. In quelle occasioni, facilmente siamo autoindulgenti. Non ci sentiamo i responsabili del raggiro. Tendiamo a dare la responsabilità a qualcuno purché non sia noi stessi. È un ovvio epilogo emozionale e sentimentale della vicenda. Un evento dispiegato entro una delle innumerevoli scenografie di una realtà scaturita dalla sovranità di un incontrollato punto di attenzione. 

“Ti abbassiamo lo stipendio, ma lo compenseremo con un aumento del bonus per gli antidepressivi”. E diremo grazie. (Fonte: Internazionale)
“Non adesso, mamma e papà hanno da fare con i loro amici: stanno facendo finta di non avere una vita orribile”. Consapevolezza alla riscossa, ma non a sufficienza. (Fonte: Internazionale)

Perché accennare alla responsabilità? Che c’entra con il punto di attenzione? Attribuire responsabilità tende a non risolvere i problemi che ci coinvolgono, che ci riducono la qualità della vita. Di qualunque stirpe si tratti, essi sono scaturiti con noi e in noi. Non avvedersene tende a mantenerli, ad alimentarli, a crearne di nuovi. Viceversa, assumersene la responsabilità, è la sola modalità per fare chiarezza. Per alzare il rischio di imparare dall’errore, per riconoscere le nostre vulnerabilità. Per scoprire a cosa il punto d’attenzione si era agganciato, cos’ fortemente da sganciarci da noi stessi. La regia di noi stessi è nostra, senza interruzione id continuità, è opportuno arrivare a riconoscerlo. È una via per scoprire chi siamo, per accorgerci chi credevamo di essere.

“Non c’è nessun pericolo. Le macerie sostengono la facciata”. Mantra – appreso – per una finta sopravvivenza e per un sicuro bromuro cerebrale. (Fonte: Internazionale)
“Quando sei psicotico non sei mai da solo. Compra il tuo Prozac oggi”.
Nella psicosi il punto di attenzione domina le persone fino alla sofferenza permanente.

Scoprire dove il mago spinge il nostro punto di attenzione è utile senza essere utilitaristico. Serve a noi e a chi ci è vicino. Può cambiare il mondo o far vedere come qualcun altro ce lo stia cambiando sotto il naso . Se così non fosse – uno per tutti – perché crediamo che la disoccupazione possa ridursi, e così il debito pubblico? Perché pensiamo che il vaccino sia una manna. Perché accettiamo di essere via via più controllati pensando sia giusto? Perché non ci avvediamo che con una politica economica fondata sulla depredazione di Uomini e Terra tutte le ecologie circolari, gli impatti zero, e quelli sostenibili sono fuffa negli occhi? E perché, al gioco delle tre carte, non vediamo mai dove va a finire l’Asso?

Qui ce n’è uno: https://www.youtube.com/watch?v=IrauF74kGv0
E qui un altro: https://www.youtube.com/watch?v=wfizYqldjhA

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Il punto di attenzione ultima modifica: 2021-03-02T04:11:00+01:00 da GognaBlog

4 pensieri su “Il punto di attenzione”

  1. 4
    albert says:

    Punto di attenzione : il pipisterello di Vuhan.
    Punto di disattenzione: i piccioni infestanti defecanti e alcuni putrescenti in pieni centri storici, accanto a bar , negozi di alimentari, cacche di cane  non  raccolte.Roba cui ci si e’assuefatti, sana , nostrana, non diffonde germi o virus.
    Ce ne sarebbero a iosa di esemplificazioni, non solo nei teatri con illusionista o immagini ambigue con diverso significato a seconda di dove il significante punta il primo sguardo.Molto comune avere il punto di attenzione volto ai propri pensieri o faccende e sentirsi dire “Ma mi stai ascolando?”

  2. 3
    albert says:

    Un anno fa il punto di attenzione di  Politici e comuni cittadini  era tutto  focalizzato(pilotato) sul pipistrello cinese, poi si sposto’ sul pangolino(anatema!)Stranamene non si posava e neppure dopo si e’ posato,su deiezioni di piccioni malati o stesi a decomporsi in mezzo a piazze storiche , nei pressi di scuole ecc. ( ratti e cani  e gatti  idem). Eppure di virus e germi ne diffondono, (ma sono nostrani, suvvia!) Chi sposta il punto d’attenzione su varie questioni, ?Ora come comuni cittadini siam stati  concentrati sulla vicenda vaccini, ma
    https://ec.europa.eu/transparency/regdoc/rep/1/2020/IT/COM-2020-608-F1-IT-MAIN-PART-1.PDF
    https://ilmanifesto.it/coronavirus-macche-la-ue-apre-alle-manovre-usa/
    https://www.quotidianopiemontese.it/2019/02/25/il-piu-grande-cimitero-di-mezzi-cingolati-e-corazzati-al-mondo-e-a-lenta-nelle-risaie-del-vercellese/
    https://www.aviation-report.com/lockheed-martin-chiude-2020-con-123-caccia-di-quinta-generazione-f35-consegnati-nonostante-difficolta-covid19/
     Certi punti focali non te li servono su un piatto d’argento,bisogna andarseli a cercare…specie ora che ci si chiede:”come mai la nostra industria farmaceutica nazionale non e’in grado subito di produrre vaccini?  di chi sono le industrie farmaceutiche dislocate sul  territorio Italiano?’ come mai certi ospedali ancora efficienti, dopo l’apertura di nuove sedi, sono finiti sfasciati in preda ai vandali e sarebero andati comodi per  convalescenze, isolamenti, tamponi e d’ora in poi vaccinazioni? Meno male che, dopo l’attenzione sollecitata sulle tende a mimosa, si viene a sapere che il progetto firmato non va piu’avanti, bastano ed avanzano comuni tende  della protezione civile e militare.
     

  3. 2
    albert says:

    In auto non computer assitite con intelligenza( sic!) artificiale, se  punti l’attenzione  sul traffico cittadino  frenetico che ti attornia , a volte ti sfugge un segnale o uno sforamento di 6 km orari nel tachimetro. Se tieno d’occhio il tachimetro  o i segnali..tamponi uno scooter o arroti un pedone che  si fionda in strada.I nostri punti d’attenzione sono limitati e soggettivi, invece il resto della societa’ pretende supermen o superwomen  dai sensi ed intelletto sempre in aumento..ed etero indirizzati..in modo non disinteressato.

  4. 1
    albert says:

           Questo articolo e’molto stuzzicante :spinge a cimentarsi nello scovare varie situazioni.
    Il giocatore d’azzardo punta l’attenzione sulle vincite e non compie mai un bilancio con le perdite precedenti.
    Lo sciatore portato alla sommità  su impianti iperveloci,  punta l’attenzione  e si lamenta del costo dello skipass, ma non ha mai provato a risalire la stessa pista   a scaletta o spina di pesce, altrimenti sarebbe disposto a moltiplicare volentieri la spesa per” n” salite e discese seriali.
    “..Ciò che prima era vissuto come un bene, un valore, un diritto, poi “..  ho pensato a quando una qualche banca o assicurazione  ti pone l’attenzione su “meglio investire e mettere al sicuro  i risparmi o meglio pensione integrativa o assicurazione sanitaria “e tu pensavi di avere diritto a cure sanitarie efficaci e pronte e pensione adeguata..per le quali avevi gia’versato.
     Attenzione al mito della velocita’.”Distratti da qualche sirena è facile inciampare: è esperienza comune”  se cammini slow ed impatti un palo segnaletico … se vai a passo svelto…se corri da maratoneta..se corri da sprinter..se corri in bici  ..moto..ti accorgi che la struttura del corpo umano resiste  fino ad un certo sforzo o carico e poi…sei rimasto  fragile come l’uomo di Neanderthal ,anche meno.
    Molti studenti e studentesse frequentano le lezioni  invocando giustamente il diritto di vestirsi a loro gusto, poi..chi punta l’attenzione proprio su certi particolari, mentre si spiega alta algebra o filosofia …accumula perdita di passaggi logici ..
    “Per alzare il rischio di imparare dall’errore ..” Escamotage usato come docente:enunciavo e motivavo certe regole di calcolo, fornivo alcuni esempi e volutamente in alcuni esercizi infrangevo alcune  delle  enunciate regole , se nessun allievo alzava la mano..mi fermavo e “Polli , non vi siete accorti che.. qui ho sbagliato?.
     Qualche allivo modello :”Volevo dirglielo ma non mi fidavo..”Poi il punto di attenzione della classe si attivava e quando qualcuno mi segnalava una distrazione od errore, si beccava un bel 10. (Prof !.si chiuda la bottega..)
    Nello sport orienteering a volte  si ha il segnale sotto il naso ma si vaga inutilmente altrove.
     Ci illudono di premi e detrazioni col cashback e dimentichiamo che  se abbiamo pagato IRPEF, il resto delle tasse e’ un sovrappiù. Col bonus 110% per  riqualificazione edilizia , la maggior parte punta l’attenzione sul tutto gratis e non  sui dettagli trappola e sul fatto che la burocrazia, il pool di esperti si erode un bel x per cento e  forse alla fine dopo un controllo dovra’ pagare tutto con gli interessi.
    Purtroppo molti incidenti in montagna dipendono proprio dal fatto che il punto di attenzione era volto al bello ed al sublime o alla relazione con gli amici e..non alla radice sporgente o crosta di ghiaccio.

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