Il Risveglio con lentezza

Il Risveglio con lentezza
di Michele Occhi
(pubblicato su FALC 1920-2020)

Ho conosciuto Francesco Franco Sportelli durante la mia partecipazione al Corso AR1 nel 2017, quando era uno dei miei istruttori. Da subito ci siamo trovati bene, forse per l’età simile, forse per i molti interessi in comune, sicuramente per la nostra “scemitudine” (termine pugliese che indica l’attitudine a fare un po’ gli scemi) e la passione per il gozzovigliare.

Finito il corso, abbiamo cominciato ad arrampicare insieme e oggi possiamo definirci una coppia piuttosto affiatata (non ce ne vogliano le nostre fidanzate) Verso la metà del 2018 mi è venuta una voglia matta di salire Il risveglio di Kundalini nella mitica Val di Mello e subito ho pensato di chiedere a Franco di accompagnarmi. Senza nessuna esitazione mi ha detto di sì e abbiamo fissato una data: il 15 settembre la Valle ci aspettava.

Ho letto tutte le relazioni possibili e immaginabili, le mie giornate a lavoro trascorrevano veloci pensando a quel giorno, eccitazione e agitazione si mischiavano nella mia testa. Era consigliato portare un friend del quattro, ho trovato un’offerta e l’ho comprato (maledetto shopping compulsivo). Mi chiedevo se sarei stato in grado di gestire la salita, era la mia prima via interamente da proteggere e non avevo grande esperienza con le protezioni veloci. Ma mi fidavo ciecamente di Franco che l’aveva già salita due volte e che, in qualche modo, mi avrebbe portato in cima.

Il meraviglioso arco de Il risveglio di Kundalini

Partiamo la mattina con la calma che ci contraddistingue e arrivati a San Martino veniamo accolti dal fantastico “strillo” de La Provincia di Sondrio (“Pareva un cervo”. Ammazza il cane). La giornata inizia col sorriso. Facciamo la spesa e mangiamo un panino davanti alla chiesetta sul percorso che conduce all’ingresso della valle, godendoci il calore del sole. Con noi c’è Francesca, la fidanzata di Franco, che rimarrà a passeggiare sul fondovalle durante la nostra ascensione.

Giungiamo all’inizio del sentiero che sale verso le Dimore degli Dei circa alle 15 (!) e salutiamo Francesca dicendole con il sorriso: “Per le 19.30 siamo giù, se tardiamo chiama i soccorsi! Scherziamo, al massimo chiamali quando fa buio!

Giunti all’attacco Franco mi manda avanti. Esito, ma decido di andare. Non troppo convinto. Per arrivare alla prima sosta ci metto una vita e utilizzo quasi tutte le protezioni che ho a disposizione. Le gambe tremano, il respiro è affannato, non riesco a concentrarmi: il cervello, quando decide di fotterti, ce la fa. E’ anche lui un organo da allenare.

Recupero Franco che parte per la famosa “Ala di pipistrello”. In un silenzio che avevo sentito solo in qualche tempio in Sri Lanka, supera il passo duro. Si volta verso di me con uno sguardo che non gli avevo mai visto prima, un sorrisone si apre sulla sua bocca. “Non l’avevo mai fatto in libera“, mi dice strafatto di gioia.

Sul terzo tiro, “La serpe fuggente”, il mio cervello si sblocca. Salgo leggero, veloce, confidente. Le protezioni sono un accessorio, non penso minimamente alla possibilità di volare e alle sue conseguenze: uno stato di grazia che non mi era forse mai capitato. Saliamo gustandoci ogni singolo tiro e ci fermiamo un po’ a goderci il “Bosco dei Folletti”, dove durante l’apertura della via avevano bivaccato Ivan Guerini e Mario Villa (“Volevo godermela il più a lungo possibile” dirà Guerini qualche anno dopo aver tracciato il meraviglioso percorso). L’arco che ci sovrasta è meraviglioso, imponente, un capolavoro dell’architetto Natura.

Tutto fila liscio fino al nono e penultimo tiro: tocca a me. Scalo con attenzione ma non allungo abbastanza le protezioni e così, una volta aggirato lo spigolo e salito un muretto verticale, le corde non vengono più. La sosta è cinque o sei metri sopra, impossibile da raggiungere. E l’unico punto esposto della via e vado in sbattimento. Non riesco a prendere una decisione, il tempo passa veloce e la luce inizia a scemare. Sotto il terrazzino su cui sono in piedi, ci sono due chiodi: a vederli non mi sembrano bellissimi ma che ci capisco io di chiodi? Mi abbasso, aggiungo un friend e attrezzo una sosta, scendo piano piano e mi appendo. Ooooooom. Probabilmente il mio sudore sgocciola giù per le ripide pareti fino a inumidire i prati nel fondovalle. Misto a un po’ di cagotto. Franco parte ma non vede quasi nulla. Scala veloce, non si ferma alla sosta e, con uno scambio volante di materiale che non ricordo bene, prosegue fino in cima con la frontale in testa. Ormai è buio, la mia frontale naturalmente è rimasta in furgone. Scalo tastando la roccia con i polpastrelli, per fortuna il tiro è facile. “Dobbiamo avvisare Francesca ma il telefono non prende“, penso. D’altronde siamo noi ad averle detto di chiamare i soccorsi se fosse calato il buio e non fossimo ancora tornati. Arrivo in cima. “Franco, dobbiamo avvisare…“. “Già fatto” – mi risponde – “Giacché Whatsapp non funziona, ho mandato un sms“. Caro vecchio sms. E cara cella telefonica che hai raccolto quel segnale nell’etere.

Michele Occhi (a destra) e Francesco Sportelli in cima alla via

Ci abbracciamo. Un abbraccio liberatorio e sincero di chi, nel suo piccolo, ha fatto qualcosa di grande. Spegniamo le luci dei telefoni e dell’unica frontale che abbiamo, ci sediamo, e restiamo 5 minuti a goderci il momento, nel silenzio e nel buio più totale.

Scendiamo, non senza sbattimenti, lungo il sentiero, e quando questo si unisce a quello principale, largo e pianeggiante, mi sembra di camminare a due spanne dal terreno.

Mai pizzoccheri e birra sono stati così buoni.

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Il Risveglio con lentezza ultima modifica: 2021-08-29T05:03:00+02:00 da GognaBlog

2 pensieri su “Il Risveglio con lentezza”

  1. 2
    Alberto Benassi says:

    Elogio della lentezza.
    Con calma si fa tutto,  ci si gode la salita e tutto quello che sta intorno

  2. 1
    Matteo says:

    Lo spigoletto afferra-corde del penultimo tiro ha fregato quasi tutti, prima o poi…

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