Il sogno di un Mezzalama con uso moderato di elicotteri

E’ di poche ore fa la conclusione del XX Trofeo Mezzalama, con la vittoria maschile della squadra italiana di Matteo Eydallin, Michele Boscacci e Damiano Lenzi (5h10’49”) e con quella femminile di Emelie Forsberg (svedese), Axelle Mollaret (francese) e Jennifer Fiechter (svizzera) (6h35’09”).

L’arrivo a Cervinia dei primi classificati Eydallin, Boscacci e Lenzi

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La preparazione di un evento come il Trofeo Mezzalama 2015 appena concluso richiede uno sforzo organizzativo del tutto senza confronti con ciò che era necessario al tempo delle prime edizioni. Anzitutto la spettacolarizzazione dell’evento esige la massima velocità degli atleti, quindi una pista altamente preparata da giorni e giorni di lavoro di guide alpine (e di elicottero). Sempre per la regola dello spettacolo facile e assicurato, giornalisti, fotografi e organizzatori raggiungono i posti di osservazione in elicottero, anzi spesso sostituiscono l’osservazione con il sorvolo; in ultimo, ma non certo meno importante, la sicurezza. I criteri per la sicurezza di atleti e spettatori hanno da tempo innalzato gli standard: per osservarli occorre un grande lavoro, con enorme dispendio di voli nei giorni immediatamente precedenti allo svolgimento della gara.

Molto si è detto e scritto sui disturbi che l’eliski provoca alla fauna, già debilitata dalla lunga stagione invernale, e sul fastidio che lo scialpinista prova nel dividere con altri la «sua» montagna. Ma le decine di migliaia di passeggeri che anche quest’anno hanno usufruito di un passaggio in elicottero per scendere con gli sci non sono dei nemici: sono un pubblico da educare. Le leggi non bastano da sole, anche perché talvolta sono aggirabili. L’eliturismo, su tutte le Alpi e in barba a tutti i divieti di atterraggio, permette il sorvolo di qualunque valle! Sono famosi quei voli di elicottero nella zona dell’Alpe d’Huez (in Francia), per raccogliere sciatori che erano saliti in funivia alle Grandes Rousses e che poi, scesi fuori pista sull’altro versante, avevano appuntamento con l’elicottero. La legge francese infatti proibi­va di portare in alto gli sciatori ma non di riportarli in basso! Oggi un evento pubblicizzato e documentato come il trofeo Mezzalama, il rally di scialpinismo più seguito di tutti, registra in vetta alle montagne del percorso la presenza di centinaia e centinaia di persone. Questa montagna diventa dunque un palcoscenico, uno sfondo teatrale sul quale si mostra lo spettacolo-competizione, con elicotteri che volano nel frastuono in ogni direzione. Sicurezza e ambiente non vanno assolutamente d’accordo, almeno se per sicurezza s’intende la riduzione della montagna a uno sfondo. La sicurezza in montagna è importante, ma ancora più importante è la sicurezza dentro. È la wilderness la miglior guardiana della nostra vera sicurezza. Eliski ed eliturismo sono un vizio.

Ma in montagna l’uso dell’elicottero va ben oltre l’eliski e l’eliturismo. L’elisoccorso ha modificato la pratica alpinistica e in alcuni gruppi montuosi l’ha perfino stravolta. L’avventura è una grande cosa, ma una vita umana salvata è più importante. Però ci sono gli abusi facili: i due elicotteri che intervengono per lo stesso infortunio, dove magari basterebbe un’autoambulanza. Sarebbe importante una regolamentazione. Ecco poi i voli di studio, per la conoscenza scientifica del territorio, come pure quelli per la manutenzione degli impianti radiotelevisivi e telefonici. Siamo abbastanza vigili sulle reali motivazioni di questi voli?

I rifugi alpini sono oggi costruiti, ristrutturati e soprattutto riforniti con l’elicottero, il che incentiva ogni genere di consumo. È vero che il rifugio svolge un servizio turistico, quindi sociale. Ma l’elicottero ne stravolge le funzioni. Si dice: ma la gente vuole un servizio efficiente. Ma più il servizio è efficiente, più la montagna è svenduta.

L’arrivo a Cervinia delle prime classificate femminile Forsberg, Mollaret e Fiechter

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Ci sono fotografi e documentaristi che fanno libri di montagna e film usando l’elicottero. Scorci, panorami vanno a solleticare la curiosità di chi ha visto poco delle montagne e crede di aver già visto tutto. Un panorama aereo di montagna non è immorale in se stesso. È immorale l’uso che se ne fa, il dare a un pubblico grezzo, e a poco prezzo, l’illusione di conoscere di più. Una veduta aerea è cattiva educa­zione. Perché eliminare subito il fascino del mistero di ciò che non si è visto ancora?

Ci sono pescatori che in primavera si fanno portare in elicottero sui laghetti ghiacciati. Per ore buttano le lenze in buchi da loro scavati nel ghiaccio e alla sera si fanno riprendere. Ci sono gestori di rifugi che organizzano voli di elicottero per liete serate in romantica baita alpina; ci sono feste e inaugurazioni di paese in cui le autorità scorrazzano per i ristretti cieli delle valli.

Ci sono stati alpinisti che per le loro imprese hanno usato l’elicottero come un taxi, a ciò incitati da una fetta consistente di pubblico e naturalmente da stampa e televisione. L’elicottero ha permesso riprese in diretta di queste imprese, con ciò trasformando l’alpinismo da leggenda creativa e catalizzatore dell’immaginifico ad attività banal­mente sportiva che si può vedere e vendere minuto per minuto alla moviola. La moviola è più forte. Se la televisione ti addormenta come un coglione, la moviola ti lobotomizza. C’è da dire che ci si può abituare anche alle immagini estreme, alla no limits. Ma il rischio di indigestione o di obesità diventa sempre più sensibile.

Infine, l’uso dell’elicottero più inaccettabile di tutti è quello legato ai film pubblici­tari. I voli sono autorizzati «per il bene della valle», ma chi ne trae vantaggio è solo il prodotto pubblicizzato. Le montagne fanno da sfondo sfolgorante alla tragedia di tutte le tentate vendite televisive.

 

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Il sogno di un Mezzalama con uso moderato di elicotteri ultima modifica: 2015-05-03T07:00:04+02:00 da GognaBlog

21 pensieri su “Il sogno di un Mezzalama con uso moderato di elicotteri”

  1. Leggendo l’interessante Blog di Gogna mi sono imbattuto in questo articolo. Che dire, mi sono balzati in mente tanti ricordi. Ricordi di un week end durante il quale, per la prima volta, dopo 4 anni di scialpinismo praticato sugli Appennini Abruzzesi, mi sono ritrovato al cospetto del Monte Rosa con un gruppo di appassionati del CAI per fare qualche semplice gita sul ghiacciaio. Il fine settimana era proprio quello durante il quale si sarebbe tenuto il Mezzalama.

    Di quel giorno, serbo ricordi bellissimi ed altri meno. Dei meno belli, sicuramente quello che mi e’ rimasto piu’ impresso e’ stato l’odore acre del cherosene durante la prima salita appena usciti dal “Citta’ di Mantova”. Per me, abituato al massimo ai quasi 3000 metri del Corno Grande, fu veramente terribile dover sopportare lo sforzo, la quota e…. la puzza. Li per li stramaledii il pilota.

    Tuttavia, al ritorno da Punta Parrot, obiettivo della giornata, fu una sorpresa vedere il ghiacciaio costellato di persone come se si stesse tenendo una gara di sci alpino di Coppa del Mondo su una delle tante piste delle Alpi. Non mi dispiacque tutta quella folla, anzi, mi sentii parte del tutto ed ancora piu’ felice del mio minuscolo obiettivo di giornata. Penso che il mio stato d’animo, in quel momento, dipendesse dal senso di condivisione della mia Passione per la montagna che stavo provando. Insomma, quell’evento fu la classica ciliegina sulla torta. Io, pippone principiante appenninico, non acclimatato, quel giorno avevo salito il mio primo 4000 su una delle montagne piu’ricche di storia, durante la piu’ importante manifestazione scialpinistica con attorno tante persone che amavano la montagna come me. Cosa volere di piu’ ? Oggi, che a causa di un incidente sugli sci avvenuto l’anno scorso ho solo sei piste nel carnet fatte lo scorso inverno, rimpiango anche quell’odore di cherosene.

    L’elicottero, e’ fastidioso, sicuramente rompe la magia del momento ma, in certe situazioni, anche non di emergenza, andrebbe sopportato perche’, volenti o nolenti, ormai il nostro modo di andare in montagna e’ influenzato dai mezzi a disposizione. Se non fosse per l’elicottero, non avremmo bivacchi e rifugi ospitali e molta meno gente frequenterebbe le montagne. Anche fra i cosidetti “puristi”

    Un saluto

  2. Avevo capito cosa intendi per rispetto e sono perfettamente d’accordo.
    Credo che molto dipenda dalla “cultura” dell’uomo padrone del mondo, che può fare e disfare tutto ciò che vuole in quanto essere superiore.
    Così si va verso l’auto distruzione…

  3. Sì, Alberto, mi rendo ben conto che un certo modo di ragionare va ben oltre i confini del Cadore…
    Quello che mi sconcerta è il fatto che si possa essere considerati un pericolo per la società, quando i pericoli reali sono ben altri.
    Sembra quasi che la gente, pur di non guardare in faccia alla realtà che la circonda, si crei dei mostri da combattere e da utilizzare come capri espiatori…
    Buona giornata!

  4. cioè mi spego meglio. Non che non ci siano più i luoghi da rispettare. Non ci sono più le persone che hanno il senso del rispetto.

  5. Cara Cristina non solo per la gente del Cadore. Direi che per la maggior parte degli italiani chi va in montagna è un cretino e un pericolo per la società.
    Tanto meno le montagne sono considerate un luogo sacro. Anzi direi che oggi in italia di luoghi sacri e comunque da rispettare, a prescindere da come la si pensi, non ce ne sono più.

  6. Buonasera
    Quanto affermato da “difendiamoci” mi fa riflettere sul fatto che ci sia una percezione totalmente diversa della questione. Da una parte chi dice che ci sono fin troppi permessi per, ad esempio, l’eliski. Dall’altra chi afferma che i troppi no stanno mettendo in difficoltà il settore.
    Sarebbe interessante avere qualche informazione in merito, qualche dato reale che confermi questa tesi, magari… Perché a me non risulta affatto che all’eliski si dica di no. Anzi, come sottolineato da Giorgio, si dicono sempre più sì! Fino a qualche anno fa in Cadore non veniva praticato, poi i comuni hanno cominciato a concedere permessi. L’attività in Valle d’Aosta? Non mi sembra che sia diminuita. La verità è che quelli che dicono no, non vengono minimamente ascoltati.
    Perdonami Giorgio, ma la “gente locale” molte cime delle Marmarole non sa nemmeno dove siano e i favorevoli all’eliski non sono pochi. Per molta gente del Cadore le montagne non sono sacre e chi va in montagna è un cretino (e più fatica, più è cretino).
    Sono pronta a rimangiarmi tutto quello che ho scritto a patto che “difendiamoci” possa fornire un riscontro attendibile di quanto afferma.
    Buona serata

  7. Non ho ancora capito quale Matteo sia a capo di questi business: Salvini o Renzi? Padroni a casa nostra o no ai teorici del no?

  8. Egregio Difendiamoci,
    diamoci pure del tu, che sennò mi sembra di essere in aula (di tribunale) 🙂

    Premetto anche che l’Alessandro Gogna (autore di questo blog) temo si incupisca se le persone che scrivono sul blog non si firmano nome e cognome (poi puoi dirci quasi di tutto) 😉 Generalmente, le persone che scrivono qui non sono “giornalisti” (o forse anche in un certo senso…), ma persone che dicono come la pensano, a prescindere dal lavoro che fanno.

    Anitutto ti ringrazio per tuo intervento. Io vorrei parlare sempre con tutti (se ne sono capace, e spesso non ne sono) ed insieme venirne a capo con un passo avanti. Anni fà, per esempio, invitai chiunque, anche FAVOREVOLE all’eliski, a scrivere su gruppo facebook http://www.facebook.com/noeliskisulledolomiti la propria opinione. Qualcuno favorevole all’eliski, e tra l’altro come te elicotterista, lo fece (sei mica te?) e gli diedi volentoeri spazio, pubblicandogli articolo. Qualcun altro, per esempio il ben noto alpinista ed guidatore di elicotteri: Simone Moro, da me interpellato affinchè dicesse la sua, non volle estenare il suo pensiero publicamente… ma mi esternò privatamente, peccato, perchè ci si guadagna tutti al confronto, ma evidentemente certe tesi sono insostenibili pubblicamente per chi ha una “immagine pubblica” vip. Ma poi i nodi vengono al pettine, dice un vecchio adagio.

    Se dobbiamo scendere sul personale (ed ammetto di averlo fatto per primo io con te), io sono un informatico, è vero, un ingegnere elettronico per studi, ma sono (diventato) contro CERTA “tecnologia”, cioè quella che ci viene ognigiorno propinata, cioè sono contrario a come si stà concependo oggi la tecnologia ed al come la si usi “strumentalmente” nel nostro sistema sociale…(ed anche in montagna). Forse ti sembro in contraddizione con il contenuto del mio stesso lavoro. No invece, è proprio perchè sono andato “a fondo” del senso dell’utilizzo dell’informatica nei prodotti e servizi per noi cittadini “consumer”, che mi sono progressivamente incazzato. Ma non voglio uscire dal seminato con robe personali forse fuori contesto, ma forse nemmeno; se leggi i miei interventi su questo blog vedrai che la mia è una impostazione piuttosto “primitivista” (vedi per esempio articolo scritto da Giuseppe Miotti: http://www.banff.it/la-gabbia-tecnologica-1/).

    Tornando all’eliski e l’uso degli elicotteri a scopi ludici: Se avrai voglia di leggere un pò di storia sul perchè tanto dibatterne anche su questo blog(vedi: http://www.banff.it/page/4/?s=eliski) vedrai che per me e molte persone qui, i fatti salienti furono alcune delibere comunali del Cadore in Dolomiti, che approvarono la proposta di alcune guide alpine sull’eliski su alcune vette “sacre” (per la gente locale) della Catena delle Marmarole. Un’area fragilissima e preziosissima per tutti (patrimonio dell’Unesco, etc.). Ora tu puoi immaginare cosa succederebbe nei prossimi anni in Dolomiti se tutti i comuni di una area così densamente abitata (dagli abitanti dei paesi, i turisti, i sciatori, i turisti), fosse un continuo quotidiano volo di elicotteri per gli usi ludici più disparati.

    Tu dici: “un tentativo di difendere l’operato di noi professionisti (inteso gente che ci lavora) che molto spesso viene rovinato da “piloti della domenica” che spesso e volentieri solo perchè hanno i soldi e le possibilità per comprarsi un elicottero lo usano atterrando e facendo cosa più gli garba.”

    Ma ti riferisci a Simone Moro ? SCHERZO! 🙂

    No, non possiamo vedere la questione qui in oggetto come diatriba tra corporazioni (lavorative). Ne abbiamo discusso tante volte anche su questo blog. Nè io farei i distinguo tra lavoratori di serie A e quelli di serie B.

    No, Non è questione di dire “No” a tutto. Io dico “No” alle cose che mi sembrano sbagliate e “Si” alle cose che mi sembrano giuste. Tu hai parlato di famiglia quindi forse hai dei figli. Ecco, io vorrei lasciare ai nostri figli un mondo migliore. Ma certamente accetto il tuo invito a riflessione ulteriore…anche se generalmente sono accusato di riflettere troppo 🙂

  9. Sempre per la teoria del perdonami, tutto ciò semplicemente per difendere un operato fatto con passione e che mi permette di dar da mangiare a me e alla mia famiglia.
    E’ sempre facile dare contro o cercare di limitare ciò che non ti da da mangiare, ti chiedo per cortesia di fare una riflessione.
    Mi pare di capire che tu sia uno sviluppatore di software, e se dall’oggi al domani prendesse piede la moda di dar contro alla tecnologia?? quella forse non distrugge e inquina di più che un elicottero? Vogliamo paragonare il numero di elicotteri nel mondo con le fabbriche di oggetti tecnologici? Ti chiedo solo di pensare a ciò, grazie alla teoria del NO che dicevo prima il mio lavoro diminuisce sempre più… le ditte si contano quasi sulle dita di una mano… e se succedesse a te??

  10. Per carità, tanto per cominciare non c’entro nulla con il mezzalama nè con l’elicottero in questione. Lavoro solo nell’ambiente da parecchi anni e, oltretutto, non conosco nemmeno personalmente chi opera/operava al mezzalama. Immagino comunque che facesse riprese e foto che a tutti piacciono guardare, aumentando anche l’interesse di eventuali turisti e probabilmente abbia portato in quota le attrezzature necessarie a svolgere una manifestazione che se portate con quad, camion o simili sicuramente avrebbe avuto un impatto atmosferico e di distruzione del terreno superiore a quello di un elicottero che posa il materiale nel punto preciso, senza bisogno di strade e quant’altro.
    Perdonami ma il mio era solo uno sfogo, un tentativo di difendere l’operato di noi professionisti (inteso gente che ci lavora) che molto spesso viene rovinato da “piloti della domenica” che spesso e volentieri solo perchè hanno i soldi e le possibilità per comprarsi un elicottero lo usano atterrando e facendo cosa più gli garba.
    A memoria non ricordo di operazioni “abusive”, ma, sia si tratti di elisky sia si tratti di rifornimenti a rifugi che altro son tutte operazioni legali e in regola.
    Sarò di parte ma le attività di elisky portano comunque una buona dose di turismo (vedi sestriere, cervinia ecc…) anche grazie al fatto che dai cugini francesi è vietato… con buona pace di tutti gli imprenditori della zona… a chi fanno schifo un po di soldini e clienti in più ultimamente??
    Non voglio assolutamente prendermela con nessuno, ma mi piacerebbe che a volte i giornalisti che scrivono questi articoli pensino a cosa c’è dietro prima di dare subito contro all’elicottero perchè è semplice.
    Grazie a questi articoli molti lavori sono finiti, e non solo parlando di elicotteri.
    Grazie alla teoria del NO a tutto molti lavori sono finiti.
    Resto però d’accordo con lei con il fatto che alcune cose vadano meglio regolamentate, seguite e controllate.
    Io ci lavoro ma ammetto che un elicottero che ronza sulla testa tutto il giorno nel mentre che una persona è in ferie, cosiccome per gli animali, sia fastidioso.
    I migliori piloti di elicottero che conosco sono nati e cresciuti professionalmente spargendo verderame (lavoro finito grazie ai NO di chi contestava il fatto che si spargessero veleni…. il verderame tanto per cominciare non è un veleno…. poi è più facile controllare cosa spande un elicottero in tutto l’oltrepò pavese o è forse meglio ora che mille contadini partono con mille trattori con mille prodotti diversi uno più velenoso dell’altro?) facendo rifornimenti ai rifugi e trasportando materiale in montagna (quasi finito anche quello grazie ai NO) facendo elisky (in via d’estinzione grazie ai NO) e mille altri lavoretti in via d’estinzione grazie ai NO.
    Questi piloti cosi ben addestrati in lavoro dove nessuno rischia tranne lui ora sono ottimi piloti di elisoccorso.
    I nuovi grazie ai NO non saranno mai all’altezza… ma in futuro verranno comunque a volare sulle nostre teste e a salvarci in operazioni rischiose anche se molto meno preparati.
    Ho divagato un po, spero non la prenda sul personale, ripeto si tratta di uno sfogo.
    A volte ci va.

  11. Non c’è nessun attacco generale agli elicotteristi, in quanto categoria professionale; tutt’altro: da anni spacchiamo il capello in quattro, distinguendo gli utilizzi, spiegando le ragioni del non senso di molte attività ludiche in montagna con elicottero, ed in genere con mezzi a motore, ragionando sulla sensatezza dell’uso dell’elicottero per il soccorso alpino e laddove non se ne può fare a meno.

    Ci siamo sentiti dire mille volte che guardiamo il dito e non la luna, che c’è di peggio. Certo, c’è di peggio! Non siamo nati ieri e lo sappiamo benissimo che dietro al dito (l’eliski ad esempio), c’è la luna (tutto l’ambiente terrestre…, non solo quello montano). Troverai sempre noi, quindi, ad essere incazzati su l’insesatezza di motorizzazioni inutili, impianti, piste da sci ed alpinismo “maleducato”.

    Ma cosa intendi per “professionista” ? Mi pare che tu sottointenda: “lavoro”. Ma non è che essere professionisti della guida di un elicottero (per esempio, ma potrebbe essere qualsiasi cosa della vita, essere autista di un taxi, o che sò fare programmi al computer) ci tolga responsabilità. Non è che un autista di un taxi è in ambito professionale se consciamente porta gente armata in giro a far rapine di banca… 😉
    Per metafora e parlando per me, non è che se uno mi chiede di fargli un software per crackare un sistema informatico bancario, lo faccio bello tranquillo perchè lo so fare (ma anche no), ed in fondo… ho solo “operato” per conto di terzi (il datore di “lavoro”). No: sarei anch’io poi ben complice (per esempio davanti alla legge) di essere entrato illegalmente nella banca… quindi, non faccio cracking anche se è “lavoro”. Per inciso mi sono licenziato da azienda multinazionale che operava secondo etiche vomitevoli. L’ho pagata cara, ma non è che tutto quello che è lavoro è uguale a “professionalità” e quindi è lecito… è un tema che in questo blog si è anche dibattuto a riguardo del lavoro delle guide alpine… (un altro esempio, più pertinente qui).

    P.S. Che faceva il tuo elicottero al Mezzalama ?

  12. Buongiorno,

    purtroppo voglio provare a dire la mia contro i continui attacchi a Noi Elicotteristi.
    Premetto che lo faccio di lavoro, non per puro divertimento.

    Sinceramente non riesco a capire i continui attacchi verso l’elicottero in se, d’accordo è rumoroso, inquinante se e solo se usato in modo non corretto o da persone incapaci/inesperte può pure essere pericoloso.

    Ma noi siamo professionisti, come chi, ad esempio, operava sul Mezzalama.

    Le sole domande che faccio a tutti coloro che danno contro all’elicottero sono:

    E tutti i vari pullman che arrivano sulle montagne non inquinano e non disturbano la fauna??
    E tutti gli escursionisti maleducati?
    E gli impianti di risalita con le piste da discesa non sono forse contro natura?
    Ma allora magari lo è anche il vostro attico in centro a Milano dove una volta correvano indisturbate mille specie di animali….
    Allora inquina e disturba anche il vostro comodissimo SUV… perchè non andare in bicicletta?

    Mi piacerebbe che per una volta la gente si rendesse conto che tutto è utile, se usato con senso, perchè a Cervinia, la settimana di Capodanno con migliaia di persone, non penso che sia il solo Elicottero a disturbare la Fauna.

    Non dico che solo noi siam belli e dobbiamo lavorare

  13. Caro Stefano, certamente in cima al Càstore non mi hai visto. Se un giorno ci tornerò sarà di sicuro meno affollato di questi appena passati.
    Credo di nutrire il massimo rispetto per le guide (visto che lo sono anche io) e soprattutto per il loro lavoro. Vorrei per loro un futuro stupendo.
    Se tu rileggessi con attenzione ciò che ho scritto in anni forse potresti capire quanto io ami la montagna e la gente che l’abita.
    Rispetto la tua idea, ti prego solo di considerare la mia come un’idea non dettata da alcuna convenienza. Il futuro non può essere nel traffico.

  14. Non ti ho mai visto in cima al Castore… Potresti venire su una volta con noi quando prepariamo la gara, così potrai conoscere chi ci lavora, chi sono i volontari, chi sono i medici e i piloti degli elicotteri, chi non dorme la notte pur di riuscire a fare svolgere una manifestazione come il Trofeo Mezzalama .
    Una gara in montagna, preparata da gente che vive in montagna e che ama la propria montagna.
    Spesso solo per ricevere un grazie da un atleta che forse non sarebbe mai venuto sulla nostra Montagna.
    Poi vedrai che l’elicottero è un uso, non un abuso.

  15. Parole sante, mi auguro anche per il prossimo Banff film festival di non vedere più immagini fatte da droni o elicotteri, così ne guadagnamo in educazione. Grazie Capo per la selezione che farai per noi…

  16. @Guidoval,quasi condivido la tua definizione di alpinista come “parassita della montagna” 🙂 mi ricorda la definzione di essere umano come “virus del pianeta terra” nel film “Wild Blue Yonder” di Werner Herzog. P.S. tu dici: Banff, io direi: Alessandro Gogna.

    @Nonno, ci ho messo un pò a capire la tua ultima frase: “Il popolo degli elicotteristi arriva ovunque, è per questo che non si muove camminando.” Poi l’ho capita… è il proclama di ubiquità degli esseri volanti di una dittatura aliena! argh! 🙁

  17. Interessante Guidoval. Hai dimostrato con il tuo intervento che intelligenza e sensibilità non sono prerogativa degli antieliski e dell’estremismo etico. Io del resto non lo ho mai pensato. E’ evidente che il progresso non si può fermare, ma questo è progresso? Ho visto un film, “l’ultimo lupo”, il vecchio saggio citava “e’ facile salire sulla tigre, il difficile è scendere” (forse le parole non sono esatte ma il senso è quello). Ci sono interventi che sono irreversibili dal punto di vista ambientale, un alpinista forse può spaventare come un elicottero ma i motivi che giustificano quell’elicottero sono quelli che conducono altri elicotteri, in serie. Tanti elicotteri non spaventano gli animali, li cacciano dal loro territorio. E’ così che è andata. Anche le manifestazioni “sportive” invernali producono lo stesso effetto soprattutto quando prevedono le “bonifiche con l’esplosivo”. E’ vero tutti stanno operando come se fosse un obbligo morale portare più gente possibile sulle montagne trasformando l’ambiente in terreno per manifestazioni di massa, forse sarà difficile fermare questo “progresso” ma non credo che fuggire nella valle solitaria sia un rimedio di una qualche utilità. Il popolo degli elicotteristi arriva ovunque, è per questo che non si muove camminando.

  18. Il Mezzalama delle prime edizioni era riservato a poche squadre militari selezionate e a rari e riconosciuti atleti civili d’élite, di solito guide alpine o alpinisti e fondisti di livello assoluto. Oggi partecipano centinaia di squadre e ad altre centinaia viene negata l’iscrizione per raggiunto limite o (più raramente) per mancanza di curriculum minimo. La percezione del livello di sicurezza ammissibile non era neppure paragonabile all’isteria contemporanea. Gli elicotteri erano ancora da inventare e poi, successivamente, ne sono stati costruiti sempre di migliori, accessibili in termini di costi, e quindi più numerosi. Le pochissime competizioni di scialpinismo esistevano soprattutto secondo la formula del rally – considerabile più aderente a una certa sfera etica montanara- e molto meno secondo la sola formula attualmente in vigore, quella della gara (di velocità: termine che suscita tutt’ora riserve nella stessa sfera etica). La platea dei praticanti-gara si è moltiplicata geometricamente per via di materiali molto migliori, della maggior preparazione atletica, del miglior tasso tecnico sciistico medio, della maggior disponibilità per tutti di risorse economiche e di tempo libero, della comunicazione diffusa e della conseguenza pubblicità sull’esistenza stessa di un modo di andare in montagna che si chiama scialpinismo o ski-touring o quel che si preferisce e che prima, parliamoci chiaro, non esisteva neppure, numericamente parlando. Esattamente come è successo per lo scialpinismo non-gara, dappertutto. Eccetera, il pistolotto potrebbe continuare per un po’ e solo per dire che i tempi sono cambiati al punto da non essere neppure confrontabili con quelli ‘dei primi Mezzalama’. Quella era una gara; questa invece una specie di manifestazione di un popolo, e comunque di massa. In modo diverso e di settore, ma coinvolgendo nell’organizzazione sempre più gli enti e l’economia locale, il Mezzalama si sta avvicinando a quella vera manifestazione di popolo che è la Patrouille des Glaciers: evento nazionale organizzato dall’esercito svizzero nel contesto di una vera e propria esercitazione militare, e per chi sappia cosa sia l’esercito per gli svizzeri questo dovrebbe dire tutto. Insomma: gli elicotteri, i gradini nel ghiaccio del Naso, i diritti televisivi (…mah! @Franco, guarda che funziona al contrario; al giorno d’oggi si paga o si prega, per ottenere spazio televisivo) e l’innominabile business (evocato altrove più che qui, per la verità) si potrebbero misurare anche con un occhio più pragmatico e meno etico. L’intervento in Banff mi sembra di parte, giustamente, ma sufficientemente equilibrato, anche se si appoggia a realtà superate come anticipavo sopra. La critica all’uso degli elicotteri in montagna ci sta, come quella all’heliski è sacrosanta in quanto diritto di critica e in parte -solo in parte- mi ci ritrovo. Ma finisco di ritrovarmici quando ci si avvicina o si supera il confine tra le considerazioni pratiche e quelle etiche. Piaccia o no, la montagna solitaria e quella per l’élite non esistono più o meglio bisogna saper scegliere e apprezzare i posti sfigati come dice Marco, e come faccio personalmente restando nella mia valle sfigata quando preferisco starmene da ‘solo’…ma connesso con la fibra se serve per scrivere qui la mia come sto facendo, e dopo aver fatto qualche Mezza e molte pecoronate con mille altri su itinerari stragettonati battuti e criticati come piste. Che ripeterò senza problemi, all’occasione. I limiti dell’opinione espressa da Banff qui sopra, secondo me, stanno nella critica all’elicottero generalizzata a troppi contesti, nella condanna dell’uso ‘immorale’ di certe immagini prodotte (anche se ne posso scontare l’iperbole letteraria) e della ‘svendita’ delle montagne. Se le montagne non devono essere proprietà solo di chi le abita ma un bene comune, come viene spesso sostenuto qui dentro, allora non devono neppure venir assoggettate allo ius primae noctis dei veri alpinisti in base a considerazioni prevalentemente etiche. Anzi: men che meno, e lo dico perché quando gioco a fare l’appinista, e cioè cazzeggio per monti, mi considero letteralmente un parassita delle montagne e spavento la fauna come e più dell’elicottero e per più tempo.

  19. In generale, mi fa piacere che il discorso, partito con nostra contrarietà all’eliski, si allarghi ad una riflessione critica su tutto l’eliturismo e sull’uso dei mezzi a motore in ambiente montano non urbanizzato (lo si è già fatto parlando delle moto sui sentieri). grazie.

    A completare l’elenco di utilizzo dell’elicottero a scopi “ludici”:

    – viaggi taxi per portare turisti in rifugio a pranzo (fatti avvenuti in Dolomiti)
    – da parte di cacciatori per raggiungere/prelevare bestie uccise (fatti avvenuti in Dolomiti)
    – da parte di persone che fanno parapendio (fatti avvenuti in Dolomiti)
    – viaggi panoramici in elicottero (questa è però una mia ipotesi, di cui non ho riscontro diretto).

    “Un panorama aereo di montagna non è immorale in se stesso. È immorale l’uso che se ne fa, il dare a un pubblico grezzo, e a poco prezzo, l’illusione di conoscere di più. Una veduta aerea è cattiva educa­zione.”

    Sono d’accordo: l’utilizzo dei panorami aerei ha aspetti pure diseducativi, e personalmente ho una contrarietà anche “estetica” all’utilizzo delle immaginio aeree… di cui non tedio il lettore.

    “la spettacolarizzazione dell’evento esige la massima velocità degli atleti, quindi una pista altamente preparata da giorni e giorni di lavoro di guide alpine (e di elicottero).”

    Si, questo è un non-senso. Anni fa una mia amica atleta sciatrice mi parlava del trofeo Mezzalama come come impresa molto impegnativa in ambiente selvaggio, ed io, ignorante più che ora, mi ero immaginato incredibili percorsi scialpinistici in fantastici ambienti selvaggi della catena del Monte Rosa. La realtà (ora) mi pare essere invece una gara di scialpinismo in un ambiente completamente controllato, senza nulla della wilderness immaginata.

    “Ma le decine di migliaia di passeggeri che anche quest’anno hanno usufruito di un passaggio in elicottero per scendere con gli sci non sono dei nemici: sono un pubblico da educare.”

    Si. Ed eventi come il trofeo Mezzalama potrebbero essere il veicolo di una possibile educazione, ma ne dovrebbe essere stravolta l’impostazione. Una occasione persa, per come è invece ora l’evento: una gara sportiva come fosse una partita di calcio.

  20. a quanto ammontano i diritti televisivi per il trofeo Mezzalama? giusto per dare un’idea di quanto sia il “giro d’affari” legato alla gara; cui bisognerebbe aggiungere le pubblicità nei vari punti del percorso.
    Ma non disperiamo, nelle gare automobilistiche sta velocemente prendendo piede un circuito alternativo alla formula 1, si chiama formula E, solo auto elettriche; magari un giorno avremo un Mezzalama organizzato con principi diversi e più vicini alla sostenibilità dell’ambiente. Speriamo che per quel giorno ci siano ancora i ghiacciai.

  21. Andare in giro nelle montagne “sfigate” è l’unico modo per non essere costretti a respirare la puzza di ascelle e di tubi di scarico della moltitudine dei nostri simili. Triste realtà. per il resto è una battaglia perduta.

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