Il tempo dell’ordine

Il tempo dell’ordine
di Bruno Telleschi

Nel film Oppenheimer di Christopher Nolan la bomba atomica è solo in parte uno spettacolo pirotecnico che travolge lo spettatore con l’artificio dei fuochi e dei colori, ma è soprattutto un racconto noioso sull’ipocrisia degli americani che vogliono punire l’impudenza politica e militare dei giapponesi. In entrambe le parti la bomba atomica non è mai una catastrofe cosmica: lo stesso Oppenheimer (il personaggio Oppenheimer) esclude che un’esplosione atomica possa innescare una reazione a catena e distruggere la Terra. Del resto alla paura della bomba atomica, che alimenta gli incubi dell’umanità nel dopoguerra, non corrisponde alcuna realtà, neppure con l’aggressione russa dell’Ucraina, ma viene agitata dalla propaganda per ricattare la libertà dei popoli. La paura della bomba atomica, della catastrofe nucleare, spiega il successo del film, ma è del tutto irrazionale. La sostanza della guerra non cambia. Perché hai paura della bomba atomica? Non cambia nulla: dovresti avere paura della guerra, piuttosto. Bisogna avere paura della guerra non della bomba atomica, una bomba atomica o convenzionale rimane sempre una catastrofe umanitaria, pur non essendo una catastrofe cosmica. Preferisci morire in un modo o nell’altro? Preferisci mille bombe da una tonnellata oppure una bomba da mille tonnellate? Cioè mille bombe convenzionali oppure una sola bomba atomica? (La potenza delle bombe atomiche si misura in tritolo equivalente o chilotoni: un chilotone è pari a mille tonnellate di tritolo. Per esempio si stima che la bomba di Hiroshima fosse pari a sedici chilotoni).

Nella conferenza di Casablanca (dal 14 al 24 gennaio 1943) gli angloamericani pianificarono lo sterminio dei tedeschi e degli italiani senza ricorrere alla bomba atomica. Con l’uso intensivo dei bombardamenti aerei le armate alleate vincevano la guerra con il terrore, con la distruzione delle città e le stragi dei civili. Basta ricordare i casi clamorosi di Amburgo e Dresda in Germania o di Cagliari e Zara in Italia: centinaia di migliaia di vittime che l’arroganza dei vincitori costringe a dimenticare. La stessa Michela Murgia nel sorprendente libro sulla bellezza del paesaggio in Sardegna (Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede, 2008) ricorda che la città di Cagliari fu distrutta all’80 per cento.

Nella famosa intervista rilasciata a Der Spiegel nel 1966 Martin Heidegger considera che «Non c’è bisogno della bomba atomica: lo sradicamento dell’uomo è già fatto». Non c’è bisogno della bomba atomica per constatare la fine della civiltà perché la sorte dell’uomo è già talmente compromessa che «Ormai solo un Dio ci può salvare» (che poi dà il titolo all’intervista), solo un dio potrebbe salvare gli uomini dalla catastrofe provocata dalla scienza e dalla tecnica. Solo un dio potrebbe salvare gli uomini dalla sopraffazione della scienza, che costituisce la vera catastrofe dell’epoca moderna, ma ovviamente non c’è più alcun dio, neppure quello cristiano e la stessa filosofia è moribonda. Non c’è ancora né ci sarà per molto tempo ancora una risposta convincente, almeno nei prossimi trecento anni, al problema che pone Heidegger apparentemente senza soluzione: l’opposizione esiziale tra l’uomo e le cose che nell’epoca moderna si risolve a vantaggio esclusivo della scienza e della tecnica. Ma nell’ultimo Heidegger a correzione del suo stesso pessimismo si apre uno spiraglio alla speranza che immagina per il futuro: il superamento dialettico dell’opposizione tra l’uomo e le cose. Del resto l’intero mondo dell’essere o il mondo delle cose non esiste senza l’uomo («Il mondo non può essere ciò che è e come è, grazie all’uomo, ma neppure senza l’uomo»), non si può rinunciare all’utile pur non essendo l’utile a dare un senso alla vita.

Nord: la catastrofe ambientale con il mare e il lago di Paola/Sabaudia

Nel film di Christopher Nolan buona parte della critica neorealista, interessata piuttosto all’analisi della realtà che alla valutazione artistica della narrazione, ha lamentato l’assenza dei congolesi, sfruttati nelle miniere di uranio, degli indiani cacciati dalle campagne negli esperimenti nucleari, e delle donne relegate in ruoli marginali. Infatti è vero, ma Oppenheimer non è un film sui congolesi, gli indiani e le donne che altri potrebbero con buona ragione girare, come pure sarebbe interessante un film sui giapponesi e i tedeschi che figurano sullo sfondo del grande e diabolico nemico inventato dagli angloamericani. Infatti Oppenheimer è un film americano che nel racconto della bomba atomica ripete la propaganda americana per giustificare l’imperialismo americano e nascondere le vere cause della guerra mondiale. Tuttavia la mancanza più grave è un’altra e riguarda la valutazione della bomba atomica, perché il film preferisce promuovere la paura degli spettatori senza riflettere sul contesto ideologico della bomba. La bomba atomica è sicuramente una catastrofe, minore però della guerra che è una catastrofe maggiore, ma a sua volta minore della scienza. La vera catastrofe non sta della bomba atomica, ma nella guerra e nella scienza. La catastrofe della bomba atomica e della guerra devono essere collocate nel predominio della scienza e della tecnica che inquinano la società contemporanea. La vera catastrofe sta nella scienza, la scienza è una catastrofe nel senso che non può offrire per se stessa un senso alla vita.

Sud: la catastrofe ambientale con il monte Circeo

La stessa falsa coscienza, che immagina una improbabile catastrofe atomica per nascondere le vere cause della catastrofe, si ritrova anche nell’Ordine del tempo che allude ad una irrazionale catastrofe cosmica senza vedere la catastrofe ambientale che devasta il paesaggio naturale con le case e le strade. Il film di Liliana Cavani comincia con la citazione di una conturbante Ursula Andress che esce dal mare della Giamaica (Terence Young, Agente 007. Licenza di uccidere, 1962) e rivive nelle vesti di una ingombrante Ksenia Rappoport (Paola) nelle acque di Sabaudia. E finisce con la solitudine di Viktor, il marito di Paola, sulla spiaggia che neppure la bellezza del mare può consolare del suo fallimento matrimoniale.

La monumentale e mostruosa villa Volpi sulle dune di Sabaudia

Nel frattempo, a parte il cammeo della suora dove la Cavani ritrova la sua spiritualità, lo spettatore subisce in silenzio le confessioni e le recriminazioni dei personaggi che festeggiano il cinquantesimo compleanno di Elsa nella sua villa di Sabaudia. Il tempo della festa diventa il tempo della ruminazione interiore come forma di coscienza e identità avvolta in sé stessa senza uscire da sé stessa, per ritrovare il tempo oggettivo nella contemplazione del paesaggio. Il tempo della festa diventa il tempo delle confessioni senza tempo, come se il tempo non esistesse. E in effetti è vero, la coscienza può riassumere continuamente se stessa e in questo senso può sospendere il tempo, sebbene non sia sempre un vantaggio. Nel presente della coscienza si confondono nello stesso tempo sia il passato sia il futuro perché nella vita della coscienza vive solo il presente. Nella villa di Sabaudia il mito della catastrofe diventa un melodramma psicologico, una commedia pseudoesistenziale che confonde la realtà con il flusso delle proprie emozioni senza tempo, con l’aggravante delle citazioni scientifiche tratte dall’omonimo libro di Carlo Rovelli sull’Ordine del tempo. Sembra che in fisica il tempo non esista e non ci sarebbe un ordine temporale dal passato al futuro, ma soltanto una imbarazzante sovrapposizione di livelli (entanglement). Se fosse vero nella vita degli atomi non per questo sarebbe vero nella vita degli uomini: nonostante il disordine degli atomi esiste il tempo delle vacanze e della festa, il tempo che mette in ordine i viaggi e le cene di Sabaudia. Sarebbe stato meglio non confondere l’ordine e il tempo della fisica con il tempo e l’ordine della storia e della coscienza. Tra le sorprendenti rivelazioni della fisica e le inconcludenti confessioni dei personaggi non c’è alcuna correlazione reale, come dimostra il caso dell’imbelle Enrico, il giovane scienziato innamorato di Paola, comunque imbelle con o senza la teoria della relatività o la meccanica quantistica, buone soltanto per discettare a tavola tra un piatto e l’altro.

La villa dell’orrore ambientale e del melodramma teatrale

Con la fondazione di Latina nel 1932 e di Sabaudia nel 1934 comincia la devastazione dell’agro pontino, che prosegue nel dopoguerra con la speculazione edilizia che trasforma le dune costiere nel buon ritiro di una borghesia spesso colta e illuminata (Michelangelo Antonioni, Alberto Arbasino, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini e Monica Vitti, ecc.), ma comunque distratta. Dopo vari condoni e un lungo contenzioso, alla fine la stessa corte di Cassazione nel 2018 giustifica la devastazione della macchia mediterranea, riconosce la proprietà privata della duna con argomenti cavillosi e salva dalla demolizione tutti gli ecomostri che hanno trasformato un grande e suggestivo ambiente naturale nello squallido villaggio turistico pieno di belle case, ma inutili e dannose, compresa la monumentale villa Volpi, sede di molti film da Mario Mattioli, Luciano Salce, Alberto Sordi, Mauro Bolognini, Carlo Verdone a Massimiliano Bruno.

Il muro della vergogna che separa le ville dal mare

Come si vede, il villaggio dell’orrore appare come una fortezza dell’arroganza: da una parte la strada protegge le ville dal lago di Paola/Sabaudia e dall’intrusione degli ingenui cittadini, dall’altra una lunga muraglia impedisce l’accesso al mare degli onesti bagnanti e dei benevoli viandanti.

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Il tempo dell’ordine ultima modifica: 2023-10-29T05:51:00+01:00 da GognaBlog

49 pensieri su “Il tempo dell’ordine”

  1. Lo sa lei Bonsinore come vengono portati a valle i blocchi e i detriti? Mica ci sono più le vie di lizza, adesso ci sono le strade di arroccanento che SQUARCIANO i fianchi dei monti e arrivano sulle creste. Perché il materiale “buono” purtroppo è in alto e non nei fondo valle.

  2. Bonsignore ma lei pensa che oggi in Apuane l’escavazione sia come quella del tempo in cui fu estratto il blocco da cui fu realizzato il David, oppure la Pietà o il Mosè???? Quello che oggi avviene in Apuane è il più grande disastro ambientale europeo. Prima di parlare venga in Apuane a guardare e magari anche vedere.

  3. Trovo agghiacciante l’estrazione sulle Apuane. Ma vi rendete conto che faccio il bagno d’estate in Versilia e se alzo lo sguardo vedo una catena di montagne come se fossero innevate? E ogni anno, è peggio… 

  4. Io non mi dichiaro, né ritengo di essere, al “disopra” della posizioni di nessuno. Osservo però che sostenere, come è stato fatto, che un blocco di roccia amorfa abbia un valore e un significato in sè, e che questo valore sia di tale livello da far considerare un crimine lo staccarlo dalla montagna per qualsiasi scopo, significa prendere una posizione estrema – magari rispettabilissima in sé, ma che di fatto rende impossibile qualsiasi proseguo della discussione in termini anche solo passabilmente razionali.
    Visto comunque che sono stato invitato a rispondere, preciserò che non stiamo parlando di specie viventi, di biodiversità e della indispensabile protezione dell’ambiente, ma di materia inerte. Voler idealizzare la materia, e attribuirle un’importanza assoluta e aprioristica, è esclusivamente un costrutto mentale da “uomo padrone”, se posso appropriarmi indebitamente di questa espressione, che non ha nulla a che vedere con gli equilibri naturali e i loro rispetto.
    C’é stata di recente un’interessante discussione, purtroppo interrotta troppo presto, se sia lecito giudicare le montagne come “belle” in sè, o se si tratti – appunto – solo di un costrutto mentale. Personalmente, tenderei a favorire la prima ipotesi, e proprio per questo, tra svariati altri motivi, le cave non mi piacciono affatto, né sulle Apuane (per quello che capisco dalle foto e descrizioni), e né altrove. Però ripeto, attenti a non cadere, e a non farci spingere, nel pozzo senza fondo del fanatismo. Perché se è un crimine estrarre marmo, a maggior ragione dovrebbe esserlo qualsiasi altra attività mineraria passata, presente e futura, che coinvolge volumi ben maggiori. Torniamo al neo0litico, peraltro con il limite che è permesso usare solo schegge di roccia già staccate per cause naturali?
     

  5. CVD. Purtroppo, ad un certo punto qualsiasi discussione razionale diventa impossibile. Mi raccomando, respirare il meno possibile e risparmiare ossigeno.

     
    E me ne guardo bene di essere razionale.

  6. 40. È facile sottrarsi alla discussione autodichiarandosi al di sopra delle posizioni degli interlocutori. Rispondi alle obiezioni di Alberto invece, possibilmente con argomentazioni plausibili. Grazie.

  7. @Matteo: Sí per la seconda parte del commento (mi riferivo appunto a quello), ma no per la prima. La megafauna nord- americana, la cui estinzione molteplici indizi fanno attribuire all’arrivo di tribù di cacciatori umani attraverso il ponte di Bering, comprendeva anche i cavalli:
    https://en.wikipedia.org/wiki/Horses_in_the_United_States
    Se la cosa può sembrare difficilmente credibile, dati i grandi numeri in gioco e i tempi relativamente ridotti dell’estinzione, bisogna tenere presente che il metodo di caccia consisteva nello spingere le mandrie verso un precipizio. In questo modo, si uccidevano centinaia di animali per volta, di cui solo una piccolissima parte veniva consumata.

  8. “si pensi alle ipotesi secondo cui l’estinzione dei cavalli in America sarebbe stata dovuta alla caccia sfrenata”
     
    Ezio, non c’è mai stata alcuna estinzione di cavalli in America, per il semplice fatto che non ci sono mai stati cavalli in America finché non li hanno portati (e se li sono fatti scappare) gli europei…
    Forse ti vuoi riferire alla grande estinzione americana di fauna di grosse dimensioni, 11000-12000 anni fa, generalmente imputata all’arrivo degli uomini dal ponte di terra Siberia-Alaska

  9. CVD. Purtroppo, ad un certo punto qualsiasi discussione razionale diventa impossibile. Mi raccomando, respirare il meno possibile e risparmiare ossigeno.

  10. Siamo proprio sicuro che sarebbe stato meglio se quel blocco di marmo fosse rimasto sulla montagna?

    38 Bonsignore, non conosci il problema delle Apuane ma ti permetti comunque di sentenziare e condannare a morte un ambiente.
    Si sarebbe stato meglio che quel blocco fosse rimasto in montagna, perché con quella scusa li, che metti in modo subdolo, si sta distruggendo un intera catena montuosa, anche perché il marmo apuano non viene  solamente usato per realizzare della bella scultura. Ma anzi la maggiore quantità del marmo estratto viene impiegata in ben altri settori, anche per fare del banale dentifricio, viene impiegata per fare il carbonato di calcio. Quindi va tutto bene, l’importante è estrarre, non si guarda in faccia a nulla. E l’escavazione chiamata “coltivazione”.
    Chi l’ha detto che il David è più importante di una montagna? Chi l’ha detto che il David è più bello di una montagna?
    L’ha deciso l’uomo padrone…

  11. Non conosco quasi per nulla la Apuane, e quindi su questo punto non mi pronuncio. Faccio solo sommessamente notare che senza le cave, non solo non avremmo, diciamo, la Moschea Sheik Zayed ad Abi Dhabi (che vabbé, dal nostro punto di vista magari se ne potrebbe tranquillamente fare a meno), ma nemmeno il David di Michelangelo. Siamo proprio sicuro che sarebbe stato meglio se quel blocco di marmo fosse rimasto sulla montagna?
    Più in generale, mi  sembra che quando ci si focalizza sui (veri o presunti) disastri ambientali degli ultimi decenni, si tende a dimenticare un po’ troppo facilmente che la presenza della specie umana, e le sue capacità di sviluppare forme di vita associative sempre più complesse, ha sempre e comunque avuto un enorme impatto sull’ambiente naturale – e questo molto, ma molto prima dell’industrializzazione, del capitalismo e della società dei consumi.
    Su scala infinitamente minore, non so se avete mai osservato cosa sia capace di fare, un formicaio di rufe, nella zona di bosco dove si è piazzato. L’unica cosa dell’ambiente naturale che rimane come era prima sono (sino ad un certo punto) gli alberi.  Lo stesso è sempre valso per noi, certamente dall’introduzione dell’agricoltura ma forse anche prima: si pensi alle ipotesi secondo cui l’estinzione dei cavalli in America sarebbe stata dovuta alla caccia sfrenata. La nostra esistenza, sotto qualsiasi forma associativa, richiede per forza di cose lo stravolgimento di quelli che erano gli equilibri naturali precedenti, e di questo bisogna pur rendersi conto. L’alternativa è appunto unirsi ai taliban che sostengono che l’uomo dovrebbe sparire, per “salvare la natura”.
    Detto questo, è indubbio – e su questo punto, penso si sia tutti d’accordo – che dovremmo sviluppare la capacità di valutare con estrema attenzione le conseguenze della nostra presenza, e delle nostre attività, sull’ambiente. Questo, se non per motivi di ordine etico o ideologico, quanto meno per essere sicuri di non fare qualche brutta ca..ata che potrebbe metterci nei guai.
    Come ovvio, il problema principale è la crescita della popolazione mondiale, con svariati miliardi di persone – che sino a prova contraria, sono uomini come me e voi – che vogliono non solo mangiare, ma se possibile anche uscire dalla miseria più abietta. Prima di suggerire che l’ovvia soluzione è il controllo delle nascite, fermatevi un momento a riflettere. Il controllo delle nascite porta inevitabiltemente ad una piramide di popolazione rovesciata, con un numero di anziani eccessivo rispetto ai giovani – cosa sostenibile (sino ad un certo punto) solo in una società di servizi post-industriale, e quindi per definizione parassitaria rispetto al resto del mondo. La vera soluzione, per ridurre la popolazione mondiale a livelli accettabili per il pianeta, sarebbe l’eliminazione dei vecchi (mi permetto di dirlo, perché ho 78 anni) e sopratutto un drastico ritorno della mortalità infantile ai livelli di due o tre secoli fa. In pratica, bisognerebbe far tornare la medicina ai livelli di Ippocrate e Galeno. Qualcuno se la sente di proporlo?
    Nell’attesa, cosa possiamo fare? Quello che che ho detto: valutare con estrema attenzione qualsiasi intervento che modifichi l’ambiente, per soppesarne i vantaggi (per la comunità, non i singoli); e tenere un atteggiamento estremamente critico nei confronti di interventi a fini ludici. Ma non opporsi sempre e comunque, per principio a qualsiasi cosa (No questo. NO quest’altro…) semplicemente perché modifica qualcosa. Altrimenti, tanto varrebbe opporsi al fatto che gli uomini respirano. Avete idea, di quanto ossigeni consumiamo?
     

  12. Ma Lei ha mai visto una montagna dal punto di vista antropico?
    Troverà il paese alla sua base  orti e campi appena sopra, quindi una fascia boscosa, oltre i pascoli, più su i prati da sfalcio, poco piu su le praterie sommitali, oltre il limita vegetazionale si innalzano le pareti rocciose o iniziano i ghiacciai. Da alcuni anni spesso al posto dei pascoli ci sono le partenze degli impianti ed il bosco è stato raso al suolo per arrivare in paese sci ai piedi. Esca dalla Sua biblioteca qualchevolta

  13. “Le piste da sci finiscono su quelli che erano pascoli e boschi dismessi.”
    Questa è una vera chicca, una delle più brillanti mai uscite sul blog. Me la segno.
    Davvero complimenti.

  14. Il termine malaria nacque ai tempi della serenissima che attribuiva alla cattiva aria della terraferma le febbri malariche. Quando capirono che era nelle acque morte la probabile origine iniziarono a deviare i fiumi ed a BONIFICARE. Le piste da sci finiscono su quelli che erano pascoli e boschi dismessi. 

  15. @ 32
    No, Alberto, cosí non va bene. Non va affatto bene. Va malissimo.
    Credo che pure Ezio ne convenga. Spianare montagne nel XXI secolo per arricchire pochi o molti è una politica pessima. Di piú, criminale.
     

  16. 31. A me invece piace contestare lo spostamento di questi “paletti”, come li chiami tu, di volta in volta a favore della devastazione ambientale, ma di poco per volta, in modo che ci si abitui al fatto che così deve andare, perchè così è il progresso. Evidentemente qualche fettina di prosciutto negli occhi quacuno ce l’ha per non vedere le profonde modifiche all’ambiente nel mondo intero in questi ultimi decenni. E di questo passo trovo assolutamente normale che nascano idee che voi bollate come “fanatismo talibano”, quando si tratta semplicemente di presa di coscienza di quanto sta avvenendo su questo pianeta. Si tratta di dare alle cose il nome corretto, e nei casi sopra esposti, non ultimo le devastazioni in Apuane,  “crimine” non mi pare così azzardato.

  17. Non che le mie idee abbiano un particolare peso o valore, ma comunque:
    Se parliamo di attività sostanzialmente fine a sè stesse (come certe strade in quota), o con scopi esclusivamente “ludici” (centri turistici, alberghi, ville di vacanza. impianti e quant’altro) siamo perfettamente d’accordo: se si vogliono piazzare questi orrori  in ambienti, che hanno/avevano un sia pur minimo valore paesaggistico o/e naturale, qualsiasi critica è più che giustificata.
    Quello che invece contesto è il fanatismo talibano per cui qualsiasi tipo di intervento a azione, anche se indiscutibilmente finalizzato a importanti interessi condivisi della comunità, viene attaccato come un male “a prescindere”, semplicemente perché cambia qualcosa nell’ambiente circostante. Può certo darsi che ad un esame attento risulti che i vantaggi (ripeto: della comunità, non del portafoglio di qualche singolo) non sono tali da giustificare i danni. Questo però può e deve essere discusso e analizzato caso per caso, e non in nome di una pregiudiziale “protezione della natura” a tutti i costi. Questo vale per la bonifica delle Paludi Pontine come per la creazione di invasi artificiali per impianti idroelettrici e per tante altre cose.
    Come ammoniva Pietro Nenni, quando ci sono in ballo delle posizioni ideologiche bisogna per prima cosa mettere a posto dei robusti paletti, perché altrimenti si finisce inevitabilmente in una situazione, in cui c’è sempre uno più puro che ti epura. Se vogliamo considerare la bonifica pontina come un crimine ecologico, sarà permesso creare argini per i fiumi? Creare barriere paravalanghe? Scavare canali d’irrigazione per i campi? Sono tutti interventi che indubbiamente “stravolgono l’ambiente naturale”. Anzi, visto che ci siamo, sarebbe il caso di proibire qualsiasi attività agricola, perché non c’è nulla che alteri la natura in modo altrettanto radicale. Torniamo alla sola raccolta di semi, bacche e radici (di caccia immagino non ne possa nemmeno parlare), e così vivremo felici e “in equilibrio con l’ambiente”.
    Suvvia…

  18. 29. La malaria venne debellata dopo la 2^ guerra grazie al DDT
    L’azione sanitaria che avrebbe portato all’eradicazione della malaria fu possibile grazie all’offerta dell’UNRRA, che nel 1946 stanziò 1.179.075.000 lire per un programma “Quinquennale” di lotta antimalarica volto a risolvere definitivamente il problema attraverso l’impiego “esclusivo” dei nuovi insetticidi a effetto residuo. Un Piano quinquennale per il risanamento dell’Italia fu presentato nel gennaio del 1946 da Alberto Missiroli, che suddivideva l’Italia in quattro zone, in rapporto alla specie vettrice prevalente e alla sua diffusione.
    Il DDT usato secondo il “metodo italiano” non uccideva le zanzare, ma esercitava un effetto irritante, per cui causava la loro fuoruscita dalle abitazioni, dove la temperatura consentiva lo sviluppo del parassita. Nelle regioni temperate, anche in estate, la stagione principale della trasmissione, la temperatura scende normalmente sotto i 19-18°C, cioè sotto il minimo necessario perché il plasmodio riesca a svilupparsi nel vettore. In pratica le zanzare infette morivano prima di diventare infettanti. L’eradicazione della malaria dall’Italia usando il DDT fu possibile perché, dato il contesto climatico ed ecologico, la trasmissione dipendeva dalla presenza dei vettori nelle abitazioni.
    Quanto ai sassi e al bosco, almeno sforzati di leggere quello che ho scritto,  ho parlato di piste da sci, non di pastorizia e selvicoltura.

  19. Mah. Secondo me misura: Le bonifiche han ridotto la malaria e creato terre coltivabili e lasciato alcune zone per la biodiversità Togliere i sassi da un pascolo o tenere regolato un bosco aiuta  la biodiversità. Polarizzare ed esclusivizzare non è mai corretto

  20. 27. Chiamalo come vuoi, ma ciò che sta accadendo in montagna da qualche decennio è esattamente sovrapponibile alla bonifica delle paludi pontine: dopo aver “bonificato” tutto ciò che si poteva in pianura, si bonifica la montagna da “inutili” rocce, prati, boschi per sostituire questi habitat con piste di sci e centri commerciali (alberghi, resorts, spa e via dicendo), con il pretesto dello sviluppo che porta benessere. Mi pare che tu sia abbastanza in linea con questo modalità aggressiva che non concede alternative. Sì, un crimine. Con buona pace per voi “persone razionali”.

  21. Certo. Se il fanatismo (pseudo)ecologista, oltretutto rafforzato dal’ imperativo ideologico di criticare qualsiasi cosa sia collegata al bieco regime, arriva al punto di considerare la bonifica delle Paludi Pontine come un crimine, qualsiasi discussione tra persone razionali diventa impossibile. Immagino peraltro che in questa ottica, anche la vaccinazione contro la poliomielite debba essere vista come una grave distruzione di processi “naturali” e perciò buoni a prescindere.
    Comunque, chi vuole scrivere articoli dovrebbe quanto meno accertarsi di capire il senso dei termini che usa. L’ “agro pontino” è appunto quello creato dalla bonifica. Prima, lì non c’era nessun agro, ma appunto le paludi.
     
     

  22. 24. “Un’ immane bestialità di questo livello toglie qualsiasi valore a tutto il resto, ammesso che ce ne sia.
    Dipende dai punti di vista e dalla cultura del singolo. Forse la lettura di questo articolo può aiutarti a comprendere meglio l’affermazione fi Telleschi (con il quale personalmente concordo su questo punto).
    https://www.google.com/amp/s/www.lastampa.it/cronaca/2017/08/11/news/agro-pontino-c-era-una-volta-l-amazzonia-italiana-1.34430004/amp/
    Ne parlò anche Tozzi in una puntata di Sapiens.

  23. Avevo cominciato a leggere l’articolo con un certo interesse, perchè ero curioso di vedere dove l’ Autore volesse andare a parare. Ma arrivato alla frase,
    “Con la fondazione di Latina nel 1932 e di Sabaudia nel 1934 comincia la devastazione dell’agro pontino,”
    ho smesso di leggere. Un’ immane bestialità di questo livello toglie qualsiasi valore a tutto il resto, ammesso che ce ne sia.
    Comunque, il mio interesse iniziale era stato stimolato dal fatto che l’ Autore sembra voler sostenere che le armi nucleari siano armi come tutte le altre, e che di conseguenza una guerra nucleare non sarebbe poi “tanto peggio” rispetto ad un conflitto convenzionale. Questa pericolosissima, demenziale tesi è sostenuta dai “neocon” americani, e da altri ambienti guerrafondai ad essi collegati, per cercare di “anestetizzare” l’opinione pubblica circa gli enormi rischi che le linee di politica estera fortemente aggressive seguite dalle ultime Amministrazioni USA stanno creando non solo per gli stessi Stati Uniti, ma per tutto il mondo.

  24. @21 Ma che paura di te… proprio non mi conosci. Evito di avvelenare il clima solo pe rispetto verso l’amico Gogna, che si fa un mazzo tanto per aggiornare quotidianamente almeno siti (il Blog, T&T e AltriSpazi). Ti suggerisco quindi di smetterla con l’approccio da attaccabriga, non solo in questa sequenza e non solo con me, ma in assoluto con chiunque, per analogo rispetto che ciascun lettore dovrebbe esprimere verso Gogna.

  25. 20, ritengo sia l’uso politico della scienza e della tecnica ad essere catastrofico. Al suo nascere la tecnica ha si arricchito qualcuno, ma sollevato molti dalla miseria e reso più umano il lavoro, certo, si è devastato l’ambiente, ma è pur vero che sono state scienza e tecnica a farcene avvedere. Viviamo si forse il momento migliore che mai abbia vissuto l’umanità, ma temo che questa bambagia abbia prodotto una classe politica povera spiritualmente e dallo sguardo corto capace di usare scienza e tecnica a proprio esclusivo tornaconto non per dirigere ma per comandare. 

  26. Crovella, è dura la vita al di fuori del CAI di Torino, non te lo aspettavi, dì la verità! Pensa un po’, qua fuori c’è gente che non è d’accordo con quello che scrivi, ma robe da pazzi! Quanto al tuo commento su me e Stefano, dimostra quanto sia limitata la tua comprensione della realtà.
     

  27.  
    Ovviamente no (Carlo 10), Cagliari o Zara non sono paragoni di Hiroshima o Nagasaki, sebbene di Amburgo o Dresda. Ma l’analogia non sta nel numero delle vittime e riguarda piuttosto una mutazione di mentalità e di comportamenti: la scienza e la tecnica favoriscono una civiltà del terrore che non ha uguali nella storia dell’umanità.

  28. Invece il collegamento c’è eccome e la spe56iegazione che ho dato è ben chiara. Evidentem6ente, come ti ho già detto, non hai le dotazioni di base per poter “capire.” Dopo di che, se anche fossero farneticazioni, le mie, a che te cappero te ne frega? Lascia perdere le mie farneticazioni e prosegui per la tua strada, senza farti distrarre da uno cime me, che tu consideri un cretino. Invece è palese che tu vuoi “attaccar burilla”, come direbbe Montalbano. E lo fai con chiunque: pochi giorni fa vi siete insultati tu e tal Stefano, due detrattori delle mie esternazioni. Dovreste essere dalla stessa parte (quella antitetica ad un vecchio cretino come me) e invece litigate pure fra voi due. Perché? Perché in realtà anche tu fai parte di quel “gruppetto” che  nell’accedere a questo blog (forse anche ad altri, non so) cerca fondamentalmente il “litigare” in quanto tale. Non mi interessi, non so più come dirtelo, non mi interessano né i tuoi commenti né  le tue continue richieste di spiegazioni sui miei interventi e le continue polemiche che metti su. Tanto è inutile spiegarti e rispiegarti le cose, o non ci arrivi proprio (per scarsità intellettive) o non ci “vuoi” arrivare, per il motivo che ho illustrato poco sopra (ti piace litigare per il litigare). Per cui d’ora in avanti ti ignorerò totalmente.

  29. Crovella, per prima cosa devi capirti tu stesso, non c’è nessuna argomentazione, nel tuo arzigogolato ragionamento, che spieghi come mai la speculazione edilizia degli anni 60 sia collegata a questa tua affermazione “Tutto si origina dallo stesso enorme problema: troppi individui sul pianeta”. Ripigliati.

  30. Vedo che sei recidivo. Rileggiti il 13 dove spiego il collegamento fra i fenomeni. Forse io elaboro concetti troppo evoluti per te, ecco perché non li capisci mai. Su qualsiasi tema e qualsiasi argomento. Parti da questo presupposti e fattene una ragione. E’ inutile che cerchi di spacchettare ogni mia affermazione, vivisezionandole tutte fin a ogni lettera che compone ogni termine utilizzato: i concetti non le capisci proprio e punto. D’altra parte, che t’effrega di capire fino in fondo cosa dice Crovella?. Lascia perdere e passa oltre.

  31. La maggior parte dei commentatori ha solo guardato le foto, e han fatto bene. Il polpettone, saccente, misticheggiante e pieno di messaggi volutamente subliminali, e’ evitabilissimo. In realta’ credo  gli manchino le palle per un vero coming out.  
    Il vero mistero e’ sul perche’ Gogna si faccia costantemente attrarre dai guru piu’ improbabili 

  32. 2 Stefano
    Lei ha ragione.
    Ma il blog ormai è uno sfogatoio, una RSA del pensiero rancoroso. Questo Telleschi accrocchia pensierini casuali pensando di fare filosofia dicendo ogni tanto heidegger

  33. 13. Perfetto.
    Quindi confermi, con un po’ di giri di parole, che la frase “troppi individui sul pianeta” in questo contesto non c’azzecca per nulla.

  34. C’entra nel senso che, specie allora, tutti credevano in uno sviluppo infinito all’interno di un sistema finito. Per cui nessuno si poneva autolimitazioni, tanto meno gi cosiddetti “arroganti”, che certamente hanno più colpe degli altri (questi dell’esempio, tra l’altro, pare che siano arrivati a condizionare le sentenze di Corte suprema…). Se avessimo tutti pensato, già allora, a una forma di sviluppo diversa… magari oggi (oltre a non essere 8 mld totali, con proiezione verso 10 mld) avremmo ancora totalmente selvagge alcune zone, come per esempio quella dell’esempio.

  35. Ma il ministro dell’ambiente, i Parchi, le Associazioni ambientaliste,(circa 80), sono a conoscenza di questi ECOMOSTRI? Certamente SI! Allora, perchè non li buttano a terra? Chi lo vieta…?

  36. Ma davvero l’autore crede che risieda nella scienza la catastrofe?? …..allora lasciamo che sia la “pancia” a impedirla?

  37. 1. No Crovella, in questo caso la popolazione non c’entra nulla. Quando sono stati realizzati questi scempi, cioè negli anni 60, eravamo in 3 miliardi, meno della metà di adesso, tutto sommato una quantità di individui che la Terra potrebbe ospitare senza grossi problemi. Qui si tratta semplicemente di arroganza estrema di una certa parte della società, sempre esistita da quando esiste il mondo, null’altro.

  38. Una domanda: Villa Volpi è la dimora estiva dell’imperatore Diocleziano o dell’imperatore Vespasiano?
     

  39. Se poi è il “ricco” ha dettare le regole non possiamo che proseguire sulla strada attuale. 
     
    ESATTO! ma c’è di piu’… il ricco ti dice di essere morigerato, ma lui non da il buon esempio. Vi stanno prendendo per il culo. Vi piace? via piace che predichino di non mangiare carne e poi ai loro meeting mangiano carne di prima scelta? vi piace che vi dicano di andare in bicicletta e loro vanno con i jet privati? vi piace che vi dicano di mangiare farina di grillo quando loro non ci pensano nemmeno? Vi piace che vi costringano a spendere soldi per l’efficientamento svenandovi, quando loro non gliene frega niente spendere quei soldi perchè ne hanno a palate? non meritate altro allora .

  40. Il problema non è la sovrappopolazione quanto, piuttosto, la sovrabbondanza di individui fondamentalmente educati al consumismo sfrenato. Incapaci di porsi dei limiti hanno come esempio i fautori della crescita ad ogni costo . Non si può crescere all’infinito e produrre /consumare sempre di più in un mondo finito.
    Se poi è il “ricco” ha dettare le regole non possiamo che proseguire sulla strada attuale. 

  41. È l’uso improprio della ricchezza da parte di una società benestante, civilmente e culturalmente poco evoluta, che produce le mostruositá ambientali del proprio territorio…lo scempio urbanistico-ambientale portato avanti in Italia a partire dal boom economico è sotto i nostri occhi, ci viviamo in mezzo è la scenografia della nostra vita di tutti i giorni è difficile prenderne coscienza perché il confronto con il “prima dello scempio” è nella memoria delle persone anziane… 

  42. In buona sostanza, se Lei, Gogna è una persona coerente cancella tutti i post di Crovella sulla riduzione della popolazione. 

  43. Gogna non ho veramente capito perchè ha cancellato il post mio. D’altronde l’ho solo chiamato ad un atto di coerenza. D’altronde incentivare, osannare alla riduzione dell’umanita’ non è un abominio? 

  44. Tutto si origina dallo stesso enorme problema: troppi individui sul pianeta. Vale sui Quatteomila e vale in riva al mare. Se ci fossero meno individui, sarebbe più facile preservare le aree selvagge. Cosi, invece, c’è una pressione antropica irresistibile. Rale pressione si esprime anche ai livelli più colti e raffinato della società. Tali frange vanno ad occupare i luoghi più belli, che sono tali perché, prima, erano selvaggi e incontaminati.

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