La fine della Val Giumela

Metadiario – 221 – La fine della Val Giumela

Il 7 febbraio 1999 da Pescegallo (Alpi Orobie) salii con gli sci all’Anticima della Punta Centrale del Monte Ponterànica. Ero assieme ad Alberto Sorbini, Paolo Gerli e Roberta Moro: le condizioni della neve erano bruttarelle, dovemmo accontentarci. Però mi fece assai piacere fare qualcosa con amici che non frequentavo da tempo.

Elena in discesa dal Colle san Carlo a la Thuile,16 gennaio 1999
Elena in discesa dal Colle san Carlo a la Thuile,16 gennaio 1999

Tornai in zona la settimana dopo (14 febbraio), questa volta con il bel tempo e con Bibi, Elena e Petra. Passai la giornata a sciare con loro e mi concessi solo una puntata alla Spalla Sud-ovest del Monte Salmurano, con partenza dal Passo Salmurano.

Dalla vetta dell’Anticima della Punta Centrale del Monte Ponterànica (Alpi Orobie) verso il Monte Ponteranica Orientale e la Val Brembana.
Dalla vetta dell’Anticima della Punta Centrale del Monte Ponterànica verso il Pizzo dei Tre Signori.
In discesa dalla vetta dell’Anticima della Punta Centrale del Monte Ponterànica, 7 febbraio 1999.

La settimana bianca è un’istituzione degli ultimi decenni, bellissima perché a giusta distanza dalle ferie estive e dalle follie natalizie ti fa riscoprire il senso dello stare in famiglia con i bambini, in un bel posto, tra le montagne. E, se devo esprimere una preferenza, Saas Fee è proprio adatta a una settimana bianca. Il fatto che la circolazione agli automezzi sia vietata, al di là del piccolo disagio dell’arrivo e della partenza con i bagagli, si rivela presto vincente. Il villaggio rimane comunque turistico e moderno, senza quell’aria di antico che siamo ancora abituati a sognare, ma è bello camminare nella stradina principale e sbirciare nei negozi luminosi o per le viuzze più interne. Al mattino presto ogni tanto capita di udire qualche muggito dalle stalle sotto alle abitazioni, mentre l’oscurità lascia pian piano la conca che s’arrossa in alto sulle creste e sulle pareti di ghiaccio a canne d’organo del Dom e del Täschhorn. Nell’aria si sente il profumo della legna nei camini appena riaccesi.

Un particolare di Saas Fee
Il Feegletscher con veduta su Alphubel, Taeschhorn, Dom des Mischabel e Lenzspitze.
Dal Plattjen (Saas Fee) verso Fletschhorn, Lagginhorn, Weissmies, Portjenhorn e Pizzo d’Andolla. In primo piano, a destra, l’Almagellhorn.
I crepacci del Feegletscher

La giornata scorre scandita da discese su pista, una dietro l’altra senza mai fermarsi né mai ripetersi, con dislivelli importanti. Per i bambini, un’emozione continua, dal trenino sotterraneo alla grotta di ghiaccio con la riproduzione della caduta degli alpinisti in un crepaccio, dalla breve ma aerea passeggiata alla cima della Quota 3460 m, nel vento che ti spazza via, fino alle prime divertenti escursioni fuori pista.

Non è la prima volta che vengo da queste parti. Sull’Allalinhorn avevo portato alcuni clienti bresciani, una delle rare occasioni in cui esercitai il mestiere di guida alpina in senso classico.

Unica variante alle giornate di sci, la salita con Marco Milani al Lagginjoch 3499 m. Il 10 marzo 1999 da Saas Grund salimmo con gli impianti a Chrixbode 2397 m, poi con altro impianto a Hohsaas 3098 m. Scendemmo per una cinquantina di metri sulla pista settentrionale delle due e, giunti al fondo del largo vallone, l’abbandonammo e salimmo al meglio per i pendii in direzione del Lagginjoch, un valico roccioso situato tra il Lagginhorn 4010 m a nord e il Weissmies 4023 m a sud. Da lì si apriva un bellissimo panorama anche sulle valli del versante ossolano, nonché sul ghiacciato Monte Leone in lontananza. Andai anche da solo (11 marzo) sulla vetta del Mittelallalin 3596 m.

La doppia pagina di apertura del servizio apparso su Montebianco (marzo 2000). Marco Milani in salita verso il Lagginjoch.

Con Franco Ribetti il 30 aprile ci recammo in Valle del Sarca. Entrambi stazionavamo a Trento per via del Festival e ci prendemmo quella giornata per arrampicare: non avevamo con noi grande documentazione, ma alla fine scegliemmo un itinerario bellissimo, la via Nikotina alla Parete Gandhi (sopra a Pietramurata). La via era stata aperta nel 1994 da Massimo Maceri ed Ermanno Filippi, con l’aiuto di Giacomo Damian.

La Parete Gandhi con i tracciati delle attuali vie di arrampicata. Nikotina è la numero 16. Foto: da Arco Pareti, vol. 2, di Diego Filippi

Il 4 giugno con Giovanni Alfieri andai in Canton Ticino per salire il Piz Biela 2863 m. Da Bosco Gurin 1503 m salimmo per un sentierino a nord-ovest attraverso alcuni alpeggi fino ad un baitello 2020 m c. isolato nei pascoli. Per altre balze erbose più ripide, sempre in direzione nord-ovest, ci dirigemmo all’evidente Hendar Furggu 2419 m (o Bocchetta Foglia), l’intaglio tra il Pizzo Stella 2688 m a sud e il Piz Biela a nord. Poco prima del passo salimmo alla base del versante sud-est e salimmo per un canalino di rocce rotte (delicato, pericoloso) fino a raggiungere la cresta sud assai vicino alla vetta. La seguimmo con passi di II fino in cima (vetta sud e vetta nord, più alta).

Salendo alla vetta del Piz Biela (Wandfluhhorn), Canton Ticino. 4 giugno 1999.
Dalla vetta del Piz Biela (Wandfluhhorn) verso nord.
Giovanni Alfieri in discesa dal Piz Biela
Eolo-Pompieri, il passaggio delle Lame. Foto: openspeleo.org.
Eolo-Pompieri, il passaggio del Canyon. Foto: openspeleo.org.

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La bellezza autunnale della Val Giumela con lo sfondo del gruppo del Catinaccio.

Nel 1999 la battaglia per la Val Giumela era giunta quindi alla stretta finale, tanto che perfino RAI Tre decise di occuparsene. Il 22 giugno mi ritrovai a Pozza di Fassa con il regista Corso Salani, l’amico operatore Martino Poda (quello della Groenlandia sei anni prima) e con un tecnico fonico. Insieme salimmo al Col Ross per documentare la bellezza della valle e per un’intervista dove era mio compito spiegare la gravità dei danni che avrebbero portato gli impianti. Il 24 facemmo un salto la mattina alla Marmolada di Rocca per un’altra intervista e nel pomeriggio ancora in Val Giumela, Sella Brunech e Col Vivacin.

Val Giumela: l’impianto di collegamento con Sella Brunech e Col Vivacin.

Questi tre giorni di lavoro furono la base per il bel servizio apparso poi nella rubrica di RAI Tre “Paesaggi rubati”.

Ma naturalmente la Val Giumela aveva il destino segnato. Il pubblico sognava nuovi impianti, pochi riuscivano a vedere cosa stavamo per perdere.

Ecco qui due commenti, ancora oggi leggibili su qualche forum:

1) Finalmente, dopo anni di battaglie, il tanto contestato ed atteso collegamento tra le due aree sciistiche Buffaure e Ciampac, è realtà.
I lavori procedono celermente ed il prossimo inverno sarà possibile arrivare con gli sci ai piedi da Pozza di Fassa fino ad Alba di Canazei e successivamente fino a Canazei, quindi al giro del Sella.
Il collegamento è stato per anni contestato da pseudo ambientalisti che si preoccupano per la salvaguardia della Val Giumela.
Dico pseudo perché il tutto è diventato una manovra politica e chi per anni sbraitava contro il collegamento non ha capito proprio nulla.
Innanzitutto il collegamento avrà un impatto ambientale minimo su una valle di per sé brulla e insignificante. Gli ambientalisti forse non sanno che un impianto di risalita non inquina, è silenzioso, ma soprattutto è un mezzo di trasporto che toglierà dal fondovalle di Fassa un enorme quantità di automobili inquinanti. Infatti è questo uno degli scopi: abituare lo sciatore a passare la prima ora della giornata sugli sci per raggiungere la meta più ambita che è Canazei, invece che restare imbottigliati nel traffico per la stessa ora o più.
Esistono tante altre situazioni di impatto ambientale molto più allarmanti che pochi metri di una seggiovia.
La mia è ovviamente soltanto una considerazione personale che è comunque condivisa in valle, e non solo in valle, da moltissime persone.

2) Questa è un’ottima cosa. Speriamo che riescano a sensibilizzare gli sciatori ad usare questi impianti per raggiungere il polo di Canazei.
E poi, se non sbaglio, la Buffaure non è proprio messa bene economicamente e questo collegamento la potrebbe risanare.
In quanto alla bellezza o meno della Val Giumela… non ci sono mai stato. Penso che due seggiovie, di cui una abbastanza corta, non possano stravolgere l’equilibrio naturale della valle.
Il mio parere sul collegamento? Finalmente si sono decisi a farlo!

Si vociferava di resistenza dura, di incatenamenti alle piante da abbattere… ma purtroppo non se ne fece nulla.

Una settimana dopo la traversata in grotta (26 giugno), ancora con gli stessi compagni, andammo su terreno a me senz’altro più familiare, la via Risognando California alla Pania della Croce. Questa è una rivisitazione della via Sognando California aperta nel 1985. Da Levigliani raggiungemmo la Foce di Mosceta 1189 m e da lì seguimmo il sentiero per la Foce di Valli per poi abbandonarlo per seguire un crinale erboso fino all’attacco, segnato da due fix nella sosta di partenza, molto scomoda e franosa.

La via proponeva 11 lunghezze di corda, con chiodatura un po’ disomogenea, tanto che conveniva avere qualche friend a disposizione. Ricordo in particolare il secondo tiro, una placca di 6b+, il quarto che presentava una bella fessura di tipo “granitico” (6b), l’ottavo (un diedro strapiombante di 6b) e il decimo, altra placca impegnativa. Non raggiugemmo la vetta, bensì seguimmo i prati verso la via normale che ci riportò alla Foce di Mosceta.

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La fine della Val Giumela ultima modifica: 2024-07-06T05:53:00+02:00 da GognaBlog

6 pensieri su “La fine della Val Giumela”

  1. “Non so perché ha cambiato le emoticon con i punti interrogativi.”
     
    È la maledizione di Balsamo. Nel GognaBlog colpisce chi non ha offerto entusiasticamente il braccio alla Pfizer.
    Il motto balsamiano è il seguente: “Vaccínati, vaccínati sempre, e sarai simile a un dio”.

  2. Non so perché ha cambiato le emoticon con i punti interrogativi ..

  3. Bertoncelli: 
    Per i nipoti è troppo presto, ma bastano i figli????
    Oggi per la prima volta da parecchio tempo mi sono concesso un nell’anello da Capanna Tassoni al lago Scaffaiolo e ritorno, e mi sono proprio goduto la giornata. 
    Quasi quasi mi fa dimenticare le lotte vaccinali con Balsamo ????

  4. Mi pare di aver capito che nel 1999, dalla gita in bici sul Monte Bardellone all’intervista su RAI 3, si sia battuta un po’ la fiacca. Dico bene?
    😀 😀 😀
     
    P.S. Alessandro, se non scherzo con te, con chi scherzo?
    Krovellik, veterano di trentasette commenti al giorno, ora pare un ectoplasma. Spero per lui che se ne sia partito per la traversata della Corsica a ritrovare lo spirito libero e anticonformista di un tempo che fu.
    Cominetti mi sembra distratto: forse è in partenza per il Cerro Torre in invernale.
    Il milanese Vegetti a quest’ora sarà spaparanzato sotto l’ombrellone a Milano Marittima, con gazzosa d’ordinanza al fianco.
    Balsamo combatte col ferro e col fuoco al grido di Todos vacinados.
    Grazia, gentile e innocente fanciulla sicula, è da omaggiare anzichenò.
    Massari e Battimelli, coi loro decimi gradi, mi mettono soggezione.
    Il Merlo è muto: da un anno fa lo sciopero del commento.
    Parmeggiani è troppo impegnato coi suoi tre figli (a quando i primi nipoti?).
    Matteo non lo tocco perché ho paura che si arrabbi.
    Il toscanaccio (Benassi), tra una scalata e l’altra sulle Apuane con almeno 30 gradi centigradi (all’ombra), è uno dei pochi che si salvano tra i forumisti storici.
    Con gli altri mi scuso per non averli menzionati.
    Insomma, ci sei rimasto quasi solo tu.

  5. Val di Fassa? No, grazie.
     
    L’amarezza che proverei nel vedere com’è ridotta, ricordando la bellezza di una volta, mi spinge a evitarla per il resto della mia vita.
    Meglio l’Appennino, le Alpi Marittime, Alpi Orobie, Alpi Carniche, Alpi Giulie e tanti altri posti: sono piú genuini, sono meno devastati, non ci sono orde.
     
    Al limite, se proprio volessi farmi del male, anziché la Val di Fassa e la Val Gardena sceglierei Riccione (ma in settembre).

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