Alessandro Baù e Nicola Tondini hanno realizzato la prima salita in libera del Pilastro Renato (670 m, IX+), impegnativa via sulla parete nord-ovest della Punta Civetta: l’ultimo capitolo di una grande storia lunga tre estati.
La libera integrale del Pilastro Renato
(sulla parete nord-ovest della Punta Civetta)
Foto di ©Alex-Faedda_Enrico-Veronese, salvo diversa menzione
Tra il 22 e il 23 luglio 2026, le guide alpine Alessandro Baù e Nicola Tondini hanno completato la prima salita in libera del Pilastro Renato (670 m, IX+, 17 lunghezze), via aperta dal basso e senza spit sulla parete nord-ovest del Civetta tra le estati del 2024 e del 2025 e dedicata alla memoria di Renato De Zordo, storico gestore del rifugio Coldai venuto a mancare nell’estate 2025.
L’impresa è stata realizzata in stile “team free”, con ogni tiro salito in libera sia dal capocordata sia dal secondo. Nel luglio del 2025 i due alpinisti ne avevano completato l’apertura arrivando in cima, segnando un fondamentale punto di arrivo ma non di fine: restava da realizzare la rotpunkt completa di tutti i tiri della via. Tornare nell’estate 2026 per portare a termine la libera integrale ha rappresentato il completamento naturale del progetto, coronando l’idea originale con cui la via era nata.
Il nuovo itinerario inizia in comune con la via dei Polacchi (Roman Bebak, Janusz Ferenski e Ryszard Kowalewski, 13-15 agosto 1968); poi, dove questa traversa nettamente a sinistra, segue per un breve tratto la via dei Faccioni (Claudio Mukuku Sardella e Stefano Calicetto Zaleri, 20 agosto 1987) lasciandola subito sulla destra quando questa obliqua a destra; prosegue autonoma su una linea verticale fino ad incrociare la via dei Fodomi (Giuliano Stenghel e Renzo Vettori, 28 luglio 1979) e prosegue verso gli ancora più impegnativi tiri finali.
La libera integrale del Pilastro Renato
Il nuovo e ultimo capitolo della storia ha preso il via la mattina del 22 luglio 2026, quando i due alpinisti, alle prime luci del giorno, hanno chiuso alle proprie spalle le porte del rifugio Tissi per raggiungere l’attacco della parete, immersi in un’aria gelida, garanzia di roccia asciutta e aderenza ottimale.
Superati senza intoppi i primi sette tiri (fino al VI+), dall’ottavo la via ha cambiato ritmo con una fessura di VIII- interamente da proteggere a friend. Una volta arrivati sotto il muro giallo del nono tiro (IX+) – una linea complessa ed esposta con run-out aerei che in fase di apertura sembrava difficile da salire senza spit – hanno dovuto affrontare uno dei passaggi più delicati.
Tondini ha superato la lunghezza da primo al primo tentativo posizionando i rinvii, seguito dal compagno da secondo. Poco dopo, un volo del veronese sul decimo tiro (VIII+) è stato prontamente risolto al secondo giro.
Il comando è quindi passato a Baù sull’undicesimo tiro (IX, un diedro seguito da 15 metri di fessura su roccia compatta), superato al primo tentativo da primo e scalato anche da Tondini da secondo. Prima che calasse la sera, l’alpinista padovano è salito lungo la prima parte del famigerato dodicesimo tiro – uno dei due tiri chiave della via (IX+) che in apertura aveva richiesto l’uso dell’artificiale – per riguardare i movimenti.
Trascorsa la notte in portaledge, la mattina del 23 luglio, con quattro gradi di temperatura, gli alpinisti si sono concentrati sul tiro decisivo. Tondini, partito per quella che avrebbe dovuto essere una ricognizione, ha chiuso il tiro al primo colpo. Fiduciosi, i due hanno smontato il portaledge: toccava a Baù. Volevano stringersi la mano in cima sapendo di aver salito entrambi da primi quel passaggio chiave che, come il nono tiro, avevano aperto metà a testa. Fermato sul crux dalla rottura di un appiglio, Baù è ripartito dopo una breve pausa, firmando la libera al secondo giro. Da lì alla cima la cordata ha scalato al primo tentativo i quattro tiri rimanenti.
Dal sogno alla realtà: come è nato il Pilastro Renato
Quella del Pilastro Renato è una lunga storia. Prende il via nell’ormai lontano 2009, quando Nicola Tondini e Alessandro Baù valutano di aprire una nuova via sulla parete nord-ovest del Civetta. All’epoca adocchiano la sezione sinistra della parete (Punta Civetta), ma ipotizzando che sia infattibile senza spit ripiegano sulla Punta Tissi, dove nascerà Colonne d’Ercole. L’idea resta così sotto forma di sogno fino a un pomeriggio di fine estate 2023, quando una luce trasversale rivela l’itinerario a Tondini. Un’intuizione subito condivisa da Baù, che rimane tuttavia custodita in un cassetto per un altro anno, pronta a tramutarsi finalmente in realtà.
A luglio 2024 parte l’apertura dal basso e senza spit. Superati i primi otto tiri, i due aprono il nono alternandosi a metà e proseguono sul decimo e sull’undicesimo; senza riuscire a proteggersi adeguatamente, a corto di energie e chiodi, sono costretti a fermarsi.
Nel luglio 2025 tornano in parete con Alessandro Beber. Superati rapidamente i primi undici tiri, affrontano il dodicesimo, decidendo una linea più a destra: Tondini apre la prima parte, mentre Baù, dopo un volo di dieci metri, termina il tiro ricorrendo anche a tre metri in artificiale viste le precarie protezioni. Un temporale li blocca, ma a fine luglio Baù e Tondini ritornano in parete sempre ripartendo dal basso e aprono gli ultimi cinque tiri fino in cima.
Durante la discesa, una chiamata dal gestore del rifugio Tissi li informa della scomparsa di Renato De Zordo, per 45 anni storico custode del rifugio Coldai con la moglie Enza, venuto a mancare proprio mentre i due bivaccavano in parete. La scelta è immediata: dedicare a lui la nuova via.
Sponsor e ringraziamenti
Per Nicola Tondini: Salewa, Skylotec, Wild Climb, Maxim Ropes, Dolomite 1897 e il negozio Verona Verticale; per Alessandro Baù: C.A.M.P., Scarpa, Salice Occhiali, EAT Freedom, Club Alpino Accademico.
Entrambi fanno parte del gruppo XMountain Guide Alpine.
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Matteo a me va benissimo, e concordo con te che sia una grande realizzazione alla faccia dei mangiatori di rane che dopo aver sputtanato la via di Lafaille al Dru hanno trapanato la nord ovest. La mia considerazione era riferita ad altri sistemi poco o nulla chiari a cui aveva fatto riferimento Cominetti. Per quanto gli sponsor se sei un professionista e ricevi devi anche dare.
“ragassi”
Scusi, signor monaco, ma lei non è mica di discendenze bolognesi?
Sòrbole!
ma ragassi, ma non vi va mai bene nulla ! 😉
hanno raccontato per filo e per segno come la hanno aperta,
e come la hanno liberata dopo. piu’ di cosi’!
questa e’ una delle piu’ belle realizzazioni dell’estate alpina…alla faccia di chi sulla nord-ovest ha fatto risuonare suoni da cantiere…
la lista degli sponsor stona un pochino ? a me non piace, mai, ma come hanno rimarcato altri, sono (anche !) professionisti, e hanno i loro obblighi.
Alberto la mia è un osservazione in generale sullo spirito che anima alcuni frequentatori dei blog. Non è ad personam
Personalmente non ho fatto nessuna polemica verso Bau e Tondini a cui riconosco oltre che la classe, le palle, il rigore. Ho solo fatto una considerazione generale su certi modi di aprire e poi relazionare.
Questi ragazzi sono prima di tutto degli appassionati, poi sono dei fuoriclasse e poi sono dei professionisti. Che un professionista ringrazi chi lo supporta nella propria attività non mi sembra che possa essere cosa oggetto di osservazione. Su una realizzazione del genere focalizzerei l’attenzione sullo stile e sullo spirito della dedica piuttosto che fare puntualizzazioni sul nulla. Ste polemiche hanno un po rotto le palle chi ha il grado vada a ripetere. Per me solo grande stima.
Cominetti ti ringrazio per la stima.
Sul serio.
Ti lascio una mail, scrivimi
Ratman.gogna@gmail.com
E la lobby dei trapani non la nominiamo?
Con quello che costa (soprattutto) la ferraglia ora, meglio menzionare chi ti dà un appoggio.
La relazione compilata da queste cordate dopo la libera integrale, offre la descrizione delle esatte condizioni da loro incontrate durante la medesima, con precisione e lealtà nei confronti di chi andrà a ripeterla (ovviamente in libera perché il messaggio da loro suggerito è quello, non l’artificiale-aid), quindi la distanza dei chiodi e la proteggibilità veloce.
I “giorni della libera” sono la ricompensa dopo il duro lavoro durato anni e la gioia di poterlo finalmente condividere appieno.
Secondo un mio punto di vista, riconosco un impresa tutt’altro che facile. COMPLIMENTISSIMI A CHI PORTA A TERMINE, QUESTE ASCESE PIÙ O MENO DIFFICILI.
Ratman, anche se mi stai sul cazzo perché giochi stupidamente su un inutile anonimato, trovo anch’io patetica questa lista di ringraziamenti. Anzi, la trovo ridicola e che sporca la bravura e l’intraprendenza dei protagonisti.
D’altronde il Maestro di Pavana diceva che dal provincialismo arrivano solo cazzi in culo.
Salewa, Skylotec, Wild Climb, Maxim Ropes, Dolomite 1897 e il negozio Verona Verticale; C.A.M.P., Scarpa, Salice Occhiali, EAT Freedom, Club Alpino Accademico.
Entrambi fanno parte del gruppo XMountain Guide Alpine.
E questo per me è un’assurdità. Non capisco perchè non si deve relazionare la via come s’è aperta, dichiarando gli eventuali passi in artif. fatti in apertura. Se poi la si rifa in libera si darà una successiva relazione con i gradi in libera.
Be’, per chi pratica l’alpinismo di oggi, queste realizzazioni sono tra quelle di punta, o molto vicine ad esse.
Da un po’ di anni, se apri una via e non lo fai in libera, poi ci torni per farlo, o almeno ci provi, in quello stile.
Direi che comunque, la ripetizione per liberare la via, dopo la sua apertura, è qualcosa che è già stata decisa prima dell’apertura. Ovvio che poi, a via aperta, valuterai la possibilità che ti riesca in libera, in base alle tue capacità e stato di forma.
Per molti, un’apertura senza la successiva “liberazione”, non è neppure considerata l’apertura di una nuova via.
Per fortuna, in pratica ognuno fa come vuole.
Lo stile conta, ma l’importante è divertirsi e stare bene con i compagni.
Comunque bravi colleghi!
dopo la conquista dell’inutile quella del superfluo: lo spirito del tempo.