La lotta per salvare i mufloni dell’isola del Giglio

Per una breve cronistoria della lotta per salvare i mufloni dell’Isola del Giglio, abbiamo scelto tre articoli apparsi nel giro di due mesi e mezzo.

«Salviamo i Mufloni del Giglio»
(la petizione di 50 agricoltori)
di Paola D’Amico
(pubblicato su corriere.it il 12 settembre 2021)

A lanciare l’SOS sono cinquantuno tra vignaioli e agricoltori che vivono stabilmente sull’isola toscana. Gli abbattimenti sono già iniziati. E contro il piano dell’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano si è già schierata anche la Lav.

Secondo il Parco, i Mufloni sarebbero «alieni» e metterebbero a rischio i lecci, della cui corteccia sarebbero ghiotti. Il paradosso è che questi animali furono portati sull’isola negli anni Cinquanta perché rischiavano l’estinzione

L’ipotesi di ridurne il numero trasferendoli è stata scartata per questioni di «tempo, efficacia, costi».

Tre giovani mufloni sono stati portati in un centro di recupero per animali selvatici, costituito da un’area recintata, dove «non potranno riprodursi naturalmente». Tutto questo grazie a un finanziamento di circa 1,6 milioni di euro per il progetto «LetsGo Giglio».

Il muflone (Ovis aries musimon)è l’antico antenato di tutte le pecore domestiche che hanno accompagnato la civiltà mediterranea, donandoci la lana, latte e sostentamento per millenni.

Ed è presente nelle isole mediterranee da circa 10mila anni dove è protetto: a Cipro, per esempio, è considerato l’animale nazionale. In Corsica, la caccia al muflone è vietata dal 1953. In tempi più recenti, è stata anche approvata una legge per proteggere gli esemplari della Sardegna dalla caccia.

«Gli agricoltori locali hanno firmato una lettera in cui esprimevano i loro sentimenti irremovibili sul fatto di voler mantenere i mufloni sull’isola e di non volerne vedere uno solo ucciso», racconta Cesare Scarfo, 41 anni, ingegnere e oggi vignaiolo che vive con moglie e figli nell’isola che ha imparato ad amare quando era «piccolo e ci venivamo in vacanza».

I proprietari di piccoli orti, frutteti e vigne, si sono riuniti per dichiarare che i raccolti non vengono danneggiati dal muflone.

Una recente petizione ha raccolto ad oggi, più di 5.000 firme contro l’uccisione dei mufloni. I cittadini, consiglieri e agricoltori dell’isola hanno trovato il supporto di associazioni, scienziati indipendenti, esperti.

I mufloni vivono sull’isola da 65 anni
Un dato importante è la densità di popolazione del Muflone. Recenti studi in Sardegna dimostrano che gli «squilibri di habitat cominciano a verificarsi quando i mufloni superano i 300 – 400 esemplari per ogni 1.000 ettari».

All’Isola del Giglio ci sono 12 – 20 mufloni ogni 1.000 ettari (25-40 esemplari totali in un’area di oltre 2.100 ettari), una densità di popolazione che avrebbe difficoltà a produrre un impatto negativo tangibile sull’ambiente.

Studi del Dipartimento di Biologia di Firenze, sulla popolazione di mufloni dell’Isola d’Elba, ha avuto come esito che essi non risultano invasivi, ovvero non danneggiano significativamente le leccete locali dato che, per un rispetto ed un senso innato di tendenza a raggiungere un equilibrio con l’ambiente in cui vivono, tendono a brucare in modo diffuso e non localizzato, annullando così ogni possibile effetto dannoso ed aiutando tra l’altro a contenere gli eventuali incendi.

La popolazione di mufloni all’Isola del Giglio è presente da oltre 65 anni. La loro popolazione è rimasta contenuta nel corso degli anni, tanto che l’avvistamento di un muflone è considerato molto raro.

Molti abitanti dell’isola che hanno vissuto tutta la loro vita qui, non ne hanno mai visto uno. Essendo una specie originaria delle vicine isole mediterranee, esiste la possibilità che, a causa della somiglianza di habitat, la popolazione si sia naturalizzata in questo ambiente e si sia integrata nella comunità biologica.

Le esche avvelenate sull’Isola di Montecristo
E mentre gli animi si scaldano sul caso dei mufloni, ritorna a galla la vicenda delle 14 tonnellate di pellet avvelenato che, nel 2012, furono lanciate con gli elicotteri sull’isola di Montecristo. Proprio il giorno prima del naufragio della Costa Concordia al largo delle coste del Giglio.

Montecristo, considerata il cuore dell’Arcipelago Toscano è una Riserva Naturale Biogenetica dello Stato, uno dei luoghi più protetti ed inaccessibili del Mediterraneo. Un gigantesco ammasso granitico che si erge dal mare fino a quota 645 metri, circondato da un mare un tempo incontaminato.

L’operazione fu condotta nell’ambito del progetto «Life-Montecristo 2010», finanziato con circa 1,6 milioni di euro dalla Ue, per eradicare il ratto nero che, sostiene l’ente Parco, metteva a rischio la popolazione di Berta minore, mangiandone le uova e i piccoli.

Le esche contenevano «brodifacoum», un veleno noto per essere persistente nell’ambiente e tossico anche per gli organismi acquatici. Una vicenda dolorosa, che portò la Procura di Livorno ad aprire una inchiesta (il processo si concluse con una oblazione degli imputati). In quel caso fu la comunità dei pescatori a sollevare perplessità. Primo fra tutti Carlo Gasparri, campione mondiale di pesca sub.

E per chiedere lumi si è mosso anche il Ministero della Salute che chiese un parere agli esperti dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana.

Un parere che non lasciava dubbi: «Pur avendo innegabili vantaggi per eradicare o diminuire la consistenza di popolazioni di ratti… ha tra i principali svantaggi quello della sua persistenza nell’ambiente… che determina mortalità primarie e secondarie in moltissime specie non oggetto dell’intervento di eradicazione anche dopo mesi dalla sua dispersione nell’ambiente».

Quel pellet, avvelenato ma ghiotto per gli animali, non è solubile, e ha tutte le caratteristiche per entrare nella catena alimentare sia terrestre sia marina provocando un vero e proprio disastro ambientale.

Danni incalcolabili, insomma, che meritano di aprire una riflessione e approfondimenti prima che la storia venga archiviata come bufala.

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Toscana, i mufloni uccisi nel parco dell’Arcipelago sono 2.166: 15mila firme per fermare l’esecuzione
di Marco Gasperetti
(pubblicato su corriere.it il 26 novembre 2021)

Le polemiche sulla mattanza (o selezione) dei mufloni dell’Isola del Giglio continua. «Ne hanno già ammazzati quattro e si continuerà ancora», denunciano gli animalisti.

Mentre il presidente del Parco dell’Arcipelago Toscano, Giampiero Sammuri, non solo si dice sorpreso di tante reazioni per «poche decine di mufloni presenti nell’Isola», ma in un’intervista a Maremma Oggi conferma che negli ultimi 12 anni nell’isola toscana ne sono stati abbattuti 97, ma che nell’intero parco dalla sua fondazione (1996) sono stati 2.166 gli animali uccisi sotto la gestione di 3 presidenti, 3 commissari e 4 diversi direttori.

Insomma, il braccio di ferro tra chi vorrebbe salvare tutti gli animali, anche con trasferimenti, e chi invece (ambientalisti compresi) ritiene che per salvare la biodiversità non ci sia altro rimedio che l’abbattimento, continua.

Gli animalisti e i cittadini in campo per fermare l’esecuzione
E mentre gli animalisti (tra questi anche l’ex ministro Michela Vittoria Brambilla) chiedono di fermare il plotone di fucilieri sbarcati sull’isola, e la petizione dei cittadini del Giglio pro mufloni ha superato 15 mila firme, la Rete dei Santuari di Animali Liberi scrive che «nonostante tutte le proteste e le tante disponibilità a trasferire e accogliere gli animali la mattanza è iniziata e l’ente Parco intende proseguire, contro ogni etica, nel suo scellerato progetto di sterminio».

Un’altra associazione a favore degli animali, Vitadacani, scrive infine che «l’unica cosa che resta da fare è raggiungere l’Isola, ognuno, spontaneamente e personalmente, per riprendere i boschi, la natura, i parchi, ormai invasi dal mondo venatorio e bloccare l’esecuzione».

E questo perché «le istituzioni vanno avanti in questo folle progetto di morte, tutti noi abbiamo il dovere e la possibilità di mostrare il nostro sdegno, recandoci sull’isola. I mufloni hanno bisogno di noi».

Ma il Parco rassicura che non c’è nessuna strage e neppure plotoni di cacciatori ma solo un piano, approvato anche dall’Ue, per tutelare l’ambiente e la biodiversità.

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Stop all’abbattimento dei mufloni al Giglio, esultano gli animalisti
Redazionale de La Stampa-La Zampa
(pubblicato su lastampa.it il 28 novembre 2021)

«Abbiamo sospeso gli abbattimenti dei mufloni sull’isola del Giglio, ma non abbiamo concordato altro e sono in attesa di ulteriori incontri con il mondo animalista. Vediamo se a questo gesto disponibilità da parte del Parco ne corrisponde un altro da parte loro. Si concordi però che il muflone al Giglio non ci deve stare». Lo annuncia il presidente dell’Ente Parco Arcipelago Toscano, Giampiero Sammuri che poi dice: «Ho fatto un passo, adesso vediamo di implementare il dialogo. La sospensione degli abbattimenti è l’unico impegno preso».

Sammurri ha avuto colloqui fino a ieri sera con la presidentessa della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, Michela Vittoria Brambilla: «Come Ente Parco abbiamo solo sospeso gli abbattimenti – precisa Sammuri – quella della Brambilla è un’interpretazione personale che non condivido. Ho preso atto delle proposte della Brambilla ma dobbiamo parlare in modo più approfondito».

«Gli animali sono salvi e questo è ciò che più importa. Sono felice – ha detto Michela Vittoria Brambilla – di avere raggiunto questo grande risultato che mette la parola fine ad una situazione che aveva toccato la sensibilità non solo degli abitanti del Giglio ma di tutta l’opinione pubblica». Secondo Brambilla «le possibili soluzioni allo studio sono due: il trasferimento degli animali in aree faunistiche dove sia loro garantita un’adeguata condizione di benessere oppure la permanenza dei mufloni sull’isola ma in uno spazio recintato».

Soddisfatta l’Enpa che «accoglie con grande compiacimento la decisione del presidente Sammuri» e poi spiega: «Avevamo già fatto notare il paradosso delle uccisioni. I mufloni sono stati portati al Giglio negli anni ’50 per salvaguardarli e preservare la specie. Abbiamo più volte segnalato l’esistenza di molteplici soluzioni incruente tra cui anche la sterilizzazione e l’immunocontraccezione. L’Enpa chiede che il Governo approvi l’introduzione in Italia del vaccino immunocontraccetivo GonaCon, utilizzato già da tempo con successo in altri Paesi».

Il presidente dell’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), Massimo Comparotto, ha affermato: «La mattanza dei mufloni dell’Isola del Giglio è stata interrotta dopo la mobilitazione di associazioni e cittadini. Una vittoria che ci motiva a lottare sempre di più a difesa degli animali. Siamo noi la loro voce».

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La lotta per salvare i mufloni dell’isola del Giglio ultima modifica: 2021-12-13T05:36:00+01:00 da GognaBlog

12 pensieri su “La lotta per salvare i mufloni dell’isola del Giglio”

  1. 12
    Fabio Bertoncelli says:

    Eh, Alberto, come azzecca i congiuntivi il Pasini non li azzecca nessuno!

  2. 11
    Alberto Benassi says:

    —— COSÍ PARLÒ IL BUDDHA ——— A lungo parlò il Buddha, del piú e del meno, di caproni e mufloni. Ma poi rivelò: “Oggi bella ravanata nella neve”.… … …Briciole di saggezza.

    Poi LUI non sbaglia manco i congiuntivi…

  3. 10
    Riva Guido says:

    Tutti che parlano del più e del meno, nessuno del per e del diviso.

  4. 9
    Fabio Bertoncelli says:

    ——— COSÍ PARLÒ IL BUDDHA ———
     
    A lungo parlò il Buddha, del piú e del meno, di caproni e mufloni. Ma poi rivelò: “Oggi bella ravanata nella neve”.
    … … …
    Briciole di saggezza.

  5. 8
    giotex says:

    boh e chi se ne frega? nelle dolomiti feltrine, dove erano stati introdotti per motivi venarori  [se non erro], sono un problema. In pratica si contendono il territorio con i camosci . Ma chi se ne frega di 100 capre selvatiche alloctone …cioe’ che le abbattessero, che le spostassero in sardegna…che organizzassero la sagra del muflone . Mi pare solo un problema emotivo ed umanitario, anzi capraritario!!! ma  non e’ un problema naturalistico o di conservazione della fauna

  6. 7
    Roberto Pasini says:

    Ginesi. Non sono così drastico nella valutazione come te e sono restio a fare ipotesi sulle ragioni al comportamento altrui. Mi limito ad osservare.  Mi sembra che ci sia in corso un processo spontaneo di “zanzarizzazione”. Questo processo viene ogni tanto contrastato con criteri che a me non sono molto chiari e a volte percepisco come soggettivi e variabili. Non vengono fornite risposte, neppure a educate domande. Penso sia una scelta. Poi ognuno può pensare quello che vuole e comportarsi di conseguenza. Punto a capo. Oggi bella ravanata nella neve.

  7. 6
    massimo ginesi says:

    grazie merlo :o)
    un pò fumoso, ma sono sostanzialmente d’accordo. 
    quanto ai cattolici, che sgozzano agnelli in segno di pace, direi che Pasini può rispondersi da solo (la mia domanda era ovviamente rpovocatoria, mica mi interessa dove indirizzi il tuo 5% e le tue risorse).
    Dico solo che, aldilà del fenomeno migranti (io non dico ben gli sta ma dico che siano a loro volta strumento nelle mani di altri pessimi fini, altro che migranti economici), che richiederebbe ben altre considerazioni che non la mera comparazione ai mufloni nella scala di valori dell’umanità, dico solo che è sciocco non chiedersi perché ammazzare qualche decina di mufloni come fossero cose, quando ci sono soluzioni più sensate.
    In mezzo alla barbarie di questi tempi ci sono un sacco di persone (centroricci la ninna, rifugio Miletta, Santuario capra libera tutti, per citarne alcuni, non metto link basta cercare sul web) che hanno pubblicamente invertito la tendenza.   
    Sarà poca roba, ma la consapevolezza parte sempre dal centro di sè… anche se si tratta di un riccio o di mufloni.
    su una cosa però son d’accordo con Pasini: Non ne vale più la pena, io lo penso da un pò, e infatti ho sostanzialmente smesso di intervenire e tendenzialmente anche di leggere, tranne le cose che mi interessano qua e là. 
    e alla fine son d’accordo anche con Perth, l’editore di questo Blog che ai miei occhi rappresentava sino a qualche anno fa davvero un emblema del nuovo mattino, ha dato pessima prova di sè.
    Evidentemente i click contano più della sostanza.
    statemi bene e buon natale

  8. 5
    lorenzo merlo says:

    Business is business è una formula che esprime il diritto di sopraffare l’altro.
    La cultura meccanicista ne è pregna.
    Senza l’emancipazione da una concezione antropocentrica, tutti i potenziali squilibri attendono soltanto il momento per divenire fatti.
    Riconoscere la dignità degli esseri senzienti e della Terra tutta in quanto tale, in qanto esistente come esistenti sono gli uomini genera una forza destinata a sviluppare politiche non più basate sul business is business.
    Diversamente, siamo in attesa del momento giusto in cui qualcuno ci sopraffarrà.
    L’argimanento razionalistico, le leggi, i diritti, la coercizione, non servono alla questione. Sono decaloghi inutili, arroganti, fuorimisura, moralistici.

  9. 4
    Roberto Pasini says:

    Caro Gignesi, cosa io faccio sul piano personale con le risorse economiche e di tempo di cui dispongo è un fatto privato. Per il resto cerco di appoggiare, dove ho l’occasione di poterlo fare, un approccio realistico e moderato, ma degno dei valori che ispirano la nostra cultura, al problema. Come al solito. Da democristiano. Auguri. PS. Ieri sera a cena da un amico, lui sì molto cattolico e pio, che ha tre cani e due gatti ho sentito questa affermazione in proposito “ben gli sta…era meglio se se stavano a casa loro”. Nonostante una certa esperienza, gli umani non smettono mai di stupirmi. 

  10. 3
    massimo Ginesi says:

    bravi, un pò di qualunquismo non guasta mai…
    e della fame nel mondo, dei bambini poveri, dei migranti senza casa ne vogliamo parlare?
    esiste un problema, facilmente risolvibile, che riguarda essere viventi come noi, poiché che si abbiano due quattro sei zampe o due pinne poco cambia alla fine (ma il mito dell’uomo vertice del regno animale è duro a morire…),, ma l’importante è parlare di chi è affondato nella manica.  
    Se i macelli avessero pareti di vetro, saremmo tutti vegetariani (non l’ho detto io, ovviamente).
    Ma si fa prima a non guardare e indicare il trave nell’occhio altrui. 
    Cosa fai tu, Pasini, di concreto per chi affonda nella manica (mettendosi, a differenza, dei mufloni, volontariamente in condizioni di illegalità e rischio), oltre ovviamente a sensibilizzare il gognablog?

  11. 2
    Roberto Pasini says:

    Non c’è bisogno di andare lontano. A novembre nella Manica sono morte annegate 27 persone. 

  12. 1
    Filippo Petrocelli says:

    Tralascio gli aspetti tecnici, poiché palesemente non interessano a nessuno degli attivisti del mondo animalista, coinvolti ‘solo’ sul piano emotivo. In compenso non posso che constatare la contraddizione per cui tante persone che si mobilitano per gli animali (qualsiasi essi siano, selvatici o domestici) convivano invece benissimo sapendo (o fingendo di non sapere?) che in molte parti del mondo loro simili – gli uomini – sono veramente oggetto di ‘persecuzione’, ‘sterminio’, ‘plotoni di fucilieri’ tanto per usare i termini degli articoli citati. Si vede che nel nostro mondo moderno, benestante e sfarzoso (di cui la Brambilla mi pare perfetta rappresentante) ciò che ci tocca di più è qualche abbattimento faunistico nella elitaria Isola del Giglio.

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