La montagna non è democratica

La montagna non è democratica
(mi dispiace dirlo)
di Le Avventure di Amèlie
(dal profilo Facebook Le Avventure di Amèlie, pubblicato il 14 settembre 2026)

Non tutto è per tutti. E non è un problema.

C’è una parola che negli ultimi anni è entrata prepotentemente nel nostro modo di vivere la montagna: accessibilità.

Ed è una parola bellissima, quando significa permettere a più persone di conoscere, rispettare e vivere la natura.

Ma c’è un punto in cui l’accessibilità rischia di trasformarsi in qualcos’altro: nella convinzione che tutto debba essere alla portata di tutti.

Eh, no! La montagna non funziona così.

Un sentiero difficile non è un’ingiustizia. Una vetta che richiede esperienza non è discriminatoria.

Un itinerario che non sei ancora in grado di affrontare non è necessariamente un itinerario che deve essere semplificato.

A volte significa semplicemente che non sei pronto!

E non c’è niente di offensivo in questo.

Viviamo, invece, in un’epoca in cui siamo abituati ad avere tutto subito.

Se voglio un posto, lo cerco. Se voglio arrivare da qualche parte, Maps mi indica la strada. Se non so fare qualcosa, trovo un tutorial. Se una cosa è difficile, cerco il modo per renderla più facile.

Poi arriviamo in montagna e pretendiamo lo stesso.

Ma la montagna non è un servizio!

Non ha un customer care. Non ha l’obbligo di essere comoda. Non ha l’obbligo di farci arrivare in cima. E, soprattutto, non ha l’obbligo di adattarsi alle nostre aspettative.

Un sentiero EE rimane un sentiero EE anche se qualcuno, sui social, lo ha raccontato come una “bellissima passeggiata panoramica”.

Un percorso esposto rimane esposto anche se nella foto sembra meraviglioso.

Un’escursione di otto ore non diventa di quattro perché abbiamo scarpe tecniche, uno smartwatch da mille euro e un profilo Instagram pieno di montagne.

L’attrezzatura può aiutarti. L’esperienza no, quella non si compra.

E qui arriviamo a un altro problema.

Abbiamo trasformato la difficoltà in qualcosa di quasi imbarazzante.

Dire “non me la sento” sembra una debolezza.

Dire “non sono abbastanza allenato” sembra una sconfitta. Rinunciare alla vetta sembra fallimento, invece dovrebbe essere esattamente il contrario.

La montagna insegna anche a conoscere i propri limiti.

A volte la scelta più intelligente non è andare avanti. È tornare indietro, rinunciare, o semplicemente dire “ oggi non me la sento”.

Perché la montagna non è una gara contro gli altri. E non dovrebbe nemmeno essere una gara contro noi stessi.

C’è poi un’altra convinzione che trovo ancora più pericolosa: “Se gli altri lo fanno, posso farlo anch’io”.

No. Non necessariamente.

Quella persona davanti a te potrebbe avere vent’anni di esperienza. Potrebbe conoscere quel terreno. Potrebbe saper leggere il meteo. Potrebbe avere capacità tecniche che tu non hai. Potrebbe semplicemente avere un margine di sicurezza diverso dal tuo.

La montagna non conosce il principio del “se ce la fa lui, ce la faccio anch’io”.

Conosce il terreno, il vento, la neve, la fatica, gli errori.

Per questo penso che una vera educazione ambientale debba partire anche da qui: non tutto è per tutti!

E imparare ad accettarlo non significa escludere.

Significa conoscere se stessi. Significa rispettare il luogo. Significa non trasformare la montagna in qualcosa che deve necessariamente adattarsi a noi.

Perché forse abbiamo dimenticato una cosa fondamentale: noi siamo ospiti!

E quando sei ospite, non detti le regole della casa. Le impari. Le rispetti. E, soprattutto, impari quando è il momento di andartene.

La montagna non è democratica ultima modifica: 2026-10-05T05:45:00+02:00 da GognaBlog

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11 pensieri su “La montagna non è democratica”

  1. D’accordo con Battimelli.
     
    La montagna è per tutti, ognuno secondo le proprie capacità.

  2. “se Dio è onnipotente e perfetto non può non creare un mondo ugualmente perfetto”
    Ma allora io mi domando, visto che il mondo è evidentemente tutt’altro che perfetto, che conclusione possiamo trarne?
     
    In ogni caso sono perfettamente d’accordo con Battimelli: non ha proprio alcun senso in italiano accostare l’aggettivo democratico alla montagna

  3. La montagna non è democratica e neppure è bella in sé: sono gli uomini a vedere la bellezza nella montagna e nella natura in generale. Nel Cantico delle creature di san Francesco tutte le cose sono belle soprattutto il sole e poi la luna le stelle il vento il maltempo l’acqua il fuoco eccetera, ma si tratta di un errore ideologico. Il santo vuole dimostrare l’esistenza di Dio a partire dalla creazione: se Dio è onnipotente e perfetto non può non creare un mondo ugualmente perfetto.

  4. A parte le banalità, non sarebbe male usare le parole in modo appropriato. Dire che la montagna non è democratica è un po’ come sostenere, che so, che il governo del tale paese non è verticale.

  5. La cara Amelie che scrive ha già ottenuto dalla montagna parecchi sconti, anzi più che sconti forse vanno chiamate scorciatoie.
    La cara Amelie che scrive è una cosiddetta Guida Ambientale. Ovvero uno pseudo professionista che pretende di giudicare un ambito “lavorativo” che non è il suo.
    Come il salumiere che giudica l’officina del meccanico. Fuori contesto.
    Poi, della cara Amelie che scrive, possiamo anche farci delle riflessioni.
    Ma non parliamo di democrazia o altre forme di governo con chi è anarchico.
     

  6. Chiarisco il mio commento 3.
     
    La mia non era una critica indirizzata ad Amèlie.
    Stavo solo riflettendo sul fatto che siamo giunti a un punto tale di rimbecillimento collettivo che si sente la necessità di insegnare che la montagna è selettiva e severa. Non è democratica, non è inclusiva, non è comoda, non è da infradito.

  7. “La montagna non è democratica.”
     
    Vuoi insegnarci che esiste l’acqua calda?

  8. Complimenti, un sunto perfetto che mi trova in piena sintonia. Torniamo ad essere umani, solo umani!

  9. Questa cosa di non sentirsi a casa propria, di sentirsi “ospite”, merita l’attenzione di uno psicologo del disagio.

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