Come mai Giorgia Meloni, con la sua verve dialettica che va diritta al sodo, “piace” anche agli elettori della sinistra moderata.
La sciagura del PD
(sono i suoi intellettuali e i giornali amici)
di Pietro Senaldidomenica
(pubblicato su libero.it il 19 ottobre 2025)
Professor Luca Ricolfi, oggi il governo Meloni diventa il terzo più longevo della storia della Repubblica. Come mai ha un consenso in crescita, cosa più unica che rara dopo un così lungo periodo?
«In realtà la popolarità della Presidente del consiglio è molto minore di quella del 2022-2023, come del resto è fisiologico (la “luna di miele” dura poco). Quello che è in crescita, specie dopo le Elezioni Europee dell’anno scorso, è il consenso a Fratelli d’Italia, che traina il consenso complessivo al centro-destra. La ragione di fondo mi sembra la pochezza dell’opposizione, sia prima sia dopo l’avvento di Elly Schlein. Ma c’è anche una seconda ragione…».
Quale?
«La debolezza delle alternative partitiche a destra: dopo tre anni di governo, i due alleati principali di Fratelli d’Italia – Lega e Forza Italia – non sono stati capaci di espandere i loro consensi».
Il cavallo di battaglia dell’opposizione, tre anni fa, era che la destra al governo sarebbe stata bocciata dai mercati e sarebbe rimasta isolata a livello internazionale. Le agenzie di rating ci hanno rimesso in serie A ed Europa e Usa hanno detto chiaramente di gradire il modello Meloni. Da sociologo e politologo, presidente della Fondazione Hume, cosa ne pensa?
«Una ragione è semplicemente che, grazie alla faziosità anti-meloniana di gran parte dei media italiani, le istituzioni internazionali e la stampa estera si erano fatte un’immagine del tutto errata di Meloni e del suo partito. Il mero constatare che, andata al governo, Giorgia Meloni non ha fatto nulla di tutto ciò che i suoi nemici si attendevano (o fingevano di attendersi), ha determinato prima stupore e poi un crescente rispetto nei confronti della premier. Se profetizzi che arriva il fascismo e poi non se ne vede neppure la più pallida traccia, non puoi che rivedere le tue credenze. E così è stato. Poi naturalmente ci sono anche questi anni di governo, in cui l’attivismo di Meloni a livello internazionale (dal sostegno all’Ucraina al piano Mattei) ne ha fortemente rafforzato il prestigio».
Lo spartito delle accuse a Meloni da parte dell’opposizione è inevitabilmente cambiato. Oggi Landini le dà della cortigiana di Trump, Renzi dell’influencer che comunica bene ma combina poco e Schlein sostiene che la destra mette a rischio la democrazia. Secondo lei l’atteggiamento del governo tenuto con Trump è corretto?
«Più che corretto, profetico: Meloni ha scommesso sulla volontà pacificatrice di Trump e ha vinto la scommessa. In questo è stata molto aiutata dalla cecità dell’opposizione, che ha commesso l’errore di giudicare Trump in termini morali anziché politici».
Cosa ha sbagliato il governo e cosa ha fatto giusto in politica estera, nel rapporto con gli Usa e l’Europa?
«In politica estera mi sembra che l’unico vero errore sia stato la gestione del caso Almasri. L’atteggiamento verso l’Europa è stato giustamente critico, visto il disastro green di cui cominciamo solo ora ad avvertire le conseguenze, specie verso l’industria dell’auto e il suo indotto».
La Francia sciovinista, in crisi politica, istituzionale, sociale, e conseguentemente economica, inizia a parlare di un modello Meloni: cos’è, è esportabile e può ambire a guidare l’Europa?
«Molte idee di Meloni sono già condivise da altri governi europei, come quello tedesco e quello danese, ad esempio. Sul fatto che il modello Meloni sia esportabile ho due dubbi. Primo, non vedo leader europei di destra dotati del medesimo carisma: un modello Meloni senza Giorgia Meloni potrebbe non funzionare. Secondo, in molti paesi europei (Germania, Regno Unito, Francia) il modello non è esportabile semplicemente perché i loro partiti di destra sono troppo aggressivi, al limite dell’eversione. Quello che in Italia non si è ancora capito è che, fin dalle sue origini, il partito di Meloni si è collocato in un’area di destra ragionevole, sul modello dei gollisti in Francia e dei conservatori nel Regno Unito. Sembra incredibile, ma la realtà è che la nostra stampa e la nostra sinistra hanno scambiato la schiettezza, e una certa vena istrionico-populista della comunicazione della premier, per estremismo politico. Un errore fatale: in Italia l’estremismo di destra è del tutto marginale (anche perché il precedente storico del fascismo lo delegittimerebbe), mentre il non parlare in politichese è enormemente apprezzato».
La manovra è stata apprezzata dagli industriali, da buona parte del sindacato, tant’è che ha isolato la Cgil, e dall’Europa. L’opposizione quindi si è ridotta a essere quasi esclusivamente ideologica: mancanza di proposte, incapacità di uscire dai vecchi schemi?
«In realtà l’opposizione ha ottime proposte (più risorse alla sanità e alla scuola, salario minimo), il problema è che non dice con quali risorse pensa di poterle mettere in atto. E la gente sa benissimo che le promesse senza coperture preludono a maggiori tasse».
Ha recentemente scritto sul Messaggero che Giuseppe Conte sarebbe più apprezzato di Elly Schlein come candidato premier e che i dem sono in calo: il campo largo ammazza il Pd?
«Il campo largo erode il consenso al Pd e tarpa le ali al Movimento Cinque Stelle, che senza la zavorra-Schlein potrebbe crescere più velocemente di quanto già sta facendo (dalle Europee a oggi i sondaggi gli dànno circa 3 punti in più)».
Però giusto ieri è scoppiato M5S…
«Si riferisce alle bizze di Chiara Appendino? Non so se siano dettate dalla volontà di sostituire Conte, completando la femminilizzazione della politica italiana (un tridente Meloni-Schlein-Appendino farebbe dell’Italia l’unico paese europeo che ha espunto i leader maschi dalla politica). Però nel merito mi pare abbia pienamente ragione: M5S volava quando aveva il coraggio di definirsi “né di destra né di sinistra”, mentre ha cominciato a perdere colpi quando ha scelto di diventare “ora di destra, ora di sinistra”. E dire che avrebbe tutte le possibilità di ritagliarsi uno spazio politico non banale, ad esempio puntando tutte le sue carte sulla domanda di protezione sociale, nella duplice accezione di sostegno ai deboli e di contrasto all’immigrazione irregolare».
Cosa ci fanno i centristi nel campo largo a guida sempre più a sinistra?
«Calenda mi pare ormai fuori dal campo largo, il suo ruolo è quello di solitario ed eroico difensore della serietà in politica. Quanto a Renzi (Italia Viva) e Magi (+Europa) mi pare che accodarsi alla sinistra ideologica capeggiata da Schlein sia l’unica carta che hanno in mano per sopravvivere, eleggendo ancora qualche deputato e senatore».
Azzardo: non è che, avanti così, Meloni tra qualche anno rappresenterà sia l’Italia di destra sia quella di sinistra moderata?
«Sì, in effetti la sinistra moderata, che pure esiste, potrebbe un giorno sentirsi meglio rappresentata da Meloni che da Schlein-Conte-Bonelli-Fratoianni».
Dopo il flop dell’antifascismo, quello su Gaza.
Non è che il predominio degli intellettuali d’area confonde le idee ai dem, li priva di punti di riferimento e li fa sbagliare?
«Gli intellettuali (e i giornalisti) di sinistra sono la maggiore sciagura cognitiva che si sia mai abbattuta su uno schieramento politico: anziché aiutare a comprendere la realtà, fanno l’impossibile per celarne i lati sgradevoli».
Un libro che consiglia a Elly?
«Hillbilly Elegy, del vicepresidente Usa J.D. Vance. La aiuterebbe a capire la vita di chi nasce in basso».
E uno per Giorgia?
«Giorgia non ha tempo, e quel poco che riesce a ricavare fa benissimo a dedicarlo alla figlia Ginevra».
Il commento
di Carlo Crovella
Il mio concittadino Luca Ricolfi, sociologo di fama e da sempre appartenente al grande mondo ideologico della sinistra, ha il gran merito di una elevatissima onestà intellettuale.
Cioè dice “pane al pane e vino al vino”, anche verso la parte politica in cui dovrebbe riconoscersi, data la sua visione.
È per questa onestà intellettuale che lo apprezzo (oltre che per le capacità strettamente tecniche di analisi dei fenomeni socio-politici) e quindi non mi perdo neppure un suo articolo.
In questa intervista Ricolfi spiega a puntino come mai Giorgia Meloni, con la sua verve dialettica che va diritta al sodo, “piace” anche agli elettori della sinistra moderata, fenomeno che, invece, non viene minimamente considerato dagli esponenti ufficiali della sinistra, impegnati in battaglie accusatorie di esclusivo stampo ideologico e, quindi, senza alcuna efficacia pratica agli occhi dei concittadini.
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TUTTA LA PARTE DEI “CENTRI IN PAESI EXTRA UE” NON HA NULLA A CHE FARE CON IL LIVELLO STRATEGICO DOVE SI INSERISCE IL PIANO MATTEI. MINNITI E’ COINVOLTO NEL PIANO MATTEI E NON NELLE DECISIONI DELLA SECONDA PARTE. SUL PIANO MATTEI MINNITI ESPRIME APPROVAZIONE E INFATTI CONTRIBUISCE PROFESSIONALMENTE AL PIANO. SE NON RIUSCITE A TENER SEPARATI I DUE PIANI, CHIARO CHE IN TESTA VI SI GENERA UN GRAN MINESTRONE.
Su tutto il resto che riguarda Minniti (ancora oggi insultato dai sinistrorsi e invece accettato come collaboratore dal governo di destra sul piano Mattei) ho già spiegato bene il mio pensiero: basta rileggere attentamente
Il Governo di destra punta a questi obiettivi STRATEGICI con il Piano Mattei. Tuttavia i paesi africani non si evolvono dalla sera alla mattina e pertanto esiste un problema contingente che è quello della gestione dei cosiddetti immigrati irregolari. Gli irregolari sono sia quelli GIA’ presenti sul nostro territorio (perchè arrivati in decenni di pemissivismo) sia quelli che arriveranno ancora. Questo problema non c’entra nulla con il Piano Mattei. Una soluzione è quella dei centri in paesi extra UE. Il governo italiano ha deciso di portare in Europa il tema “gestione degli irregolari” e ha incontrato molta disponibilità dagli altri paesi (Germania in primis). Come ho già descritto, per ora si è deliberata la prima parte di tale decisioni, ovvero che sono autorizzati i centri in paesi extra UE come “hub di rimpatrio”. Il passo successivo, che è quello veramente importante, è autorizzare i centri in paesi extra EU anche per spostare lì i richiedenti asilo, perché è da questi ultimi che derivano gli irregolari. Infatti è statisticamente provato che il 75% delle domande di asilo vengono bocciate e quando uno di questi signori ha sentore che la sua pratica stia andando male, evade o si rende irreperibile. Ho già specificato che su questo punto non c’è ancora una decisione definitiva dell’Europa, ma io sono confidente perchè, se c’è stata convergenza sul primo punto (hub di rimpatrio), non vedo perché non dovrebbe esserci convergenza sul secondo. CONT
Prendi farfalle a tutto spiano e non te ne rendi neppure conto. Minniti è allineato alle scelte strategiche del Governo Meloni. Infatti la valutazione sull’esternalizzazione della gestione migratoria riguarda tale ipotesi come scelta primaria per affrontare il problema immigrazione. Ma la posizione del Governo Meloni non è mica quella! Come scelta primaria il Governo Meloni ha varato il piano Mattei, fortemente voluto dalla Meloni stessa (che lo ha esplicitamente intitolato a Mattei) con l’obiettino di istituire partenariati strategici con i paesi africani, al fine di farli “evolvere” e far sì che si estinguano le condizioni che, da loro, fanno scappare le persone. Nel piano Mattei è stato professionalmente coinvolto, fra “enne” altri collaboratori, anche Minniti, attraverso la Fondazione Med_Or di cui Minniti è presidente operativo: infatti Minniti dichiara apertamente la sua approvazione al piano Mattei. Inoltre Minniti approva gli accordi con paesi africani per frenare i flussi irregolari: cita l’accordo con la Libia (fatto da lui) e gli accorsi con Tunisia (fatto dal Governo Meloni) e con la Costa d’Avorio. Quest’ultimo accordo rientra nel piano Mattei e grazie all’accordo si sono già ridotti i migranti che partono dalla Costa d’Avorio. CONT
Giusto per chiarezza, che la faccenda sta diventando piuttosto stucchevole, almeno per me.
Non è che considero il termine sinistrorso offensivo di per sè. Lo diventa nel contesto di frasi del tipo: “Come tutti i sinistrorsi, sino alla massima espressione della Gruber, cerchi cavilli sollo per rompere le palle“.
Perché se il mio problema è di “avere delle tare mentali” e le sinapsi che “non funzionano bene” (e per fortuna che lungi da te “ferire e insultare“, altrimenti chissà che scrivevi 🙂 ), il tuo (immenso) problema è considerare qualsiasi obiezione che non rientra nei tuoi canoni come “cavilli” e “rompere le palle“.
Come se la massima aspirazione altrui fosse “rompere le palle” a te 🙂
Dai, su Minniti hai pestato una cacca, è inutile che ci giri intorno.
Ma non è che sia ‘sto gran problema. Per tornare al tuo paragone calcistico, capita anche ai migliori di fare qualche autogol ogni tanto.
E’ piuttosto la tua visione della politica che hai espresso in chiusura @72, che dovrebbe dar da pensare…
Concordo. Il tema interessante non è Minniti ma la capacità di tenere insieme le diverse anime del proprio schieramento in un’epoca post-ideologica e in una situazione internazionale dove gli schieramenti tradizionali sono saltati e attraversano i partiti. La colla delle grandi narrazioni e dei posizionamenti internazionali ha perso gran parte delle sue proprietà aggreganti e le emozioni e gli istinti, scorciatoie per il consenso, galoppano furiose e imprevedibili. Chi risolve l’equazione vince. Finora Meloni ha sicuramente vinto. La partita anche per lei non è comunque scontata. Condizioni nuove non si possono affrontare con schemi vecchi di 30/40 anni, in politica, nel business e pure in montagna, dove è meglio ritornare dopo questa digressione sui campi del gioco del potere, il più antico del mondo.
Lungi da me volerti ferire e insultare, ma sono giunto alla conclusione che devi proprio avere delle tare mentali in funzione delle quali le tue sinapsi non funzionano bene e ti impediscono di “capire” i concetti. Non ne capisci mai uno, di concetto, li travisi sempre tutti: interpreti “sinistrorso” per un’offesa quando è una definizione oggettiva e asettiva e su Minniti, ancora una volta, hai capito roma per toma. Con il discorso che io ho fatto su Minniti, che c’entra l’opinione di Minniti sull’Albania? Inoltre io non ho mai detto che “lo portiamo sugli scudi”. Ho invece sottolineato che quello che lui ha fatto 9 anni fa (=accordo libico) lo fa ancora oggi “insultare” dai suoi ex compagni di fede politica e che invece, in veste professionale, Minniti collabora con un progetto fortemente voluto dalla Meloni in persona (il Piano Mattei), per cui né la destra ha remore sul suo passato di sinistrorso né Minniti ha remore a collaborare con un programma del governo di destra. Minniti la pensa diversamente dal Governo Meloni sull’Abania? Mbeh? E’ un altro risvolto del problema e su questo specifico risvolto (centri in Albania) Minniti NON è stato coinvolto. Minniti è coinvolto in un’altra cosa, cioè il Piano Mattei, che è finalizzato a sviluppare programmi partenariato strategico fra fra l’Italia e i paesi africani (ma non solo). In pratica far sviluppare quei paesi in modo tale che, da loro, non ci siano più condizioni “disagiare” per cui i loro cittadini scappano.
Come poi gestiamo gli irregolari, sia quelli già presenti sul territorio italiano, sia quelli prospettici che dovessero ancora arrivare, è compito del Governo Meloni, governo in cui Minniti NON è minimamente coinvolto.
Oibò, Minniti sugli scudi, idolo di Crovella e della destra.
La cosa buffa, e che forse Crovella non sa, è che per Minniti la politica di spostare i migranti in Paesi terzi non funziona.
“La convince l’idea di «esternalizzare» il problema, come in Albania?«Non funziona l’idea dei Paesi terzi. Sul Ruanda, Sunak ha portato al collasso i conservatori inglesi.
L’Europa deve stabilire con l’Africa un rapporto da pari a pari. Unione Europea e Unione Africana facciano un patto per le migrazioni legali,chiedendo all’Africa lotta ai trafficanti».”
Fonte: https://www.corriere.it/politica/25_febbraio_04/minniti-intervista-libia-lo-voi-ded3a164-9c45-4d82-a521-544173a8exlk.shtml
Eppure è un’intervista uscita sul Corriere… 🙂
Concordo con te, ma sottolineo che non ho mai affermato che Minniti sia oggi un iscritto a FdI. Però verifico che da sinistra lo ostracizzano ancora oggi (o 9 anni dal suo accordo con i libici!), giudicandolo il colpevole della cosa più sbagliata possibile nel campo della gestione dell’immigrazione (l’altra sera è capitato in TV: Sansonetti dell’Unità), mentre a destra non dico che lo sbandierino come uno dei “loro”, ma non hanno avuto remore a coinvolgerlo in un progetto fortemente voluto dalla Meloni in persona (il Piano Mattei), né mi pare che ne abbia avute lui (Minniti) a farsi coinvolgere in un programma esplicito del governo di destra. Insomma: come un giocatore di calcio che, in passato bandiera del Milan, ora indossa, legittimamente, la maglio dell’Inter (o viceversa e vale per Juve-Toro e Roma-Lazio).
PS: La politica NON è l’arte di fare le cose oggettivamente “giuste” (che in assoluto NON esistono, perché la loro valutazione da parte degli elettori è sempre “soggettiva”). La politica è l’arte di fare le cose “azzeccate”, cioè quelle che rispondono alle istanze dei cittadini e risolvono i loro problemi.
La questione è irrilevante rispetto al piano generale del discorso ma ha un suo significato. Minniti si è ritirato dalla vita politica attiva e ha scelto una carriera professionale nel campo di cui si è sempre occupato e di cui è un esperto riconosciuto avendo probabilmente le credenziali di accesso a informazioni riservate per i ruoli occupati in passato. Non si lavora per Leonardo senza credenziali accertate. Il fatto che collabori con un progetto governativo di importanza strategica non significa che abbia cambiato casacca. Significa che sono sempre esistiti in Italia, a destra e a sinistra, uomini, alcuni dei quali comunisti e socialisti, che hanno messo lo spirito di servizio e l’amore per la patria al di sopra delle beghe politiche quotidiane e della loro militanza partitica. Per fortuna, perché altrimenti questo paese sarebbe già andato a rotoli se anche nei ruoli chiave prevalesse il pollaio che occupa la scena del teatrino quotidiano.
Cercare “risposte “semplici” a domande “semplici” espresse dalla grande pancia elettorale” è in assoluto il modo migliore per ottenere risposte sbagliate e pericoloso, perché destinate inevitabilmente a condurre ai peggiori disastri.
Cercare di ridurre problemi complessi ai minimi comuni denominatori per trovare soluzioni anche parziali è logico, negare la complessità dei problemi poter semplificandoli per parlare alla “pancia” della gente è da imbecilli o da turlupinatori.
Operare per creare problemi, enfatizzare la loro percezione e propagandare la contrapposizione noi-contro-loro per giustificare politiche muscolari e repressive è semplicemente criminale.
Tutto questo si applica ai migranti, a Gaza, all’Ucraina e all’opposizione culturale e sociale.
meno male che gli offensivi sarebbero altri….
Minniti: non mi ritrovo in quello che affermi. A giudicare dalle interviste che rilascia ai giorni nostri, Minniti non mi pare proprio che sia ancora un esponente del Pd, men o che mai un iscritto. In ogni caso è stato “messo all’indice” fra gli insulti (dall’intero mondo della sinistra, chiedi a Sansonetti, direttore attuale de L’Unità), proprio per il suo accordo con la Libia, considerato la “negazione più blasfema” della sinistra. Cmq è certo che Minniti collabori ufficialmente (attraverso la Fondazione Mer_Or, di cui è presidente operativo) con il Piano Mattei che è il piano italiano di sviluppo dei paesi mediterranei e africani (piano varato per volontà dalla Meloni: ma coma è possibile che un ipotetico iscritto al Pd partecipi attivamente a un progetto varato dal governo di destra?). In sintesi: definirlo ancora “appartenente al Pd” mi pare non corrispondente alla realtà. in un’intervista TV di qualche mese fa l’ho proprio sentito dire che la sua esperienza a sinistra è cosa chiusa…
Faccio un salto di tema. Mi risulta che ad Atreju ci fosse una folta presenza di giovani (20-30, anche 35enni), preparati e molto entusiasti. Non metto certo piede alle Feste dell’Unità, ma le immagini e i video, che si vedono in giro di tali eventi, evidenziano solo grandi agglomerati di rubizzi vegliardi che divorano salamelle e bevono lambrusco. Certo, anche ad Atreju c’è il lato carnevalesco, ma la mia sensazione è che a destra si preparino le nuove generazioni, mentre a sinistra di “giovani” vedo solo gli antagonisti che spaccano tutto, ieri per un corteo pro pal, oggi per lo sgombero del centro sociale, domani chissà. Anche nel risvolto dei “giovani” io noto, almeno ai giorni nostri, una profonda differenza di fondo.
I giovani di oggi non dovevate preparali, in passato, voi dei ’70-80. Ci dovrebbero pensare gli attuali dirigenti. Invece sono invischiati in scemenza tipo “chi ad Atreju, se da soli o in due…” oppure se fare le primarie per il candidato premier o sceglierlo in base ad altri criteri… Ovvio che di fonte alla personalità carismatica della Meloni, capace alla fine di tenere unita la coalizione di destra, in questo momento la battaglia politica da sinistra è veramente dura…
Pasini troppo complesso.
Il ragionamento del grafomane si basa su categorie elementari: io/voi; buono/cattivo; amico/ nemico; fedele a Giorgia/bolscevico.
Il resto non arriva.
La sfida è restare umani.
E molti l’hanno già persa.
Solo per chiarezza. Minniti non è passato a destra. Appartiene ad uno degli ingredienti dell’insalata PD. Quell’ingrediente che potremmo dire “istituzionale” che si è sempre occupato di temi della sicurezza nazionale e della difesa e che non a caso ha la stessa estrazione giovanile cattolica. Minniti e’ di Reggio Calabria e ha militato come Calipari nel movimento giovanile scoutistico per poi occupare delicate posizioni nel governo D’Alema. Ora lavora in un struttura legata al mondo ENI, la nostra azienda più strategica, perché senza energia siamo fottuti, non a caso presieduta da un ex generale, non so se mi spiego. E quella struttura si occupa di Mediterraneo, ma non di pesca del tonno. Una componente certo ben lontana da altre del PD. Non me lo vedo cantare a squarciagola sui carri di un Gay Pride. Infatti la sfida della leadership attuale dei due schieramenti, anche di Meloni, è’ proprio quella di tenere insieme le loro “insalate” venuto meno il collante valoriale e la disciplina che univa i militanti dei due grandi partiti popolari negli anni della guerra fredda, in una situazione peraltro dove le pressioni e forse non solo le pressioni ideali dall’esterno agiscono con i loro terminali come ai tempi di USA e URRS e adesso si e’ pure aggiunta anche la Cina che non si preoccupa solo di garantire la sicurezza dei negozietti cinesi in Italia. Un bella sfida. Vedremo come se la caveranno. Io penso che Meloni sia più attrezzata nell’esercitare una leadership mista di autorità e integrazione, per esperienza e durezza di carattere legata alla storia personale, pero’ siamo in un paese dove la congiura e l’accoltellamento anche in famiglia sono di antica tradizione.. tu quoque fili mii… Ora basta, oggi mi è girata così perché questa roba qua mi attira per le sue implicazioni sempre più di certe competizioni alpinistiche, con tutto il rispetto e la deferenza dovute. Saluti.
La mia domanda sincera è se ne vale davvero la pena.?¿..io sono piuttosto disilluso, infastidito, sto andando alla deriva..
@55 A proposito di migranti, l’unico della sinistra che ha concretizzato una decisione pragmatica è stato Marco Minniti, in qualità di Ministro dell’Interno del Governo Gentiloni (2017), quando appunto fece l’accordo con la Libia per “tenere” in Libia i profughi africani che altrimenti ci avrebbero invasi. Decisione molto efficace, a tal punto che l’accordo regge ancor oggi, dopo 4 governi successivi alo suo (Conte 1-2, Draghi, Meloni). Ebbene: Minniti lo avete cacciato dalle vostre fila, insultandolo come un reietto e invece è stato accolto nell’ampio mondo della destra: oggi collabora con una fondazione del Gruppo Leonardo ed è in collegamento con la destra (!) sul Piano Mattei. Non faccio i salti di gioia a sapere che i profughi fermi nei lager libici sono vessati, torturati, stuprati e magai anche uccisi, ma quella è una decisione pragmatica che piace alla pancia dell’opinione pubblica e, invece, a voi sinistrorsi quel piano là non piace per il discorso dei diritti dei profughi…: però poi i voti li chiedete agli elettori italiani, non a quelli africani, ed è lì si incricca il vs meccanismo… Dovete inventarvi delle soluzioni alternative a quelle vostre storiche, sennò non riuscite a dare risposte concrete alle domande di base che rivolge oggi la platea elettorale. Per esempio oggi i cittadini stanno chiedendo sempre più numerosi: “toglietemi i migranti irregolari dai coglioni, che voglio andarmene in giro tranquillo per la mia città, voglio che mia moglie, mia figlia, mia madre e mia sorella non rischino di esser stuprate in strada.” Se voi sinistrorsi pensate di convincere i cittadini europei ad accettare i migranti irregolari parlando dei “diritti” di questi ultimi… buona notte al secchio. PS: le argomentazioni su questo tema e sulle soluzioni deliberate in sede europea possono apparire semplicistiche, magai lo sono anche, ma proprio lì sta il loro “valore” perché sono risposte “semplici” a domande “semplici” espresse dalla grande pancia elettorale. Se gli togli gli immigrati irregolari dai piedi, soddisfi le loro istanze. Invece se ti metti a sofisticare “ma questo, ma quello, ma i costi, ma i diritti, ma allora, ma perché, ma mia nonna, ma Babbo Natale….”, la gente ti ride in faccia e si volta dall’altra parte…
Le difficoltà del nostro sistema di rappresentanza politica a trovare un assetto stabile e soprattutto efficace nel risolvere i problemi veri, e sono tanti, a partire dall’emigrazione/immigrazione, al calo demografico fino alla crisi della nostra industria siderurgica, si collocano all’interno di un processo più ampio. E’ iniziato un nuovo secolo e un nuovo millennio. Chi ha vinto in questo primo scorcio nei paesi occidentali? Ha vinto la destra tradizionale borghese del merito e della libera concorrenza ? Ha vinto la sinistra della giustizia sociale e dell’emancipazione del proletariato? No. L’eredità del Novecento è stata messa in cantina. Hanno vinto i populismi di vario colore sul palcoscenico della politica, merce più facile da spacciare per raccogliere consenso che non i programmi operativi, che nessuno legge nei dettagli, come sempre accade in una situazione socialmente “liquida” e confusa: “abbiamo abolito la povertà”, “cancelleremo la Fornero”, “aboliremo le liste di attesa”…..Poi, dietro le quinte, la’ dove si gestisce davvero il potere, ha vinto il capitalismo rampante e avido dei predatori dell’oligarchia tecnologica, senza patria e senza radici valoriali, ben descritto da Giuliano da Empoli nel suo ultimo libro. Prossima tappa? La vedranno i posteri. L’unica speranza che possiamo coltivare è che il Nuovo Mattino, Rosso, Bianco o Verdone, non debba passare un’altra volta attraverso un sanguinoso massacro. Basterebbe. Alla mia generazione, almeno qui in Europa, e’ stato risparmiato, a differenza dei nostri padri e nonni. Siamo stati fortunati. Ma la fortuna va aiutata, ognuno nel suo campo e con le sue possibilità. Tra poco inizia un altro anno del nuovo Millenio. Peccato non vedere come va a finire: un amico storico mi dice sempre: pensa se avessero chiesto ad un uomo agli inizi del primo millennio cosa sarebbe stato il mondo nel Secondo. Facciamoci gli auguri, che è sempre un modo civile di interagire e magari porta bene, chissà?
Crovella, guarda che non è che non vedo le tue argomentazioni.
E’ che sul mio piano razionale le trovo scarse. Più fideistiche (o ideologiche, se preferisci) che collegate a nessi causali verificabili.
I motivi te li ho spiegati: adottando il tuo stesso approccio, potrei risponderti che quello che non vuol vedere sei tu.
Quanto alla sterilità del dibattito, dipende da cosa uno si aspetta.
Se l’obbiettivo fosse stato convincere l’altro (specie un Crovella) l’avrei trovata sterile anche io. Ma in questo caso non avrei nemmeno cominciato.
Se invece l’interesse è capire come funzionano certi ragionamenti e fin dove un impianto ideologico riesce a spingere una persona, allora il confronto assume tutto un altro senso.
Non trovi ?
Dai Crovè, relax. Buon Natale, e mi raccomando, non prendere pandoro per panettone 🙂
@55 Una cosa è la volatili9tà elettorale (e in effetti dobbiamo abituarci a un suo aumento rispetto al passato) e un’altra è il cambio profondo di sistema di valori (oggi si dice di paradigma) fra la seconda metà del Novecento e il Terzo Millennio, in particolare dal 2015 in poi. Gli anni Covid, poi, hanno dato una bella botta sul precedente senso di sicurezza degli occidentali: improvvisamente ci siamo sentiti di nuovo a “rischio peste” come se fossimo tornati nel Medio Evo e abbiamo tutti preso coscienza che non siamo “al sicuro” come pensavamo inconsciamente di essere 40-50 anni fa. il senso di insicurezza è generale e non solo sanitario. Di fronte al cambio profondo di esigenze e quindi di istanze della grande pancia elettorale occidentale, la sinistra è oggi spuntata perché, per la sua stessa natura, sa solo offrire “ideali” (giustizia, equità, diritti…) e non sa andare al sodo con proposte pragmatiche. Prendi la querelle sullo spostamento degli irregolari in centri nei paesi extra UE: la sinistra e i buonisti si preoccupano dei diritti degli irregolari (?!?), mentre la destra si attiva, con tutte le difficoltà e i ritardi del caso, per dare una risposta pratica all’esigenza di fondo del cittadino comune, il quale desidera non avere più gli irregolari che infestano città e stazioni. Non riesco neppure a comprendere se voi di sinistra mi rendiate conto della differenza sostanziale agli occhi della grande pancia elettorale. Ho fatto questo esempio, ma ne potrei fare mille altri, sia per l’Occidente europeo che per quello statunitense. Mi ricordo che, in tempi non sospetti, ti disorientai proprio perché affermai che “i diritti sono un lusso che non possiamo più permetterci come un tempo”. La realtà sta dimostrando che ci si muove in quella direzione e perfino più rapidamente delle previsioni: continuare a “discettare” sui e dei diritti è cosa fuori tempo. Non è quindi solo una situazione che non siete stati capaci di tirar su le vostre nuove generazioni.: c’è qualcosa di più profondo. Non sta a me suggerire alla sinistra che cosa deve fare (sono un vs avversario politico!), ma sicuramente dovete inventarvi qualcosa di nuovo, sennò girate a vuoto, parlandovi fra 70enni dei bei tempi che furono, senza saper coinvolgere le nuove generazioni. Ve lo dice perfino Ricolfi, che è di sinistra…
Continui a NON capire che le argomentazioni (sia tecniche che giuridiche che soprattutto politiche) ci sono eccome, solo che voi non le “vuoi” vedere perché non ti piacciono. Non te le spiego più perché hai abusato della mia pazienza. In ogni caso il dibattito fra di noi è sterile per un motivo molto semplice: le decisioni sul tema “gestione immigrazione” le prendono a Bruxelles nelle opportune sedi e non del duello fra le tue e le mie argomentazioni. La prima parte di tali decisioni, quella di inizio dicembre 2025, è già stata presa, per cui i centri in paesi extra UE sono già LEGITTIMI in un ruolo di hub per i rimpatri (e in tale veste agiscono, al momento, i centri italiani in Albania). La seconda parte (=centri in paesi extra UE anche per ospitare i richiedenti asilo, lì trasferiti appesa mettono piede in Europa) è ancora working in progress a livello di emanazioine delle delibe5re europee. Ma io sono confidente, perché, se c’è stata ampia convergenza sulla prima parte, non vedo come non potrebbe esserci ampia convergenza anche sulla seconda parte. Però è corretto sottolineare che, oggi come oggi, NON è ancora deliberata. Però mi pare di averlo sempre specificato. Detto questo, che sia “giusto” o meno, specie ai tuoi occhi, spostare la gente in centri nei paesi extra UE è del tutto irrilevante, tanto né io né tu siamo né componenti del Consiglio d’Europa né parlamentari europei e quindi non voteremo in merito. PS: “sinistroso” un insulto? Fai ridere i polli. E’ una definizione, non un insulto, ma se tu lo consideri un insulto, questo risvolto è conferma che hai una visione travisata della realtà ed è per questo che prendi roma per toma anche e soprattutto sulle questione di sostanza.
Quando non si hanno utili argomentazioni si scende sul petsonale.
“Come tutti i sinistrorsi, sino alla massima espressione della Gruber, cerchi cavilli sollo per rompere le palle”
Crovella, sinistrorso sarà lei! 🙂
Noto che il livello dell’insulto sta aumentando: di solito lo spostamento della discussione sul piano personale e offensivo è un buon indicatore della fine degli argomenti. Eviterei, se possibile, di proseguire su questa strada.
Nel merito, continui a giustificare una politica discutibile richiamandone altre ugualmente discutibili o sostanzialmente diverse, oppure appellandoti alla logica — piuttosto fragile, temo — del “ma tanto già facciamo così”.
A me non sembra un criterio particolarmente razionale.
Ma è solo una mia opinione: è che preferirei leggere argomentazioni un po’ più solide, che finora mi pare siano state piuttosto scarse.
Riguardo al fatto che spostare i CPR fuori da territorio migliori effettivamente la sicurezza rispetto alle altre opzioni di cui abbiamo discusso, intendo.
Quanto al “trattamento migliore rispetto ai profughi ammassati in Turchia o a quelli dei lager libici” , sarà sicuramente come dici tu.
Infatti la ritrosia del Ministero a consentire accessi indipendenti e a rendere pubblica la documentazione su ciò che avviene nel CPR in Albania (e non solo) dev’essere dovuta a banali problemi di cancelleria:
https://altreconomia.it/il-viminale-vuole-nascondere-a-tutti-i-costi-che-cosa-succede-nel-cpr-di-gjader-in-albania/
Come dicevo poc’anzi: lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
E infatti la Kamčatka è celebre per la sua straordinaria accessibilità: ci arrivi in due giorni, tre voli e un permesso speciale.
Un luogo ideale per ispezioni frequenti, trasparenza amministrativa e controllo democratico.
Pare inoltre che nel futuro centro in Kamčatka offriranno persino la granita gratis.
Cosa si potrebbe chiedere di più? 🙂
#51: “Ieri sera mi è venuto in mente che, come cittadini italiani, contribuiamo, volenti o nolenti, anche a pagare la Libia”
Ieri sera?
Ammazza oh, sei proprio uno che conosce a perfezione il mondo, ci vede lungo e capisce tutto in largo anticipo rispetto a tutti noialtri obnubilati da orrendo e obsoleto sinistrismo…
Ti rendi ridicolo da solo…
Sic transit gloria mundi. Nessuno può farsi illusioni, il successo è sempre più effimero e possono spuntare dal cilindro leader inaspettati come conigli evocati da un abile prestigiatore. Il sistema è instabile e i cicli corti. Nel 2001 Berlusconi prese il 50% , nel 2013 i 5 Stelle il 25,5%, nel 2014 Renzi il 42%…..il sistema della democrazia rappresentativa come forma di governo efficace della società vacilla un po’ dappertutto nella sua capacità di star dietro agli istinti e alle emozioni delle “masse popolari” e all’eterna alternanza di paura e di speranza, di apertura e di chiusura, che moderni persuasori più o meno abili cercano di intercettare. In alcuni paesi come il nostro, il fenomeno è particolarmente evidente, un segno di vivacità e al tempo stesso di debolezza della nostra società, come spesso è accaduto: flessibilità, creatività e capacità di adattamento da un lato, emotività, individualismo e inconsistenza dall’altro. Allo stato attuale nessuno dei partiti ha la forza per governare da solo e deve necessariamente allearsi e come diceva Berlusconi che la sapeva lunga, ogni italiano sogna la sua impresetta nel capannone, con il suo nome sopra e dove comanda lui.
Caro Roberto, non serve parlare al futuro: ciò che sta già accadendo è nelle parole di persone come Carlo, che danno sostegno a marionette e diffondono la violenza credendo in ideali disumani.
@50 Non è solo la sconfitta della tua generazione (=incapacità di generare nuovi rampolli con i vs ideali), che c’è, ma se vogliamo è trasversale a tutti i partiti della Prima repubblica, con l’eccezione dell’MSI che forse si è salvato perché (nella Prima Repubblica) non è mai stato veramente coinvolto nella “governace” del paese. A parte questo risvolto, c’è proprio un cambiamento si sistema, anzi di paradigma (come si dice oggi): quel fenomeno che io chiamo la destrizzazione dell’Iccidente, rispetto al quale cambiamento la sinistra è spuntata, annaspa, non riesce a toccar palla, perché inchiodata a ideali nobilissimi sul piano etico, ma che NON danno risposte concrete alle domande spicciole dei cittadini. Guarda la querelle (in questa conversazione) sui centri in paesi extra UE: gli interlocutori si arrampicano sugli specchi per giustificare la presenza degli irregolari sul ns territorio, quando la gente non ne può più e chiede che siano spostati. Se le risposte della sinistra sono di vecchio stampo (ideali, diritti, giustizia, ecc), siete fuori mercato per definizione. Vi a”parlate” fra di voi, al massimo avete con voi gli antagonisti dei centri sociali (che sono dei ribelli per definizione contro il sistema), ma tutto finisce lì: la gente, oggi, vuol sentirsi dire “altro” e la sinistra non ha nelle sue corde questo “altro”
Questo servizio (=centri in paesi extra UE) costa, è ovvio, come costa il servizio offerto dalla Turchia o dalla Libia: se paghiamo già questi altri servizi (da 10 anni!), non comprendo perché sia così deprecabile spostare fuori dai piedi gli irregolari. Cmq, che ti piaccia o meno, si sta andando in questa direzione. I lavori a livello europeo sono ben avviati: per il momento c’è già stato lo sdoganamento dei centri in paesi extra UE come “hub di rimpatrio” (ti faccio notare che a questo punto i centri italiani in Albania NON possono più esser definiti “illegali”), ma il passo successivo sarà l’autorizzazione europea a costruire centri in paesi extra UE per spostare lì i richiedenti asilo, che sono appunto gli irregolari. La road map dei lavori europei prevede al momento il varo della normativa per metà giugno 2026: ovviamente potrebbero sorgere intoppi di tipo politico o parlamentare (del Parlamento Europeo) e magari si slitterà, ma l’indirizzo italiano è ampiamente condivido dai principali paesi (Germania su tutti) e anche in sede parlamentare il PPE è schierato con le destre e non con i socialdemocratici. Per cui, al di là di tutti i tuoi sofismi, questa è la direzione già impostata a livello europeo e una volta che ci sarà la “legge europea” che disciplina la materia, non si scapperà: dura lex, sed lex. Quindi strilla quanto vuoi, appellati o tutti i sofismi che ti pare, ma verso quell’obiettivo si sta andando, che ti piaccia o meno. Non c’è altro da aggiungere.
@48. Come tutti i sinistrorsi, sino alla massima espressione della Gruber, cerchi cavilli sollo per rompere le palle e per districarti in diatribe da cui NON ne esci tu. Ho già detto che, come cittadini europei, stiamo contribuendo a pagare la Turchia (da dieci anni) perché ci tenga fuori dai piedi i profughi che arrivano da quella parte: pare siano 3 milioni, ammassati in attendamenti dove sono trattati in modo disumano. Ieri sera mi è venuto in mente che, come cittadini italiani, contribuiamo, volenti o nolenti, anche a pagare la Libia perché tenga i profughi africani “fermi” nei lager libici, dove pare che siano sottoposti a vessazioni, torture, violenze, stupri. Ricordo che tale accordo risale al 2017, Governo Gentiloni (Pd) e Ministro dell’Interno Minniti (allora iscritto al Pd). Detto accordo è stato confermato da tutti i governi successivi e NON è opera del Governo Meloni. Cioè anche la sinistra, quando è stata al governo, ha “capito” che i profughi non possiamo accoglierli. Quindi sono dieci anni che, a titolo individuale, “paghiamo” per tenere dei rifugi fuori dalle palle.
Non vedo dove sia l’abominio dell’idea di spostare gli irregolari oggi sul ns territorio in centri siti in paesi extra UE. Tali centri saranno gestiti da personale europeo secondo il diritto europeo e quindi gli “ospiti” di tali centri godranno di un trattamento migliore rispetto ai profughi ammassati in Turchia o a quelli dei lager libici. Ci togliamo dalle palle gli irregolari che stanno sul ns territorio.
Agli inizi degli anni ‘90 crolla il sistema dei partiti di massa che aveva dominato per cinquant’anni la politica italiana. Da allora il sistema non ha più trovato un suo equilibrio. E’ aumentata la “volatilità” del “mercato” come direbbero gli economisti. I cicli si sono accorciati. Sono emersi personaggi e gruppi che sembravano aver in mano stabilmente il governo del paese ma poi sono crollati qualcuno subito, altri dopo. A mio parere il “cantiere” è ancora aperto, sia a destra che a sinistra. L’instabilità e l’imprevedibilità è poi accentuata dalla massa in crescita dei non votanti. Una vera incognita per tutti. Il PD e’ nato da una fusione tra “sopravvissuti” del vecchio sistema, la sinistra democristiana e il PCI. L’obiettivo, caduti i divieti della guerra fredda, era quello di realizzare il programma del compromesso storico, che era prevalso nel PCI rispetto all’ipotesi di ricucire la scissione con il PSI creando un grande partito socialdemocratico di tipo europeo. L’unione tra forze sensibili ai temi della giustizia sociale avrebbe in teoria consentito di portare al governo una componente della società italiana che ne era esclusa per definizione. Qualche successo questo progetto lo ha avuto, più per abilità manovriere di alcuni leader soprattutto ex democristiani che per creazione di un vero blocco sociale, ma non è durato e oggi il partito è un’insalata mista con un condimento “esotico” sopra, in mano ad una leader senza esperienza, eletta con le primarie aperte (una roba mai vista nella tradizione politica dei partiti) e che è spuntata dal nulla, senza radici nelle due tradizioni politico/culturali che rappresentano ancora il grosso dell’elettorato PD. Cosa succederà? Difficile dirlo soprattutto se si appartiene ad una generazione di militanti che tra i vari e numerosi errori ha commesso il più grave: non ha saputo far crescere un ricambio generazionale che senza rinnegare il passato sapesse cogliere con occhi nuovi cosa stava succedendo nella società e nel mondo del lavoro, dopo le sconfitte sindacali degli anni 80 e le trasformazioni del sistema produttivo. Una generazione sconfitta, nella quale nel mio piccolo mi ci metto anch’io, che a distanza di 70 anni ha portato al governo gli eredi del MSI ed è meglio stia zitta e si faccia di parte. Buon Natale.
Giuseppe, sono ammirata dalla tua pazienza.
“ma veramente non capisco se sei poco intelligente”
Abbi pazienza, Crovella: io sono un po’ tardo, quindi ne approfitto per imparare da chi è più intelligente di me.
Detto questo, i dati che citi parlano di denunciati/arrestati/fermati, non di reati accertati.
È una differenza cruciale: arresti e denunce dipendono anche da controlli, priorità di polizia e visibilità sociale. Usarli come proxy diretto dei reati commessi introduce un bias ben noto in criminologia.
Ma anche ammettendo per ipotesi che i numeri siano corretti, la tua conclusione non segue. Per arrivare al tuo “42% evitabile” sarebbe necessario che: tutti gli irregolari siano intercettabili, tutti siano trattenibili, tutti vengano trattenuti, tutti vengano respinti.
Ora, nessuna di queste condizioni dipende dalla collocazione geografica del CPR.
Se non si verificano oggi con CPR sul territorio italiano, non c’è alcuna ragione per cui dovrebbero magicamente verificarsi con CPR extra-UE.
L’unica eccezione teorica riguarda i reati commessi dai c.d. evasi, ma dubito rappresentino l’intero insieme degli irregolari. Hai qualche dato al riguardo?
Incidentalmente, l’articolo che citi riporta testualmente: “la sproporzione tra la quota degli stranieri sul totale dei denunciati/arrestati e quella degli stranieri in rapporto alla popolazione italiana è dovuta principalmente agli irregolari che commettono piccoli reati di tipo predatorio per ragioni economiche o anche delitti come le violenze sessuali sui quali incide il forte sradicamento di questi individui. «Gli stranieri che sono presenti in modo regolare sul territorio, invece,hanno una propensione al crimine in linea con quella degli italiani»“.
Quindi la tua stessa fonte suggerisce che il problema è la condizione di irregolarità forzata: marginalità, inattività, assenza di diritti e di lavoro in attesa dell’esito della domanda di asilo o del respingimento. Esattamente ciò che descrive Matteo.
Ma se il problema è l’irregolarità, la politica efficace che si deduce dal tuo articolo è quella che la riduce: accorciare i tempi di regolarizzazione o rimpatrio ed evitare che le persone restino per anni in una zona grigia.
Ma i CPR extra-europei non fanno nessuna di queste cose.
Il problema del PD ? Che pensa troppo all arcobaleno e poco si diritti dei lavoratori!
Mah, pare che il Ministero dell’Interno non sia proprio d’accordo con i tuoi numeri, visto che i reati predatori compiuti da stranieri sono il 45% nel 2022:
https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2023-05/sintesi_rapporto_sicurezza_02.05.2023_2.pdf
come al solito per te i numeri sono opinioni.
E’ comunque molto, intendiamoci, però se costringi qualcuno a 18-20 mesi in un centro, senza possibilità di impiego e di guadagno…
Ancora una volta rilevo che sei proprio terrorizzato da questa “invasione”
Guarda che o sei un cretino o è una patologia o propaganda per i cretini.
Da: Il sole 24 Ore, 3 novembre 2025 Furti, scippi e rapine: oltre sei arrestati su 10 sono stranieri
Oltre un terzo delle persone denunciate, fermate o arrestate in Italia nel corso del 2024 è straniero (34,7%), con percentuali addirittura doppie, che superano il 60%, per i reati cosiddetti predatori (=reati da strada, dal corseggio allo stupro, NdR)
Secondo uno degli studi più importanti sull’argomento (Barbagli, Colombo, 2011), che ha analizzato i dati del ventennio dal 1988 al 2009, il 70% dei reati commessi in Italia da immigrati sarebbe stato compiuto da irregolari.
MORALE: se dei reati predatori commessi da stranieri il 70% è commesso dagli IRREGOLARI, la percentuale di questi ultimi è del 42% (6 X 7 =42). Ergo: se ci sbarazziamo alla fonte degli irregolari, spostandoli lontani appena mettono piede sul ns territorio, per definizione evitiamo fin dall’origine il 42% dei reati predatori. Ovvio che rimane il 58% di tali reati, commessi sia da stranieri regolari che da ns connazionali: occorrerà lavorare a fondo per prevenire anche tutto questo insieme di reati. Ma intanto iniziamo con l’evitare alla fonte il 42% (quelli commessi dagli irregolari) dei reati predatori e non è cosa da poco.
Da Adn Kronos del 9.12.25: I quattro provvedimenti votati ieri in Consiglio introducono cambiamenti rilevanti nel quadro legislativo. Il regolamento sui rimpatri Ue dà tra l’altro la possibilità ai Paesi membri di stipulare accordi con Paesi extra Ue per creare hub di rimpatrio, rispettando determinati parametri. Prevede anche misure speciali nei confronti dei migranti considerati un rischio per la sicurezza, con la possibilità di vietare loro l’ingresso a tempo indeterminato e di detenerli, anche in carcere. La legge mira ad aumentare il tasso di rimpatrio di coloro che si vedono respinta la domanda di asilo.
NOTA: La costruzione dei centri in paesi terzi è già stata LEGITTIMATA dalla UE. Anche se per ora è limitata agli hub di rimpatrio. Il passo successivo è quello che la UE autorizzi la costruzione di centri anche per ospitare i richiedenti asilo, cioè quelli stanno aspettando l’accettazione o meno della loro domanda Se la domanda viene bocciata, li puoi rimpatriare direttamente dai quei centri. La differenza è: oggi se uno di loro evade da un centro in Europa, è direttamente sul territorio europeo; domani, se uno evade da un centro in un paese extra UE, si troverà in Albania, Macedonia, Moldavia e quindi NON DELINQUERA’ DA NOI
ma veramente non capisco se sei poco intelligente. Se l’UE da 10 anni fa una politica “disumana” fermando (a pagamento di tutti noi) circa 3 milioni di profughi in Turchia, quale limite c’è a fare dei centri di diritto europeo (con trattamento molto più dignitoso di quello che immagino ci sia nei campi in Turchia)?
Ovvio che occorre elaborare un quadro normativo, con tanto di leggi emesse dal parlamento europeo o in subordine dal Consiglio Europeo, ma ci si sta già muovendo in tal senso. Alcuni passi sono già stati fatti (accogliendo la tesi italiana), adesso vedo di recuperare qualche news così potrai toccare con mano (altri passi giuridici sono ancora da compiere, ma tutto dovrebbe esser a regime per giugno 2026).
Per il secondo punto, ho spiegato (non ricordo più in che commento) che, per comodità, io uso la sigla CPR per indicare TUTTE le tipologia dei centri accoglienza. In linea teorica quando un immigrato mette piede sul ns territorio e avanza domanda di asilo politico, non viene IMMEDIATAMENTE autorizzato a vagare libero, ma viene messo in un centro (che non si chiama ufficialmente CPR) e lì attende l’esito della sua domanda. Poiché la durata media della pratica è 18-21 mesi e in media sono bocciate 3 domande su 4, è molto facile che questi individui NON aspettino la conclusione, col rischio di esser rimpatriati ed ecco che evadono: sono gli irregolari che girano incontrollati. Poi probabilmente ce ne sono anche altri, es quelli che sbarcano non a Lampedusa (dove li mettono direttamente in una struttura ufficiale), ma magari sbarcano su una spiaccia disabitata della costa ionica e girano liberamente senza passare da centri accoglienza. Questi non sono “evasi”, ma sono ugualmente irregolari, perché non sono neppure transitati dai centri accoglienza. Anche in tal caso cercherò degli stralci di quotidiani per dimostrarti che i reati commessi dagli IRREGOLARI (nel loro insieme) sono una bella fetta del totale. Iniziamo a toglierci sta gente dalle palle e estingueremo per definizione il rischio che possano commettere dei reati a nostro danno.
Per i problemini demografici, la soluzione è l’immigrazione REGOLARE, che tutta un’altra cosa e non c’entra nulla con questi discorsi (già detto “n” commenti fa)
Crovella, io cerco di leggere con attenzione, ma faccio fatica a seguire i tuoi ragionamenti.
Ti ho scritto che l’accordo UE–Turchia e i centri extra-europei sono due cose giuridicamente e sostanzialmente diverse; lo ammetti anche tu al punto 1, ma continui a usare la prima per giustificare i secondi.
Ovvero, terra terra: per fare una torta di mele ho già comprato un chilo di mele, perché non comprare anche un chilo di diamanti?
L’argomento “paghiamo già, quindi non possiamo scandalizzarci” non regge: sia perché la politica verso i rifugiati in Turchia è — alla luce dei risultati — di per sé discutibile, sia perché si tratta comunque di un’altra cosa rispetto ai centri extra-europei (non farmi ripetere i motivi, sono “agli atti” [cit.]).
Il punto, che continui a eludere, è questo: quali vantaggi concreti offrono i centri extra-europei rispetto ai CPR sul territorio, tali da giustificarne i costi più elevati?
(Oltre, ovviamente, a quello di rendere il problema meno visibile).
E inoltre: quanta parte dell’insicurezza urbana, al netto delle narrazioni, è effettivamente causata da irregolari trattenibili nei CPR che invece evadono?
(Domande ausiliarie: quante persone transitano in un anno dai CPR? Quante evadono? Quante vengono rimpatriate?)
Senza risposte a queste domande, spostarli a migliaia di chilometri significa fare qualcosa di costoso (comprare anche un chilo di diamanti) senza sapere se sarà utile o no a ridurre l’insicurezza (cioè a fare la torta di mele).
Con la ciliegina sulla torta che, per ora, è pure illegale. Ma per la destrizzazione questo è un dettaglio, immagino 🙂
@37 Se rileggi con attenzione i mie commenti, potrai verificare che ho già precisato che: 1) l’accordo UE-Turchia è una cosa MOLTO diversa rispetto alla “costruenda” politica europea di gestione dell’immigrazione; 2) che cito tale accordo solo per affermare che da 10 anni la UE paga per tenere 3 milioni di profughi fermi in campi turchi, immagino con condizioni disumani; 3) che i famosi 11 miliardi di euro, pagati dall’UE alla Turchia, sono prelevati dai flussi finanziarti che i singoli paesi versano alla UE, per cui ciascun cittadino europeo, volente o nolente, paga un “quid” annuo a tal fine. Quindi scandalizzarsi per i costi dei centri in Albania è ipocrita, perché già tutti noi stiamo pagando questa politica in essere da 10 anni; 4) PUNTO CRUICIALE: la prospettica politica europea, che (vi piaccia o meno) è in fase di costruzione e dovrebbe esser varata entro giugno 2026, si incentra su un ALTRO CONTESO GIURIDICO completamente diverso dall’accordo Ue-Turchia; 5) Ovvio che occorrerà emetter nuove leggi europee, e difatti a ciò provvederà il Parlamento europeo, dove ormai si è consolidata la cosiddetta “Maggioranza Giorgia”, ovvero il PPE è allineato ai vari schieramenti della destre e NON ai socialdemocratici (come in passato); 7) Ultimo ma non ultimo: rispetto a campi di raccolta turchi (di cui è facile immaginare che le persone vivano in condizioni “disumane”), i centri costruiti e gestiti da paesi europei o forse addirittura dalla UE (ancora da precisare) garantiranno standard di trattamento secondo il diritto europeo. Per cui è molto più disumano (per chi, gra di noi “sente” queste cose) lasciare i profughi nei campi turchi che portare i nuovi nei campi europei. Semplicemente queste persone stanno in un centro che uguale a quelli oggi esistenti sul nostro territorio, solo che è distante centinaia o migliaia di km.
Poi la questione purezza della razza e religione non c’entra una beata mazza con questi temi. L’obiettivo è quello di evitare alla fonte il consistente numero di reati compiuti dagli irregolari. Infatti se sposti gli irregolari, per definizione essi NON possono commettere reati sul territorio0 europeo a danno di cittadini europei.
Purezza e radici cristiane, una puttanata storica.
Noi siamo tutto meno che puri, visto che siamo il risultato di secoli di incontri e contaminazioni più o meno pacifici tra culture diverse.
Radici cristiane?
Mi sembra che gli antici romani a cui spesso ci si rifà, con fasci littori e saluti romani, i cristiani li mettevano in croce.
Massimo, ho da poco proposto al blog un articolo su Hannah Harendt.
Giuseppe, a proposito di ciò che scrivi sulle barriere, dei miei ospiti statunitensi mi hanno raccontato che ci sono ritardi e disagi ovunque per la mancanza di manodopera straniera. Per di più, si stanno verificando arresti ingiustificati di forestieri. Le tensioni sociali sono in aumento ovunque.
Ma non hai un etica?
Posto che sia vero quello che asserisci, e non lo credo, non ti ripugna?
Sei un umano o cosa?
Crovella, l’accordo UE–Turchia che citi riguarda il contenimento a monte di flussi esterni all’UE, in un Paese che già ospitava milioni di rifugiati e che funge da Stato cuscinetto.
È una politica discutibile, ma non è paragonabile allo spostamento coercitivo di persone già entrate nello spazio europeo verso Paesi extra-UE, sotto controllo diretto di Stati UE. Sono due piani giuridici e operativi diversi.
Dopo il falso dilemma, siamo all’argomento fantoccio?
L’accordo citato, inoltre, prevedeva che i finanziamenti servissero a garantire ai rifugiati integrazione e una vita dignitosa. Il fatto che quel bel soggetto di Erdoğan abbia poi utilizzato i rifugiati per ricattare l’Europa — e che l’Europa stessa non abbia tenuto un comportamento cristallino nei confronti della Turchia — non cambia i termini della questione.
Pensare di mettersi al riparo dai flussi migratori costruendo barriere è un po’ come proteggersi dalle alluvioni con i bacini di laminazione: funzionano finché i flussi sono, per così dire, “normali”. In caso contrario le forze diventano incontenibili e sarebbe meglio agire alla sorgente.
Oppure puntare decisamente sull’integrazione. Che, visto il nostro tasso attuale di natalità, potrebbe persino aiutarci a risolvere qualche problemino futuro.
Però poi la purezza della razza e le radici cristiane… che fine farebbero? 🙂
Forse è più utile (a te) se tu leggi il mio commento n. 6 all’articolo a fianco, dove ho sintetizzato in poche righe l’analisi sull’Occidente. Il grande cambiamento epocale (già iniziato ma ancora in corso prima di esser completato) sulla gestione dell’immigrazione da parte dell’intera Europa rientra nel più generale fenomeno (da me già anticipato già a partire da 10 anni fa) che io chiamo la “destrizzazione dell’Occidente”. In soldoni: più egoismo, meno nobili ideali e più necessità di catene corte di comando (ergo meno democrazia). Che questo trend abbia il mio placet rileva un fico secco: i cittadini dell’UE sono circa 450 milioni, cosa vuoi che conti il parere di un solo cittadino. Il punto cardine, che non cogliete, è che la grande pancia elettorale europea si è già indirizzata nella direzione da me descritta e accentuerà sempre di più le richieste in tal senso ai governanti. Se, 10 annui fa, il primo passo è stato “fermare in Turchia 3 milioni di potenziali irregolari in Europa” (e per questo servizio l’UE ha pagato 11 miliardi di euro in 10 anni), il prossimo passo sarà “trasferire, in centri lontani dall’Europa gli irregolari appena posano piede sul territorio europeo”. E’ un trend inarrestabile, che vi piaccia o meno.
Crovella, mi può fare un favore?
Legga “la banalità del male” della Harendt.
Caro Carlo,
l’errore in cui si inciampa spesso qui e in altri forum è di scendere sul personale e generalizzare.
Il fatto, per quanto mi riguarda, di non essere a conoscenza di questa proposta disumana non fa di me un abitante extraterrestre: semplicemente significa che le dimensioni toccate dai media per le masse toccano temi che riguardano spesso solo i grandi centri urbani.
Alle pendici del vulcano intorno a casa mia abitano tanti forestieri, per lo più gran lavoratori impiegati in agricoltura, edilizia e nel governo della casa e per un’infinitesima porzione etichettabili come disagiati.
Nei paesini non ho mai sentito nessuno reclamare una realtà separata, anzi è evidente l’impegno per integrarli, aiutarli e sostenerli.
Per quanto mi riguarda, nel mio piccolo, seguo diversi casi e penso che se ognuno di noi facesse la propria parte, il tessuto sociale ne gioverebbe, come dimostrato in tanti quartieri caldi.
Ritenendo che il tuo spirito è vivo, auspico che anche il tuo cuore veda che quei clandestini sono umani quanto te.
Guarda che è già così da 10 anni! Almeno in un risvolto, quello con la Turchia. Infatti a partire dal 2016 l’Unione Europea ha pagato, in varie tranche, un totale di circa 11 MILIARDI di euro alla Turchia e in cambio la Turchia ha ammassato gli irregolari che arrivano dall’Asia e vorrebbero venire in Europa, ma la Turchia li ferma e li tiene “prigionieri” in campi che possiamo immaginare che siano mooooolto peggio dei centri di diretto italiano e gestiti da personale italiano come quelli in Albania (e futuri altri).
Questi 11 MILIARDI di euro già versati da 10 anni (10 ANNI) in qua non li stampa dal nulla la Von der Lyen. Vengono prelevati dal Bilancio UE che è alimentato dai flussi finanziari che ogni paese aderente all’UE versa all’UE stessa. E tali flussi pesano sul bilancio pubblico di ogni paese che, per poter onorare i flussi complessivi da dare all’UE, “prende” i dindini dai suoi cittadini. Di conseguenza la politica “nazista” dell’UE di ammassare i profughi (pare 3 milioni, non bruscolini) nei campi turchi è pagata (pro quota) da ciascuno di noi e tutto ciò già da 10 anni.
DIECI ANNI! Ma dove vivete? Per questo sono stupito che non abbiate percezione di cosa stia succedendo intorno a voi. Cadete dalla nuvole per le ipotesi implementative dei centri in Albania, quando la realtà è già sa 10 ann8i quella che disprezzate!
i “campi di concentramento lontani dall’Europa” non li vuole solo Crovella, ma li vuole la stragrande maggioranza dei cittadini europei
E’ una delle cose più aberranti che ho letto.
Ma quant’è bbbravo Ricolfi (ma si può sostituire con un nome a scelta) quando scrive le cose che piacciono a me!
Dettaglio strutture di accoglienza immigrati:
Hotspot (ex CPSA): Luoghi di prima accoglienza dove si svolgono identificazione, impronte digitali e fotosegnalamento (es. Lampedusa).
Accoglienza (CAS/SAI): Se richiedono asilo, vengono trasferiti in centri di accoglienza straordinaria (CAS) o nella rete SAI (Sistema Accoglienza Integrazione) in attesa dell’esito della domanda.
Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR): Strutture dove vengono trattenuti coloro che sono destinati all’espulsione o al rimpatrio forzato.
Minori non accompagnati: Sono messi in strutture di accoglienza dedicate ai minori.
Quella che ti scandalizza sarà la presumibile evoluzione perché le esigenze dei cittadini europei proprio quello “vogliono”., ammirevole o deprecabile che sia sul piano morale e umano. Quella è la realtà della pancia elettorale occidentale. Mi stupisco che sia necessario che io debba “utilizzare” così tante battute per spiegarvi la realtà in cui viviamo e che è chiara da anni ed anni (es: in Germania i neonazisti di AdF sono in procinto di diventare il primo partito in %). A volte molti di voi si fanno belli perché NON leggono giornali, non ascoltano TG, non assistono alle trasmissioni Tv ecc ecc ecc. Ma a fare così, vivete fuori dal mondo e non vi rendete conto si come il mondo sia cambiato: i “campi di concentramento lontani dall’Europa” non li vuole solo Crovella, ma li vuole la stragrande maggioranza dei cittadini europei e di conseguenza chi governa seguirà tali politiche.
Approfitto per una precisazione relativa ai mie interventi precedenti. Per sintetizzare io ho usato la sola sigla Cpr (Centri di permanenza per i rimpatri), dove vengono posizionati gli irregolari che hanno già un decreto di espulsione. Ma con tale mia semplificazione, in realtà intendevo TUTTE le strutture dove vengono messi gli irregolari, dal momento in cui posano piede sul ns territorio (a seguire dettaglio strutture). Da tutte queste strutture è facilissimo evadere e quindi vagare senza controllo sul territorio. Prima a poi questi irregolari commettono reati, è inevitabile, sono spinti dalla fame e da altri “appetiti”. Se li spostiamo subito lontano da noi, i reati al limite li commetteranno in Turkmenistan o alla penisola Kamcakta…
Caro Carlo, grazie per la precisazioni.
Perfetto! Siamo ai campi di concentramento! Un prezioso passo avanti per la comunità occidentale evoluta!
Scappo da un luogo perché invivibile (quasi sempre grazie alle azioni della comunità sopra citata), approdo in un altro paese (quasi sempre in condizioni disumane) in cerca di una vita migliore e mi ritrovo carcerato. Mi sento davvero orgogliosa del paese in cui vivo…
D’altra parte ci sono già enormi campi profughi in Turchia, a fronte dei quali l’UE paga alla Turchia diversi milioni di euro all’anno perché tenga lì fermi i profughi, che mi risulta siano MILIONI. In quel caso si tratta di profughi che, provenendo dall’Asia (Afghanistan, Siria, India, Sri Lanka ecc), vengono fermati lì e non arrivano neppure in Europa. alla faccia del vs modello buonista! La grossa novità, ora sul tavolo, è quella di spostare, in centri lontani dall’Europa, gli irregolari che si trovano già sul territorio europeo o che prospetticamente arriveranno seguendo le più disparate rotte.
L’alternativa è la remigrazione forzata (nei rispettivi paesi d’origine), può darsi che si studierà un mix fra le due opzioni.
Devo utilizzare un ampio numero di battute perché mi vedo costretto a spiegare per filo e per segno la realtà che, per prenderne atto, guardare fuori dalla finestra. L’interrogativo è lo stesso che mi sono posto ieri: ma con i vs ideali buonisti in che mondo pensate di vivere? Non è quello reale e se non ci credete, fate un giro alla §stazione Centrale o a Roma Termini… la popolazione non ne può più e la “sciagura del Pd” (per tornare all’analisi di Ricolfi) è che ci sono persone (come voi) che continuando a non voler accettare la realtà per quella che è.
Sì, avete ben compreso. Mi stupisco che, dopo due anni dalla costruzione dei campi in Albania, io vi debba spiegare per filo e per segno le cose. Ma dove vivete???? L’obiettivo è sollevare la cittadinanza europea della presenza di migliaia di clandestini irregolari, oggi già sul ns territorio o prospetticamente in arrivo.
I Cpr sul territorio europeo (italiano come in altre paesi) NON sono efficaci, perché da un qualsiasi Cpr si evade molto facilmente. La differenza è che, se un irregolare evade da un Cpr in territorio europeo, poi vaga senza controllo per il territorio stesso e produce tutti gli effetti di disagio e di pericolo che vediamo ogni giorno. Se invece spostiamo gli irregolari in tanti Cpr all’estero (cioè Fuori dall’UE), per esempio in Turkmenistan, evadano pure (i clandestini) dai quei Cpr e si troveranno a vagare nel territorio del Turkmenistan e al limite commetteranno reati in Turkmenistan a danno dei residenti in Turkmenistan e NON in Europa a danno dei cittadini europei. La grande rivoluzione del modello è questa e i centri italiani in Albania saranno ricordati come la prima mossa in tale direzione. Infatti per poter organizzare quel tipo di gestione, occorre elaborare un consono modello normativo europeo e i centri italiani in Albania sono stati la ruspa con la quale speriamo di aver fatto la prima breccia nel muro di ipocrisia del modello giuridico “buonista”. E’ vero, prima che il modello nella sua interezza sia a regime di strada da fare ce n’è ancora molta, ma la prima breccia è stata fatta e infatti l’Europa sta cambiando (piano piano) la relativa normativa: guarda caso proprio al seguito della bagarre innescata dai centri italiani in Albania. Senza tali centri saremmo ancora nel modello buonista che non produce risultati per i cittadini.
Grazie, Giuseppe.
“anziché metterli in un Cpr sul territorio italiano (da cui, se evadono, possono vagare liberi e senza controlli sul ns territorio)”
“votare per gli altri partiti, quelli che […] lasciano il problema sicurezza così com’è (clandestini che vagano liberi sul ns territorio)”
Crovella, stai contrapponendo i centri in Albania (o le altre futuribili migliaia — qualcuno offre di più? 🙂 — in territori extra-europei) al lasciare “clandestini che vagano liberi sul ns territorio”.
È un bel trucco retorico (falso dilemma), ma nessuno, mi pare, ha mai proposto qui di lasciare “clandestini che vagano liberi” (che, semmai, sarebbe un problema da risolvere da parte del ministero dell’interno. Piantedosi, hai presente? 🙂 ).
Il punto è: sono più efficaci Cpr sul territorio italiano (europeo) o in Albania (extra-europeo)? E i costi maggiorati (di un fattore 3-4) trovano giustificazione? In base a quali vantaggi misurabili?
E poi, Crovella, i problemi di sicurezza nelle città italiane sarebbero davvero riconducibili agli irregolari evasi dai CPR? Ma seriamente?
Ma perché semplificare in questo modo una problematica complessa, Crovella?
Diciamo che, al di là della fantapolitica su ciò che verrà, un possibile vantaggio dei CPR extra-europei esiste, ed è quello riassunto dal vecchio detto “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”: il problema viene spostato altrove, magari in luoghi dove il rispetto dei diritti può essere meno stringente e quindi fungere anche da deterrente (come scrivi anche tu).
Un vantaggio non proprio nobile, diciamolo. E in ogni caso puramente teorico (benché tu lo dia per assodato) e più politico-comunicativo che realmente legato alla sicurezza urbana.
A volte mi chiedo se la destra abbia davvero intenzione di risolvere la questione degli irregolari.
Per due motivi.
Il primo è che, eliminato un babau, bisognerebbe trovarne un altro. Ma quale?
Il secondo è la possibilità di scoprire che, anche dopo aver spedito tutti gli irregolari su Marte, la causa della scarsa sicurezza era un’altra.
Carlo, ti ricordi che un po’ di tempo fa si era parlato della possibilità di limitare le battute per ogni commento?
Ho ben compreso che si vogliono creare dei ghetti per i migranti?
Cmq a maggior ragione se questa scelta (=centri in Albania) o altre scelte (sia di politica estera che interna) del governo in carica sono degli errori madornali (come sostenete voi) , ma ciò nonostante il consenso per la maggioranza resta alto, significa che ha ragione Ricolfi nella sua analisi. Infatti NONOSTANTE tutte le (dai voi pcosì considerate) “cappelle” del governo e della maggioranza di destra, la base elettorale continua a credere in loro, mentre la coalizione di sinistra è sfilacciata e perdete pezzi. Notizia di oggi è che Ruffini sta mettendo in discussione la Schlein come possibile candidata premier: figurati perfino dall’area riformista moderata non si crede in lei e (ammesso che la Schlein rintuzzi questi attacchi ), poi sta poveretta dovrà “convincere” i 5 Stelle a votare lei e non Conte…
@19 ma che c’entra,. mescoli pere con patate. Le esigenze di manodopera del ns sistema produttivo saranno soddisfatte attraverso l’immigrazione REGOLARE, cioè attraverso i decreti flussi che fanno una verifica qualitativa e quantitativa sui vari flussi in entrata. Ma questo NON c’entra nulla con il discorso precedente: l’immigrazione regolare e l’immigrazione irregolare sono due fenomeni completamente diversi e vanno tenuti distinti.
I problemi di sicurezza NON arrivano dagli immigrati regolari, ma da quelli irregolari che sono clandestini e quindi “vagano” nel nulla (senza lavoro, senza casa, senza un inquadramento…), per cui creano i problemi di sicurezza. La politica europea dei centri nei paesi terzi riguarda la gestione degli immigrati IRREGOLARI e non quella degli immigrati quelli regolari. Oltretutto i regolari li andiamo a cercare a casa loro per disporre di mano d’opera qui da noi e poi, appena qui, li mandiamo in Albania? E’ evidente che sono due cose che non c’entrano nulla una con l’altra…..
@17 Ho già scritto (anche in giornata) sul punto. Chiaro che oggi in DUE soli centri in Albania sposti pochissimo immigrati e che con solo due centri NON risolvi certo il problema della sicurezza nel ns territorio. Ma questi due PRIMI centri sono la rottura dei tabù precedenti e, con le nuove norme che (così si legge e alcune già si sono viste) arriveranno dall’Europa e si imporranno dall’alto sulle legislazioni nazionali (e quindi vincoleranno i giudizi nazionali, che non potranno mettere i bastoni fra le ruote come hanno fatto finora), a quel punto di centri se ne apriranno decine, centinaia, migliaia… Con una costellazione di centri lontani da noi, si sposteranno tutti i clandestini in quei centri che NON STANNO sul territorio dei paesi dell’UE. Ho già scritto che tutti questi futuri centri NON si costruiranno solo in Albania, ma anche in Bosnia, in Macedonia e poi magari in Turkmenistan, in Kazakistan, in Mongolia e chissà magari si arriverà fino a costruirli nella penisola Kamcakta. Quindi gli irregolari (sia quelli già sul ns territorio sia quelli di futuro arrivo), anziché metterli in un Cpr sul territorio italiano (da cui, se evadono, possono vagare liberi e senza controlli sul ns territorio), verranno immediatamente spostati in queste decine, centinaia, migliaia di centri, tutti lontani, magari migliaia di km dall’Europa, per cui non creeranno problemi alla sicurezza sul territorio europeo.
Quando, in futuro, sarà operativa la norma EUROPEA di costruzione dei centri in paesi lontani, si ricorderanno i primi due centri italiani costruiti in Albania come l’elemento che ha smosso questa “rivoluzione”. Questa impostazione ha dei costi, certo che ha dei costi!, ma i cittadini potranno decidere se votare per i partiti che credono in quella politica (alleggerendo i problemi sulla sicurezza, ma caricando i contribuenti dei relativi costi) oppure se votare per gli altri partiti, quelli che NON impongono costi aggiuntivi, ma lasciano il problema sicurezza così com’è (clandestini che vagano liberi sul ns territorio)… Se nelle urne dovessero prevalere questi ultimi partiti (quelli del “lasciamoli qui”), poi i cittadini non vengano più a protestare che è pericoloso girare per le ns strade o andare a prendere il treno alla Centrale…
Ultima cosa: gli sbarchi continuano a esserci, anche colò governo in carica, perché non è ancora stata cambiata la normativa. Quando sarà del tutto operativa la nuova politica europea sul tema, possono venire sbarcare anche a milioni ogni anno, tanto appena sbarcati li spediamo lontani… (io credo che, a quel punto, si ridurranno anche gli sbarchi: chi è che verrà qui sapendo che, appena mette piede in Europa, finisce immediatamente a migliaia di km di distanza?).
Carlo, se si parla in maniera con fervore (e poco aplomb) come fa la tua paladina, non si parla di verve.
Qui sul blog è stato pubblicato un articolo, magari passato inosservato, che illustrava come il trasferimento delle masse dei migranti siano precisamente calcolate in base al bisogno di manodopera (e del mantenimento delle tensioni, aggiungo io) in un dato paese. Decisione prese con accordi internazionali, non certo dai burattini dei singoli stati.
Giuseppe, all’aumento della presenza di unità delle forze dell’ordine non ho osservato un miglioramento della sicurezza.
Nel regno meloniano gli immigrati clandestini crescono di numero, come i reati.
Ma il destro standard ritiene che la colpa sia dei comunisti. E dei giudici. Comunisti pure quelli. Salvo quelli che assolvono il Salvini.
Crovella, chiaro che la sicurezza è un bene pubblico importante e che ha un costo che la popolazione è disposta (entro certi limiti) a sostenere. Altrimenti perché pagare le forze dell’ordine?
Il punto qui però è un altro: non esiste alcuna evidenza che spostare poche migliaia di immigrati irregolari in centri in Albania (invece che nei centri già sul territorio) produca un miglioramento misurabile della sicurezza nelle città italiane, né che questo sia uno strumento adeguato “per risolvere tale problema“.
L’assunto “centri in Albania = città più sicure” è, allo stato attuale, solo uno slogan, al massimo una tua speranza (o del governo), ma non un fatto.
Inoltre, anche ammesso che la misura abbia una qualche efficacia, resta il tema della proporzionalità dei costi (che sono come minimo 3-4 volte quelli di una permanenza, sempre detentiva, sul suolo italiano).
Infine, il fatto che l’Europa forse in futuro adotterà norme più restrittive non giustifica un investimento fatto oggi senza una base giuridica solida.
Prima ci si sarebbe dovuti assicurare di avere un adeguato appoggio legale, o, in mancanza, costruirlo legiferando. Solo dopo avrebbe avuto senso realizzare le strutture.
Il fatto che si sia proceduto al contrario è, nella migliore delle ipotesi, segno di incompetenza; nella peggiore, di un’interpretazione del consenso elettorale come carta bianca a fare qualsiasi cosa.
Tutto questo al netto di ogni considerazione morale o umanitaria sul metodo della deportazione preventiva, naturalmente.
Dipende se ciascun cittadino è interessato a ripristinare una situazione di tranquillità nel territirio della sua nazione, in modo tale da girare sereno per le strade delle città o prendere un treno in stazioni che non siano più il ricettacolo che sono ora (Cemntrale e Termini su tutte). Ho già detto che tale obiettivo ha un costo, non è gratis. Io sono dispostissimo a pagare la mia parte di tasca mia pur di spostare gli immigrati irregolari in centri lontani dal nostro territorio. Da quello che si sente e si legge, il tema della sicurezza delle nostre città è molto sentito dalla popolazione, per cui mi aspetto che la gente NON faccia la rivoluzione di fronte a dover spendere per risolvere tale problema. Proprio in questi mesi si sta lavorando a livello comunitario per elaborare leggi (sull’immigrazione) che, arrivando dall’Europa, si imporranno “dall’alto” sulle leggi nazionali e quindi anche sulle libertà di decisione dei magistrati nazionali. I centri in Albania, che ora sembrano abbandonati (e quindi uno “spreco”), a quel punto dovrebbero entrare in funzione a pieno regime e quindi diventeranno la prima esperienza di una costellazione di centri (non solo italiani). Questa evoluzione avrà un costo per TUTTI i cittadini europei, ma se non entriamo nella logica di fare così (pagandone i rispettivi costi), non risolveremo il problema della sicurezza nelle ns nazioni.
P.S.
Crovè, sui Centri in Albania ti conviene seguire la tecnica dell’opossum e glissare, dammi retta.
Che se vai a spiegare a ciascun italiano quanto ha dovuto e dovrà sborsare di tasca propria (ma proprio dalla sua, eh, non gli astratti “800 milioni in 5 anni“) al solo scopo di “rompere un tabù ideologico“, qui scoppia la rivoluzione.
Sempre che ci sia rimasta un pò di dignità, naturalmente 🙂
Trovo la pubblicazione di questo articolo, dopo il teatrino della legge di bilancio di questi giorni, diabolicamente azzeccata 🙂
Il governo che salva i lavoratori dal cetriolone sulle pensioni introdotto dal… governo. Meno male che c’è il governo che si oppone alle proposte del governo.
Nel frattempo, il cetriolino dell’adeguamento all’aspettativa di vita che avrebbe dovuto essere sterilizzato (parole di Durigon e Giorgetti), zitto zitto è ancora lì, pronto a infilarsi nelle pensioni (anche se, pare, un poco per volta – ma grazie! 🙂 ).
C’è poco da dire: l’operazione cagnara è evidentemente attiva e funziona pure.
Individuare un nemico (il feroce saladino) paga.
Demonizzare l’avversario (sinistra violenta e antisemita) paga.
Raccontare che tutto va bene (nonostante i dati macroeconomici e sociali) paga.
Ignorare il cambiamento climatico paga.
E’ il populismo, baby. E funziona finché funziona. Ovvero, finchè la realtà (inevitabilmente) non presenta in conto.
Di alcune cose bisogna comunque dare atto a Meloni: ad esempio non siamo usciti dall’Euro (come proclamava), non ha eliminato le accise (come proclamava),non ha migliorato la legge Fornero (da lei definita “una legge fatta male”, dopo averla votata), non ha abbassato le tasse (come proclamava).
Insomma: barra dritta su economia e conti pubblici. Brava! I mercati ringraziano. Trovate le differenze con Draghi.
Eh, la sinistra dovrebbe imparare questo modus operandi e fare altrettanto.
Il problema è che, così facendo, non sarebbe più la sinistra.
Francesco, mi trovo d’accordo, ma che fare con un popolo che non conosce, non vuole sapere e non sa cosa vuole?
Nella sinistra di prima c’era ed è da considerarsi fisi-patolico una parte fluttuante priva di base certe. In quella che io chiamo Nuova Sinista quella quota dovrebbe dimuire non foss’altro per le frustate che abbiamo preso e che pigliamo. Frustrate che lasciano cicatrici sulla carne viva. Noi non vogliamo nè autarchi come la coppia Eltisin-Putin, né palazzinari biondo criniti parolai e coglioni solo per i loro tornaconto da schiavisti, nè imperatori, né zar, nè re, nè regoli, nè principi dalle teste coronate di sangue come cullù se ci fu, nè teocrati con desideri di nuovi martiri. Noi vogliamo la quota del popolo che conosce, che sa e che vuole tante cose, prima di tutto un sano repulisti.
Centri in Albania “fallimentari”? FUN-ZIO-NE-RAN-NO! Intanto il costo complessivo non è di 1 mld di euro, ma di 800 milioni in 5 anni, ergo tale costo va diviso per ciascun anno e sono passati sono due anni. Pertanto chi afferma che i centri sono già costati 1 mld, parla a vanvera. Ma il punto centrale non è il loro costo. I centri sono stati costruiti per rompere un tabù ideologico e aprire una strada nuova in Europa sulla gestione dell’immigrazione irregolare. In effetti negli ultimi mesi la politica europea sull’immigrazione sta cambiando profondamente, in termini di nuove tendenze alla rigidità dell’accoglienza, alla remigrazione e allo spostamento nei centri presso paesi terzi. L’idea è che non solo l’Italia, ma tutti (Francia e Germania in particolare) potranno costruire tanti altri centri e non solo in Albania, ma anche in Bosnia, Macedonia e poi in Turkmenistan, Kazakistan, Mongolia e magari perfino nella penisola Kamcakta. La maggioranza dei cittadini europei non ne può più di avere immigrati irregolari che girano senza controllo: spostarli fisicamente è la soluzione più logica. Costerà? Certo che costerà, ma se vogliano andare in giro tranquilli e poter prender un treno senza timori alle 6 del mattino come alle 10 di sera, dobbiamo mettere in conto di pagare il costo dello spostamento fisico degli irregolari. Anche su questo tema la destra offre soluzioni che badano al sodo e rispondono direttamente alle esigenze dalla grande pancia elettorale europea.
Mi domando in che monto viviate. Meloni un pupazzetto??? Potrei farvi un elenco lungo 100 km di attestati contrari a tale tesi, mi limito a quello più recente, dopo l’incontro europeo di pochissimi gg fa. Dal Sole 24 ore del 19 dicembre: Da El Pais ai media francesi, Meloni torna dalla trattativa a Bruxelles col titolo di «leader d’Europa»
Evidenziato il «ruolo decisivo» giocato nell’ultimo vertice dei capi di Stato e di governo della Ue
Verve asfittica della Meloni??? Ma in certe occasioni, quando assume i panni del capo partito (vedi Atreju dell’altra settimana), le viene rinfacciato che è fin troppo “accesa”!
Proprio l’andamento ondivago della Legge di Bilancio di questi giorni dovrebbe riflettersi in deflussi elettorali dalla destra e invece i sondaggi confermano la compattezza della maggioranza e, dall’altra parte, una coalizione divisa da una contraddizione insanabile: se prevarrà il principio che il candidato premier sarà il leader del partico con più voti (cioè il Pd), c’è il rischio che molti elettori di M5S non vadano proprio a votare, facendo perdere la coalizione. Se invece si opta per il candidato premier dei 5 Stelle (Conte), c’è addirittura il rischio che i cittadini di sinistra moderata non dico che voteranno per FdI, ma per Forza Italia forse sì (o per Calenda, che potrebbe esser “imbarcato” nel centro destra alle prossime elezioni politiche).
La sciagura è che storicamente la sinistra in Italia ha sempre giocato a dividersi, al contrario la destra è composta da fazioni che pur avendo poco in comune stanno insieme senza problemi.
Quanto al successo fatico a comprendere da dove arrivi: non hanno neppure provato a sistemare uno dei temi sui quali hanno basato a campagna elettorale. Nulla di nulla. Si vede che all’elettore di destra si può raccontare di tutto, tanto non se ne accorge.
Con la scomparsa dei nostri padri costituenti, che hanno creato un’Italia democratica, negli ultimi anni il senso della partecipazione si è di molto affievolito. Complice anche la poca consistenza di quasi tutti i nuovi politici con i loro cattivi esempi. In caso di evidente necessità si è dovuto far ricorso a dei ‘tecnici’ non eletti. Invisi ai politici, perché capivano quel che facevano senza il richiamo dei voti. Ma intanto qualcuno evocava la consegna di ‘pieni poteri’ per governare senza ‘lacci e lacciuoli’. Oltre Oceano hanno trovato un bell’esempio da imitare, anche nella sua scorretta veemenza verbale. Sembra che ci sia una consistente maggioranza che sia d’accordo. Ora dunque non si ascolta la voce che arringa la folla dal balcone su piazza Venezia. C’è la televisione. Inevitabile il richiamo ad un decisionismo sopra i frammenti di una democrazia divisa e litigiosa, quasi un nuovo Aventino. Questa forte voce ha richiamato intorno a sè un gruppo raccogliticcio, prevalentemente di sostanziali incapaci. Normale sport italico quello del salto sul carro dei vincitori. Come ad esempio gli autori di articoli come questo e la ressa per la presenza al recente festival del partito. Film già visto. Va bene così per chi li comanda e che per quasi trent’anni, seduta in Parlamento, ha visto lo sfacelo e ne raccoglie furbescamente i suoi pezzi. La smodata ambizione e l’incredibile eccezionale visibilità internazionale è il principale movente caratteristico della persona sola al comando. Con la naturale conseguenza di modificare la Costituzione grazie anche al referendum confermativo senza quorum, privando di ogni utile potere il PdR (infatti non c’è più un Re fantoccio). Ai posteri il compito di una nuova Resistenza, finché crediamo che la somma di partiti e partitini d’opposizione (sic!) si possa compattare credibilmente senza pretendere che li comandi qualcuno che conta lo zero virgola. Perché questa è la proposta ‘alternativa’. Si può cambiare senza ripetere la storia? Proposta: si scenda pure in piazza e si organizzino scioperi a ripetizione. Ad una condizione: in piazza si vada solo mostrando il certificato elettorale timbrato. Devono pretenderlo e imporlo gli organizzatori, perché solo una percentuale di votanti credibile può dire di aver scelto credibili rappresentanti, come avveniva negli anni ’50 e ’60. Oppure ci sarà una nuova casta di fedelissimi che governeranno, come quelli che a Dongo nel ’45 si erano tuffati nel lago per sfuggire alla cattura.
“Uno bravo si circonda di più bravi.”
23 condoni e non è finita. E’ per questo che piace agli italiani a 360°.
“Uno bravo si circonda di più bravi.”
Ora che sul libero quotidiano Libero i due maitres a penser Ricolfi e Senaldi mi hanno indicato ciò in cui devo credere, obbedire e combattere, mi sento finalmente un uomo realizzato di sinistra.
L’articolo non è lucido e al di sopra delle parti. È sufficiente guardare al percorso della legge di bilancio per cogliere sia le contraddizioni e ledivisioni insite nella maggioranza, sia la distanza del Governo dai crescenti problemi reali quotidiani.
Mi sono persino andata ad ascoltare qualche discorso della Meloni in cerca della verve dialettica citata, ma non ne ho trovato traccia.
Poi sostenere che quelle che esprime sono le sue idee mi pare lontanissimo dalla realtà: rivestendo quella posizione non può che essere un pupazzino (anche perché di carisma proprio nom ne ha).
L’articolo poteva intitolarsi anche la fortuna di Fratelli d’Italia, ovvero l’assenza di un’opposizione vera (anche l’antisemitismo si sono fatti sottrarre, e da Fratelli d’Italia!).
Detto ciò l’articolo del 19 ottobre è abbastanza parziale: ad esempio, perché non si parla del fallimento miliardario dei centri in Albania?
A due mesi dalla sua pubblicazione, ci mostra poi quanto sia veloce il mondo in cui viviamo e come una notizia passi rapidamente. Sorvoliamo sulla riforma pensionistica (la Fornero, cattivona! … ecco, ditelo ora): il M5S non è esploso ma è saldamente al terzo posto (qui più che Ricolfi direi che ha cannato Senaldi). L’appoggio all’Ucraina e la visione “profetica” su Trump: direi che possiamo farci una risata su, se non ci fosse da piangere. Vediamo quale sarà il prezzo delle paci a firma Trump, in Palestina come in Ucraina.
E non poteva mancare un giudizio critico ovviamente sull’Europa, anche lei cattivona che ci vorrebbe costringere a rinunciare al diesel. L’Europa, ricordiamocelo, ci ha permesso di evitare (finora) di finire stritolati tra colossi più grandi e spietati. Oltre a ciò ha anche il merito, direi per nulla secondario, di averci garantito 80 anni di pace tra noi europei. Niente più morti ammazzati tra francesi e tedeschi, italiani e austriaci. È poco? Forse è troppo, soprattutto per chi vuole prendersela, l’Europa.
La follia del “green” (diventata ormai uno slogan al pari di “salviamo i bimbi di Bibbiano”) è la strada. È quella, punto. Così non reggiamo. Se mai avremmo dovuto essere ancora più “green” e puntare noi su un mercato che invece è ormai cinese. Ma no, meglio puntare sul diesel.
La sciagura del pd? Al clamore della destra corrisponde il silenzio del pd, per esempio sulla sanità e sulla scuola. Nel primo caso il pd non ha avuto il coraggio di contestare il numero chiuso per l’accesso alla facoltà di medicina e nel secondo, a proposito della famiglia nel bosco di Palmoli, ha ignorato la repressione giudiziaria della libertà senza intervenire nel merito e proporre un modello alternativo di scuola.