Che cosa significa il caso Grossglockner per gli alpinisti? A poco più di un anno dalla morte di una donna di 33 anni sul Grossglockner, negli Alti Tauri austriaci, il suo fidanzato è sotto processo. È lui il responsabile della sua morte per congelamento?
Per un’accurata indagine sulla vicenda vedi
La sentenza del Grossglockner
Un alpinista esperto scala il Grossglockner con la sua ragazza. La lascia poco sotto la vetta di 3798 metri, per chiedere aiuto (come disse in seguito). La donna muore di ipotermia.

Si è trattato di un incidente o di un crimine? Questa domanda è stata al centro del dibattito presso il Tribunale regionale di Innsbruck il 19 febbraio 2026. La procura ha accusato il 37enne Thomas Plamberger di omicidio colposo per grave negligenza.
L’esito del processo è epocale per la comunità alpinistica, poiché probabilmente inciderà sulla valutazione di dove inizia la responsabilità penale degli scalatori più esperti. È stato emesso un verdetto.
Che cosa accadde sul Grossglockner?
Poco più di un anno fa, il 18 gennaio 2025, Thomas Plamberger e la sua ragazza Kerstin Gurtner partirono per scalare la montagna più alta degli Alti Tauri. Erano in ritardo; era chiaro che non avrebbero raggiunto la vetta prima del tramonto. Faceva freddo e tirava vento: secondo i resoconti dei media, l’atto d’accusa menziona temperature intorno ai -8 gradi Celsius, una temperatura percepita di -20 gradi Celsius e raffiche di vento fino a 74 km/h.
Ciononostante, la coppia non ha fatto dietro-front. Il soccorso alpino non è riuscito a contattarli tramite il loro smartphone. Non hanno nemmeno inviato un segnale di soccorso a un elicottero di salvataggio che li ha sorvolati intorno alle 22.50.

Infine, l’uomo lasciò indietro la sua ragazza e proseguì da solo verso la vetta, per poi scendere al rifugio Erzherzog Johann, per trovare altri alpinisti e chiedere aiuto. La lasciò intorno alle 2.00 del mattino e non fece una seconda chiamata ai soccorsi fino alle 3.30. Questi si mossero solo alle prime luci, ormai troppo tardi per la donna. Il suo corpo fu recuperato dal soccorso alpino nella mattinata del 19 febbraio 2025.
Di quali reati lo accusa il pubblico ministero?
Secondo una dichiarazione della procura, che accusa Thomas Plamberger di una serie di gravi errori, l’imputato ha lasciato la sua ragazza “indifesa, esausta, ipotermica e disorientata” durante la notte.
Non aveva tenuto conto dell’inesperienza della sua ragazza. Non aveva mai affrontato un’ascensione invernale del Grossglockner, con la sua lunghezza, difficoltà e altitudine.
Ha iniziato l’escursione con circa due ore di ritardo e non aveva con sé un’attrezzatura di bivacco d’emergenza adeguata. Inoltre, Thomas Plamberger ha lasciato che la ragazza tentasse la salita indossando uno splitboard e scarponi da snowboard morbidi, assolutamente inadatti a questo tipo di ascensione.

Ulteriori accuse riguardano la sua condotta dal momento in cui avrebbe dovuto accorgersi della situazione critica durante la salita. Si presume che non abbia voluto tornare indietro in tempo lungo il percorso, nonostante le basse temperature e il vento forte. A dispetto della crescente stanchezza della sua ragazza, non avrebbe effettuato una chiamata di emergenza né segnalato la sua presenza all’elicottero di passaggio.
Ha contattato il soccorso solo alle 0.35 e poi alle 3.30. Il contenuto della conversazione delle 0.35 è controverso: i soccorritori hanno affermato che non si trattava di una chiamata di emergenza, ma l’avvocato sostiene che il suo assistito nega di aver detto alla polizia che andava tutto bene.
Per un certo periodo è risultato irraggiungibile sul cellulare. Quando ha lasciato la sua ragazza intorno alle 2, non l’ha protetta adeguatamente dal freddo e dal vento.
Cosa ha detto l’esperto
Durante il processo ha testimoniato anche un esperto di alpinismo. Da un lato, ha valutato l’imputato come un alpinista estremamente capace ed esperto. Dall’altro, ha elencato numerosi errori commessi dall’uomo, la cui conoscenza dell’alpinismo derivava dall’esperienza pratica ma anche da video online. “Inappropriata”, “incomprensibile”, “assolutamente incompetente”: così l’esperto ha descritto la comunicazione inadeguata dell’imputato con le squadre di soccorso.
Kerstin ha provato a chiamare i servizi di emergenza?
Solo 12 settimane prima Kerstin aveva scritto a Thomas: “E’ un po’ che non faccio più nulla d’inverno”. Alle 18.07 aveva anche inviato un messaggio ai genitori tramite cellulare: “Abbiamo finito la salita, siamo di ritorno”. Thomas afferma di non aver notato che Kerstin lo scrivessee di non saperlo spiegare.
Il giudice ha inoltre fatto notare a Thomas Plamberger che Kerstin Gurtner aveva già composto il 149 alle 17.22. Non era stata stabilita alcuna connessione. Il giudice, a sua volta un esperto alpinista, ha affermato: “Il 149 non esiste. Ma accanto al 9 c’è lo zero, che è il numero di emergenza del Bergrettung (soccorso alpino)”. Thomas Plamberger, tuttavia, aveva insistito sul fatto che non si erano verificati problemi fino a poco dopo le 22.30.
Cosa dice l’imputato?
Il suo avvocato, Kurt Jelinek, ha dichiarato che la coppia si è trovata in una situazione davvero difficile e stressante.
All’inizio del processo, l’imputato si è rivolto alla corte con una dichiarazione commovente. Voleva dire “che sono infinitamente dispiaciuto per quello che è successo e per come è successo”. Tuttavia, si è dichiarato non colpevole.
L’imputato ha sottolineato che amava la sua fidanzata, la quale era un’appassionata alpinista e molto dotata fisicamente. “Abbiamo sempre pianificato le escursioni insieme e preso le decisioni insieme”, ha affermato, contrariamente alle sue precedenti dichiarazioni in cui si era descritto come il responsabile dell’escursione su quella montagna.
Il suo avvocato ha respinto le accuse del pubblico ministero. A suo avviso, la morte della donna è stata “un tragico incidente”, come riportato dalla Kleine Zeitung citando una dichiarazione presentata dall’avvocato alla procura. Secondo la dichiarazione, la coppia aveva pianificato l’ascensione insieme e si sentiva adeguatamente preparata. La donna si è sentita male solo durante la notte.

La madre di Kerstin
Nel frattempo, anche la madre della defunta Kerstin Gurtner ha preso la parola. In un’intervista al quotidiano Die Zeit, ha definito le accuse contro il compagno di sua figlia una “caccia alle streghe”. “Se Kerstin non fosse stata d’accordo, non sarebbero andati in montagna“, ha spiegato. Thomas Plamberger non meritava di essere “ritenuto responsabile in quanto guida”.
È inoltre infastidita dal modo in cui viene ritratta sua figlia, ovvero “come una ragazzina sciocca che si è lasciata trascinare su per la montagna“.
L’ex-fidanzata
Andrea Bergener, un’ex fidanzata dell’imputato, ha testimoniato che nel 2023 lui l’aveva lasciata sola su un altro percorso del Grossglockner perché procedeva lentamente e perché i due avevano litigato proprio sul percorso. “Poi è sparito all’improvviso”, ha detto. “Era nel cuore della notte, la mia lampada frontale si è spenta, ero allo stremo delle forze”, ha descritto la testimone.
Se questo episodio è vero, possiamo affermare che Thomas Plamberger aveva chiaramente enormi difficoltà a gestire la differenza tra le proprie elevate capacità e quelle degli altri. “Andare avanti a tutti i costi”: così il giudice ha descritto l’atteggiamento dell’imputato.
La patologa
La patologa forense Claudia Wöss ha confermato in tribunale che la donna è morta di ipotermia, aggiungendo di aver trovato tracce di polmonite virale e dell’analgesico ibuprofene nel corpo di Kerstin G.
Non era in grado di valutare se la malattia avesse compromesso le sue capacità fisiche e se avesse reso più probabile un improvviso peggioramento delle sue condizioni, tanto da progredire solo strisciando a quattro zampe.
Qual è stata la decisione del tribunale nel caso Grossglockner?
Thomas Plamberger è stato condannato per omicidio colposo. Il giudice del Tribunale regionale di Innsbruck ha emesso una sentenza di cinque mesi con sospensione condizionale della pena e una multa di 9.600 euro. Il verdetto non è ancora vincolante. Al caso è stato assegnato un giudice specializzato in casi di alluvioni, che a quanto pare è anche un alpinista.
In una dichiarazione inviata alla BBC, il tribunale ha affermato di aver considerato la fedina penale immacolata di Thomas Plamberger e la perdita di una persona a lui cara come “fattori attenuanti”.
Il giudice, Norbert Hofer, a sua volta un esperto alpinista che lavora con squadre di soccorso alpino ed elicotteristico in Tirolo, ha affermato che Thomas Plamberger era un eccellente alpinista, ma che la sua ragazza era anni luce indietro rispetto a lui in termini di capacità alpinistiche.
Sebbene il giudice abbia stabilito che Thomas Plamberger avesse valutato male la situazione, ha affermato che non l’aveva abbandonata “volontariamente”.
Il giudice ha inoltre messo in dubbio la versione di Thomas Plamberger su come avesse lasciato Kerstin sul fianco della montagna. Hofer ha invece ipotizzato che, in base alla posizione della ragazza nelle foto scattate dalla squadra di soccorso, potrebbe essere caduta.
Secondo quanto riportato dai media austriaci, in tribunale è emerso che la squadra di soccorso alpino ha trovato il suo corpo appeso a testa in giù a una parete rocciosa.
“Siamo rimasti stupiti che sia rimasta in quella posizione“, ha dichiarato uno dei soccorritori al tribunale. Se il vento fosse stato più forte, “sarebbe precipitata dal versante sud“.
Le motivazioni
Il giudice ha motivato il suo verdetto come segue: l’esperto alpinista aveva ignorato il fatto che la sua ragazza non avesse mai affrontato in precedenza spedizioni invernali in montagna così impegnative. “Ha continuato fino alla morte”, ha affermato il giudice. Verso la fine, era in grado solo di gattonare a quattro zampe. L’imputato le aveva inoltre fornito un’attrezzatura inadeguata. In montagna, non ha reagito in modo appropriato quando le condizioni meteorologiche sono peggiorate e la sua ragazza riusciva a malapena ad avanzare. Non ha rinunciato alla salita in tempo.
Il giudice ha inoltre sottolineato l’aspetto tragico di questo caso, seguito da molti giornalisti internazionali: “Nessun verdetto al mondo potrà riportare indietro la ragazza”.
Che cosa può significare questa condanna per gli alpinisti?
Si è discusso anche del problema di quando la persona più esperta sia legalmente responsabile durante le escursioni in montagna senza guida. Non è detto che la persona più esperta finisca automaticamente in tribunale, ha affermato Stefan Winter, guida alpina ed esperto di incidenti in montagna, in un’intervista a Der Spiegel. Il primo passo è sempre quello di determinare la causa dell’incidente. In questo contesto, occorre considerare un “rischio alpino residuo”, come ad esempio la caduta massi (il caso di Laura Dahlmeier può servire da esempio).
I procedimenti giudiziari relativi a incidenti mortali in montagna non sono frequenti. “Tuttavia, se si sospetta che l’alpinista più esperto non abbia adempiuto al suo dovere di diligenza, la procura può avviare un procedimento penale“, afferma Winter.
L’incidente al Grossglockner è stato oggetto di molte discussioni. Ciò è probabilmente dovuto in parte alle immagini riprese dalla webcam che mostrano la coppia sulla montagna, e anche alla modalità dell’abbandono di Kerstin Gurtner.
“Il principio vale sempre: il più forte è responsabile del più debole, anche in senso legale”, afferma Winter. L’incidente del Grossglockner, aggiunge, non fa che confermare “i nostri principi”.
L’appello
Thomas Plamberger e la procura austriaca hanno entrambi presentato ricorso contro la sentenza.
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DISLAINER
Avviso tutti i lettori, specie di recente approccio al blog, che le mie prese di posizioni sono esclusivamente frutto di riflessioni personali (a volte del tutto prive di sostegno statistico o storico) e solo come tali trovano la possibilità di espressione nell’ambito del pluralismo di manifestazioni delle opinioni dentro a un libero e legittimo dibattito intellettuale.
Per quanto io sia profondamente convinto delle mie opinioni, suggerisco di non affidarsi unilateralmente a dette mie considerazioni, specie sui risvolti giuridici dell’andar in montagna, quanto piuttosto di seguire le indicazioni degli specialisti professionali. Anche perché se disgraziatamente vi doveste trovare a rispondere in tribunale di atti da voi compiuti durante “gite” in montagna con gli amici (notasi il termine “gite”, da me volutamente usato in collegamento a quanto detto qualche gg fa che il clima da scampagnata fra amici non si addice più allo scialpinismo e a mio parere all’andar in montagna nella sua totalità…), disponete di riferimenti professionali di soggetti da cui potete farvi assistere nelle dovute sedi o che vi possano indicare eventuali altri soggetti (es penalisti) adatti alle situazioni in cui vi troverete.
In tali future e poco simpatiche situazioni, cari lettori vi invito fin d’ora a non rivolgervi a me (nonostante la sfilza di insignii principi del foro cui potrei indirizzarvi e che saprebbero di certo “salvarvi il culo”), perché io vi risponderò solo sbeffeggiandovi: “ve l’avevo detto che il clima giuridico è cambiato anche nelle gita in montagna fra amici… E adesso son cazzi vostri!”
“intendevo un’altra cosa”
e allora impara ad esprimerti.
Comunque finché non fornirai dati a supporto delle tue tesi, rimarranno sempre preconcette, come le tue considerazioni su quello che pensa chi legge…
e comunque rilevo che, ancora una volta, un tema che poteva essere interessante spunto di riflessione è finito – dopo aver spento per sfinimento qualunque utile confronto – in “come son ganzo, come son forte, quanto ne so, quante cose ho realizzato nella vita, quanto son figo e quanto tutti mi desiderano…”
devi aver avuto una vita di … grande interesse 😀
Crovella 16. vedo che non perdi occasione per dar prova della tua ottusità. Non cerco certo di nascondermi nè di veicolare idee assolute nell’anonomato. è assolutamente noto agli utenti usuali a chi sia riconducibile l’acronimo MG e il fatto che io abbia linkato un mio articolo la dice lunga su quanto cartepillar identifichi, più che la tua determinazione, la rozzezza e la tracotanza delle tue osservazioni ed esternazioni.
Ho però manifestato da oltre un paio danni l’esigenza, che deriva da faccende personali e professionali che non ti riguardano e che non sono tenuto ad esporre, di non comparire nei commenti con nome e cognome (vieppù in discussioni che riduci ad un livello di bassezza e di scontro personale davvero imbarazzanti) e di utilizzare una maggior riservatezza.
Se il blog non lo consentisse non interverrei, ma visto che questo blog lo permette, ti significo che la facoltà dell’anonimato sul web è un diritto soggettivo inviolabile ed il fatto che tu lo disattenda sistematicamente giusto per provocazione rappresenta un fatto grave prima ancora che stupido.
Comprendo che sia profilo sottile che sfugge alle tue facoltà di analisi ma non importa che tu capisca ed è sufficiente che tu ti adegui e rispetti i diritti altrui. Informati, perchè è violazione dalla quale potrebbero dipendere conseguenze non piacevoli. Per tale ragione ho già chiesto separatamente al titolare del blog di intervenire.
“La definizione di “idee preconcette” (le mie) è soggettiva “tua””
No, piccino, la definizione di “preconcetto” non è assolutamente soggettiva, valga la Treccani:
preconcètto agg. e s. m. [comp. di pre- e del lat. conceptus (part. pass. di concipĕre «concepire»), per traduz. del fr. préconçu]. – 1. agg. Propriam., concepito prima; si dice soprattutto di idee o giudizî formulati in modo irrazionale, sulla base di prevenzioni, di convinzioni ideologiche, di sentimenti istintivi, spesso per partito preso e senza una esperienza personale
Nel caso specifico non essendoci traccia di fatti oggettivi, la tua sensazione di una deriva securitaria in ambito giuridico è solo frutto della tua prevenzione ideologica basata su sorvegliare e punire.
E il tuo continuare a parlarne è propaganda affinché questa deriva si avveri.
Della tua vita, dei risultati ottenuti e della tua realizzazione e gratificazione, francamente, poco mi interessa.
Continua tranquillamente a non investire tempo e fatica per cercare dati, fatti storici, eventi del passato (prossimo o remoto) per sostenere le tue tesi.
Io continuerò a dimostrare che le tue tesi sono perlopiù cazzate senza fondamento
@15 La definizione di “idee preconcette” (le mie) è soggettiva “tua”, perché ti stanno sulle palle a priori sia la mia persona a 360 gradi che il contesto ideologico (e politico in particolare) che è il mio retroterra culturale ed esistenziale, nonché, nei nei vari temi, le mie specifiche prese di posizioni (non solo su questo argomento, ma su “tutto”). Quindi la tua condanna delle mie idee non fa testo: mi condanneresti anche se esprimessi idee di contenuto diametralmente opposto. Ogni mia idea è per te preconcetta, a prescindere. Da cui la mia conclusione che è inutile quindi (da parte mia) investire tempo e fatica per cercare dati, fatti storici, eventi del passato (prossimo o remoto) per sostenere le mie tesi. Tu e quelli della tua “squadra” mi contestereste comunque.
In generale, prendi atto che io sono contento di essere così “stupido” come appaio a te, perché se io non avessi questa personalità “caparbia”, non avrei fatto le “cose” che ho fatto nella vita, per le quali cose mi sento molto realizzato e gratificato. E inoltre (troppo lungo raccontare i dettagli..) senza tale caparbietà, probabilmente sarei già morto, viste alcune situazioni drammatiche in cui mi sono trovato (anche per questioni “di montagna”). In conclusione la mia “stupidità è l’elemento basilare di come vivo e di cosa sono riuscito a fare e di cosa riuscirò ancora a fare in futuro. Se devo pagare il prezzo di stare sulle palle a qualcuno (che ha una visione diametralmente opposta alla mia) lo pago senza esitazioni, come l’ho sempre pagato anche in passato. Tanto, di gente che ha una visione esistenziale compatibile alla mia e, nello specifico ha piacere di avvalersi dei miei suggerimenti, ce n’è a vagonate. Io tengo sempre silenziato il telefono, altrimenti passerei le mie intere giornate a rispondere alla gente che ha “piacere” di sondare la mia opinione nei campi più disparati della vita e ben oltre quelli della montagna.
Tu trova pure ridicolo o immaturo qualunque atteggiamento, stigmatizza quel che ti pare, ma se uno vuole essere chiamato MG tu chiamalo MG: è semplice buona educazione.
@11 Ti trovo veramente ridicolo: sappiamo tutti chi sei (almeno tutti noi del nocciolo duro del Blog), perché per lungo tempo, forse addirittura per anni ed anni, ti sei firmato con nome e cognome, per cui questo “volerti nascondere” è ancor più ridicolo di chi parte fin dall’inizio con un nick inventato o col il solo nome proprio, cosa, questa generale, che viene sistematicamente stigmatizzata anche da molti altri lettori/commentatori (Cominetti su tutti, ma non solo lui). Nel tuo caso siamo al paradosso perché che tu ora ti camuffi quando sappiamo tutti benissimo chi sei, in che luogo “provieni” e che pregressi hai… E con un attegg9iamento del genere, viziato di immaturità fin alla radice, spacci le tue opinioni come verità assolute…
“Io non credo di fare propaganda”
D’accordo, non fai propaganda, mi scuso.
Continui a propalare idee preconcette, avulse da qualsiasi dato reale per sostenere le convinzioni cui sei testardamente fedele anche quando palesemente fondate sul nulla, dimostrando così di possedere un’intelligenza all’altezza del soprannome di cui vai così fiero.
Il tutto cercando di provocare, innervosire e insultare coloro che smentiscono la tua visione delle cose.
Va meglio così? Ti senti descritto più compiutamente?
Per Ezio Bonsignore: io credo che molto dipenda da chi accompagni e cosa fate. Se, come mi sembra di capire, sono semplici gite ed è chiaro che tu non “dirigi” o “guidi” nulla e nessuno, ma ti limiti a dire “io vado li, chi vuole venire?” non credo che ti possa succedere nulla.
Io comunque parlerei dei tuoi dubbi e delle tue paure con i componenti del gruppo, meglio se assieme, spiegando bene che non ti assumi alcuna responsabilità
Per il resto in Italia e in Europa, purtroppo, gli incidenti in montagna capitano. Eppure non mi sembra di assistere a decine di processi e condanne; ognuno di noi affronta rischi di ogni tipo nella vita e l’alpinismo fa parte della nostra vita. Occorre, quello si, prendere atto che esistono condizioni per affrontare le difficoltà alpinistiche con maggior formazione e consapevolezza e che quindi occorre usare la testa nell’affrontare i rischi che la nostra attività ci propone, senza ipotizzare cose che, al momento non esistono ma senza ignorare che l’attenzione su questi eventi è sempre piu alta e che quindi se vogliamo continuare a farla, in libertà occorre usare la testa.
Se posso permettermi un suggerimento a Bonsignore. Portare in montagna una persona ex novo, senza nessuna formazione, oggi, non è una buona idea. Non lo è per il neofita ( di qualsiasi età) ne per l’esperto. Consiglio pertanto di suggerire al neofita, amico, di frequentare un corso CAI di escursionismo. Poche lezsioni, poco impegno che consentono al neofita di apprendere le basi, e all’esperto di essere piu tranquillo.
Non che i miei come e perché personali abbiano una qualche importanza, ma comunque: la crescente percezione e allarme che le mie modestissime attività di accompagnatore di mezza montagna per amici potessero, in caso di qualche spiacevole incidente, avere delle conseguenze sul piano legale si è venuta formando e rafforzando ben prima che scoprissi questo blog. Sono quindi lieto di riconoscere che almeno a questo proposito, Crovella e’ mondo da ogni colpa.
Prima del caso del Grossglockner, per “conseguenze” pensavo non tanto al piano penale, quanto sopratutto a quello delle richieste di risarcimento da parte dei parenti che “chiedono giustizia” o, al limite, di un ex-amico. MG potrà, se ne ha voglia, riportare se esista giurisprudenza in proposito.
Ci tengo peraltro a precisare che sto parlando di “crescente percezione delle (possibili?) conseguenze legali”. La percezione della mia diretta responsabilità nel’ accompagnare in montagna persone senza precedente esperienza c’è invece sempre stata, e nettissima.
Crovella, è il quarto post – e l’ho chiesto appena sotto – in cui citi per esteso il mio cognome e ho chiesto da tempo di non farlo. Immagino tu lo faccia apposta per irrritarmi. ci sei risucito, decisamente. Siccome ho già spiegato innumerevoli volte le ragioni che mi inducono a tale condotta, che hanno fondamenti che non ti riguardano, ma radici ben precise, personali e fondate e siccome è un dato che è nella mia disponibilità e non nella tua, chiedo formalmente a Gogna di provvedere alla cancellazione. Mi auguro di non dover ribadire la richiesta.
Crovella, con quale coraggio, dopo le centinaia di volte in cui hai scritto più o meno a tutti e su tutti i tipi di argomenti “come al solito non hai capito niente” parli di “tentare di stroncare le opinioni altrui”? E poi dici di non essere fascista dentro?
P.S.: su 107 interventi solo quelli di MG sono di un giurista, ma 34 sono infondati (32%): i tuoi!
“accetta che la gente parli pur senza sostenere le proprie prese di posizioni con dati inappuntabili”
Ma io lo accetto: ti ho mai dato l’impressione di volere che qualcosa venga cancellato o chiedere la tua censura?
Tu invece accetta che io ritenga un’opinione senza alcun fondamento reale (altro che dati inoppugnabili) sia solo una cazzata sesquipedale. Vale esattamente quanto la teoria delle scie chimiche.
E accetta anche che io mi ritenga in dovere di giudicarla per quello che è, una cazzata e abbia il diritto di sbugiardarla e sbertucciarla
Se poi tu riuscissi a non confondere una critica con una richiesta di censura sarebbe il massimo.
Oddio, anche il buttarla in vacca con fascisti rossi o insinuare che io abbia dato del cretino a Ezio sarebbero da evitare…
Lo dico a crovella e a gogna. Immagino che il primo sia come sempre stupidamente provocatorio. Per ragioni professionali e personali non desidero che i miei dati personali compaiano pubblicamente qui sopra, tanto è vero che mi firmo con una sigla. Vi invito cortesemente ma fermamente a eliminare il mio cognome dai commenti e ad usare la sigla. Grazie.
@101 Se qui sul blog mettiamo l’obbligo di dimostrare scientificamente (o cmq con sostengo di statistiche) ogni intervento, sarebbe SBAGLIATO come se riservassimo il diritto di esprimersi solo a chi è professionalmente competente sull’argomento del giorno, ovvero possono lasciare commenti i soli giuristi professionale se l’argomento è giuridico, i solo ingegneri se l’argomento è ingegneristico, i soli medici se l’argomento è di medicina. Bloccare la spontaneità degli interventi (e anche la loro eventuale “ingenuità”) è una forma di censura aprioristica 8ecco cosa intendo per fascisti rossi…). Inoltre accadrebbe che un idraulico, uno stalliere, un tassista, seppur appassionatissimi di montagna, non potrebbero mai lasciare neppure una riga di comento in un blog, che è invece libero a tutti e a ogni tipologia di contenuto.
Nello specifico, ribadisco il concetto che il fatto che NON ci siano state finora sentenze di condanne su incidenti di montagna fra privati, NON incide per nulla sul futuro: c’è sempre una “prima volta” e sarà la svolta ufficiale dell’orientamento giurisprudenziale. Non ho né tempo né voglia di fare ricerche sull’esistenza o meno di precedenti sentenze austriache in linea con questa attuale, ma a naso dire che NON ci sono state quanto meno in un passato relativamente prossimo (se ci fossero state, avrebbero innescato un dibattito anche in Italia, come lo ha innescato questa) e quindi questa è la “prima” sentenza in una “certa” direzione. Come c’è stata una 2prima volta in Austria, potrebbe accadere anche da noi, chissà…
La deriva securitaria spiegata bene
https://youtu.be/JHHKegPjqzs?is=CAY0il33G9PFatAr
La deriva securitaria spiegata bene
https://youtu.be/JHHKegPjqzs?is=CAY0il33G9PFatAr