La vicenda di Punta Venezia

Recuperati alpinisti bloccati a 3000 metri sotto la vetta della Punta Venezia (gruppo del Monviso).

La vicenda di Punta Venezia

La Punta Venezia 3095 m è una notevole cima situata sulla cresta spartiacque italo-francese a nord della ben più alta cima del Monviso.

Sei alpinisti italiani, impegnati nella salita a questa montagna, sono stati recuperati a circa 3000 metri di quota nel pomeriggio del 26 maggio 2024 dal soccorso alpino. Il gruppo (composto, secondo le notizie di agenzia, da elementi abitanti tutti nella zona) era nel canale nevoso che solca la parete nord.

La parete nord di Punta Venezia è alta circa 500 m e ha un’inclinazione di 40° con punte a 45°.

Una quindicina di metri sotto la cima, a 3080 m, è situato il bivacco di Punta Venezia, anche noto semplicemente come bivacco Venezia. Si tratta di un ex bivacco militare che venne ristrutturato nel 1991 dalla sezione del CAI di Cavour. Come la maggior parte dei bivacchi fissi, aperto tutto l’anno, è una costruzione metallica con tetto a botte, internamente rivestita e rinforzata in legno. I sei alpinisti che salivano la parete nord lo avrebbero trovato subito sotto la vetta sulla loro via di discesa al Colle del Couloir del Porco 2920 m.

La parete nord di Punta Venezia

L’ascensione della parete nord di Punta Venezia non è per nulla attraente nella stagione estiva. La guida di Michelangelo Bruno (Monte Viso e Alpi Cozie Meridionali, CAI-TCI, 1987) la liquida in poche righe descrivendola come un ammasso di rocce friabili e non riportando i nomi dei primi salitori (in effetti sconosciuti) del canalone che la caratterizza. Né si raggiunge l’attacco, a circa 2600 m, salendo direttamente da Pian del Re 2020 m (oppure passando dal rifugio Vitale Giacoletti 2741 m, ma così facendo si devono riscendere circa 150 m) per raggiungere l’inizio del Couloir Bianco (a circa 2600 m) che termina al Colle del Couloir Bianco 2986 m.

L’ascensione non si può certo definire semplice, dati i dislivelli, e nella stagione primaverile ha il suo meritato interesse. E’ una salita abbastanza frequentata anche per la psicologica presenza in vetta del bivacco fisso.

Il fatto dunque che, con ingente movimentazione di elicotteri, si sia provveduto a recuperare il gruppo che aveva chiamato soccorso via cellulare, non dovrebbe stupirci più di tanto. Ma a volte la cronaca riserva delle sorprese per le quali diventa praticamente obbligatorio occuparsi della cosa.

In questo caso si è saputo che i sei erano seguiti dal cane di una ragazza facente parte del gruppo. Purtroppo, a neppure un centinaio di metri di dislivello dalla vetta, il povero animale è scivolato ed è precipitato.

In seguito a questo incidente la ragazza è stata presa da una crisi di panico, si è bloccata, e con lei tutti gli altri. Momenti duri, di paura e lacrime, a 45 gradi di pendenza. Poi la chiamata ai soccorsi e l’intervento, il recupero col verricello, la salvezza. Un ottimo lavoro dei tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico piemontese. Una volta depositato a terra, uno dei sei si è rimesso lo zaino in spalla ed è risalito alla base della parete alla ricerca del cane, ma purtroppo senza risultato.

Salendo sulla parete nord di Punta Venezia. Foto: gulliver.it.

Il commento
Sui social si è scatenata la polemica ai danni delle persone soccorse (che per loro fortuna sono riuscite a rimanere anonime), nella convinzione che ci voglia una maggior “coscienza” quando si sceglie un itinerario. E anche mentre lo si percorre. Non si hanno maggiori dettagli sull’episodio specifico, ma in effetti la scelta di far salire il cane slegato è sconcertante.

Oggi sono sempre più numerosi gli alpinisti che, in nome della “libertà” individuale, scelgono di andare a cacciarsi in situazioni che poi gli si rivelano problematiche. E fin qui nulla da eccepire: la libertà in montagna è sempre stata questa, è il sale stesso dell’andarci.

Non sappiamo di quale esperienza alpinistica disponesse il gruppo, e ovviamente non sappiamo quanto la certezza di poter essere recuperati dall’elicottero, piuttosto che la presenza di un bivacco fisso, possa aver influenzato la scelta dei sei. Rimane però il sospetto, piuttosto prepotente, che tutto questo non sarebbe successo se non ci fosse stata la cieca fiducia nelle capacità tecniche del soccorso alpino.

Il vero, profondo problema della società sicuritaria è che vizia i suoi figli, li abitua al principio che tutto sia dovuto. La società attuale non educa, in tutti i risvolti della vita, alla responsabilità. Perciò ci deve arrivare l’individuo, almeno il capogruppo. Se il capo ha questa “formazione” ed è abituato a considerare tutti gli aspetti di un’ascensione (scelta dell’itinerario, composizione del gruppo, tipologia di “divertimento” che ci si aspetta dall’indomani), le probabilità di arrivare a situazione illogiche come questa dovrebbero ridursi.

La parola chiave della didattica, ovvero dell’educazione alla montagna, è “autodisciplina”: saper auto-frenarsi prima di cacciarsi in situazioni non idonee alle proprie caratteristiche o alle condizioni della montagna di quello specifico momento.

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La vicenda di Punta Venezia ultima modifica: 2024-06-04T05:29:00+02:00 da GognaBlog

79 pensieri su “La vicenda di Punta Venezia”

  1. Una regola ferrea è che: LA SOSTA DEVE SEMPRE TENERE!Quindi ben venga ogni sistema, veloce o fisso per renderla comunque a prova di bomba.Questo non significa che lo spit sia l’unico sistema per farlo. 

    Appunto!! Non è l’unico sistema. 
    Ma c’è chi vorrebbe che tutti si faccia come vuole lui…

  2. Una regola ferrea è che: LA SOSTA DEVE SEMPRE TENERE!
    Quindi ben venga ogni sistema, veloce o fisso per renderla comunque a prova di bomba.
    Questo non significa che lo spit sia l’unico sistema per farlo. 
    Assicurato a una sosta precaria, sia in salita che in discesa, nessuno è più bravo perché rischia di più. 
     

  3. @ Cominetti
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    E’ tutto vero , vale per molte vie facili.
    Pero’ a me sembra che i vari Aste , Cassin e c. non cercassero deliberatamente rischi “alla Honnold” , semplicemente usavano per proteggersi quello che il loro tempo metteva a loro disposizione.
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    Se potevano rinforzare una sosta dubbia , la rinforzavano , senza che neanche passasse loro per la testa di commettere un sacrilegio verso il Dio del rischio.
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    Certo poi ci furono enormi talenti e teorici che della scarsita’ delle protezioni fecero la loro cifra , ma mi sembra che il grosso dei classici , se poteva mettere un buon chiodo per evitare un rischio , lo mettesse senza problemi.

  4. Credo di avere poca voce in capitolo per pensare di andare arrogantemente a modificare cio’ che hanno fatto alpinisti migliori di me , anche nella direzione di una maggiore sicurezza.
    .
    Tuttavia penso che sia sbagliato e tragico morire morire calandosi da una sosta lasciata volutamente insicura , e penso che alcuni principi dell’attivita’ alpinistica siano legati piu’ all’interpretazione degli esegeti attuali che alle intenzioni dei primi salitori.
    .
    Aste , che credo non abbia bisogno di presentazioni , rimarcava spesso che la sicurezza di una via fosse prioritaria rispetto a molte altre considerazioni , e molte vie storiche dell’ alpinismo ante anni 70 venivano spesso e volentieri choodate dai primi e schiodate dai secondi.
    .
    In questo caso l’idea di “rispettare la via” era abbastanza peregrina , a meno che non fosse stata aperta con protezioni rimovibili.

  5. Sugli incidenti (visto che è venuto fuori in qualche modo) e sullattrezzatura delle vie:
     
    oggigiorno con la mole di informazioni a cui ogni appassionato (o utente, mah..) può accedere, anche senza volerlo, si può sapere in anticipo com’è attrezzata una via. Di salita e/o di calata. Resta per tutti la possibilità di scegliere. Tra spot e/o chiodi o comunque sport o alpinismo. Ed è bene che esista questa differenza.
    Purtroppo l’errore umano è sempre in agguato, proprio perché umano…
    Sarebbe sbagliato livellare tutto portando sicurezza da manuale ovunque. Non per mancanza di rispetto a chi l’errore può averlo compiuto, ma per onore delle differenze di scelta, che devono restare dei capisaldi della nostra vita, cultura e società. 

  6. Premessa 1) De André diceva pure ” sentendosi come Gesù nel tempio etc etc.” e chi è che non ha cattivi esempi e grandi cazzate nel suo zaino storico?tutti in vacanza in Trentino sulle Giudicarie.
    Premessa 2) personalmente su quel tipo di ambiente un cane mai e poi mai.
    Penso anche però al gran dolore di chi ha perso la sua cara bestiola (nome e razza?) penso anche che la fine che ha fatto sia molto meglio e rapida piuttosto ad alternative della morte da veleno , schiacciato in strada o tumore tutte cose provate sulla pelle anzi sul pelo dei cani da me avuti.
    Assieme al suo capobranco in libertà e nella natura…cos’altro desiderare?
    Assodato poi che la montagna è frequentata da cani e porci la domanda da porci e chi siano i porci e chi i cani…accenti esclusi  propositatamente.
    E speriamo che la lezione dei 6 serva almeno a qualcuno o a qualcosa…

  7. Le sfrutti per ribadire la tua opinione.
    E comunque Benassi non Besassi.

  8. @ Besassi
    .
    Io “sfrutto” ?
    .
    Ma che cazzo sfrutto , che non sai nemmeno cosa dici !
    .
    Ma vai a dare via il culo , pirla !

  9. @ 68.Meglio tre morti che uno spit in sosta eh ?.Tutto già successo tante volte : sulle calate del Manduino , dove lo spit in sosta era già stato piallato e altrove dai soliti noti.

    Cai a cagare.
    Uno che sfrutta queste tragedie, e lo fa nascondendosi dietro una sigla fasulla, è solo una testa di cazzo!!

  10. @ 68.Meglio tre morti che uno spit in sosta eh ?.Tutto già successo tante volte : sulle calate del Manduino , dove lo spit in sosta era già stato piallato e altrove dai soliti noti.

  11. 65) A me sembra banalotto dire che cominque moriremo tutti :

    A me invece sembra assai arrogante e irrispettoso (e mi fermo…) quello che hai scritto qui:

    58) Altri tre finanzieri , impegnati in Val di Mello sul 4/5 tiro di “Amplesso complesso” vengono via dalla sosta , che tradizionalmente era su uno spuntone di roccia , e volano fino alla base..Ascolto un video su youtube in cui Eraldo Meraldi intervista uno degli apritori , e lui spega che “Qualche cacasotto aveva provato a mettere uno spit , ma lo abbiamo tolto”.Lo Spigolo Vinci era stato liberato dagli spit messi da guide svizzere qualche tempo prima. La libertà confina da qualche parte con la coglioneria ?

  12. Delfo 66: contrariamente ad Enri, trovo che il suo ragionamento faccia acqua da tutte le parti, forse per questo non riesco a coglierne il presunto senso profondo.

  13. Enri 61: sono parole davvero gentili, grazie! Amo l’alpinismo e le montagne, non la retorica che spesso vi si vuole edificare attorno…
    Carla 64: anche io concordo con lei, almeno in parte. Però in questo caso – a mio parere – sappiamo troppo poco di chi erano e di cosa facevano di solito quelli del gruppetto  (compreso il cane) per esprimere un giudizio. Per la sorte del cane ha ragione, e spiace anche a me. Ma chi non ha mai accompagnato (e dunque messo implicitamente a rischio, in quel momento o per il futuro) non forse un cane, ma amici o fidanzati/e inesperti, lanci pure la prima pietra.. non sarò io. 
    Luciano R. 63: De André diceva: “ho pochissime idee, in compenso fisse.” Il fatto le mie poche siano confuse è solo una forma di umiltà nei confronti del maestro. La ringrazio dunque per aver afferrato il senso profondo del mio scritto.
     

  14. A me sembra banalotto dire che cominque moriremo tutti : ho il sospetto che giocare alla roulette russa ogni mattina con cinque proiettili nel tamburo o scommettere su un Roma-Milano contromano sulla A1 , comporti una probabilita di morire superiore per noi e per altri , ad esempio chi ci viene a cercare.

  15. Delfo, capisco e concordo, anche, fino a un certo punto, ma c’è un confine stretto eppure fondamentale tra mettersi alla prova e la coglionaggine. Tra amare il rischio, e assumerselo, e non rendersi nemmeno conto del rischio perché incapaci o impreparati a valutare la situazione. Gli alpinisti estremi corteggiano la morte, forse, e ci si può rompere il collo anche andando a cercare funghi nel solito posto, è successo a un mio conoscente. Ma andare così per andare e poi vediamo cosa succede è un passo oltre, a mio parere. Mi fa rabbia il destino del cane, perché uno di se stesso fa ciò che vuole ma non è giusto coinvolgere persone, bambini ad esempio, o animali, che non hanno scelta.

  16. 59 “se non accettiamo di giocare a un gioco in cui le regole ce le diamo da soli e il buon senso direbbe di starsene a casa o andare su con l’elicottero hai voglia a ragionare sull’argomento.”
    Che cavolo significa? Poche idee e ben confuse?

  17. Stupidi nel senso che mettono a rischio la propria vita per averne un guadagno pressoché nullo.

    Dal momento che si nasce, si è già a RISCHIO, visto che siamo a scadenza ma  non ci è dato di conoscere quando.

  18. Delfo 59
    Raramente ho letto una descrizione più azzeccata di chi fa alpinismo, scalata e tutto il resto…
    Davvero magistrale!
    Detto questo, il cane su per un canale a 45° ….vabbè…

  19. Se Dio non avesse voluto che ci masturbassimo, ci avrebbe fatto con le braccia più corte. Così magari la finiamo.

  20. Cara Carla, sommessamente: tanto gli Alpinisti valorosi et eroi quanto gli escursionisti sventati (bell’aggettivo) e forse persino i camminatori sul bordo degli scogli di San Fruttuoso sono sostanzialmente, tradizionalmente, intimamente stupidi. Stupidi nel senso che mettono a rischio la propria vita per averne un guadagno pressoché nullo: sa la storia della conquista dell’Inutile? Per la società umana sono (siamo?) stupidi, e forse non è neanche tanto sbagliato dirlo (dircelo). Ora non mi metterei a discettare se è più stupido uno col cane su un pendio nevoso, Bonatti che lancia una corda per aria e prende uno spuntone (altrimenti è ancora lì), chi fa trad, chi highball, chi ripido, chi a 25 anni prova a fare un 6a da primo avendo a malapena imparato l’otto, chi si allena duramente per fare una gita di 8 ore che l’anno scorso non riusciva a fare… se non accettiamo di giocare a un gioco in cui le regole ce le diamo da soli e il buon senso direbbe di starsene a casa o andare su con l’elicottero hai voglia a ragionare sull’argomento.
    Per chiudere sulla sua massima, concordo, anzi rilancio: se dio avesse voluto farci fare i canali di neve ci avrebbe fatto nascere ramponati.
     
     

  21. Altri tre finanzieri , impegnati in Val di Mello sul 4/5 tiro di “Amplesso complesso” vengono via dalla sosta , che tradizionalmente era su uno spuntone di roccia , e volano fino alla base..
    Ascolto un video su youtube in cui Eraldo Meraldi intervista uno degli apritori , e lui spega che “Qualche cacasotto aveva provato a mettere uno spit , ma lo abbiamo tolto”.Lo Spigolo Vinci era stato liberato dagli spit messi da guide svizzere qualche tempo prima.La libertà confina da qualche parte con la coglioneria ?

  22. Oltre alla vicenda “animalistica” in cui condivido l’idea di buon senso di non portare un cane dove potrebbe sfracellarsi , vorrei “Toccarla piano” su un’altro punto..Alcuni “cannibali” come li chiama Crovella si portano un cane su un’ascensione di ghiaccio ,  molti li criticano , e molti altri ammoniscono : “Bisogna sapere che cosa è successo”..Uno degli elefanti nella stanza è che ovunque , e più che mai in montagna , deve esserci la libertà di fare il cazzo che si vuole , con l’attrezzatura che si vuole , con il cane che si vuole , e con l’idea bacata che si vuole , tanto poi si discuterà a tavola , e nessuno pagherà un euro , fra ricostruzioni fantasiose e giudici inetti..La settimana scorsa mi trovavo in montagna e i media hanno passato due gravi fatti di cronaca..Tre ragazzi sono andati sul greto di un fiume , non si sono accorti che l’acqua stava salendo , e sono stati portati via dalla piena..Adesso qualche magistrato con il cronometro sta valutando le carenze dei soccorsi <…>..
     

  23. In quanto ai cani, se il Signore avesse voluto farli arrampicare su per i canaloni innevati li avrebbe dotati di zoccoli, come i camosci. 
    Amen!

  24. Infierire? Si sono salvati, grazie anche al soccorso, potevano scivolare dietro al povero cane e sarebbero state le ennesime “vittime della montagna”. E non confonderei gli alpinisti veri con questi gitanti sventati. In quanto ai cani, se il Signore avesse voluto farli arrampicare su per i canaloni innevati li avrebbe dotati di zoccoli, come i camosci. 

  25. 52

    Maj says:
    6 Giugno
    ma dormi, di notte?  vivi la vita vai in montagna godi dei momenti magici della natura, anche perché hai qualche problema di relazione, a cominciare dagli Ucraini che difendono la loro terra da chi li ha invasi.   Qui si parla di montagna, sei leggermente off topic, immagino che tu abbia questo problema spesso, ma a tutto c’è rimedio????

  26. Caro Maj, devi anticipare l’orario delle medicine.
    Non va mica bene che alle ore 7.48 tu sia già in delirio.

  27. Piu che pagare gli interventi… Vi direi.. sentitevi sollevati che pagate un sacco di armi a quei viscidi nazisti ucraini.. ma che vi frega se si porta un cane.. troppo giudizio in queste cosette e zero quando dovete .. ma vaccinatevi e andate in ucraina a consumare la.vstra inutile vita.. amen.. speriamo Putin ci liberi!

  28. I cani, all’interno di un parco devono essere tenuti al guinzaglio, probabilmente si sarebbe salvato. Spero vivamente intervenga l’ Ente Nazionale Protezione Animali 

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