L’archiviazione

Antonio Montani. Molestie, il tribunale di Venezia ha archiviato la posizione del presidente nazionale del CAI. “Le accuse contro di me erano false, finalmente è emersa la verità”

L’archiviazione
(intervista ad Antonio Montani)
di Beatrice Archesso
(pubblicata su La Stampa il 10 gennaio 2023)

Prosciolto, capitolo chiuso. E’ andato in archivio il procedimento penale per molestie nei confronti di Antonio Montani, l’architetto verbanese di 50 anni, presidente generale del Club Alpino Italiano. Così ha deciso due giorni fa il gip di Venezia. Era stata una collaboratrice del CAI ad accusare Montani di molestie riferendo fatti relativi a una trasferta di lavoro nel capoluogo veneto nel settembre 2021, con denuncia avvenuta due mesi dopo. Montani ha sempre respinto le accuse (anche il pm aveva chiesto l’archiviazione) e non ha mai abbandonato il timone del CAI alla guida del quale è stato eletto nel maggio 2022 in un’assemblea che era stata parecchio agitata e nella quale aveva avuto la meglio sullo sfidante Francesco  Carrer per un pugno di voti.

Antonio Montani, architetto, 50 anni, vive e lavora a Verbania.

Cos’ha provato apprendendo la notizia, ieri?
«Grande sollievo, ma pure soddisfazione. Sono sempre stato convinto che la verità sarebbe venuta a galla, altrimenti non avrei avuto il coraggio di andare avanti. Tuttavia dall’essere convinto al vedere riconosciuta la mia linea, c’è una bella differenza. Ora sto meglio».

Si parla di «non credibilità» delle accuse nonché di «circostanze contraddittorie» nel racconto della denunciante. Come commenta?
«Ho sempre dichiarato che le accuse erano infondate. È emersa la verità».

Per quale ragione una persone avrebbe dovuto procedere con una denuncia cosi infamante? Che spiegazione si è dato?

«C’è stato chi, in fase elettorale per la presidenza generale del CAI, ha cavalcato l’onda per interessi personali. Ricordo che al termine dell’assemblea in cui venni eletto si dimisero i due vice-presidenti generali. Questo aspetto del la vicenda è quello che maggiormente stigmatizzo».

Ci fu anche una lettera in cui 32 autorevoli esponenti della montagna le chiesero di farsi da parte. Lei tuttavia non ha mai lasciato rimarcando l’estraneità ai fatti. Oggi cosa dice a queste persone?
«Scriverò loro. E mi aspetto, almeno da chi era in buona fede, un gesto. Ciò che reputo grave è che mi scrissero in privato salvo poi rendere pubblica la lettera quando ho rifiutato di dimettermi. L’ho trovato un ricatto: o ti dimetti o rendiamo pubblica la cosa. Sono stato messo alla gogna per qualcosa che a tutt’oggi non so».

Il reato per il quale era indagato oltretutto è di quelli particolarmente fastidiosi. Come ha retto?
«Se mi avessero accusato di avere rubato soldi, con lo stesso livello di infondatezza, ci avrei riso sopra fino a prova contraria. Le molestie invece sono infamanti. Per fortuna ci sono persone che mi conoscono e non ci hanno creduto o altre che hanno avuto la correttezza di non esporsi fino a sentenza. Qualcuno invece, che credevo amico, si è comportato diversamente».

Ha mai pensato di ritirare la candidatura o dopo l’elezione di dimettersi?
«Me l’hanno suggerito in tanti. Sarebbe stata la scelta più semplice, e qualcuno sosteneva addirittura che così facendo si sarebbe messo tutto a tacere».

Quindi, perché è rimasto?
«Il CAI è davvero la mia seconda famiglia, lo vivo da sempre. Se mi fossi ritirato prima del voto non sarebbe uscito nulla: ho deciso di andare avanti perché quello non era il CAI che volevo. Ho scelto di lottare, per me e per un Club alpino pulito».

A casa ha una famiglia che non può essere rimasta impassibile alla vicenda.
«Ho figli adolescenti che leggono i giornali e Internet. Ma chi mi conosce non ha mai creduto a questa storia».

Perché collega questa vicenda alle elezioni?
«Entro fine 2021 ci furono le “primarie” interne al CAI per designare i candidati alla presidenza generale: i tempi tornano. È durante queste “primarie” che si è scatenata la vicenda».

A chi va il suo pensiero, adesso?
«A coloro che mi hanno creduto e sostenuto. Qualcuno si è commosso con me. Grazie. Posso finalmente lavorare con una serenità d’animo diversa, soprattutto nei rapporti esterni: rappresentare 327.000 persone che amano la montagna con un fardello del genere è stata dura. Adesso si riparte, con più energia».

L’archiviazione ultima modifica: 2023-01-11T05:34:00+01:00 da GognaBlog

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308 pensieri su “L’archiviazione”

  1. Caro Bertoncelli
    tu vedi tracotanza dove io vedo ignoranza. nel senso letterale.
    pensi che le questioni possano risolversi a colpi di link e che chiunque con una citazione web possa parlare di qualunque cosa?
    bene. allora curati a colpi di link. il senso del mio richiamo era tutto li.
    se bastasse guardare altalex per capire il senso di un processo saremmo tutti giudici di cassazione, così come potremmo essere tutti oncologi guardando qualche link sulle malattie.
    per fortuna, tranne che nel gogna blog e nella realtà distorta del web, non è così.
    cosa vuoi che ti confuti. studiati qualche manuale  di procedura penale e di diritto penale, passa qualche decennio nelle aule a fra processi e poi ne riparliamo…
    buona serata.

  2. Caro MG, coraggioso interlocutore anonimo, accetta un consiglio: lascia perdere la tracotanza. Va a tuo discredito: ci fa capire chi sei.
     
    Venendo invece al dunque, le possibilità sono soltanto due: o quanto ho scritto nel commento 97 corrisponde al vero oppure non corrisponde al vero.
    Se ritieni che non corrisponda al vero, me lo devi confutare nel merito cioè con motivazioni argomentate: punto 1, punto 2, punto 3, ecc.
    Non con ragli.
     
    NOTA BENE
    Il commento 97 NON è stato un parto della mia ignoranza.
    Trattasi di citazione, come avevo indicato di proposito e come tu invece, annebbiato dal furore, non hai inteso. Pertanto, per la confutazione devi rivolgerti all’autore, l’avvocato Anna Larussa (https://www.altalex.com/documents/altalexpedia/2018/07/24/archiviazione-del-procedimento-penale).
     
     
     

  3. “L’archiviazione costituisce l’alternativa all’esercizio dell’azione penale, in esito alle indagini preliminari, in uno dei seguenti casi: quando la notizia di reato risulti infondata, sia rimasto ignoto l’autore del reato, risulti mancante una condizione di procedibilità, il reato sia estinto o il fatto non sia previsto dalla legge come reato, il fatto sia particolarmente tenue.” (cfr. http://www.altalex.com)

  4. “Non è così, ma: l’evento non ha rilevanza giuridica, punto. Di conseguenza, non avendo rilevanza giuridica, per i motivi che non ripeto, non ha neppure carattere disdicevole sul piano etico-comportamentale, punto. Questa conclusione è oggettiva e univoca, non soggettiva.”
    ipse dixit.
    a questo genio del diritto chiedo: ammettiamo un fatto ipotetico, che nulla ha anche vedere con il caso di cui si discute: la procura si accorge che la querela ha un vizio di forma i fatti sussistono ma non sussiste la condizione di procedibilità e quindi evita di andare a giudizio (è una ipotesi di mera scuola è ovvio). la vicenda non ha alcun rilievo neanche etico comportamentale all’interno di un gruppo? e in quale norma sta scritto che ciò che non è penalmente rilevante non ha rilievo etico comportamentale?
     

  5. @penotti, ovviamente non mi riferisco a te, ma ai vari crovelli e a chi cita la cassazione a schiovere…
    quanto al leone crivella, prendiamo atto che, senza aver letto il provvedimento con cui si archivia, ha già deciso che i fatti sono irrilevanti.
    quando non si ha di meglio da fare che schiacciare tasti e alimentare il nulla…

  6. Senza dubbio, sul piano strettamente giuridico, l’archiviazione è la conseguenza tecnica del fatto che la procura evita di andare a giudizio perché teme di non saper reggere l’accusa in sede dibattimentale. Ma qui le cose coincidono, all’atto pratico. In questo tipo di eventi, oggi come oggi, la sensibilità dell’opinione pubblica è tale che… basta poco in mano per rinviare a giudizio. Se non si rinvia, vuol dire che non si ho proprio NULLA in mano. Ergo che l’evento in sé è pressoché irrilevante anche sul piano “non giuridico”.
     
    Sul tema interno all’associazione, è talmente palese che chi non vuol mettere una pietra tombale sopra alla questione è solo l’anima contraria al PG. Trattasi di una schiera articolata, imprecisata nei numeri e nelle dimensio (ma io penso di minoranza rispetto alla totalità dei soci), con motivi molto differenti da soggetto a soggetto. Tutti costoro hanno tentato e spesso continuano ancora a tentare (nonostante l’archiviazione) di strumentalizzare la questione per dare addosso e/o far fuori il PG. Sono costoro che debbono mettersi l’anima in pace, non l’altra componente (che io ritengo numericamente di maggioranza) che invece vuole soltanto metterci una pietra sopra e andare avanti. Se vogliamo ripristinare serenità e operatività nel CAI, dobbiamo andare oltre e non pensare più a questa faccenda.

  7. MG. Se ti riferisci a me, credo che il tuo scritto sia scaturito da una lettura frettolosa del mio pensiero.
    Non ho mai discusso e me ne guardo bene dal disquisire da un punto di vista legale. Ho semplicemente fatto osservare che la scelta, in via esclusiva e prioritaria, di scegliere la via giudiziale e non con una azione, perlomeno contestuale agli organi interni del CAI mette una pietra tombale sia per quel che riguarda la natura giuridica che quella etico comportamentale.
     
     

  8. @87 Concordo anche io che i 34, molti dei quali conosco da una vita, abbiano semplicemente espresso un’opinione e non debbano minimamente chiedere scusa.

  9. @81-82. È proprio quello l’errore concettuale in cui cadi tu come molti altri. Nell’episodio di specie, alla luce della doppia archiviazione, non ci possono essere differenti interpretazioni, figlie di sensibilità soggettive. Non è così, ma: l’evento non ha rilevanza giuridica, punto. Di conseguenza, non avendo rilevanza giuridica, per i motivi che non ripeto, non ha neppure carattere disdicevole sul piano etico-comportamentale, punto. Questa conclusione è oggettiva e univoca, non soggettiva.

  10. trovo questa serie di commenti quasi più imbarazzanti della vicenda in sé (sulla quale troverei corretto non esprimere alcun commento).
    Per i leoni da tastiera e i giuristi da bar virtuale segnalo che:
    la richiesta di archiviazione non fa alcuno stato sulla sussistenza dei fatti, è semplicemente la presa d’atto che – per una serie di ragioni che possono essere le più varie, compreso la difficoltà di prova, che si possono comprendere solo leggendo il provvedimento,  l’accusa non sia sostenibile in giudizio. Non è un giudizio tombale né che i fatti non siano accaduti né che non abbiano rilevanza penale ma semplicemente che la procura ritene che andando a dibattimento non sarebbe in grado di provare la colpevolezza dell’imputato.
    A conclusione invece di un dibattimento viene emessa una sentenza che può accertare che i fatti non sono accaduti (il fatto non sussiste), che sono accaduti ma non hanno rilevanza penale (il fatto non costituisce reato), oppure che vi è incertezza sull’accadimento e dunque si assolve (la vecchia c..d. insufficienza di prove).
    Se non siete in grado di cogliere la differenza fra queste diverse ipotesi e la rilevanza che una vicenda, seppur ritenuta non  penalmente rilevante oi perseguibilee, possa avere all’interno di una associazione (che non vuol dire continuare ad insinuare il dubbio che qualcuno sia colpevole ma che taluni fatti o vicende possano essere ritenuti inopportuni anche se non interessano il giudice penale) fareste meglio ad astenervi dallo schiacciare tasti a caso.

  11. @ Penotti. La seconda parte è esclusivamente riferibile al mio pensiero. Mi pareva che fosse automatico e Chiaro ad ogni lettore. Sarà venuto male per la fretta o non ricordo perché. Hai fatto bene a precisarlo, specie agli occhi degli altri lettori. Ciao!

  12. Ah! Dimenticavo! E’ mia opinione che i 34 firmatari non devono proprio chiedere scusa di nulla! Non hanno offeso, non hanno espresso opinioni o giudizi negativi. Si può essere d’accordo o meno con la loro lettera, ma anche solo lanciargli strali o richieste di excusatio dimostra, ad essere generosi, partigianeria o mancanza di capacità di analisi.
    Come ha ben scritto Pasini, di tutto c’è bisogno in casi come questo, tranne che di  tifoserie incarognite.

  13. Crovella. Commento 77.
    Nessun problema a essere citato. Gradirei però che le mie parole fossero riportate correttamente. Io ho scritto:

    Conosco personalmente alcuni dei firmatari di questa lettera. Per molti di loro nutro affetto, stima o rispetto. Sentimenti che mi fanno ritenere con buona certezza la loro assoluta buona fede. Ma non sono assolutamente d’accordo con il loro appello sia per ragioni di forma che di sostanza.

    Mai scritto come tu riporti:

    Ritengo però che la lòettera dei 34 non sia stata molto felice. Tuttavia escludo che la doetrologia di quella specifica comunicazione fosse la “congiura”, era piuttosto la manifestazione di una visione in assoluta buona fede, ma un po’ “condizionata” dal politically correct.

    Credo che queste siano tue parole che possono creare confusione e a me attribuite a causa di un errato uso del “quote”.
    Chiarito questo, su alcuni punti sono (stranamente) d’accordo con te. La presunta parte offesa ha scelto in via prioritaria e pregiudiziale la via legale per far valere la sua versione dei fatti e non si è appellata prima  a un collegio interno al CAI per valutare l’inopportunità e sanzionabilità dei comportamenti di Montani.
    L’archiviazione della querela mette pertanto una pietra tombale sia sull’aspetto legale che quello etico-comportamentale citato da altri.

  14. Continua la confusione tra le dichiarazioni dei due vice nell’imbarazzante finale di assemblea sul clima di sopraffazione a loro giudizio vigente negli organi centrali di cui anche Montani sarebbe stato corrresponsabile e la lettera dei 34. I 34 posero un problema di rischio reputazionale per il Cai chiedendo al neo-eletto un passo di lato finché non fosse conclusa la vicenda, fatto salvo il presupposto di innocenza, fino a giudizio contrario. Il Presidente rispose che a suo parere tale rischio non esisteva e decise di non farsi da parte. La sua risposta non fu polemica o aggressiva, ma assertiva e faceva esplicito riferimento alla riflessione travagliata che lo aveva portato alla decisione. Valutazioni diverse dunque, non del fatto ma del rischio per il Cai. Chiuso. Le tifoserie come sempre esprimono più animosità dei giocatori in campo. Nella sua intervista post sentenza il Presidente si lascia andare alla fine ad uno schizzetto di veleno verso i 34, ma roba da poco e umanamente comprensibile. Niente di accanito e rancoroso del tipo: “brutti vigliacchi e bastardi adesso dovete scusarvi”come succede ogni tanto qui. ps. Non si può non notare la inusuale numerosità dei contributi femminili a questo dibattito. Segno di come questi temi siano oggi molto “sensibili” e sentiti. Molto più di quello che pensiamo a volte noi maschi boomers. Meditiamo gente. Meditiamo. 

  15. Cassazione penale 2021 (1559/21)

    Le dichiarazioni della persona offesa costituita parte civile possono essere poste, anche da sole, a fondamento dell’affermazione di responsabilità penale dell’imputato, previa verifica, più penetrante e rigorosa rispetto a quella richiesta per la valutazione delle dichiarazioni di altri testimoni, della credibilità soggettiva del dichiarante e dell’attendibilità intrinseca del suo racconto e che, qualora risulti opportuna l’acquisizione di riscontri estrinseci, questi possono consistere in qualsiasi elemento idoneo a escludere l’intento calunniatorio del dichiarante, non dovendo risolversi in autonome prove del fatto, nè assistere ogni segmento della narrazione.

  16. Agnese non servono “prove documentali” e nemmeno “segni” per un rinvio a giudizio quando si parla di reato di violenza sessuale Art 609 – bis del codice penale.
    E qui specifico che ogni fatto che preveda un contatto fisico viene identificato come violenza sessuale.
    Basta la testimonianza della querelante:

    In tema di violenza sessuale, la testimonianza della persona offesa vittima di siffatto reato, ove ritenuta intrinsecamente attendibile, costituisce una vera e propria fonte di prova

  17. Perdonate, intendevo scrivere a Carlo “Se non sei disposto ad accettare che la tua verità non sia verità assoluta, gli scambi di idee non sono possibili.”

  18. Grazie, Agnese, hai espresso miei pensieri.
     
    Caro Crovella, se non sei disposto ad accettare che la tua verità sia verità assoluta gli scambi di idee non sono possibili. Non siamo, dunque, noi a non comprendere, ma abbiamo visioni differenti.

  19. A parte quell’episodio, che mi pare marginale (e cmq, almeno per quel che mi risulta, era scaturito dalle dimissioni dei due Vice – suoi precedenti competitor in sede elettorale – e non riferito direttamente ai fatti personali), per il resto ha saputo tenere la rotta, convinto che la verità sarebbe emersa, come infatti è avvenuto.
     
    Continui a parlare di “reato”: prendi atto che sbagli completamente, qui non c’è nessun reato, come non c’è nessun atto disdicevole. Rileggiti il precedente mio intervento. Se non superi questo scoglio non ne esci e continuerai a macerarti nel rancore. Non siamo in un contesto di “assoluzione” per insufficienza di prove, siamo in una fattispecie in cui ciò che è successo, vagliato dai PM (ben due!) non ha proprio rilievo giuridico. Per il concetto che ho spiegato prima (non farmelo riscrivere), oggi come oggi, eventi di questo genere, se davvero “gravi”, non passerebbero il vaglio dei magistrati. Di conseguenza non solo non esiste un reato in termini strettamente giuridici, ma è molto probabile che l’evento in sé non abbia proprio nessuna rilevanza, neppure sul solo piano etico-comportamentale.

  20. “La cosa che mi ha colpito di più è che ha saputo tenere la posizione senza però farsi coinvolgere nella bagarre, non ha mai litigato (almeno non pubblicamente, ma è ciò che rileva sul tema), e soprattutto non si è fatto trascinare da isterismi vari”
    Che? La reazione rabbiosa quando il giorno dell’elezione si sono dimessi i vicepresidenti ve la siete scordata? Si è messo a urlare davanti a tutti (c’è un video), non è litigare pubblicamente questo? ” Non conosciamo i dettagli (e personalmente non ci tengo a conoscerli), ma se fossero stati rilevanti a livello etico-comportamentale sarebbero stati sicuramente sanzionati a livello giuridico. ”
    Non sempre tutti i reati vengono condannati, a volte per mancanza di prove? La legge si applica per tutti, e quindi giustamente si cerca di valutare in base ai fatti. Ma quando a raccontare i fatti sono due persone, senza testimoni, senza prove oggettive (la molestia, spesso e volentieri segni non li lascia. Bastano le parole), è difficile sapere la verità da che parte stia. La parola di uno vale tanto quella dell’altro.Quindi non è così scontato che venga applicata una punizione o una sanzione, ma il fatto può essere accaduto lo stesso.Questo a volte (purtoppo) fa scivolare qualche colpevole tra le maglie della giusticia, ma è vero anche che difende chi invece è vittima di un’accusa infondata.Ma non si avrà mai certezza di quale sia la verità “vera”

  21. Ma proprio non riuscite a capire che se le accuse fossero state oggettivamente “gravi”, la cosa non si sarebbe risolta in una bolla di sapone (=archiviazione)? Con la sensibilizzazione che ha assunto questo tipo di fatti a livello sociale e complessivo, difficile che si arrivi all’archiviazione se l’evento specifico è “oggettivamente” grave. E’ lo stesso scoglio concettuale in cui si è incagliato, per esempio, Battimelli. Occorre che metabolizziate che questo specifico evento in sé, al di là della conclusione giuridica, non è proprio un evento rilevante neppure sul piano comportamentale e quindi etico. Non conosciamo i dettagli (e personalmente non ci tengo a conoscerli), ma se fossero stati rilevanti a livello etico-comportamentale sarebbero stati sicuramente sanzionati a livello giuridico. Questo è il punto chiave. Sennò non ne usciamo.
     
    Per quanto riguarda la “congiura”, quella cui faccio riferimento io non è la lettera dei 34, ma le precedenti pressioni alle dimissioni per far fuori un candidato che aveva vinto legittimamente in sede elettorale (Assemblea dei Delegati). Attività di cui non si ha traccia oggettiva e pertanto mi guardo bene da fare riferimenti più precisi e dare pubblicamente nomi e cognomi.
     
    Per i famosi 34, recupero un concetto scritto su questo Blog in calce allo specifico articolo (commento n.3 di Giuseppe Penotti del 14 luglio 2022): molti dei firmatari sono ampiamente conosciuti da tutti, e da me in modo particolare, nei loro confronti nutro stima ed anche affetto. Ritengo però che la lòettera dei 34 non sia stata molto felice. Tuttavia escludo che la doetrologia di quella specifica comunicazione fosse la “congiura”, era piuttosto la manifestazione di una visione in assoluta buona fede, ma un po’ “condizionata” dal politically correct.
     
    Infine confermo quanto ho scritto stamattina: inizialmente ero un po’ diffidente verso Montani NON PER QUESTA VICENDA (che neppure conoscevo), ma perché mi pareva un po’ troppo giovane per un ruolo così complesso e irto di trabocchetti come la carica di PG. Riconosco con piacere che egli ha saputo gestire la situazione con fermezza e con pacatezza. La combinazione fra queste due caratteristiche (fermezza e pacatezza) è oggi molto rara e per questo (oltre che per la visione organizzativa che sta dimostrando in termini gestionali e che, finora, incontra il mio favore) penso che egli abbia i requisiti per dimostrarsi un ottimo PG. Certo, solo il futuro confermerà o meno questa impressione.

  22. Crovella, un buon presidente è colui che rimane impassibile di fronte ad accuse così gravi, tenendo bene in mente i suoi obiettivi? Sinceramente penso l’opposto.
     
    Mara, è davvero solo importante il giudizio di un giudice? Va bene che queste sono e devono rimanere chiacchere da bar, ma mi pare un po’ leggero sostenere che i firmatari abbiamo redatto quella lettera solo perché sono di parte.

  23. Il Leonte è posseduto da visioni mistiche: vede “illuminati”, vede scuri e tenebrosi Domenicani dell’Inquisizione Spagnola.

  24. “Crovella incarna un nuovo essere mitologico: il Leonte metà uomo e metà camaleonte.”
     
    Crovellonte?

  25. Ho letto un po’ di commenti e credo che la teoria della “congiura di palazzo” dietro questa triste storia sia francamente risibile. Il commento 72 poi lo trovo davvero fantasioso. Secondo Mara, la lettera dei “34 firmatari” è stata scritta perché sono tutti amici della querelante. Ma sul serio? Per favore, rimaniamo nel reale. C’è un’archiviazione, mi pare basti, non serve fare dietrologia senza senso.

  26. Govi, nessuno pensa che i firmatari siano dei cospiratori.
    I firmatari sono quasi tutti soggetti che pubblicano libri o operano in ambito festival/cinematografia/cultura nel CAI e con il CAI. A partire dalla rivista Montagne360
    La querelante è la responsabile dei progetti editoriali e degli eventi del CAI, pertanto i firmatari sono sicuramente amici, collaboratori, fornitori o comunque persone che attuano progetti insieme a lei per la maggior parte.
    E’ chiaro che un amico prende una posizione.
    A noi oggi però interessa la posizione di un giudice, non quella di un amico.

  27. Crovella incarna un nuovo essere mitologico: il Leonte metà uomo e metà camaleonte. 

  28. Colgo in parte l’appello di Enri e cerco di chiarire i riflessi che questa vicenda “personale” può aver prodotto sulla vita del CAI. Per farlo racconto, brevemente, l’evoluzione della mia opinione su Montani. Quando si profilò pubblicamente la sua candidatura, senza che fosse ancora nota la vicenda in questione, io ero piuttosto perplesso sulla sua efficacia come PG (Presidente Generale). Mi pareva… troppo giovane! Pare un paradosso ma per quel ruolo ci vuole molta esperienza, sia organizzativa che di vita in generale.
     
    Ebbene, a vicenda conclusa io traggo una valutazione molto positiva su Montani in quanto PG. Mi pare che abbia saputo tenere la posizione con fermezza, senza cedere terreno alle  varie pressioni (“dimissioni”) né dei 34 “illuminati” né delle vari “politically correct”, scuri e tenebrosi come Domenicani dell’Inquisizione Spagnola.
     
    Montani non ha ceduto di un millimetro, dimostrando piede fermo e testa lucida. La cosa che mi ha colpito di più è che ha saputo tenere la posizione senza però farsi coinvolgere nella bagarre, non ha mai litigato (almeno non pubblicamente, ma è ciò che rileva sul tema), e soprattutto non si è fatto trascinare da isterismi vari (come invece molti dei suoi interlocutori – i vari baciapile del politically correct).
     
    Credo quindi che Montani abbia dimostrato di possedere le caratteristiche per poter essere un buon  PG. Ovviamente ìl futuro chiarirà del tutto questo aspetto, in un senso o nell’altro, ma gli attenti osservatori delle vicende del CAI hanno già avuto occasione di verificare che le decisioni nel frattempo prese sono di ottimo auspicio. Saluti a tutti e buon lavoro ai vertici CAI.

  29. “Se Crovella ha qualcosa da ridire sulla Scuola sputi il rospo. “
    No, per carità! Questo è puro autolesionismo…

  30. Ma che poi l accusa era “violenza” o “molestia” ? Sono cose ben diverse. Comunque sarebbe anche interessante conoscere su cosa si basava l accusa. 

  31. Annalisa, naturalmente non mi riferisco alla dimensione giuridica. Ho ben compreso che pare essersi conclusa.
     
    Ciò che è accaduto ha avuto riverbero su tutte le attività del Club Alpino, persino sulla promozione delle guide del Sentiero Italia di cui sono una delle autrici. Ma questo, seppur importante per noi, è solo marginale rispetto a ciò che hanno vissuto e che stanno ancora vivendo glia attori. E, in quanto donna, non posso non mettermi in ascolto delle ombre che si sono allungate.

  32. Concordo con le argomentazioni di Crovella e vorrei soltanto puntualizzare alcuni concetti. Il CAI è una associazione che per legge deve seguire l’ordinamento giuridico dello stato italiano, percepisce contributi pubblici ed è giuridicamente riconosciuta, pertanto la vita sociale e la partecipazione deve essere regolamentata sulla base di principi oggettivi. La giustizia interna si attua per tutto ciò che concerne la vita sociale e soltanto ad esaurimento del percorso interno è possibile rivolgersi alla giustizia ordinaria. Per tutto ciò che esula dalla vita sociale si ricorre alla giustizia ordinaria. Ognuno di noi è padrone di fare un gruppo privato di persone dove l’ammissione è basata su regole soggettive quali abitudini sessuali e religiose, non può farlo nel CAI e neppure può pretenderlo da esso. Ovviamente può farlo per l’accesso alla cantina di casa propria, alla partita di scopone o alla tombola di Natale, ma per una bocciofila non è ammissibile. Nello stato italiano per nostra fortuna non abbiamo la Polizia Morale come altri stati all’onore delle cronache hanno. Si può dire “questa è la [nostra] democrazia bellezza”. Nella vicenda in oggetto c’è stato il tentativo di avviare un procedimento giudiziario che si è concluso con un’archiviazione. Che piaccia o meno è concluso perché altrimenti il destinatario diventa un condannato con fine pena mai. Attenzione non metto in dubbio che ognuno possa discutere privatamente una sentenza, anche se qui neppure c’è stata una sentenza. Chi pubblicamente continua a ventilare una qualsiasi colpevolezza lo fa a titolo strumentale. Esistono le assemblee dove è possibile esprimere il proprio pensiero nel rispetto del confronto democratico ma anche nella schiettezza delle proprie opinioni. Viceversa esiste un luogo dove esprimere il proprio dissenso sulla base di valutazioni oggettive: le votazioni.

  33. Dopo 63 commenti chiedo che qualcuno gentilmente mi spieghi quale è’ il motivo del contendere. Oppure devo aspettarmi che discuteremo e commenteremo N altri episodi di violenza contro le donne ( siano essi stati archiviati o arrivati a condanna)? Tutto questo cosa ha a che fare con il CAI, con la sua attività’?
    Attendo il prossimo articolo autobiografico di Gogna per respirare un po’ …

  34. Il collegamento Grazia è sulla parola conclusione che tu hai utilizzato:ti piacerebbe parlare con la denunciante e capire se anche per lei si è “conclusa”
    Immagino intendessi la questione giuridica.

  35. Ciao Annalisa, ti ringrazio per la tua attenzione, ma non riesco a collegare il tuo commento al mio.

  36. ARCHIVIAZIONE – Treccani
    https://www.treccani.it/enciclopedia/archiviazione/
    Provvedimento con il quale il pubblico ministero chiede al Giudice per le indagini preliminari, entro i termini di durata massima previsti per il compimento delle indagini, di archiviare la pratica qualora la notizia di reato si manifesti infondata (art. 408 c.p.p.), ovvero manchi una condizione di procedibilità; il reato sia estinto o il fatto non previsto dalla legge come reato (art. 411 c.p.p.);
    Il pubblico ministero notifica la richiesta alla persona offesa (Vittima del reato),  precisando che nel termine di 10 giorni può presentare opposizione e chiedere la prosecuzione delle indagini preliminari.
    Se l’opposizione è inammissibile e la notizia di reato infondata, il giudice dispone l’archiviazione con decreto motivato e restituisce gli atti al pubblico ministero.

  37. Molti di voi si sono totalmente bevuti il cervello, come si dice a Torino. Scambiate “archiviazione” per “sentenza a favore” e addirittura una mi rinfaccia di aver espresso accuse alla Scuola Consiglio (?!?), cosa che invece ha fatto un altro commentatore, anche se si chiama Carlo pure lui…  E poi vi scandalizzate perché molte vs affermazioni vengono considerate delle menate e basta… Mah…
     
    Per fortuna che la vicenda giuridica si è definitivamente conclusa: speriamo che non si parli piu di questo episodio e che la dirigenza CAI possa lavorare in serenità. Ciao!

  38. @57 grazia
    Mi sento di dirti quello che ho detto ieri ad Agnese

     il punto di vista  della denunciante è stato ascoltato da un PM, da un giudice e dalle forze dell’ordine.Sono state fatte delle delle indagini ed è stato dato ampio spazio, anche pubblicamente alla sua tesi. Ha inoltre avuto modo di presentare ulteriori prove e far valere le sue tesi con l’opposizione. Considerato quanto sopra premesso il suo racconto è stato giudicato, come dice l’articolo, “contraddittorio”.  Pertanto l’accusa è stata archiviata.”

    La conclusione in un processo arriva solo per archiviazione o per terzo grado di giudizio e coinvolge entrambe le parti. Condivisibile o meno che sia dagli stessi.
    Chiaramente tutte le persone coinvolte avranno degli strascichi personali, interpersonali e psicologici.

  39. Agnese quando dici “No. L’accusa che gli è stata fatta è di molestie ad una collaboratrice, non una cosa privata. Occhio che qui non si mettono in discussione le abitudini o i gusti sessuali privati di una persona, ma un comportamento che secondo la legge attuale è reato.”
    Contraddici l’assunto che i fatti sono stati giudicati non rilevanti secondo la legge attuale. I fatti quindi, potranno anche interessare l’organico interno del CAI ma non costituiscono affatto reato. Se non costituiscono reato sono fatti personali, con chiunque siano avvenuti. La tua valutazione era valida prima della sentenza.
    Bada bene: se una persona si sente offesa, fa certamente denuncia, non mi sognerei mai di dire il contrario! Se il fatto non è un reato, invece non fa denuncia (oppure la fa ma non arriverebbe da nessuna parte) e rimane una questione spiacevole tra i due, che non metterei comunque a mezzo stampa.
    Giacomo Govi: Il CAI, verissimo, può attivare procedimenti disciplinari interni, e probabilmente lo avrà fatto, viste le affermazioni dei dimissionari. Ma i procedimenti disciplinari devono tener conto del giudizio del tribunale e soprattutto sono segreti fino al secondo grado di giudizio. Non sono raccontati e discussi a mezzo stampa.
    Potranno essere più stringenti ma non possono cambiare la posizione della giustizia. Se la versione riportata viene ritenuta “contraddittoria” (cito l’articolo io non conosco e non mi permetterei mai di fornire un parere) e la definizione viene espressamente messa per iscritto dal giudice, non può il Cai considerarla in modi alternativi.
    Quindi se per esempio usare le parolacce non è reato ma viene ritenuto inappropriato dal CAI possiamo certamente fare un procedimento disciplinare più stringente condannando l’utilizzatore.
    Ma se il fatto viene riportato in due modi e una delle due versioni è valutata “contraddittoria” da un giudice, il CAI cosa fa?
    Infine non ho chiesto a nessuno di scusarsi. Ognuno fa quello che ritiene corretto. Penso solo che non si può valutare o giudicare fatti “sentiti dire” o dopo aver ascoltato una sola versione.
    Così come ripeto: penso non si debba continuare a parlare di quanto questi fatti e come gli stessi possano o non possano essere considerati “discutibili” perché recheremmo danno a due persone.
    Nessuno dei due ha bisogno di un processo popolare.

  40. Crovella suggerisce di indagare i comportamenti della Scuola Paolo Consiglio.
    E perché bisognerebbe indagare? Che motivi vi sarebbero per indagare? 
    Se Crovella ha qualcosa da ridire sulla Scuola sputi il rospo. 
     

  41. Mi piacerebbe parlare con la donna che ha sporto denuncia e sentire se anche per lei si è conclusa e capire come è cominciata.

  42. Carlo. Non ho mai detto che sia un bene che fatti privati debbano essere divulgati. Anzi, quando è successo qui, magari con nome e cognome di persone che non ci sono più, mi sono francamente meravigliato. Ho detto che se aspiri ad un ruolo visibile devi aspettarti che verrà tirato fuori ogni aspetto della tua vita anche privata e devi fare le tue scelte, come ha fatto peraltro Montani accettando il rischio e il seguito gli ha dato ragione. Magari sarebbe stato meglio giocare d’anticipo ma questa è una mia opinione non conoscendo i dettagli. Ognuno fa le sue valutazioni e ormai è acqua passata. Mi auguro che tutti gli attori coinvolti ci riflettano su a freddo, non adesso che la padella è ancora calda, per ricavarne indicazioni per il futuro. Perché c’è sempre una prossima volta. 

  43. Carlo ( e gli altri anonimi commentatori ): ci vuole tanto a capire quanto ti ha gia’ spiegato Battimelli: 
    – con la richiesta di archiviazione il cittadino Montani e’ libero da procedimenti giudiziari ( e puo’ legittimamente rallegrarsene ).
    – rimangono i fatti, avvenuti nell’ambito di attivita’ dell’associazione e pertanto di rilevanza pubblica se comportano una situazione di conflitto, specialmente quando sfocia in una denuncia.  Di tali fatti sono perlomeno disponibili due versioni, e magari anche informazioni addizionali da terzi ( sempre associati ) 
    Il CAI avrebbe dovuto (potrebbe tuttora farlo ) agire indipendentemente dalla giustizia. Proprio perche’ le sensibilita’, in temi come quello in oggetto, sono molteplici e andrebbero tutte tenute in conto : ci sono i bacchettoni, ci sono gli amanti del anti-politically correct come Crovella, eccetera.  O forse pensate davvero che i firmatari siano tutti dei cospiratori?
    Ma poi non si capisce come degli anonimi abbiano la faccia tosta di chiedere ai firmatari di scusarsi – ma la metteteci la faccia ‘na volta, o no?
    Deve essere un fatto anagrafico, ma e’ sempre piu’ difficile riconoscersi nel pubblico di questo blog…
     

  44. Quindi se il presidente avesse comportamenti privati che a qualcuno non garbano, non se ne discute sui giornali o in assemblea. Semplicemente lo si frequenta il necessario. 
    No. L’accusa che gli è stata fatta è di molestie ad una collaboratrice, non una cosa privata. Occhio che qui non si mettono in discussione le abitudini o i gusti sessuali privati di una persona, ma un comportamento che secondo la legge attuale è reato.Provaci te a frequentare “il necessario” uno che ti ha messo le mani addosso, io non lo vorrei vedere nemmeno in fotografia, altPoi, la sentenza si è risolta in suo favore ed è stato dichiarato innocente. OK. Chi si è schierato contro di lui farà le sue considerazioni. Ma non facciamo affermazioni che ‘sminuiscono ‘ste cose eh. È il motivo per cui tante donne rimangono vittime di questi atteggiamenti.

  45. Pasini scusi ma un conto è spettegolare sulle vacanze a Cortina di Conte
    Un conto è che un fatto che doveva essere penalmente rilevante, non lo sia stato giudicato come tale ma ugualmente esso stesso costituisce motivo di discussione per quanto avvenuto, non avvenuto, forse avvenuto.
    E poi parliamoci chiaro: Giorgia Meloni è interessante come il Presidente del CAI?
    Ripeto ognuno può commentare come vuole privatamente e avere un’idea personale di ogni soggetto, ma vogliamo chiedere a GognaBlog di pubblicare i video dove il Presidente Generale del CAI balla alle feste per poterne discutere e valutare se il comportamento è inappropriato?
    Vogliamo ascoltare le barzellette per giudicarle sconce o meno?
    Vogliamo valutare il grado di intimità che ha con le persone con cui si accompagna per valutare se sia corretto lo svolgersi di scherzi/battute o meno?
    Saranno anche affari suoi!!

  46. “Quindi qualunque giudizio “morale” o “etico”su azioni che non abbiano rilevanza giuridica non può essere utilizzato per valutare una carica pubblica.”
    Carlo, guardi che è quello che avviene tutti i giorni. Vedi vacanze a Cortina di Conte o borsa di Vuitton da regalare alla moglie per Natale con foto di Bersani all’uscita dal negozio. Per non parlare del Cavaliere o della vita privata familiare di Meloni e Salvini. Esiste un privato per un personaggio pubblico nell’era di internet? Anche di più, esiste un privato diciamo magari solo un poco fuori dagli schemi per un dirigente d’azienda, o un maestro di scuola, o un giudice, o un avvocato, un professionista di vario genere? Perché pensa che molti preferiscono rimanere anonimi sui social, questo blog incluso, dove a volte si lasciano andare a dichiarazioni che magari potrebbero sconcertare i loro referenti abituali? Può piacere o no, ma il privato non esiste nella realtà per chi ha un ruolo pubblico, esiste solo a parole ma è un’ipocrisia sociale, una foglia di fico sulle pudenda della statua nuda. Chi ha un ruolo visibile deve farsene una ragione e gestirne le conseguenze, oppure decidere di vivere una vita meno esposta, una vita nella quale ci sono più margini. Se ti esponi devi sapere che ti griglieranno, senza pietà, fino al più piccolo buco nel calzino e google e compagnia spesso forniscono le pallottole per il plotone di esecuzione.

  47. Pinelli però non puoi piangere lacrime di coccodrillo adesso!
    Nessuno ti obbliga a chiedere scusa, tuttavia in questi mesi hai trattato l’argomento della “violenza” e della “denuncia”, facendo nomi e cognomi, in diversi articoli, facendo così crescere l’attenzione verso la vicenda.
    Tu come altri, d’altronde.
    Ora vieni a dire che “una donna sostiene di aver subito violenza. La decisione del giudice ( uomo come tutti noi e dunque soggetto a sbagliare) getta su di lei una luce ambigua che la perseguiterà per anni..”
    Il giudice in due modi poteva decidere: o di archiviare o di andare a giudizio.
    Quando sono usciti gli articoli era già noto ci fosse una richiesta di archiviazione, quindi le probabilità della scelta di rinvio a giudizio erano statisticamente inferiori, perché rivangare continuamente la vicenda sapendo che la querelante poteva avere conseguenze pubbliche?
    O te lo ha chiesto lei di scrivere o quantomeno ora dovresti pensare che forse qualcuno di questi “articoli” di messa in piazza poteva essere evitato, no?
    Sulla mitomane non spetta a noi esprimerci: i fatti non costituiscono reato. Se c’è stato dolo sarà sempre un giudice a doverlo valutare.

  48. Battimelli mi scusi ma il suo è un nome conosciuto, è chiaro che ci voglia poco per sapere da quale sezione proviene.
    Ma in ogni caso il punto della discussione non dipende da dove lei o io proveniamo o da chi siamo: possiamo avere punti di vista diversi su azioni svolte dall’uomo? Si
    Quindi qualunque giudizio “morale” o “etico”su azioni che non abbiano rilevanza giuridica non può essere utilizzato per valutare una carica pubblica.
    Se lei non si trova bene con una persona, non la frequenta! ma non va dal suo datore di lavoro a raccontare cosa fa nel tempo libero.
    Quindi se il presidente avesse comportamenti privati che a qualcuno non garbano, non se ne discute sui giornali o in assemblea. Semplicemente lo si frequenta il necessario. 
    Appurato che i fatti non hanno rilevanza giuridica a noi non interessano, ci interessa il suo operato e le sue decisioni per il CAI. Quelle si possiamo discuterle!
    Si parla di fatti, non di opinioni.

  49. @37. Caro sig. Carlo, è sempre un problema quando in una discussione uno solo degli interlocutori sa con chi sta parlando, mentre l’altro lo ignora. Poco male, è il bello dei social. Desidero solo ringraziarla per il suggerimento di indagare presso i comportamenti della scuola Paolo Consiglio (che lei evidentemente conosce meglio di me). Non si preoccupi; svolgerò le ricerche del caso, e i responsabili di condotte ritenute immorali o discutibili (conformemente alla mia vocazione bacchettona, sarò rigidissimo come un baciapile, Crovella docet) saranno debitamente fustigati e esposti al pubblico ludibrio.

  50. Crovella si è lasciato andare:
    (“bacchettona”, ma non sei il solo, anzi: curioso che voi “progressisti” siate così aperti su altri fronti, reclamando a gran voce l’evoluzione del CAI, e invece rigidissimi come baciapile su questo risvolto della vita),
    ma con chi ce l’ha quando dice voi progressisti, rigidissimi baciapile?
    E’ andato fuori dal seminato (dal tema dell’articolo).
     

  51. @41 Pasini. Io confermo che il CAI deve evitare del tutto di fare i processi interni prima ancora dell’esito delle indagini/processi ufficiali della magistratura.
     
    A parte ciò, data la natura organizzativa e deliberativa delle cariche del CAI (dalla singola sottosezione al CAI nazionale), io personalmente sarei più diffidente nei confronti di un individuo che ha precedenti situazioni “opache” su altri risvolti, esempio corruzione/malagestio (specie finanziaria). Mi incute più timore un potenziale ladro seriale (che ieri ha rubato per esempio nelle casse del comune di cui era sindaco e che domani potrebbe rubare nelle casse del CAI).
    Sul tema specifico della fattispecie di reato, io terrei il CAI fuori da prese di posizione: non spetta a noi funzionare da tribunali, anche solo morali. Diamo (date) l’impressione di voler utilizzare il CAI come strumento di caccia alle streghe. Non minimizzo il problema sociale, ma non tocca al CAI risolverlo.
     
    Ovvio che, in sede CAI, insegniamo ai ns giovani una educazione a 360 gradi, ma se uno nella sua vita privata incappa in incidenti del genere, l’unico rilievo che vale per il CAI è la sentenza oggettiva oppure, come ha ben sottolineato Mauro, l’impossibilità di candidarsi a cariche elettive, se ci sono pendenze giudiziarie già in essere (ma non specifiche sul reato in quesitone, vale per ogni aspetto della vita). Terrei questa come bussola generale.

  52. Mauro. Forse per non ingenerare confusione li chiamerei “organi di controllo” più che “organi di giustizia”. Le parole pesano. Non sono tribunali che fanno processi ed emettono sentenze ma organi inteeni che esaminano le situazioni controverse alla luce di valori e regole e assumono nel caso decisioni di carattere disciplinare. Il loro ambito è più quella che in gergo viene chiamata “compliance” più che la “giustizia”, cosa ben più impegnativa. 

  53. Segretezza  e salvaguardia desueta di questi tempi in cui alte cariche trasmettono documenti, inoltrano mail, divulgano messaggi estrapolati dal contesto per creare “conseguenze”.
    L’atteggiamento è però squalificante per chi lo attua: l’art 9 bistrattato bellamente
    Diritti e doveri del socio, comma 2 […] di tenere comportamenti conformi ai principi informatori del Club alpino italiano e alle regole di una corretta ed educata convivenza.
     

  54. Il CAI ha un regolamento che disciplina l’accesso alle cariche. E’ un regolamento tipico delle associazioni e obbligatoriamente compatibile al codice civile dello Stato Italiano per cui l’accesso alle cariche non deve essere discriminatorio ne arbitrario. Il presidente del CAI può essere nero giallo o verde e di qualsiasi religione pertanto le varie disquisizioni etiche lasciano il tempo che trovano. Il candidato in questione non aveva un procedimento giudiziario in corso perché non è stato rinviato a giudizio. Abbiamo nel CAI presidenti di commissioni in coinvolti in processi per corruzione e traffico illecito d’influenze eppure nessuno si è fatto problemi a contestarli. Il CAI è dotato di organi di giustizia interni e di un regolamento disciplinare che prevede almeno due gradi di giudizio, quindi quelli che qui scrivono invocando processi pubblici facciano un esposto agli organi competenti del CAI e attendano l’esito. Vorrei ricordare a queste persone che il regolamento disciplinare del CAI impone che all’apertura di un procedimento disciplinare ci sia totale segretezza sullo svolgimento e nessuno è autorizzato a divulgare informazioni. Guarda i caso i fondatori del sodalizio avevano ben chiaro quanto fosse importante tutelare la reputazione di vittime e querelanti.

  55. PM che chiede l’archiviazione donna,
    giudice che archivia definitivamente donna
    in aula le quote rosa superavano quelle azzurre!!

  56. Crovella. Dico solo questo e poi mi taccio perché per parte mia il tema è esaurito. La faccenda è complicata. I comportamenti penalmente o civilmente rilevanti sono solo la punta dell’ iceberg dei comportamenti inappropriati in un’organizzazione. Personalmente ne ho viste di tutti i colori nel mio lavoro, alcune comiche da raccontare agli amici intorno al tavolo, altre tragiche. Ecco perché può essere utile avere delle regole interne, che oggi chiamiamo codice etico. Ci sono già dei format definiti. Non si tratta di un decacologo o bidecalogo dettagliato dei peccati veniali ma di un documento pubblico che fissa alcuni principi generali nei rapporti con i diversi “portatori di interessi” che operano dentro e fuori dell’organizzazione e a cui le persone devono attenersi. È un punto di riferimento per gli organi di controllo interni (che non sono tribunali) quando devono affrontare casi difficili e prendere decisioni. Poi la persona può sempre tutelarsi rispetto alle decisioni dell’organizzazione ricorrendo alla magistratura. Torno a dire: meglio prevenire, poi si sa ogni caso è diverso. Saluti.

  57. Una dei firmatari dichiarava in un articolo il 17/07, con già presente la richiesta di archiviazione del PM, “ho parlato con colei che ha presentato la denuncia e, aggiunge, non ho un dubbio, ma pur facendo finta che il presidente generale possa avere ragione dico semplicemente che avrebbe dovuto avere la decenza di non candidarsi”
    Ma davvero vi sembra questo il modo di operare in una situazione delicata che riguarda la violenza sessuale? il giudizio è frutto della licenza poetica?
    Per fortuna dovremmo essere “innocenti fino a prova contraria”

  58. Lusa i vertici dirigenziali che si sono dimessi hanno espresso le proprie “perplessità” e “motivazioni” pubblicamente, su gruppi whatsapp, in assemblea sotto registrazione e anche su articoli di giornale.
    Ne abbiamo preso atto sono stati sostituiti. Loro da “discorso” hanno avallato la votazione dell’assemblea sostenendo che “Il CAI avrà il Presidente che si merita”
    Quindi visto che l’assemblea è sovrana la questione mi pare risolta.
    Vorrei però farti riflettere su questo fatto: senza le loro dichiarazioni pubbliche, il CAI, Montani e la signora A.G. avrebbero avuto la stessa esposizione mediatica? Oppure si sarebbero magari risparmiate un sacco di lacrime e articoli vari fino al pronunciamento del tribunale?
    Il CAI ha subito un danno da una persona che si sentiva offesa per dei fatti e ha sporto denuncia? NO, è un diritto
    Il CAI ha subito un dano da una persona che si è difesa in attesa di una valutazione del giudice? NO, è un diritto
    Il CAI ha subito un danno mediatico da dichiarazioni pubbliche rilasciate da soggetti terzi che conoscevano la vicenda attraverso documenti riservati o racconti? non lo so, ma le dichiarazioni non erano un diritto degli stessi e nemmeno un dovere.
    Le dichiarazioni sono state rilasciate quando sono venuti a conoscenza dei fatti o dopo eventi contingenti che hanno dato una posizione “privilegiata” ad un soggetto con cui avevano attriti?
    Le valutazioni vanno lasciate ai lettori.

  59. @ Batimelli. Non sono mai entrato nei dettagli specifici degli avvenimenti, non mi interessa sapere se si è trattato di un sorriso, di un messaggino, di una pacca o di altro ancora “peggio”. Non credo che nessuno (degli osservatorie esterni) conosca davvero in profondità i dettagli e quindi non siamo neppure in grado di sapere se, mesi fa, si pretendevano le dimissioni per un sorriso inopportuno o invece per una vera e propria “aggressione” (che però tendo ad escludere, data l’archiviazione). 
     
    Più in generale (e andando anche oltre la fattispecie della violenza sessuale) la circostanza che “qualcosa” sia avvenuto non deve essere rilevante a livello istituzionale del CAI. Tu puoi legittimamente avere la tua opinione in merito (“bacchettona”, ma non sei il solo, anzi: curioso che voi “progressisti” siate così aperti su altri fronti, reclamando a gran voce l’evoluzione del CAI, e invece rigidissimi come baciapile su questo risvolto della vita), ma il fatto da solo (cioè senza esser accompagnato da rilevanza giuridica) non può esser sufficiente per chiedere le dimissioni.
     
    O c’è una sentenza giuridica  (e allora è quest’ultima che costituisce l’elemento oggettivo cui il CAI deve far riferimento) oppure si tratta di valutazioni personali, che variano moltissimo da socio a socio, e possono risentire della sensibilità  che ha il socio A ma non il socio B.

  60. Battimelli, i comportamenti sono “discutibili” in modi e vie molto diverse.
    Dipende da chi ne sta discutendo!
    Io trovo discutibile che si facciano dichiarazioni assembleare su “ombre” e “pendenze irrisolte” quando nemmeno si sa se queste pendenze ci siano.
    Trovo inoltre discutibile, rilasciare interviste, dove si indica esplicitamente “collaboratrice di 34 anni con un figlio” durante un’indagine penale. Non salvaguardando il soggetto. 
    Trovo discutibile indicare nome e cognome di una persona che da sentenza non ha fatto alcuna azione punibile o rilevante su dei giornali chiedendole di dimettersi, scrivendo articoli allusivi su donne tirate per i capelli in fondo ad una caverna.
    I comportamenti che tutte le persone coinvolte intrattengono nel proprio privato non sono invece affari nostri, se non costituiscono reato. Cosi come non le vengo a chiedere dove, con chi e facendo cosa lei passa le proprie notti.
    Per lei può essere discutibile tradire la propria moglie, per me può andare bene fare uno scambio di coppia o avere più partner. Non è chiesta dal codice etico del CAI la regolamentazione di consumo di alcolici, tabacco, oppiacei, o partner.
    Se desidera introdurlo penso che circa il 50% della popolazione sarebbe quantomeno in difficoltà. Le suggerisco di fare un sondaggio alla Scuola Paolo Consiglio e verificare.
    Infine: se lei era presente ai fatti “discutibili” può dibatterne senza pensieri!
    Altrimenti le suggerirei di evitare di rimuginarci troppo, soprattutto in pubblico e dopo l’archiviazione dei medesimi fatti: non sempre ci viene riferita la verità.

  61. @34 Pasini. Non mi risulta che il CAI abbia il codice specifico cui ti riferisci. Personalmente non credo che dovremmo perdere tempo a elaborarlo, basta il principio (oggi implicito) che il Sodalizio prenderà atto solo delle sentenze giudiziarie o atti equivalenti.
     
    Proprio questo caso dimostra che le dimissioni per principio e solo per una denuncia/querela sarebbero risultate, a posteriori, infondate e quindi “sbagliate”. Avevo detto ciò fin dall’emergere della questione (primavera scorsa) e lo confermo ora, con convinzione.
     
    Ammesso che, fra i miliardi di problemi che ha il CAI, si desideri investire tempo, fatica e risorse per elaborare il suddetto codice comportamentale, relativo a casi di coinvolgimenti giudiziario a titolo individuale, esso varrò solo pro futuro, per cui non sarebbe in ogni caso applicabile al fatto di specie.
     
    Per quanto riguarda le dimissioni dei Vice Presidenti, le motivazioni sono note, le hanno espresse gli interessati a suo tempo, occorre informarsi. Trattasi di conseguenze rugginose del contesto dell’elezione del maggio scorso, con relativa impossibilità di coesistere in cordialità. Io non conosco di persona i due precedenti Vice Presidenti e quindi mi guardo bene da esprime valutazioni in merito (specie pubblicamente), però so per esperienza professionale (ma anche in ambito CAI) che è meglio che la “squadra di lavoro” sia omogenea e coesa. Ruggini pregresse, fondate o meno, non fanno bene al risultato della squadra.

  62. Indipendentemente dal merito della vicenda specifica, credo opportuna una puntualizzazione. Crovella scrive (ma è inessenziale che sia lui, potrebbe essere chiunque):
    “Non ci sono proprio gli estremi neppure per rinviare a giudizio. Stiamo parlando di “aria fritta”, sul piano del rilievo giuridico (in particolare penale) degli avvenimenti.  Questo deve essere ben chiaro a tutti: non solo Montani è innocente, ma i fatti non hanno nessun rilievo, cioè non esistono.”
    I fatti invece esistono, anche quando non hanno rilievo giuridico. E continuo a pensare che ci sono comportamenti giuridicamente irrilevanti ma ugualmente discutibili.

  63. Al di là delle legislazione e della normativa civile e penale, penso che la cosa più utile anche per i gruppi dirigenti di un’organizzazione no profit sia darsi un codice etico di riferimento (come accade in alcune organizzazioni for profit) che stabilisca ad esempio a quale livello di coinvolgimento in un processo giudiziario,anche per fatti personali, scatta una sospensione cautelativa dalle cariche. È il miglior modo per proteggere l’organizzazione dal rischio reputazionale e contemporaneamente tutelare le persone che accedono a cariche elettive. Patti chiari…così se succede non ci sono equivoci o personalismi.  La faccenda è diversa per un dipendente. Qui parliamo di cariche elettive. Non so se il Cai abbia in essere un tale codice e se sia stato applicato in questo caso. Se non ce l’ha, forse dovrebbe adottarne uno. Sempre meglio prevenire e imparare dagli incidenti di percorso.

  64. Crovella dice:
    Quello che deve interessare ai soci CAI è che i vertici dirigenziali del sodalizio sappiano organizzare al meglio l’attività del sodalizio stesso.
    Ma ai soci cai può interessare conoscere le ragioni per cui si sono dimessi i due vicepresidenti che sono i vertici dirigenziali?

  65. Su questi tema i bacchettoni fra di voi sono altri rispetto al sottoscritto: sono quelli che “pretendono” (?!?) che il CAI sia un tribunale morale o addirittura tribunale tout court.
     
    Le vicende personali devono esser giudicate nelle opportune sedi (come è avvenuto) e noi dobbiamo solo prendere atto delle conclusioni della magistratura. Quello che deve interessare ai soci CAI è che i vertici dirigenziali del sodalizio sappiano organizzare al meglio l’attività del sodalizio stesso.
     
    La risoluzione del problema in generale (soprusi a carico delle donne) non rientra nel nella competenza del CAI. Beninteso all’interno del sodalizio (a qualsiasi livello!) NON devono essere minimamente permessi i comportamenti di tale natura, ma NON spetta ad una associazione di appassionati di montagna affrontare questo annoso problema della società.
     
    La lucidità di ciascuno di noi deve permetterci di tenere ben separate le questioni: il CAI faccia il CAI e i suoi organi dirigenziali lo gestiscano al meglio (come sono convinto che sono capaci di fare).

  66. Crovella dice: Sono stupido che vi siano così tanti “bacchettoni”
    Come fa a dire queste cose che il primo “bacchettone” è lui.

  67. Intervengo solo per ricordare a tutti che già la prima inchiesta della procura si era conclusa con l’archiviazione. La querelante ha esercitato un suo legittimo diritto, quello di richiedere la revisione dell’inchiesta (diritto trasversale a tutte le fattispecie di avvenimenti, cioè non esclusivo di questo tipo di fatti), ma anche la seconda inchiesta si è nuovamente conclusa con l’archiviazione. Non ci sono proprio gli estremi neppure per rinviare a giudizio. Stiamo parlando di “aria fritta”, sul piano del rilievo giuridico (in particolare penale) degli avvenimenti.
     
    Questo deve essere ben chiaro a tutti: non solo Montani è innocente, ma i fatti non hanno nessun rilievo, cioè non esistono. Per fortuna, quindi, che il Presidente in carica non si sia dimesso nei mesi scorsi. Sono stupido che vi siano così tanti “bacchettoni” schiavi del politically correct. Prima occorre attendere l’evoluzione degli atti ufficiali e poi semmai si richiedono le dimissioni (peraltro non automatiche, per la nota presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva di terzo grado). Io spero che, ora, sia il PG in persona che l’intero Consiglio Centrale ritrovino un clima di serenità emotiva al fine di operare al meglio per il CAI. Per i soci CAI questo è rilevante, mentre i dibattiti generali sul delicato problema nel suo complesso sono impropri in questa sede.

  68. Caro Carlo Alberto Pinelli devi sapere che il primo PM che voleva archiviare la denuncia età una donna!!!

  69. Sono d’accordo con te Agnese.
    Questi commenti e questa visione come d’altronde la “comunicazione a mezzo stampa”, dipende però da come la situazione è stata comunicata da soggetti esterni alla denunciante e al denunciato.
    @26 ha ragione: la scelta di perseguire dal principio una campagna accusatoria pubblica ha delle comseguenze. E su questo forse bisognerebbe che riflettano tutti coloro che hanno rilasciato interviste prima della fine della vicenda. Volendo difendere la denunciante pubblicamente hanno fatto del bene alla stessa? Mi sentirei di dire forse no. 
    Un uso più cauto e riservato e meno prese di posizione pubbliche avrebbe giovato tutti, in attesa di una qualsivoglia sentenza.
    Sono certa che avremmo potuto risparmiare sofferenze e problemi reputazionali da entrambi i lati con relativi commenti semplicisti o richieste danni postume. 

  70. Annalisa, non ho contestato il risultato della sentenza, perchè mi rendo conto (anche se a malincuore) delle circostanze.Il mio commento è rivolto principalmente a chi  sostiene che basta affrontare certi presunti atteggiamenti con una riposta ben piazzata o riderci su (che non è sempre così facile attuare, altrimenti non ci sarebbero tutti ‘sti casi di violenza e bullismo). E a chi straparla sputando sentenze, come se fossero la verità assoluta.Un atteggiamento semplicistico che mi sembra purtroppo molto diffuso, sugli argomenti più disparati.

  71. Caro Pinelli, la luce ambigua è stata gettata per prima su una persona giudicata innocente ed esposta per mesi alla gogna mediatica. 
    La denunciate doveva mettere in conto questo finale che poteva essere una delle uniche due possibilità,  considerata soprattutto l’impostazione “pubblica” data alla vicenda.
    Se avesse voluto tenere tutto sotto silenzio fino all’eventuale  rinvio a giudizio avrebbe dovuto quantomeno osteggiare o diffidare i soggetti che hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche.
    Ognuno fa delle scelte: giustissimo denunciare se ci si sente offese, giusto accettare i verdetti di un tribunale quando quanti vengono emessi, con le conseguenze del caso. 

  72. Agnese, da donna mi sento di dirti che la denunciante è stata creduta in questo caso. il suo punto di vista è stato ascoltato da un PM, da un giudice e dalle forze dell’ordine.
    Sono state fatte delle delle indagini ed è stato dato ampio spazio, anche pubblicamente alla sua tesi. 
    Ha inoltre avuto modo di presentare ulteriori prove e far valere le sue tesi con l’opposizione. 
    Considerato quanto sopra premesso il suo racconto è stato giudicato, come dice l’articolo, “contraddittorio”.  Pertanto l’accusa è stata archiviata. A noi non spetta null’altra considerazione essendo le stesse compito solo della giustizia.
    Tengo a sottolineare che l’archiviazione, in casi del genere arriva solo in bassissime percentuali.
    Comprendo la sua amicizia con la signora ma bisogna accettare i verdetti quando questi vengono emessi. 

  73. Penso che chi ha voluto a tutti i costi rendere pubblica la faccenda faccia una riflessione perché nel farlo ha danneggiato anche il querelante. Comodo fare le barricate con i mobili altrui.

  74. Una considerazione sulle affermazioni di Ines: non tutte le donne hanno la forza o la presenza di spirito di rispondere a un commento fuori luogo o di tirare un ceffone per un contatto fisico non richiesto. Questo può succedere per tanti motivi, può essere la paura o l’insicurezza o chissà cosa (se tiro uno schiaffo a un tipo che pesa 30 kg più di me e che obiettivamente può farmi del male, mi conviene? oppure, è un mio superiore, subirò ritrorsioni? e se perdo il lavoro?), e questi sono solo esempi. Non siamo tutte sicure e intraprendenti abbastanza da reagire, alcune persone sono più fragili e non sanno come difendersi. E quindi è colpa loro? O è forse colpa di chi lo intuisce e se ne approfitta?Tante donne non denunciano le violenze per paura di non essere credute. E spesso purtroppo è esattamente quello che succede.Suggerirei a tutti quelli che sputano giudizi (giudizi, non opinioni. Ognuno è libero di avere la propria opinione, ma considerarla una verità assoluta è un grave errore, soprattutto quando si è esterni alle circostanze), di pensarci due volte prima di aprire bocca su faccende in cui non sono direttamente coinvolti.In ultimo vi faccio anche notare che il presidente alla domanda “Per quale ragione una persone avrebbe dovuto procedere con una denuncia cosi infamante? Che spiegazione si è dato?” non ha dato una risposta diretta, ma ha sviato rispondendo che qualcuno ha voluto cavalcare l’onda dell’accusa. Io non faccio parte del CAI e non ho motivi politici di “infamare” il nuovo presidente, ma continuo a vedere la maggioranza di commenti che parlano di manovre politiche all’interno dell’organizzazione (fatti poi da gente che magari e socia ma non direttamente coinvolta) e molti pochi considerano il punto di vista della persona che ha sporto denuncia. Nemmeno un briciolo. E questo è molto, molto deprimente.

  75. Sì, ma questi tesserati si iscrivono al CAI per salire in montagna, non per fare dell’ambientalismo. Noi apparteniamo al popolo della proposta, non a quello della protesta».

    Sono felice per Montani che tutto sia andato bene per lui. 
    Ma questa me la ricordo anche io. E come socio e istruttore  cai mi sono dissociato, non rappresentato.
    Spero che se la ricordi anche LUI e che ci abbia riflettuto sopra, cambiando idea.

  76. Qualcuno ha cavalcato la vicenda per scopi di potere? E’ molto possibile ma non mi sembra il nocciolo della questione; è solo un corollario.  Mi sembra per lo meno curioso che nessuno si ponga il problema di fondo:  una donna sostiene di aver subito violenza. La decisione del giudice ( uomo come tutti noi e dunque soggetto a sbagliare) getta su di lei una luce ambigua che la perseguiterà per anni.. Qualcuno che la conosce può sostenere che sia una mitomane o un’avventuriera pilotata da forze oscure?  Il danno e la beffa?  Io sono uno dei 34 firmatari. Non chiederò di certo scusa, anche se sono lieto, per il CAI, che sia finita così. 

  77. Bene, e ora che su questa vicenda le luci finalmente si spegneranno, mi auguro che Montani cominci a parlare da Presidente del CAI, non di una lobby qualsiasi. A tal proposito ricordo una sua frase molto infelice: 
     «Sì, ma questi tesserati si iscrivono al CAI per salire in montagna, non per fare dell’ambientalismo. Noi apparteniamo al popolo della proposta, non a quello della protesta».

  78. Forse sarebbe il caso di rileggere la famosa lettera dei 34, tra cui molti partecipanti a questo blog, anche come contributori. Non per difendere nessuno,  ma per non fare confusione sulle posizioni e sui ruoli “in commedia” come si dice. Poi se ci sono retroscena lasciamoli a Dagospia. Anche se l’idea di un Gognaspia montagnardo sarebbe intrigante e forse raddopierebbe i lettori, ovviamente con adeguato apparato iconografico,  ma non penso che interessi il fondatore. Dai, sorridiamo per non piangere, perché questa non è stata proprio una bella storia. Ho in mente la scena delle urla davvero imbarazzante dopo il voto che girava in rete. 

  79. @13 Devi prendere l’abitudine a leggere con attenzione le cose. Ciò che tu domandi al 13 è tutto scritto fra articolo e commenti iniziali (miei e non solo miei). Non è la prima volta che tu leggi superficialmente le cose: perché non imparare?

  80. Oltre alla conclusione della vicenda, dell’articolo è interessante notare come è ridotto il ghiacciao del Gigante nella foto.
    Io è molto che non vado, fa impressione.
     

  81. “Adesso i 32 autorevoli firmatari si dimetteranno in blocco?” 
     
    No.

  82. Crovella dice:
     il vero squallore di tale vicenda è proprio nella sua strumentalizzazione a fini di congiura interna al CAI
    Mi sembra che Crovella sia eccessivo: chi sarebbero i congiurati?

  83. @8 la deriva in tal senso è vecchia di decenni e decenni, almeno ai massimi vertici. Discorso completamente diverso, invece (per fortuna), fra i  volontari a livello sezionale, dove in genere domina lo spirito di servizio (ci saranno ovviamente le solite eccezioni). CAI maschilista? ma dai, non era questo il caso di metterla su quel piano, a maggior ragione visto come è andata a finire a livello giudiziario.

  84. Finalmente questa vicenda si è conclusa. L’intervista conferma però la mia impressione, ovvero quella di un’associazione piena di veleni e personalismi. Me ne sono allontanato e credo di aver fatto bene.

  85. Purtroppo anche le organizzazioni no profit non sono esenti da certe dinamiche. È paradossale, ma mi è capitato di vedere lotte senza tregua a volte più ferici dove la torta era piccola.  In ogni caso oggi fare il capo è decisamente difficile. I gruppi di lavoro sono compositi, con differenti stili e sensibilità. È facile commettere errori comunicativi e si richiedono competenze e attenzioni che in passato non erano così necessarie. Si arrampica spesso sul 7a a vista e in più c’è la tensione al risultato. Come diceva in dialetto un mio vecchio istruttore della Parravicini al tempo dei chiodi precari e delle imbragature integrali Cassin: ragazze e ragazzi meglio non volare, piuttosto ti attacchi al chiodo (almeno sul lavoro).

  86. Mettiamo una pietra sopra di qua, mettiamo una pietra sopra di la, i cumuli di pietre sono diventati talmente grandi che non si sa più cosa c’era sotto, alle pietre. Meno male che in Italia continuano a scendere frane, non mancheranno mai le pietre da mettere sopra. 

  87. Non trovo sia una buona notizia per il cai. Che etica e che modalità vige all’interno di una istituzione dove si sgomita, si calunnia, ci si schiera con correnti per farsi strada??
    Non era la montagna da far conoscere e far amare??
    Non era nata fondandola sulla volontarietà??
    Mi sfugge qualcosa ma mi par di parlare di un partito! Anzi, peggio, perché qui è in gioco l’ambiente.
    Associazione fascista, maschilista, autoreferenziale ed ora pure con sporchi giochi di potere.  NO, GRAZIE

  88. La faccenda è stata a suo tempo strumentalizzata, all’interno del CAI, nel tentativo di abbattere Montani appena eletto, ma tale tentativo non ha nulla a che fare con valori etici o femministi. La realtà era molto più semplice e di gretto opportunismo. C’erano almeno due schieramenti (forse addirittura tre) che puntavano alla poltrona massima di Via Petrella (Sede del CAI), perché da quella poltrona (oltre a gestire un sacco di problemi) “si controlla” la ripartizione delle disponibilità ($) e anche le varie nomine a cascata (a proposito di spoil system… polemica oggi all’ordine del giorno sul piano politico nazionale). Per disarcionare un concorrente, ormai si usa ogni mezzo, compresi i suoi guai giudiziari, fondati o meno che siano. Ho sempre detto, fin dalla scorsa primavera-estate (quando la notizia è diventata di dominio pubblico) che per me il vero squallore di tale vicenda è proprio nella sua strumentalizzazione a fini di congiura interna al CAI. Volevi  davvero battere Montani? Dovevi riuscirci nelle votazioni, non tirar fuori a posteriori questa faccenda. ora spero proprio che sia finita.

  89. Mi piace e condivido la riflessione di Pasini. Aggiungerei da donna e da femminista convinta che non abbiamo bisogno di padri, giudici, confessori, mariti e amici per difenderci se effettivamente ci sono azioni o parole che ci offendono. Se acconsentiamo almeno in quel momento e nessuno ci ha costrette, noi donne dobbiamo caricarci di un po’ più di responsabilità, senza farci ingannare da percezioni emotive legittime aposteriori (o apriori per l’altro sesso). Quante volte c’è capitato da giovani e da adulte? Un bel ceffone e passa tutto, ci si ride pure su. La seduzione del fascino maschile e del potere è una chimica straordinaria che bisogna tenere a bada nel lavoro e nelle situazioni di evidente esposizione pubblica quando si hanno incarichi, a qualsiasi livello, a maggior ragione in una dimensione gerarchica in cui si riveste il ruolo di sottoposto. Secondo me questa è stata una brutta storia opaca, finita bene ora per il CAI,  ma soprattutto triste per entrambi i protagonisti e le loro famiglie.  Devastante, direi. Il mio rispetto per tutte/i e non mi sento di invocare, dopo la sentenza, dovute scuse o gogne mediatiche per chi ha parteggiato esponendosi così tanto, forse creandosi la “sua” storia personale in merito a questa vicenda triste. Personalmente mi hanno dato fastidio gli articoli a mezzo stampa usciti 5 minuti dopo le elezioni del Presidente Generale, quasi una bomba a orologeria preparata anzitempo. Perché e da chi? Questa analisi forse andrebbe fatta nel CAI, oltre la retorica della famiglia, dei valori alti della montagna, degli stereotipi.  Quindi buon lavoro al Presidente che non si è lasciato impaurire da chi non lo avrebbe voluto Presidente Generale (e non ho mai capito perché) e che sta dimostrando in tutte le sue manifestazioni di gestione del CAI una svolta -almeno fino a ora – di trasparenza  e di attenzione al cambiamento per il futuro del sodalizio.

  90. Mettiamoci davvero una pietra sopra a ‘sta vicenda e non parliamone più. Le energie del Presidente Generale del CAI devono essere rivolte a risolvere i problemi del CAI, che non sono pochi (anzi!) e le cui linee evolutive non sono così chiare e, soprattutto, condivise univocamente da tutti i soci.
     
    Circa il problema generale, cui fa anche riferimento Pasini, è vero che il contesto culturale dei nostri giorni è completamente cambiato anche solo rispetto a 20-30 anni fa: siamo passati da un eccesso all’altro. Il rischio non è tanto quello di finire sotto processo (a volte accade…), ma del danno di immagine e soprattutto delle energie profuse nel difendersi, come nel caso in questione. In effetti, se non si è in assoluta confidenza con le persone che ci circondano (strutturalmente oppure occasionalmente) per prudenza è opportuno tenere la bocca chiusa e le mani conserte. Meglio non rischiare equivoci, ma siamo al parossismo che non onora le vere ed effettive vittime di “vere” situazioni del genere. In tutti i campi il troppo stroppia e genera inflazione, cioè perdita di valore della singola unità. Vale per le banconote in circolazione, ma vale anche per entità etiche: a gridare troppe volte “al lupo, al lupo” si sminuisce l’effettivo valore di tale avvertimento e quando c’è il “vero” lupo, non lo si riesce a focalizzare per davvero, perché orami mescolato ad un oceano di altri lupi…

  91. Come già detto in precedenza il tempo è stato galantuomo. L’evidente strumentalizzazione della vicenda da parte di chi ha voluto renderlo un caso pubblico è un fatto vergognoso. Stimolare l’indignazione dei soci giocando con un procedimento penale, ripeto un procedimento penale e non una disquisizione alpinistica è un agire in contrasto con lo Statuto del sodalizio, art. 9 Diritti e doveri del socio, comma 2 […] di tenere comportamenti conformi ai principi informatori del Club alpino italiano e alle regole di una corretta ed educata convivenza.

  92. È una buona notizia per Montani e per il Cai. Il danno reputazionale sarebbe stato gravissimo per entrambi. A parte alcune speculazioni strumentali e volgari e una certa opacità comunicativa nella gestione della vicenda, fu proprio la diversa valutazione di questo rischio a spingere alcuni a chiedere un passo di lato al Presidente, che invece ritenne, a suo pieno diritto, di affrontare il rischio. Non un giudizio di colpevolezza prematuro. Cosa ci insegna questa vicenda per una stategia di sopravvivenza nelle organizzazioni oggi, soprattutto per chi aspira a ruoli di responsabilità? A mio parere due cose. Primo: pur rispettando la riservatezza e la dimensione privata delle persone, la trasparenza paga sempre. È preferibile dire quello che si può dire pubblicamente fin da subito, affrontando il rischio di attacchi, che esporsi ad un uso improprio e malevolo delle informazioni riservate, che nell’epoca di internet finiscono sempre per venir fuori, spesso in modo improprio e confuso. La guerra per il potere nelle organizzazioni è spietata. Meglio prevenire che reagire. Secondo: lo stesso principio vale per i rapporti personali sul lavoro., tra capo e collaboratori, tra collaboratori e persino tra fornitori e clienti. Oggi queste tematiche sono delicatissime. A prescindere da ogni valutazione in merito questa è la realtà. Chi ha responsabilità deve essere attentissimo nel linguaggio, nei gesti, in tutto insomma, anche nei momenti di tempo libero che a volte si mescolano al tempo di lavoro. È vero che si tratta di relazioni tra persone adulte e si presume mature, ma gli equivoci, le sfumature, le ambiguità sono sempre dietro l’angolo e i margini si sono ristretti. Cose innocenti in passato alla luce della sensibilità attuale possono diventare problematiche. Non si può mai sapere come la persona reagira’ , magari anche per suoi vissuti e problematiche personali. Meglio dare l’impressione di essere un po’ distanti e non accorciare troppo le distanze, in buona fede, che trovarsi nella spiacevole situazione di doversi difendere. Almeno questo è quanto ho ricavato io dalla mia esperienza personale e professionale di gestione dei rapporti tra persone nelle persone nelle organizzazioni. Perché dietro i ruoli ci sono le persone, con tutto il loro carico di emozioni e sentimenti. E il mondo del lavoro è un catalizzatore non sempre di buoni sentimenti. Detto questo auguro anch’io al Presidente e al Cai buon lavoro. C’è bisogno di aria nuova. 

  93. Il tempo è galantuomo, presidente!
    Aspettiamo con te, dai firmatari dell’infelice lettera, almeno da chi era in buona fede, un gesto e delle dignitose dimissioni da chi fosse un esponente CAI.
     

  94. La verità prima o poi viene sempre a galla come i nodi arrivano al pettine. Non per un accusa così infamante ma anch’io per quasi tre anni ho subito un processo concluso il 27 settembre scorso che ha messo una pietra tombale sull’altezzosità di alcuni “personaggi” inqualificabili anche se grazie a loro purtroppo ho perso diverse opportunità lavorative. Purtroppo in Italia la calunnia è poco spesso accolta in tribunale quando andrebbe punita in modo severissimo. 
    Un plauso ad Antonio Montani che ha dimostrato di avere un carattere di ferro e una grande determinazione, complimenti e in bocca al lupo per il meritatissimo incarico. 

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