Metadiario – 243 – Le Dolomiti di Lienz (AG 2002-004)
È giugno e la Pustertal, oltre S. Candido, è un tripudio di verde e di fiori che riesce a far dimenticare un cielo minaccioso ed un grigio di fondo. Petra non è con noi, impegnata con l’esame di licenza elementare, e ad aiutarmi con Elena è con noi l’attuale tata, la croata Milla Barišić. Prendiamo possesso della nostra casetta ad Amlach, nei pressi di Lienz, al fondo di una vasta e piana distesa erbosa sul lato sud della Drava. Il mattino dopo (10 giugno) un’acquerugiola fine non c’impedisce di visitare le vicine gole di Galitzenklamm, una serie di risalti racchiusi tra strette rocce e percorsi da piccole cascate rumorose. Elena e Milla guardano con interesse le esercitazioni di torrentismo tenute da un gruppo di istruttori con i loro allievi: gente che si cala con il verricello fin quasi a lambire il corso violento dell’acqua.

Il pomeriggio, un pallido sole ci permette la visita di Lienz: la St. Michaels Kirche, la cattedrale di St. Andrä, l’Iselturm, l’Hauptplatz, lo Schloss Bruck e l’Antoniuskirchl. La città, essendo oggi festivo, non è per nulla animata, e i negozi sono chiusi. Diamo anche un rapido sguardo al Tristacher See, un laghetto grigio e spento senza grandi attrattive. Ci spostiamo al paesino di Lavant e da lì alla bella chiesetta di St. Ulrich, solitaria e dominante la valle. Dopo le rovine di Aguntum, cerco un bel panorama sulla valle e decido che la Schone Aussicht Gasthaus può fare al caso mio. Il versante settentrionale delle Lienzer Dolomiten mi si apre finalmente davanti in tutta la sua estensione, come pure poco dopo succede dalla frazione di Kollnig.
Alla sera ho appuntamento con Martin Rainer, un dottore in economia che fa anche la guida alpina. Sono le 18.30. Gli chiedo se per lui è lo stesso parlare con me facendo una rapida gita alla Hochsteinhütte 2023 m. Mentre parliamo, facendo reciproca conoscenza, a Bannberg mi fermo per riprendere il tramonto sull’appuntito ma anche massiccio Spitzkofel: accanto a me risplende, nei colori della luce calante, uno splendido maggiociondolo. Poi aspettiamo il tramonto vero e proprio all’Hochsteinhütte, senza neppure entrare. Intanto riusciamo a metterci d’accordo per il giovedì prossimo, andremo assieme allo spigolo ovest della Grosse Laserzwand. Non vedo l’ora di far conoscenza con queste montagne che, come tutte le altre austriache, fanno parte dei miei sogni di tanti anni fa. Questi sono i luoghi delle imprese di Robert Hans Schmitt, Lothar Patéra, Ludwig Purtscheller, Eduard Pichl, Alfred Radio-Radiis, Karl Doménigg, Rudl Eller; poi, in tempi più recenti, di Karl Prusik, Hubert Peterka, Gustav Thaler, Franz Idl, Willi End; e quindi di Toni Egger, Sepp Mayerl, Hans Schwanda, Klaus Hoi e tanti altri i cui nomi mi eccitano alla pari di quelli di Comici, Vinatzer o Detassis.
Tornato a casa, mi rendo conto che Milla è del tutto incapace di gestire una nuova situazione domestica. Bravina con Elena, a tutto il resto devo pensare io, dal fare la spesa alla cucina di qualcosa di decente.
Il giorno dopo esco di casa mentre calde luci rossastre illuminano lo Spitzkofel, salgo velocemente in auto fino alla bellissima posizione del Dolomiten Hütte; da qui m’incammino a piedi per la strada e per la mulattiera che conducono alla Karlsbader Hütte, il cuore delle Dolomiti di Lienz.


Senza toccare il rifugio, mi avvio direttamente alla Kerschbaumetörl, una piccola selletta erbosa che divide la Gamswiesenkamm dalla Ödkarkamm. E qui arrivo, nella gloria del sole mattutino. Seguendo una vaga traccia salgo alla Kleine Gamswiesenspitze 2454 m e dalla punta più alta voglio scendere direttamente alla Gamschartl: ben presto mi accorgo di aver sottovalutato la discesa, un’arrampicata che giunge al III grado, a volte su roccia coperta di vetrato. Dalla forcella salgo per un bel sentierino alla Grosse Gamswiesenspitze 2486 m, godendomi poi il bel panorama, non solo sulle Dolomiti di Lienz, ma anche sul lontano e innevato Schobergruppe. Naturalmente, dall’intaglio della Gamschartl non ho alcuna voglia di ritrovarmi solo e slegato ad arrampicarmi dove ero sceso prima, perciò preferisco scendere per il canalone a ovest e quindi risalire facilmente alla Kerschbaumetörl. Da lì decido di salire una conca innevata che mi porta, con un po’ di fatica ma con enorme soddisfazione per questo mio muovermi in libertà, alla Kerschbaumer Ödkarscharte, dalla quale mi affaccio a vedere il versante meridionale di queste montagne; poi per rocce rotte all’altra forcella della cresta principale, la Laserzer Ödkarscharte. Da qui infine una bellissima discesa a piedi uniti su una neve perfetta mi porta al semighiacciato Laserzsee e alla Karlsbader Hütte.


Durante uno spuntino nel vuoto salone del rifugio mi capita di bere con eccessiva foga un bicchierone di coca-cola: improvvisamente mi ritrovo quasi senza fiato, perché il gas sviluppato nello stomaco è tale che non riesce a fuoriuscire. Per qualche minuto mi sforzo di ruttare, riuscendoci solo quando mi ero quasi deciso a chiedere aiuto… Mi avvio per la Rudi Eller Weg, un sentiero attrezzato che mi riporta alla Dolomiten Hütte passando per il grande versante occidentale della Grosse Laserzwand. Qui ogni colletto e ogni elevazione hanno il loro nome, con precisione tutta teutonica. E così passo per la Hohes Törl, la Zellinschartl, il Zellinköpfl e l’Auerlingköpfl. Giunto all’auto, non sono ancora contento: così salgo, un po’ stanco, il sentiero per il Rauchkofel, la montagna che sovrasta Amlach ed è posta proprio di fronte alle belle pareti settentrionali della Grosse Laserzwand, della Schöttnerspitze, della Roter Turm, del Grosser Laserzkopf e della Lavanter Steinkarturm. Ormai sono sazio, oggi è stata una scorpacciata di cime e di scorci sempre diversi, alla mia velocità, al mio ritmo. Il giorno dopo è grigio, con Elena e Milla saliamo pian piano, con minaccia di pioggia, alla Lienzer Hütte, una bella passeggiata nel cuore dello Schobergruppe, ormai nel Parco Nazionale degli Alti Tauri.
Il giovedì è il giorno fissato con Martin, la mattina è splendido e in breve ci troviamo, dopo aver risalito un lungo zoccolo, all’attacco dello spigolo ovest della Grosse Laserzwand 2614 m, una splendida via che Gustav Thaler e Franz Idl salirono il 10 giugno 1935: l’arrampicata è splendida, di ordine classico, ravvivata da un’esposta variante di Sepp Mayerl. Ma non doveva essere l’unica emozione: giunto in cima al Laserzwandköpfl, un bellissimo torrione a due terzi della via, ho la sorpresa di potermi sedere su una vera e propria panchina di legno che aspetta le cordate che salgono quassù. Viene da sorridere, e Martin non mi sa spiegare per quale scherzo o scommessa questo lavoro sia stato fatto tanti anni fa. Giunti in vetta, dopo un breve riposo traversiamo alla Roter Turm 2702 m, volendo salire la famosa via Thaler-Idl della parete sud. Purtroppo la fessura strapiombante è bagnata fradicia, così andiamo allo spigolo sud-est, altra via di Thaler (con Albert Santner), un breve ma meraviglioso itinerario vecchio stile, con passaggi davvero esposti ed emozionanti.


Dalla vetta della Roter Turm scendiamo agli zaini e da lì, per le cenge Schmitt (Schmittband) ci portiamo sul Panorama Weg, un percorso recentemente attrezzato che sale al Grosser Laserzkopf 2718 m e da lì si tiene sulla cresta principale fino alla Grosse Sandspitze 2772 m. Nella nebbia ormai imperante del primo pomeriggio scendiamo alla Galitzenschartl, poi traversiamo la Grosse e la Kleine Galitzenspitze (2710 m e 2690 m); ma poi, stufi di non vedere più niente, decidiamo di scendere da un intaglio secondario prima della Böses Schartl. In breve siamo alla Karlsbader Hütte, dove ci concediamo una mangiata e una bevuta storiche. La mattina dopo (14 giugno) sono ancora in azione, ben presto. Salgo in auto fino alla zona residenziale e sciistica della Rottmannalm, proprio sopra a Lienz. Velocemente, nella luce del primo mattino, vado ai bellissimi laghetti Neualplseen 2438 m, un balcone meraviglioso sia sullo Schobergruppe che sulle Dolomiti di Lienz. Al pomeriggio porto ad arrampicare Elena al Kreithof Klettergarten, un posto carino ma non troppo adatto ai bambini. È proprio bello essere qui con lei.
Nel tardo pomeriggio vengo a sapere che Milla era stata in un negozio di alimentari (da dove abitiamo ci sono 2 km per andare e 2 km per tornare) e si era comprata qualche banana. Scopro anche che siamo senza latte per domattina e questo mi manda in bestia. Imprecando salgo in auto sperando di trovare ancora qualcosa di aperto. Il giorno dopo torna il brutto tempo e decidiamo di anticipare di 24 ore il ritorno.
Nella chiusura di questo breve racconto sulle Dolomiti di Lienz, non posso non riportare alcune note su un personaggio nativo di queste parti noto per le grandi cose che riuscì a fare. Sepp Mayerl, restauratore di tetti di chiese e abitazioni, conosciuto come Blasl-Sepp, dal soprannome di famiglia, era nato a Göriach (Dölsach, Tirolo Orientale, Austria) il 14 aprile 1937. Iniziò ad arrampicare nel 1960.
Nel 1962 aprì con Michel Rohracher, una famosa linea di diedri giallastri al Sass dla Crusc. Nel 1965 è la volta della fessura sud del Laserzwand (Dolomiti di Lienz), con Gernot Röhr, dedicata poi a Toni Egger. In quattro giorni di lotta, nel febbraio 1967, con Reinhold Messner e Heini Holzer, salì in prima invernale lo spigolo nord dell’Agner; e nel febbraio del 1968, con lo stesso Reinhold e Heindl Messner, ritornò ancora all’Agner sui 1500 metri della parete nord (la storica e difficile via Jori). Sono entrambe colossali imprese d’alpinismo invernale, due viaggi interminabili e dal sapore epico: e Mayerl vi giocò un ruolo importante. Ancora del 1967 è la prima ripetizione della via dell’Ideale sulla parete sud della Marmolada d’Ombretta, con i due fratelli Messner e Heini Holzer, nonché l’importante via degli Amici aperta in due giorni con Holzer, Renato Reali e Reinhold Messner: si tratta di una diretta sulla parete nord-ovest della Civetta, con passaggi al limite dell’arrampicata libera, la collaborazione di quattro fenomeni. Del 1969 è la diretta sulla parete nord del Sassolungo, aperta con Messner in giornata (1000 metri di parete verticale), e del 1970 una via nuova, con Leo Breitenberger, sulla Punta Civetta. Mayerl era un duro, un uomo tenace su qualsiasi terreno. E lo ha dimostrato in ben due spedizioni. Nelle Ande, nel 1969, salì in perfetto stile alpino con Egon Wurm il pilastro sud-est dello Yerupaya 6632 m, riportando qualche congelamento. In Himalaya, nel 1970, con Rolf Walter conquistò l’inviolato Lhotse Shar 8383 m.

Reinhold Messner lo considera il suo maestro e sostiene che difficilmente sarebbe sopravvissuto nelle sue esperienze estreme se non fosse passato attraverso la sua scuola: “Sepp Mayerl è uno dei pochi alpinisti in grado di procedere su ogni tipo di terreno. Non è uno specialista, sa arrampicare bene tanto su ghiaccio quanto su roccia: ha acquistato questa capacità passo per passo in anni di esperienze”.
Il 27 luglio 2012 ci fu la disgrazia sulle montagne di casa, dove Sepp Mayerl perse la vita. Cadde all’età di 75 anni, per cause ancora da chiarire, mentre con un compagno saliva la Adlerwand presso Lavant al confine fra il Tirolo dell’Est e la Carinzia.
Ivo Rabanser ha riportato che, quando lo conobbe diversi anni or sono, gli disse, quasi a giustificarsi: “Finché riesco, continuo ad andare…”.
Scopri di più da GognaBlog
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.










18@ vero !!!siamo sempre un po’ più avanti( in negativo ) degli altri che riusciamo a fare anche questo!
Vero, da noi i coinquilini e i concittadini non ci spiano dalle finestre per denunciarci, ci spiano per incularci.
Grazie per i consigli precauzionali ma sopratutto per il buon samaritano in tempi in cui tanti concorrono all offesa non è poco.O era ironico?
Dove mi spingo ora ovvero 1° e 2° gradi erbosi a cercare improbabili porcini (stanno zero) siringhe mai trovate per mia fortuna…
Tornando alla confinante Austria tutto vero e verde come nel famoso detto del vicino…peccato sapere poi detto dagli austriaci stessi che loro ci invidiano coinquilini e concittadini che non spiano dalle finestre pronti a denuncia su tutto e tutti…
Meditiamo.
Puizia stradale nostrana: prima la soffiante a motore sposta i rifiuti, poi il camion con rotospazzole aspirante passa. Risultato:aria inquinata dai fumi di scarico, parecchi residui sfuggono e rimangono a terra.Nessuno con ramazza che completa di fino la raccolta.In Austria??
Ai raccoglitori buoni samaritani consiglio pure guanti imperforabili disinfettabili(per via di assorbenti e siringhe).Infatti spesso il premio celeste impartito da una qualche divinità per una buona opera e’un’infezione.Magari anche un sacchetto per pattume bello resistente e a tenuta stagna .Comunque La’ci si va anche per cambiare visione , e magari prendere ispirazione.Per ritrutturazioni ammodernanti vecchie e semplici pensioni a trentine , i proprietari si facevano un giro in Austria per imitare e gia’che c’erano, contrattavano le opere di carpenteria a prezzo inferiore . Quando vedo laghi austriaci che in inverno offrono servizio di nordic pattinaggio…mentre da noi, se esiste, e’alla buona e a volte ci fanno i test drive di auto, c’e’da imparare.
vero!
ma in certi luoghi e per alcuni/molti è particolarmente sviluppata, oltre a una forte dose di arroganza e menefreghismo
La maleducazione non ha nazionalità. Ma è un altro discorso.
Cominetti i precisini non mi sono simpatici ma i lozzi che con disprezzo buttano il loro pattume in giro, magari dopo un bel pic nic, o mentre godono della bellezza di un bosco, sono solo arroganti teste di cazzo.
Bella, bella l’Austria, anche la Svizzera. Ma li trovo luoghi assai noiosi proprio per quella precisione che piace tanto ai precisini italici che non ho mai sopportato. Ciao
Puntuale nel zainetto insieme a altre 3/ 4 cose indispensabili trovo il posto per un sacchetto che puntualmente si riempe sopratutto di vecchie lattine indistruttibili e bottiglie di vetro future trappole taglienti per uomini e animali l’ ho sempre fatto è sempre lo farò fin che ho gambe perché non ho dubbi sulla matrice e continuita’ sporca degli umani..”’.solita solita fare cosi””….!
UNa collega”IO vado a passare le vacanze in Austria, è abbastanza vicina al Veneto, conviene, là non trovi nememno una carta per terra!”Poi gettò sul pavimento la cicca dela sua sigaretta ancora accesa, sporca di rossetto…e per profumarsi l’alito, in bocca una caramella alla menta balsamica . La cartina la lasciò cadere a .. In Austria esiste un super efficente servizio raccolta o un super efficiente controllo sociale reciproco?
Comunque per Veneti e Friulani ,Lienz e’ad un tiro di schioppo, grazie anche al richiamo della lunga ciclabile. Decenni fa ammirammo il paesaggio entrando in auto da Dobbiaco e rientrando dal passo Monte Croce carnico. Ci scolammo una bottiglia, etichettata in gotico ,di succo di mele o pere a testa …sconvolgente gli intestini di 5 passeggeri a bordo auto.
Io invece me ne guardo bene dal raccogliere rifiuti altrui. Chi sporca fuori casa è un maiale oltre che in casa propria anche dentro se stesso.
Fabio non è divertente farlo, anzi mentre lo faccio m’incazzo come una bestia e stramaledico tutti.
Ma bisogna farlo altrimenti diventa un letamaio, perchè in giro c’è una masnada di lozzi.
Mi piacerebbe incrociare una persona mentre getta via qualcosa…ma forse… è meglio di no.
“Una settimana fa intorno al Procinto in Apuane ho raccolto un sacco di sporcizia. Fazzoletti, bottiglie , assorbenti, cicche, lattine.”
Bravo Alberto. Ti confesso che io non riuscirei mai a raccogliere le immondizie dei selvaggi che fanno i propri porci comodi in montagna: è piú forte di me.
Zone favolose che conosco abbastanza bene, trascorrendo ogni estate a Dobbiaco. Ho arrampicato solo sulla grosse sandspitze (causa modeste capacità) ma ne ho amato ogni tiro.
Mi riprometto di tornarci e provare qualcosa d’altro!
Bergheil
Sepp Mayerl mi ha sempre affascinato. Persona determinata e schiva.
Fu lui durante l’ invernale allo spigolo nord dell’Agner a scendere da solo lo zoccolo per andare a prendere, se non sbaglio, il fornelletto che si erano dimenticati. Altrimenti la salita sarebbe sfumata.
stessa cosa avviene in pianura.
Qui le amministrazioni pubbliche fanno sfalciare l’erba sui bordi delle strade, sui cigli, raccolgono l’erba tagliata come se fosse un oggetto pericoloso per la salute e brutto da vedere…ma i rifiuti buttati dai passanti li lasciano lì, non li fanno raccogliere, non puliscono.
I bordi delle strade, i cigli , le fosse, son pieni di rifiuti gettati dalle macchine, che le aministrazioni pubbliche non raccolgono. Vengono lasciati li a marcire.
Insomma si mette la cravatta al maiale e poi ci si vanta di avere il bel paese.
E’ un fatto culturale, di educazione che noi non abbiamo.
Una settimana fa intorno al Procinto in Apuane ho raccolto un sacco di sporcizia. Fazzoletti, bottiglie , assorbenti, cicche, lattine. Insomma raccattato di tutto lungo il sentiero buttato li da gente che evidentemente ha un concetto di rispetto pari a ZERO!!
Gente che sa solo prendere.
Anche le foto di questo articolo confermano l’impressione diretta che ho sempre registrato quando ho messo piede sulle montagne austriache (o di confine). Montagne “pulite” , proprio nel senso stretto del termine. Come se un servizio pubblico di netturbini passasse tutte le mattine, prima delle 7, a spazzolare appiglio per appiglio, a raccogliere ogni minimo foglietto dai sentieri, non parliamo poi dei rifugi, in genere lindi e profumati come la casetta di Heidi. Evidentemente si tratta di una questione di educazione e di senso civico dei fruitori abituali Son trascorsi un po’ di anni dall’ultima volta in cui sono stato lassù, chissà se anche le nuove generazioni sono ancora educate come i loro padri…