L’Everest è stata una sola?

L’Everest è stata una sola?
(battaglia legale per una fallita scalata all’Everest)
di Kurt Schlosser
(pubblicato su geekwire.com il 5 ottobre 2020)

La guida alpina di Seattle Garrett Madison e il CEO tecnologico della Silicon Valley Zachary Bookman erano pronti ad affrontare insieme la vetta più alta del mondo. Invece, stanno montando argomenti l’uno contro l’altro in tribunale.

I membri della spedizione sull’Everest dell’autunno 2019. Tra di loro, la guida alpina Garrett Madison, all’estrema sinistra in rosso, e il cliente Zachary Bookman, terzo da destra in arancione. Foto: Francois Lebeau.

La disputa in corso, che finora ha generato due cause legali, nasce da una spedizione all’Everest in cui Madison, fondatore di Madison Mountaineering, sostiene di aver fatto affidamento sulle sue capacità di capo spedizione nel momento in cui ha annullato qualunque tentativo di salita a causa di condizioni rischiose.

Bookman, co-fondatore e CEO della startup OpenGov di cloud computing di San Francisco, sostiene che il viaggio di $ 69.500 cui si era iscritto è stato una truffa, che l’addebito è stato tale per una passeggiata di cinque giorni al campo base e che Madison aveva promesso comunque di assumersi una parte di costi.

Onestamente non avrei mai immaginato, quando ho iniziato la mia attività sei anni e mezzo fa, che questo fosse qualcosa con cui avrei potuto avere a che fare“, ha detto Madison a GeekWire. “È stata una sorpresa totale“.

Non sono una persona irragionevole“, ha detto Bookman in un’intervista separata. “È solo… wow… tu prenderesti 69.500 dollari da qualcuno solo per fargli fare una passeggiata di cinque giorni fino al campo base dell’Everest? Non supera il test della risata“.

Viaggio di una vita
Nel sito di Madison Mountaineering lo stesso alpinista è definito “la più importante guida e scalatore americano dell’Everest”. Originario del Pacifico nord-occidentale, ha iniziato la professione di guida nel 1999 sul Mount Rainier. Detiene diversi record di alpinismo in alta quota, dal 2009 ha portato più di 60 clienti sulla vetta dell’Everest ed è l’unico americano ad aver scalato due volte il K2.

La guida alpina di Seattle Garrett Madison al campo 3 dell’Everest. Foto: Garrett Madison.

Bookman è un avvocato istruito a Yale e Harvard che una volta era un impiegato della Corte d’Appello degli Stati Uniti per il Nono Circuito. Ha co-fondato OpenGov nel 2012 e la startup ha  raccolto $ 51 milioni lo scorso autunno in un round di finanziamento di serie D. Bookman fa parte del consiglio di amministrazione della società insieme a una serie di professionisti della tecnologia, tra cui il presidente Joe Lonsdale, partner fondatore di 8VC e co-fondatore di Palantir; Katherine August-deWilde, cofondatrice e vicepresidente della First Republic Bank; John Chambers, fondatore e CEO di JC2 Ventures ed ex presidente e CEO di Cisco Systems; e Marc Andreessen, co-fondatore e socio generale di Andreessen Horowitz.

Zachary Bookman, co-fondatore e CEO di OpenGov. Foto: OpenGov.com.

Delle 13 spedizioni di Madison sull’Everest, 10 hanno raggiunto la vetta. Ha fallito nella primavera del 2014 quando una valanga di ghiaccio ha ucciso 16 sherpa nella Icefall. L’anno successivo un terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito il Nepal, uccidendo 9.000 persone, di cui 22 al campo base dell’Everest. Il terzo fallimento di Madison è avvenuto nell’ottobre 2019, durante la spedizione con Bookman quando, per un seracco pensile sospeso sulla via di salita, ha annullato la spedizione.

L’autunno è un periodo difficile per tentare l’Everest. E’ dal 2010 che nessuno ha più raggiunto la vetta nella stagione autunnale. E prima era successo anche per il 2007, 2008 e 2009, ha detto Madison.

Bookman ha detto di essere stato invitato da Madison a unirsi a un piccolo team che includeva Kristin Bennett, presidente e CEO di una società di consulenza tecnologica e scientifica a Boston, che aveva scalato con Madison in precedenza, così come Joe Vernachio, CEO del produttore di attrezzature per esterni Mountain Hardwear e Tim Emmett, un atleta estremo sponsorizzato da Mountain Hardwear.

Questa era una spedizione di Mountain Hardwear, organizzata dal presidente di Mountain Hardware per fare un servizio fotografico e poi provare ad andare in vetta“, ha detto Bookman. “Garrett me lo ha proposto come il ‘viaggio che vale una vita’, citando i personaggi importanti che già avevano aderito“.

Madison è anche sponsorizzato da Mountain Hardwear ed è testimonial del materiale da loro prodotto.

I post sui social media, condivisi da Emmett, Madison Mountaineering e Mountain Hardwear, mostrano la squadra in varie fasi del trekking al campo base dell’Everest e dentro e intorno al campo. Le immagini professionali della spedizione del fotografo Francois Lebeau sono qui.

Il 25 settembre 2019, Madison ha twittato un collegamento a un post sul blog in cui ha condiviso un’immagine di se stesso con Bookman e Bennett e ha detto che avevano trascorso una fantastica giornata durante un’escursione al campo base del Pumori. “Speriamo che il seracco cada stasera“, ha scritto.

Il 3 ottobre, Madison stava ancora guardando e aspettando che quella barriera di ghiaccio cadesse e aprisse la strada a un tentativo alla vetta. Situato in alto sopra la cascata di ghiaccio del Khumbu, era a metà strada tra il campo base e il campo 1 e si stima pesasse circa 27.000 tonnellate (secondo un altro gruppo che era lì).

Tre giorni dopo, Madison ha twittato e scritto di nuovo sul blog che la spedizione sull’Everest era giunta al termine.

La decisione di annullare ha colto di sorpresa Bookman: che quindi nei documenti legali e in un’intervista con GeekWire ha contestato il motivo per cui il viaggio è stato annullato, mettendo in dubbio la preparazione alpinistica di Vernachio e il reale impegno di Madison nella spedizione al di là degli obiettivi di Mountain Hardwear.

Durante la prima marcia di acclimatamento fuori dal campo base, il presidente di Mountain Hardwear è rimasto seriamente indietro ed era ovviamente in difficoltà“, ha detto Bookman. “Era come, ‘Oh mio Dio, non so come farò a farlo…’“.

Non lo biasimo di certo, la si è proprio in alto… però non stava bene o non era in forma o aveva solo problemi“, ha aggiunto Bookman. “La mattina successiva, [Vernachio] annuncia che la spedizione Mountain Hardwear è stata cancellata. Cammino con gli occhi annebbiati e dico, ‘Cosa ?! Non è nemmeno iniziata… E il giorno dopo vola via“.

Bookman sostiene che il giorno dopo Madison avrebbe detto che il viaggio era finito a meno che il seracco non fosse crollato.

Ci sono centinaia di seracchi su questo versante occidentale dell’Everest“, ha detto Bookman. “È come camminare in una foresta, scegliere un albero e dire ‘ l’albero deve cadere’Letteralmente, otto giorni dopo che Kristin e io avevamo trasferito a Madison una grossa somma di denaro per tentare l’Everest, il viaggio è finito. Non abbiamo passato una sola notte fuori dal campo base“.

C’erano altri tre team sulla montagna, inclusa uno con Kilian Jornet, un atleta spagnolo considerato il primo “sky runner” al mondo, noto per la velocità con cui si muove sulle montagne. Bookman ha detto che Jornet è salito a 8500 metri sull’Everest ed è passato sotto il seracco in questione “più volte” con i suoi compagni di scalata.

Non voglio banalizzare, il posto è pericoloso. Ci sono valanghe ovunque. È il fottuto Everest”, ha detto Bookman. “A quel seracco non si era mai neppure accennato prima che [Vernachio] annullasse il viaggio“.

Vernachio ha detto a GeekWire che lui ed Emmett facevano affidamento sulla “vasta esperienza di Madison nella gestione del rischio di scalare l’Everest” e che nelle discussioni con Madison e altri team era apparso chiaro che il seracco rappresentava un rischio troppo grande: per questo lui ed Emmett hanno dichiarato conclusa la loro spedizione.

Abbiamo preferito la sicurezza all’ego“, ha detto Vernachio. “Non sono a conoscenza delle discussioni (o delle decisioni dopo la mia partenza) che hanno posto fine alla spedizione di Zac. Capisco che Zac se ne sia andato molto dopo che io e Tim lo abbiamo fatto, e non riesco a capire come la nostra decisione di andarcene abbia avuto effetto su Zac. Sono deluso dal fatto che Zac abbia citato in giudizio una delle principali guide/leader di spedizione dell’Everest con un servizio impeccabile“.

Madison ha contestato le affermazioni di Bookman su Vernachio, dicendo che il dirigente di Mountain Hardwear era in “ottima forma fisica durante questa spedizione” e non si è ritirato a causa della stanchezza fisica. Ha detto che Vernachio “ha espresso chiaramente a tutti le sue preoccupazioni” sul seracco e sul pericolo per la sicurezza che rappresentava.

Penso che il signor Bookman volesse salire a tutti i costi. E che non temesse il rischio“, ha detto Madison. “Se fosse stato in una spedizione sua, avrebbe potuto continuare a scalare la montagna da solo. Il motivo per cui le persone mi assumono è, credo, non solo per il supporto logistico, ma anche come colui che prende decisioni in montagna. A causa della mia esperienza e del mio record di sicurezza“.

Controversia su un rimborso
Dopo che il team di Mountain Hardwear ha lasciato l’Everest, Bookman ha aspettato con Madison al campo base, sperando nella possibilità di continuare.

Ho aspettato una settimana ed ero solo incredulo“, ha detto Bookman. “Mi domandavo: ‘ma questa è una sola o cosa?’ Non ha alcun senso, non capisco“.

Campo base all’Everest nell’ottobre 2019. Foto: Madison Mountaineering.

Racconta che alla fine se ne è andato quando Madison gli ha promesso un rimborso di circa 3/4 di quello che aveva pagato per partecipare. Bookman afferma che l’offerta gli è stata fatta di nuovo, negli Stati Uniti, nella sua casa di San Francisco, quando Madison è andato a restituire l’attrezzatura di Bookman. Bookman afferma che Madison gli ha offerto $ 50.000 come rimborso e gli ha chiesto di non discutere di quello che è successo all’Everest.

[Madison] è venuto a San Francisco e si è seduto nel mio soggiorno“, ha detto Bookman. “Ha detto: ‘Ti do i soldi, non parliamone più’. Ho detto: “Va bene”. E poi è sparito. Tutta ‘sta faccenda è un po’ triste e deludente e mi chiedo solo a quanti altri alpinisti abbia riservato questo tipo di trattamento“.

Alla domanda se avesse mai promesso a Bookman un rimborso, in montagna o durante la visita a San Francisco, Madison ha risposto: “No, non l’ho fatto”.

Bookman ha firmato un contratto per fare il viaggio con Madison Mountaineering in cui si assumeva il rischio che le condizioni meteorologiche e la sicurezza potessero causare problemi alla spedizione. La politica di non rimborso della società è esplicita in quei documenti. Lo stesso contratto raccomandava anche ai partecipanti di fare un’assicurazione contro l’annullamento del viaggio, cosa che Bookman ha rifiutato di fare.

E’ anche in dubbio che l’assicurazione in questo caso sarebbe servita, poiché Bookman ha detto che alla collega scalatrice Bennett l’assicurazione ha negato il rimborso. Madison ha anche detto in una e-mail a GeekWire che ha aiutato la Bennett fornendo alcune informazioni utili alla sua richiesta ma che non era a conoscenza di tutti i dettagli tra la Bennett e il suo assicuratore. GeekWire ha contattato Kristin Bennett.

Madison ha ricevuto una lettera dall’avvocato di Bookman il 21 gennaio 2020 che chiedeva il pagamento di $ 50.000 sulla base dell’accordo orale che Bookman dice di avere. La lettera metteva in discussione la preparazione di Madison per la scalata, dicendo che la sua squadra di Sherpa ed esperti di seraccate erano “chiaramente pigri e inefficienti” e non hanno fatto nulla per preparare la via di salita prima dell’arrivo delle spedizioni.

Madison non si è sottomesso alla richiesta della lettera e il 27 marzo 2020 Bookman ha intentato una causa presso la Corte superiore della contea di San Francisco (vedi PDF qui) chiedendo $ 100.000 in danni punitivi e compensativi, sostenendo che Madison ha violato un accordo orale per il rimborso parziale per il fallito tentativo alla vetta.

I contratti che i clienti firmano per il viaggio sono piuttosto espliciti sul fatto che non sono previsti rimborsi“, ha detto Madison a GeekWire. “Se non capiscono perché, posso sempre spiegarlo. Una volta iniziato il viaggio, sono già belli che spesi i soldi per i permessi, la logistica, gli alloggi, le attrezzature, gli sherpa, l’ossigeno, il cibo, il servizio di guida, ecc. Non ci sono garanzie di raggiungere la vetta o altri specifici punti sulla montagna. Direi che tutti lo capiscono“.

Madison ha detto di aver offerto a Bookman un credito per una futura spedizione all’Everest, e che Bookman ha rifiutato.

Ho perso la fiducia in questa persona e preferirei non tornare in montagna con qualcuno di cui non mi fido“, ha detto Bookman. “Quindi il credito non è sufficiente per far ovviare a questo o per qualunque altra cosa lui pensasse“.

Paura di fallimento
Nel tentativo di proteggersi contro il costoso contenzioso avviato in California, Madison ha intentato la propria causa (vedi PDF in fondo) presso la King County Superior Court di Seattle il 4 agosto 2020, per ottenere una sentenza dichiaratoria per interrompere il percorso di Bookman verso il rimborso. Nel documento della causa Madison afferma che Bookman “sa che sarebbe molto più economico” per Madison pagarlo piuttosto che andare in tribunale.

Garrett Madison nelle High Sierras nell’estate 2020. Foto: Garrett Madison.

La causa definisce Bookman il CEO di una “società tecnologica del valore di $ 290 milioni” che sta facendo un ricatto a una guida alpina come Madison, e altre future guide, ponendolo nella posizione di “portami in vetta o muori provandoci… oppure ti farò causa”.

Madison è rappresentato da Doug Grady, un partner negli uffici di Seattle dello studio legale nazionale BakerHostetler. Grady ha trascorso quasi un decennio come guida alpina prima e durante gli studi in giurisprudenza e lo studio ha assunto il caso pro bono.

In una dichiarazione rilasciata dall’azienda, Grady ha affermato di rimanere vicino alla guida alpina e alla comunità Sherpa.

Le azioni legali (e le minacce di azioni legali) del tipo di quella promossa dal Sig. Bookman sono molto scoraggianti perle agenzie di accompagnamento alpinistico, sia finanziariamente che in altro modo. A nome di Garrett e Madison Mountaineering, attendiamo con impazienza il processo“, si legge nella dichiarazione.

Bookman è scoppiato a ridere quando ha visto che lo stato di ottima salute della sua azienda fosse stato messo in ballo e che ci fosse l’idea che la sua ricchezza dovesse precludere il suo desiderio di chiedere un rimborso attraverso un contenzioso.

Non mi importa se pensano che io sia un titano dell’industria, ma si comportano come se possedessi l’intera società“, ha detto Bookman. “Vogliono la narrazione per la quale io stia perseguitando una povera guida alpina che si guadagna da vivere umilmente, e questo non è proprio vero. Mi colpisce che questo business voglia portare in ambienti estremi persone che hanno fior di lavoro e professioni estranee all’alpinismo e che poi lo stesso le insulti e rinfacci loro la possibilità di farlo“.

Alla fine di settembre un giudice ha accolto la mozione di Madison di archiviare la causa presentata da Bookman in California (vedi PDF in fondo) sulla base del fatto che qualsiasi argomento legale dovrebbe essere presentato e combattuto nello stato di Washington, perché quella è la sede di Madison Mountaineering, con la quale Bookman ha stipulato l’accordo contrattuale.

Bookman può ora riapplicare la causa a Washington se lo desidera. Madison ha detto che perdere sarebbe stato devastante e avrebbe mandato in fallimento la sua azienda. Le chiusure per CoViD-19 hanno già influito sul suo servizio di guida e ridotto le entrate a zero, avendo anche pagato a 42 membri del personale nepalese un terzo del loro stipendio nonostante non ci fossero spedizioni.

Spero di vincere questa causa e che questa costituisca un precedente per l’attività di guida alpina in generale: perché le guide e i leader delle spedizioni dovrebbero essere fiduciosi di poter prendere la decisione giusta e di non temere che se il loro team non sale in cima possa avere alcune ripercussioni legali o finanziarie da parte di un cliente“, ha detto Madison. “Credo che questo sia un precedente molto importante“.

Definendosi un “tipo ragionevole e alla buona”, Bookman ha detto che l’intera faccenda avrebbe potuto essere risolta in due secondi e che è inconcepibile far pagare a qualcuno $ 70.000 solo per accamparsi. Questa odiosa vicenda ha inacidito i suoi pensieri sull’Everest e qualsiasi desiderio di rimettere energie e denaro per un altro progetto similare.

Ho passato molto tempo in montagna“, ha detto Bookman. “Non sono bravo come Garrett o le persone che ci hanno dedicato la vita. Conosco pericoli, rischi e possibilità inerenti all’alpinismo. Conosco anche il giusto e lo sbagliato di base. Ovviamente abbiamo una visione diversa del mondo“.

Nota del redattore: questa storia è stata aggiornata con il commento di Joe Vernachio, CEO di Mountain Hardwear, dopo la pubblicazione iniziale.

Una versione precedente di questa storia scriveva in modo errato il nome dell’azienda Mountain Hardwear.

Querela intentata da Bookman in California:
califsuit.pdf di GeekWire

Querela intentata da Madison nella contea di King:
kingcosuit.pdf di GeekWire

Mozione per concedere il licenziamento della causa in California:
califdismiss.pdf di GeekWire

Nota. Lo scrittore ed editore Kurt Schlosser si occupa del periodico Geek Life per GeekWire. Giornalista, fotografo e designer di lunga data, ha lavorato in precedenza per NBC News, msnbc.com e Seattle PI. Segui Kurt su Twitter o contattalo a kurt@geekwire.com.

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L’Everest è stata una sola? ultima modifica: 2020-10-17T05:42:17+02:00 da GognaBlog

11 pensieri su “L’Everest è stata una sola?”

  1. 11

    Gianpiero, bisogna vedere se Madison ha dovuto pagare lo staff locale. Di solito lo si fa in anticipo (ho lavorato 15 anni organizzando spedizioni anche in Himalaya) e lo staff raggiunge il campo base attrezzato per salire l’Everest e non per fare un trek fino alla base. Magari sono disposti ad essere pagati meno, visto che saranno tornati a Lukla prima, ma dipende dagli accordi presi dell’organizzatore con l’agenzia locale.Nello staff ci sono i portatori che percepiscono una paga di poche decine di Usd/giorno, fino ai climbing Sherpas che ne percepiscono anche 400. Quando si arriva in cima la guida diventa il mito perfetto dei clienti ma quando appena qualcosa va storta, i clienti diventano delle serpi disposte a tutto, anche quando magari non sono arrivati in vetta per loro incapacità o mancanza d’allenamento. Purtroppo ci sono passato anch’io e non mi sono divertito per niente. Un contratto, piaccia o no, deve contenere tutte le clausole relative alle mille situazioni che si possono verificare, per non dovere gestire situazioni brutte e imbarazzanti. Noi non conosciamo il contratto oggetto dell’articolo quindi possiamo parlarne quanto di vuole ma senza arrivare a nulla.

  2. 10
    gian piero says:

    Per restare nel merito della questione, sicuramente se c’è un contratto firmato che prevede che l’importo versato non sia restituito, difficilmente il promotore della causa la potrà vincere, però, a mio avviso, sborsare 69.000 dollari per arrivare solo al campo base dell’Everest non lo trovo accettabile senza che vengano proposte delle compensazioni. A maggior ragione per il fatto che la mancata prestazione non è imputabile al soggetto pagante. Sicuramente il giudizio della guida è insindacabile ed è pagata proprio per prendere questo tipo di decisioni, ma se viene proposto uno sconto sulla partecipazione successiva allora, per lo stesso motivo, una parte dei soldi potrebbero essere rimborsati, magari non subito, ma in futuro. In ogni caso, di fronte ad una tale presa di posizione refrattaria ad un accomodamento da parte del titolare dell’agenzia, io personalmente (anche se non lo farei mai perchè  è un tipo di alpinismo che non mi appartiene) ci penserei attentamente prima di ingaggiarlo. Non puoi pensare di farti pagare 69.000 e poi non fare niente per meritarli. E’ una mancata prestazione, quasi una truffa. E’ assurdo. 

  3. 9
    Andrea Parmeggiani says:

    Madison è esperto nel calcolare i rischi di salita all’Everest, un po’ meno nello scegliere i clienti.

  4. 8

    Fabio ti sbagli. Ho conosciuto Vinatzer, De Tassis e il figlio di Tenzing, Jamling e la mia versione è giusta, mi spiace. 
    Certo che scalo con amici solo x il piacere di farlo!!!

  5. 7
    Fabio Bertoncelli says:

    Marcello, mi dispiace ma non sono d’accordo.
    Tenzing e Hillary erano due amici, che arrampicavano per un comune ideale. Hillary non pagò onorari a Tenzing. Cosí pure Bruno Detassis ed Ettore  Castiglioni: erano due amici e arrampicavano insieme per amicizia, e non nell’ambito di un rapporto di guida/cliente.
    Anche tu avrai arrampicato chissà quante volte con un amico dilettante, in rapporto di amicizia e non come guida.
    Perciò non sminuirti! Tu, guida alpina, con gli amici arrampichi per amicizia. E questa è una cosa buona. 

  6. 6

    Sono situazioni complesse e diverse tra loro. Giudicare è difficile e spetta semmai al giudice. Quella di guida è una professione in cui i contratti contano purtroppo più del romanticismo. È anche vero che un professionista vede dei rischi che il dilettante minimizza perché ha meno esperienza e quindi “occhio”. 
    Comunque ripeto che scandalizzarsi oggi è stupido, perché tutta la storia dell’alpinismo è ricca di vie aperte da guide con clienti esattamente come succede oggi, con la differenza che l’americanizzazione dei rapporti ha peggiorato il rapporto stesso.
    Tenzing era una guida e Hillary un cliente! Vinatzer e Detassis erano guide e Castiglioni un cliente! E l’elenco potrebbe continuare all’infinito. 

  7. 5
    Paolo Gallese says:

    Ah! Aggiungo che le due volte che mi sono recato su quelle montagne, ma solo per bei trekking di avvicinamento, non per azzardarmi a salire, ebbi a che fare con agenzie locali piccoline, molto competenti, molto chiare sulle opzioni relative agli imprevisti ambientali. 

  8. 4
    Paolo Gallese says:

    Da qui è difficile naturalmente chiedersi chi possa avere più ragione o meno. Ma non è questo il problema per me. È solo l’eterno carosello che si instaura tra cliente e fornitore, indipendentemente dal l’alpinismo o meno. 
    Certo non deve essere facile avere a che fare con chi è molto facoltoso e pratico di questioni legali. Per queste persone è una quotidianità radicata, cui si aggiunge l’esperienza di mestiere e, forse, anche un modo di intendere la vita.
    Possiamo inorridire che l’alpinismo da quelle parti sia ridotto a questo?
    Non so. In fondo, ad un livello logistico molto più piccolo, ma ugualmente professionale, lo si fa anche sulle Alpi. Forse con rischi legali simili. 
    Non sono una guida, ma sarebbe interessante leggere qui il parere di Cominetti, o altri che frequentano il blog. 

  9. 3
    Giorgio Daidola says:

    Che tristezza questo modo di andare in montagna, sia come guida che come cliente. Ho provato qualcosa del genere in una spedizione organizzata nella Penisola di Kola: mai più!

  10. 2
    lorenzo merlo says:

    Certo.
    Tuttavia i genitori di questo alpinismo sono quelli dell’alpinismo celebrato nonché quelli dell’alpinismo comune.
    L’inerzia consumistica e dell’importanza personale ha fatto il resto.

  11. 1
    Gianni Hochkofler says:

    Dopo gli articoli sulla discarica al campo base, i cadaveri che si stanno scongelando in parete, questo testo, senza volerlo e/o saperlo, mostra come da quelle parti si stia concentrando la feccia dell’alpinismo(?) mondiale. Credo che Gogna sia il luogo piu adatto per mettere alla luce tutte queste ombre oscure.

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