Lo scavo all’inizio del sentiero per il rifugio Bezzi

In seguito ad un fenomeno franoso, l’amministrazione comunale di Valgrisenche aveva approvato un progetto e il successivo avvio dei lavori per mitigare il rischio di altri eventi sul sentiero di accesso al rifugio Bezzi (Valgrisenche, AO).

Lo scavo all’inizio del sentiero per il rifugio Bezzi

L’inizio dei lavori per mitigare il rischio di altri eventi franosi sul sentiero di accesso al rifugio Bezzi in località Saxe de Ponton di Valgrisenche rivelò che l’intervento, così come progettato, anziché mitigare avrebbe accentuato il rischio frane: un intervento invasivo e poco attento al territorio.

Il fatto giunse all’attenzione del gruppo regionale Progetto Civico Progressista che, nella persona della Consigliera Regionale Erika Guichardaz, il 19 dicembre 2024 presentò un’interpellanza al Consiglio Regionale per avere risposte dall’Assessore competente.

L’intervento di Erika Guichardaz (Progetto Civico Progressista)
“Con attenzione abbiamo analizzato il progetto esecutivo del nuovo tratto di sentiero di accesso al rifugio Bezzi in località Saxe de Ponton di Valgrisenche, relativo a interventi di mitigazione del rischio di fenomeni franosi, che ha ottenuto un contributo straordinario riferito all’articolo 10 della legge 1 dell’11 febbraio 2020 (relativo ai contributi straordinari ai Comuni per spese di investimento destinati alla salvaguardia e alla tutela dell’ambiente alpino dai rischi idrogeologici).

Il progetto all’origine prevedeva di far passare il sentiero sopra le rocce, ma, essendo il versante molto instabile, da subito sono emerse molte criticità che il corpo forestale ha evidenziato: immagino sia per questo che mi risponderà l’assessore Marco Carrel (Assessore all’Agricoltura e Risorse Naturali, NdR), anche se tutte le domande invece sono più riferite forse all’Assessorato del collega Davide Sapinet (Assessore alle opere pubbliche, territorio e ambiente, NdR).

Comunque, come dicevo, in una prima fase si pensava di far passare il sentiero sopra le rocce, ma vengono evidenziate delle criticità, quindi viene proposta una variante per far passare a questo punto il sentiero sotto le rocce, ma anche in questo caso i pareri del Corpo forestale e dell’Assessorato opere pubbliche territorio e ambiente riportano diverse criticità e addirittura evidenziano un peggioramento della situazione iniziale, definendo la nuova localizzazione come maggiormente esposta al rischio di fenomeni franosi e di dissesto, visto che la nuova situazione è inserita in fascia di cautela FC 1 rispetto all’originaria focalizzazione in fascia F 2. Ancora, si dice che il nuovo tracciato proposto attraversa aree a maggiore pericolosità rispetto all’originario. Vi sono poi pareri della Soprintendenza ai beni culturali e del Dirigente delle opere idrauliche.

Ci siamo accorti che mancava un parere, perché quella zona è anche in un’area SIC Natura 2000 e per questo intervento non abbiamo trovato invece nessuna valutazione di incidenza né alcuna corrispondenza con la struttura biodiversità, sostenibilità e aree protette.

Ecco, gli obiettivi principali sono: capire la coerenza del progetto con le normative in materia di protezione ambientale; capire se effettivamente il nuovo tracciato, come detto dai pareri, è addirittura più esposto a rischi rispetto alla sua collocazione e chiedere anche chiarimenti rispetto alle deroghe applicate sulla valutazione d’incidenza.

Per questo chiediamo:
– le valutazioni rispetto all’intervento e in particolare se, rispetto al punto di vista della fruizione in sicurezza, il nuovo tracciato proposto non attraversi aree a maggiore pericolosità rispetto al progetto originario;

– le motivazioni e gli scopi per cui il sentiero è stato notevolmente allargato al punto di essere adesso anche percorribile con dei mezzi, perché è veramente grande;
– qual è la normativa vigente che permette l’esclusione della valutazione d’incidenza, nonostante l’area rientri in una zona SIC Natura 2000”.

La risposta di Marco Carrel (Pour l’Autonomie)
“Come lei ha ben ricordato, è una materia che comunque riguarda diversi dipartimenti. Cercherò di ripercorrere l’iter amministrativo che mi è stato segnalato dagli uffici.

L’intervento originario ha ottenuto le autorizzazioni richieste dal Comune di Valgrisenche, anche committente dei lavori, relativamente alla normativa vigente. Il Comune ha quindi affidato a un tecnico professionista i servizi di progettazione e direzione lavori e a una ditta esterna i lavori di esecuzione, autorizzati in data 11 gennaio 2022 dalla Sovrintendenza per i beni e le attività culturali.

Ottenuta la dichiarazione di conformità a firma del tecnico incaricato, con atto numero 14 del 28 febbraio 2022, il Comune di Valgrisenche ha approvato il progetto e l’avvio dei lavori, che è stato correttamente comunicato alla stazione forestale giurisdizionalmente competente.

Il 24 ottobre 2022 i lavori sono quindi stati consegnati alla ditta esecutrice. Nel giugno del 2023 il Comune ha chiesto e ottenuto dal dipartimento programmazione risorse idriche territorio, dal Corpo forestale e dalla Soprintendenza per i beni e le attività culturali, anche l’autorizzazione alla realizzazione di una pista temporanea di accesso al cantiere, da rimuoversi al termine dei lavori.

Nel settembre del 2023, il Comune di Valgrisenche ha chiesto e ottenuto, da queste stesse strutture che ho appena citato, la realizzazione di una variante plano-altimetrica del tracciato e un’esecuzione di opere secondarie accessorie non previste.

Contestualmente il dipartimento programmazione risorse idriche, con nota protocollo 10.999 DDS dell’8 novembre 2023, ha invitato il Comune – cito testualmente – “di prendere in considerazione seriamente la possibilità di modificare il nuovo tracciato proposto, in quanto viene attraversato un settore a maggiore pericolosità rispetto all’originario“.

In data 13 novembre 2023, il Comune di Valgrisenche ha approvato, con deliberazione comunale numero 66, i lavori in variante che sono stati ripresi in data 12 giugno 2024, dopo l’interruzione invernale, e sono proseguiti fino all’11 luglio 2024, data in cui è stata decisa dalla direzione dei lavori una nuova sospensione, che dura tutt’oggi.

Per quanto riguarda il primo quesito, gli uffici competenti mi hanno comunicato quanto segue: “Con il verbale di sospensione dell’11 luglio 2024 la direzione lavori ha precisato che rimane da valutare la necessità di posizionare sul versante in roccia pannelli di reti e/o corticali, come indicato nella relazione geologica e geotecnica del progetto di variante e che” – cito ancora – “per la stesura delle valutazioni sopra indicate sarà necessario un periodo di tempo ulteriore“.

Nel frattempo e relativamente a questi aspetti, con nota protocollo numero 6451 del Corpo forestale del 18 ottobre 2024, il Corpo forestale ha invitato il Comune, in base a un sopralluogo ispettivo effettuato il 3 ottobre 2024, a mettere in opera quanto previsto in sede di autorizzazione.

In data 31 ottobre 2024, il Comune ha risposto confermando che, a partire dal mese di giugno 2025, avrebbe posto in essere quanto prescritto nelle autorizzazioni e specificando l’intenzione di richiedere i finanziamenti necessari per completare gli interventi di messa in sicurezza a valere sulla legge regionale 5 del 2001.

Per quanto riguarda il secondo punto, sempre in base a quanto riportatomi dagli uffici competenti, l’allargamento della già citata pista temporanea di accesso al cantiere si è reso necessario per consentire il passaggio e le lavorazioni previste con mezzi d’opera adeguati, ma si specifica che, al termine dei lavori, i luoghi dovranno rispettare le condizioni di progetto e quanto previsto dalle autorizzazioni.

In riferimento al terzo punto della vostra interpellanza, gli uffici competenti mi confermano che parte dell’intervento ricade in un’area SIC Natura 2000 e affermano che la realizzazione di lavori risulta comunque ammissibile ai sensi del comma 9 dell’articolo 54, norme tecniche di attuazione.

I lavori all’inizio del percorso per il rifugio Bezzi. Si vede ancora la parziale traccia del vecchio sentiero.

La replica di Erika Guichardaz
“Le riconosco, Assessore, di avere una mimica facciale che fa abbastanza comprendere il suo pensiero, perché noi qui stavamo parlando di un intervento di mitigazione di rischio per fenomeni franosi e adesso, con l’ultimo parere, andiamo a chiedere di fare degli ulteriori interventi perché abbiamo creato il problema che prima non c’era. Mi sembra veramente una cosa allucinante, non so neanche come replicarle, perché io avevo tutto un pezzo che arrivava fino al luglio 2024, mi mancava quest’ultima parte che effettivamente non fa che confermare quello che già l’ingegner Raffaele Rocco diceva all’inizio dei suoi pareri, dicendo: “Se spostate da sopra a sotto create ancora un problema maggiore“, glielo ha messo nero su bianco, anche se effettivamente quel parere non era vincolante, ma molto probabilmente andava ascoltato, anche perché credo che tutti noi conosciamo le competenze dell’ingegnere e chiunque di noi sa anche che, sotto questo punto di vista, quando mette qualcosa per iscritto abitualmente lo fa a ragion veduta.

Rispetto all’ultimo punto capisco, viste le norme tecniche di attuazione che effettivamente non prevedono questo tipo di parere: però evidenzio che in quella zona vi era proprio un vincolo ambientale per delle specie assolutamente protette che non ci saranno più, perché con il passaggio dei mezzi sono andate completamente distrutte.

Dopodiché ho fatto fare anche una relazione a un geologo che magari le farò avere, perché credo che ci sia stato un danno piuttosto evidente, ma questo riguarda il collega che sta accanto a lei, un danno piuttosto evidente a quella zona SIC”.

Pedicularis recutita, una specie rara che è poi stata distrutta dallo scavo in seguito. Nei pressi dell’alpeggio Saxe de Ponton sono state studiate 4 specie floristiche definite estremamente rare in Valle d’Aosta: Coincya richeri, Pedicularis foliosa, Stemmacantha rhapontica subsp. lamarckii e Dracocephalum ruyschiana. Recentemente è stato individuato un carice alpino molto raro, il Carex atrofusca, di cui si conoscono solo due stazioni endemiche in tutta Italia: una in Valle d’Aosta e una nelle Valli di Lanzo. Foto: Peter Bolliger.

Ricognizione di Ghigo Rossi e altre considerazioni
“Il 31 luglio 2025 mi sono recato in loco e ho visto che:
1) il cantiere è come “congelato”, nel senso che dall’anno scorso non hanno più toccato niente, forse un effetto dell’intervento di Erika Guichardaz, alla quale però in Consiglio avevano risposto che avrebbero ancora dovuto terminare i lavori consolidando la scarpata a monte, cosa praticamente impossibile;
2) durante l’inverno/primavera ha iniziato a riversarsi sul sentiero del materiale di colata portato verosimilmente dalla valanga ricorrente.

Oltretutto in Valgrisenche stanno anche costruendo una nuova centralina privata per la produzione di energia da fonte idroelettrica, e per far questo stanno facendo importanti scavi a valle, nella zona di La Ravoire, dove hanno già distrutto un’altra palude.

Dulcis in fundo, un soggetto privato ha chiesto e ottenuto di costruire una nuova strada poderale all’inizio di quella che porta al Col du Mont.

Non sarebbe secondo me male fare un articolo su tutta la vallata, tenendo però centrato il focus sullo scavo dell’inizio del sentiero per il rifugio Bezzi, perché quella è un’area SIC-ZPS veramente splendida e importantissima, anche se, come abbiamo visto, bastano due o tre pareri per rovinarla! In questa ottica più ampia potrebbe essere interessante anche sentire Matteo Alberti, l’animatore del GranpaBlock, che da anni si oppone all’orrenda ma florida pratica dell’eliski”.

Lo scavo all’inizio del sentiero per il rifugio Bezzi ultima modifica: 2025-08-29T05:31:00+02:00 da GognaBlog

Scopri di più da GognaBlog

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

6 pensieri su “Lo scavo all’inizio del sentiero per il rifugio Bezzi”

  1. Ad Amico mio: Legambiente non ha dato alcuna bandiera al Comune di Valgrisenche ma al contrario un riconoscimento nel 2016 a chi si opponeva alle politiche sull’eliski del Comune nella vallata, e un altro nel 2021 a Matteo Alberti e alla Proloco per il progetto Ski Alp ‘Xperience. Abbiamo inoltre seguito e ci siamo confrontati con Ghigo Rossi negli ultimi anni, anche dopo la segnalazione da lei presentata, riguardo la triste vicenda di questo scavo senza senso. Legambiente è un’associazioni di volontari e difficilmente riesce a seguire ognuna delle tante criticità che ci sono sul nostro bel territorio

  2. Se la cantano e se la suonano. Il progetto iniziale era per una strada agricola per le bici elettriche, poi gli hanno fermato i lavori e forse adesso che qualcuno comincia ad interessarsi si calmeranno. Ci saranno le elezioni e vedremo se questa volta il sindaco è il gestore del Bezzi riusciranno a trovare un altra idea per far giungere fino al rifugio questa mulattiera per mezzi agricoli 

  3. È importante la sicurezza. Non facciamo una autostrada per turisti in ciabatte e calzoncini come sta accadendo in molte zone. La montagna deve essere per tutti. Per tutti quelli che la amano e la rispettano. 
     
     
     

  4. Risposta a Amico mio: perché Matteo Alberti? Se ha qualcosa da dirmi per cortesia mi chiami.

  5. Non avete bisogno di chiedere ne a Matteo Alberti ne a Lega Ambiente. Basta che andate di persona a farvi un giro sulla pista che hanno aperto da Bonne ( circa 6 km) sino a Usellière. Altro che uno scempio!!! Ero andato di persona a parlare con Lega Ambiente e a spiegare cosa stava succedendo sia al Bezzi sia verso il col du Mont. Ma Lega Ambiente aveva appena dato la bandiera verde al Comune di Valgrisenche.Risultato? I soldi che arrivano dall’Europa per progetti di questo genere sono sempre ben accettati. Poi se si costruiscono strade per i biker e si edulcorano con frasi roboanti, anche i verdi sono entusiasti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.