Questo articolo è pubblicato nell’Annuario 2026 della SAT, Società Alpinisti Tridentini. Si tratta di una nuovissima pubblicazione diretta da Leonardo Bizzaro, con Rodolfo Taiani e Bruno Zanon, che riprende, dopo 94 anni, quella dei famosi Annuari della SAT, usciti dal 1874 al 1931. Il volume (160 pagine, prezzo 10 euro), dal titolo “Sentieri”, è impreziosito dalla copertina “Land of all” dell’artista Corrado Zeni: su una antica carta del Gruppo del Brenta si muovono personaggi di epoche diverse accomunati dall’azione del camminare. Arriva nella casa dei soci, si trova in libreria o può essere richiesto alla SAT.
L’Olimpiade artificiale
di Giorgio Daidola
(agosto 2025)
Il freddo ottenuto artificialmente sembra essere la caratteristica dominante della prossima Olimpiade invernale di Milano-Cortina. Tutto ben refrigerato, dalla pista di bob, skeleton e slittino a quelle milanesi per le gare sul ghiaccio. Senza dimenticare ovviamente la produzione di neve artificiale, indispensabile oggi in gran quantità per le gare di sci e di snowboard su tracciati anch’essi sempre più artificiali. Ossia spianati, allargati, transennati, “messi in sicurezza”. A Cortina, a Bormio, a Livigno.
Da notare che non è solo la scarsità di neve vera a esigere la neve finta, con impianti sempre più sofisticati e si dice, quindi, più “sostenibili”. È soprattutto la tecnica e l’attrezzatura moderna per lo sci e lo snowboard a renderla essenziale per la sua compattezza, che permette di essere più veloci e sicuri, senza formazione di gobbe e di solchi sui tracciati. Una situazione insomma ben diversa da quella dell’Olimpiade di Cortina del 1956, in cui si ovviò alla cronica mancanza di neve di quell’anno prelevandola con gli autocarri dell’Esercito dai passi dolomitici.
Quest’Olimpiade la si potrebbe anche definire dell’opulenza, per la mole dei costosi progetti realizzati, e dell’arroganza, per il modo in cui sono stati presentati e realizzati molti di tali progetti. L’artificialità, unita a un evidente entusiasmo per un presente e un futuro in cui si pensa che la tecnica possa risolvere qualsiasi problema, mi sembra però che rimanga la definizione più calzante. A ben vedere, l’Olimpiade di Milano-Cortina non è che una delle tante espressioni di un mondo che crede fermamente in uno sviluppo senza fine dell’artificialità e, grazie a essa, a una mostruosa colonizzazione della montagna, con il risultato di una omologazione della stessa al modo di vivere delle grandi metropoli di pianura. Montagna come lunapark di chi vive in basso: questo purtroppo è il modello di riferimento a cui si ispira quest’Olimpiade.
La mole e le caratteristiche degli investimenti fatti (dimenticando che, al momento dell’assegnazione, avrebbe dovuto essere a costo zero…), dalla tanto discussa nuova pista di bob, skeleton e slittino, alle opere stradali per potenziare la viabilità su gomma, ai numerosi nuovi impianti a fune simili a catene industriali di montaggio (finiti i tempi dei poco impattanti skilift e delle ardite seggiovie monoposto!), alla tristezza architettonica di villaggi olimpici di casette prefabbricate, ne sono la prova. Mi sembra, però, indubbio che questo grande lunapark olimpico avrà un sicuro successo. Un successo che non a caso richiama quello di grandi eventi che interessano una fetta importante delle masse, tipo il Festival di Sanremo.
Organizzatori e politici lo sanno bene e tirano avanti diritto anche di fronte alle critiche più feroci. Sanno che, alle moltitudini che frequentano la montagna invernale addomesticata stile Dolomiti Superski, l’omologazione della stessa a grande lunapark cittadino non dispiace affatto. Non spaventa neppure l’overtourism che si creerà proprio dove il turismo di matrice consumistica è già fin troppo sviluppato, nonché concentrato su brevi periodi. Probabilmente lo si risolverà con altre colate di cemento. Limitandoci per ora a quelle davvero notevoli di quest’Olimpiade, notiamo che i problemi di traffico vengono almeno parzialmente risolti con nuove bretelle e passanti, nonché con impianti a fune per l’avvicinamento del pubblico alle zone di gara senza l’uso dell’auto, come quello della contestata cabinovia di Socrepes per raggiungere la pista olimpica degli slalom di Cortina. Si tratta di un impianto assurdo, non tanto perché realizzato su terreni franosi quanto perché risulta essere un vero insulto alla bellezza del paesaggio. Per fortuna ci saranno lo stadio di San Siro per la cerimonia di apertura e l’Arena di Verona per quella di chiusura a tenere un po’ le masse in pianura, lontano da queste brutture.
Va, però, precisato che questo quadro non proprio idilliaco della prossima Olimpiade, con una parte importante degli abitanti di Cortina che non ha mai perso occasione per dimostrare la propria contrarietà a Giochi così concepiti e organizzati in nome di un business di chiara matrice speculativa, non ha nulla a che fare con i valori originari dello spirito olimpico e dell’agonismo che ne discende. Si tratta dei valori della pace e dell’avvicinamento dei popoli, valori che, anche se sono continuamente smentiti, da come va il mondo, non mi sembrano affatto superati. Anche lo spirito agonistico dei grandi campioni dello sport, sia di ieri che di oggi, unito al fascino che esercitano le loro imprese sportive, penso vada preservato.
Il motto olimpico “Citius, Altius, Fortius”, seppur con le sue contraddizioni, dovrebbe coesistere anziché essere contrapposto alla visione del mondo antitetica del “Lentius, Profundius, Suavius” proposta da Alexander Langer, ossia all’elogio della lentezza come modo più profondo di concepire il mondo e lo sport. Integrare queste due visioni anziché contrapporle poteva essere una sfida importante oltre che intelligente e innovativa, proprio per quest’Olimpiade invernale. In particolare, si sarebbe trattato di un obiettivo tanto ambizioso quanto originale per l’“Olimpiade della cultura”, un’iniziativa collaterale dell’Olimpiade di Milano-Cortina. Ma forse sarebbe stato pretendere troppo. Fra le tante iniziative culturali lodevoli che avrebbero potuto toccare questo tema scivoloso, va segnalata l’organizzazione della mostra “Performance” inaugurata nel febbraio 2025 nelle Gallerie di Trento. Essa riguarda, non a caso, vista la filosofia modernista di quest’Olimpiade, l’evoluzione dei legami fra sport e tecnica. La mostra, organizzata dalla Fondazione Museo storico del Trentino con la collaborazione del Museo Olimpico di Losanna, si sofferma appunto su questi legami, senza però scavare nelle motivazioni e nella vita dei grandi campioni olimpici del passato, in particolare di quelli dell’Olimpiade di Cortina del 1956, mettendone in evidenza le grandi doti e la profonda umanità. Come venne fatto, invece, con una serie di interviste, da Eugenio Monti a Toni Sailer, per l’Olimpiade di Torino 2006. Olimpiade che, pur con tutti i suoi difetti, ha lasciato qualcosa di importante alla città che ha visto nascere lo sci in Italia.
Tra le iniziative a carattere museale in qualche modo collegate alle Olimpiadi va anche segnalata quella del Museo etnografico di San Michele dal titolo “Attrezzi: dal lavoro al sogno sportivo”. Si tratta del passaggio di molti attrezzi, come ad esempio gli sci e le slitte, da strumenti di lavoro a sofisticati materiali sportivi. Nel momento in cui scriviamo non abbiamo ancora avuto modo di vedere la mostra, aperta dal 5 dicembre 2025 al 31 marzo 2026.
Bisogna, però, anche ricordare che per Milano-Cortina la prospettiva storica, fondamentale per un evento del genere, non si è concretizzata solo attraverso iniziative museali come quelle del Trentino, ma anche nei progetti di restauro, in particolare di alcuni vecchi impianti di Cortina 1956. Innanzitutto quello dello Stadio Olimpico del ghiaccio, esempio di architettura ben integrata nell’ambiente e monumento di storica importanza per Cortina. Qui si svolsero le cerimonie di apertura e di chiusura, con le indimenticabili cronache radiofoniche di Rolly Marchi, scrittore, giornalista e amico di Zeno Colò, il grande vincitore della discesa libera dell’Olimpiade di Oslo 1952, che a Cortina fu solo tedoforo. Era stato infatti squalificato dalla FISI nel 1954 per aver legato il suo nome a un modello di scarpone Nordica e a una tuta della Colmar, pratica che allora era considerata professionismo. Un’accusa che oggi fa sorridere, di fronte alla mole di sponsorizzazioni degli attuali atleti olimpici. Il glorioso Stadio Olimpico di Cortina completamente rimesso a nuovo ospiterà le gare di curling e la cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi.
Non ha avuto lo stesso successo, almeno nel momento in cui scrivo, il progetto di restauro del maestoso trampolino Italia di Zuel, ufficialmente non più utilizzabile perché la tecnica di salto è completamente cambiata. Verrà, si promette, restaurato dopo l’Olimpiade, con la discutibile realizzazione di un ristorante integrato nel trampolino. Il canone d’affitto dello stesso dovrà servire per il mantenimento della struttura, ora fatiscente: si tratta di un’idea priva di un serio ragionamento economico, di una promessa a cui è davvero difficile credere.
Come il trampolino, anche la gloriosa pista di bob, che serpeggiava in uno stupendo bosco di larici vicinissimo al centro storico di Cortina, non è stata restaurata in quanto considerata pericolosa, sia per gli atleti che per il pubblico. Inaugurata nel 1923 e ristrutturata più volte, ha ospitato l’Olimpiade del 1956. Era considerata una delle più belle piste del mondo e si innestava perfettamente nel paesaggio. Tanto bella quanto tecnica, è stata teatro delle imprese indimenticabili di atleti cortinesi, da Eugenio Monti a Sergio Siorpaes. È stata utilizzata sempre meno, fino alla chiusura definitiva avvenuta nel 2008 e al suo successivo degrado a vergognosa discarica. Si è pertanto deciso, dopo tanti balletti e giravolte, di costruire una nuova pista, giustamente intitolata come la precedente al grande Eugenio Monti, nella stessa area della vecchia.
Il corposo manufatto in cemento armato, con un rivoluzionario impianto di refrigerazione, interessa circa sette ettari di bosco ed è stato oggetto di furiose critiche, sia per i costi stratosferici (oltre 100 milioni di euro) sia per i danni ambientali che ha comportato. Tutto questo non solo da parte delle associazioni ambientaliste, ma anche di persone di buon senso e delle associazioni locali che non sono state interpellate. Il nuovo Sliding Centre, omologato nel marzo 2025, ricalca solo parzialmente la pista storica. Secondo gli organizzatori avrà un grande futuro nel far rinascere a Cortina la tradizione del bob, dello skeleton e dello slittino. Non c’è che da sperare che almeno in questo abbiano ragione. La tradizione del bob, dello skeleton e dello slittino, a dire il vero, non è mai venuta meno in Italia, con le medaglie d’oro di un Armin Zöggeler nell’Olimpiade 2006 con lo slittino e, per quanto riguarda Cortina, con un’azienda come quella di Diego Menardi che da quarant’anni produce proprio a Cortina, nel laboratorio di Pian da Lago, bob che sono tuttora considerati fra i migliori del mondo. Menardi è l’ultimo erede della dinastia di artigiani del bob cortinesi iniziata con Evaldo Dandrea, creatore del mitico modello Podar.
Se c’è un motivo per affermare che Cortina avrebbe dovuto continuare ad avere la sua pista, senza subire lo smacco di vedere spostate le gare a Innsbruck o su un’altra pista all’estero, è proprio quello di salvare il forte peso che in questa realtà continua ad avere la storia e la cultura del bob. Poco convincenti mi sembrano le critiche allo Sliding Centre dei molti che affermano che bob, skeleton e slittino non valgono opere del genere perché sono sport con pochissimi atleti: sono, infatti, dell’idea che la grandiosità e la spettacolarità di uno sport non dipendano affatto dal numero di praticanti. Inoltre, se sono pochi in Italia a praticare il bob è anche per la mancanza di piste dove allenarsi. Decisamente più calzanti mi sembrano le critiche di chi pensa che la pista farà la fine di quella di San Sicario, costruita per l’Olimpiade di Torino 2006, anch’essa diventata una discarica, a causa dei costi stratosferici di gestione che comporta.
Occorre, però, notare che la pista di San Sicario fu costruita in fretta e furia su un soleggiato versante sud, a differenza di Cortina dove è esposta a sud ovest e che nella versione storica era ombreggiata da centinaia di maestosi larici bicentenari, tagliati senza pietà per costruire la nuova pista. Larici che si spera verranno ripiantati e che ricrescano. La pista, seppur refrigerata artificialmente con una tecnica innovativa, avrà per il suo mantenimento, secondo Italia Nostra, costi di gestione molto elevati, pari a 1.500.000 euro annui, con un consumo di energia di 2.000.000 di KWh e di acqua pari a 21.890.000 litri. Da notare che è previsto un funzionamento dello Sliding Centre anche per gli allenamenti estivi con bob a ruote, nonché per scopi turistici, con possibilità di discese adrenaliniche senza dubbio degne di un grande parco giochi quale, appunto, sarà quello degli impianti olimpici di Milano-Cortina 2026.
A conclusione di questa breve e incompleta analisi, è lecito chiedersi se le risorse finanziarie che gravano soprattutto sul bilancio dello Stato per realizzare tutte queste mega infrastrutture avrebbero potuto essere utilizzate meglio. La risposta è certamente affermativa. Tutti questi soldi avrebbero permesso di realizzare un’Olimpiade davvero innovativa oltre che rispettosa per la montagna bianca. È mancata senza dubbio una solida base storico culturale e una sensibilità di fondo da parte dei politici, dei tecnici e dei manager d’assalto che hanno avallato e gestito il grande evento. Fra i tanti gravi errori compiuti vorrei evidenziarne almeno due, entrambi macroscopici e con precisi responsabili.
Il primo è dovuto alla mancanza di un buon senso e una lungimiranza che avrebbero dovuto indirizzare verso un’Olimpiade che interessasse tutto l’arco alpino italiano e non solo quello centrale e parte dell’orientale. L’autoesclusione di Torino, sede dell’Olimpiade invernale del 2006, è stato un vero harakiri torinese, un errore macroscopico di politici ideologizzati e sprovveduti, non solo perché avrebbe permesso l’utilizzo di molti impianti esistenti dei giochi 2006, ma anche e soprattutto perché Torino è stata, come abbiamo già ricordato, la culla dello sci italiano. Ancora una volta l’ignoranza della storia ha colpito e si è ripiegata sul mettere insieme realtà molto diverse come una grande metropoli inquinata e una stazione turistica blasonata e sovraffollata. Dando poi alla Valtellina, a Bormio e a Livigno il compito di organizzare il maggior numero di gare di discesa in programma.
Il secondo errore, forse ancor più grave, è dovuto alla totale mancanza di capacità da parte degli organizzatori di rendersi conto che quest’Olimpiade avrebbe potuto rappresentare un’occasione unica per dimostrare un’effettiva volontà di raggiungere obiettivi a lungo termine di “vera” sostenibilità. Ossia non di quella “falsa”, basata sul rendere meno impattanti progetti per loro natura impattanti. In altre parole, non di quella “sostenibilità” che si insegna nella maggior parte delle Università e che viene puntualmente citata e applicata dai manager, dai politici e dai cosiddetti esperti da esse formati. Va infatti sottolineato che l’insostenibilità, già propria dei luoghi in cui quest’Olimpiade sarà celebrata, è il frutto di questo modo errato di pensare. Il grande evento non farà che rendere più drammatica tale insostenibilità. Su questo punto non posso che essere d’accordo con un noto ambientalista come Luigi Casanova, autore del volume Ombre sulla neve (Altreconomia, Milano 2022). Il turismo sostenibile così erroneamente concepito, difficile dire se in buona o mala fede, è diventato purtroppo un modo tanto elegante quanto perverso per giustificare la completa colonizzazione della montagna.
Se davvero si volevano perseguire obiettivi di “vera” sostenibilità occorreva innanzitutto prendere l’occasione data dal grande evento per muoversi nella direzione di una rivoluzione tanto intelligente quanto coraggiosa della mobilità. Si è invece preferito proseguire indefessi sulla vecchia strada dell’asfaltatura delle montagne e della costruzione di mostruosi impianti a fune. I progetti di anelli ferroviari a sud e a nord delle Dolomiti, con possibilità di collegamento a quelli svizzeri e austriaci, per realizzare percorsi su rotaia in quota, certo non mancavano. Più che bocciati sono stati quasi del tutto ignorati, il che forse è peggio. Ad esempio il disegno di potenziamento della ferrovia da Belluno a Calalzo e a Cortina è completamente naufragato. E nessuno si è accorto che le Dolomiti potevano essere attraversate, anziché da strade sempre più congestionate, da linee ferroviarie di montagna, sul modello svizzero. Purtroppo, come dice Massimo Girardi, presidente di Transdolomites, i progetti ferroviari “seguono il ciclo delle fasi lunari, appaiono e scompaiono”. Chissà perché… Peccato, insomma, che quest’Olimpiade basata sull’artificialità e su una grave forma di miopia, abbia davvero “perso il treno”.
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Gran bell’articolo che offre una panoramica completa di questo fenomeno che chiamiamo ancora Olimpiadi Invernali dove lo sport è il fanalino rosso dell ultimo vagone di un treno dove i vagoni precedenti sono tutto meno che sport! L unica cosa in comune è la S dell iniziale ; Speculazione , Soldi , Spreco (di territorio e denaro pubblico).E dove il motto pare sia il famoso ” …io speriamo che me la cavo”…
Buona Ologrammaolimpiade Artificiale a tutti!
P.s. ad aggiornare l articolo: il trampolino è stato restaurato con 15° gradi sotto lo zero in tutta fretta in 3 mesi , smantellata la gru pochi giorni fa per far fica l area ,dubito proprio nei promessi lavori citati nel art. , mentre la cabinovia Socrepes pare non andrà in funzione prima delle gare Paraolimpoche…,’námobbene!
Ossignùr, peggio dell’erpes…
Ci vediamo a Finale, giovedi al mercato verso le 10.00, giù in fondo da quello dei polli arrosto, vicino alla caserma della finanza.Io vado anche da quello delle olive in salamoia.
Se piove in biblioteca a Finalborgo.
tutto fatto di proposito, ma non pretendo che un sempliciotto come te lo capisca…
Carlos el Hechizado
Come diceva Antonio Cassano: “ma sei brutto di tuo o metti la crema?”
Comunque ti nascondi sempre piuttosto male, mi assomigli al chitarrista dei I Vazzanicchi .
Io per evitare i disagi con 500 euro ho prenotato nel periodo olimpiadi un appartamento a Finale per 15 giorni.
Ripeti, in sintesi, cose che ho già detto mille volte: io sono contrario ormai da decenni ai grandi eventi sportivi internazionali, in particolare alle Olimpiadi (sia estive che invernali), perché sono solo più occasioni di business e quindi di danni ambientali.
Mi fa piacere constatare ora che, di fronte allo sfacelo di queste Olimpiadi, si stia allargando e irrobustendo il fronte dei contrari. Ricordatevene però alla prossima Olimpiadi (aleggia il rischio di quelle estive a Roma!).
Infatti durante la fase di trattativa per l’assegnazione di queste Olimpiadi invernali, praticamente tutti facevano il tifo perché fossero assegnate all’Italia. E a decisione presa, ci sono state solo manifestazioni di giubilo. Perfino il Presidente Mattarella (giugno 2019) fece emettere una nota stampa di congratulazioni, in cui (sintetizzo) diceva che l’assegnazione era la conferma del prestigio e dell’importanza internazionale dell’Italia.
Ora tutti disgustati, fondatamente. Bene. Ma alla prossima tornata cosa accadrà? Sapremo respingere la futura insana pretesa? Vedremo se l’opinione pubblica si saprà schierare per il NO oppure se prevarrà di nuovo il silenzio e, di fronte alle nuove spinte degli affaristi, tale silenzio diventerà, ancora una volta, un “silenzio-assenso”… (salvo protestare a cose fatte).
attendiamo con ansia il commento degli “espertoni” del blog, con lo sguardo sempre alla prossima meta, alla prossima domenica…i cosiddetti “impegnati”…
Dubito che i valtellinesi si mettano a manifestare
Piccolo esperimento che possono fare tutti:
Sono andato su un noto portale di prenotazioni e ho cercato una camera per 2 persone a Bormio nel periodo olimpiadi, i prezzi vanno da 500 a 2000 euro/notte, poi ho cambiato date e ho cercato in aprile, i prezzi erano da 100 a 300 euro/notte.
Che dire?
Bell’articolo.
Mi chiedo quanta conoscenza del territorio ci sia nei politici che esultarono quando ci fu l’assegnazione delle olimpiadi Milano Cortina.
Quanta pianificazione e stata fatta in merito all’impatto veicolare verso l’alta Valtellina visto che a Tirano il treno si ferma.
La linea da Milano a Tirano è la seconda linea per pendolarismo in Lombardia e a binario unico da Lecco a Tirano.
Provate a chiedere ad un lavoratore o studente in merito alla qualità del servizio di Trenord rispetto ai quotidiani ritardi e soppressione di corse oppure basta guardare i numeri in merito che la stessa Trenord pubblica.
Tra pochi giorni aumenteranno le corse 120 in più al giorno.
E che dire del traffico sulla 36 dove transitano 100.000 veicoli al giorno e se c’è un incidente la città di Lecco diventa invivibile come lo sarà Tirano visto che la tangenziale sarà aperta solo per metà percorso.
Si parla di ripresa di didattica a distanza per le scuole superiori di Tirano per cercare dí diminuire la congestione che ci sarà su Tirano.
E il passaggio a livello alla fine della tangenziale di Sondrio si chiuderà più spesso visto che le corse aumenteranno.
E auguriamoci che non scenda qualche masso o frana come spesso succede sul lato orientale del Lario.
Apprezzo il tentativo del professor Daidola di trovare qualcosa di positivo in questi giochi (lo spirito olimpico) ma purtroppo mi pare scompaia nell’orrendo saccheggio consumato su territori e finanze pubbliche. Mentre a Milano l’opposizione ai Giochi si è strutturata in movimenti riconoscibili e attivi e a Cortina sono emerse contestazioni mirate e chiare voci di dissenso, in Valtellina l’assenza di una mobilitazione organizzata e continuativa ha lasciato campo libero alla narrazione ufficiale dei Giochi. Non è una novità: nei territori montani da tempo sottoposti a processi di saccheggio infrastrutturale ed economico, l’adeguamento e la rimozione hanno spesso sostituito il conflitto. Finché gli abitanti di questi territori continueranno a preferire l’adattamento silenzioso e a voltarsi dall’altra parte, nulla cambierà.
Gli sport invernali senza neve e senza montagne non hanno più senso. Le prossime Olimpiadi si possono fare in Qatar o a Taiwan: la sabbia e i grattacieli sono l’ambiente migliore per gli eroi del circo!
Per questi e altri motivi mi sento di dire che queste olimpiadi sono improntate alla cafoneria.
Caratteristica che ha sorpassato tristemente la signorilità, puntando esclusivamente al “tutto e subito”.